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Problemi di peso

L'alimentazione è un aspetto molto importante della vita quotidiana. Problemi di peso possono essere ridotti con cibi a base di omega-3.

  • I supplementi di omega-3 aiutano a ridurre il peso corporeo nei topi obesi

    Una dieta ricca di grassi ma arricchita con supplementi di EPA (acido eicosapentaenoico) si è dimostrata in grado di diminuire il peso di topi da laboratorio obesi. Inoltre questo omega-3 sembra ridurre sia la grandezza delle cellule del tessuto adiposo che la sua infiammazione Leggi tutto l'articolo


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  • Obesità: acido alfa lipoico e EPA aiutano le donne a perdere peso

    L'assunzione giornaliera di supplementi di acido alfa lipoico, da soli o in combinazione con quelli a base dell' Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico), possono aiutare le donne obese e in sovrappeso, che seguono una dieta ipocalorica, a perdere peso più facilmente. Leggi tutto l'articolo


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  • Obesità: la vitamina D aiuta a combattere l’infiammazione

    Nelle donne obese o in sovrappeso l’assunzione giornaliera di vitamina D è associata alla riduzione della proteina C reattiva (CRP), una molecola segnale dell’infiammazione cronica. Tale effetto risulta evidente però solo se la vitamina viene assunta in forma di supplementi.  Leggi tutto l'articolo


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  • Obesità: il resveratrolo riduce la produzione della proteina trasportatrice del colesterolo

    La supplementazione con alte dosi di resveratrolo aiuterebbe a contrastare il colesterolo LDL, nelle persone obese o in sovrappeso. In particolare, il composto sembra ridurre la produzione della apolipoproteina B, molecola strutturale e di trasporto del cosiddetto “colesterolo cattivo”. Leggi tutto l'articolo


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  • Obesità: l’assunzione di Omega-3 aiuta a ridurre l’apporto energetico

    La supplementazione con l’ Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) può essere utile a limitare le calorie assunte, nelle donne obese o in sovrappeso. Questa azione è dovuta alla capacità degli Omega-3 di ridurre l’appetito. Sebbene non siano stati ancora accertati gli effetti sul peso corporeo, il DHA, potrebbe essere utile nel trattamento dell’obesità e delle patologie ad essa correlate. Leggi tutto l'articolo


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  • Obesità e sindrome da alimentazione notturna, nuove speranze dagli omega-3

    La sindrome da alimentazione notturna è un disturbo alimentare caratterizzato da un consumo incontrollato di cibo durante la notte e associato a comportamenti anoressici durante il giorno. Si sa che disturbi psicologici di questo tipo aumentano il rischio di ingrassare fino all'obesità, ma i meccanismi che scatenano questo comportamento non sono ancora certi. Un nuovo studio ha svelato che gli omega 3 potrebbero frenare l'accumulo di peso associato a questi e altri disturbi del comportamento alimentare. Ad elaborare questa ipotesi sono Garret FitzGerald e i suoi collaboratori all'Università della Pennsylvania di Filadelfia (Stati Uniti), che grazie ad una serie di esperimenti condotti sui topi hanno svelato il coinvolgimento degli Omega-3 nella comunicazione tra le cellule di grasso e il cervello di chi mangia ad orari insoliti. Secondo quanto riportato sulle pagine di Nature Medicine, è sufficiente eliminare dal grasso un gene che controlla l'orologio biologico per far sì che gli animali mangino fuori orario, che i livelli di Omega-3 nelle cellule diminuiscano e che i topi diventino obesi.     La buona notizia è, però, un'altra: basta somministrare agli animali EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), i due Omega-3 di cui è ricco il pesce, per riportare tutto alla normalità. Mangiare di notte: un problema di comunicazione Ogni organismo riesce a mantenere un bilancio fra l'energia consumata e quella assunta con il cibo grazie a complessi segnali scambiati tra il sistema nervoso e altri organi, come il fegato e il cuore. Anche il grasso partecipa a questo scambio di messaggi. Infatti oltre ad immagazzinare e rilasciare energia, le cellule adipose comunicano al cervello le quantità di grassi stipate. A trasportare questi messaggi è la leptina, un ormone che aumenta il consumo di energia e riduce l'assunzione di cibo attraverso meccanismi regolati dall'area del cervello che prende il nome di ipotalamo. FitzGerald e colleghi hanno scoperto che l'eliminazione di un gene responsabile dell'orologio biologico nelle cellule del grasso fa sì che i topi, che in genere mangiano di notte, inizino a nutrirsi durante il giorno. Questo comportamento, hanno spiegato gli scienziati, è associato ad alterazioni dell'attività dell'ipotalamo. Scendendo più nel dettaglio di questo meccanismo i ricercatori hanno osservato una diminuzione dei livelli di EPA e di DHA nelle cellule adipose di questi topi. Di conseguenza, quando gli animali mangiavano fuori orario la secrezione di questi Omega-3 nel sangue e la loro presenza nell'ipotalamo sono apparse ridotte. Risolvere il problema con gli Omega-3 Georgios Paschos, primo autore della ricerca, ha spiegato che il risultato più entusiasmante è stato riuscire ad eliminare le fluttuazioni anomale dei livelli di Omega-3 e dell'espressione dei geni nell'ipotalamo, il comportamento alimentare e la tendenza all'obesità semplicemente somministrando ai topi EPA e DHA. Questi risultati dimostrano il ruolo centrale svolto dalle cellule di grasso e dagli Omega-3 che secernono per garantire la comunicazione con l'ipotalamo, che, in questo modo, può regolare in modo opportuno il consumo di energia. D'altra parte, questo studio svela anche che alterazioni nei meccanismi cui partecipano gli Omega-3 potrebbero essere alla base della maggior incidenza dell'obesità fra chi lavora di notte o in chi soffre di disturbi del sonno. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Paschos GK, Ibrahim S, Song WL, Kunieda T, Grant G, Reyes TM, Bradfield CA, Vaughan CH, Eiden M, Masoodi M, Griffin JL, Wang F, Lawson JA, Fitzgerald GA, “Obesity in mice with adipocyte-specific deletion of clock component Arntl”, Nat Med. 2012 Nov 11. doi: 10.1038/nm.2979


