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Gravidanza: l'alterazione della sintesi dell'omega-3 DHA nei bambini con limitata crescita intrauterina 

Uno studio dimostra che la sintesi di DHA è significativamente più bassa per i bambini di crescita intra-uterina limitata rispetto agli altri.

La capacità di conversione dell'acido alfa-linolenico nel suo derivato a catena più lunga, l'acido docosaesaenoico (DHA), all'interno dell'organismo umano è tuttora oggetto di discussione in particolare tra gruppi differenti di popolazione. La questione in realtà è molto importante in quanto da una parte l'acido alfa-linolenico è l'omega-3 poli-insaturo più abbondante a livello di molte diete tipicamente occidentali, dall'altra molti effetti benefici sulla salute umana sono stati attribuiti proprio alla presenza di EPA (acido eicosapentaenoico) e di DHA. Ad esempio evidenze sperimentali suggeriscono che i bambini nati prematuri e quelli che sono soggetti ad una crescita limitata all'interno dell'utero possono convertire più velocemente l'acido alfa-linolenico in DHA  rispetto ai bambini nati a termine. È molto importante chiarire questo punto dato che quantità adeguate di DHA sono necessarie per un ottimale sviluppo del feto e le possibilità di assicurarsi il DHA in quantità adeguate e disponibili sono piuttosto limitate
  

DHA carente nei bambini con crescita intrauterina.
Lo sviluppo delle funzioni cerebrali dipende in ultima analisi dalla disponibilità di DHA e della controparte omega-6, l'acido arachidonico; se questi non sono disponibili in quantità adeguate allora si potrebbero correre dei rischi. In ogni caso questi acidi grassi potrebbero essere insufficienti se il consumo materno di DHA fosse molto basso o se la placenta non riuscisse a far passare le sostanze nutritive necessarie allo sviluppo del feto.

Vi è un'altra condizione nota come "limitata crescita intra-uterina", uno stato in cui il peso del feto è del 10% inferiore rispetto ai normali standards gestazionali. Se non correttamente diagnosticata questa condizione può portare a morte fetale. Alla base di questa condizione c'è spesso una circolazione madre-feto del tutto inadeguata. Questo stato può far sviluppare al bambino problemi conoscitivi e legati all'apprendimento. Un basso livello di acidi grassi poli-insaturi nel sangue fetale è stato ben relazionato al rischio di "limitata crescita intra-uterina". Questa circostanza è particolarmente critica nel terzo trimestre di gravidanza in cui il trasferimento materno di grassi poli-insaturi al feto aumenta nettamente dato che il cervello fetale è in via di rapido sviluppo.

Il Dott. Adolfo Llanos e colleghi all'Università del Cile a Santiago e US National Institutes of Health sulla salute hanno cercato di capire se gli infanti caratterizzati da questa crescita intra-uterina limitata possono convertire l'acido alfa-linolenico e l'acido linoleico nei loro derivati così come fanno i bambini con un periodo simile di gestazione o quelli con un peso alla nascita equivalente ma corrispondente ad un tempo gestazionale più breve.

I risultati dimostrano che la quantità di acido alfa-linolenico negli infanti caratterizzati da questa situazione di limitata crescita intra-uterina era significativamente più bassa rispetto agli altri di peso normale alla nascita. Tuttavia questa differenza scompariva ben presto. I ricercatori suggeriscono che questa iniziale diversità a carico del livello di acido alfa-linolenico possa essere dovuta ad uno scarso trasferimento attraverso la placenta o ad un basso consumo alimentare da parte della madre.

Sulla base di ulteriori osservazioni lo studio indica che in effetti i bambini di peso regolare riescono a convertire l'acido alfa-linolenico in DHA in misura maggiore rispetto a quelli di peso inferiore, ossia di quelli la cui crescita all'interno dell'utero è stata piuttosto limitata. Al contrario la produzione di acido arachidonico, un omega-6 poli-insaturo, non differiva significativamente tra i vari bambini considerati.

Inoltre lo studio indica chiaramente che la sintesi di DHA è significativamente più bassa per i bambini di crescita intra-uterina limitata rispetto agli altri. Di conseguenza è chiaro che l'apporto di acido alfa-linolenico è il fattore limitante della produzione di DHA in questi bambini. Al contrario la produzione di acido arachidonico a partire da acido linoleico non differiva molto tra i vari bambini, ciò conferma che sono probabilmente gli ultimi passaggi della formazione del DHA che limitano la sua stessa sintesi.

In definitiva tutte queste osservazioni confermano i risultati di studi precedenti secondo i quali una limitata disponibilità di precursori di tipo omega-3 può limitare la sintesi di DHA negli infanti prematuri. Al tempo stesso questo studio indica che la conversione dell'acido alfa-linolenico in DHA è significativamente più bassa negli infanti prematuri. Il periodo di gestazione, la disponibilità di nutrienti e il funzionamento degli enzimi sono parametri critici per rispondere alle esigenze di DHA degli infanti.

Nonostante le limitazioni dei metodi disponibili, questo studio suggerisce che gli infanti con carenze di omega-3 e soggetti ad una limitata crescita intra-uterina si trovano di fronte ai problemi conseguenti ad un apporto limitato di DHA. Questi risultati rafforzano l'importanza di fornire agli infanti prematuri adeguate quantità di DHA subito dopo la nascita.  

Argomenti correlati: omega-3 e gravidanza, omega-3 a la salute del bambino.

Fonte 

Llanos A, Li Y, Mena P, Salem Jr. N, Uauy R. "Infants with intrauterine growth restriction have impaired formation of docosahexaenoic acid in early neonatal life: a stable isotope study". Pediatr Res 2005;58:735-740.

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