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| RICERCA E SALUTE / Neoplasie |
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Gli omega-3 non sono determinanti nel curare le forme tumorali, ma se abbinati alle cure convenzionali danno spesso degli ottimi risultati (20).
I ricercatori alla Aston University in Birmingham, England, hanno provato ad usare gli acidi grassi omega-3 per trattare pazienti affetti da cancro e sofferenti per cachessia, una condizione estrema di dimagrimento accompagnata da debolezza fisica e psichica. Questa situazione affligge la metà dei pazienti malati di cancro ed è responsabile dal 10% al 25% delle morti totali da cancro. È stato visto che quando due pazienti hanno lo stesso tipo di tumore quello che soffre di cachessia vive solo per la metà del tempo (25). Uno studioso ha fornito EPA ad un piccolo gruppo di malati di cancro e affetti da cachessia. I risultati dimostrarono che in tre mesi la perdita di peso diminuisse nettamente (26).
Le radiazioni e alcuni tipi di agenti chemioterapici uccidono le cellule cancerose generando una grande quantità di radicali liberi (molecole altamente reattive) che attaccano le membrane cellulari danneggiandole al punto da portare le cellule ad auto-distruggersi. Gli acidi grassi omega-3 rendono le membrane cellulari più suscettibili all’attacco dei radicali liberi amplificando quindi gli effetti sia delle radiazioni che della chemioterapia (22).
Ronald S. Pardini e i suoi collaboratori al Allie M. Lee Laboratory for Cancer Research all’Università del Nevada hanno impiantato tessuti umani di cancro al seno nei roditori e poi hanno valutato gli effetti di un’assunzione da parte dei ratti di olio di mais, di olio di pesce e dei rispettivi oli in combinazione con un agente chemoterapico (“mitomicina C”). I risultati dimostrano che l’associazione olio di pesce - mitomicina C rende il trattamento chemoterapico dieci volte più efficace (24). Successivamente si cercò di valutare se gli omega-3 potevano ridurre la tossicità dei chemioterapici; a tale scopo i ratti furono trattati con un comune farmaco cancerogeno (“ciclofosfamide”). In 60 giorni il 50% dei ratti nutriti con 5% di olio di mais morivano a causa della tossicità del farmaco mentre non ci furono morti fra i ratti la cui alimentazione era arricchita di olio di pesce.
Di recente (novembre 2005) lo stesso ricercatore Pardini pubblicò sulla rivista "Nutrition and Cancer" il caso di un paziente da lui trattato che vide guarire una forma di tumore in fase metastatica avanzata dalla prognosi particolarmente nefasta (istiocitoma fibrosa maligna del polmone) ricorrendo esclusivamente a una integrazione con dosi elevate di omega-3 (15g di EPA e DHA al giorno) e minimizzando il consumo di cibi contenenti gli omega-6, in particolare l'acido linoleico (di cui sono ricchi gli oli di semi). Questo caso è il primo pubblicato in cui un tumore in fase così avanzata è stato curato con successo ricorrendo a un intervento nutrizionale e a nessun tipo di farmaco.
La specificità d'azione degli omega-3 nei tessuti tumorali rispetto a quelli normali apre interessanti prospettive in termini di trattamenti chemoterapici associati così come di prevenzione nutrizionale. |
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Note bibliografiche
20. Jonas, W. B. (1997) Nature medicine, 1997; 3(8)824-827 22. Vartak et al. (1997) Lipids, 1997; 32(3):283-292 24. Shao et al. (1995) Lipids, 1995; 30(11):1035-1045. 25. Grady, D. (1996) in New York Times. 1996, p. B10 26. Wigmore (1996) Nutrition, 1996; 12:527-530. |
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