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  • Obesità, la lotta all'infiammazione passa attraverso gli Omega-3

    Nuove speranze per chi deve convivere con l'obesità: assumere acidi grassi omega 3 potrebbe contribuire a ridurre l'infiammazione cronica del tessuto adiposo tipica degli individui obesi che non soffrono di diabete. A suggerirlo sono i risultati di una ricerca condotta alla Medical University di Vienna (Austria), dove Bianca Itariu e colleghi hanno portato a termine il primo studio clinico controllato ad analizzare questo problema, rilevando che il trattamento con Omega-3 riduce l'espressione dei geni associati all'infiammazione. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. Quanti omega 3 servono per ridurre l'infiammazione? I ricercatori austriaci hanno reclutato 55 pazienti fortemente obesi, ma non diabetici, cui hanno chiesto di assumere 3360 mg al giorno di acidi grassi EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) o 5 grammi al giorno di burro per 8 settimane. Al termine di questo periodo è stata analizzata l'espressione dei geni associati all'infiammazione. Si sa da tempo che l'infiammazione cronica del tessuto adiposo è una caratteristica tipica dell'obesità che può portare allo sviluppo di patologie associate al grave sovrappeso, come il diabete di tipo 2. D'altra parte gli omega 3, noti per le loro proprietà protettive nei confronti di cuore e vasi sanguigni, esercitano una forte azione antinfiammatoria. I dati raccolti dimostrano che negli individui che assumono queste dosi di omega 3 i livelli della maggior parte dei geni associati all'infiammazione del tessuto adiposo diminuiscono. Non solo, in questi pazienti la produzione delle molecole che servono a contrastare l'infiammazione aumenta, mentre diminuisce quella di interleuchina-6 (un indicatore di infiammazione in corso) e dei trigliceridi dannosi per la salute cardiovascolare. Infine, anche il rapporto tra gli Omega-6 e gli Omega-3, un altro marcatore dell'infiammazione cronica associata all'obesità, diminuisce significativamente. In effetti, gli studi condotti nel corso di svariati decenni hanno evidenziato che è molto importante sia il livello di Omega 3 in quanto tale, che il loro quantità rispetto agli Omega-6. Questi ultimi, così come gli Omega-3, sono acidi grassi essenziali per l'organismo, ma hanno un'azione pro-infiammatoria. Purtroppo l'alimentazione tipica dei Paesi occidentali è molto più ricca di Omega-6 che di Omega-3, fattore che, secondo gli esperti, contribuisce al dilagare del problema dell'obesità e dei problemi ad essa associati, come la sindrome metabolica. Qualche ragionevole dubbio Secondo gli esperti i risultati ottenuti in questo studio necessitano di un ulteriore approfondimento. Il problema principale risiederebbe nella progettazione dello studio stesso. Infatti i ricercatori hanno scelto come termine di paragone rispetto al trattamento con Omega-3 l'assunzione di 5 grammi di burro, i cui grassi sono, di per sé, portatori di infiammazione. L'apporto giornaliero di burro nella popolazione austriaca è, però, di 10 grammi a persona. Ciò significherebbe che anche nei pazienti che hanno assunto 5 grammi di burro i livelli di infiammazione al termine delle 8 settimane di trattamento avrebbero potuto essere inferiori rispetto a quelli iniziali. Purtroppo gli autori dello studio non hanno valutato l'infiammazione del tessuto adiposo prima dell'inizio dell'esperimento e, quindi, non è possibile quantificare con precisione l'effetto degli Omega-3 al di là della riduzione del consumo di burro. Ci vorranno nuove ricerche per gettare luce su questo aspetto e verificare definitavamente se gli Omega-3 rappresentano una buona opportunità terapeutica nel trattamento a lungo termine dell'obesità. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte Itariu BK, Zeyda M, Hochbrugger EE, Neuhofer A, Prager G, Schindler K, Bohdjalian A, Mascher D, Vangala S, Schranz M, Krebs M, Bischof MG, Stulnig TM, “Long-chain n-3 PUFAs reduce adipose tissue and systemic inflammation in severely obese nondiabetic patients: a randomized controlled trial”, J Clin Nutr. 2012 Oct 3. [Epub ahead of print] A suggerirlo sono i risultati di una ricerca condotta alla Medical University di Vienna (Austria), dove tizio e colleghi hanno portato a termine il primo studio clinico controllato ad analizzare questo problema, rilevando che il trattamento con Omega-3 riduce l'espressione dei geni associati all'infiammazione. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition.


