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Donna in salute

La salute delle donne è amica degli omega 3

Tutte le informazioni che cerchi sulla salute e il benessere delle donne legate agli effetti positivi degli Omega-3. Scopri come sul blog di Omegor.

  • Omega-3 in gestazione proteggono neonati da danno ipossico-ischemico

    L'assunzione di Omega-3 durante la gestazione può proteggere il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico contrastando la reazione infiammatoria ad esso associata. A suggerirlo è uno studio condotto alla Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh (Stati Uniti), pubblicato sulla rivista Stroke. La notizia apre nuove speranze per la cura di un danno per cui sono attualmente disponibili poche soluzioni. Il danno ipossico-ischemico L'ipossia è una situazione di carenza di ossigeno in un tessuto dell'organismo. Sia nel feto sia nel neonato, questa situazione può scatenare un altro fenomeno: l'ischemia. Per ischemia si intende la riduzione o, addirittura, l'interruzione del flusso sanguigno. Nei neonati che vanno incontro ad asfissia, ipossia ed ischemia cerebrale vanno di pari passo: le loro conseguenze prendono il nome di danno ipossico-ischemico. Tale situazione può verificarsi prima, dopo o durante il parto e colpisce ogni anno 4-5 milioni di bambini che possono andare incontro a conseguenze più o meno gravi sulle capacità cognitive, motorie e comportamentali. Fra i rischi più frequenti: ritardo mentale epilessia difficoltà di apprendimento disabilità motorie Le terapie attualmente disponibili per rimediare al danno ipossico-ischemico sono piuttosto limitate. Nuove speranze dagli Omega-3 Gli autori della ricerca pubblicata su Stroke hanno valutato l'effetto degli Omega-3 sui danni associati all'ipossia e all'ischemia nei neonati utilizzando come sistema modello dei ratti. A partire dal secondo giorno della gestazione e fino a 14 giorni dopo il parto gli animali sono stati alimentati con un mangime addizionato di Omega-3 o con una dieta standard. 7 giorni dopo la nascita i ricercatori hanno indotto nei neonati il danno ipossico-ischemico. Le conseguenze cerebrali del danno sono state valutate nelle 5 settimane successive attraverso test specifici per la determinazione delle capacità motorie degli animali. Inoltre fino a 7 giorni dopo l'induzione del danno sono state monitorate la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori e l'attivazione delle cellule responsabili della risposta immunitaria nel cervello. Infine, 5 settimane dopo il danno è stata valutata la perdita di tessuto nervoso. Ne è emerso che la somministrazione di Omega-3 durante la gestazione riduce significativamente i danni cerebrali e le loro conseguenze neurologiche a lungo termine. Inoltre questi nutrienti esercitano un'attività antinfiammatoria nei confronti delle cellule dell'immunità presenti nel cervello. Successivi esperimenti, condotti direttamente su queste cellule coltivate in laboratorio, hanno dimostrato che gli Omega-3 riducono l'infiammazione diminuendo l'attività della proteina NF-kB. Questo fenomeno impedisce, di conseguenza, il rilascio delle molecole responsabili dell'infiammazione. Dai ratti all'uomo Secondo gli autori i risultati di questa ricerca suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 possano proteggere in modo significativo il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico. La loro azione sarebbe almeno in parte basata sull'inibizione dell'infiammazione mediata dalle cellule del sistema immunitario presenti nel sistema nervoso centrale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Consumare salmone in gravidanza: più salute e meno stress ossidativo

