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Alimentazione

Alimentazione: il cibo benefico pieno di omega 3

Mangiare sano è un giusto proposito da portare sempre avanti. Scopri come gli Omega-3 aiutano l'organismo a mantenersi sano con una corretta alimentazione.

  • Alimentazione bambini: Omega-3 da pesce dimezzano il rischio di affanno respiratorio

    Il salmone è uno dei pesci più ricchi di Omega-3. Iniziare a consumarlo prima dei 9 mesi di vita riduce il rischio di soffrire di affanno respiratorio nei bambini in età prescolare. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Acta Pediatrica, in cui i ricercatori dell'Università di  Gothenburg e della Paediatric Outpatient Clinic di Mölndal (Svezia) hanno analizzato i benefici dell'introduzione precoce del pesce nell'alimentazione dei piccoli. Secondo gli autori, l'effetto di una dieta arricchita dal pesce è contrario a quello dell'esposizione a paracetamolo durante la gravidanza o all'assunzione di antibiotici nella prima settimana di vita che, invece, aumentano la probabilità di andare incontro a questo disturbo anche più volte in un anno. Omega-3 e disturbi della respirazione nell'infanzia I benefici degli Omega-3 sulla salute dell'apparato respiratorio dei bambini è stato dimostrato da diverse ricerche. Il consumo di elevate quantità di pesce, alimento ricco di Omega-3, da parte delle donne incinte riduce il rischio che i bambini sviluppino disturbi di tipo allergico, come la rinite, sia l'asma. Secondo gli esperti quest'ultimo effetto è dovuto all'influenza esercitata da questi nutrienti sui meccanismi dell'infiammazione e sulle risposte immunitarie. La ricerca svedese aggiunge nuovi dettagli al ruolo protettivo svolto dagli Omega-3 nei confronti dell'apparato respiratorio dei bambini, estendendolo all'affanno che può colpire i piccoli in età prescolare. Omega-3 contro l'affanno respiratorio Lo studio ha coinvolto 4.171 famiglie, cui sono state chieste informazioni sull'alimentazione e lo stato di salute dei piccoli all'età di 6 mesi, 1 anno e 4 anni e mezzo. L'analisi dei dati raccolti ha svelato che 1 bambino su 5 soffre di almeno un episodio di affanno respiratorio all'anno e che 1 piccolo su 20 ha a che fare con questo disturbo 3 o più volte in 12 mesi. Approfondendo lo studio i ricercatori hanno scoperto che l'assunzione di antibiotici nella prima settimana di vita raddoppia il rischio di soffrire di affanno respiratorio ricorrente all'età di 4 anni e mezzo. Risultati simili riguardano i bambini le cui madri hanno assunto paracetamolo durante la gravidanza. In questi piccoli, infatti, il rischio di soffrire di affanno respiratorio in età prescolare aumenta del 60%. Al contrario, quei bambini che iniziano a mangiare pesce prima dei 9 mesi di vita hanno una probabilità quasi dimezzata di soffrire di affanno respiratorio a 4 anni e mezzo. Lo studio ha anche rilevato che fra i pesci introdotti più spesso nell'alimentazione di questi piccoli è incluso il salmone, una delle specie più ricche in Omega-3. Più Omega-3 per polmoni in salute Sulla base di questi dati gli autori della ricerca hanno concluso che mentre i bambini esposti a paracetamolo o agli antibiotici hanno un rischio maggiore di soffrire di affanno respiratorio ricorrente, il pesce ha un ruolo protettivo contro lo sviluppo di questo disturbo. Fra i pesci che mostrano questi benefici è incluso il salmone, una specie ricca in acidi grassi Omega-3. Secondo Emma Goksör, autrice principale della ricerca, le analisi demografiche condotte nel corso dello studio indicano che i risultati ottenuti possono essere estesi all'intera popolazione.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Goksör E, Alm B, Thengilsdottir H, Pettersson R, Aberg N, Wennergren G, “Preschool wheeze - impact of early fish introduction and neonatal antibiotics”, Acta Paediatr. 2011 Dec;100(12):1561-6


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Neonati e bambini, Omega-3 in pesce e crostacei, Età neonatale, Età pediatrica

