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Gravidanza

Gravidanza e benessere femminile. Tutte le informazioni che le donne devono sapere e come gli omega-3 possono aiutare il benessere psicofisico.

  • Integratori in gravidanza: il DHA protegge il neonato dalla carenza di ferro e dal rischio di anemia

    L’integrazione con omega-3 durante la gestazione aiuta a prevenire l’anemia da carenza di ferro nei neonati, una condizione pericolosa per il loro sviluppo. Secondo un nuovo studio, il DHA può influenzare alcuni meccanismi biochimici, alterati in caso di anemia perinatale, facilitando il trasporto del ferro attraverso la placenta e l’assorbimento da parte del feto, con un impatto benefico e duraturo sulla crescita neonatale. Leggi tutto l'articolo


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  • Gravidanza: ecco come l’acido folico combatte malformazioni, gestosi e depressione post parto

    Seguire una dieta ricca di folati, durante il periodo pre-concezionale, la gravidanza e l’allattamento è molto importante per la salute della donna e del suo bambino. Spesso però una corretta alimentazione non è sufficiente a garantire il giusto apporto di queste sostanze. Ecco perché assumere gli integratori contenenti la forma attiva dell’acido folico (L-metilfolato) può aiutare le future mamme a scongiurare il rischio di gestosi, o di gravi malformazioni per il bambino come la Spina Bifida. Leggi tutto l'articolo


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  • DHA in gravidanza: può ridurre il rischio di parti prematuri e la spesa sanitaria per la cura dei neonati.

    Assumere le giuste quantità di acidi grassi omega-3, in particolare DHA, durante la gravidanza e l'allattamento può avere effetti protettivi per la salute materno-infantile. L’ennesima conferma arriva da uno studio condotto in Australia che ha dimostrato, in un gruppo di gestanti, che l’integrazione con il DHA è associata ad una riduzione del 15% dei casi di gravidanze pretermine. Un dato che, secondo i ricercatori, evidenzia anche il vantaggio economico dell’uso di supplementi in gravidanza: diminuire le nascite premature significa ridurre i costi per le spese sanitarie necessarie a curare le possibili complicanze che il bambino può manifestare anche a lungo termine. Leggi tutto l'articolo


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  • Donne in gravidanza: solo un quarto di esse assume abbastanza Omega-3

    Nonostante sia fondamentale per lo sviluppo del feto, solo il 27% delle donne in gravidanza mostra livelli di Omega-3 che soddisfano le attuali indicazioni dell' Unione Europea, che raccomandano l'assunzione di 200 mg di DHA (acido docosaesaenoico) al giorno. Leggi tutto l'articolo


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  • Sclerosi multipla: i nati a maggio sono più a rischio

    Se fino ad oggi il mese di nascita di vostro figlio poteva interessarvi per conoscere il suo segno zodiacale in anticipo, ora avrete un motivo in più per soffermarvi su questo particolare. Bassi livelli di vitamina D Uno studio della London University in associazione con la Oxford University, infatti, ha analizzato la relazione fra il mese di nascita, i livelli di vitamina D e lo sviluppo del sistema immunitario nei neonati, scoprendo che il mese di nascita può determinare la propensione allo sviluppo della sclerosi multipla. Leggi tutto l'articolo


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  • L’integrazione materna con omega-3 DHA riduce il rischio di nascite premature e di basso peso alla nascita

    Gli omega 3 in gravidanza possono aiutare a diminuire il rischio di parti prematuri e nascita sotto peso del bimbo. A dimostrarlo è uno studio effettuato su 350 donne a cui sono stati somministrati 600mg di DHA, o lo stesso quantitativo di una sostanza placebo, da prima della ventesima settimana di gestazione. I ricercatori hanno scoperto che c'è una stretta correlazione tra la durata della gestazione e il peso del nascituro con l'assunzione di acido docosaesanoico (DHA) presente negli Omega 3. Leggi tutto l'articolo


