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Alimentazione

Alimentazione: il cibo benefico pieno di omega 3

Mangiare sano è un giusto proposito da portare sempre avanti. Scopri come gli Omega-3 aiutano l'organismo a mantenersi sano con una corretta alimentazione.

  • Obesità: Omega-3 aiutano a perdere peso?

    Gli Omega-3 possono aiutare a ridurre la massa grassa e perdere peso in chi soffre di obesità, ma l'effetto è limitato solo alle prime fasi di una dieta molto rigida. Sono queste le conclusioni a cui sono giunti gli esperti del Nutraceuticals Research Group dell'Università di Newcastle (Australia), al termine di uno studio pubblicato sul British Journal of Nutrition. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Semi e olio di chia per uova con più Omega-3

    Arricchire l'alimentazione delle galline con semi o olio di chia (Salvia hispanica) permette di ottenere uova con maggiori quantità di Omega-3. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori guidato da Alejandra Antruejo dell'Universidad Nacional de Rosario di Casilda (Argentina). In uno studio pubblicato dalla rivista British Poultry Science, Antruejo e colleghi hanno scoperto che le fonti di Omega-3 assunte dalle galline vengono processate in modo diverso. Utilizzare i semi di chia può aumentare più del 60% la quantità di questi acidi grassi accumulati nelle uova rispetto a quanto fatto dai semi di lino. Alimentazione sana ed equilibrata: l'amica della salute Un'alimentazione ricca di grassi, soprattutto se appartenenti al gruppo dei cosiddetti grassi saturi, aumenta la probabilità di sviluppare alcune malattie cardiovascolari. Esistono però anche dei grassi “amici” della salute. Si tratta degli Omega-3, nutrienti di cui sono ricchi il pesce grasso e alcuni vegetali, come i semi di lino e le noci. Una dieta in cui l'apporto di queste molecole è superiore rispetto a quello di altri acidi grassi, gli Omega-6, aiuta a diminuire proprio il rischio cardiovascolare. Il regime alimentare tipico dei paesi occidentali è però caratterizzato da un rapporto tra Omega-6 e Omega-3 sbilanciato a favore dei primi. Per aumentare la quantità di grassi “amici” introdotti con l'alimentazione è possibile arricchire la propria dieta di cibi che ne contengano dosi elevate. Oltre ai già citati pesci grassi e prodotti vegetali, il mercato offre la possibilità di acquistare diversi alimenti arricchiti di Omega-3. Fra questi ci sono le uova deposte da galline che vengono alimentate con mangimi arricchiti di questi acidi grassi. Un mangime non vale l'altro Il gruppo di ricercatori guidati da Antruejo ha voluto valutare se la quantità di Omega-3 presenti all'interno di queste uova fosse diversa a seconda della fonte di acidi grassi aggiunta al mangime delle galline. In uno studio che è durato circa 84 giorni, gli studiosi argentini hanno alimentato gli animali con semi e olio di lino e di chia, una pianta appartenente alla famiglia della menta conosciuta anche con il nome di salba. Ne è emerso che tutte queste fonti di Omega-3 permettono di aumentare i livelli di questi nutrienti presenti nel tuorlo. Tuttavia, l'olio e i semi di chia sono delle fonti migliori rispetto a quelli di lino. Già dopo i primi 56 giorni di sperimentazione, le galline alimentate con l'olio e i semi di questa pianta producevano uova contenenti, in ogni grammo di tuorlo, il 54,5 e il 63,5% in più di Omega-3 di quelle che stavano ricevendo olio o semi di lino. Dopo 84 giorni le differenze riscontrate erano invece del 13,4 e del 66,2%. Una nuova fonte di Omega-3 Secondo gli autori questa ricerca dimostra che le galline utilizzano con un'efficienza diversa le differenti fonti di Omega-3. Ciò, spiegano i ricercatori, suggerisce che la chia potrebbe diventare una fonte importante di Omega-3 da utilizzare per produrre cibi arricchiti con maggiori quantità di questi preziosi nutrienti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Soia arricchita di acido stearidonico è fonte alternativa di Omega-3

