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La salute delle donne è amica degli omega 3

Tutte le informazioni che cerchi sulla salute e il benessere delle donne legate agli effetti positivi degli Omega-3. Scopri come sul blog di Omegor.

  • Assumere Omega-3 in gestazione riduce il rischio di morte perinatale e convulsioni neonatali

    Nuovi vantaggi dell'assunzione di Omega-3 durante la gestazione: 800 milligrammi al giorno di DHA (acido docosaesaenoico) nella seconda metà della gravidanza consentono di ridurre sia il rischio di morte perinatale sia il manifestarsi di convulsioni neonatali. A raccogliere gli indizi di questo beneficio degli Omega-3 è stato un gruppo di ricercatori australiani coordinati dal Women's & Children's Health Research Centre e dall'Università di Adelaide (Australia). I risultati delle loro ricerche sono stati pubblicati sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. Assumere Omega-3 in gravidanza: perché fa così bene? Gli Omega-3 sono indispensabili per un corretto sviluppo del sistema nervoso del feto. Ogni donna dovrebbe assicurarsene una scorta adeguata già prima della gravidanza, poiché questi acidi grassi insieme ad altri nutrienti vengono trasferiti dall'organismo materno al bambino. Inoltre il contenuto di Omega-3 del liquido amniotico dipende dall'alimentazione della futura mamma. Diversi studi hanno dimostrato che assumere Omega-3 durante la gravidanza non danneggia in nessun modo il bambino. Al contrario, le ricerche condotte fino ad oggi indicano che livelli elevati di Omega-3 possono ridurre il rischio d'insorgenza di varie patologie e complicazioni: nascita prematura preeclampsia paralisi cerebrali In particolare, l'assunzione di Omega-3 consente di: ridurre la pressione sanguigna, un fattore determinante per la preeclampsia; promuovere il corretto flusso del sangue nella placenta e quindi consentire l'efficiente scambio di nutrienti tra mamma e bambino. Per questo motivo gli esperti raccomandano di assumere durante gli ultimi 3 mesi di gestazione 300 milligrammi al giorno di Omega-3. Omega-3 per una gestazione a buon termine Lo studio ha coinvolto 2.399 donne al di sotto delle 21 settimane di gestazione che hanno assunto 800 milligrammi al giorno di DHA o di un olio vegetale povero di Omega-3. Nel gruppo che ha assunto DHA sono stati registrati 3 casi di morte perinatale (0,125%) e nessun caso di convulsioni neonatali. Nel gruppo che non ha assunto Omega-3 sono stati riscontrati 12 morti perinatali (0,5%) e 5 casi di convulsioni neonatali (0,21%). Questo Omega-3 potrebbe quindi ridurre sia il rischio di morte perinatale sia quello di convulsioni nel bambino. Queste dosi di DHA non sembrerebbero però adatte a diminuire l'incidenza di preeclampsia e diabete gestazionale. Studi precedenti hanno dimostrato che nel caso della preeclampsia è il rapporto tra i livelli di Omega-3 e di Omega-6 a fare la differenza2. Quali Omega-3? Per gli autori la validità di questi indizi dovrà essere confermata da altri studi. È bene ricordare che è sempre necessario chiedere consiglio al proprio medico prima di assumere Omega-3 o altri integratori alimentari durante la gestazione. Ad esempio l'olio di semi di lino è una buona fonte di Omega-3, ma alcuni esperti ne sconsigliano l'assunzione in gravidanza perché contiene sostanze che potrebbero influenzare l'attività ormonale3.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Zhou SJ, Yelland L, McPhee AJ, Quinlivan J, Gibson RA, Makrides M, “Fish-oil supplementation in pregnancy does not reduce the risk of gestational diabetes or preeclampsia”, Am J Clin Nutr. 2012 Jun;95(6):1378-84. Epub 2012 May 2 2. Williams MA, Zingheim RW, King IB, Zebelman AM, “Omega-3 fatty acids in maternal erythrocytes and risk of preeclampsia”, Epidemiology. 1995 May;6(3):232-7 3. Brooks JD, Ward WE, Lewis JE, Hilditch J, Nickell L, Wong E, Thompson LU, “Supplementation with flaxseed alters estrogen metabolism in postmenopausal women to a greater extent than does supplementation with an equal amount of soy”, Am J Clin Nutr. 2004 Feb;79(2):318-25


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  • Tumore al seno, scoperto il meccanismo di protezione attivato dagli Omega-3

