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Alzheimer, rischio ridotto con concentrazioni ematiche di DHA più elevate

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Avere quantità elevate di DHA (acido docosaesaenoico) nel sangue può proteggere dall'Alzheimer. La notizia arriva dalle pagine della rivista scientifica Nutrients, dove un gruppo di ricercatori guidato da William S. Harris, esperto del Fatty Acid Research Institute (FARI) e della Sanford School of Medicine di Sioux Falls (USA), ha pubblicato un nuovo studio sul tema.

Secondo i dati raccolti da Harris e collaboratori, aumentare l'assunzione di questo acido grasso Omega 3 potrebbe essere particolarmente utile per chi è portatore del gene APOE- ε4, di per sé più a rischio di sviluppare l'Alzheimer.

 

Rischio di Alzheimer DHA

 

Alzheimer e DHA: il legame

Secondo Airalzh (l'Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus), l'Italia occupa l'ottava posizione nella classifica dei Paesi con il maggior numero di persone con Alzheimer. La situazione è destinata a peggiorare in tutto il mondo: in base alle stime, entro il 2050 1 persona su 85 convivrà con questa patologia neurodegenerativa.

L'alimentazione può influenzare significativo il rischio di Alzheimer. In particolare, il DHA, un Omega 3 abbondante nel sistema nervoso centrale normalmente assunto con il cibo, può migliorare diversi parametri alterati da questa patologia, come la formazione degli aggregati che compromettono il funzionamento dei neuroni, il metabolismo cerebrale del glucosio e l'infiammazione delle cellule nervose.

Già nel 2006 uno studio pubblicato su Archives of Neurology aveva associato i livelli di DHA nel plasma alla riduzione del rischio di demenza per qualsiasi causa. I suoi autori avevano stimato che, in media, assumere 180 mg di DHA al giorno o consumare 3 porzioni di pesce alla settimana può ridurre del 47% il rischio di demenza rispetto a quello corso dalle persone con bassi livelli di DHA nel plasma.

Non solo, studi pubblicati in passato hanno dimostrato anche l'esistenza di un'associazione tra i livelli di DHA nei globuli rossi (un parametro che riflette meglio l'assunzione a lungo termine di DHA rispetto ai suoi livelli nel plasma) e performance cognitive e volume del cervello.

 

Rischio ridotto con concentrazioni ematiche di DHA più elevate

 

I nuovi dati

In questa nuova ricerca, Harris e collaboratori hanno diviso i 1.490 individui coinvolti nello studio (uomini e donne di età pari o superiore a 65 anni, nessuno dei quali aveva ancora ricevuto una diagnosi di demenza) in cinque gruppi in base ai livelli di DHA nei loro globuli rossi. La salute dei partecipanti è stata monitorata per una media di 7,2 anni, durante i quali sono stati condotti anche test neurocognitivi.

Dai dati raccolti è emerso che:

  • quando il DHA nei globuli rossi supera il 6,1% il rischio di Alzheimer è ridotto del 49% rispetto a quando il DHA nei globuli rossi è inferiore al 3,8%;
  • passare da una concentrazione di DHA inferiore al 3,8% a una concentrazione superiore al 6,1% potrebbe ritardare la comparsa dell'Alzheimer di 4,7 anni;
  • l'associazione tra livelli di DHA nei globuli rossi e rischio di demenza è maggiore in chi già corre un maggior rischio di sviluppare l'Alzheimer perché è portatore del gene APOE-ε4.

«I nostri risultati», concludono i ricercatori, «suggeriscono che un aumento dell'assunzione di DHA potrebbe essere una strategia sicura ed economicamente vantaggiosa per prevenire la malattia di Alzheimer in specifiche popolazioni».

 

Come aumentare l'assunzione di DHA

Nel cibo gli Omega 3 possono essere presenti in forma di DHA, di EPA (acido eicosapentaenoico, l'altro Omega 3 biologicamente attivo) o del loro precursore, l'acido alfa-linolenico (ALA).

Purtroppo la capacità dell'organismo umano di sintetizzare DHA a partire dall'ALA è scarsa; per questo il modo migliore per aumentarne l'assunzione è arricchire la propria alimentazione di alimenti che abbondano di questo Omega 3, come salmone, sarde e sardine.

In caso di aumentato fabbisogno – come negli individui portatori del gene APOE-ε4, in cui i livelli di DHA sono inferiori rispetto alla media – può essere utile ricorrere all'uso degli integratori alimentari, ancor più alla luce del fatto che l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) autorizza l'uso del claim secondo cui «il DHA contribuisce al normale funzionamento del cervello».

Attenzione, però: la stessa EFSA sottolinea che per esercitare i suoi benefici a livello cerebrale il DHA deve essere assunto in dosi pari ad almeno 250 mg al giorno.

 

Fonti:

Sala-Vila A et al. Red Blood Cell DHA Is Inversely Associated with Risk of Incident Alzheimer’s Disease and All-Cause Dementia: Framingham Offspring Study. Nutrients. 2022. June 9;14(12): 2408. doi: 10.3390/nu14122408

Airalzh. I numeri. https://cutt.ly/ZJ3fQaV. 13/06/2022

Schaefer EJ et al. Plasma phosphatidylcholine docosahexaenoic acid content and risk of dementia and Alzheimer disease: the Framingham Heart Study. Arch Neurol. 2006 Nov;63(11):1545-50. doi: 10.1001/archneur.63.11.1545

Efsa. EU Register of nutrition and health claims made on foods. 13/06/2022

 

 


Articolo pubblicato in Alimentazione, Antinvecchiamento, Alzheimer ed è stato taggato con



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