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  • Sei in sovrappeso e svolgi una vita sedentaria? Gli Omega-3 ti proteggono dall'infiammazione

    Gli acidi grassi Omega-3 aiutano a ridurre l'infiammazione negli individui in sovrappeso, sia se di mezza età sia se più anziani. Lo hanno dimostrato i ricercatori del College of Medicine dell'Ohio State University (Columbus, Stati Uniti) in uno studio pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity1. Per gli autori questa scoperta può aiutare a capire meglio come questi nutrienti possono influenzare la comparsa, la progressione e la guarigione delle malattie. Perché l'infiammazione dipende dai grassi? Gli acidi grassi giocano un ruolo fondamentale nei processi infiammatori: sono il materiale di partenza da cui si formano le molecole che controllano l'infiammazione. In particolare: gli acidi grassi Omega-6 promuovono i fenomeni infiammatori; gli acidi grassi Omega-3 li contrastano. Per questo motivo il rapporto fra Omega-6 e Omega-3 introdotti con l'alimentazione è un fattore importante nella produzione delle molecole coinvolte nell'infiammazione. Purtroppo la dieta dei paesi occidentali è molto più ricca dei primi che dei secondi. Gli esperti ipotizzano che questo sbilanciamento possa essere associato ad un aumento dei fenomeni infiammatori. I benefici degli Omega-3 contro l'infiammazione Gli Omega-3 svolgono un importante compito antinfiammatorio all'interno dell'organismo, confermato da anni di ricerche. Ad esempio l'azione antinfiammatoria sul sistema cardiovascolare degli Omega-3 di origine alimentare EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) è legata alle concentrazioni di proteina C-reattiva, un noto marcatore dei processi infiammatori. L'attività antinfiammatoria di queste molecole non protegge, però, solo il cuore, ma anche i tessuti nervosi e quelli dell'intestino. Gli autori hanno altresì dimostrato che nei ragazzi della fascia d'età universitaria l'assunzione di Omega-3 riduce la produzione di Tumor Necrosis Factor-alpha (TNF-alpha) e di interleuchina-6 (IL-6), altri 2 marcatori dell'infiammazione2. Nel loro nuovo studio i ricercatori hanno spostato l'attenzione sull'effetto antinfiammatorio di questi nutrienti in individui di età più elevata, confermando il ruolo protettivo esercitato dagli Omega-3. Sovrappeso, ma non infiammati La ricerca ha coinvolto per 4 mesi 138 adulti che presentavano le seguenti caratteristiche: buono stato di salute mezza o terza età sovrappeso stile di vita sedentario I partecipanti hanno assunto ogni giorno capsule di un placebo con composizione simile alla dieta americana o contenenti diverse dosi di acidi grassi Omega-3: livelli di IL-6 aumentati del 36% in coloro che hanno assunto un placebo; concentrazioni di IL-6 diminuite del 10 e del 12%  con 1,25/2,5 grammi di Omega-3; quantità di TNF-alpha aumentate del 12% assumendo il placebo; livelli di TNF-alpha solo dello 0,2% con la dose più bassa di Omega-3; livelli di TNF-alpha diminuiti del 2,3% con la dose più elevata. Per gli autori la diminuzione dell'infiammazione in una condizione di sovrappeso e di sedentarietà può avere ampi effetti positivi sullo stato di salute generale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Kiecolt-Glaser JK, Belury MA, Andridge R, Malarkey WB, Hwang BS, Glaser R, “Omega-3 Supplementation Lowers Inflammation in Healthy Middle-Aged and Older Adults: A Randomized Controlled Trial”, Brain Behav Immun. 2012 May 25. [Epub ahead of print] 2. Kiecolt-Glaser JK, Belury MA, Andridge R, Malarkey WB, Glaser R, “Omega-3 supplementation lowers inflammation and anxiety in medical students: A randomized controlled trial”, Brain Behav Immun. 2011 Jul 19. [Epub ahead of print]


