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Donna in salute

La salute delle donne è amica degli omega 3

Tutte le informazioni che cerchi sulla salute e il benessere delle donne legate agli effetti positivi degli Omega-3. Scopri come sul blog di Omegor.

  • Omega-3 EPA: un'utile terapia contro l'endometriosi

    Assumere Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) è una valida terapia contro l'endometriosi. Lo dimostra uno studio della Jichi Medical University di Saitama (Giappone, pubblicato su Fertility and Sterility1. Per gli autori dello studio i grassi di origine alimentare Omega-6 non hanno lo stesso effetto terapeutico. Endometriosi ed infiammazione L'endometriosi è una malattia che colpisce circa il 10% delle donne ed è associata ad alti livelli di infiammazione. L'endometriosi è caratterizzata dalla crescita di alcune cellule della parete dell'utero (l'endometrio) su altri organi della cavità addominale, come le ovaie o l'intestino. Queste cellule durante il ciclo mestruale rispondono all'azione degli ormoni, come quelle che si trovano all'interno dell'utero, e provocano dolori accompagnati da infiammazione. Chirurgia, unica strada verso la guarigione L'endometriosi può svilupparsi già in età precoce: molte donne però scoprono di soffrirne dopo i 25 anni. Un ritardo nella diagnosi può aggravare in modo significativo il disturbo, condizione che: aumenta l'entità dei sintomi; arriva in alcuni casi a rendere difficoltoso il concepimento. Assumere antidolorifici permette di alleviare solo temporaneamente i dolori. L'unico trattamento che consente di eliminare la malattia è la rimozione chirurgica delle cellule cresciute in posizione anomala. L'interesse nella ricerca di terapie alternative è perciò molto elevato. Omega-3: nuova arma contro l'endometriosi I ricercatori giapponesi hanno valutato se gli Omega-3 potessero ridurre l'infiammazione associata a questa patologia. Come? Basandosi sull'ipotesi che l'aumento dell'incidenza dell'endometriosi nella popolazione sia associato a uno scorretto apporto di lipidi con l'alimentazione. Gli studi sono stati condotti su ratti. I roditori nell'arco di 2 settimane hanno ricevuto una dieta arricchita con Omega-3 EPA o Omega-6 LA (acido linoleico). Al termine del ciclo, l'utero di ogni animale è stato autotrapiantato nella cavità addominale per ottenere un modello di endometriosi. I ricercatori hanno poi alimentato i ratti per altre 4 settimane come nei 15 giorni precedenti. Lo stato dell'endometrio è stato analizzato 2 e 4 settimane dopo l'autotrapianto. E' stato così scoperto che l'alimentazione ricca di EPA provoca un aumento significativo degli Omega-3 rispetto agli Omega-6 presenti nell'organismo. I ricercatori spiegano che questo aumento è associato a una riduzione dell'ispessimento del tessuto in cui è localizzata l'infiammazione tipica dell'endometriosi, nonché dell'espressione di alcuni geni coinvolti nei processi infiammatori. Benefici degli Omega-3 contro l'endometriosi I risultati ottenuti confermano l'ipotesi che gli Omega-3 potrebbero rappresentare un valido aiuto nei confronti dell'endometriosi. Infatti uno studio precedente, pubblicato sempre su Fertility and Sterility2, aveva svelato che questi nutrienti riducono la sopravvivenza delle cellule dell'endometrio e regolano la funzione di alcune molecole che partecipano all'infiammazione. Un'altra ricerca ha altresì dimostrato che un'alimentazione ricca di Omega-3 può aiutare a prevenire l'endometriosi3.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Netsu S, Konno R, Odagiri K, Soma M, Fujiwara H, Suzuki M, “Oral eicosapentaenoic acid supplementation as possible therapy for endometriosis”, Fertil Steril. 2008 Oct;90(4 Suppl):1496-502. Epub 2007 Dec 3 2. Gazvani MR, Smith L, Haggarty P, Fowler PA, Templeton A, “High omega-3:omega-6 fatty acid ratios in culture medium reduce endometrial-cell survival in combined endometrial gland and stromal cell cultures from women with and without endometriosis”, Fertil Steril. 2001 Oct;76(4):717-22 3. Missmer SA, Chavarro JE, Malspeis S, Bertone-Johnson ER, Hornstein MD, Spiegelman D, Barbieri RL, Willett WC, Hankinson SE, “A prospective study of dietary fat consumption and endometriosis risk”, Hum Reprod. 2010 Jun;25(6):1528-35. Epub 2010 Mar 23.