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  • Gravidanza, il mercurio nel pesce aumenta il rischio di ADHD nel bambino

    Lo sviluppo della sindrome da deficit d'attenzione e iperattività (ADHD) potrebbe essere associata ad un'esposizione del bambino al mercurio contenuto nel pesce mangiato dalla madre durante la gravidanza. Tuttavia, mangiare pesce nel periodo della gestazione è importante perché gli Omega-3 presenti in questo alimento esercitano importanti benefici sullo sviluppo del feto, prima e del bambino, poi. A svelare quello che può sembrare un inevitabile circolo vizioso è uno studio del Brigham and Women's Hospital di Boston (Stati Uniti) pubblicato sugli Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine. Fortunatamente, però, esistono diversi modi per beneficiare degli effetti positivi degli Omega-3 evitando il pericolo di assumere dosi eccessivi di mercurio. Se, da un lato, le donne incinte dovrebbero limitare il consumo di pesce a non più di due porzioni alla settimana ed evitare pesci che possono accumulare quantità eccessive del metallo, dall'altra esistono fonti alternative di Omega-3 che non presentano gli stessi rischi del pesce: gli integratori di qualità farmaceutica. Omega-3, alleati per una gestazione di successo In passato diversi studi hanno dimostrato che durante la gravidanza il consumo di Omega-3 e di pesci che ne contengono elevate quantità promuove sia la salute materna, sia quella del bambino. Infatti questi nutrienti sono importanti per garantire il corretto sviluppo del sistema nervoso del feto. La loro azione, però, non si limita a questo. I figli delle donne che assumo grandi quantità di Omega-3 sono anche esposti a un minor rischio di sviluppare eczemi, allergie e fenomeni infiammatori. Infine, chi ha ricevuto questi preziosi nutrienti già nel ventre materno sembra avere un QI più elevato ed avere una probabilità inferiore di sviluppare l'ADHD. D'altra parte, gli Omega-3 favoriscono il buon esito della gravidanza, riducendo lo stress ossidativo, le morti perinatali e le convulsioni neonatali. Sì o no al pesce in gravidanza? Per garantirsi un corretto apporto di omega 3 è possibile fare affidamento sulle loro principali fonti alimentari, cioè i pesci grassi come le alici e le sardine. Per questo motivo gli esperti consigliano alle donne incinte di mangiare almeno due porzioni di pesce alla settimana. Questa nuova ricerca sottolinea, però, quanto il pesce possa essere pericoloso. L'analisi dei livelli di mercurio presenti nelle madri durante la gravidanza, strettamente legati al consumo di pesce, ha svelato che i loro figli hanno sviluppato più frequentemente l'ADHD quanto più elevata era la quantità di mercurio. In realtà il problema potrebbe essere ancora più grave, perché studi precedenti hanno suggerito che l'esposizione al mercurio possa essere legata anche allo sviluppo di disturbi dello spettro autistico, microcefalia, ritardi nello sviluppo, cecità e convulsioni. Ciononostante, il pesce non può essere messo al bando durante la gestazione perché apporta anche nutrienti molto importanti, tra cui, come detto, gli Omega-3. La raccomandazione degli esperti resta di non superare le due porzioni alla settimana e di evitare i pesci che potrebbero accumulare le maggiori quantità di mercurio, come lo squalo, il pesce spada, lo sgombro e il tonno fresco. Solo integratori di olio di pesce purificato Un'altra possibilità per aggirare il problema è assumere integratori di olio di pesce purificato che rispondano agli standard internazionali riguardanti la presenza di contaminanti. Leggendo attentamente l'etichetta del prodotto e controllando la presenza di eventuali certificati di analisi di laboratori terzi come p.e. IFOS, è possibile assicurarsi di acquistare supplementi che non contengano dosi pericolose di mercurio o di altri inquinanti. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Sagiv SK, Thurston SW, Bellinger DC, Amarasiriwardena C, Korrick SA, “Prenatal Exposure to Mercury and Fish Consumption During Pregnancy and Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder-Related Behavior in Children”, Arch Pediatr Adolesc Med. 2012 Oct 8:1-9. doi: 10.1001/archpediatrics.2012.1286