    La soia arricchita di acido stearidonico potrebbe presto diventare una fonte alternativa di acidi grassi Omega-3. Così vorrebbe la Monsanto, multinazionale da anni impegnata nella ricerca sulle piante geneticamente modificate, che ha messo a punto una varietà di soia in grado di accumulare questa molecola. L'olio di soia ad alto contenuto di acido stearidonico potrebbe essere utilizzato per arricchire di Omega-3 (senza alterazioni di sapore) vari alimenti: prodotti da forno cereali per la prima colazione formaggi L'acido stearidonico Gli effetti benefici degli Omega-3 hanno reso sempre più popolari questi nutrienti, la cui fonte principale sono i pesci grassi come il tonno, il salmone e l'halibut. Il pesce contiene 2 tipi di Omega-3: l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), che possono essere facilmente utilizzati dall'organismo umano. Altri alimenti di origine vegetale sono invece più ricchi di un altro Omega-3: l'acido alfa-linolenico (ALA). Per poter essere utilizzata questa molecola, una volta introdotta con la dieta, deve essere convertita dall'organismo in EPA e DHA. Purtroppo questo processo di conversione non è molto efficiente e permette solo al 10% dell'ALA di essere trasformato in EPA. L'organismo converte l'acido stearidonico (SDA) in EPA più facilmente di quanto non faccia con l'ALA. La soia prodotta dalla Monsanto è in grado di convertire l'ALA in essa contenuto in SDA, rendendo gli Omega-3 più facilmente utilizzabili da parte dell'organismo umano. Soia ottenuta con l'ingegneria genetica I ricercatori hanno ottenuto questa varietà di soia introducendo nel genoma della pianta 2 geni provenienti, rispettivamente, da un'altra pianta (Primula juliae) e da una muffa (Neurospora crassa). L'unico effetto di questi inserimenti, spiegano gli scienziati, è quello di permettere la conversione dell'ALA in SDA e, di conseguenza, di rendere l'olio di soia una sorta di precursore dell'olio di pesce. Ora l'obiettivo di Monsanto è quello di arricchire diversi prodotti alimentari con la sua soia, in modo da fornire al consumatore 375 milligrammi di SDA per ogni porzione. Olio di pesce: soia arricchita di SDA come alternativa Secondo i ricercatori, la soia arricchita di SDA potrebbe rappresentare una valida alternativa all'olio di pesce per chi non ne ama il sapore. Avere un'altra possibile fonte da cui ricavare Omega-3 potrebbe altresì aiutare a ridurre i rischi associati a una pesca incontrollata. Tuttavia, le quantità di SDA da assumere per raggiungere un adeguato apporto di EPA sarebbero 4-5 volte superiori rispetto a quelle necessarie introducendo direttamente l'EPA contenuto nel pesce o nell'olio di pesce. Già nel 2011 alcune aziende si sono mostrate interessate a commercializzare cibi arricchiti con SDA. All'epoca l'obiettivo era quello di iniziare a venderli già nel 2012. Non resta che aspettare altre novità.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Omega-3, poche differenze tra i livelli di vegetariani e vegani

