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Alimentazione

Alimentazione: il cibo benefico pieno di omega 3

Mangiare sano è un giusto proposito da portare sempre avanti. Scopri come gli Omega-3 aiutano l'organismo a mantenersi sano con una corretta alimentazione.

  • Sei in sovrappeso e svolgi una vita sedentaria? Gli Omega-3 ti proteggono dall'infiammazione

    Gli acidi grassi Omega-3 aiutano a ridurre l'infiammazione negli individui in sovrappeso, sia se di mezza età sia se più anziani. Lo hanno dimostrato i ricercatori del College of Medicine dell'Ohio State University (Columbus, Stati Uniti) in uno studio pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity1. Per gli autori questa scoperta può aiutare a capire meglio come questi nutrienti possono influenzare la comparsa, la progressione e la guarigione delle malattie. Perché l'infiammazione dipende dai grassi? Gli acidi grassi giocano un ruolo fondamentale nei processi infiammatori: sono il materiale di partenza da cui si formano le molecole che controllano l'infiammazione. In particolare: gli acidi grassi Omega-6 promuovono i fenomeni infiammatori; gli acidi grassi Omega-3 li contrastano. Per questo motivo il rapporto fra Omega-6 e Omega-3 introdotti con l'alimentazione è un fattore importante nella produzione delle molecole coinvolte nell'infiammazione. Purtroppo la dieta dei paesi occidentali è molto più ricca dei primi che dei secondi. Gli esperti ipotizzano che questo sbilanciamento possa essere associato ad un aumento dei fenomeni infiammatori. I benefici degli Omega-3 contro l'infiammazione Gli Omega-3 svolgono un importante compito antinfiammatorio all'interno dell'organismo, confermato da anni di ricerche. Ad esempio l'azione antinfiammatoria sul sistema cardiovascolare degli Omega-3 di origine alimentare EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) è legata alle concentrazioni di proteina C-reattiva, un noto marcatore dei processi infiammatori. L'attività antinfiammatoria di queste molecole non protegge, però, solo il cuore, ma anche i tessuti nervosi e quelli dell'intestino. Gli autori hanno altresì dimostrato che nei ragazzi della fascia d'età universitaria l'assunzione di Omega-3 riduce la produzione di Tumor Necrosis Factor-alpha (TNF-alpha) e di interleuchina-6 (IL-6), altri 2 marcatori dell'infiammazione2. Nel loro nuovo studio i ricercatori hanno spostato l'attenzione sull'effetto antinfiammatorio di questi nutrienti in individui di età più elevata, confermando il ruolo protettivo esercitato dagli Omega-3. Sovrappeso, ma non infiammati La ricerca ha coinvolto per 4 mesi 138 adulti che presentavano le seguenti caratteristiche: buono stato di salute mezza o terza età sovrappeso stile di vita sedentario I partecipanti hanno assunto ogni giorno capsule di un placebo con composizione simile alla dieta americana o contenenti diverse dosi di acidi grassi Omega-3: livelli di IL-6 aumentati del 36% in coloro che hanno assunto un placebo; concentrazioni di IL-6 diminuite del 10 e del 12%  con 1,25/2,5 grammi di Omega-3; quantità di TNF-alpha aumentate del 12% assumendo il placebo; livelli di TNF-alpha solo dello 0,2% con la dose più bassa di Omega-3; livelli di TNF-alpha diminuiti del 2,3% con la dose più elevata. Per gli autori la diminuzione dell'infiammazione in una condizione di sovrappeso e di sedentarietà può avere ampi effetti positivi sullo stato di salute generale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Kiecolt-Glaser JK, Belury MA, Andridge R, Malarkey WB, Hwang BS, Glaser R, “Omega-3 Supplementation Lowers Inflammation in Healthy Middle-Aged and Older Adults: A Randomized Controlled Trial”, Brain Behav Immun. 2012 May 25. [Epub ahead of print] 2. Kiecolt-Glaser JK, Belury MA, Andridge R, Malarkey WB, Glaser R, “Omega-3 supplementation lowers inflammation and anxiety in medical students: A randomized controlled trial”, Brain Behav Immun. 2011 Jul 19. [Epub ahead of print]


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  • Lo yogurt con olio di pesce è amato dai consumatori