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  • Gestazione, l'acido folico riduce del 32% il rischio di tumori del cervello durante l'infanzia

    Un nuovo studio scopre che assumere acido folico prima e durante la gestazione potrebbe ridurre fino al 32% il rischio di sviluppare un tumore al cervello durante l'infanzia. La ricerca che ha portato alla scoperta è stata pubblicata sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention da un gruppo di ricercatori australiani, guidato da Elizabeth Milne del Telethon Institute for Child Health Reasearch dell'University of Western Australia. Secondo Milne, anche se si tratta di un semplice studio osservazionale, l'associazione tra la riduzione del rischio di tumori al cervello nel bambino e l'assunzione di acido folico durante la gestazione è plausibile dal punto di vista biologico. Perché in gravidanza c'è bisogno di acido folico? Le raccomandazioni sull'assunzione di acido folico prima e durante le fasi iniziali della gravidanza sono legate alla necessità di ridurre al minimo il rischio che il feto sviluppi la cosiddetta spina bifida. Quest'ultima è una grave malformazione dovuta a un difetto nello sviluppo del tubo neurale, la struttura da cui prende origine anche il sistema nervoso del bambino. Una futura mamma che, prima della gestazione, fa il pieno di acido folico riduce la probabilità di sviluppare anche molti altri difetti del tubo neurale che dipendono dall'assenza di questo prezioso nutriente. Tumori cerebrali nell'infanzia, un buon motivo per assumere più acido folico Lo studio australiano svela un motivo in più per cui una donna dovrebbe assumere acido folico nel momento in cui decide di avere un bambino. L'analisi dell'uso di integratori da parte delle mamme, rilevato tramite questionari specifici, ha infatti svelato che i multivitaminici e i supplementi a base di acido folico sono associati a una riduzione del 32% del rischio che i loro figli sviluppino un tumore al cervello durante l'infanzia. Secondo gli autori questo studio, che ha coinvolto in totale 1154 bambini (di cui 327 affetti da un tumore al cervello), è il più ampio mai condotto fino ad oggi e suggerisce che gli integratori di acido folico potrebbero essere realmente utili nella prevenzione dei tumori al cervello in età pediatrica. Tuttavia, i ricercatori non sanno ancora spiegare quali siano gli esatti meccanismi alla base di questo effetto, che potrebbero anche variare a seconda del tipo di tumore preso in considerazione. Acido folico: quando assumerlo Sulla base di questi dati, risulta chiaro che arrivare al concepimento con scorte di acido folico adeguate è fondamentale per garantire il corretto sviluppo e la salute del bambino. Per questo motivo, è lo stesso Ministero della Salute a raccomandare l'assunzione di almeno 0,4 mg al giorno di acido folico, nel periodo precedente la gestazione e nei primi tre mesi successivi al concepimento. Purtroppo, però, la maggior parte delle gravidanze non è pianificata e, quindi, una donna può ritrovarsi incinta senza aver avuto il tempo di pianificare l'assunzione di acido folico. Per questo motivo la soluzione migliore è assumere regolarmente acido folico durante l'età fertile. L'importante è non superare 1 mg al giorno, perché, anche se non è tossico, dosi eccessive possono mascherare eventuali carenze di vitamina B12, a loro volta molto pericolose. Un'alternativa è di assumere acido folico attivato, ossia metilfolato, che non maschera eventuali carenze di vitamina B12 ed è molto meglio assorbito dell'acido folico. Esistono prodotti sul mercato, fra cui il VitaDHA Materna, che contengono metilfolato al posto del acido folico che si trova nella maggior parte degli integratori. Solo nel caso in cui la donna abbia già avuto un figlio con difetti del tubo neurale le linee guida prevedono la possibilità di arrivare all'assunzione quotidiana di 4 mg di acido folico. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Milne E, Greenop KR, Bower CI, Miller M, van Bockxmeer FM, Scott RJ, de Klerk NH, Ashton LJ, Gottardo NG, Armstrong BK, “Maternal use of Folic Acid and Other Supplements and Risk of Childhood Brain Tumors”, Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2012 Aug 31.