    Lo stress ossidativo della mamma e del neonato può essere contrastato introducendo nell'alimentazione 2 porzioni di salmone arricchito di Omega-3 alla settimana. A dimostrarlo è uno studio dell'Università di Granada (Spagna), pubblicato sulla rivista Antioxidants and Redox Signaling, condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Cruz Erika García-Rodríguez. Gli autori spiegano che consumare queste quantità di salmone durante la gravidanza aiuta le donne e i loro figli a raggiungere i livelli di Omega-3 raccomandati dagli esperti. Salmone in gravidanza: Omega-3 dal mare La ricerca condotta nei laboratori dell'Università di Granada si colloca all'interno di un più ampio progetto europeo: il Salmon in Pregnancy Study (Studio sul consumo di salmone durante la gestazione). I primi dati raccolti nel corso di questo progetto hanno svelato che consumare salmone in gravidanza aumenta i livelli di Omega-3 presenti sia nella madre sia nel bambino. In effetti il salmone è uno degli alimenti più ricchi di Omega-3, acidi grassi utili sia per il corretto sviluppo del feto sia per ridurre i rischi di complicazioni durante la gravidanza. Quello utilizzato da García-Rodríguez e colleghi è stato ulteriormente arricchito di questi nutrienti includendo nella sua alimentazione oli di origine vegetale, alghe e zooplancton. Questo particolare tipo di allevamento ha permesso ai ricercatori di ottenere un pesce ricco di Omega-3, vitamine dal potere antiossidante (in particolare A ed E) e selenio. L'effetto degli Omega-3 in gravidanza La nuova ricerca ha coinvolto donne incinte caratterizzate da un basso consumo di pesce, che sono state suddivise in 2 gruppi: il primo ha continuato a seguire il suo regime alimentare; il secondo ha introdotto nella propria dieta, a partire dalle ventesima settimana di gestazione, 2 porzioni alla settimana di salmone arricchito di Omega-3. Tra la ventesima e la trentaquattresima settimana di gravidanza tutte le partecipanti hanno compilato un questionario sulle abitudini alimentari inerente alle 12 settimane precedenti. Inoltre i ricercatori hanno raccolto campioni di sangue e di urine di tutte le donne. I prelievi sono stati ripetuti anche alla trentottesima settimana di gestazione e al parto. Infine, alla nascita del bambino sono stati prelevati campioni di sangue proveniente dal cordone ombelicale. Più Omega-3 e meno stress L'analisi dei dati ha dimostrato che l'aumento del consumo di salmone causa l'innalzamento dei livelli di Omega-3, selenio e vitamina A nella donna incinta e nel neonato. I ricercatori hanno altresì osservato un progressivo aumento di altre molecole importanti per contrastare lo stress ossidativo. Gravidanza serena: un aiuto dagli Omega-3 Questi risultati, spiegano gli autori, indicano che l'assunzione di 2 porzioni a settimana di salmone aiutano la futura mamma e il neonato a raggiungere i livelli minimi di Omega-3 raccomandati aumentando nel contempo le difese antiossidanti. In questo modo è possibile ridurre lo stress ossidativo associato alla gravidanza e che potrebbe portare a gravi complicazioni, inclusi aborto, parto prematuro e preeclampsia.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • 2 porzioni di salmone apportano la quantità di Omega-3 necessaria in gravidanza

    Per assicurarsi il giusto apporto di Omega-3 durante la gestazione è sufficiente aggiungere alla propria alimentazione 2 porzioni di salmone alla settimana. Lo dimostra uno studio condotto alla School of Medicine dell'Università di Southampton (Regno Unito) da un gruppo di ricercatori coinvolti nel progetto europeo "Salmon in Pregnancy Study", inerente al consumo di salmone in gravidanza. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition. Omega-3 in gravidanza: i benefici dell'assunzione Credits Gli acidi grassi Omega-3 sono nutrienti abbondanti nei pesci grassi marini. Assumerli durante la gravidanza apporta diversi benefici: riducono il rischio di complicazioni pericolose per la mamma e per il bambino; facilitano gli scambi di ossigeno e nutrienti; consentono il corretto sviluppo del feto; riducono l'incidenza di alcune patologie dopo la nascita, come l'asma. Un nuovo approccio per aumentare gli Omega-3 L'incremento del consumo di salmone durante la gravidanza è stato esaminato dagli studiosi per capire se potesse aumentare i livelli di Omega-3 presenti nelle donne incinte e nei loro figli. Per questo motivo sono state reclutate 123 donne incinte caratterizzate da un basso consumo di pesce grasso. Le partecipanti sono state suddivise in 2 gruppi e istruite a continuare con la loro alimentazione abituale o ad aggiungere 2 porzioni di salmone al menu settimanale. L'assunzione del pesce è iniziata alla ventesima settimana di gestazione ed è proseguita fino al parto. I risultati ottenuti L'analisi dei dati ha svelato che le partecipanti che avrebbero dovuto introdurre il salmone nella loro alimentazione ne hanno consumato una media pari a 1,94 porzioni a settimana. In totale, queste donne hanno consumato 2,11 porzioni di pesce a settimana, contro una media di 0,47 porzioni mangiate dalle altre partecipanti. Questo maggior consumo di pesce è stato associato a un'assunzione più elevata dei 2 Omega-3 di cui è ricco il pesce: l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico). Durante la gravidanza è stato appurato che: i livelli di EPA e DHA materni diminuivano nel gruppo di controllo; aumentavano nelle donne che avevano aggiunto il salmone alla propria dieta. Allo stesso modo, EPA e DHA erano più abbondanti nel cordone ombelicale dei figli di queste donne. Più Omega-3 per le mamme che non mangiano pesce I risultati dello studio dimostrano che le donne incinte che non mangiano regolarmente pesce grasso possono aumentare l'apporto di Omega-3 introducendo nella propria dieta 2 porzioni di salmone a settimana. In questo modo, spiegano i ricercatori, le future mamme possono garantire al proprio organismo e al proprio figlio i livelli minimi di EPA e DHA consigliati dagli esperti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Omega-3 DHA in allattamento: l'assunzione aumenta la capacità di attenzione dei bambini

