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| RICERCA E SALUTE / Neoplasie |
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Un gruppo di ricerca ha paragonato l’incidenza di cancro al colon tra soggetti residenti di una città dell'entroterra e quelli di una città costiera: per i primi la probabilità risultò sei volte maggiore. I cittadini seguivano, al pari degli altri, un’alimentazione altamente salutare a base di frutta, verdura e sostanze nutrienti note per le proprietà protettive riguardo al cancro al colon (fibre, calcio, antiossidanti); la diversa probabilità di insorgenza di questa particolare forma tumorale sembrava dunque inspiegabile. Tuttavia le analisi di laboratorio misero in evidenza che il sangue dei residenti sul mare era 3 volte più ricco di omega-3 (provenienti dalla maggior quantità di pesce consumato) e nettamente più scarso in omega-6. Un adeguato rapporto omega-3/omega-6 sembra, quindi, proteggere dal cancro al colon (11).
Ulteriori studi hanno illustrato la potenziale capacità degli omega-3 di ridurre il cancro al colon. In uno studio condotto in Italia, un gruppo di pazienti con polipi pre-cancerosi al colon sono stati trattati con una bassa dose giornaliera di omega-3: in sole 2 settimane la proliferazione cellulare era nettamente diminuita. La terapia era inoltre ben tollerata e priva di significativi effetti collaterali. Gli studiosi conclusero che l’olio di pesce può rappresentare un valido aiuto nel proteggere i soggetti da un rischio elevato di cancro al colon (12). Nel 1996 i ricercatori della Harvard Medical School confermarono la tollerabilità, la mancanza di effetti collaterali e, soprattutto, l’assenza di ulteriori polipi pre-cancerosi in seguito ad assunzione regolare di olio di pesce. Questo dimostra come gli omega-3 possano essere utili al fine di prevenire la comparsa tumorale (13).
Molti studi suggeriscono che gli acidi grassi omega-3 a lunga catena siano anche associati ad una riduzione del rischio di altre forme di cancro, in particolare del cancro alla prostata e forse anche del cancro al seno (7,8).
Inoltre, un'altro studio riporta che il livello di DHA nei tessuti adiposi in caso di tumore alla mammella sia un fattore premonitore di sensibilità alla chemioterapia (9).
Un ulteriore studio, più recente, valuta l’effetto dell’assunzione di omega-3 da parte di donne in gravidanza contraddistinte da livelli di estrogeni significativamente elevati; i risultati dimostrano come le figlie di queste madri hanno, in età adulta, un rischio minore di sviluppare il cancro al seno (10)
Lillian Thompson, una ricercatrice dell’Università di Toronto, nei suoi studi sulle cavie ha trovato che i semi di lino non contengono solo acido á-linolenico ma anche un secondo composto “anti-cancro”, una sostanza chiamata “lignano” in grado di bloccare la produzione di estrogeni. L’acido á-linolenico è più efficace in caso di tumore già accertato mentre il lignano è più efficiente nel bloccare la formazione di nuove masse tumorali. Entrambi i composti hanno rivelato la capacità di rimpicciolire i tumori al seno nei ratti di più del 50% (17). |
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Note bibliografiche
7. Rudin, D. O. (1982) Medical Hypotheses 8: 17-47. 8. Augustsson et al. (2003) Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention 12 (1): 64-67. 9. Bougnoux et al. (1999) British Journal of Cancer 79 (11-12): 1765-9. 10. Hilakivi-Clarke et al (2002) Clinical Cancer Research ; 8; 3601-3610. 11. Schloss et al. (1997) South African Med J, 1997; 82(2):152-8. 12. Anti et al. (1992) Gastroenterology, 1992; 103:883-91 13. Huang et al. (1996) Lipids, 1996. 31 (Supplement): S-313–316 17. Thompson et al. (1996) Carcinogenesis, 1996; 17(6):1373-1376. |
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