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Problemi di peso

L'alimentazione è un aspetto molto importante della vita quotidiana. Problemi di peso possono essere ridotti con cibi a base di omega-3.

  • Obesità: Omega-3 aiutano a perdere peso?

    Gli Omega-3 possono aiutare a ridurre la massa grassa e perdere peso in chi soffre di obesità, ma l'effetto è limitato solo alle prime fasi di una dieta molto rigida. Sono queste le conclusioni a cui sono giunti gli esperti del Nutraceuticals Research Group dell'Università di Newcastle (Australia), al termine di uno studio pubblicato sul British Journal of Nutrition. Leggi tutto l'articolo


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  • Omega-3 contro il sovrappeso: basse dosi di olio di pesce efficaci a breve termine

    L'assunzione di basse dosi degli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce esercita già a breve termine un effetto antinfiammatorio che protegge la salute cardiovascolare degli individui in sovrappeso. E' questa la conclusione cui sono giunti i ricercatori dell'Aarhus University Hospital di Aalborg (Danimarca), al termine di uno studio mirato all'analisi degli effetti più precoci dell'integrazione dell'alimentazione con piccole quantità di questi acidi grassi. La notizia, apparsa sulle pagine della rivista Nutrition Research, aggiunge un nuovo tassello al mosaico dei benefici degli Omega-3 per chi soffre di sovrappeso. Sovrappeso, infiammazione e disturbi cardiaci Obesità e sovrappeso sono associati a un aumento del rischio di disturbi cardiovascolari, malattie in cui l'infiammazione gioca un ruolo fondamentale. D'altra parte gli Omega-3, acidi grassi polinsaturi di cui è particolarmente ricco l'olio di pesce, possono esercitare sia un effetto cardioprotettivo sia un'azione antinfiammatoria. Infatti questi nutrienti inibiscono la produzione degli eicosanoidi, molecole la cui presenza è indice di un'infiammazione in corso. Omega-3 per un'azione rapida contro l'infiammazione I ricercatori danesi hanno analizzato gli effetti antinfiammatori a breve termine di basse dosi di questi acidi grassi in 50 individui in sovrappeso. I partecipanti sono stati suddivisi casualmente in 2 gruppi: uno ha assunto quotidianamente 2 capsule contenenti 2 grammi di olio di pesce, (circa 1,1 grammi di Omega-3 di origine marina); l'altro ha assunto capsule contenenti 2 grammi di olio di oliva, un alimento ricco di acido oleico. Gli scienziati hanno raccolto campioni di sangue e del tessuto adiposo di ciascun partecipante, sia prima dell'inizio dell'assunzione delle capsule sia dopo 1 giorno, in modo da poter studiare l'effetto acuto dell'integrazione dell'alimentazione con gli Omega-3. Per valutare l'effetto a breve termine dell'assunzione di questi nutrienti, sangue e tessuto adiposo sono stati raccolti anche dopo 6 settimane di trattamento. Mentre dopo 1 solo giorno dall'inizio dell'assunzione non è stato possibile riscontrare nessun beneficio, dopo 6 settimane di supplementazione con Omega-3 i ricercatori hanno osservato un aumento significativo delle quantità di questi acidi grassi nel tessuto adiposo nonché in alcune cellule del sistema immunitario, i granulociti. Rispetto a chi aveva assunto olio di oliva, i pazienti trattati per 6 settimane con Omega-3 erano caratterizzati anche da un aumento dei livelli di adiponectina, un ormone la cui produzione si riduce in chi soffre di obesità. Viceversa, la quantità di interleuchina-6, molecola prodotta dal sistema immunitario nella fase acuta della risposta infiammatoria, è risultata tanto più bassa quanto più elevato era il contenuto di Omega-3 del tessuto adiposo e dei granulociti prima dell'inizio del trattamento. Un effetto lieve, ma significativo Gli autori dello studio hanno precisato che questi risultati non indicano un effetto antinfiammatorio globale dell'olio di pesce a breve termine. Tuttavia, i dati raccolti indicano che l'assunzione di basse dosi di Omega-3 per un breve periodo esercita un'azione benefica sulla salute dei pazienti in sovrappeso aumentando in modo significativo i livelli di adiponectina. Secondo i ricercatori ulteriori studi permetteranno di stabilire le dosi ottimali degli acidi grassi contenuti nell'olio di pesce per gli individui in sovrappeso.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Gammelmark A, Madsen T, Varming K, Lundbye-Christensen S, Schmidt EB, “Low-dose fish oil supplementation increases serum adiponectin without affecting inflammatory markers in overweight subjects”, Nutr Res. 2012 Jan;32(1):15-23


