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La salute delle donne è amica degli omega 3

Tutte le informazioni che cerchi sulla salute e il benessere delle donne legate agli effetti positivi degli Omega-3. Scopri come sul blog di Omegor.

  • Sclerosi multipla: i nati a maggio sono più a rischio

    Se fino ad oggi il mese di nascita di vostro figlio poteva interessarvi per conoscere il suo segno zodiacale in anticipo, ora avrete un motivo in più per soffermarvi su questo particolare. Bassi livelli di vitamina D Uno studio della London University in associazione con la Oxford University, infatti, ha analizzato la relazione fra il mese di nascita, i livelli di vitamina D e lo sviluppo del sistema immunitario nei neonati, scoprendo che il mese di nascita può determinare la propensione allo sviluppo della sclerosi multipla. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Gravidanza, Sistema immunitario, Alimentazione in gravidanza, Sclerosi multipla ed è stato taggato con

  • L’integrazione materna con omega-3 DHA riduce il rischio di nascite premature e di basso peso alla nascita

    Gli omega 3 in gravidanza possono aiutare a diminuire il rischio di parti prematuri e nascita sotto peso del bimbo. A dimostrarlo è uno studio effettuato su 350 donne a cui sono stati somministrati 600mg di DHA, o lo stesso quantitativo di una sostanza placebo, da prima della ventesima settimana di gestazione. I ricercatori hanno scoperto che c'è una stretta correlazione tra la durata della gestazione e il peso del nascituro con l'assunzione di acido docosaesanoico (DHA) presente negli Omega 3. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Neonati e bambini, Gravidanza, Età neonatale, Età pediatrica ed è stato taggato con

  • Tumore al seno: gli omega 3 potrebbero ridurne il rischio del 33%

    Gli omega-3 EPA e DHA, se assunti per tutta la vita riducono del 33% il rischio di sviluppare tumore al seno nei topi e migliorano le probabilità di diagnosi precoce. A dirlo è una ricerca pubblicata sul Journal of Nutritional Biochemistry e condotta da un team di ricercatori del Dipartimento di Scienze Umane e Nutrizionali dell’Università di Guelph (Ontario) in Canada. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Tumori, Cancro al seno, Tumore al seno ed è stato taggato con

  • Gravidanza, il mercurio nel pesce aumenta il rischio di ADHD nel bambino

    Lo sviluppo della sindrome da deficit d'attenzione e iperattività (ADHD) potrebbe essere associata ad un'esposizione del bambino al mercurio contenuto nel pesce mangiato dalla madre durante la gravidanza. Tuttavia, mangiare pesce nel periodo della gestazione è importante perché gli Omega-3 presenti in questo alimento esercitano importanti benefici sullo sviluppo del feto, prima e del bambino, poi. A svelare quello che può sembrare un inevitabile circolo vizioso è uno studio del Brigham and Women's Hospital di Boston (Stati Uniti) pubblicato sugli Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine. Fortunatamente, però, esistono diversi modi per beneficiare degli effetti positivi degli Omega-3 evitando il pericolo di assumere dosi eccessivi di mercurio. Se, da un lato, le donne incinte dovrebbero limitare il consumo di pesce a non più di due porzioni alla settimana ed evitare pesci che possono accumulare quantità eccessive del metallo, dall'altra esistono fonti alternative di Omega-3 che non presentano gli stessi rischi del pesce: gli integratori di qualità farmaceutica. Omega-3, alleati per una gestazione di successo In passato diversi studi hanno dimostrato che durante la gravidanza il consumo di Omega-3 e di pesci che ne contengono elevate quantità promuove sia la salute materna, sia quella del bambino. Infatti questi nutrienti sono importanti per garantire il corretto sviluppo del sistema nervoso del feto. La loro azione, però, non si limita a questo. I figli delle donne che assumo grandi quantità di Omega-3 sono anche esposti a un minor rischio di sviluppare eczemi, allergie e fenomeni infiammatori. Infine, chi ha ricevuto questi preziosi nutrienti già nel ventre materno sembra avere un QI più elevato ed avere una probabilità inferiore di sviluppare l'ADHD. D'altra parte, gli Omega-3 favoriscono il buon esito della gravidanza, riducendo lo stress ossidativo, le morti perinatali e le convulsioni neonatali. Sì o no al pesce in gravidanza? Per garantirsi un corretto apporto di omega 3 è possibile fare affidamento sulle loro principali fonti alimentari, cioè i pesci grassi come le alici e le sardine. Per questo motivo gli esperti consigliano alle donne incinte di mangiare almeno due porzioni di pesce alla settimana. Questa nuova ricerca sottolinea, però, quanto il pesce possa essere pericoloso. L'analisi dei livelli di mercurio presenti nelle madri durante la gravidanza, strettamente legati al consumo di pesce, ha svelato che i loro figli hanno sviluppato più frequentemente l'ADHD quanto più elevata era la quantità di mercurio. In realtà il problema potrebbe essere ancora più grave, perché studi precedenti hanno suggerito che l'esposizione al mercurio possa essere legata anche allo sviluppo di disturbi dello spettro autistico, microcefalia, ritardi nello sviluppo, cecità e convulsioni. Ciononostante, il pesce non può essere messo al bando durante la gestazione perché apporta anche nutrienti molto importanti, tra cui, come detto, gli Omega-3. La raccomandazione degli esperti resta di non superare le due porzioni alla settimana e di evitare i pesci che potrebbero accumulare le maggiori quantità di mercurio, come lo squalo, il pesce spada, lo sgombro e il tonno fresco. Solo integratori di olio di pesce purificato Un'altra possibilità per aggirare il problema è assumere integratori di olio di pesce purificato che rispondano agli standard internazionali riguardanti la presenza di contaminanti. Leggendo attentamente l'etichetta del prodotto e controllando la presenza di eventuali certificati di analisi di laboratori terzi come p.e. IFOS, è possibile assicurarsi di acquistare supplementi che non contengano dosi pericolose di mercurio o di altri inquinanti. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Sagiv SK, Thurston SW, Bellinger DC, Amarasiriwardena C, Korrick SA, “Prenatal Exposure to Mercury and Fish Consumption During Pregnancy and Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder-Related Behavior in Children”, Arch Pediatr Adolesc Med. 2012 Oct 8:1-9. doi: 10.1001/archpediatrics.2012.1286