    Presto i supermercati potrebbero distribuire yogurt dal gusto esotico che nascondono una ricca fonte di Omega-3. A proporli sono i ricercatori della Virgina Tech di Blacksburg (Usa), che hanno fatto assaggiare ai potenziali consumatori uno yogurt, rinforzato con olio di pesce per aumentare i livelli di Omega-3. I risultati del test sono stati pubblicati sul Journal of Dairy Science e hanno dimostrato che questo nuovo prodotto è gradito dalla maggior parte dei consumatori. Perché aggiungere Omega-3 agli alimenti? Gli Omega-3 sono gli acidi grassi “amici” della salute: sono indispensabili per il corretto sviluppo del sistema nervoso; proteggono cuore e vasi sanguigni; esercitano tanti altri benefici sulla salute dell'organismo. La principale fonte di questi nutrienti sono i pesci grassi: sgombro salmone tonno acciughe halibut Assicurarsi i livelli di Omega-3 raccomandati non è sempre facile. Chi non mangia pesce può trovare ad esempio difficoltà a raggiungerli. Tuttavia, esistono prodotti derivati dai pesci, appunto come l'olio di pesce, che contengono elevate quantità di Omega-3. L'industria alimentare sta inoltre proponendo un numero sempre crescente di cibi che contengono Omega-3. La proposta della Virginia Tech Una delle ultime proposte è quella della Virginia Tech: raggiungere i livelli giornalieri consigliati di Omega-3 con un vasetto di yogurt. La grande varietà di gusti consente inoltre di aggiungere olio di pesce senza alterare o rendere sgradevole gusto del prodotto. Uno studio preliminare ha dimostrato che i consumatori non notano nessuna differenza di sapore con l'aggiunta dell'1% olio di pesce fresco a uno yogurt non aromatizzato. L'aggiunta di olio ossidato, che ha un forte sapore di pesce, viene facilmente rilevata. In seguito i partecipanti sono stati allenati a riconoscere e descrivere accuratamente diversi sapori: lime dolce piccante acido ossidato Dopo aver provato uno yogurt al lime e peperoncino, gli assaggiatori hanno dichiarato che il sapore di pesce è molto più pronunciato nel prodotto in cui è stato aggiunto l'1% di olio ossidato che in quelli contenenti olio di pesce fresco allo 0,43 o all'1%. Il consumatore dice sì allo yogurt Un secondo test ha coinvolto 100 consumatori attenti a una sana nutrizione, consapevoli dei benefici derivanti dal consumo di Omega-3: il 50% ha valutato in modo positivo lo yogurt al lime e peperoncino con olio di pesce; il 39% lo avrebbe volentieri consumato regolarmente; l'altra metà non ha amato lo yogurt o a causa del gusto o perché troppo poco dolce. Yogurt agli Omega-3: un nuovo mercato? La coordinatrice dei test Susan Duncan afferma che lo yogurt, associato ai benefici di probiotici, minerali, vitamine e proteine, può essere un eccellente mezzo per aumentare il consumo di Omega-3. I consumatori hanno accettato di buon grado l'aggiunta di quantità di olio di pesce sufficienti a garantire il corretto apporto giornaliero di Omega-3, pertanto la strada alla commercializzazione di questo prodotto è aperta.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Rognlien M, Duncan SE, O'Keefe SF, Eigel WN, “Consumer perception and sensory effect of oxidation in savory-flavored yogurt enriched with n-3 lipids”, J Dairy Sci. 2012 Apr;95(4):1690-8


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  • La frutta come fonte di Omega-3? Sì, ma...