    I livelli di Omega-3 presenti nei consumatori di pesce, nei vegetariani e nei vegani sono simili fra loro. Lo ha svelato uno studio coordinato dall'University of East Anglia (Norwich, Regno Unito), in cui Alisa Welch e colleghi hanno analizzato l'ipotesi che escludere il pesce dalla propria alimentazione corrispondesse a ridurre la presenza di queste preziose molecole nell'organismo. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition. Le fonti di Omega-3 Gli acidi grassi Omega-3 sono presenti in diversi alimenti di origine animale e vegetale, ma la fonte principale di questi nutrienti sono i pesci grassi. I pesci contengono livelli elevati sia di EPA (acido eicosapentaenoico), sia di DHA (acido docosaesaenoico), gli Omega-3 attivi all'interno dell'organismo. Gli alimenti di origine vegetale (come le noci e i semi di lino) sono invece una fonte migliore di ALA (acido alfa-linolenico). Quest'ultimo è un precursore di EPA e DHA. Una volta introdotto con l'alimentazione, l'organismo deve convertirlo in questi 2 acidi grassi per poter beneficiare dell'azione degli Omega-3. Per questo motivo, Welch e colleghi hanno deciso di analizzare se la scelta di bandire il pesce dalla propria dieta (come fa chi è vegetariano o vegano) potesse ridurre la presenza di EPA e DHA nell'organismo. Lo studio La ricerca ha coinvolto 14.422 individui appartenenti al gruppo di studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition)-Norfolk. Gli autori hanno analizzato i dati relativi alle abitudini alimentari dei partecipanti, raccolti attraverso un diario settimanale, per analizzare l'esistenza di un'eventuale correlazione tra regime dietetico e livelli di Omega-3 presenti nel circolo sanguigno. Inoltre sono state misurate le concentrazioni di EPA e DHA nel plasma sanguigno. Grazie a queste informazioni è stato possibile calcolare anche il tasso di conversione dell'ALA negli altri 2 Omega-3. I risultati Le analisi hanno dimostrato che per chi non mangia pesce, ma include altri cibi di origine animale della propria dieta, la fonte principale di Omega-3 è la carne. I vegetariani invece ottengono questi nutrienti dai grassi spalmabili (ad esempio il burro o la margarina), dalle zuppe e dalle salse. La quantità totale di Omega-3 introdotti da chi non mangia pesce è risultata variabile tra il 57 e l'80% di quella tipica di chi invece lo consuma. Tuttavia, le differenze osservate nelle concentrazioni plasmatiche sono risultate decisamente più contenute. Non solo, il tasso di conversione dell'ALA in EPA e DHA è risultato maggiore in chi non mangia pesce e nelle donne. Un tasso di conversione inatteso In base a questi risultati i ricercatori hanno concluso che il regime alimentare non influenza fortemente i livelli di Omega-3 presenti nell'organismo. L'ipotesi formulata dagli autori è che ciò sia reso possibile dal fatto che in chi non mangia pesce il tasso di conversione dell'ALA in EPA e DHA è più elevato di quanto non lo sia in chi lo mangia.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Vegani e vegetariani

  • Malattie cardiovascolari: la prevenzione passa dai formaggi arricchiti di Omega-3

    Latte e formaggi possono aiutare a prevenire le malattie cardiovascolari se vengono arricchiti di Omega-3, introducendo lino estruso nell'alimentazione dei bovini. Ad affermarlo sono gli esperti che si sono riuniti al Parco scientifico tecnologico Vega di Marghera in occasione del convegno “Latte, nuovo nutrimento” dello scorso 29 febbraio. Le ricerche che hanno portato a questa conclusione sono frutto della collaborazione tra Università di Padova, Veneto Agricoltura e Latteria di Soligo. Malattie cardiovascolari: Omega-3 per promuovere la buona salute Un'alimentazione varia ed equilibrata è una delle strategie migliori per mantenere in salute l'organismo. Alcuni nutrienti hanno, inoltre, delle proprietà benefiche che promuovono uno stato di buona salute. E' questo il caso degli Omega-3, i cui benefici per cuore e vasi sono stati dimostrati da anni di ricerche nel settore. Infatti, chi consuma elevate quantità di questi acidi grassi corre un minor rischio di incorrere in malattie del cuore. Gli Omega-3 prevengono inoltre i danni al cuore causati dall'infarto e riducono la mortalità associata a questo evento. Le fonti di Omega-3 Le sorgenti principali di questi preziosi nutrienti sono i pesci grassi di origine marina: sgombro salmone halibut aringhe Anche alcuni prodotti di origine vegetale, come i semi di lino e le noci, possono essere delle buone fonti di Omega-3. Esiste poi tutta una serie di integratori alimentari e di cibi arricchiti che può essere utile per aumentare l'apporto giornaliero di questi acidi grassi. Secondo le ricerche presentate durante questo convegno, un'alternativa valida per produrre alimenti ricchi di Omega-3 consiste nell'introdurre nella dieta dei bovini da latte lino estruso, un prodotto ricco di questi nutrienti. Omega-3 dal latte al formaggio I ricercatori dell'Università di Padova hanno analizzato se gli Omega-3 assunti giornalmente dalle vacche alimentate con lino estruso fossero trasmessi anche ai formaggi prodotti con il loro latte. Il lino estruso è stato scelto perché contiene livelli di questi nutrienti molto superiori rispetto a quelli di Omega-6, un gruppo di acidi grassi abbondante nelle diete occidentali che non presenta però gli stessi benefici degli Omega-3. Lucia Bailoni, del dipartimento di biomedicina comparata e alimentazione dell'Università di Padova, ha piegato che il suo utilizzo ha permesso un aumento significativo dei livelli di Omega-3. In alcuni formaggi stagionati prodotti con il latte di queste vacche è stato possibile raggiungere la soglia stabilita dall'Unione europea, pari a 0,3 grammi di Omega-3 per 100 grammi di prodotto alimentare. Formaggi con Omega-3 per prevenire le malattie cardiovascolari Secondo Bailoni, quello descritto nel corso del convegno è il primo studio ad analizzare dal punto di vista scientifico la trasmissione degli Omega-3 dal latte ai formaggi. L'approccio di arricchimento utilizzato dagli autori della ricerca è diverso da quello tradizionale, che prevede l'aggiunta nel latte di olio di pesce contenente elevate quantità di Omega-3. Tuttavia, le analisi condotte hanno permesso di concludere che anche questa nuova metodica è efficace e permette di ottenere un prodotto alimentare utile per la prevenzione cardiovascolare.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/alimentazione/2012/02/29/visualizza_new.html_106106234.html