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  • Contrastare l'obesità con gli Omega-3

    Gli Omega-3 potrebbero essere una nuova arma per contrastare l'obesità. Una serie di studi condotti sui roditori e sull'uomo suggerisce che questi acidi grassi contrastino l'accumulo di grasso e promuovano la perdita di peso se associati a una dieta ipocalorica o all'esercizio fisico. Gli esperti dell'University of South Australia di Adelaide (Australia) Jonathan Buckley e Peter Howe hanno riassunto gli indizi accumulati a tal proposito in un'analisi pubblicata dalla rivista Nutrients1. Ridurre i grassi sulla pancia Analizzando i dati di studi condotti sui roditori, gli scienziati hanno ipotizzato che aumentare l'assunzione di Omega-3 possa ridurre l'accumulo di peso. L'effetto osservato è associato a una diminuzione del grasso che si deposita a livello dell'addome, intorno agli organi interni. Gli studi condotti successivamente sull'uomo sembrano supportare questa ipotesi. Aumentare l'assunzione di Omega-3 di 0,3-3 grammi al giorno aiuterebbe a ridurre il peso e il grasso corporei negli individui in sovrappeso oppure obesi. Il consumo di questi acidi grassi rappresenta però una strategia efficace solo in abbinamento ad una dieta ipocalorica e all'attività fisica. Non solo: più i livelli di Omega-3 nel sangue sono elevati, minori sono l'indice di massa corporea, il girovita e la circonferenza dei fianchi. Gli studi condotti nei topi suggeriscono che gli effetti osservati possano non essere validi in caso di diabete: gli animali affetti da questa malattia non hanno tratto beneficio dall'aumento dell'assunzione di Omega-3. Più grassi “buoni”, meno grasso corporeo Nel corso delle ricerche è stato ipotizzato che promuovendo una riduzione dei trigliceridi in circolazione, l'aumento dei livelli di Omega-3, soprattutto di acido docosaesaenoico (DHA), porti a un minor accumulo di grasso nelle cellule. Ciò farebbe diminuire le dimensioni delle cellule di grasso. Altri studi sono scesi più nel dettaglio dell'azione degli Omega-3 a livelli delle cellule. E' stato scoperto che i benefici osservati sono associati alla modificazione dell'espressione di alcuni geni che favoriscono l'ossidazione dei grassi nei seguenti organi, tessuti e apparati: tessuto adiposo fegato cuore intestino muscoli scheletrici Accanto a questo effetto, un altro beneficio degli Omega-3 sembra essere la promozione dell'aumento della massa magra. Una delle ipotesi formulate è che assumere di 1,9-5 grammi al giorno di Omega-3 aumenti la vasodilatazione, ovvero il flusso del sangue nei muscoli durante l'esercizio. Di conseguenza i muscoli utilizzerebbero più nutrienti, rendendoli meno disponibili per la produzione del grasso e il suo accumulo nel tessuto adiposo. Gli Omega-3 riducono il senso di fame? I prodotti dimagranti disponibili sul mercato promettono un'azione basata sulla riduzione dell'appetito. Buckley e Howe nelle loro analisi spiegano che l'assunzione di Omega-3 non porta a mangiare di meno, e che negli studi che non prevedevano una dieta ipocalorica gli individui che hanno assunto Omega-3 introducevano le stesse calorie rispetto agli altri. Alcuni studi suggeriscono anche che una dose maggiore di Omega-3 riduca la sensazione di fame al termine dei pasti. Solo nuove ricerche permetteranno di fare luce su questo aspetto. Perché ancora dubbi? Buckley e Howe hanno spiegato che tutti gli effetti osservati non sono eclatanti e che i risultati degli studi condotti fino ad oggi non possono essere considerati definitivi. In particolare, sarà necessario confermare le ipotesi formulate sulla base di queste ricerche aumentando la durata delle ricerche, in modo da verificare se l'assunzione di Omega-3 sia davvero utile per perdere chili in caso di sovrappeso o obesità. Tutto ciò non sembra poter prescindere dall'attività fisica e da un'alimentazione salutare, da sempre indicati come i due principi cardine per mantenere la linea o recuperare la forma già persa. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte 1. Buckley JD, Howe PR, “Long-chain omega-3 polyunsaturated fatty acids may be beneficial for reducing obesity-a review”, Nutrients. 2010 Dec;2(12):1212-30. Epub 2010 Dec 9