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  • Assumere Omega-3 in gestazione riduce il rischio di morte perinatale e convulsioni neonatali

    Nuovi vantaggi dell'assunzione di Omega-3 durante la gestazione: 800 milligrammi al giorno di DHA (acido docosaesaenoico) nella seconda metà della gravidanza consentono di ridurre sia il rischio di morte perinatale sia il manifestarsi di convulsioni neonatali. A raccogliere gli indizi di questo beneficio degli Omega-3 è stato un gruppo di ricercatori australiani coordinati dal Women's & Children's Health Research Centre e dall'Università di Adelaide (Australia). I risultati delle loro ricerche sono stati pubblicati sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. Assumere Omega-3 in gravidanza: perché fa così bene? Gli Omega-3 sono indispensabili per un corretto sviluppo del sistema nervoso del feto. Ogni donna dovrebbe assicurarsene una scorta adeguata già prima della gravidanza, poiché questi acidi grassi insieme ad altri nutrienti vengono trasferiti dall'organismo materno al bambino. Inoltre il contenuto di Omega-3 del liquido amniotico dipende dall'alimentazione della futura mamma. Diversi studi hanno dimostrato che assumere Omega-3 durante la gravidanza non danneggia in nessun modo il bambino. Al contrario, le ricerche condotte fino ad oggi indicano che livelli elevati di Omega-3 possono ridurre il rischio d'insorgenza di varie patologie e complicazioni: nascita prematura preeclampsia paralisi cerebrali In particolare, l'assunzione di Omega-3 consente di: ridurre la pressione sanguigna, un fattore determinante per la preeclampsia; promuovere il corretto flusso del sangue nella placenta e quindi consentire l'efficiente scambio di nutrienti tra mamma e bambino. Per questo motivo gli esperti raccomandano di assumere durante gli ultimi 3 mesi di gestazione 300 milligrammi al giorno di Omega-3. Omega-3 per una gestazione a buon termine Lo studio ha coinvolto 2.399 donne al di sotto delle 21 settimane di gestazione che hanno assunto 800 milligrammi al giorno di DHA o di un olio vegetale povero di Omega-3. Nel gruppo che ha assunto DHA sono stati registrati 3 casi di morte perinatale (0,125%) e nessun caso di convulsioni neonatali. Nel gruppo che non ha assunto Omega-3 sono stati riscontrati 12 morti perinatali (0,5%) e 5 casi di convulsioni neonatali (0,21%). Questo Omega-3 potrebbe quindi ridurre sia il rischio di morte perinatale sia quello di convulsioni nel bambino. Queste dosi di DHA non sembrerebbero però adatte a diminuire l'incidenza di preeclampsia e diabete gestazionale. Studi precedenti hanno dimostrato che nel caso della preeclampsia è il rapporto tra i livelli di Omega-3 e di Omega-6 a fare la differenza2. Quali Omega-3? Per gli autori la validità di questi indizi dovrà essere confermata da altri studi. È bene ricordare che è sempre necessario chiedere consiglio al proprio medico prima di assumere Omega-3 o altri integratori alimentari durante la gestazione. Ad esempio l'olio di semi di lino è una buona fonte di Omega-3, ma alcuni esperti ne sconsigliano l'assunzione in gravidanza perché contiene sostanze che potrebbero influenzare l'attività ormonale3.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Zhou SJ, Yelland L, McPhee AJ, Quinlivan J, Gibson RA, Makrides M, “Fish-oil supplementation in pregnancy does not reduce the risk of gestational diabetes or preeclampsia”, Am J Clin Nutr. 2012 Jun;95(6):1378-84. Epub 2012 May 2 2. Williams MA, Zingheim RW, King IB, Zebelman AM, “Omega-3 fatty acids in maternal erythrocytes and risk of preeclampsia”, Epidemiology. 1995 May;6(3):232-7 3. Brooks JD, Ward WE, Lewis JE, Hilditch J, Nickell L, Wong E, Thompson LU, “Supplementation with flaxseed alters estrogen metabolism in postmenopausal women to a greater extent than does supplementation with an equal amount of soy”, Am J Clin Nutr. 2004 Feb;79(2):318-25