    L'assunzione di circa 200 milligrammi al giorno dell'Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) da parte delle neomamme che allattano al seno nei 4 mesi successivi al parto aumenta le capacità di attenzione prolungata dei bambini a 5 anni. Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata sul Journal of Pediatrics, in cui i ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston (Stati Uniti) hanno analizzato l'effetto della presenza di questo acido grasso nel latte materno sullo stato neuropsicologico dei piccoli. La stessa ricerca ha evidenziato che il DHA assunto in questo periodo non influenza, invece, le capacità visive del bambino di questa età.   Omega-3 in gravidanza e allattamento Assumere Omega-3 durante la gravidanza è fondamentale per promuovere il corretto sviluppo delle strutture nervose del feto nonché ridurre la probabilità di complicazioni rischiose per la madre e per il bambino, come l'aborto e il parto prematuro. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che un corretto apporto di Omega-3 durante la gestazione e l'allattamento protegge la salute dei piccoli anche dopo la nascita. I figli delle donne che assumono tali acidi grassi in questi periodi corrono minori rischi di sviluppare patologie come l'asma, alcune allergie e disturbi infiammatori. Gli Omega-3 esercitano altresì un effetto benefico sui piccoli che soffrono di: disturbi comportamentali sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD) dislessia Anche il quoziente intellettivo dei bambini può essere positivamente influenzato dal consumo di questi nutrienti durante la gravidanza. Omega-3 per bambini più attenti I ricercatori di Houston avevano già portato alla luce un fatto interessante: i bambini di 2 anni e mezzo che nei primi 4 mesi di vita vengono allattati al seno da madri che assumono DHA hanno uno sviluppo psicomotorio migliore. La nuova ricerca si è concentrata sulle capacità neuropsicologiche e visive di questi bambini a 5 anni. Durante l’allattamento, le madri sono state suddivise in 2 gruppi: le mamme del primo hanno assunto quotidianamente fino a 4 mesi dopo il parto capsule contenenti circa 200 milligrammi di DHA; a quelle del secondo è stato somministrato un olio vegetale privo di questo acido grasso. I ricercatori hanno valutato le capacità motorie, visive, esecutive, vocali e di attenzione dei bambini al compimento del quinto anno di vita . I dati raccolti hanno svelato che i figli delle donne che avevano assunto DHA ottenevano risultati migliori nei test di valutazione della capacità di attenzione prolungata. In particolare, questi bambini ottenevano un punteggio medio di 46,5 punti sulla scala specifica utilizzata per la valutazione. I piccoli che non avevano assunto l’acido grasso attraverso il latte materno ottenevano, invece, un punteggio medio di sole 41,9 unità. Tutti gli altri parametri presi in considerazione sono risultati paragonabili nei 2 gruppi. Pochi Omega-3 per ottenere buoni risultati Sulla base di questi risultati, gli autori hanno concluso che è sufficiente che le madri assumano quantità moderate di DHA nei primi 4 mesi di allattamento per migliorare lo sviluppo della capacità di attenzione dei loro bambini. Questa scoperta, insieme ai dati raccolti precedentemente dagli scienziati, indica che l’assunzione precoce di Omega-3 nell’infanzia esercita benefici a lungo termine sullo sviluppo del sistema nervoso dei bambini.