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  • Gli Omega-3 diminuiscono la sopravvivenza delle cellule endometriali

    Gli Omega-3 possono essere utili nel trattamento dell'endometriosi grazie alla loro capacità di ridurre la sopravvivenza delle cellule dell'endometrio. Questi acidi grassi possono altresì aiutare a ridurre l'infiammazione associata a questa malattia grazie alla regolazione della funzione delle citochine, molecole coinvolte nei processi infiammatori. Gli esperti del dipartimento di ostetricia e ginecologia dell'Ospedale di Aberdeen (Regno Unito) dimostrano le potenzialità di questi nutrienti nella cura di questo disturbo attraverso una ricerca pubblicata su Fertility and Sterility1. Endometriosi, quando l'infiammazione compromette la fertilità L'endometriosi è una malattia che colpisce circa il 10% delle donne: consiste in alcune cellule della parete dell'utero (l'endometrio) che crescono su altri organi della cavità addominale, come le ovaie o l'intestino. La diagnosi di endometriosi è spesso tardiva. Anche se il disturbo può comparire già alla prima mestruazione, di solito viene riconosciuto solo molti anni dopo. Questo ritardo può rendere la patologia una situazione molto invalidante, perché le cellule dell'endometrio che crescono in posizioni anomale rispondono all'azione degli ormoni che regolano il ciclo mestruale, come quelle nell'utero. Le conseguenze sono infiammazioni, dolori e sterilità. Così come le cause di questa malattia sono ancora sconosciute, anche le possibilità di cura sono poche e l'unica strada verso la risoluzione del problema è l'intervento chirurgico. Gli Omega-3 per l'endometriosi Uno studio pubblicato sulla rivista Human Reproduction ha dimostrato che il rischio di endometriosi può essere ridotto con un'alimentazione ricca di Omega-32. La ricerca condotta all'Ospedale di Aberdeen si è concentrata sul ruolo di questi e di altri acidi grassi di origine alimentare (gli Omega-6) nella crescita delle cellule dell'endometrio. Lo studio ha previsto di trattare in laboratorio delle cellule prelevate da donne che si sono rivolte ad un centro per l'infertilità. Ne è emerso che un rapporto fra Omega-3 e Omega-6 elevato, corrispondente a livelli maggiori dei primi, riduce la sopravvivenza delle cellule dell'endometrio. L'effetto degli Omega-3 è superiore sia quando gli Omega-3 e Omega-6 sono presenti in pari quantità, sia quando i secondi sono più abbondanti dei primi. Non solo: nel caso delle donne che soffrono di endometriosi, le cellule (che già di per sé producono maggiori quantità della citochina IL-8) ne producono ancora di più in presenza di elevati rapporti Omega-3/Omega-6. Un possibile trattamento non-chirurgico dell'endometriosi Secondo i ricercatori britannici questi risultati aprono la strada a nuovi trattamenti dell'endometriosi basati sull'uso degli Omega-3. In alternativa gli antidolorifici sono l'unico modo per sopportare i dolori fino a che non si renda necessario un intervento chirurgico. Però meglio non abusare a causa dei possibili effetti collaterali.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Gazvani MR, Smith L, Haggarty P, Fowler PA, Templeton A, “High omega-3:omega-6 fatty acid ratios in culture medium reduce endometrial-cell survival in combined endometrial gland and stromal cell cultures from women with and without endometriosis”, Fertil Steril. 2001 Oct;76(4):717-22. 2. Missmer SA, Chavarro JE, Malspeis S, Bertone-Johnson ER, Hornstein MD, Spiegelman D, Barbieri RL, Willett WC, Hankinson SE, “A prospective study of dietary fat consumption and endometriosis risk”, Hum Reprod. 2010 Jun;25(6):1528-35. Epub 2010 Mar 23.