    Articolo pubblicato in Gravidanza, Disturbi ADHD ed è stato taggato con

  • Gestazione, l'acido folico riduce del 32% il rischio di tumori del cervello durante l'infanzia

    Un nuovo studio scopre che assumere acido folico prima e durante la gestazione potrebbe ridurre fino al 32% il rischio di sviluppare un tumore al cervello durante l'infanzia. La ricerca che ha portato alla scoperta è stata pubblicata sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention da un gruppo di ricercatori australiani, guidato da Elizabeth Milne del Telethon Institute for Child Health Reasearch dell'University of Western Australia. Secondo Milne, anche se si tratta di un semplice studio osservazionale, l'associazione tra la riduzione del rischio di tumori al cervello nel bambino e l'assunzione di acido folico durante la gestazione è plausibile dal punto di vista biologico. Perché in gravidanza c'è bisogno di acido folico? Le raccomandazioni sull'assunzione di acido folico prima e durante le fasi iniziali della gravidanza sono legate alla necessità di ridurre al minimo il rischio che il feto sviluppi la cosiddetta spina bifida. Quest'ultima è una grave malformazione dovuta a un difetto nello sviluppo del tubo neurale, la struttura da cui prende origine anche il sistema nervoso del bambino. Una futura mamma che, prima della gestazione, fa il pieno di acido folico riduce la probabilità di sviluppare anche molti altri difetti del tubo neurale che dipendono dall'assenza di questo prezioso nutriente. Tumori cerebrali nell'infanzia, un buon motivo per assumere più acido folico Lo studio australiano svela un motivo in più per cui una donna dovrebbe assumere acido folico nel momento in cui decide di avere un bambino. L'analisi dell'uso di integratori da parte delle mamme, rilevato tramite questionari specifici, ha infatti svelato che i multivitaminici e i supplementi a base di acido folico sono associati a una riduzione del 32% del rischio che i loro figli sviluppino un tumore al cervello durante l'infanzia. Secondo gli autori questo studio, che ha coinvolto in totale 1154 bambini (di cui 327 affetti da un tumore al cervello), è il più ampio mai condotto fino ad oggi e suggerisce che gli integratori di acido folico potrebbero essere realmente utili nella prevenzione dei tumori al cervello in età pediatrica. Tuttavia, i ricercatori non sanno ancora spiegare quali siano gli esatti meccanismi alla base di questo effetto, che potrebbero anche variare a seconda del tipo di tumore preso in considerazione. Acido folico: quando assumerlo Sulla base di questi dati, risulta chiaro che arrivare al concepimento con scorte di acido folico adeguate è fondamentale per garantire il corretto sviluppo e la salute del bambino. Per questo motivo, è lo stesso Ministero della Salute a raccomandare l'assunzione di almeno 0,4 mg al giorno di acido folico, nel periodo precedente la gestazione e nei primi tre mesi successivi al concepimento. Purtroppo, però, la maggior parte delle gravidanze non è pianificata e, quindi, una donna può ritrovarsi incinta senza aver avuto il tempo di pianificare l'assunzione di acido folico. Per questo motivo la soluzione migliore è assumere regolarmente acido folico durante l'età fertile. L'importante è non superare 1 mg al giorno, perché, anche se non è tossico, dosi eccessive possono mascherare eventuali carenze di vitamina B12, a loro volta molto pericolose. Un'alternativa è di assumere acido folico attivato, ossia metilfolato, che non maschera eventuali carenze di vitamina B12 ed è molto meglio assorbito dell'acido folico. Esistono prodotti sul mercato, fra cui il VitaDHA Materna, che contengono metilfolato al posto del acido folico che si trova nella maggior parte degli integratori. Solo nel caso in cui la donna abbia già avuto un figlio con difetti del tubo neurale le linee guida prevedono la possibilità di arrivare all'assunzione quotidiana di 4 mg di acido folico. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Milne E, Greenop KR, Bower CI, Miller M, van Bockxmeer FM, Scott RJ, de Klerk NH, Ashton LJ, Gottardo NG, Armstrong BK, “Maternal use of Folic Acid and Other Supplements and Risk of Childhood Brain Tumors”, Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2012 Aug 31.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Sistema nervoso, Gravidanza, Alimentazione in gravidanza, Età pediatrica ed è stato taggato con

