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AJCN - Depressed seniors have lower levels of omega-3s (2003)
BACKGROUND: It has been hypothesized that n-3 polyunsaturated fatty acids (PUFAs) are involved in mood regulation, but epidemiologic evidence for such a link in the general population is lacking.

OBJECTIVE: This study examined whether community-dwelling elderly persons with depression have a fatty acid composition that is different from that of nondepressed persons.

DESIGN: We screened 3884 adults aged ? 60 y for depressive symptoms as part of the Rotterdam Study. Subjects who screened positive had a psychiatric interview to diagnose depressive disorders. All eligible subjects had their blood drawn for measurement of plasma phospholipid concentrations.

We compared percentages of n-3 and n-6 PUFAs and their ratios between 264 subjects with depressive symptoms, including 106 subjects with depressive disorders, and 461 randomly selected reference subjects.

We also investigated whether atherosclerosis or the inflammatory response as measured by C-reactive protein underlies the relation between fatty acid composition and depression.

RESULTS: Subjects with depressive disorders had a higher ratio of n-6 to n-3 PUFAs, but differences in individual PUFAs were mostly small.

However, depressed subjects with normal CRP concentrations (< 1.5 mg/L) had a substantially altered fatty acid composition; percentages of n-3 PUFAs and ratios of n-6 to n-3 PUFAs were significantly lower and higher, respectively, in subjects with depressive disorders than in control subjects [5.2% compared with 5.9% (P = 0.02) and 7.2 compared with 6.6 (P = 0.01), respectively]. This relation was not due to atherosclerosis.

CONCLUSIONS: In community-dwelling persons, fatty acid composition is related to depression. Because this relation was not secondary to inflammation, atherosclerosis, or possible confounders, it suggests a direct effect of fatty acid composition on mood.

 

BACKGROUND: È stato ipotizzato il fatto che gli acidi grassi n-3 poli-insaturi (PUFAs) siano coinvolti nella regolazione dell'umore anche se manca nella popolazione in genere una prova epidemiologica relativa a questo legame.

OBIETTIVO: Questo studio ha esaminato se le persone anziane residenti nella comunità affette da depressione hanno una differente composizione degli acidi grassi rispetto a quella  delle persone non depresse.

DISEGNO: Abbiamo selezionato 3884 adulti con un'età maggiore o uguale ai 60 anni affetti da sintomi depressivi come parte del Rotterdam Study. I soggetti selezionati come positivi hanno subito un'intervista psichiatrica per diagnosticare i loro disordini depressivi. Nel sangue dei soggetti coi giusti requisiti sono state monitorate le concentrazioni dei fosfolipidi plasmatici.

Abbiamo paragonato le percentuali di PUFAs n-3 e n-6 e dei loro rapporti fra 264 soggetti affetti da sintomi depressivi, fra i quali 106 soggetti con disordini depressivi e 461 soggetti selezionati come casi di riferimento.

Inoltre abbiamo studiato se l'aterosclerosi o la risposta infiammatoria come misurate dalla proteina C-reattiva sono alla base del rapporto fra la composizione degli acidi grassi e fenomeni depressivi.

RISULTATI: I soggetti affetti da disordini depressivi hanno dei rapporti n-6/n-3 più alti ma le differenze relative alla composizione degli acidi grassi fra i soggetti esaminati sono per lo più piccole.

Tuttavia, i soggetti depressi con normali concentrazioni di proteina C-reattiva (< 1,5 mg/l) hanno una composizione di acidi grassi sostanzialmente alterata;  le percentuali di PUFAs n-3  e dei rapporti n-6/n-3 erano significativamente più basse e più alte rispettivamente nei soggetti affetti da disordini depressivi rispetto ai soggetti di controllo [ 5,2% rispetto al 5,9% (P = 0,02) e 7,2 rispetto al 6,6 (P = 0,01), rispettivamente ].  Questo rapporto non era dovuto ad aterosclerosi. 

CONCLUSIONI: Nelle persone residenti nella comunità, la composizione degli acidi grassi è legata a fenomeni depressivi. Dato che questa relazione non era secondaria a fenomeni infiammatori, ad aterosclerosi, o ad altre possibili problematiche, ciò suggerisce un effetto diretto della composizione degli acidi grassi sull'umore.

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