    Anche la frutta fresca può essere una fonte di Omega-3: questi nutrienti si trovano fra i lipidi presenti nell'avocado, frutto tropicale ormai diffuso anche sulle nostre tavole. Tuttavia, le quantità di Omega-3 presenti in questo frutto sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle del pesce grasso, come il salmone. Non solo, i cibi di origine animale forniscono all'organismo EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), i 2 grassi di cui hanno bisogno le cellule: l'avocado invece contiene principalmente ALA (acido alfa-linolenico). Gli Omega-3 e l'importanza di una corretta alimentazione Gli Omega-3 sono considerati acidi grassi essenzialil'organismo non è in grado di sintetizzarli in piena autonomia, quindi deve introdurli con l'alimentazione. In particolare, le cellule hanno bisogno di EPA e DHA: l'EPA è responsabile soprattutto dei benefici cardiovascolari degli Omega-3; il DHA svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso. L'azione benefica di questi acidi grassi non si limita a questi due aspetti. Anni di ricerche hanno dimostrato le loro potenzialità contro l'infiammazione e il cancro. Tuttavia, l'organismo è in grado di produrre EPA e DHA solo a partire dall'ALA e quest'ultimo non può essere prodotto dalle cellule. Ma i problemi non finiscono qui: la capacità dell'organismo di convertire l'ALA in EPA e DHA è bassa. Per questo motivo il modo migliore per supplire a carenze di Omega-3 o per aumentare l'assunzione a scopo preventivo è scegliere cibi ricchi di EPA e DHA. Quale cibi scegliere? Le fonti alimentari di Omega-3 sono diverse: pesci grassi che vivono nelle acque fredde, come salmone, tonno, sgombro e halibut, contengono EPA e DHA; il krill, un crostaceo che vive nelle fredde acque artiche, contiene altresì buone quantità di acidi grassi; le fonti vegetali come noci e semi di lino sono in genere ricche di ALA. L'olio di semi di lino è una sostanza i cui benefici sono emersi nel corso di diversi studi. In realtà il pesce contiene anche una certa quantità di ALA. Ad esempio, 85 grammi di salmone atlantico forniscono all'organismo le seguenti quantità di acidi grassi: 126 milligrammi di ALA 733 milligrammi di EPA 938 milligrammi di DHA 85 grammi di avocado forniscono invece solo 94 milligrammi di ALA. Per questo motivo l'American Heart Association consiglia di aumentare i livelli di Omega-3 mangiando circa 2 porzioni da 100 grammi di pesce grasso alla settimana. In questo modo è possibile soddisfare in modo più semplice l'Acceptable Macronutrient Distribution Ranges (la quantità di un nutriente da assumere durante la giornata) per gli Omega-3, pari a 600-1.200 milligrammi al giorno. Un frutto ricco di grassi buoni L'avocado resta una buona fonte di grassi “buoni”, anche se non si tratta dell'alimento più ricco di Omega-3. Rispetto ad altri frutti contiene elevate quantità di lipidi. Una porzione da 85 grammi corrisponde a circa 12,5 grammi di grassi, di cui solo 1,8 grammi sono grassi saturi dannosi per la salute. 8,4 grammi corrispondono a grassi monoinsaturi, e purtroppo solo 94 milligrammi di ALA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Mangiare sano: alimenti ricchi di Omega-3 alla base del menu ideale

    Il menu ideale per mantenere l'organismo in salute abbonda di alimenti ricchi di Omega-3, la base del mangiare sano. A metterlo a punto sono stati i ricercatori dell'associazione indipendente britannica LFR, Leatherhead Food Research. Gli esperti della LFR identificano nei cibi ricchi di Omega-3 i cardini di un'alimentazione sana, appetitosa e nutriente. Un'alimentazione ricca di Omega-3 favorisce il benessere dell'organismo. In particolare agisce per: migliorare la salute dell'apparato cardiovascolare; migliorare la salute del sistema nervoso; regolare i processi infiammatori. Etichette sulle confezioni: quanto sono affidabili? Sulle confezioni degli alimenti spesso vengono indicati i benefici esercitati sulla salute dai nutrienti in essi contenuti: gli scienziati della Leatherhead hanno elaborato il “menu perfetto” analizzando 4.000 di questi "claim". Un'accurata selezione ha permesso di individuare solo 222 indicazioni nutrizionali realmente valide, scartando quelle prive di solidi riferimenti benefici per la salute. Tra i claim che hanno superato il test sono inclusi quelli relativi agli Omega-3. Queste molecole aiutano a mantenere cuore, arterie e altri organi in uno stato di buona salute grazie alla loro attività antinfiammatoria nonché alla capacità di controllare i livelli di grassi nel sangue. Omega-3: l'ingrediente principale del menu perfetto   Vediamo quali sono i cibi che dunque compongono il "pasto ideale": 2 portate su 3 sono costituite da alimenti ricchi di Omega-3. Antipasto: salmone fresco o affumicato. Il salmone è un pesce ricco di questi acidi grassi, da consumare almeno 2 volte a settimana per proteggere in modo efficace arterie, cuore e cervello. Può essere accompagnato da: 1 fetta di pane ai cereali, con fibre e folati preziosi per il sistema nervoso; un'insalata mista condita con un po' di olio extravergine d'oliva, che aiuta a controllare i livelli di colesterolo. Portata principale: pollo in casseruola con contorno di lenticchie e verdure miste, un concentrato di proteine per i muscoli e di acido pantotenico per aumentare le performance mentali. Chi è a dieta può sostituire questo piatto con un frullato di frutti di bosco misti, ricco di glucomannano utile per perdere peso. Dolce: budino allo yogurt decorato con caramello senza zucchero e noci, ideale per favorire la digestione e il transito intestinale. Non contiene zuccheri che potrebbero danneggiare i denti o alterare i livelli di glucosio nel sangue. Le noci, fonti vegetali di Omega-3, contribuiscono a mantenere i vasi sanguigni sufficientemente elastici. Gli esperti consigliano di mangiarne 30 grammi al giorno, corrispondenti a una manciata. Consigli per categorie specifiche Il menu contiene anche indicazioni per casi specifici o categorie particolari. Sportivi. Chi pratica sport può ad esempio preparare l'integratore ideale unendo ingredienti ad alto contenuto di biotina, calcio, zinco, cromo, rame, ferro, potassio, selenio e magnesio. Coloro che hanno problemi di sonno. Chi ha problemi a dormire bene può prepararsi una cioccolata calda, bevanda che concilia il buon sonno grazie alla presenza di melatonina. Coloro vogliono ridurre la formazione di gas intestinali. Chi vuole ridurre la formazione di gas intestinali può assumere dopo i pasti delle compresse di carbone vegetale attivo. Non solo salmone Il menu proposto è gustoso e al contempo nutriente. Possiamo sostituire il salmone con altri pesci fonte di Omega-3, come tonno, sgombro, alici. Le fonti vegetali sono invece meno abbondanti: ricordiamo l'olio di semi di lino.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • I polifenoli proteggono l'olio di semi di lino dall'irrancidimento

