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| NEWSLETTER / Salute della donna / Gravidanza |
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La carenza di acidi grassi omega-3 durante la gravidanza può essere colmata dopo la nascita?
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Uno studio statunitense suggerisce che una carenza di DHA durante il periodo di gravidanza non può essere facilmente recuperata dopo la nascita. |
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Una corretta alimentazione in gravidanza è fondamentale per la madre e per lo sviluppo del nascituro. Spesso si raccomanda l'assunzione di vitamine e minerali aggiuntivi, ma solo di recente è stata riconosciuta l'importanza di certe tipologie di grassi alimentari. Gli acidi grassi essenziali (quelli che l'organismo non può sintetizzare e che quindi si devono introdurre per via alimentare) risultano particolarmente importanti per lo sviluppo delle funzioni cerebrali del feto e tra questi soprattutto l'acido arachidonico AA e il DHA.
Durante la gravidanza il contenuto di AA e di DHA aumenta rispettivamente del 23% e del 52% nel sangue materno. Il passaggio dei suddetti acidi grassi al feto diventa consistente durante gli ultimi tre mesi di gravidanza: per questo motivo i bambini nati prematuri possono non ricevere grassi essenziali in quantità sufficiente. Da numerose ricerche risulta che la quota di acido arachidonico in grado di raggiungere il feto dipende meno dai relativi livelli materni in confronto col DHA; un'integrazione a base di DHA pertanto sembra essere di primaria importanza durante la gravidanza. |
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Una piccola quantità di DHA si potrebbe formare dal suo precursore a catena corta, l’acido alfa-linolenico; tale conversione nel corpo umano è comunque particolarmente scarsa, anche in presenza di elevate quantità del precursore. Inoltre la placenta trae DHA preformato più velocemente dalla madre che dall’alfa-linolenico; per questo motivo è importante durante la gravidanza consumare cibi che contengono DHA preformato come il pesce (soprattutto pesce grasso) ed anche supplementi di olio di pesce. I ricercatori all’Oregon Health and Science University in Portland, Oregon, USA hanno valutato l’effetto dell’assunzione di DHA dopo la nascita per capire se un consumo ritardato di tale acido grasso avrebbe apportato gli stessi benefici. Vediamo in che modo. Gli studiosi hanno preso in esame delle scimmie (per ovvie ragioni di carattere etico questo esperimento non potrebbe essere eseguito sugli umani) in gravidanza, le hanno nutrite con una dieta totalmente priva di omega-3 per due mesi prima del concepimento e durante la gravidanza. Dopo la nascita i piccoli sono stati nutriti con la stessa dieta ma contenente anche omega-3, così come il gruppo di controllo. I piccoli nati da madri carenti di DHA in gravidanza hanno a livello tessutale una percentuale di questo acido grasso nettamente inferiore rispetto al controllo. Tuttavia un regime alimentare ricco di DHA, seguito per 2 o 3 anni dopo la nascita, porta tutti i tessuti animali, tranne la retina dell’occhio, ad avere livelli di DHA comparabili a quelli degli infanti di controllo. A livello della retina il DHA rimane significativamente più basso rispetto al gruppo di controllo. La maggior parte dei test effettuati sulle funzionalità visive risultano comunque equivalenti. Una differenza significativa si osserva invece a livello delle cellule responsabili dell’adattamento alla luce. I ricercatori hanno anche osservato che il recupero di DHA a livello cerebrale era più lento se in gravidanza l’alimentazione era stata supportata dal precursore alfa-linolenico, piuttosto che da DHA preformato. I risultati di questo studio dimostrano dunque che una carenza di DHA in gravidanza può avere degli effetti a lunga durata sulla funzionalità della retina. Non è proprio chiaro se le capacità visive rimangano inferiori a quelle ottimali a lungo termine; in ogni caso lo studio in questione suggerisce che una carenza di DHA durante il periodo di gravidanza non può essere facilmente recuperata dopo la nascita. Si noti che le modalità di sviluppo e di accrescimento dei tessuti a livello del cervello e soprattutto della retina sono alquanto simili tra le scimmie e gli umani.
Argomenti correlati: omega-3 e gravidanza. |
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Fonte
Lauritzen L, Hoppe C, Straarup EM, Michaelsen KF. "Maternal fish oil supplementation in lactation and growth during the first 2.5 years of life". Pediatr Res 2005;58:235-242.
Lauritzen L, Jørgensen MH, Olsen SF, Straarup EM, Michaelsen KF. "Maternal fish oil supplementation in lactation:effect on developmental outcome in breast-fed infants". Reprod Nutr Dev 2005;45:535-547.
Lauritzen L, Kjaer TMR, Fruekilde M-B, Michaelsen KF, Frøkiaer H. "Fish oil supplementation of lactating mothers affects cytokine production in 2½ -year-old children". Lipids 2005;40:669-676. |
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