    Scoperto il meccanismo molecolare grazie al quale l'Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) inibisce la crescita e la diffusione delle cellule di tumore al seno. Grazie a uno studio condotto su cellule umane, i ricercatori dell'UT Health Science Center di San Antonio (Stati Uniti) hanno svelato che questo nutriente blocca l'espressione dell piccola molecola miR-21, coinvolta nella crescita del tumore nonché nella formazione di metastasi. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine della rivista Carcinogenesis1. Gli Omega-3, preziosi alleati contro il cancro Le potenzialità degli Omega-3 per il trattamento del cancro (prevenzione, terapia, inibizione della crescita, diffusione) sono state evidenziate da molti studi. Ad esempio è stato scoperto che un'alimentazione ricca di questi nutrienti riduce l'insorgenza dei tumori. In combinazione con le terapie tradizionali, gli Omega-3 consentono di: aumentare l'efficacia delle terapie stesse; ridurre la tossicità dei trattamenti; limitare la crescita del tumore; contrastare la formazione di metastasi. Il punto cruciale sembra essere il bilancio tra gli Omega-3 e gli Omega-6, altri importanti acidi grassi: più il rapporto tra le loro concentrazioni è sbilanciato a favore degli Omega-3, maggiore è il loro effetto protettivo nei confronti del cancro. Fra i meccanismi alla base dell'azione degli Omega-3 nei confronti del cancro c'è l'aumento della sensibilità delle cellule tumorali all'azione dei radicali liberi, molecole tossiche generate da alcuni chemioterapici e dalla radioterapia. Inoltre è stato dimostrato che gli Omega-3 compromettono la capacità delle cellule cancerose di aderire alle membrane e di attraversarle, funzioni indispensabili per la formazione delle metastasi. Cancro al seno: un caso particolare Gli Omega-3 si sono rivelati efficaci verso le seguenti forme tumorali: cancro al colon cancro alla prostata cancro al seno Nel caso del cancro al seno, è stato dimostrato che una carenza di Omega-3 aumenta la probabilità di sviluppare metastasi, mentre un'alimentazione ricca di questi acidi grassi può ridurne le dimensioni. Pochi studi sono, però, riusciti a gettare luce sui meccanismi molecolari scatenati da questi nutrienti nelle cellule tumorali. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che tra i bersagli di questi acidi grassi ci siano delle molecole che regolano l'espressione dei geni: i cosiddetti micro-RNA. L'ipotesi è stata confermata dagli studiosi dell'UT Health Science Center, che hanno dimostrato che il DHA inibisce l'espressione del micro-RNA miR-21 nelle cellule di tumore al seno. Nel loro studio i ricercatori hanno spiegato che la crescita e la formazione di metastasi a partire dal cancro al seno è associata all'aumento delle concentrazioni di miR-21. Questo a sua volta agisce su una serie di molecole note per il loro coinvolgimento nella formazione dei tumori, arrivando a stimolare l'attività del gene CSF-1, un potente attivatore della proliferazione del cancro e della formazione delle metastasi. Il DHA riduce i livelli di miR-21 e blocca l'attività di CSF-1. I risultati ottenuti somministrando il DHA alle cellule sono stati confermati alimentando dei topi con olio di pesce, nota fonte di Omega-3. Anche in questo caso è stata osservata una riduzione sia dei livelli di miR-21 sia di quelli di CSF-1. In base a questi risultati, i ricercatori hanno concluso che l'efficacia dell'olio di pesce e del DHA in esso contenuto passa attraverso il blocco di miR-21, che porta alla riduzione dell'espressione di CSF-1.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Mandal CC, Ghosh-Choudhury T, Dey N, Ghosh Choudhury G, Ghosh-Choudhury N, “miR-21 is Targeted By Omega-3 Polyunsaturated Fatty Acid to Regulate Breast Tumor CSF-1 Expression”, Carcinogenesis. 2012 Jun 7.