  • L'olio di pesce potenzia la crescita muscolare da esercizio nelle donne anziane

    Un nuovo studio esaminerà i benefici dell'assunzione dell'olio di pesce ricco di Omega-3 durante l'allenamento per contrastare la perdita dei muscoli tipica della terza età. Al via il primo studio che permetterà di monitorare i cambiamenti nelle funzioni e nella massa dei muscoli ottenibili nella terza età associando all'esercizio fisico l'assunzione di olio di pesce ricco di Omega-3. Lo ha annunciato Stuart Gray, ricercatore dell'Università di Aberdeen (Regno Unito), durante il British Science Festival. Grazie a questa nuova ricerca sarà possibile capire se assumere olio di pesce e, allo stesso tempo, allenarsi, è una buona strategia per proteggere i muscoli dal deterioramento tipico dell'invecchiamento. Proteggere i muscoli dall'invecchiamento L'organismo umano è formato da una grande quantità di muscolo scheletrico, che oltre a dare la possibilità di eseguire diversi movimenti è importante anche per lo stato di salute generale. Purtroppo durante il naturale processo di invecchiamento la dimensione dei muscoli si riduce di una percentuale variabile tra lo 0,5 e il 2% ogni anno, dando luogo alla cosiddetta sarcopenia.     Questo fenomeno può ridurre significativamente la qualità della vita, tanto da portare alla perdita di parte dell'indipendenza individuale durante la terza età. L'esercizio fisico può aiutare a contrastare la perdita di massa muscolare, ma anche l'efficacia di un approccio basato sull'allenamento diminuisce con l'avanzare dell'età. Trovare metodi alternativi per proteggere i muscoli potrebbe aiutare a superare questo ostacolo. L'azione combinata di esercizio e Omega-3 Sia uno studio preliminare dei ricercatori dell'Università di Aberdeen, sia una ricerca pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition da un gruppo di esperti dell'Università Federale di Paraná (Brasile) hanno dimostrato che nelle donne anziane i benefici dell'esercizio fisico sono superiori se durante l'allenamento vine assunto olio di pesce ricco di Omega-3. Questi ultimi sono acidi grassi fondamentali per l'organismo, dove svolgono sia una funzione strutturale (sono, cioè, fra le molecole che formano le strutture cellulari e, quindi, tessuti e organi), sia attività benefiche per la salute. Fra le più note ci sono la capacità di ridurre l'infiammazione e di proteggere il sistema cardiovascolare regolando i livelli di trigliceridi e di colesterolo. Tuttavia, gli Omega-3 non fanno bene solo al cuore, ma anche a molti altri organi e tessuti, come quelli del sistema nervoso, le articolazioni e anche i muscoli. Con le loro nuove ricerche Gray e colleghi vogliono scendere più nel dettaglio dei benefici esercitati da questi nutrienti sul tessuto muscolare e contribuire, così, alla messa a punto di nuovi trattamenti per contrastare la sarcopenia. Non solo donne Le analisi, finora condotte essenzialmente sulle donne, saranno estese anche agli uomini. Tutti i partecipanti saranno coinvolti in un programma di allenamento di 18 settimane, ma solo la metà riceverà olio di pesce. Gray ha spiegato che i benefici attesi si basano su diversi fattori, prima fra tutte l'azione antinfiammatoria degli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce. Durante la terza età, infatti, i livelli di infiammazione cambiano, interferendo con la capacità dei muscoli di aumentare la propria massa e la propria forza. Secondo Gray gli Omega-3 potrebbero inibire questo effetto. Non solo, questi acidi grassi potrebbero contribuire a rendere i muscoli più fluidi e aumentare i livelli delle proteine che consentono l'aumento della massa muscolare.         Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. http://www.abdn.ac.uk/news/details-13096.php 2. Rodacki CL, Rodacki AL, Pereira G, Naliwaiko K, Coelho I, Pequito D, Fernandes LC. Source, “Fish-oil supplementation enhances the effects of strength training in elderly women”, Am J Clin Nutr. 2012 Jan 4