  • Sovrappeso adolescenza: gli Omega-3 riducono la pressione sanguigna

    L'assunzione quotidiana di Omega-3 riduce i valori di pressione sanguigna nei ragazzi che, durante l'adolescenza, soffrono di lievi problemi di sovrappeso. A dimostrarlo è uno studio pubblicato dal Journal of Pediatrics, in cui i ricercatori dell'Università di Copenhagen e della Technical University of Denmark di Lyngby (Danimarca) hanno dimostrato che bastano 16 settimane di trattamento perché l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA) – gli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce – riducano la pressione di 3 mmHg. Ciò, spiegano i ricercatori, corrisponde a una riduzione del 15% del rischio di ictus nella popolazione adulta. L'importanza della salute cardiovascolare negli adolescenti Sono gli stessi autori dello studio a sottolineare l'importanza del controllo della pressione sanguigna nei ragazzi. Infatti, sia i bambini, sia gli adolescenti che presentano valori di pressione troppo elevati sono più predisposti a soffrire di ipertensione da adulti. Per questo i ricercatori definiscono i ragazzi con una pressione troppo alta come “preipertesi”. Non è ancora noto se l'ipertensione di cui questi ragazzi soffriranno da adulti sia la conseguenza di cattive abitudini alimentari e scarsa attività fisica che si trascinano dall'adolescenza ad età più avanzate o se sia dovuta ad una vera e propria programmazione della pressione sanguigna che avviene al di sotto dei vent'anni. Tuttavia, preoccuparsi del problema già nell'adolescenza è importante per non compromettere la salute negli anni a venire. Omega-3 per aiutare il cuore Gli Omega-3 sono degli ottimi candidati al ruolo di rimedi per prevenire questo tipo di problematica. Infatti l'effetto benefico per la salute cardiovascolare dell'olio di pesce – una fonte molto ricca di questi acidi grassi – è noto già dagli anni '70. La sua azione migliora le concentrazioni dei lipidi nel sangue, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e le funzioni vascolari, riducendo anche il rischio di trombosi. Per questo motivo gli studiosi danesi hanno voluto testare l'efficacia di EPA e DHA nell'adolescenza. In particolare, lo studio ha coinvolto 78 ragazzi di sesso maschile di età compresa tra i 13 e i 15 anni. E proprio per quanto già si sapeva riguardo agli effetti benefici degli Omega-3, gli autori hanno deciso di far partecipare alla ricerca solo adolescenti leggermente in sovrappeso. Poche settimane per proteggere il futuro I ragazzi hanno assunto quotidianamente del pane contenente olio di pesce in quantità tali da fornire 1,5 grammi di Omega-3 al giorno. Al termine dello studio la quantità di EPA e DHA riscontrabile nei globuli rossi di questi adolescenti era aumentata, rispettivamente dell'1,2 e del 6,7%. In un secondo gruppo di ragazzi, che, invece, non hanno assunto l'olio di pesce, l'aumento degli Omega-3 è stato solo dello 0,6% nel caso dell'EPA e del 4,1% nel caso del DHA. Inoltre i ricercatori hanno rilevato che al termine delle 16 settimane nei ragazzi che hanno introdotto nella propria dieta il pane arricchito di Omega-3 la pressione sistolica – la cosiddetta “massima” - era diminuita di 3,8 mmHg. Allo stesso tempo, anche il valore della pressione diastolica – corrispondente alla “minima” - è risultata ridotta di 2,6 mmHg. Non è stato, invece, riscontrato nessun effetto sul rapporto tra colesterolo “cattivo” (o LDL) e colesterolo “buono” (o HDL). L'ipotesi del meccanismo d'azione Sulla base delle conoscenze riguardo all'azione di EPA e DHA gli autori dello studio hanno ipotizzato che l'effetto osservato sulla pressione sanguigna durante l'adolescenza dipenda dalla competizione che si instaura tra gli Omega-3 e l'acido arachidonico. Quest'ultimo, infatti, è il precursore di molecole che, causando il restringimento dei vasi sanguigni, aumentano i valori della pressione. Viceversa, spiegano i ricercatori, EPA e DHA potrebbero inibire questo meccanismo.         Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Pedersen MH, Mølgaard C, Hellgren LI, Lauritzen L, “Effects of fish oil supplementation on markers of the metabolic syndrome”, J Pediatr. 2010 Sep;157(3):395-400, 400.e1. Epub 2010 May 15