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  • Il rischio di ictus diminuisce nelle donne che assumono elevate quantità di Omega-3

    Le donne che assumono quantità elevate di Omega-3 sono soggette a un minor rischio di ictus. Uno studio di un gruppo di scienziati guidati da Susanna Larsson del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) conferma quanto era già stato suggerito da altre ricerche. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Atherosclerosis1 e supportano l'ipotesi che il consumo di pesce ricco di Omega-3 possa prevenire il rischio di ictus. Omega-3 e ictus, chi ha ragione? Diversi studi hanno suggerito come il consumo di pesce grasso e dei grassi Omega-3 in esso contenuti sia associato nelle donne a un minor rischio di ictus. Tuttavia, nel corso degli anni il dibattito sull'effettiva efficacia degli Omega-3 nella prevenzione di questo evento si è sempre più acceso. Uno studio ha infatti lasciato ipotizzare che fosse il pesce magro (che non contiene gli stessi livelli di Omega-3), più che quello grasso, a ridurre il rischio di ictus. L'ipotesi è stata successivamente smentita da una ricerca che ha nuovamente rilevato il ruolo protettivo del consumo di pesce grasso. L'esistenza di dati così contrastanti ha spinto gli scienziati a un'analisi globale dei risultati ottenuti. Il confronto fra 15 diversi studi ha portato a concludere che il consumo di pesce è associato solo in piccola parte alla riduzione del rischio di ictus. Per chiarire definitivamente ogni dubbio, Larsson e colleghi si sono concentrati sul ruolo svolto dai grassi, più che dal pesce, nella prevenzione di questo evento. Non più pesce, ma Omega-3 I ricercatori svedesi hanno analizzato i dati relativi alle abitudini alimentari e allo stile di vita di 35.000 donne coinvolte in uno studio nazionale durato più di 10 anni. Le donne che consumavano le maggiori quantità di Omega-3 ne introducevano in media 730 milligrammi al giorno, mentre i livelli di assunzione più bassi corrispondevano a una media giornaliera pari a 144 milligrammi. Durante i 10 anni di studio, 1680 partecipanti sono state colpite da un ictus. In particolare, nel 78% dei casi si è trattato di un infarto cerebrale, nel 14% dei casi di un ictus emorragico e nell'8% dei casi di forme di ictus non specificate. L'analisi dei dati ha dimostrato che elevati consumi di Omega-3 sono associati a una riduzione del rischio di ictus pari al 16%. Di contro, assumere quantità elevate di colesterolo aumenta il rischio di ictus del 20%. Nello specifico, livelli elevati di colesterolo di origine alimentare aumentano la probabilità di infarto cerebrale addirittura del 29%. Non è stata invece rilevata nessuna associazione tra l'ictus e gli altri grassi contenuti nei cibi. Efficacia confermata I risultati ottenuti confermano l'esistenza di un legame tra il consumo di pesce grasso ricco di Omega-3 e la riduzione del rischio di ictus nelle donne. Allo stesso modo, questa ricerca che l'assunzione di livelli elevati di colesterolo aumenta la probabilità di essere colpiti da questo evento. Secondo i ricercatori è quindi possibile ipotizzare che gli Omega-3 giochino un ruolo nella prevenzione dell'ictus nelle donne.         Fonte 1. Larsson SC, Virtamo J, Wolk A, “Dietary fats and dietary cholesterol and risk of stroke in women”, Atherosclerosis. 2012 Mar;221(1):282-6. Epub 2012 Jan 8


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  • Omega-3 EPA: un'utile terapia contro l'endometriosi

