| Much interest has been expressed about the long-chain polyunsaturated fatty acid (LCPUFA) requirements of both preterm and term infants, whereas relatively little attention has been given to the LCPUFA needs of mothers, who may provide the primary source of LCPUFAs for their fetuses and breast-fed infants. Although maternal requirements for LCPUFAs are difficult to estimate because of large body stores and the capacity to synthesize LCPUFAs from precursors, biochemical and clinical intervention studies have provided some clues. From a biochemical viewpoint, there appears to be no detectable reduction in plasma n-3 LCPUFA concentrations during pregnancy, whereas there is a clear decline during the early postpartum period. The postpartum decrease in maternal plasma docosahexaenoic acid (DHA) concentration is not instantaneous, may be long-term, is independent of lactation, and is reversible with dietary DHA supplementation (200-400 mg/d). From a functional standpoint, the results of randomized clinical studies suggest that n-3 LCPUFA supplementation during pregnancy does not affect the incidences of pregnancy-induced hypertension and preeclampsia without edema. However, n-3 LCPUFA supplementation may cause modest increases in the duration of gestation, birth weight, or both. To date, there is little evidence of harm as a result of n-3 LCPUFA supplementation during either pregnancy or lactation. However, researchers need to further elucidate any potential benefits of supplementation for mothers and infants. Careful attention should be paid to study design, measurement of appropriate health outcomes, and defining minimum and maximum plasma n-3 LCPUFA concentrations that are optimal for both mothers and infants. Molto interesse è stato espresso circa il fabbisogno di acidi grassi poli-insaturi a lunga catena (LCPUFA) sia per gli infanti prematuri che per quelli nati nei tempi giusti mentre relativamente poca attenzione è stata prestata ai bisogni di LCPUFA delle madri, che possono rappresentare una fonte primaria di LCPUFAs per i loro feti e per gli infanti allattati al seno. Anche se le necessità materne di LCPUFAs sono difficili da valutare a causa dei grandi depositi corporei e della capacità di sintetizzare LCPUFAs dai relativi precursori, gli studi biochimici e clinici di intervento hanno fornito alcuni indizi. Da un punto di vista biochimico, non sembra essere distinguibile una riduzione delle concentrazioni di LCPUFA n-3 nel plasma durante la gravidanza, mentre una chiara diminuzione dei suddetti acidi grassi si verifica nel primo periodo postpartum. La diminuzione postpartum della concentrazione di acido docosaesaenoico (DHA) nel plasma materno non è istantanea, può essere di lunga durata, è indipendente dall'allattamento ed è invertibile grazie ad una integrazione alimentare con DHA (200-400 mg/giorno). Da un punto di vista funzionale, i risultati degli studi clinici randomizzati suggeriscono che un'integrazione con LCPUFA n-3 durante la gravidanza non influenza le incidenze di ipertensione indotte dalla gravidanza e di preclampsia senza edema. Tuttavia, l'integrazione con LCPUFA n-3 può causare modesti aumenti della durata di gestazione, del peso del bambino alla nascita o di entrambi. Ad oggi ci sono poche evidenze relative agli effetti dannosi provocati da un supplemento alimentare a base di LCPUFA n-3 durante la gravidanza o l'allattamento. Tuttavia, i ricercatori devono ancora spiegare tutti i potenziali benefici di un'integrazione di questo tipo per le madri e gli infanti. Un'accurata attenzione dovrebbe essere prestata allo studio del disegno sperimentale, alla misura dei risultati adatti per la salute e alla definizione di concentrazioni minime e massime di LCPUFA n-3 nel plasma che siano ottimali sia per le madri che per gli infanti.
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