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  • Vuoi diminuire il rischio di endometriosi? Mangia cibi ricchi di Omega-3

    Gli Omega-3 ancora una volta alleati per migliorare la salute e il benessere della donna: coloro che consumano cibi ricchi di questi acidi grassi hanno minore probabilità di sviluppare l'endometriosi. Lo dimostra uno studio condotto al Brigham and Women’s Hospital di Boston (Stati Uniti), i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Human Reproduction1. Secondo la ricerca, l'effetto degli altri grassi è totalmente opposto. Le donne che introducono molti grassi vegetali idrogenati hanno una probabilità maggiore di sviluppare questa patologia. Cause endometriosi, perché agire sull'alimentazione Alla base dell'insorgere dell'endometriosi c'è la crescita di alcune cellule della parete dell'utero (l'endometrio, appunto) su altri organi presenti nella cavità addominale, come le ovaie o l'intestino. Tale malattia colpisce circa il 10% delle donne ratta di una malattia e può diventare molto invalidante. Spesso la diagnosi di endometriosi viene formulata in ritardo, attorno ai 26 anni. Questa situazione può verificarsi già dalla prima mestruazione. Come una normale cellula dell'endometrio, anche quelle che crescono al di fuori dell'utero rispondono all'azione degli ormoni che regolano il ciclo mestruale. Questo fenomeno può causare infiammazioni, dolori e sterilità. I sintomi dell'endometriosi, dolorosi, svaniscono in genere durante la gravidanza. Possono però ritornare intensi quanto prima al termine dei 9 mesi di gestazione. Le cause della malattia sono ancora sconosciute. Allo stesso modo, i possibili metodi di cura sono pochi. L'uso di antidolorifici è l'unico modo per contrastare i fastidi. Oltre a ciò, è importante monitorare lo stato di salute dell'apparato riproduttivo, per poter affrontare una gravidanza prima che la malattia lo renda impossibile. La chirurgia è invece necessaria per risolvere il problema. Per questo agire sull'alimentazione per prevenire la comparsa del disturbo può rappresentare una strategia semplice per evitare di dover intervenire in modo molto più drastico. Il ruolo degli Omega-3 Lo studio pubblicato su Human Reproduction ha analizzato l'incidenza dell'endometriosi sul seguente campione: 70.000 donne che tra il 1989 e il 2001 hanno compilato ogni 4 anni un questionario sulle loro abitudini alimentari. A 1.200 di queste donne è stata diagnosticata la malattia. Tuttavia, il rischio di endometriosi è risultato ridotto del 22% in chi preferiva un'alimentazione ricca di Omega-3. Le donne la cui alimentazione era ricca di grassi trans, come quelli contenuti in cibi fritti, margarina e cracker, avevano una maggiore probabilità (48%) di sviluppare la patologia. Prevenire l'endometriosi: il ruolo della dieta Questi risultati indicano che preferire un'alimentazione ricca di Omega-3 può ridurre il rischio di endometriosi. Un "buona" dieta a base di Omega-3 è composta da tonno, salmone, sgombro, noci e tutti gli altri alimenti che contengono ricche dosi di questi preziosi acidi grassi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Missmer SA, Chavarro JE, Malspeis S, Bertone-Johnson ER, Hornstein MD, Spiegelman D, Barbieri RL, Willett WC, Hankinson SE, “A prospective study of dietary fat consumption and endometriosis risk”, Hum Reprod. 2010 Jun;25(6):1528-35. Epub 2010 Mar 23.


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  • Tumore al seno: gli epossidi bloccano le metastasi