    Assumere Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) è una valida terapia contro l'endometriosi. Lo dimostra uno studio della Jichi Medical University di Saitama (Giappone, pubblicato su Fertility and Sterility1. Per gli autori dello studio i grassi di origine alimentare Omega-6 non hanno lo stesso effetto terapeutico. Endometriosi ed infiammazione L'endometriosi è una malattia che colpisce circa il 10% delle donne ed è associata ad alti livelli di infiammazione. L'endometriosi è caratterizzata dalla crescita di alcune cellule della parete dell'utero (l'endometrio) su altri organi della cavità addominale, come le ovaie o l'intestino. Queste cellule durante il ciclo mestruale rispondono all'azione degli ormoni, come quelle che si trovano all'interno dell'utero, e provocano dolori accompagnati da infiammazione. Chirurgia, unica strada verso la guarigione L'endometriosi può svilupparsi già in età precoce: molte donne però scoprono di soffrirne dopo i 25 anni. Un ritardo nella diagnosi può aggravare in modo significativo il disturbo, condizione che: aumenta l'entità dei sintomi; arriva in alcuni casi a rendere difficoltoso il concepimento. Assumere antidolorifici permette di alleviare solo temporaneamente i dolori. L'unico trattamento che consente di eliminare la malattia è la rimozione chirurgica delle cellule cresciute in posizione anomala. L'interesse nella ricerca di terapie alternative è perciò molto elevato. Omega-3: nuova arma contro l'endometriosi I ricercatori giapponesi hanno valutato se gli Omega-3 potessero ridurre l'infiammazione associata a questa patologia. Come? Basandosi sull'ipotesi che l'aumento dell'incidenza dell'endometriosi nella popolazione sia associato a uno scorretto apporto di lipidi con l'alimentazione. Gli studi sono stati condotti su ratti. I roditori nell'arco di 2 settimane hanno ricevuto una dieta arricchita con Omega-3 EPA o Omega-6 LA (acido linoleico). Al termine del ciclo, l'utero di ogni animale è stato autotrapiantato nella cavità addominale per ottenere un modello di endometriosi. I ricercatori hanno poi alimentato i ratti per altre 4 settimane come nei 15 giorni precedenti. Lo stato dell'endometrio è stato analizzato 2 e 4 settimane dopo l'autotrapianto. E' stato così scoperto che l'alimentazione ricca di EPA provoca un aumento significativo degli Omega-3 rispetto agli Omega-6 presenti nell'organismo. I ricercatori spiegano che questo aumento è associato a una riduzione dell'ispessimento del tessuto in cui è localizzata l'infiammazione tipica dell'endometriosi, nonché dell'espressione di alcuni geni coinvolti nei processi infiammatori. Benefici degli Omega-3 contro l'endometriosi I risultati ottenuti confermano l'ipotesi che gli Omega-3 potrebbero rappresentare un valido aiuto nei confronti dell'endometriosi. Infatti uno studio precedente, pubblicato sempre su Fertility and Sterility2, aveva svelato che questi nutrienti riducono la sopravvivenza delle cellule dell'endometrio e regolano la funzione di alcune molecole che partecipano all'infiammazione. Un'altra ricerca ha altresì dimostrato che un'alimentazione ricca di Omega-3 può aiutare a prevenire l'endometriosi3.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Netsu S, Konno R, Odagiri K, Soma M, Fujiwara H, Suzuki M, “Oral eicosapentaenoic acid supplementation as possible therapy for endometriosis”, Fertil Steril. 2008 Oct;90(4 Suppl):1496-502. Epub 2007 Dec 3 2. Gazvani MR, Smith L, Haggarty P, Fowler PA, Templeton A, “High omega-3:omega-6 fatty acid ratios in culture medium reduce endometrial-cell survival in combined endometrial gland and stromal cell cultures from women with and without endometriosis”, Fertil Steril. 2001 Oct;76(4):717-22 3. Missmer SA, Chavarro JE, Malspeis S, Bertone-Johnson ER, Hornstein MD, Spiegelman D, Barbieri RL, Willett WC, Hankinson SE, “A prospective study of dietary fat consumption and endometriosis risk”, Hum Reprod. 2010 Jun;25(6):1528-35. Epub 2010 Mar 23.


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  • Gli Omega-3 diminuiscono la sopravvivenza delle cellule endometriali