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  • Flavonoidi per aumentare Omega-3 nel sangue

    L'introduzione di flavonoidi nell'alimentazione aumenta i livelli plasmatici di acidi grassi Omega-3. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sul Journal of Nutrition, in cui i ricercatori della Facoltà di Medicina dell'Université Joseph Fourier di Grenoble (Francia) hanno confermato e chiarito i dati ottenuti in precedenti studi sugli effetti benefici di questi nutrienti. Secondo i risultati ottenuti in questa ricerca, l'effetto sui livelli plasmatici degli Omega-3 è osservabile sia se l'alimentazione viene arricchita di questi acidi grassi, sia se viene seguita una dieta povera di Omega-3. Flavonoidi: cosa sono I benefici associati al consumo di frutta e verdura dipendono anche dalla presenza, al loro interno, dei cosiddetti flavonoidi. I flavonoidi, a volte indicati con il termine generale di “vitamina P”, sono composti chimici prodotti naturalmente dalle piante. La loro elevata attività antiossidante permette di contrastare il danno associato alla presenza dei radicali liberi e li rende dei preziosi alleati della salute. La presenza dei flavonoidi apporta diversi benefici per l'organismo, determinando il buon funzionamento di fegatosistema immunitario e vasi capillari. L'attività antiossidante di queste molecole è stata associata anche alla prevenzione di diverse patologie: malattie alla cui base ci sono processi infiammatori; malattie cardiovascolari; alcuni tipi di tumori. Flavonoidi e Omega-3 Alcuni studi hanno suggerito che i flavonoidi contenuti nel vino potrebbero influenzare la capacità dell'organismo di utilizzare gli Omega-3. Questa interazione causerebbe un aumento dei livelli di questi acidi grassi sia nel sangue sia nelle cellule. Per verificare la validità di questa ipotesi, i ricercatori francesi hanno valutato l'effetto dell'assunzione di flavonoidi sui livelli plasmatici dei 2 principali Omega-3 di origine alimentare: l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico). Lo studio La ricerca ha previsto 3 diversi esperimenti, tutti condotti sui ratti. In un primo caso gli animali sono stati alimentati per 8 settimane con una dieta ricca o priva di antocianine, una classe specifica di flavonoidi, ottenute dal mais. Durante l'intero periodo tutti gli animali hanno ricevuto una quantità costante di Omega-3. L'analisi dei livelli di EPA e DHA presenti nel sangue ha dimostrato che le quantità di entrambi questi Omega-3 erano superiori nel plasma dei ratti alimentati con il mangime arricchito di flavonoidi. Risultati simili sono stati ottenuti anche nei 2 esperimenti successivi. In un caso i ricercatori hanno somministrato agli animali una dieta ricca o povera di flavonoidi insieme a olio di palma, un alimento povero di Omega-3. Nell'ultimo esperimento, i ratti hanno ricevuto 60 milligrammi al giorno di olio di pesce, per un totale di 35 milligrammi di DHA e 12 milligrammi di EPA quotidiani. In entrambi gli esperimenti è stato dimostrato che i livelli plasmatici di EPA e DHA erano significativamente maggiori fra gli animali la cui dieta di base era ricca di flavonoidi Più flavonoidi per aumentare gli Omega-3 Secondo gli autori dello studio, questi risultati dimostrano che il consumo di flavonoidi aumenta la presenza di Omega-3 nel sangue.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Toufektsian MC, Salen P, Laporte F, Tonelli C, de Lorgeril M, “Dietary flavonoids increase plasma very long-chain (n-3) fatty acids in rats”, J Nutr. 2011 Jan;141(1):37-41. Epub 2010 Nov 10