    Gli epossidi sono molecole ottenute dagli Omega-3 che contrastano la formazione delle metastasi di tumore al seno, bloccando i movimenti dell cellule di cancro alla mammella. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Università di Sydney (Australia), guidati dal dottor Micheal Murray. I risultati di questi studi sono stati anticipati dall'ufficio comunicazione dell'ateneo1. Benefici degli Omega-3 per la salute Gli Omega-3 sono acidi grassi abbondanti soprattutto nei pesci, come salmone, sgombro e tonno. Anni di ricerche dimostrano che questi nutrienti sono in grado di ridurre sia l'infiammazione sia il rischio di sviluppare patologie croniche, come le malattie cardiovascolari e l'artrite. Prevenire i tumori con gli Omega-3 Diversi studi evidenziano come questi acidi grassi proteggono da alcune forme tumorali. Oltre al cancro al seno, mangiare pesce ricco di tali nutrienti consente di ridurre l'incidenza di: cancro al colon cancro alla prostata Associare il consumo di questi stessi nutrienti a chemio- o radioterapia consente poi di aumentare l'efficacia delle cure. Murray ha dichiarato che questi risultati hanno "convinto" molte persone a consumare pesci ricchi di Omega-3 per prevenire l'insorgere dei tumori. Metastasi cancro al seno: una nuova speranza Prevenire la formazione del tumore è solo uno dei diversi aspetti della lotta contro il cancro. Un altro punto fondamentale è cercare di capire come impedire la formazione di metastasi, ovvero l'espansione del tumore in zone dell'organismo diverse da quella già colpita dalla neoplasia. Questo processo richiede che le cellule tumorali siano in grado di muoversi e di aderire alle membrane: studi precedenti indicano che gli Omega-3 inibiscono quest'ultima capacità. Questi acidi grassi interferiscono altresì con l'attività delle molecole che permettono agli elementi cancerosi di attraversare le membrane. Azione antimetastasi degli Omega-3 Murray e colleghi hanno approfondito ulteriormente la conoscenza dell'attività antimetastatica degli Omega-3. Hanno dimostrato la capacità degli epossidi, molecole prodotte dall'organismo proprio a partire da questi nutrienti, di contrastare i movimenti delle cellule tumorali. I loro esperimenti sono stati condotti su tessuti prelevati da tumore al seno, una forma di cancro in cui la formazione delle metastasi è uno dei rischi principali per la vita delle pazienti. Murray ha illustrato il duale obiettivo a breve termine della ricerca: velocizzare lo sviluppo di farmaci antimetastatici da epossidi Omega-3; testare la loro reale efficacia. Lo scopo finale dei ricercatori è tuttavia ottenere una classe totalmente nuova di molecole, studiate appositamente per inibire la diffusione delle masse tumorali.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. http://sydney.edu.au/news/84.html?newsstoryid=8997


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  • Depressione perinatale e depressione post partum: combatterle con gli Omega-3

    Gli acidi grassi Omega-3 introdotti con la dieta svolgono un'azione di contrasto fondamentale sia alla depressione perinatale che alla depressione post partum. La depressione perinatale (detta anche depressione materna) e la depressione post partum (conosciuta anche come depressione postnatale) sono 2 disturbi dell'umore riscontrabili nelle fasi di gravidanza e e postgravidanza: la prima si manifesta con alterazioni e cambiamenti fisici ed emotivi durante i 9 mesi di gravidanza; la seconda invece colpisce tra le 6 e le 12 settimane dopo il parto e può durare diverso tempo. Depressione perinatale: l'azione degli Omega-3 L'alimentazione è uno dei fattori di rischio alla base dell'insorgenza di questo disturbo dell'umore, manifestazione che non deve essere trascurata per nessun motivo: questa patologia può infatti arrecare danni sia alla salute madre sia a quella del bambino. Queste le parole di Brenda M. Y. Leung, autrice di uno studio pubblicato sul Journal of American Dietetic Association. I sintomi di questa particolare malattia sono gli stessi della depressione comune: cattivo umore mancanza di concentrazione apatia scarsa qualità del sonno mancanza di appetito Lo studio ha evidenziato come bassi livelli di Omega-3 EPA e DHA possano contribuire allo sviluppo di tale patologia. È pertanto necessario ricorrere ad una supplementazione alimentare con questi nutrienti, processo che può avvenire in 2 modi: consumando cibi che contengono Omega-3 (soprattutto pesce grasso, come salmone, sgombro, halibut e sardine) 2/3 volte alla settimana; aggiungendo alla propria dieta integratori alimentari a base di questi acidi grassi. Inoltre sembrerebbe che minerali come ferro e zinco possano modificare il rischio d'insorgenza di tale disturbo. Depressione post partum: olio di pesce come strumento preventivo L'assunzione in gravidanza di Omega-3 DHA da olio di pesce diminuisce il rischio d'insorgenza della depressione post partum e contribuisce a migliorare la salute del bambino. Lo rivela uno studio su 52 donne incinte condotto dall'University of Connecticut School of Nursing. I ricercatori hanno suddiviso le gestanti in 2 gruppi: le donne del primo hanno assunto capsule di olio di pesce pari a 300 milligrammi di DHA dalla ventiquattresima settimana di gestazione sino al parto; a quelle del secondo è stato invece somministrato un placebo. Dopo il parto, tutte le pazienti sono state sottoposte ad una valutazione del loro stato emotivo tramite la Postpartum Depression Screening Scale, metodo che permette di determinare sensazioni e sentimenti personali (tristezza, ansia, emotività, sensi di colpa, perdita di sé) in modo obiettivo. È emerso che le donne trattate con olio di pesce hanno ottenuto punteggi più bassi, quindi soffrivano meno di ansia, tristezza ed emotività rispetto a coloro a cui è stato somministrato solo placebo. Questo significa che l'Omega-3 DHA da olio di pesce ha attuato un'efficace azione di contrasto durante la gestazione. Durante la "dolce attesa", i ricercatori consigliano di assumere Omega-3 almeno 3 volte alla settimana.  