    Gli Omega-3 possono essere utili nel trattamento dell'endometriosi grazie alla loro capacità di ridurre la sopravvivenza delle cellule dell'endometrio. Questi acidi grassi possono altresì aiutare a ridurre l'infiammazione associata a questa malattia grazie alla regolazione della funzione delle citochine, molecole coinvolte nei processi infiammatori. Gli esperti del dipartimento di ostetricia e ginecologia dell'Ospedale di Aberdeen (Regno Unito) dimostrano le potenzialità di questi nutrienti nella cura di questo disturbo attraverso una ricerca pubblicata su Fertility and Sterility1. Endometriosi, quando l'infiammazione compromette la fertilità L'endometriosi è una malattia che colpisce circa il 10% delle donne: consiste in alcune cellule della parete dell'utero (l'endometrio) che crescono su altri organi della cavità addominale, come le ovaie o l'intestino. La diagnosi di endometriosi è spesso tardiva. Anche se il disturbo può comparire già alla prima mestruazione, di solito viene riconosciuto solo molti anni dopo. Questo ritardo può rendere la patologia una situazione molto invalidante, perché le cellule dell'endometrio che crescono in posizioni anomale rispondono all'azione degli ormoni che regolano il ciclo mestruale, come quelle nell'utero. Le conseguenze sono infiammazioni, dolori e sterilità. Così come le cause di questa malattia sono ancora sconosciute, anche le possibilità di cura sono poche e l'unica strada verso la risoluzione del problema è l'intervento chirurgico. Gli Omega-3 per l'endometriosi Uno studio pubblicato sulla rivista Human Reproduction ha dimostrato che il rischio di endometriosi può essere ridotto con un'alimentazione ricca di Omega-32. La ricerca condotta all'Ospedale di Aberdeen si è concentrata sul ruolo di questi e di altri acidi grassi di origine alimentare (gli Omega-6) nella crescita delle cellule dell'endometrio. Lo studio ha previsto di trattare in laboratorio delle cellule prelevate da donne che si sono rivolte ad un centro per l'infertilità. Ne è emerso che un rapporto fra Omega-3 e Omega-6 elevato, corrispondente a livelli maggiori dei primi, riduce la sopravvivenza delle cellule dell'endometrio. L'effetto degli Omega-3 è superiore sia quando gli Omega-3 e Omega-6 sono presenti in pari quantità, sia quando i secondi sono più abbondanti dei primi. Non solo: nel caso delle donne che soffrono di endometriosi, le cellule (che già di per sé producono maggiori quantità della citochina IL-8) ne producono ancora di più in presenza di elevati rapporti Omega-3/Omega-6. Un possibile trattamento non-chirurgico dell'endometriosi Secondo i ricercatori britannici questi risultati aprono la strada a nuovi trattamenti dell'endometriosi basati sull'uso degli Omega-3. In alternativa gli antidolorifici sono l'unico modo per sopportare i dolori fino a che non si renda necessario un intervento chirurgico. Però meglio non abusare a causa dei possibili effetti collaterali.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Gazvani MR, Smith L, Haggarty P, Fowler PA, Templeton A, “High omega-3:omega-6 fatty acid ratios in culture medium reduce endometrial-cell survival in combined endometrial gland and stromal cell cultures from women with and without endometriosis”, Fertil Steril. 2001 Oct;76(4):717-22. 2. Missmer SA, Chavarro JE, Malspeis S, Bertone-Johnson ER, Hornstein MD, Spiegelman D, Barbieri RL, Willett WC, Hankinson SE, “A prospective study of dietary fat consumption and endometriosis risk”, Hum Reprod. 2010 Jun;25(6):1528-35. Epub 2010 Mar 23.


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  • Vuoi diminuire il rischio di endometriosi? Mangia cibi ricchi di Omega-3

    Gli Omega-3 ancora una volta alleati per migliorare la salute e il benessere della donna: coloro che consumano cibi ricchi di questi acidi grassi hanno minore probabilità di sviluppare l'endometriosi. Lo dimostra uno studio condotto al Brigham and Women’s Hospital di Boston (Stati Uniti), i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Human Reproduction1. Secondo la ricerca, l'effetto degli altri grassi è totalmente opposto. Le donne che introducono molti grassi vegetali idrogenati hanno una probabilità maggiore di sviluppare questa patologia. Cause endometriosi, perché agire sull'alimentazione Alla base dell'insorgere dell'endometriosi c'è la crescita di alcune cellule della parete dell'utero (l'endometrio, appunto) su altri organi presenti nella cavità addominale, come le ovaie o l'intestino. Tale malattia colpisce circa il 10% delle donne ratta di una malattia e può diventare molto invalidante. Spesso la diagnosi di endometriosi viene formulata in ritardo, attorno ai 26 anni. Questa situazione può verificarsi già dalla prima mestruazione. Come una normale cellula dell'endometrio, anche quelle che crescono al di fuori dell'utero rispondono all'azione degli ormoni che regolano il ciclo mestruale. Questo fenomeno può causare infiammazioni, dolori e sterilità. I sintomi dell'endometriosi, dolorosi, svaniscono in genere durante la gravidanza. Possono però ritornare intensi quanto prima al termine dei 9 mesi di gestazione. Le cause della malattia sono ancora sconosciute. Allo stesso modo, i possibili metodi di cura sono pochi. L'uso di antidolorifici è l'unico modo per contrastare i fastidi. Oltre a ciò, è importante monitorare lo stato di salute dell'apparato riproduttivo, per poter affrontare una gravidanza prima che la malattia lo renda impossibile. La chirurgia è invece necessaria per risolvere il problema. Per questo agire sull'alimentazione per prevenire la comparsa del disturbo può rappresentare una strategia semplice per evitare di dover intervenire in modo molto più drastico. Il ruolo degli Omega-3 Lo studio pubblicato su Human Reproduction ha analizzato l'incidenza dell'endometriosi sul seguente campione: 70.000 donne che tra il 1989 e il 2001 hanno compilato ogni 4 anni un questionario sulle loro abitudini alimentari. A 1.200 di queste donne è stata diagnosticata la malattia. Tuttavia, il rischio di endometriosi è risultato ridotto del 22% in chi preferiva un'alimentazione ricca di Omega-3. Le donne la cui alimentazione era ricca di grassi trans, come quelli contenuti in cibi fritti, margarina e cracker, avevano una maggiore probabilità (48%) di sviluppare la patologia. Prevenire l'endometriosi: il ruolo della dieta Questi risultati indicano che preferire un'alimentazione ricca di Omega-3 può ridurre il rischio di endometriosi. Un "buona" dieta a base di Omega-3 è composta da tonno, salmone, sgombro, noci e tutti gli altri alimenti che contengono ricche dosi di questi preziosi acidi grassi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Missmer SA, Chavarro JE, Malspeis S, Bertone-Johnson ER, Hornstein MD, Spiegelman D, Barbieri RL, Willett WC, Hankinson SE, “A prospective study of dietary fat consumption and endometriosis risk”, Hum Reprod. 2010 Jun;25(6):1528-35. Epub 2010 Mar 23.