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  • Omega-3 contro il sovrappeso: basse dosi di olio di pesce efficaci a breve termine

    L'assunzione di basse dosi degli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce esercita già a breve termine un effetto antinfiammatorio che protegge la salute cardiovascolare degli individui in sovrappeso. E' questa la conclusione cui sono giunti i ricercatori dell'Aarhus University Hospital di Aalborg (Danimarca), al termine di uno studio mirato all'analisi degli effetti più precoci dell'integrazione dell'alimentazione con piccole quantità di questi acidi grassi. La notizia, apparsa sulle pagine della rivista Nutrition Research, aggiunge un nuovo tassello al mosaico dei benefici degli Omega-3 per chi soffre di sovrappeso. Sovrappeso, infiammazione e disturbi cardiaci Obesità e sovrappeso sono associati a un aumento del rischio di disturbi cardiovascolari, malattie in cui l'infiammazione gioca un ruolo fondamentale. D'altra parte gli Omega-3, acidi grassi polinsaturi di cui è particolarmente ricco l'olio di pesce, possono esercitare sia un effetto cardioprotettivo sia un'azione antinfiammatoria. Infatti questi nutrienti inibiscono la produzione degli eicosanoidi, molecole la cui presenza è indice di un'infiammazione in corso. Omega-3 per un'azione rapida contro l'infiammazione I ricercatori danesi hanno analizzato gli effetti antinfiammatori a breve termine di basse dosi di questi acidi grassi in 50 individui in sovrappeso. I partecipanti sono stati suddivisi casualmente in 2 gruppi: uno ha assunto quotidianamente 2 capsule contenenti 2 grammi di olio di pesce, (circa 1,1 grammi di Omega-3 di origine marina); l'altro ha assunto capsule contenenti 2 grammi di olio di oliva, un alimento ricco di acido oleico. Gli scienziati hanno raccolto campioni di sangue e del tessuto adiposo di ciascun partecipante, sia prima dell'inizio dell'assunzione delle capsule sia dopo 1 giorno, in modo da poter studiare l'effetto acuto dell'integrazione dell'alimentazione con gli Omega-3. Per valutare l'effetto a breve termine dell'assunzione di questi nutrienti, sangue e tessuto adiposo sono stati raccolti anche dopo 6 settimane di trattamento. Mentre dopo 1 solo giorno dall'inizio dell'assunzione non è stato possibile riscontrare nessun beneficio, dopo 6 settimane di supplementazione con Omega-3 i ricercatori hanno osservato un aumento significativo delle quantità di questi acidi grassi nel tessuto adiposo nonché in alcune cellule del sistema immunitario, i granulociti. Rispetto a chi aveva assunto olio di oliva, i pazienti trattati per 6 settimane con Omega-3 erano caratterizzati anche da un aumento dei livelli di adiponectina, un ormone la cui produzione si riduce in chi soffre di obesità. Viceversa, la quantità di interleuchina-6, molecola prodotta dal sistema immunitario nella fase acuta della risposta infiammatoria, è risultata tanto più bassa quanto più elevato era il contenuto di Omega-3 del tessuto adiposo e dei granulociti prima dell'inizio del trattamento. Un effetto lieve, ma significativo Gli autori dello studio hanno precisato che questi risultati non indicano un effetto antinfiammatorio globale dell'olio di pesce a breve termine. Tuttavia, i dati raccolti indicano che l'assunzione di basse dosi di Omega-3 per un breve periodo esercita un'azione benefica sulla salute dei pazienti in sovrappeso aumentando in modo significativo i livelli di adiponectina. Secondo i ricercatori ulteriori studi permetteranno di stabilire le dosi ottimali degli acidi grassi contenuti nell'olio di pesce per gli individui in sovrappeso.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Gammelmark A, Madsen T, Varming K, Lundbye-Christensen S, Schmidt EB, “Low-dose fish oil supplementation increases serum adiponectin without affecting inflammatory markers in overweight subjects”, Nutr Res. 2012 Jan;32(1):15-23