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  • Omega-3 in gestazione proteggono neonati da danno ipossico-ischemico

    L'assunzione di Omega-3 durante la gestazione può proteggere il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico contrastando la reazione infiammatoria ad esso associata. A suggerirlo è uno studio condotto alla Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh (Stati Uniti), pubblicato sulla rivista Stroke. La notizia apre nuove speranze per la cura di un danno per cui sono attualmente disponibili poche soluzioni. Il danno ipossico-ischemico L'ipossia è una situazione di carenza di ossigeno in un tessuto dell'organismo. Sia nel feto sia nel neonato, questa situazione può scatenare un altro fenomeno: l'ischemia. Per ischemia si intende la riduzione o, addirittura, l'interruzione del flusso sanguigno. Nei neonati che vanno incontro ad asfissia, ipossia ed ischemia cerebrale vanno di pari passo: le loro conseguenze prendono il nome di danno ipossico-ischemico. Tale situazione può verificarsi prima, dopo o durante il parto e colpisce ogni anno 4-5 milioni di bambini che possono andare incontro a conseguenze più o meno gravi sulle capacità cognitive, motorie e comportamentali. Fra i rischi più frequenti: ritardo mentale epilessia difficoltà di apprendimento disabilità motorie Le terapie attualmente disponibili per rimediare al danno ipossico-ischemico sono piuttosto limitate. Nuove speranze dagli Omega-3 Gli autori della ricerca pubblicata su Stroke hanno valutato l'effetto degli Omega-3 sui danni associati all'ipossia e all'ischemia nei neonati utilizzando come sistema modello dei ratti. A partire dal secondo giorno della gestazione e fino a 14 giorni dopo il parto gli animali sono stati alimentati con un mangime addizionato di Omega-3 o con una dieta standard. 7 giorni dopo la nascita i ricercatori hanno indotto nei neonati il danno ipossico-ischemico. Le conseguenze cerebrali del danno sono state valutate nelle 5 settimane successive attraverso test specifici per la determinazione delle capacità motorie degli animali. Inoltre fino a 7 giorni dopo l'induzione del danno sono state monitorate la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori e l'attivazione delle cellule responsabili della risposta immunitaria nel cervello. Infine, 5 settimane dopo il danno è stata valutata la perdita di tessuto nervoso. Ne è emerso che la somministrazione di Omega-3 durante la gestazione riduce significativamente i danni cerebrali e le loro conseguenze neurologiche a lungo termine. Inoltre questi nutrienti esercitano un'attività antinfiammatoria nei confronti delle cellule dell'immunità presenti nel cervello. Successivi esperimenti, condotti direttamente su queste cellule coltivate in laboratorio, hanno dimostrato che gli Omega-3 riducono l'infiammazione diminuendo l'attività della proteina NF-kB. Questo fenomeno impedisce, di conseguenza, il rilascio delle molecole responsabili dell'infiammazione. Dai ratti all'uomo Secondo gli autori i risultati di questa ricerca suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 possano proteggere in modo significativo il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico. La loro azione sarebbe almeno in parte basata sull'inibizione dell'infiammazione mediata dalle cellule del sistema immunitario presenti nel sistema nervoso centrale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Consumare salmone in gravidanza: più salute e meno stress ossidativo