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  • Tumore al seno: gli epossidi bloccano le metastasi

    Gli epossidi sono molecole ottenute dagli Omega-3 che contrastano la formazione delle metastasi di tumore al seno, bloccando i movimenti dell cellule di cancro alla mammella. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Università di Sydney (Australia), guidati dal dottor Micheal Murray. I risultati di questi studi sono stati anticipati dall'ufficio comunicazione dell'ateneo1. Benefici degli Omega-3 per la salute Gli Omega-3 sono acidi grassi abbondanti soprattutto nei pesci, come salmone, sgombro e tonno. Anni di ricerche dimostrano che questi nutrienti sono in grado di ridurre sia l'infiammazione sia il rischio di sviluppare patologie croniche, come le malattie cardiovascolari e l'artrite. Prevenire i tumori con gli Omega-3 Diversi studi evidenziano come questi acidi grassi proteggono da alcune forme tumorali. Oltre al cancro al seno, mangiare pesce ricco di tali nutrienti consente di ridurre l'incidenza di: cancro al colon cancro alla prostata Associare il consumo di questi stessi nutrienti a chemio- o radioterapia consente poi di aumentare l'efficacia delle cure. Murray ha dichiarato che questi risultati hanno "convinto" molte persone a consumare pesci ricchi di Omega-3 per prevenire l'insorgere dei tumori. Metastasi cancro al seno: una nuova speranza Prevenire la formazione del tumore è solo uno dei diversi aspetti della lotta contro il cancro. Un altro punto fondamentale è cercare di capire come impedire la formazione di metastasi, ovvero l'espansione del tumore in zone dell'organismo diverse da quella già colpita dalla neoplasia. Questo processo richiede che le cellule tumorali siano in grado di muoversi e di aderire alle membrane: studi precedenti indicano che gli Omega-3 inibiscono quest'ultima capacità. Questi acidi grassi interferiscono altresì con l'attività delle molecole che permettono agli elementi cancerosi di attraversare le membrane. Azione antimetastasi degli Omega-3 Murray e colleghi hanno approfondito ulteriormente la conoscenza dell'attività antimetastatica degli Omega-3. Hanno dimostrato la capacità degli epossidi, molecole prodotte dall'organismo proprio a partire da questi nutrienti, di contrastare i movimenti delle cellule tumorali. I loro esperimenti sono stati condotti su tessuti prelevati da tumore al seno, una forma di cancro in cui la formazione delle metastasi è uno dei rischi principali per la vita delle pazienti. Murray ha illustrato il duale obiettivo a breve termine della ricerca: velocizzare lo sviluppo di farmaci antimetastatici da epossidi Omega-3; testare la loro reale efficacia. Lo scopo finale dei ricercatori è tuttavia ottenere una classe totalmente nuova di molecole, studiate appositamente per inibire la diffusione delle masse tumorali.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. http://sydney.edu.au/news/84.html?newsstoryid=8997


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  • Depressione perinatale e depressione post partum: combatterle con gli Omega-3

