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CCR - Benefits of omega-3, reducing risk in breast oncology, found in animal study (2002)
Purpose: Against the hypothesis that high estrogen levels in utero increase the risk of developing breast cancer in later life are data showing that pregnancy estrogen levels are significantly higher in Asian women who have low breast cancer risk than in Caucasian women.

We investigated whether maternal dietary intake of genistein or n-3 polyunsaturated fatty acids (PUFAs), which are typical to Asian but not Caucasian diet, affect pregnancy estrogen levels and susceptibility to mammary tumorigenesis among offspring.

Experimental Design: For that purpose, pregnant female Sprague Dawley rats were fed isocaloric AIN-93-based diets containing either at 15 mg (low), 150 mg (medium), or 300 mg (high)/kg genistein/diet or low- or high-fat (16 versus 39% energy from fat) diet composed either of n-3 PUFA menhaden fish oil or n-6 PUFA corn oil. All diets were switched to regular AIN-93 diet when pups were born.

Results: Maternal intake of n-3 PUFA diets significantly increased pregnancy 17ß-estradiol (E2) levels (48% increase when compared with high n-6 PUFA diet; P < 0.0045). High genistein exposure also increased pregnancy estrogen levels, but the increase did not reach statistical significance (P < 0.14).

The offspring of high-fat n-3 PUFA-consuming dams were significantly less likely to develop 7,12-dimethylbenz-[a]anthracene-induced mammary tumors (38% of these rats developed tumors during week 17 versus 64% of high n-6 PUFA offspring; P < 0.003).

Maternal genistein intake did not affect offspring's tumor incidence. The mammary glands of high fat n-3 PUFA offspring contained more lobules (P < 0.07) and were thus more differentiated, whereas the glands of high genistein offspring contained more terminal end buds (P < 0.0015), which are the sites of malignant transformation.

Conclusions: Our findings indicate that the elevated estrogen levels in the n-3 PUFA mothers were linked to reduced rather than increased breast cancer risk among their offspring, suggesting that other effects of n-3 PUFA may counteract the effects of high fetal estrogenicity on the mammary gland.

High maternal genistein intake did not reduce offspring's breast cancer risk, and therefore high maternal soy intake in Asian women may not be associated with daughters' low breast cancer risk.

 

SCOPO: Contrariamente all'ipotesi secondo la quale un alto livello di estrogeni nell'utero aumenti il rischio di sviluppare cancro al seno in età avanzata, esistono dati che mostrano come le donne asiatiche abbiano in gravidanza  dei livelli di estrogeni significativamente elevati e come le donne in questione abbiano un rischio più  basso di sviluppare un cancro al seno rispetto alle donne caucasiche.

Abbiamo studiato se l'assunzione alimentare materna di genisteina o di acidi grassi poli-insaturi n-3 (PUFAs), che sono tipici della dieta asiatica e non di quella caucasica, possa influenzare i livelli di estrogeni in gravidanza e la tendenza allo sviluppo di cancro al seno tra la prole.

DISEGNO SPERIMENTALE: A questo scopo le femmine in gravidanza dei ratti Sprague Dawley sono state sottoposte ad una dieta isocalorica AIN-93 che prevedeva il consumo o di 15 mg. (basso), o di 150 mg. (medio), o di 300 mg (alto)/kg di genisteina o ad una dieta a basso o alto contenuto di grassi (in grado di fornire rispettivamente il 16% e il 39% di energia in forma di grasso) composta o da PUFA n-3 provenienti dall'olio dei pesci clupeidi o da PUFA n-6 provenienti da olio di mais. Tutte le diete sono state sostituite dalla normale dieta AIN-93 alla nascita dei piccoli. 

RISULTATI: L'assunzione materna di PUFA n-3 ha provocato un aumento significativo dei livelli in gravidanza del 17?-estradiolo (E2) (aumento del 48% rispetto ad una dieta ad alto consumo di PUFA omega-6;  P < 0,0045). Anche un alto consumo di genisteina ha determinato un aumento dei livelli degli estrogeni in gravidanza, ma tale aumento non ha raggiunto la significatività statistica (P < 0,14).

Per i piccoli nati dalle femmine consumanti un'alta percentuale di grassi n-3 era significativamente meno probabile la possibilità di sviluppare tumori al seno indotti dal 7,12-dimetilbenz-[a]antracene (il 38% di questi ratti ha sviluppato un tumore durante la 17ª settimana di vita contro il 64% dei nati da femmine che invece facevano un largo consumo di PUFA omega-6; P < 0,003).

L'assunzione materna di genisteina non ha influenzato l'incidenza di tumori al seno della prole. Le ghiandole mammarie dei nati da chi aveva assunto un'alta percentuale di grassi PUFAn-3 contenevano più lobuli (P < 0,07) ed erano più differenziati, mentre le ghiandole dei nati da quelle che avevano assunto più genisteina contenevano più lobuli terminali (P < 0,0015), che rappresentano siti di trasformazione maligna.

CONCLUSIONI: I nostri risultati indicano che elevati livelli di estrogeni nelle madri che assumono PUFA n-3 sono legati ad un ridotto piuttosto che aumentato rischio di sviluppo di cancro al seno da parte della loro prole; ciò suggerisce che altri effetti dei PUFA n-3 potrebbero neutralizzare gli effetti di elevati livelli di estrogeni fetali sulla ghiandola mammaria.

Un'elevata assunzione materna di genisteina non ha ridotto il rischio di cancro al seno della prole e quindi un alto consumo materno di soia da parte delle donne asiatiche non può essere associata ad un rischio di cancro al seno più basso delle rispettive figlie.

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