    I polifenoli, antiossidanti di origine naturale, aiutano a stabilizzare l'olio di semi di lino ricco di Omega-3. Mónica Rubilar e i suoi colleghi dell'Universidad de La Frontera di Temuco (Cile) lo hanno dimostrato in uno studio pubblicato sull'European Journal of Lipid Science and Technology. La scoperta potrebbe aiutare a risolvere il problema della conservazione di quest'olio, consentendo di addizionare di Omega-3 diversi prodotti alimentari senza timore che irrancidisca e senza dover aggiungere altri antiossidanti. Omega-3 sì, ma non ossidati L'olio di semi di lino è una delle principali fonti vegetali di acidi grassi Omega-3. Al suo interno sono infatti presenti abbondanti quantità di acido alfa-linolenico, una molecola che viene convertita dall'organismo umano nei 2 più importanti Omega-3: EPA (acido eicosapentaenoico) DHA (acido docosaesaenoico) Come tutte le fonti di acidi grassi insaturi, anche l'olio di lino tende ad irrancidire. L'ossidazione degli stessi grassi è alla base di questo processo, e compromette sia la qualità dell'olio sia quella dei prodotti alimentari a cui dovesse essere aggiunto. In termini pratici tutto ciò si traduce in un peggioramento di: sapore colore consistenza valore nutrizionale del cibo La microincapsulazione dell'olio è una delle possibili soluzioni per ritardare il più possibile l'irrancidimento. Il procedimento ostacola l'ossidazione degli acidi grassi insaturi tramite l'inserimento dell'olio all'interno di una sorta di guscio che lo protegge dagli agenti esterni. Rubilar e colleghi hanno cercato di ritardare ulteriormente l'irrancidimento aggiungendo all'olio un estratto vegetale ricco di polifenoli, molecole naturali note per il loro potere antiossidante. L'Ugni molinae, una piccola pianta di mirto che cresce spontaneamente sulle coste e sulle montagne preandine del sud del Cile, è stata scelta come fonte di polifenoli. I ricercatori lo hanno aggiunto a campioni di olio di lino già microincapsulato dopo aver accuratamente selezionato l'estratto di foglie di mirto più ricco di polifenoli. Lo stato di ossidazione degli acidi grassi insaturi , nonché degli altri lipidi presenti nell'olio a cui è stato aggiunto l'estratto, è stato poi confrontato con quello dell'olio semplicemente microincapsulato o a cui sono stati aggiunti antiossidanti commerciali. I polifenoli proteggono anche gli altri grassi L'analisi dei campioni ha dimostrato che la microincapsulazione riesce a inibire o quantomeno ritardare l'ossidazione degli acidi grassi insaturi. L'aggiunta dei polifenoli naturali ha tuttavia un effetto simile a quello degli antiossidanti di sintesi, e impedisce che anche gli altri grassi presenti nell'olio si deteriorino. Secondo i ricercatori questo doppio effetto dovrebbe aumentare la stabilità dell'olio di semi di lino, rendendo possibile la sua aggiunta anche a cibi liofilizzati, come i preparati istantanei. Una fonte alternativa di Omega-3 La scoperta apre una nuova strada all'utilizzo dell'olio di semi di lino in alternativa a quello di pesce, fonte di Omega-3 già utilizzata nell'industria alimentare. Il suo impiego potrebbe essere di particolare interesse per chi, essendo strettamente vegetariano o vegano, non consuma prodotti di origine animale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Rubilar M, Morales E, Sáez R, Acevedo F, Palma B, Villarroel M, Shene C, “ Polyphenolic fractions improve the oxidative stability of microencapsulated linseed oil”, Eur J Lipid Sci Technol, Article first published online: 12 MAR 2012, doi: 10.1002/ejlt.201100230