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  • Omega-3 in gravidanza e allattamento riducono infiammazione nei bambini

    Durante la gravidanza e l'allattamento, l'assunzione quotidiana di 400 milligrammi di Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) attenua l'infiammazione nei bambini. Lo ha dimostrato uno studio clinico condotto da un gruppo di ricercatori israeliani, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista Mediators of Inflammation. La ricerca aggiunge nuovi dettagli al quadro dell'utilità degli acidi grassi Omega-3 per la salute dei bambini già a partire dalla gravidanza. Omega-3, gravidanza e allattamento Gli acidi grassi Omega-3 in gestazione svolgono funzioni importanti per la salute della madre e per quella del nascituro. In particolare permettono di: mantenere i valori di pressione sanguigna nella norma; ridurre il rischio di aborto; ridurre il rischi di parto prematuro; ridurre il rischio di depressione post partum; promuovere il corretto flusso di sangue alla placenta; facilitare il passaggio di ossigeno e nutrienti dalla mamma al bambino. Il corretto sviluppo del bambino, soprattutto a livello del sistema nervoso, viene supportato da questi preziosi acidi grassi. Dopo la nascita, i bambini continuano a beneficiare degli Omega-3 assunti dalla madre durante la gestazione e l'allattamento. I bambini le cui madri hanno garantito in questi periodi il corretto apporto di acidi grassi sono meno esposti al rischio di sviluppare alcune patologie, quali l'asma e alcune forme allergiche. Tuttavia, le scorte di Omega-3 in gestazione diminuiscono quando viene prolungato l'allattamento e nel caso in cui la donna abbia già avuto dei figli. Per tutti questi motivi, gli esperti raccomandano alle donne incinte di assumere ogni giorno dai 200 ai 300 milligrammi di DHA, Omega-3 di cui sono ricchi i pesci grassi. Omega-3 per ridurre l'infiammazione nei bambini I ricercatori israeliani hanno focalizzato l'attenzione sull'effetto dell'assunzione di DHA durante la gestazione e l'allattamento sulla risposta immunitaria dei bambini. Il loro studio ha coinvolto 60 donne in gravidanza che avevano avuto già almeno 2 figli. A 30 delle partecipanti è stato prescritto di assumere 400 milligrammi al giorno di DHA dalla dodicesima settimana di gestazione a 4 mesi dopo il parto. La risposta immunitaria dei bambini, allattati al seno, è stata valutata analizzando i loro campioni di sangue. I ricercatori hanno misurato i livelli di alcuni anticorpi, dei diversi tipi di linfociti (globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria) e di citochine, molecole che partecipano ai processi infiammatori. I dati raccolti hanno svelato che i bambini le cui madri avevano assunto Omega-3 DHA durante la gestazione e l'allattamento avevano livelli più elevati di linfociti non ancora attivati. Di contro, in questi bambini il numero di globuli bianchi che producevano la citochina interferone gamma era significativamente inferiore. DHA, benefici confermati Secondo i ricercatori, la maggiore presenza di linfociti non attivi e la riduzione della produzione di interferone gamma è compatibile con l'ipotesi che l'assunzione di DHA durante la gestazione e l'allattamento riduca la risposta proinfiammatoria nei bambini.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Granot E, Jakobovich E, Rabinowitz R, Levy P, Schlesinger M, “DHA supplementation during pregnancy and lactation affects infants' cellular but not humoral immune response”, Mediators Inflamm. 2011;2011:493925. Epub 2011 Sep 18


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  • Gestazione, Omega-3 per migliorare sistema immunitario dei bambini