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Pesce ricco di Omega-3 riduce rischio diabete e patologie cardiovascolari

    Gli Omega-3 contenuti nel pesce riducono il rischio di sviluppare i disturbi cronici associati all'obesità, come il diabete e le patologie cardiovascolari. A confermarlo sono gli studi condotti dai ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle e dell'University of Alaska di Fairbanks (Stati Uniti), i cui risultati sono stati pubblicati sulle pagine dell'European Journal of Clinical Nutrition. Conferme dal freddo Nord Le ricerche hanno coinvolto gli Eschimesi Yup'ik, una popolazione indigena dei territori dell'Alaska che consuma una quantità di pesce grasso, ricco in Omega-3, 20 volte superiore rispetto a quella tipica della dieta degli altri paesi degli Stati Uniti. Pur essendo caratterizzata da tassi di obesità simili a quelli del resto della popolazione statunitense, questa popolazione ha un numero di casi di diabete di tipo 2 molto più bassa. Se, infatti, l'incidenza media di questa patologia nella popolazione è pari al 7,7%, solo il 3,3% degli Yup'ik è affetto da diabete di tipo 2. Questi dati ricordano quanto osservato in un'altra popolazione del nord del mondo, gli Inuit della Groenlandia. Già 40 anni fa, Jørn Dyerberg e colleghi avevano osservato che questa popolazione eschimese, nonostante seguisse una dieta ricca di grassi – in particolare, di pesce ricco di Omega-3 -, era caratterizzata una percentuale di morte per disturbi cardiovascolari fra le più basse al mondo. Da allora, diversi studi hanno chiarito il ruolo svolto dagli Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenoico (DHA). Anni di ricerche hanno confermato che queste molecole migliorano i livelli di lipidi nel sangue, riducono il rischio di trombosi, favoriscono un buon funzionamento del sistema vascolare e migliorano i valori di pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. Omega-3 per trigliceridi e infiammazioni La nuova ricerca ha coinvolto 330 Yup'ik di età media pari a 45 anni. All'inizio dello studio il 70% dei partecipanti soffriva di sovrappeso o di obesità. Basandosi sull'ipotesi che la bassa incidenza del diabete di tipo 2 potesse essere almeno in parte attribuita all'elevato consumo di pesce ricco di Omega-3, gli autori hanno condotto analisi del sangue mirate alla quantificazione dei livelli di trigliceridi, EPA e DHA nel sangue degli Yup'ik. Ne è emerso che mentre i partecipanti in cui sono stati rilevate basse quantità di Omega-3 avevano alti livelli di trigliceridi, concentrazioni ematiche di EPA e DHA più elevate non corrispondevano a un aumento dei trigliceridi. Anzi, anche se obese, le persone caratterizzate da alte concentrazioni di Omega-3 plasmatici avevano valori di trigliceridi simili a quelli di individui normopeso. La stessa correlazione è stata riscontrata anche nel caso della proteina C-reattiva, un importante marcatore dei processi di infiammazione. E dato che sia i trigliceridi, sia la proteina C-reattiva sono due indicatori indipendenti del rischio di sviluppare disturbi cardiovascolari e, probabilmente, il diabete, l'esistenza di questa correlazione spiegherebbe almeno in parte la bassa incidenza di questa patologia nella popolazione Yup'ik. Questi risultati potrebbero avere importanti risvolti nell'ottica della prevenzione delle malattie associate all'obesità. Infatti, spiegano gli autori, l'assunzione cronica di livelli levati di EPA e DHA, simili a quelli tipici dell'alimentazione degli Yup'ik, potrebbe aiutare a migliorare il rischio di malattie associate all'obesità.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Makhoul Z, Kristal AR, Gulati R, Luick B, Bersamin A, O'Brien D, Hopkins SE, Stephensen CB, Stanhope KL, Havel PJ, Boyer B, “Associations of obesity with triglycerides and C-reactive protein are attenuated in adults with high red blood cell eicosapentaenoic and docosahexaenoic acids”, Eur J Clin Nutr. 2011 Jul;65(7):808-17 2. Bang HO, Dyerberg J, Nielsen AB, “Plasma lipid and lipoprotein pattern in Greenlandic West-coast Eskimos”, Lancet. 1971 Jun 5;1(7710):1143-5 3. Dyerberg J, Bang HO, Hjorne N, “Fatty acid composition of the plasma lipids in Greenland Eskimos”, Am J Clin Nutr. 1975 Sep;28(9):958-66 4. Ackman RG, Eaton CA, Dyerberg J, “Marine docosenoic acid isomer distribution in the plasma of Greenland Eskimos”, Am J Clin Nutr. 1980 Aug;33(8):l814-7 5. Bang HO, Dyerberg J, Sinclair HM, “The composition of the Eskimo food in north western Greenland”, Am J Clin Nutr. 1980 Dec;33(12):2657-61