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  • Gli alimenti tipici della dieta mediterranea migliorano la qualità della vita

    Cibi ricchi di Omega-3 come il pesce e altri alimenti tipici della dieta mediterranea consentono di migliorare la qualità della vita su 2 livelli: fisico e mentale. È questo il risultato di uno studio dei ricercatori delle università spagnole di Las Palmas e di Navarra, pubblicato sull'European Journal of Clinical Nutrition1. La ricerca conferma i benefici della dieta mediterranea e sottolinea l'importanza dei suoi effetti sulla popolazione, la cui aspettativa di vita è in continuo aumento. Cibi che fanno bene: pesce, frutta e verdura I vantaggi di un'alimentazione basata sulla piramide della dieta mediterranea sono noti ormai da tempo. Diverse ricerche hanno dimostrato che questo regime alimentare consente di: promuovere la longevità; migliorare la fertilità; aumentare la qualità del sonno; proteggere la salute cardiovascolare. I principali alimenti della dieta mediterranea sono cereali, frutta, verdura, latticini e olio d'oliva. Altri fondamenti importanti: consumo limitato di prodotti ad alto contenuto di zuccheri; scelta di proteine animali provenienti da carne magra, uova e pesce. Il pesce assicura all'organismo un adeguato apporto di Omega-3, gli acidi grassi indispensabili alla nostra salute. I pesci più ricchi di Omega-3 sono salmone, trota, tonno, sgombro e alici. Dieta mediterranea, benessere fisico e salute mentale La nuova ricerca spagnola ha analizzato l'effetto della dieta mediterranea sulla qualità della vita di più di 11.000 studenti universitari: all'inizio dello studio i ricercatori hanno rilevato le abitudini alimentari dei partecipanti; 4 anni dopo hanno misurato la qualità della loro vita attraverso un'autovalutazione eseguita dagli stessi ragazzi. Il regime alimentare a base di verdure, legumi, frutta, cereali, noci e pesce è stato considerato in linea con la dieta mediterranea. Alimentazioni ricche di derivati della carne e di alcol sono state invece considerate lontane dai principi di questo modello nutrizionale. L'analisi dei dati raccolti ha svelato che i ragazzi che seguivano questi principi si sentivano meglio fisicamente e mentalmente. Il principale autore dello studio, Patricia Henríquez Sánchez, ha commentato i risultati ottenuti sottolineando come l'aumento delle aspettative di vita sia un fattore importante per migliorare la salute dei cittadini, soprattutto quelli dei paesi industrializzati. Omega-3: benefici per cuore e sistema nervoso Anni di studi hanno dimostrato benefici degli Omega-3 per la salute cardiovascolare e di quella del sistema nervoso. Questi acidi grassi svolgono altresì una funzione protettiva nei confronti dei sintomi della malattia di Alzheimer. Ricordiamo che gli Omega-3 possono essere introdotti in quantità ottimali con i seguenti alimenti: pesce grasso, come sgombro, salmone e tonno; crostacei; noci.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Henríquez Sánchez P, Ruano C, de Irala J, Ruiz-Canela M, Martínez-González MA, Sánchez-Villegas A, “Adherence to the Mediterranean diet and quality of life in the SUN Project”, Eur J Clin Nutr. 2012 Mar;66(3):360-8. doi: 10.1038/ejcn.2011.146. Epub 2011 Aug 17


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  • Contrastare l'obesità con gli Omega-3