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  • Sovrappeso adolescenza: gli Omega-3 riducono la pressione sanguigna

    L'assunzione quotidiana di Omega-3 riduce i valori di pressione sanguigna nei ragazzi che, durante l'adolescenza, soffrono di lievi problemi di sovrappeso. A dimostrarlo è uno studio pubblicato dal Journal of Pediatrics, in cui i ricercatori dell'Università di Copenhagen e della Technical University of Denmark di Lyngby (Danimarca) hanno dimostrato che bastano 16 settimane di trattamento perché l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA) – gli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce – riducano la pressione di 3 mmHg. Ciò, spiegano i ricercatori, corrisponde a una riduzione del 15% del rischio di ictus nella popolazione adulta. L'importanza della salute cardiovascolare negli adolescenti Sono gli stessi autori dello studio a sottolineare l'importanza del controllo della pressione sanguigna nei ragazzi. Infatti, sia i bambini, sia gli adolescenti che presentano valori di pressione troppo elevati sono più predisposti a soffrire di ipertensione da adulti. Per questo i ricercatori definiscono i ragazzi con una pressione troppo alta come “preipertesi”. Non è ancora noto se l'ipertensione di cui questi ragazzi soffriranno da adulti sia la conseguenza di cattive abitudini alimentari e scarsa attività fisica che si trascinano dall'adolescenza ad età più avanzate o se sia dovuta ad una vera e propria programmazione della pressione sanguigna che avviene al di sotto dei vent'anni. Tuttavia, preoccuparsi del problema già nell'adolescenza è importante per non compromettere la salute negli anni a venire. Omega-3 per aiutare il cuore Gli Omega-3 sono degli ottimi candidati al ruolo di rimedi per prevenire questo tipo di problematica. Infatti l'effetto benefico per la salute cardiovascolare dell'olio di pesce – una fonte molto ricca di questi acidi grassi – è noto già dagli anni '70. La sua azione migliora le concentrazioni dei lipidi nel sangue, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e le funzioni vascolari, riducendo anche il rischio di trombosi. Per questo motivo gli studiosi danesi hanno voluto testare l'efficacia di EPA e DHA nell'adolescenza. In particolare, lo studio ha coinvolto 78 ragazzi di sesso maschile di età compresa tra i 13 e i 15 anni. E proprio per quanto già si sapeva riguardo agli effetti benefici degli Omega-3, gli autori hanno deciso di far partecipare alla ricerca solo adolescenti leggermente in sovrappeso. Poche settimane per proteggere il futuro I ragazzi hanno assunto quotidianamente del pane contenente olio di pesce in quantità tali da fornire 1,5 grammi di Omega-3 al giorno. Al termine dello studio la quantità di EPA e DHA riscontrabile nei globuli rossi di questi adolescenti era aumentata, rispettivamente dell'1,2 e del 6,7%. In un secondo gruppo di ragazzi, che, invece, non hanno assunto l'olio di pesce, l'aumento degli Omega-3 è stato solo dello 0,6% nel caso dell'EPA e del 4,1% nel caso del DHA. Inoltre i ricercatori hanno rilevato che al termine delle 16 settimane nei ragazzi che hanno introdotto nella propria dieta il pane arricchito di Omega-3 la pressione sistolica – la cosiddetta “massima” - era diminuita di 3,8 mmHg. Allo stesso tempo, anche il valore della pressione diastolica – corrispondente alla “minima” - è risultata ridotta di 2,6 mmHg. Non è stato, invece, riscontrato nessun effetto sul rapporto tra colesterolo “cattivo” (o LDL) e colesterolo “buono” (o HDL). L'ipotesi del meccanismo d'azione Sulla base delle conoscenze riguardo all'azione di EPA e DHA gli autori dello studio hanno ipotizzato che l'effetto osservato sulla pressione sanguigna durante l'adolescenza dipenda dalla competizione che si instaura tra gli Omega-3 e l'acido arachidonico. Quest'ultimo, infatti, è il precursore di molecole che, causando il restringimento dei vasi sanguigni, aumentano i valori della pressione. Viceversa, spiegano i ricercatori, EPA e DHA potrebbero inibire questo meccanismo.         Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Pedersen MH, Mølgaard C, Hellgren LI, Lauritzen L, “Effects of fish oil supplementation on markers of the metabolic syndrome”, J Pediatr. 2010 Sep;157(3):395-400, 400.e1. Epub 2010 May 15