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  • Omega-3 in gestazione proteggono neonati da danno ipossico-ischemico

    L'assunzione di Omega-3 durante la gestazione può proteggere il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico contrastando la reazione infiammatoria ad esso associata. A suggerirlo è uno studio condotto alla Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh (Stati Uniti), pubblicato sulla rivista Stroke. La notizia apre nuove speranze per la cura di un danno per cui sono attualmente disponibili poche soluzioni. Il danno ipossico-ischemico L'ipossia è una situazione di carenza di ossigeno in un tessuto dell'organismo. Sia nel feto sia nel neonato, questa situazione può scatenare un altro fenomeno: l'ischemia. Per ischemia si intende la riduzione o, addirittura, l'interruzione del flusso sanguigno. Nei neonati che vanno incontro ad asfissia, ipossia ed ischemia cerebrale vanno di pari passo: le loro conseguenze prendono il nome di danno ipossico-ischemico. Tale situazione può verificarsi prima, dopo o durante il parto e colpisce ogni anno 4-5 milioni di bambini che possono andare incontro a conseguenze più o meno gravi sulle capacità cognitive, motorie e comportamentali. Fra i rischi più frequenti: ritardo mentale epilessia difficoltà di apprendimento disabilità motorie Le terapie attualmente disponibili per rimediare al danno ipossico-ischemico sono piuttosto limitate. Nuove speranze dagli Omega-3 Gli autori della ricerca pubblicata su Stroke hanno valutato l'effetto degli Omega-3 sui danni associati all'ipossia e all'ischemia nei neonati utilizzando come sistema modello dei ratti. A partire dal secondo giorno della gestazione e fino a 14 giorni dopo il parto gli animali sono stati alimentati con un mangime addizionato di Omega-3 o con una dieta standard. 7 giorni dopo la nascita i ricercatori hanno indotto nei neonati il danno ipossico-ischemico. Le conseguenze cerebrali del danno sono state valutate nelle 5 settimane successive attraverso test specifici per la determinazione delle capacità motorie degli animali. Inoltre fino a 7 giorni dopo l'induzione del danno sono state monitorate la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori e l'attivazione delle cellule responsabili della risposta immunitaria nel cervello. Infine, 5 settimane dopo il danno è stata valutata la perdita di tessuto nervoso. Ne è emerso che la somministrazione di Omega-3 durante la gestazione riduce significativamente i danni cerebrali e le loro conseguenze neurologiche a lungo termine. Inoltre questi nutrienti esercitano un'attività antinfiammatoria nei confronti delle cellule dell'immunità presenti nel cervello. Successivi esperimenti, condotti direttamente su queste cellule coltivate in laboratorio, hanno dimostrato che gli Omega-3 riducono l'infiammazione diminuendo l'attività della proteina NF-kB. Questo fenomeno impedisce, di conseguenza, il rilascio delle molecole responsabili dell'infiammazione. Dai ratti all'uomo Secondo gli autori i risultati di questa ricerca suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 possano proteggere in modo significativo il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico. La loro azione sarebbe almeno in parte basata sull'inibizione dell'infiammazione mediata dalle cellule del sistema immunitario presenti nel sistema nervoso centrale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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