    Gli Omega-3 potrebbero essere una nuova arma per contrastare l'obesità. Una serie di studi condotti sui roditori e sull'uomo suggerisce che questi acidi grassi contrastino l'accumulo di grasso e promuovano la perdita di peso se associati a una dieta ipocalorica o all'esercizio fisico. Gli esperti dell'University of South Australia di Adelaide (Australia) Jonathan Buckley e Peter Howe hanno riassunto gli indizi accumulati a tal proposito in un'analisi pubblicata dalla rivista Nutrients1. Ridurre i grassi sulla pancia Analizzando i dati di studi condotti sui roditori, gli scienziati hanno ipotizzato che aumentare l'assunzione di Omega-3 possa ridurre l'accumulo di peso. L'effetto osservato è associato a una diminuzione del grasso che si deposita a livello dell'addome, intorno agli organi interni. Gli studi condotti successivamente sull'uomo sembrano supportare questa ipotesi. Aumentare l'assunzione di Omega-3 di 0,3-3 grammi al giorno aiuterebbe a ridurre il peso e il grasso corporei negli individui in sovrappeso oppure obesi. Il consumo di questi acidi grassi rappresenta però una strategia efficace solo in abbinamento ad una dieta ipocalorica e all'attività fisica. Non solo: più i livelli di Omega-3 nel sangue sono elevati, minori sono l'indice di massa corporea, il girovita e la circonferenza dei fianchi. Gli studi condotti nei topi suggeriscono che gli effetti osservati possano non essere validi in caso di diabete: gli animali affetti da questa malattia non hanno tratto beneficio dall'aumento dell'assunzione di Omega-3. Più grassi “buoni”, meno grasso corporeo Nel corso delle ricerche è stato ipotizzato che promuovendo una riduzione dei trigliceridi in circolazione, l'aumento dei livelli di Omega-3, soprattutto di acido docosaesaenoico (DHA), porti a un minor accumulo di grasso nelle cellule. Ciò farebbe diminuire le dimensioni delle cellule di grasso. Altri studi sono scesi più nel dettaglio dell'azione degli Omega-3 a livelli delle cellule. E' stato scoperto che i benefici osservati sono associati alla modificazione dell'espressione di alcuni geni che favoriscono l'ossidazione dei grassi nei seguenti organi, tessuti e apparati: tessuto adiposo fegato cuore intestino muscoli scheletrici Accanto a questo effetto, un altro beneficio degli Omega-3 sembra essere la promozione dell'aumento della massa magra. Una delle ipotesi formulate è che assumere di 1,9-5 grammi al giorno di Omega-3 aumenti la vasodilatazione, ovvero il flusso del sangue nei muscoli durante l'esercizio. Di conseguenza i muscoli utilizzerebbero più nutrienti, rendendoli meno disponibili per la produzione del grasso e il suo accumulo nel tessuto adiposo. Gli Omega-3 riducono il senso di fame? I prodotti dimagranti disponibili sul mercato promettono un'azione basata sulla riduzione dell'appetito. Buckley e Howe nelle loro analisi spiegano che l'assunzione di Omega-3 non porta a mangiare di meno, e che negli studi che non prevedevano una dieta ipocalorica gli individui che hanno assunto Omega-3 introducevano le stesse calorie rispetto agli altri. Alcuni studi suggeriscono anche che una dose maggiore di Omega-3 riduca la sensazione di fame al termine dei pasti. Solo nuove ricerche permetteranno di fare luce su questo aspetto. Perché ancora dubbi? Buckley e Howe hanno spiegato che tutti gli effetti osservati non sono eclatanti e che i risultati degli studi condotti fino ad oggi non possono essere considerati definitivi. In particolare, sarà necessario confermare le ipotesi formulate sulla base di queste ricerche aumentando la durata delle ricerche, in modo da verificare se l'assunzione di Omega-3 sia davvero utile per perdere chili in caso di sovrappeso o obesità. Tutto ciò non sembra poter prescindere dall'attività fisica e da un'alimentazione salutare, da sempre indicati come i due principi cardine per mantenere la linea o recuperare la forma già persa. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte 1. Buckley JD, Howe PR, “Long-chain omega-3 polyunsaturated fatty acids may be beneficial for reducing obesity-a review”, Nutrients. 2010 Dec;2(12):1212-30. Epub 2010 Dec 9


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  • Come gli Omega-3 riducono l'infiammazione del tessuto adiposo associata all'obesità