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  • Olio di pesce: i metodi di estrazione influenzano la qualità degli Omega-3

    La qualità dell'olio di pesce ricco di Omega-3 può essere migliorata utilizzando nei processi di estrazione la cosiddetta anidride carbonica supercritica. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dal Journal of Food Engineering, frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori guidati da Sagrario Beltrán dell'Università di Burgos (Spagna). Secondo gli scienziati spagnoli, il metodo di estrazione con fluidi supercritici (FSE) permette di rimuovere i metalli pesanti che possono contaminare il materiale di partenza. La FSE riduce altresì l'ossidazione degli Omega-3 durante il processo di produzione dell'olio di pesce. Prove generali per Omega-3 migliori Beltrán e colleghi hanno confrontato l'estrazione con fluidi supercritici, ovvero in uno stadio intermedio tra quello gassoso e quello liquido, con i metodi tradizionalmente utilizzati. I ricercatori hanno utilizzato l'anidride carbonica supercritica, un fluido che richiede l'uso di un'atmosfera non ossidante e temperature moderate, condizioni che prevengono l'ossidazione degli acidi grassi Omega-3. Le tecniche con cui è stato fatto il confronto sono 3: estrazione a freddo estrazione per via umida estrazione enzimatica Come materiale di partenza sono stati utilizzati quattro diversi prodotti collaterali della lavorazione del pesce. Ciascuno di questi è stato caratterizzato in quanto a contenuto di acqua, di proteine e di grassi e per la quantità di metalli presenti in tracce. In seguito all'estrazione, l'olio di pesce è stato analizzato per determinarne le caratteristiche chimiche e organolettiche. Olio di pesce di qualità migliore In base ai dati raccolti i ricercatori hanno concluso che un'estrazione con fluidi supercritici in condizioni moderate, corrispondenti a una pressione di 25 MegaPascal e una temperatura di 40°C, permette di ridurre l'ossidazione dell'olio di pesce. Questa tecnica è particolarmente vantaggiosa se il materiale di partenza è costituito da scarti di pesce a basso contenuto di grassi e liofilizzati. Inoltre, nel caso in cui si parta da scarti di nasello o da fegato di calamari giganti, la SFE è l'unico metodo che permetta di ottenere quantità significative di olio. Infine, l'uso dell'anidride carbonica supercritica permette di limitare l'estrazione di alcuni inquinanti, come alcune specie di arsenico. In ogni caso, Beltrán e colleghi hanno sottolineato che l'efficienza del processo dipende fortemente dalla qualità e dalla freschezza del materiale di partenza e in alcuni casi è necessario un ulteriore passaggio di eliminazione degli odori sgradevoli. Arricchire l'olio di pesce di Omega-3 Il processo di estrazione utilizzato per ottenere oli ricchi di Omega-3 determina la qualità del prodotto finale. In particolare, da esso dipendono l'ossidazione degli acidi grassi, i livelli di inquinanti e le proprietà organolettiche. Gli autori della ricerca hanno così concluso che l'estrazione con fluidi supercritici è una valida alternativa alle procedure di raffinamento fisico e chimico che permette di migliorare la qualità dell'olio di pesce. Tale miglioramento è dovuto alla prevenzione dell'ossidazione dei lipidi, soprattutto quando si vuole ottenere un olio di pesce ricco in Omega-3, come quello ottenuto dal salmone. L'aumento della qualità è dovuta inoltre anche alla significativa riduzione di inquinanti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Rubio-Rodríguez N, de Diego SM, Beltrán S, Jaime I, Sanz MT, Rovira J, “Supercritical fluid extraction of fish oil from fish by-products: A comparison with other extraction methods”, J Food Eng, 2012 Mar;109(2):238-248