    Durante il terzo trimestre di gestazione le future mamme dovrebbero mangiare ogni settimana almeno 2 porzioni di salmone, pesce grasso ricco di Omega-3, per migliorare l'attività del sistema immunitario dei bambini. Il suggerimento arriva dalle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition, che ha pubblicato i risultati ottenuti da un gruppo di scienziati guidati da Paul Noakes, ricercatore dell'Università di Southampton (Regno Unito). La ricerca aggiunge nuovi dettagli all'utilità dell'assunzione di alimenti ricchi di Omega-3 per potenziare l'immunità. Altri studi hanno infatti dimostrato che l'utilizzo di integratori Omega-3 a base di olio di pesce ha un effetto benefico sul sistema immunitario. Omega-3 in gestazione: dalle mamme ai bambini Lo studio di Noakes e colleghi ha coinvolto 123 donne incinte, che sono state casualmente assegnate a uno di 2 possibili gruppi. Alle future mamme appartenenti al primo gruppo è stato indicato di proseguire con la loro alimentazione abituale, povera di pesce grasso. Alle altre donne è stato chiesto di mangiare 2 porzioni di salmone alla settimana, corrispondenti a  3,45 grammi totali di acido docosaesaenoico (DHA) e di acido eicosapentaenoico (EPA), i principali Omega-3 di cui è ricco il pesce d'acqua salata. I ricercatori hanno raccolto campioni di sangue dal cordone ombelicale dalla ventesima settimana di gestazione fino al termine della gravidanza per misurare i livelli di Omega-3 e di IgE (anticorpi associati alle reazioni allergiche) e la risposta immunitaria. Lo stato di salute dei bambini è stato invece valutato all'età di 6 mesi. Ne è emerso che l'introduzione del salmone nella dieta è associata alla riduzione della produzione di alcune molecole coinvolte nella risposta immunitaria scatenata dalla presenza di allergeni. Fra queste molecole sono incluse alcune interleuchine (IL). In particolare, i ricercatori hanno osservato una riduzione di IL-2, IL-4, IL-5 e IL-10. Il consumo di salmone è risultato associato a una minore attivazione del sistema immunitario da parte degli allergeni anche nel caso in cui uno dei genitori soffre di allergie. Non è stata riscontrata nessuna differenza né nei livelli di IgE né nell'incidenza o nella frequenza di eczemi fra i figli delle donne appartenenti ai due diversi gruppi di studio. Una questione di dosi e di interazioni Secondo gli esperti la mancata efficacia in termini di protezione dalla produzione di IgE a 6 mesi di vita potrebbe essere dovuta all'assunzione di dosi troppo basse di Omega-3 o al fatto che EPA e DHA dovrebbero essere introdotti nella dieta a partire da fasi più precoci della gestazione. Infatti 2 porzioni di salmone a settimana corrispondono all'assunzione delle quantità minime di Omega-3 di cui ha bisogno un adulto per garantirsi un corretto apporto di questi preziosi nutrienti. Queste dosi di EPA e DHA potrebbero non essere sufficienti per influenzare l'attività del sistema immunitario in chi ha una storia familiare di allergie. Inoltre gli autori della ricerca hanno precisato che oltre agli Omega-3 il salmone contiene anche altri importanti molecole, come la vitamina D e il selenio, che sono in grado di influenzare l'attività del sistema immunitario. Per questo motivo i ricercatori non escludono che i benefici dell'introduzione di questo pesce nell'alimentazione siano associate all'azione combinata degli Omega-3 con questi altri nutrienti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Noakes PS, Vlachava M, Kremmyda LS, Diaper ND, Miles EA, Erlewyn-Lajeunesse M, Williams AP, Godfrey KM, Calder PC, “Increased intake of oily fish in pregnancy: effects on neonatal immune responses and on clinical outcomes in infants at 6 mo”, Am J Clin Nutr. 2012 Feb;95(2):395-404. Epub 2012 Jan 4


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  • Dolori mestruali: Omega-3 aiutano a ridurre lo stato di malessere