    Gli Omega-3 contrastano l'infiammazione del tessuto adiposo causata dall'obesità. Lo dimostra uno studio dell'University of Manitoba di Winnipeg (Canada), i cui ricercatori hanno valutato l'effetto dell'assunzione di olio di semi di lino sulle cellule di grasso dei ratti. I semi di lino sono ricchi di Omega-3 ALA, acido alfa-linolenico. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Cytokine1. Obesità e infiammazione L'obesità non è solo un problema estetico. Le conseguenze dell'eccessivo accumulo di grasso riguardano infatti anche organi indispensabili per la vita, soprattutto quelli dell'apparato cardiovascolare. Obesità e sovrappeso sono associati ai seguenti fattori: pressione alta malattie cardiache diabete Queste condizioni possono altresì portare allo sviluppo di diverse patologie nonché vari stati di malessere fisico: difficoltà respiratorie; problemi alle ossa e alle articolazioni; disfunzioni del fegato; maggiore sensibilità alle infezioni; aumento del rischio di tumori, soprattutto nelle donne, dove i chili di troppo aumentano la probabilità di sviluppare il cancro al seno e quello all'ovaio. Più in generale, l'obesità altera il metabolismo. Il sistema immunitario contribuisce a questo fenomeno: le cellule infatti possono migrare nel tessuto adiposo, dove promuovono l'infiammazione. In questa situazione anche le cellule del tessuto adiposo smettono di funzionare correttamente, aumentando di dimensioni e variando la quantità e il tipo di molecole prodotte. Perché gli Omega-3 possono essere utili? Diversi studi hanno dimostrato che gli Omega-3 riescono a contrastare efficacemente l'infiammazione. Il salmone e lo sgombro (e il pesce grasso in generale) nonché prodotti vegetali come i semi di lino sono ricchi di questi acidi grassi. La maggior parte delle ricerche si è concentrata sui benefici dell'assunzione dei 2 principali Omega-3 di origine marina: EPA (acido eicosapentaenoico) DHA (acido docosaesaenoico) Gli autori di questo studio hanno invece analizzato le potenzialità dell'ALA, l'Omega-3 tipico del mondo vegetale. Anche l'olio di semi di lino combatte l'infiammazione La ricerca ha dimostrato che arricchire l'alimentazione di ratti obesi con olio di semi di lino, un supplemento ricco di ALA, riduce la dimensione delle cellule di grasso e i livelli di diverse molecole associate all'infiammazione. Dopo 8 settimane di assunzione continuativa di ALA, gli adipociti dei ratti erano più piccoli del 17% rispetto a quelli di animali obesi che non avevano ricevuto Omega-3: i livelli di MCP-1, una molecola che “attira” alcune cellule del sistema immunitario, erano 5 volte più bassi nel tessuto adiposo; i livelli di IL-10, un'altra sostanza associata all'infiammazione, era ridotta del 72%. Il risultato più eclatante riguarda però TNF-alfa, molecola cruciale nei processi infiammatori. Nel tessuto adiposo dei ratti che avevano ricevuto ALA, i suoi livelli erano dell'80% più bassi rispetto agli altri topi e simili a quelli degli animali non obesi. Infine, le concentrazioni di IL-10 e TNF-alfa, altre 2 molecole associate all'infiammazione, erano ridotte del 72 e dell'80%. Questa capacità di migliorare il funzionamento degli adipociti suggerisce che l'assunzione di olio di semi di lino potrebbe migliorare la salute degli individui obesi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Baranowski M, Enns J, Blewett H, Yakandawala U, Zahradka P, Taylor CG, “Dietary flaxseed oil reduces adipocyte size, adipose monocyte chemoattractant protein-1 levels and T-cell infiltration in obese, insulin-resistant rats”, Cytokine. 2012 May 14.


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  • Omega-3 da lievito: EPA è sicuro ed efficace come l'olio di pesce

    L'acido eicosapentaenoico (EPA) prodotto modificando geneticamente il lievito è sicuro ed efficace come gli Omega-3 presenti nell'olio di pesce. Uno studio pubblicato sulla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology ha infatti dimostrato che l'olio di EPA ottenuto da questo lievito ingegnerizzato non ha nessun effetto collaterale e ha un'azione paragonabile a quella degli integratori di uso comune. Fonti di Omega-3: quale scegliere? I pesci grassi, come il tonno, sgombro, salmone e aringhe, rappresentano la principale fonte di Omega-3. Al loro interno sono presenti elevate quantità di EPA e di acido docosaesaenoico (DHA), l'altro acido grasso “amico” della salute. Il primo approccio per aumentare l'assunzione di questi nutrienti è introdurre nell'alimentazione maggiori quantità di pesce. Esistono tuttavia altre possibili soluzioni: integratori Omega-3 a base di olio di pesce, anch'esso ricco di EPA e DHA; integratori Omega-3 a base di olio di krill, piccoli gamberetti che contengono elevate quantità di acidi grassi. Il DHA è presente anche in integratori ottenuti a partire dalle microalghe. L'acido alfa-linolenico (ALA), Omega-3 di origine vegetale, è abbondante nell'olio e nei semi di lino. Nonostante questa ampia scelta, le ricerche mirate ad ottenere nuovi prodotti alimentari che aiutino ad aumentare l'assunzione di Omega-3 non si fermano, tanto da arrivare a generare piante geneticamente modificate arricchite di questi nutrienti. I lieviti, nuove fabbriche di Omega-3 Una delle ultime opportunità è offerta dai lieviti. Un gruppo di ricercatori guidati da Susan MacKenzie della DuPont, una delle più note aziende chimiche, ha ingegnerizzato un ceppo di  Yarrowia lipolytica per produrre un olio ricco di EPA. Per testare la sicurezza del prodotto i ricercatori lo hanno somministrato a dei ratti, confrontando i suoi effetti con quelli dell'olio di pesce. Gli animali hanno assunto quotidianamente, per 90 giorni consecutivi, quantità di questo olio corrispondenti a  98, 488, o 976 milligrammi di EPA per ogni chilogrammo di peso corporeo. Da un lato, la dose più bassa di Omega-3 non è risultata efficace, dall'altro, le altre dosi hanno mostrato gli stessi benefici derivanti dall'assunzione di olio di pesce. I ricercatori hanno, infatti, osservato una riduzione dei livelli di colesterolo totale e di colesterolo “cattivo”. Non solo, l'EPA ottenuto dal lievito non ha prodotto nessun effetto collaterale significativo, nemmeno alla dose più elevata. Infatti, anche se all'inizio dell'esperimento assumere la quantità più elevata fra quelle testate ha causato una diminuzione del colesterolo “buono”, questo effetto è scomparso nei giorni successivi. Stessa sicurezza per lieviti e olio di pesce In base ai risultati ottenuti gli autori dello studio hanno concluso che l'EPA prodotto dal lievito ingegnerizzato è sicuro ed efficace come quello contenuto nell'olio di pesce.