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Massa muscolare, Menopausa ed è stato taggato con

  • Assumere Omega-3 in gestazione riduce il rischio di morte perinatale e convulsioni neonatali

    Nuovi vantaggi dell'assunzione di Omega-3 durante la gestazione: 800 milligrammi al giorno di DHA (acido docosaesaenoico) nella seconda metà della gravidanza consentono di ridurre sia il rischio di morte perinatale sia il manifestarsi di convulsioni neonatali. A raccogliere gli indizi di questo beneficio degli Omega-3 è stato un gruppo di ricercatori australiani coordinati dal Women's & Children's Health Research Centre e dall'Università di Adelaide (Australia). I risultati delle loro ricerche sono stati pubblicati sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. Assumere Omega-3 in gravidanza: perché fa così bene? Gli Omega-3 sono indispensabili per un corretto sviluppo del sistema nervoso del feto. Ogni donna dovrebbe assicurarsene una scorta adeguata già prima della gravidanza, poiché questi acidi grassi insieme ad altri nutrienti vengono trasferiti dall'organismo materno al bambino. Inoltre il contenuto di Omega-3 del liquido amniotico dipende dall'alimentazione della futura mamma. Diversi studi hanno dimostrato che assumere Omega-3 durante la gravidanza non danneggia in nessun modo il bambino. Al contrario, le ricerche condotte fino ad oggi indicano che livelli elevati di Omega-3 possono ridurre il rischio d'insorgenza di varie patologie e complicazioni: nascita prematura preeclampsia paralisi cerebrali In particolare, l'assunzione di Omega-3 consente di: ridurre la pressione sanguigna, un fattore determinante per la preeclampsia; promuovere il corretto flusso del sangue nella placenta e quindi consentire l'efficiente scambio di nutrienti tra mamma e bambino. Per questo motivo gli esperti raccomandano di assumere durante gli ultimi 3 mesi di gestazione 300 milligrammi al giorno di Omega-3. Omega-3 per una gestazione a buon termine Lo studio ha coinvolto 2.399 donne al di sotto delle 21 settimane di gestazione che hanno assunto 800 milligrammi al giorno di DHA o di un olio vegetale povero di Omega-3. Nel gruppo che ha assunto DHA sono stati registrati 3 casi di morte perinatale (0,125%) e nessun caso di convulsioni neonatali. Nel gruppo che non ha assunto Omega-3 sono stati riscontrati 12 morti perinatali (0,5%) e 5 casi di convulsioni neonatali (0,21%). Questo Omega-3 potrebbe quindi ridurre sia il rischio di morte perinatale sia quello di convulsioni nel bambino. Queste dosi di DHA non sembrerebbero però adatte a diminuire l'incidenza di preeclampsia e diabete gestazionale. Studi precedenti hanno dimostrato che nel caso della preeclampsia è il rapporto tra i livelli di Omega-3 e di Omega-6 a fare la differenza2. Quali Omega-3? Per gli autori la validità di questi indizi dovrà essere confermata da altri studi. È bene ricordare che è sempre necessario chiedere consiglio al proprio medico prima di assumere Omega-3 o altri integratori alimentari durante la gestazione. Ad esempio l'olio di semi di lino è una buona fonte di Omega-3, ma alcuni esperti ne sconsigliano l'assunzione in gravidanza perché contiene sostanze che potrebbero influenzare l'attività ormonale3.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Zhou SJ, Yelland L, McPhee AJ, Quinlivan J, Gibson RA, Makrides M, “Fish-oil supplementation in pregnancy does not reduce the risk of gestational diabetes or preeclampsia”, Am J Clin Nutr. 2012 Jun;95(6):1378-84. Epub 2012 May 2 2. Williams MA, Zingheim RW, King IB, Zebelman AM, “Omega-3 fatty acids in maternal erythrocytes and risk of preeclampsia”, Epidemiology. 1995 May;6(3):232-7 3. Brooks JD, Ward WE, Lewis JE, Hilditch J, Nickell L, Wong E, Thompson LU, “Supplementation with flaxseed alters estrogen metabolism in postmenopausal women to a greater extent than does supplementation with an equal amount of soy”, Am J Clin Nutr. 2004 Feb;79(2):318-25