    I dolori mestruali possono essere ridotti grazie all'assunzione quotidiana di Omega-3. E' questo ciò che emerge da una ricerca pubblicata dall'International Journal of Gynaecology and Obstetrics. Secondo gli autori dello studio, i benefici associati a questi acidi grassi consentono di ridurre l'uso di farmaci come rimedi ai dolori mestruali. Il ricorso agli Omega-3 è risultato particolarmente efficace nel caso di dismenorrea primaria, cioè quando il dolore non è dovuto alla presenza di una patologia a livello degli organi della riproduzione. Salute della donna: il ruolo degli Omega-3 Gli acidi grassi Omega-3 sono preziosi alleati del benessere femminile in tutte le fasi della vita: proteggono da osteoporosi e malattie cardiovascolari, riducono la depressione e migliorano la qualità della gravidanza. Questi nutrienti sono un buon rimedio contro i sintomi della sindrome premestruale e i dolori del ciclo mestruale. Quest'ultima azione si basa sul fatto che gli Omega-3 sono i precursori di molecole che riducono il dolore grazie al loro effetto vasodilatatore e antinfiammatorio. Diversi studi hanno dimostrato che questo fenomeno fa sì che un aumento dell'assunzione di Omega-3, ottenibile sia attraverso l'alimentazione sia utilizzando dei supplementi, corrisponda a una diminuzione dei sintomi della dismenorrea. Omega-3 per i dolori mestruali: benefici confermati I ricercatori dell'University of Medical Sciences di Semnan (Iran) hanno aggiunto nuovi dettagli a quanto già noto sui benefici degli Omega-3 per il trattamento del dolore associato alle mestruazioni. Il loro studio ha coinvolto 95 donne di età compresa tra i 18 e i 25 anni, tutte affette da dismenorrea primaria. 47 fra le partecipanti hanno assunto una capsula di Omega-3 al giorno per 3 mesi. Nei 3 mesi successivi è stato loro somministrato un placebo. Le restanti 48 donne hanno ricevuto prima il placebo per 3 mesi e poi, per altri 3 mesi, una capsula di Omega-3 al giorno. A tutte le partecipanti è stato indicato di assumere 400 milligrammi di ibuprofene, un noto antidolorifico, nel caso in cui persistesse un forte dolore. L'efficacia del trattamento con Omega-3 è stato valutato proprio in base al numero di tavolette di ibuprofene assunte dalle donne. I risultati finali In entrambi i gruppi è stata registrata una riduzione dell'intensità del dolore al termine dei 3 mesi di trattamento. Inoltre le donne che stavano assumendo Omega-3 avevano bisogno di far ricorso a una dose inferiore di ibuprofene rispetto a quelle che stavano assumendo il placebo. In particolare, dopo 3 mesi di trattamento il primo gruppo di donne ha assunto circa 4 tavolette di ibuprofene al giorno, contro le 5 cui doveva far ricorso dopo aver assunto per 3 mesi il placebo. Le donne del secondo gruppo hanno utilizzato una media di circa 3 tavolette dopo 3 mesi di assunzione di Omega-3, e circa 6 dopo 3 mesi di trattamento con il placebo. Gli autori dello studio hanno potuto confermare che l'assunzione di Omega-3 può ridurre i sintomi della dismenorrea primaria e limitare il ricorso agli antidolorifici.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Rahbar N, Asgharzadeh N, Ghorbani R, “Effect of omega-3 fatty acids on intensity of primary dysmenorrhea”, Int J Gynaecol Obstet. 2012 Jan 17. [Epub ahead of print]


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  • Salute della donna: Omega-3 di origine marina riducono del 38% malattie ischemiche del cuore

    Gli Omega-3 di origine marina, al contrario di quelli vegetali, proteggono le donne dal rischio di malattie ischemiche del cuore. La notizia arriva dalle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition, dove i ricercatori dell'Institute of Preventive Medicine dell'Università di Aarhus (Danimarca) hanno pubblicato i risultati di un importante studio: lassunzione di quantità elevate di acido eicosapentaenoico (EPA) e di acido docosaesaenoico (DHA) riduce del 38% il rischio di cardiopatia ischemica. Secondo gli autori dello studio, gli uomini non possono beneficiare dello stesso effetto protettivo. Uomini e donne, anche gli Omega-3 fanno la differenza I 2 principali Omega-3 di origine marina, EPA e DHA, possono essere ottenuti da una dieta ricca di pesce grasso nonché dall'acido alfa-linolenico (ALA) presente nei vegetali. In particolare, una quantità variabile tra l'8 e il 20% dell'ALA presente nell'organismo umano viene convertito in EPA, mentre solo lo 0,5-9% dell'acido alfa-linolenico si trasforma in DHA. Questo fenomeno non è  l'unico fattore a influenzare i livelli di EPA e DHA. Anche il sesso gioca un ruolo importante, e nelle donne in età riproduttiva il tasso di conversione dell'ALA in EPA è di  2,5 volte superiore di quanto osservato negli uomini. Omega-3 di origine marina proteggono il cuore delle donne Gli autori di questa ricerca hanno confermato che uomini e donne rispondono in modo diverso all'assunzione di Omega-3. Il loro studio ha previsto l'analisi dei dati relativi a 3.277 cittadini danesi il cui stato di salute è stato monitorato nel corso di 23 anni. In questo periodo sono stati registrati 471 casi di cardiopatia ischemica. I ricercatori hanno pertanto concluso che l'assunzione di ALA non riduce il rischio di incorrere in questo disturbo né negli uomini né nelle donne. Solo nelle donne, elevate dosi di Omega-3 (variabili tra 0,45 e 11,2 grammi al giorno) permettono di ridurre il rischio di questo disturbo del cuore del 38%. La possibile spiegazione delle differenze tra maschi e femmine Secondo gli autori di questo studio, le differenze registrate sono dovute anche al fatto che la produzione di EPA e DHA a partire dall'ALA dipende anche dai livelli di Omega-3 presenti nell'organismo. Di conseguenza, la somministrazione di ALA potrebbe essere particolarmente efficace nel ridurre il rischio di cardiopatia ischemica in chi è caratterizzato da un ridotto apporto di acidi grassi Omega-3. Non solo: un'assunzione elevata di Omega-3 potrebbe attenuare l'effetto dell'acido alfa-linolenico perché un approccio basato sul consumo di pesce almeno una volta alla settimana è più efficace rispetto all'assunzione di ALA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Vedtofte MS, Jakobsen MU, Lauritzen L, Heitmann BL, “Dietary α-linolenic acid, linoleic acid, and n-3 long-chain PUFA and risk of ischemic heart disease”, Am J Clin Nutr. 2011 Oct;94(4):1097-103. Epub 2011 Aug 24