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  • Per il fegato l'olio di pesce è diverso dall'olio di krill

    Gli Omega-3 dell'olio di pesce e nell'olio di krill regolano in modo diverso i geni del fegato. Sono questi i risultati di una ricerca condotta sui topi di cui ha dato notizia la rivista Frontiers in Genetics. I dati raccolti non sono però riusciti a dimostrare che l'olio di krill abbia gli stessi effetti dell'olio di pesce sulle concentrazione dei grassi nel sangue. Le fonti di Omega-3 I benefici degli Omega-3 per il nostro organismo sono ben noti: protezione dell'apparato cardiovascolare; azione antinfiammatoria; regolazione dei livelli di glucosio e dei grassi nel sangue. L'organismo umano non è tuttavia in grado di produrli da sé. Per questo motivo è necessario introdurre questi nutrienti attraverso l'alimentazione. Le fonti Omega-3 principali sono i pesci grassi: salmone sgombro tonno Aumentando il consumo di questi alimenti è possibile garantire all'organismo i livelli adeguati dei due Omega-3 necessari alle cellule: l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA). Altre possibili fonti sono elementi di origine vegetale, come le noci e i semi di lino, che però, contengono acido alfa-linolenico (ALA), un precursore di EPA e DHA. Esistono altresì integratori alimentari che aiutano a soddisfare il fabbisogno di questi preziosi nutrienti. I più noti contengono olio di pesce, ma esistono anche integratori il cui ingrediente principale è l'olio di krill, ottenuto da piccoli gamberetti che contengono elevate quantità di EPA e DHA. Olio di pesce e olio di krill: le differenze La maggior parte degli studi sull'efficacia di questi supplementi riguarda l'olio di pesce, ma un numero sempre maggiore di ricerche stanno valutando anche i benefici associati all'assunzione dell'olio di krill. L'analisi pubblicata su Frontiers of Genetics si è concentrata sull'effetto dell'assunzione di olio di pesce o di krill sull'espressione dei geni nel fegato. Gli autori dello studio hanno alimentato dei topi con mangime contenente l'uno o l'altro tipo di supplemento. E' stato scoperto che gli Omega-3 contenuti nell'olio di krill riducono l'attività di geni coinvolti nella produzione di glucosio, di grassi e di colesterolo da parte del fegato. I dati raccolti suggeriscono inoltre che questo supplemento aumenti l'attività dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. L'olio di pesce regola invece l'espressione di questi geni in modo diverso. La differenza più significativa riguarda i fattori che partecipano alla sintesi del colesterolo, che in questo caso vengono indotti dall'assunzione del supplemento. Nonostante queste differenze, né l'olio di pesce né quello di krill hanno modificato i livelli di grassi, di glucosio o di insulina nel sangue dei topi coinvolti nell'esperimento. Differenze significative? Secondo i ricercatori, il mancato effetto sulle concentrazioni di grassi e zuccheri nel sangue potrebbe essere dovuto al fatto che i topi utilizzati negli esperimenti erano giovani e sono stati alimentati con una dieta a basso contenuto di grassi. La ricerca non chiarisce, quindi, se l'olio di krill ha gli stessi effetti già dimostrati per l'olio di pesce. Saranno necessari ulteriori studi, condotti su animali affetti da disturbi metabolici o alimentati con una dieta ricca di grassi, per gettare luce su questo aspetto.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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