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Olio di pesce

  • Omega-3 favoriscono la sete durante l'invecchiamento

    La perdita dei meccanismi che controllano la sete che può verificarsi durante l'invecchiamento può essere bilanciata con l'assunzione di Omega-3. Lo hanno dimostrato i ricercatori della Deakin University di Burwood (Australia) in uno studio pubblicato sulla rivista Neurobiology of Aging. I dati raccolti dagli autori della ricerca hanno permesso di identificare i meccanismi molecolari alla base di questo effetto, che sarebbe controllato da un gene espresso nell'ipotalamo, l'area del cervello in cui sono contenuti i centri nervosi per il controllo della sete. Il legame tra invecchiamento e sete Durante l'invecchiamento i meccanismi che controllano la sete possono diventare meno efficienti. Ciò fa sì che nonostante la presenza di stimoli che inducono la sete, l'individuo non avverta una necessità di bere proporzionale alla necessità dell'organismo di assumere acqua. Il fenomeno, ben documentato sia negli uomini sia nei roditori, è una delle motivazioni biologiche alla base dei problemi di salute delle persone anziane dovuti alla disidratazione causata dal caldo intenso. Il ruolo degli Omega-3 L'invecchiamento può portare anche a una diminuzione dei livelli di Omega-3 presenti nell'organismo. La carenza di questi nutrienti causa delle variazioni nella presenza di liquidi e nel bilancio del sodio. Per questo motivo i ricercatori australiani hanno deciso di valutare se l'integrazione alimentare con Omega-3 avesse qualche effetto sulla risposta alla sete. Acidi grassi per avere più sete Lo studio, effettuato sui ratti, ha dimostrato che l'assunzione di Omega-3 bilancia la mancanza dei meccanismi che inducono a bere in caso di disidratazione. L'analisi delle basi molecolari di questo effetto ha dimostrato che, pur essendo uno dei meccanismi che regolano la sensazione di sete, la capacità dell'ormone angiotensina II di stimolare la sete non varia durante l'invecchiamento. Viceversa, l'attività di altri ormoni che consentono il bilancio della quantità di acqua presente nell'organismo, come il peptide natriuretico atriale (ANP) e la vasopressina (AVP), viene alterata col procedere dell'invecchiamento. L'assunzione di Omega-3 non influenza in nessun modo l'azione di queste molecole. I ricercatori hanno, invece, scoperto che negli animali anziani carenti di Omega-3 l'espressione di alcuni geni dell'ipotalamo è superiore rispetto a quanto osservato nei ratti cui vengono somministrati questi acidi grassi. In particolare, in questi animali sono risultati più elevati i livelli della fosfolipasi A(2) citosolica (cPLA(2), della cicloossigenasi-2 (COX-2) e dell'enzima responsabile della produzione della prostaglandina E(2) (PGE(2), molecola coinvolta nel controllo del bilancio idrico. In accordo con questi dati, gli scienziati hanno anche osservato che gli animali anziani cui è stata somministrata una bassa dose di Omega-3 sono caratterizzati da livelli ipotalamici di PGE(2) più elevati rispetto a tutti gli altri ratti. Non solo, tanta più acqua viene introdotta in seguito alla disidratazione, tanto più bassi dono i livelli di PGE(2) nell'ipotalamo. Gli Omega-3 promuovono la sete attraverso le prostaglandine In base a questi risultati i ricercatori hanno concluso che gli Omega-3 possono essere utili nel ripristinare i corretti meccanismi di percezione della sete che possono essere persi durante l'invecchiamento. Inoltre i dati raccolti hanno permesso di ipotizzare che i meccanismi alla base della riduzione della sensazione di sete potrebbero essere basati sull'attività di PGE(2).       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Begg DP, Sinclair AJ, Weisinger RS, “Thirst deficits in aged rats are reversed by dietary omega-3 fatty acid supplementation”, Neurobiol Aging. 2012 Jan 5. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Antinvecchiamento, Approfondimenti invecchiamento