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  • Omega-3 in gestazione: le quantità di acidi grassi per il feto dipendono dai geni

    Le quantità di Omega-3 che in gestazione arrivano al feto dipendono sia dai geni della madre sia da quelli del bambino. Lo ha annunciato Eva Lattka, ricercatrice dell'Helmholtz Zentrum di Monaco (Germania), durante l'undicesima Conferenza Europea sulla Nutrizione di Madrid (Spagna). Secondo i risultati ottenuti da Lattka e colleghi, i geni coinvolti codificano le acido grasso desaturasi (fatty acid desaturase, FADS), enzimi che partecipano alla sintesi degli acidi grassi Omega-3 e Omega-6. Questi stessi geni determinerebbero in che modo tali nutrienti vengono processati durante la gestazione. Omega-3 dalla mamma al bambino Le varianti dei geni FADS che possono essere presenti in una cellula sono diverse. Studi precedenti hanno dimostrato che il tipo di gene portato dalla madre influenza la proporzione dei diversi acidi grassi presenti nel sangue della donna. In particolare, alcune varianti sono meno attive e la loro presenza modifica il contenuto di acidi grassi del sangue materno. Anche se durante la gestazione il feto preleva gli Omega-3 necessari per il suo sviluppo dalla placenta attraverso il cordone ombelicale, nessuna ricerca precedente ha svelato in che modo i geni FADS influenzano la presenza di queste molecole nel cordone ombelicale stesso. Non è stata del tutto chiarita neanche l'associazione tra la variante dei geni FADS e i livelli di DHA (acido docosaesaenoico), Omega-3 importante per lo sviluppo del sistema nervoso del bambino. Per questo motivo Lattka e il suo staff hanno deciso di analizzare la relazione tra i geni FADS e le quantità di acidi grassi presenti nel plasma del cordone ombelicale. La ricercatrice ha spiegato che quest'ultima è un indice del rifornimento di acidi grassi al feto durante la gestazione. Madre e figlio, il risultato dipende da entrambi Lo studio ha previsto di analizzare la presenza di 17 note varianti dei geni FADS in più di 4.000 donne incinte e nei loro figli. I livelli di acidi grassi presenti nelle future mamme sono stati determinati analizzando i loro globuli rossi dopo la ventesima settimana di gestazione. Infine è stata valutata l'associazione tra la presenza delle diverse varianti genetiche e le quantità di Omega-6 e Omega-3 presenti al momento della nascita nel cordone ombelicale di più di 2.000 bambini. L'analisi statistica, condotta da Colin Steer dell'Università di Bristol (Regno Unito), ha dimostrato che la quantità di DHA presente nei globuli rossi delle donne incinte dipende dalla variante dei geni FADS presente. Non solo, i dati ottenuti indicano che il tipo di geni presenti nella madre può influenzare il rifornimento di DHA al bambino durante la gestazione. Lattka ha precisato che questo effetto è indipendente dal tipo di alimentazione seguita dalla madre. Tuttavia, le analisi hanno svelato che le quantità di acidi grassi presenti nel cordone ombelicale dipendono sia dai geni materni sia da quelli del bambino. Infatti, mentre i geni presenti nella madre determinano il precursore degli acidi grassi che sarà trasferito al bambino, saranno quelli di quest'ultimo a consentire la produzione di un particolare acido grasso. I ricercatori hanno quindi concluso che i livelli di DHA dipendono sia dal metabolismo della madre sia da quello del feto.