    Gli acidi grassi Omega-3 introdotti con la dieta svolgono un'azione di contrasto fondamentale sia alla depressione perinatale che alla depressione post partum. La depressione perinatale (detta anche depressione materna) e la depressione post partum (conosciuta anche come depressione postnatale) sono 2 disturbi dell'umore riscontrabili nelle fasi di gravidanza e e postgravidanza: la prima si manifesta con alterazioni e cambiamenti fisici ed emotivi durante i 9 mesi di gravidanza; la seconda invece colpisce tra le 6 e le 12 settimane dopo il parto e può durare diverso tempo. Depressione perinatale: l'azione degli Omega-3 L'alimentazione è uno dei fattori di rischio alla base dell'insorgenza di questo disturbo dell'umore, manifestazione che non deve essere trascurata per nessun motivo: questa patologia può infatti arrecare danni sia alla salute madre sia a quella del bambino. Queste le parole di Brenda M. Y. Leung, autrice di uno studio pubblicato sul Journal of American Dietetic Association. I sintomi di questa particolare malattia sono gli stessi della depressione comune: cattivo umore mancanza di concentrazione apatia scarsa qualità del sonno mancanza di appetito Lo studio ha evidenziato come bassi livelli di Omega-3 EPA e DHA possano contribuire allo sviluppo di tale patologia. È pertanto necessario ricorrere ad una supplementazione alimentare con questi nutrienti, processo che può avvenire in 2 modi: consumando cibi che contengono Omega-3 (soprattutto pesce grasso, come salmone, sgombro, halibut e sardine) 2/3 volte alla settimana; aggiungendo alla propria dieta integratori alimentari a base di questi acidi grassi. Inoltre sembrerebbe che minerali come ferro e zinco possano modificare il rischio d'insorgenza di tale disturbo. Depressione post partum: olio di pesce come strumento preventivo L'assunzione in gravidanza di Omega-3 DHA da olio di pesce diminuisce il rischio d'insorgenza della depressione post partum e contribuisce a migliorare la salute del bambino. Lo rivela uno studio su 52 donne incinte condotto dall'University of Connecticut School of Nursing. I ricercatori hanno suddiviso le gestanti in 2 gruppi: le donne del primo hanno assunto capsule di olio di pesce pari a 300 milligrammi di DHA dalla ventiquattresima settimana di gestazione sino al parto; a quelle del secondo è stato invece somministrato un placebo. Dopo il parto, tutte le pazienti sono state sottoposte ad una valutazione del loro stato emotivo tramite la Postpartum Depression Screening Scale, metodo che permette di determinare sensazioni e sentimenti personali (tristezza, ansia, emotività, sensi di colpa, perdita di sé) in modo obiettivo. È emerso che le donne trattate con olio di pesce hanno ottenuto punteggi più bassi, quindi soffrivano meno di ansia, tristezza ed emotività rispetto a coloro a cui è stato somministrato solo placebo. Questo significa che l'Omega-3 DHA da olio di pesce ha attuato un'efficace azione di contrasto durante la gestazione. Durante la "dolce attesa", i ricercatori consigliano di assumere Omega-3 almeno 3 volte alla settimana.  


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  • Omega-3 in gestazione proteggono neonati da danno ipossico-ischemico

    L'assunzione di Omega-3 durante la gestazione può proteggere il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico contrastando la reazione infiammatoria ad esso associata. A suggerirlo è uno studio condotto alla Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh (Stati Uniti), pubblicato sulla rivista Stroke. La notizia apre nuove speranze per la cura di un danno per cui sono attualmente disponibili poche soluzioni. Il danno ipossico-ischemico L'ipossia è una situazione di carenza di ossigeno in un tessuto dell'organismo. Sia nel feto sia nel neonato, questa situazione può scatenare un altro fenomeno: l'ischemia. Per ischemia si intende la riduzione o, addirittura, l'interruzione del flusso sanguigno. Nei neonati che vanno incontro ad asfissia, ipossia ed ischemia cerebrale vanno di pari passo: le loro conseguenze prendono il nome di danno ipossico-ischemico. Tale situazione può verificarsi prima, dopo o durante il parto e colpisce ogni anno 4-5 milioni di bambini che possono andare incontro a conseguenze più o meno gravi sulle capacità cognitive, motorie e comportamentali. Fra i rischi più frequenti: ritardo mentale epilessia difficoltà di apprendimento disabilità motorie Le terapie attualmente disponibili per rimediare al danno ipossico-ischemico sono piuttosto limitate. Nuove speranze dagli Omega-3 Gli autori della ricerca pubblicata su Stroke hanno valutato l'effetto degli Omega-3 sui danni associati all'ipossia e all'ischemia nei neonati utilizzando come sistema modello dei ratti. A partire dal secondo giorno della gestazione e fino a 14 giorni dopo il parto gli animali sono stati alimentati con un mangime addizionato di Omega-3 o con una dieta standard. 7 giorni dopo la nascita i ricercatori hanno indotto nei neonati il danno ipossico-ischemico. Le conseguenze cerebrali del danno sono state valutate nelle 5 settimane successive attraverso test specifici per la determinazione delle capacità motorie degli animali. Inoltre fino a 7 giorni dopo l'induzione del danno sono state monitorate la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori e l'attivazione delle cellule responsabili della risposta immunitaria nel cervello. Infine, 5 settimane dopo il danno è stata valutata la perdita di tessuto nervoso. Ne è emerso che la somministrazione di Omega-3 durante la gestazione riduce significativamente i danni cerebrali e le loro conseguenze neurologiche a lungo termine. Inoltre questi nutrienti esercitano un'attività antinfiammatoria nei confronti delle cellule dell'immunità presenti nel cervello. Successivi esperimenti, condotti direttamente su queste cellule coltivate in laboratorio, hanno dimostrato che gli Omega-3 riducono l'infiammazione diminuendo l'attività della proteina NF-kB. Questo fenomeno impedisce, di conseguenza, il rilascio delle molecole responsabili dell'infiammazione. Dai ratti all'uomo Secondo gli autori i risultati di questa ricerca suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 possano proteggere in modo significativo il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico. La loro azione sarebbe almeno in parte basata sull'inibizione dell'infiammazione mediata dalle cellule del sistema immunitario presenti nel sistema nervoso centrale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Consumare salmone in gravidanza: più salute e meno stress ossidativo