    Lo stress ossidativo della mamma e del neonato può essere contrastato introducendo nell'alimentazione 2 porzioni di salmone arricchito di Omega-3 alla settimana. A dimostrarlo è uno studio dell'Università di Granada (Spagna), pubblicato sulla rivista Antioxidants and Redox Signaling, condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Cruz Erika García-Rodríguez. Gli autori spiegano che consumare queste quantità di salmone durante la gravidanza aiuta le donne e i loro figli a raggiungere i livelli di Omega-3 raccomandati dagli esperti. Salmone in gravidanza: Omega-3 dal mare La ricerca condotta nei laboratori dell'Università di Granada si colloca all'interno di un più ampio progetto europeo: il Salmon in Pregnancy Study (Studio sul consumo di salmone durante la gestazione). I primi dati raccolti nel corso di questo progetto hanno svelato che consumare salmone in gravidanza aumenta i livelli di Omega-3 presenti sia nella madre sia nel bambino. In effetti il salmone è uno degli alimenti più ricchi di Omega-3, acidi grassi utili sia per il corretto sviluppo del feto sia per ridurre i rischi di complicazioni durante la gravidanza. Quello utilizzato da García-Rodríguez e colleghi è stato ulteriormente arricchito di questi nutrienti includendo nella sua alimentazione oli di origine vegetale, alghe e zooplancton. Questo particolare tipo di allevamento ha permesso ai ricercatori di ottenere un pesce ricco di Omega-3, vitamine dal potere antiossidante (in particolare A ed E) e selenio. L'effetto degli Omega-3 in gravidanza La nuova ricerca ha coinvolto donne incinte caratterizzate da un basso consumo di pesce, che sono state suddivise in 2 gruppi: il primo ha continuato a seguire il suo regime alimentare; il secondo ha introdotto nella propria dieta, a partire dalle ventesima settimana di gestazione, 2 porzioni alla settimana di salmone arricchito di Omega-3. Tra la ventesima e la trentaquattresima settimana di gravidanza tutte le partecipanti hanno compilato un questionario sulle abitudini alimentari inerente alle 12 settimane precedenti. Inoltre i ricercatori hanno raccolto campioni di sangue e di urine di tutte le donne. I prelievi sono stati ripetuti anche alla trentottesima settimana di gestazione e al parto. Infine, alla nascita del bambino sono stati prelevati campioni di sangue proveniente dal cordone ombelicale. Più Omega-3 e meno stress L'analisi dei dati ha dimostrato che l'aumento del consumo di salmone causa l'innalzamento dei livelli di Omega-3, selenio e vitamina A nella donna incinta e nel neonato. I ricercatori hanno altresì osservato un progressivo aumento di altre molecole importanti per contrastare lo stress ossidativo. Gravidanza serena: un aiuto dagli Omega-3 Questi risultati, spiegano gli autori, indicano che l'assunzione di 2 porzioni a settimana di salmone aiutano la futura mamma e il neonato a raggiungere i livelli minimi di Omega-3 raccomandati aumentando nel contempo le difese antiossidanti. In questo modo è possibile ridurre lo stress ossidativo associato alla gravidanza e che potrebbe portare a gravi complicazioni, inclusi aborto, parto prematuro e preeclampsia.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • 2 porzioni di salmone apportano la quantità di Omega-3 necessaria in gravidanza