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  • Mangiare pesce in gravidanza aumenta il QI dei bambini

    Mangiare pesce durante la gravidanza può aumentare il quoziente intellettivo nei bambini. E' questo quanto emerge dai dati presentati durante l'undicesima conferenza europea sulla nutrizione di Madrid (Spagna) da Eva Lattka, ricercatrice dell'Helmholtz Zentrum di Monaco (Germania), centro di ricerca tedesco per la salute ambientale. Lattka ha spiegato che i dati raccolti suggeriscono una correlazione tra l'assunzione di acido docosaesaenoico (DHA), un acido grasso Omega-3 contenuto nel pesce, e gli effetti osservati sulle capacità mentali dei bambini. La ricercatrice ha precisato che l'aumento del quoziente di intelligenza è associato anche ad altri fattori, e che il DHA contenuto nel pesce non può essere considerato l'unico responsabile dell'effetto osservato. Omega-3 e cervello Lo studio presentato a Madrid si inserisce in un progetto più ampio finanziato dalla Commissione europea con lo scopo di svelare il ruolo giocato dall'alimentazione nel determinare le capacità mentali dei bambini. Lattka e colleghi hanno focalizzato l'attenzione sull'effetto di una dieta ricca di pesce, alimento che contiene livelli elevati di Omega-3, sullo sviluppo del cervello durante la gestazione. Questi acidi grassi sono importanti componenti delle membrane dei neuroni nonché indispensabili per un corretto sviluppo del sistema nervoso. Diversi studi hanno infatti dimostrato che gli Omega-3 introdotti con l'alimentazione sono necessari per la moltiplicazione e il funzionamento delle cellule nervose. Aiutano altresì a mantenere un adeguato livello dei neurotrasmettitori, molecole responsabili della trasmissione dell'impulso nervoso. Altre ricerche hanno permesso di associare agli Omega-3 un effetto benefico per i bambini che soffrono di disturbi comportamentali, sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD) e dislessia. Il legame tra gestazione, pesce e intelligenza Lo studio illustrato durante la conferenza ha voluto approfondire l'effetto di un elevato consumo di pesce durante la gestazione e il quoziente intellettivo dei bambini in età scolare. Gli autori della ricerca hanno analizzato i dati relativi a 2750 donne incinte, raccolti attraverso questionari, referti medici, analisi di campioni biologici e misurazioni. Lo stato di salute dei figli di queste donne è stato monitorato da prima della nascita. Dall'età di 8 anni i ricercatori si sono concentrati sulla valutazione dell'intelligenza verbale. I bambini le cui madri hanno consumato livelli più elevati di pesce durante la gravidanza hanno ottenuto risultati migliori nei test per la valutazione dell'intelligenza verbale, delle capacità motorie e di comportamenti prosociali, come l'aiuto verso qualcuno. Dato che il pesce è una delle principali fonti di Omega-3, e che durante lo sviluppo del feto il DHA si accumula nel cervello, gli autori hanno ipotizzato che questi risultati dipendessero proprio dall'assunzione di questo acido grasso. I dati raccolti sembrano indicare un'associazione tra i livelli di DHA nella madre durante la gravidanza e il quoziente d'intelligenza del bambino. Un'analisi più attenta ha però dimostrato che questa correlazione dipende anche da altri fattori: età della madre consumo di alcol e fumo durante la gestazione fattori familiari sesso. Benefici del pesce per i bambini: non solo DHA Lattka ha concluso che i benefici del pesce non sono associati solo alla presenza di DHA, ma che questo alimento potrebbe contenere altri nutrienti che influenzano il quoziente d'intelligenza dei bambini.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. http://www.nutrimenthe.eu/


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