    Articolo pubblicato in Omega-3 in pesce e crostacei, Malattie cardiovascolari

  • Obesità ereditaria: la carenza Omega-3 accentua il rischio di insorgenza

    Una carenza di Omega-3 nella dieta, associata a un eccesso cronico di Omega-6, può condurre ad una forma di obesità ereditaria. A dimostrarlo è uno studio pubblicato dal Journal of Lipid Research, in cui i ricercatori dell'Université de Nice Sophia-Antipolis (Nizza, Francia) hanno scoperto che topi alimentati con una dieta simile a quella del mondo occidentale moderno tendono ad ingrassare sempre di più. Questa tendenza all'obesità, spiegano gli autori, si aggrava di generazione in generazione. Non solo, i ricercatori hanno dimostrato che questi topi sviluppano una serie di disturbi metabolici, come la resistenza all'insulina che espone a rischio di diabete. E anche l'espressione dei geni coinvolti nei processi di infiammazione associati all'obesità aumenta al passare delle generazioni. Secondo i ricercatori questi risultati dimostrano che un'alimentazione ricca di grassi, associata ad un elevato rapporto tra acidi grassi Omega-6 e acidi grassi Omega-3, promuove un graduale aumento degli stimoli infiammatori e della massa adiposa. Una questione di bilancio Un rapporto non bilanciato tra acidi grassi Omega-6 e Omega-3 può portare ad un aumento di peso cui sono associati gravi effetti a lungo termine sulla salute umana. Purtroppo i cambiamenti che hanno caratterizzato l'alimentazione delle società occidentali negli ultimi quarant'anni hanno causato una variazione significativa di questo rapporto. Infatti i nuovi regimi alimentari hanno portato ad un aumento dell'introduzione di Omega-6 pari al 250%. Viceversa, il consumo di Omega-3 è diminuito del 40%. Ciò ha fatto sì che il bilancio tra Omega-6 e Omega-3, che dovrebbe assestarsi intorno a un rapporto di 5 a 1, sia passato al 15 a 1 tipico di un cittadino europeo e, addirittura, al 40 a 1 cui si può arrivare negli Stati Uniti. Di pari passo a questo fenomeno, il cambiamento dell'alimentazione ha portato anche a un graduale aumento dei livelli di obesità. Pochi Omega-3 favoriscono l'obesità I ricercatori francesi, guidati da Gérard Ailhaud, hanno dimostrato l'esistenza di uno stretto legame tra il regime alimentare occidentale e l'aumento dell'obesità utilizzando come modelli dei topi. Agli animali è stato consentito di alimentarsi a volontà di cibi scelti in modo tale da mimare la tipica dieta occidentale, ricca di Omega-6 e povera di Omega-3. L'esperimento è proseguito fino a coinvolgere quattro generazioni genitori-figli. In questo lasso di tempo gli scienziati hanno osservato un graduale aumento della massa grassa. Inoltre anche l'espressione di alcuni importanti geni coinvolti nel controllo della crescita e nelle funzioni immunitarie, come il colony stimulating factor-3 (CSF-3) e Nocturnin, è gradualmente cresciuta. L'ipotesi di un meccanismo In base ai dati ottenuti i ricercatori hanno ipotizzato che il gene CSF-3 stimoli la crescita delle cellule progenitrici delle cellule adipose. L'ereditarietà dell'obesità sarebbe, quindi, dovuta ad un aumento graduale dell'espressione di CSF-3 di generazione in generazione. Questo incremento promuoverebbe la proliferazione dei progenitori degli adipociti. Secondo gli autori ulteriori ricerche permetteranno di verificare la correttezza di questo ipotetico meccanismo.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Massiera F, Barbry P, Guesnet P, Joly A, Luquet S, Moreilhon-Brest C, Mohsen-Kanson T, Amri EZ, Ailhaud G, “A Western-like fat diet is sufficient to induce a gradual enhancement in fat mass over generations”, J Lipid Res. 2010 Aug;51(8):2352-61. Epub 2010 Apr 20