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Neonati e bambini, Gravidanza, Età neonatale ed è stato taggato con

  • Tumore al seno, scoperto il meccanismo di protezione attivato dagli Omega-3

    Scoperto il meccanismo molecolare grazie al quale l'Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) inibisce la crescita e la diffusione delle cellule di tumore al seno. Grazie a uno studio condotto su cellule umane, i ricercatori dell'UT Health Science Center di San Antonio (Stati Uniti) hanno svelato che questo nutriente blocca l'espressione dell piccola molecola miR-21, coinvolta nella crescita del tumore nonché nella formazione di metastasi. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine della rivista Carcinogenesis1. Gli Omega-3, preziosi alleati contro il cancro Le potenzialità degli Omega-3 per il trattamento del cancro (prevenzione, terapia, inibizione della crescita, diffusione) sono state evidenziate da molti studi. Ad esempio è stato scoperto che un'alimentazione ricca di questi nutrienti riduce l'insorgenza dei tumori. In combinazione con le terapie tradizionali, gli Omega-3 consentono di: aumentare l'efficacia delle terapie stesse; ridurre la tossicità dei trattamenti; limitare la crescita del tumore; contrastare la formazione di metastasi. Il punto cruciale sembra essere il bilancio tra gli Omega-3 e gli Omega-6, altri importanti acidi grassi: più il rapporto tra le loro concentrazioni è sbilanciato a favore degli Omega-3, maggiore è il loro effetto protettivo nei confronti del cancro. Fra i meccanismi alla base dell'azione degli Omega-3 nei confronti del cancro c'è l'aumento della sensibilità delle cellule tumorali all'azione dei radicali liberi, molecole tossiche generate da alcuni chemioterapici e dalla radioterapia. Inoltre è stato dimostrato che gli Omega-3 compromettono la capacità delle cellule cancerose di aderire alle membrane e di attraversarle, funzioni indispensabili per la formazione delle metastasi. Cancro al seno: un caso particolare Gli Omega-3 si sono rivelati efficaci verso le seguenti forme tumorali: cancro al colon cancro alla prostata cancro al seno Nel caso del cancro al seno, è stato dimostrato che una carenza di Omega-3 aumenta la probabilità di sviluppare metastasi, mentre un'alimentazione ricca di questi acidi grassi può ridurne le dimensioni. Pochi studi sono, però, riusciti a gettare luce sui meccanismi molecolari scatenati da questi nutrienti nelle cellule tumorali. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che tra i bersagli di questi acidi grassi ci siano delle molecole che regolano l'espressione dei geni: i cosiddetti micro-RNA. L'ipotesi è stata confermata dagli studiosi dell'UT Health Science Center, che hanno dimostrato che il DHA inibisce l'espressione del micro-RNA miR-21 nelle cellule di tumore al seno. Nel loro studio i ricercatori hanno spiegato che la crescita e la formazione di metastasi a partire dal cancro al seno è associata all'aumento delle concentrazioni di miR-21. Questo a sua volta agisce su una serie di molecole note per il loro coinvolgimento nella formazione dei tumori, arrivando a stimolare l'attività del gene CSF-1, un potente attivatore della proliferazione del cancro e della formazione delle metastasi. Il DHA riduce i livelli di miR-21 e blocca l'attività di CSF-1. I risultati ottenuti somministrando il DHA alle cellule sono stati confermati alimentando dei topi con olio di pesce, nota fonte di Omega-3. Anche in questo caso è stata osservata una riduzione sia dei livelli di miR-21 sia di quelli di CSF-1. In base a questi risultati, i ricercatori hanno concluso che l'efficacia dell'olio di pesce e del DHA in esso contenuto passa attraverso il blocco di miR-21, che porta alla riduzione dell'espressione di CSF-1.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Mandal CC, Ghosh-Choudhury T, Dey N, Ghosh Choudhury G, Ghosh-Choudhury N, “miR-21 is Targeted By Omega-3 Polyunsaturated Fatty Acid to Regulate Breast Tumor CSF-1 Expression”, Carcinogenesis. 2012 Jun 7.