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  • Come gli Omega-3 riducono l'infiammazione del tessuto adiposo associata all'obesità

    Gli Omega-3 contrastano l'infiammazione del tessuto adiposo causata dall'obesità. Lo dimostra uno studio dell'University of Manitoba di Winnipeg (Canada), i cui ricercatori hanno valutato l'effetto dell'assunzione di olio di semi di lino sulle cellule di grasso dei ratti. I semi di lino sono ricchi di Omega-3 ALA, acido alfa-linolenico. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Cytokine1. Obesità e infiammazione L'obesità non è solo un problema estetico. Le conseguenze dell'eccessivo accumulo di grasso riguardano infatti anche organi indispensabili per la vita, soprattutto quelli dell'apparato cardiovascolare. Obesità e sovrappeso sono associati ai seguenti fattori: pressione alta malattie cardiache diabete Queste condizioni possono altresì portare allo sviluppo di diverse patologie nonché vari stati di malessere fisico: difficoltà respiratorie; problemi alle ossa e alle articolazioni; disfunzioni del fegato; maggiore sensibilità alle infezioni; aumento del rischio di tumori, soprattutto nelle donne, dove i chili di troppo aumentano la probabilità di sviluppare il cancro al seno e quello all'ovaio. Più in generale, l'obesità altera il metabolismo. Il sistema immunitario contribuisce a questo fenomeno: le cellule infatti possono migrare nel tessuto adiposo, dove promuovono l'infiammazione. In questa situazione anche le cellule del tessuto adiposo smettono di funzionare correttamente, aumentando di dimensioni e variando la quantità e il tipo di molecole prodotte. Perché gli Omega-3 possono essere utili? Diversi studi hanno dimostrato che gli Omega-3 riescono a contrastare efficacemente l'infiammazione. Il salmone e lo sgombro (e il pesce grasso in generale) nonché prodotti vegetali come i semi di lino sono ricchi di questi acidi grassi. La maggior parte delle ricerche si è concentrata sui benefici dell'assunzione dei 2 principali Omega-3 di origine marina: EPA (acido eicosapentaenoico) DHA (acido docosaesaenoico) Gli autori di questo studio hanno invece analizzato le potenzialità dell'ALA, l'Omega-3 tipico del mondo vegetale. Anche l'olio di semi di lino combatte l'infiammazione La ricerca ha dimostrato che arricchire l'alimentazione di ratti obesi con olio di semi di lino, un supplemento ricco di ALA, riduce la dimensione delle cellule di grasso e i livelli di diverse molecole associate all'infiammazione. Dopo 8 settimane di assunzione continuativa di ALA, gli adipociti dei ratti erano più piccoli del 17% rispetto a quelli di animali obesi che non avevano ricevuto Omega-3: i livelli di MCP-1, una molecola che “attira” alcune cellule del sistema immunitario, erano 5 volte più bassi nel tessuto adiposo; i livelli di IL-10, un'altra sostanza associata all'infiammazione, era ridotta del 72%. Il risultato più eclatante riguarda però TNF-alfa, molecola cruciale nei processi infiammatori. Nel tessuto adiposo dei ratti che avevano ricevuto ALA, i suoi livelli erano dell'80% più bassi rispetto agli altri topi e simili a quelli degli animali non obesi. Infine, le concentrazioni di IL-10 e TNF-alfa, altre 2 molecole associate all'infiammazione, erano ridotte del 72 e dell'80%. Questa capacità di migliorare il funzionamento degli adipociti suggerisce che l'assunzione di olio di semi di lino potrebbe migliorare la salute degli individui obesi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Baranowski M, Enns J, Blewett H, Yakandawala U, Zahradka P, Taylor CG, “Dietary flaxseed oil reduces adipocyte size, adipose monocyte chemoattractant protein-1 levels and T-cell infiltration in obese, insulin-resistant rats”, Cytokine. 2012 May 14.


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