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Omega-3 per ridurre il rischio cardiovascolare nei vegetariani

    Una dieta vegetariana o vegana può danneggiare la salute perché priva l'organismo di importanti nutrienti, fra cui gli acidi grassi Omega-3. E sono sempre gli studi scientifici a dimostrare quanto sia pericolosa la mancanza di Omega-3 derivante dall'assenza totale di cibi di origine animale dal regime alimentare. Ci ha pensato Duo Li della Zhejiang University di Hangzhou (Cina) a raccogliere i dati ottenuti dalle diverse ricerche condotte nel corso degli anni e a tirare le somme in un articolo apparso sulle pagine del Journal of Agricultural and Food Chemistry, in cui l'autore incoraggia al consumo di integratori di Omega-3 in tutti quei casi in cui non se ne vuole proprio sapere di mettere nel piatto carne e pesce. La salute che viene dal pesce In effetti le principali fonti alimentari di acidi grassi Omega-3 sono i pesci che abitano le acque fredde, come lo sgombro, l'halibut, le sardine, il salmone e le aringhe. Pochi sono, invece, i vegetali che contengono questi preziosi acidi grassi, ad esempio alcune microalghe. Ne consegue, spiega Li, che un regime alimentare vegano, che esclude il consumo di pesce e non garantisce il corretto apporto di Omega-3, potrebbe aumentare la formazione di coaguli di sangue e di aterosclerosi, con conseguente incremento del rischio di trombosi e, quindi, di attacchi di cuore e ictus. Infatti da un lato i vegetariani, escludendo la carne dal proprio regime alimentare, eliminano alcuni fattori di rischio cardiovascolare, come la tendenza all'aumento dell'indice di massa corporea, del rapporto tra circonferenze alla vita e all'anca, della pressione sanguigna, del colesterolo plasmatico e dei livelli di triacilglicerolo e di lipoproteine ematiche. D'altra parte nei vegetariani più ferrei e nei vegani le membrane delle cellule sono povere di acidi grassi Omega-3 e questo causa altri problemi che minacciano la salute cardiocircolatoria: l'aggregazione delle piastrine e la diminuzione dei livelli del colesterolo HDL, ossia la cosiddetta forma “buona” di colesterolo. Gli Omega-3 per la salute del cuore Sulla base dei dati attuali, spiega Li, i vegetariani e, soprattutto, i vegani, trarrebbero beneficio dall'assunzione di acidi grassi Omega-3, che ridurrebbero il rischio di trombosi che minaccia il loro apparato cardiovascolare. Ed è lo stesso Li a suggerire gli integratori alimentari per fornire all'organismo di chi elimina completamente il pesce dalla propria alimentazione questi preziosi acidi grassi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Li D, “Chemistry behind Vegetarianism”, J Agric Food Chem. 2011 Feb 9;59(3):777-84


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Vegani e vegetariani, Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare

  • Omega-3 nell'olio di krill: un rimedio per l'obesità

    Gli acidi grassi Omega-3 (di tipo EPA e DHA) contenuti nell'olio di krill sono utili rimedi per l'obesità. A dimostrarlo è una ricerca condotta da un team internazionale, composto da scienziati italiani, statunitensi, norvegesi e finlandesi. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Sindrome metabolica, Problemi di peso

  • Gli omega-3 aiutano anche a dimagrire?

    Gli acidi grassi Omega-3 di origine marina EPA e DHA fanno bene al cuore, al cervello, alla pelle, contrastano le infiammazioni e molto altro. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

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