    Per assicurarsi il giusto apporto di Omega-3 durante la gestazione è sufficiente aggiungere alla propria alimentazione 2 porzioni di salmone alla settimana. Lo dimostra uno studio condotto alla School of Medicine dell'Università di Southampton (Regno Unito) da un gruppo di ricercatori coinvolti nel progetto europeo "Salmon in Pregnancy Study", inerente al consumo di salmone in gravidanza. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition. Omega-3 in gravidanza: i benefici dell'assunzione Credits Gli acidi grassi Omega-3 sono nutrienti abbondanti nei pesci grassi marini. Assumerli durante la gravidanza apporta diversi benefici: riducono il rischio di complicazioni pericolose per la mamma e per il bambino; facilitano gli scambi di ossigeno e nutrienti; consentono il corretto sviluppo del feto; riducono l'incidenza di alcune patologie dopo la nascita, come l'asma. Un nuovo approccio per aumentare gli Omega-3 L'incremento del consumo di salmone durante la gravidanza è stato esaminato dagli studiosi per capire se potesse aumentare i livelli di Omega-3 presenti nelle donne incinte e nei loro figli. Per questo motivo sono state reclutate 123 donne incinte caratterizzate da un basso consumo di pesce grasso. Le partecipanti sono state suddivise in 2 gruppi e istruite a continuare con la loro alimentazione abituale o ad aggiungere 2 porzioni di salmone al menu settimanale. L'assunzione del pesce è iniziata alla ventesima settimana di gestazione ed è proseguita fino al parto. I risultati ottenuti L'analisi dei dati ha svelato che le partecipanti che avrebbero dovuto introdurre il salmone nella loro alimentazione ne hanno consumato una media pari a 1,94 porzioni a settimana. In totale, queste donne hanno consumato 2,11 porzioni di pesce a settimana, contro una media di 0,47 porzioni mangiate dalle altre partecipanti. Questo maggior consumo di pesce è stato associato a un'assunzione più elevata dei 2 Omega-3 di cui è ricco il pesce: l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico). Durante la gravidanza è stato appurato che: i livelli di EPA e DHA materni diminuivano nel gruppo di controllo; aumentavano nelle donne che avevano aggiunto il salmone alla propria dieta. Allo stesso modo, EPA e DHA erano più abbondanti nel cordone ombelicale dei figli di queste donne. Più Omega-3 per le mamme che non mangiano pesce I risultati dello studio dimostrano che le donne incinte che non mangiano regolarmente pesce grasso possono aumentare l'apporto di Omega-3 introducendo nella propria dieta 2 porzioni di salmone a settimana. In questo modo, spiegano i ricercatori, le future mamme possono garantire al proprio organismo e al proprio figlio i livelli minimi di EPA e DHA consigliati dagli esperti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Omega-3 DHA in allattamento: l'assunzione aumenta la capacità di attenzione dei bambini

    L'assunzione di circa 200 milligrammi al giorno dell'Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) da parte delle neomamme che allattano al seno nei 4 mesi successivi al parto aumenta le capacità di attenzione prolungata dei bambini a 5 anni. Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata sul Journal of Pediatrics, in cui i ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston (Stati Uniti) hanno analizzato l'effetto della presenza di questo acido grasso nel latte materno sullo stato neuropsicologico dei piccoli. La stessa ricerca ha evidenziato che il DHA assunto in questo periodo non influenza, invece, le capacità visive del bambino di questa età.   Omega-3 in gravidanza e allattamento Assumere Omega-3 durante la gravidanza è fondamentale per promuovere il corretto sviluppo delle strutture nervose del feto nonché ridurre la probabilità di complicazioni rischiose per la madre e per il bambino, come l'aborto e il parto prematuro. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che un corretto apporto di Omega-3 durante la gestazione e l'allattamento protegge la salute dei piccoli anche dopo la nascita. I figli delle donne che assumono tali acidi grassi in questi periodi corrono minori rischi di sviluppare patologie come l'asma, alcune allergie e disturbi infiammatori. Gli Omega-3 esercitano altresì un effetto benefico sui piccoli che soffrono di: disturbi comportamentali sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD) dislessia Anche il quoziente intellettivo dei bambini può essere positivamente influenzato dal consumo di questi nutrienti durante la gravidanza. Omega-3 per bambini più attenti I ricercatori di Houston avevano già portato alla luce un fatto interessante: i bambini di 2 anni e mezzo che nei primi 4 mesi di vita vengono allattati al seno da madri che assumono DHA hanno uno sviluppo psicomotorio migliore. La nuova ricerca si è concentrata sulle capacità neuropsicologiche e visive di questi bambini a 5 anni. Durante l’allattamento, le madri sono state suddivise in 2 gruppi: le mamme del primo hanno assunto quotidianamente fino a 4 mesi dopo il parto capsule contenenti circa 200 milligrammi di DHA; a quelle del secondo è stato somministrato un olio vegetale privo di questo acido grasso. I ricercatori hanno valutato le capacità motorie, visive, esecutive, vocali e di attenzione dei bambini al compimento del quinto anno di vita . I dati raccolti hanno svelato che i figli delle donne che avevano assunto DHA ottenevano risultati migliori nei test di valutazione della capacità di attenzione prolungata. In particolare, questi bambini ottenevano un punteggio medio di 46,5 punti sulla scala specifica utilizzata per la valutazione. I piccoli che non avevano assunto l’acido grasso attraverso il latte materno ottenevano, invece, un punteggio medio di sole 41,9 unità. Tutti gli altri parametri presi in considerazione sono risultati paragonabili nei 2 gruppi. Pochi Omega-3 per ottenere buoni risultati Sulla base di questi risultati, gli autori hanno concluso che è sufficiente che le madri assumano quantità moderate di DHA nei primi 4 mesi di allattamento per migliorare lo sviluppo della capacità di attenzione dei loro bambini. Questa scoperta, insieme ai dati raccolti precedentemente dagli scienziati, indica che l’assunzione precoce di Omega-3 nell’infanzia esercita benefici a lungo termine sullo sviluppo del sistema nervoso dei bambini.


