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RICERCA E SALUTE / Salute mentale / Depressione
I risultati di uno studio del 1998 suggeriscono che gli acidi grassi omega-3 favoriscono la trasmissione dei neurotrasmettitori associati all'equilibrio emozionale (come la serotonina) ed alle emozioni positive (come la dopamina) (1).

Una molteplicità di studi scientifici suggerisce l'esistenza di una stretta correlazione tra la depressione e bassi livelli di acidi grassi omega-3 nell'organismo. Per esempio Maes at al. concludono che i pazienti depressi hanno riserve di omega-3 meno abbondanti rispetto ai pazienti normali (2,3,4). Un altro studio dimostra che quanto più le riserve di acidi grassi omega-3 dei pazienti sono scarse e tanto più i loro sintomi sono gravi (5).

Un quarto studio ha dimostrato che una alimentazione ricca di omega-3 è associata ad una minore tendenza alla depressione (6). Ampi studi condotti su popolazioni in Finlandia ed in Olanda tendono a confermare che quanto più l'alimentazione è ricca di acidi grassi omega-3, tanto meno si soffre di sintomi depressivi (7,8).

Alla Harvard Medical School, Andrew Stoll e colleghi furono i primi a dimostrare che effettivamente si poteva migliorare l'equilibrio emozionale mediante una integrazione mirata degli acidi grassi omega-3 EPA e DHA. I ricercatori stavano studiando il modo per combattere una delle forme più gravi di depressione, quella che viene definita “bipolare” o anche “sindrome maniaco-depressiva”. I pazienti affetti da questa patologia soffrono di frequenti e gravi crisi depressive alternate ad altrettanto gravi attacchi maniacali. Il farmaco più comunemente prescritto in questo caso è il litio ma esso provoca effetti collaterali di tossicità di una certa gravità. Fu proprio mentre andava alla ricerca di un’alternativa meno nociva che Stoll decise di prendere in esame gli omega-3 EPA e DHA contenuti nell’olio di pesce. Nell’esperimento di Stoll ad un gruppo di pazienti con depressione bipolare venne somministrata una dose di olio di pesce in grado di fornire 9 grammi al giorno di omega-3 a catena lunga (DHA ed EPA in rapporto 1:1,5). Un secondo gruppo di pazienti, il gruppo di controllo, ricevette solo un placebo a base di olio di oliva (che, nonostante le sue note proprietà antiossidanti, non contiene omega-3). Il test in realtà doveva durare nove mesi, ma i ricercatori decisero di interromperlo dopo soli quattro mesi, perché le differenze tra il gruppo che prendeva l’olio di pesce e quello “pilota” di controllo erano diventate talmente ampie da far giudicare eticamente inaccettabile la prosecuzione dell’esperimento. Si pensi che nel gruppo di pazienti che prendevano gli omega-3 solamente uno ebbe una ricaduta. Anche se di breve durata lo studio dimostrò ampiamente che nei pazienti che assumevano olio di pesce i sintomi della malattia tendevano a stabilizzarsi, mentre in quelli del gruppo di controllo si erano pesantemente aggravati (9,10).

Successivamente in Israele, un altro ricercatore, il dottor Nemets e i suoi collaboratori compararono l’efficacia di un estratto purificato di olio di pesce (EPA puro) a quella di una dose equivalente di olio di oliva. In questo caso i pazienti trattati soffrivano di depressione (senza alternanza di crisi maniacali) e, malgrado il trattamento con un antidepressivo, mostravano segni di ricaduta. I risultati dimostrarono che, in meno di tre settimane, i sintomi depressivi di più della metà dei pazienti miglioravano nettamente (riduzione dei sintomi pari al 50% o più) (11).
Note bibliografiche

1. Chalon et al. (1998) J Nutr 128: 2512-2519.
2. Maes et al. (1996) Journal of Affective Disorders 38: 35-46
3. Maes et al. (1998) Biological Psychiatry 43: 313-314.
4. Peet et al. (1998) Biological Psychiatry 43(5): 315-319.
5. Adams et al. (1996) Lipids 31: S-157-161.
6. Edwards et al. (1998) Journal of Affective Disorders 48(2-3): 149-155.
7. Tanskanen et al. (2001) Psychiatric Services 52 (4): 529-31.
8. Tiemeier et al. (2003) American Journal of Clinical Nutrition 78 : 40-46.
9. Stoll et al. (1999) Archives of General Psychiatry 56 : 407-412.
10. MP Freeman (2000). Omega-3 fatty acids in psychiatry: a review. Ann Clin Psychiatry ;12(3):159-165
11. Nemets et al. (2002) American Journal of Psychiatry
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