  • Formaggio di capra arricchito con Omega-3

    Arriva dagli Stati Uniti ed è diverso dai classici cibi ed alimenti che contengono Omega-3: è il formaggio di capra che fa bene alla salute. Un gruppo di ricercatori dell'Università del Maine (Orono, Stati Uniti) ha ottenuto un formaggio di capra in grado di fornire alti livelli di Omega-3 EPA e DHA. La notizia arriva dalle pagine del Journal of Food Science, sulle quali sono stati pubblicati i risultati dello studio che ha dimostrato l'efficacia dei metodi per produrre questo formaggio fortificato. La salute attraverso gli Omega-3 Garantire all'organismo un buon apporto di Omega-3 è fondamentale per mantenerlo in salute. Anni di ricerche hanno dimostrato che questi acidi grassi promuovono il benessere di cuore, cervello e articolazioni, riducono l'infiammazione e contrastano patologie come asma, allergie e tumori. Benché questi nutrienti si trovino anche in alcuni alimenti di origine vegetale, come le noci e i semi di lino, le migliori fonti di Omega-3 sono i pesci grassi, come sgombro, sardine, aringhe, salmone e tonno. 100 grammi di salmone contengono, ad esempio, 2,3 grammi di questi preziosi nutrienti, mentre nella stessa quantità di sardine, sgombro o tonno fresco se ne trovano, rispettivamente, 2,2, 2,0 e 1,6 grammi. Per questo motivo mangiare almeno una porzione di pesce alla settimana potrebbe essere sufficiente a garantire le quantità di Omega-3 richieste dall'organismo. I cibi arricchiti di Omega-3 Accanto al pesce, l'industria alimentare offre cibi come latte, creme, uova e pane arricchiti di Omega-3. Tuttavia, secondo l'International Cod Liver Omega-3 Foundation – un'organizzazione formata da esperti della nutrizione – molti di questi prodotti contengono solo piccole quantità di questi nutrienti. I dati raccolti dai ricercatori dell'Università del Maine hanno, invece, dimostrato che il loro formaggio di capra contiene quantità di Omega-3 sufficienti ad esercitare un effetto benefico sulla salute. La validità del formaggio di capra Il formaggio in questione è stato ottenuto aggiungendo prima della cagliata 60, 80 o 100 grammi di olio di pesce ogni 3600 grammi di latte di capra. Il formaggio che ne è stato ottenuto è stato analizzato per verificarne la composizione, il contenuto di Omega-3, la stabilità all'ossidazione, il colore, il pH e l'accettabilità da parte dei consumatori. In questo modo, i ricercatori hanno rilevato che tutti questi formaggi contenevano livelli di grassi di simili fra loro, ma superiori rispetto a quelli del formaggio ottenuto senza aggiungere olio di pesce. Anche il contenuto di Omega-3, pari, in media, a 127 milligrammi di EPA e DHA in una pozione da 28 grammi, è risultato simile in tutti e 3 i formaggi. L'aggiunta di olio di pesce non ha alterato le altre caratteristiche analizzate e la deperibilità del prodotto finale è risultata del tutto paragonabile a quella del formaggio di capra tradizionale. Da parte loro, i 105 consumatori che hanno testato il prodotto lo hanno apprezzato. Un nuovo prodotto per assicurarsi il fabbisogno di Omega-3 L'insieme dei dati raccolti dimostra che l'aggiunta di olio di pesce non influisce negativamente né sulla deperibilità del prodotto, né sul suo utilizzo da parte del consumatore. Il formaggio ottenuto dai ricercatori statunitensi potrebbe pertanto rappresentare una valida fonte di acidi grassi Omega-3.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Hughes BH, Brian Perkins L, Calder BL, Skonberg DI, “Fish Oil Fortification of Soft Goat Cheese”, J Food Sci. 2012 Feb 6. doi: 10.1111/j.1750-3841.2011.02560.x. [Epub ahead of print]


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