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  • Omega-3 in gravidanza e allattamento riducono infiammazione nei bambini

    Durante la gravidanza e l'allattamento, l'assunzione quotidiana di 400 milligrammi di Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) attenua l'infiammazione nei bambini. Lo ha dimostrato uno studio clinico condotto da un gruppo di ricercatori israeliani, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista Mediators of Inflammation. La ricerca aggiunge nuovi dettagli al quadro dell'utilità degli acidi grassi Omega-3 per la salute dei bambini già a partire dalla gravidanza. Omega-3, gravidanza e allattamento Gli acidi grassi Omega-3 in gestazione svolgono funzioni importanti per la salute della madre e per quella del nascituro. In particolare permettono di: mantenere i valori di pressione sanguigna nella norma; ridurre il rischio di aborto; ridurre il rischi di parto prematuro; ridurre il rischio di depressione post partum; promuovere il corretto flusso di sangue alla placenta; facilitare il passaggio di ossigeno e nutrienti dalla mamma al bambino. Il corretto sviluppo del bambino, soprattutto a livello del sistema nervoso, viene supportato da questi preziosi acidi grassi. Dopo la nascita, i bambini continuano a beneficiare degli Omega-3 assunti dalla madre durante la gestazione e l'allattamento. I bambini le cui madri hanno garantito in questi periodi il corretto apporto di acidi grassi sono meno esposti al rischio di sviluppare alcune patologie, quali l'asma e alcune forme allergiche. Tuttavia, le scorte di Omega-3 in gestazione diminuiscono quando viene prolungato l'allattamento e nel caso in cui la donna abbia già avuto dei figli. Per tutti questi motivi, gli esperti raccomandano alle donne incinte di assumere ogni giorno dai 200 ai 300 milligrammi di DHA, Omega-3 di cui sono ricchi i pesci grassi. Omega-3 per ridurre l'infiammazione nei bambini I ricercatori israeliani hanno focalizzato l'attenzione sull'effetto dell'assunzione di DHA durante la gestazione e l'allattamento sulla risposta immunitaria dei bambini. Il loro studio ha coinvolto 60 donne in gravidanza che avevano avuto già almeno 2 figli. A 30 delle partecipanti è stato prescritto di assumere 400 milligrammi al giorno di DHA dalla dodicesima settimana di gestazione a 4 mesi dopo il parto. La risposta immunitaria dei bambini, allattati al seno, è stata valutata analizzando i loro campioni di sangue. I ricercatori hanno misurato i livelli di alcuni anticorpi, dei diversi tipi di linfociti (globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria) e di citochine, molecole che partecipano ai processi infiammatori. I dati raccolti hanno svelato che i bambini le cui madri avevano assunto Omega-3 DHA durante la gestazione e l'allattamento avevano livelli più elevati di linfociti non ancora attivati. Di contro, in questi bambini il numero di globuli bianchi che producevano la citochina interferone gamma era significativamente inferiore. DHA, benefici confermati Secondo i ricercatori, la maggiore presenza di linfociti non attivi e la riduzione della produzione di interferone gamma è compatibile con l'ipotesi che l'assunzione di DHA durante la gestazione e l'allattamento riduca la risposta proinfiammatoria nei bambini.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Granot E, Jakobovich E, Rabinowitz R, Levy P, Schlesinger M, “DHA supplementation during pregnancy and lactation affects infants' cellular but not humoral immune response”, Mediators Inflamm. 2011;2011:493925. Epub 2011 Sep 18


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