    Lo stress ossidativo della mamma e del neonato può essere contrastato introducendo nell'alimentazione 2 porzioni di salmone arricchito di Omega-3 alla settimana. A dimostrarlo è uno studio dell'Università di Granada (Spagna), pubblicato sulla rivista Antioxidants and Redox Signaling, condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Cruz Erika García-Rodríguez. Gli autori spiegano che consumare queste quantità di salmone durante la gravidanza aiuta le donne e i loro figli a raggiungere i livelli di Omega-3 raccomandati dagli esperti. Salmone in gravidanza: Omega-3 dal mare La ricerca condotta nei laboratori dell'Università di Granada si colloca all'interno di un più ampio progetto europeo: il Salmon in Pregnancy Study (Studio sul consumo di salmone durante la gestazione). I primi dati raccolti nel corso di questo progetto hanno svelato che consumare salmone in gravidanza aumenta i livelli di Omega-3 presenti sia nella madre sia nel bambino. In effetti il salmone è uno degli alimenti più ricchi di Omega-3, acidi grassi utili sia per il corretto sviluppo del feto sia per ridurre i rischi di complicazioni durante la gravidanza. Quello utilizzato da García-Rodríguez e colleghi è stato ulteriormente arricchito di questi nutrienti includendo nella sua alimentazione oli di origine vegetale, alghe e zooplancton. Questo particolare tipo di allevamento ha permesso ai ricercatori di ottenere un pesce ricco di Omega-3, vitamine dal potere antiossidante (in particolare A ed E) e selenio. L'effetto degli Omega-3 in gravidanza La nuova ricerca ha coinvolto donne incinte caratterizzate da un basso consumo di pesce, che sono state suddivise in 2 gruppi: il primo ha continuato a seguire il suo regime alimentare; il secondo ha introdotto nella propria dieta, a partire dalle ventesima settimana di gestazione, 2 porzioni alla settimana di salmone arricchito di Omega-3. Tra la ventesima e la trentaquattresima settimana di gravidanza tutte le partecipanti hanno compilato un questionario sulle abitudini alimentari inerente alle 12 settimane precedenti. Inoltre i ricercatori hanno raccolto campioni di sangue e di urine di tutte le donne. I prelievi sono stati ripetuti anche alla trentottesima settimana di gestazione e al parto. Infine, alla nascita del bambino sono stati prelevati campioni di sangue proveniente dal cordone ombelicale. Più Omega-3 e meno stress L'analisi dei dati ha dimostrato che l'aumento del consumo di salmone causa l'innalzamento dei livelli di Omega-3, selenio e vitamina A nella donna incinta e nel neonato. I ricercatori hanno altresì osservato un progressivo aumento di altre molecole importanti per contrastare lo stress ossidativo. Gravidanza serena: un aiuto dagli Omega-3 Questi risultati, spiegano gli autori, indicano che l'assunzione di 2 porzioni a settimana di salmone aiutano la futura mamma e il neonato a raggiungere i livelli minimi di Omega-3 raccomandati aumentando nel contempo le difese antiossidanti. In questo modo è possibile ridurre lo stress ossidativo associato alla gravidanza e che potrebbe portare a gravi complicazioni, inclusi aborto, parto prematuro e preeclampsia.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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