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  • Il rischio di ictus diminuisce nelle donne che assumono elevate quantità di Omega-3

    Le donne che assumono quantità elevate di Omega-3 sono soggette a un minor rischio di ictus. Uno studio di un gruppo di scienziati guidati da Susanna Larsson del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) conferma quanto era già stato suggerito da altre ricerche. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Atherosclerosis1 e supportano l'ipotesi che il consumo di pesce ricco di Omega-3 possa prevenire il rischio di ictus. Omega-3 e ictus, chi ha ragione? Diversi studi hanno suggerito come il consumo di pesce grasso e dei grassi Omega-3 in esso contenuti sia associato nelle donne a un minor rischio di ictus. Tuttavia, nel corso degli anni il dibattito sull'effettiva efficacia degli Omega-3 nella prevenzione di questo evento si è sempre più acceso. Uno studio ha infatti lasciato ipotizzare che fosse il pesce magro (che non contiene gli stessi livelli di Omega-3), più che quello grasso, a ridurre il rischio di ictus. L'ipotesi è stata successivamente smentita da una ricerca che ha nuovamente rilevato il ruolo protettivo del consumo di pesce grasso. L'esistenza di dati così contrastanti ha spinto gli scienziati a un'analisi globale dei risultati ottenuti. Il confronto fra 15 diversi studi ha portato a concludere che il consumo di pesce è associato solo in piccola parte alla riduzione del rischio di ictus. Per chiarire definitivamente ogni dubbio, Larsson e colleghi si sono concentrati sul ruolo svolto dai grassi, più che dal pesce, nella prevenzione di questo evento. Non più pesce, ma Omega-3 I ricercatori svedesi hanno analizzato i dati relativi alle abitudini alimentari e allo stile di vita di 35.000 donne coinvolte in uno studio nazionale durato più di 10 anni. Le donne che consumavano le maggiori quantità di Omega-3 ne introducevano in media 730 milligrammi al giorno, mentre i livelli di assunzione più bassi corrispondevano a una media giornaliera pari a 144 milligrammi. Durante i 10 anni di studio, 1680 partecipanti sono state colpite da un ictus. In particolare, nel 78% dei casi si è trattato di un infarto cerebrale, nel 14% dei casi di un ictus emorragico e nell'8% dei casi di forme di ictus non specificate. L'analisi dei dati ha dimostrato che elevati consumi di Omega-3 sono associati a una riduzione del rischio di ictus pari al 16%. Di contro, assumere quantità elevate di colesterolo aumenta il rischio di ictus del 20%. Nello specifico, livelli elevati di colesterolo di origine alimentare aumentano la probabilità di infarto cerebrale addirittura del 29%. Non è stata invece rilevata nessuna associazione tra l'ictus e gli altri grassi contenuti nei cibi. Efficacia confermata I risultati ottenuti confermano l'esistenza di un legame tra il consumo di pesce grasso ricco di Omega-3 e la riduzione del rischio di ictus nelle donne. Allo stesso modo, questa ricerca che l'assunzione di livelli elevati di colesterolo aumenta la probabilità di essere colpiti da questo evento. Secondo i ricercatori è quindi possibile ipotizzare che gli Omega-3 giochino un ruolo nella prevenzione dell'ictus nelle donne.         Fonte 1. Larsson SC, Virtamo J, Wolk A, “Dietary fats and dietary cholesterol and risk of stroke in women”, Atherosclerosis. 2012 Mar;221(1):282-6. Epub 2012 Jan 8