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  • Obesità ereditaria: la carenza Omega-3 accentua il rischio di insorgenza

    Una carenza di Omega-3 nella dieta, associata a un eccesso cronico di Omega-6, può condurre ad una forma di obesità ereditaria. A dimostrarlo è uno studio pubblicato dal Journal of Lipid Research, in cui i ricercatori dell'Université de Nice Sophia-Antipolis (Nizza, Francia) hanno scoperto che topi alimentati con una dieta simile a quella del mondo occidentale moderno tendono ad ingrassare sempre di più. Questa tendenza all'obesità, spiegano gli autori, si aggrava di generazione in generazione. Non solo, i ricercatori hanno dimostrato che questi topi sviluppano una serie di disturbi metabolici, come la resistenza all'insulina che espone a rischio di diabete. E anche l'espressione dei geni coinvolti nei processi di infiammazione associati all'obesità aumenta al passare delle generazioni. Secondo i ricercatori questi risultati dimostrano che un'alimentazione ricca di grassi, associata ad un elevato rapporto tra acidi grassi Omega-6 e acidi grassi Omega-3, promuove un graduale aumento degli stimoli infiammatori e della massa adiposa. Una questione di bilancio Un rapporto non bilanciato tra acidi grassi Omega-6 e Omega-3 può portare ad un aumento di peso cui sono associati gravi effetti a lungo termine sulla salute umana. Purtroppo i cambiamenti che hanno caratterizzato l'alimentazione delle società occidentali negli ultimi quarant'anni hanno causato una variazione significativa di questo rapporto. Infatti i nuovi regimi alimentari hanno portato ad un aumento dell'introduzione di Omega-6 pari al 250%. Viceversa, il consumo di Omega-3 è diminuito del 40%. Ciò ha fatto sì che il bilancio tra Omega-6 e Omega-3, che dovrebbe assestarsi intorno a un rapporto di 5 a 1, sia passato al 15 a 1 tipico di un cittadino europeo e, addirittura, al 40 a 1 cui si può arrivare negli Stati Uniti. Di pari passo a questo fenomeno, il cambiamento dell'alimentazione ha portato anche a un graduale aumento dei livelli di obesità. Pochi Omega-3 favoriscono l'obesità I ricercatori francesi, guidati da Gérard Ailhaud, hanno dimostrato l'esistenza di uno stretto legame tra il regime alimentare occidentale e l'aumento dell'obesità utilizzando come modelli dei topi. Agli animali è stato consentito di alimentarsi a volontà di cibi scelti in modo tale da mimare la tipica dieta occidentale, ricca di Omega-6 e povera di Omega-3. L'esperimento è proseguito fino a coinvolgere quattro generazioni genitori-figli. In questo lasso di tempo gli scienziati hanno osservato un graduale aumento della massa grassa. Inoltre anche l'espressione di alcuni importanti geni coinvolti nel controllo della crescita e nelle funzioni immunitarie, come il colony stimulating factor-3 (CSF-3) e Nocturnin, è gradualmente cresciuta. L'ipotesi di un meccanismo In base ai dati ottenuti i ricercatori hanno ipotizzato che il gene CSF-3 stimoli la crescita delle cellule progenitrici delle cellule adipose. L'ereditarietà dell'obesità sarebbe, quindi, dovuta ad un aumento graduale dell'espressione di CSF-3 di generazione in generazione. Questo incremento promuoverebbe la proliferazione dei progenitori degli adipociti. Secondo gli autori ulteriori ricerche permetteranno di verificare la correttezza di questo ipotetico meccanismo.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Massiera F, Barbry P, Guesnet P, Joly A, Luquet S, Moreilhon-Brest C, Mohsen-Kanson T, Amri EZ, Ailhaud G, “A Western-like fat diet is sufficient to induce a gradual enhancement in fat mass over generations”, J Lipid Res. 2010 Aug;51(8):2352-61. Epub 2010 Apr 20


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  • Omega-3 nell'olio di krill: un rimedio per l'obesità

    Gli acidi grassi Omega-3 (di tipo EPA e DHA) contenuti nell'olio di krill sono utili rimedi per l'obesità. A dimostrarlo è una ricerca condotta da un team internazionale, composto da scienziati italiani, statunitensi, norvegesi e finlandesi. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Sindrome metabolica, Problemi di peso

  • Gli omega-3 aiutano anche a dimagrire?

    Gli acidi grassi Omega-3 di origine marina EPA e DHA fanno bene al cuore, al cervello, alla pelle, contrastano le infiammazioni e molto altro. Leggi tutto l'articolo


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