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  • Omega-3 EPA: un'utile terapia contro l'endometriosi

    Assumere Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) è una valida terapia contro l'endometriosi. Lo dimostra uno studio della Jichi Medical University di Saitama (Giappone, pubblicato su Fertility and Sterility1. Per gli autori dello studio i grassi di origine alimentare Omega-6 non hanno lo stesso effetto terapeutico. Endometriosi ed infiammazione L'endometriosi è una malattia che colpisce circa il 10% delle donne ed è associata ad alti livelli di infiammazione. L'endometriosi è caratterizzata dalla crescita di alcune cellule della parete dell'utero (l'endometrio) su altri organi della cavità addominale, come le ovaie o l'intestino. Queste cellule durante il ciclo mestruale rispondono all'azione degli ormoni, come quelle che si trovano all'interno dell'utero, e provocano dolori accompagnati da infiammazione. Chirurgia, unica strada verso la guarigione L'endometriosi può svilupparsi già in età precoce: molte donne però scoprono di soffrirne dopo i 25 anni. Un ritardo nella diagnosi può aggravare in modo significativo il disturbo, condizione che: aumenta l'entità dei sintomi; arriva in alcuni casi a rendere difficoltoso il concepimento. Assumere antidolorifici permette di alleviare solo temporaneamente i dolori. L'unico trattamento che consente di eliminare la malattia è la rimozione chirurgica delle cellule cresciute in posizione anomala. L'interesse nella ricerca di terapie alternative è perciò molto elevato. Omega-3: nuova arma contro l'endometriosi I ricercatori giapponesi hanno valutato se gli Omega-3 potessero ridurre l'infiammazione associata a questa patologia. Come? Basandosi sull'ipotesi che l'aumento dell'incidenza dell'endometriosi nella popolazione sia associato a uno scorretto apporto di lipidi con l'alimentazione. Gli studi sono stati condotti su ratti. I roditori nell'arco di 2 settimane hanno ricevuto una dieta arricchita con Omega-3 EPA o Omega-6 LA (acido linoleico). Al termine del ciclo, l'utero di ogni animale è stato autotrapiantato nella cavità addominale per ottenere un modello di endometriosi. I ricercatori hanno poi alimentato i ratti per altre 4 settimane come nei 15 giorni precedenti. Lo stato dell'endometrio è stato analizzato 2 e 4 settimane dopo l'autotrapianto. E' stato così scoperto che l'alimentazione ricca di EPA provoca un aumento significativo degli Omega-3 rispetto agli Omega-6 presenti nell'organismo. I ricercatori spiegano che questo aumento è associato a una riduzione dell'ispessimento del tessuto in cui è localizzata l'infiammazione tipica dell'endometriosi, nonché dell'espressione di alcuni geni coinvolti nei processi infiammatori. Benefici degli Omega-3 contro l'endometriosi I risultati ottenuti confermano l'ipotesi che gli Omega-3 potrebbero rappresentare un valido aiuto nei confronti dell'endometriosi. Infatti uno studio precedente, pubblicato sempre su Fertility and Sterility2, aveva svelato che questi nutrienti riducono la sopravvivenza delle cellule dell'endometrio e regolano la funzione di alcune molecole che partecipano all'infiammazione. Un'altra ricerca ha altresì dimostrato che un'alimentazione ricca di Omega-3 può aiutare a prevenire l'endometriosi3.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Netsu S, Konno R, Odagiri K, Soma M, Fujiwara H, Suzuki M, “Oral eicosapentaenoic acid supplementation as possible therapy for endometriosis”, Fertil Steril. 2008 Oct;90(4 Suppl):1496-502. Epub 2007 Dec 3 2. Gazvani MR, Smith L, Haggarty P, Fowler PA, Templeton A, “High omega-3:omega-6 fatty acid ratios in culture medium reduce endometrial-cell survival in combined endometrial gland and stromal cell cultures from women with and without endometriosis”, Fertil Steril. 2001 Oct;76(4):717-22 3. Missmer SA, Chavarro JE, Malspeis S, Bertone-Johnson ER, Hornstein MD, Spiegelman D, Barbieri RL, Willett WC, Hankinson SE, “A prospective study of dietary fat consumption and endometriosis risk”, Hum Reprod. 2010 Jun;25(6):1528-35. Epub 2010 Mar 23.


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Endometriosi ed è stato taggato con

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