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Gli italiani consumano pochi alimenti ricchi di omega-3. A rischio la salute

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In Italia la dose giornaliera consumata di omega-3 è in media di 97 milligrammi a persona, una quantità ben inferiore ai 250 milligrammi raccomandati dalle linee guida europee. Nel nostro paese, inoltre, le morti per disfunzioni coronariche attribuibili alla carenza di EPA e DHA nella dieta sono di circa 31 su 100.000 persone.

Questi dati, relativi al 2010, sono emersi da uno studio sul consumo di grassi e oli nel mondo, realizzato da alcuni ricercatori dell’Università di Boston e pubblicato sulla rivista British Medical Journal.

La corretta alimentazione è fondamentale per la buona salute

Come ha dimostrato il Global Burden of Diseases, un rapporto mondiale su malattie e mortalità, la cattiva alimentazione è uno dei fattori di rischio fondamentali per malattie e disabilità nel mondo.

Italiani consumano pochi omega3 Dati elaborati da Adam Ismail*

 

GBD: il più autorevole lavoro sulle cause della cattiva salute,

Il Global burden of Disease Study 2013 (GBD 2013) rappresenta un aggiornamento della versione pubblicata in precedenza: il Global Burden of Disease Study 2010, il più grande studio sistematico mai realizzato, il cui scopo è stato quello di descrivere, a livello globale, la distribuzione e le possibili cause di un ampio range di malattie, lesioni e dei loro fattori di rischio.

Entro il 2020, quasi il 75% di tutti i decessi e il 60% di tutte le problematiche di salute nel mondo saranno attribuibili a malattie croniche, tra cui quelle cardiovascolari, il diabete di tipo 2, l’ obesità e il cancro, con un impatto maggiore nei paesi a basso e medio reddito.

I fattori che concorrono all’insorgenza di suddette patologie, come la pressione sanguigna, il colesterolo, la glicemia, e l'indice di massa corporea sono in gran parte dipendenti dall’alimentazione.

La dieta è dunque il principale elemento di rischio modificabile per le cattive condizioni di salute. A tal riguardo, diversi studi epidemiologici e clinici hanno documentato i benefici e i rischi per la salute dovuti a grassi e oli alimentari.

In ogni caso sono ancora scarsi e poco rappresentativi i dati sulla distribuzione del consumo nei diversi paesi, così come la comprensione di modelli alimentari globali che tengono conto dell'eterogeneità per paese, età, sesso e tempo.

Italia: i decessi per carenza di omega-3 sono diminuiti ma il consumo è ancora scarso

I ricercatori di Boston hanno studiato i consumi dei diversi tipi di grassi in tutto il mondo nel 2010. Sono stati identificati 16 gruppi di adulti suddivisi per età e sesso, ed è stata condotta un’indagine sull’intake di acidi grassi saturi, polinsaturi, colesterolo, omega 6 e omega-3 derivanti sia dal pesce che dai vegetali.

Per quanto riguarda gli omega-3, i dati relativi a soli cittadini europei sono stati raccolti e semplificati da Adam Ismail, direttore esecutivo del GOED, un’associazione No-profit che promuove il consumo di adeguati livelli di omega-3.

Ciò che ne emerge è una certa eterogeneità tra le nazioni. In paesi come Francia, Germania e Inghilterra l’intake medio giornaliero di EPA e DHA supera abbondantemente i 250 mg, la dose raccomandata dalle linee guida europee per il mantenimento della normale funzione cardiaca.

In altre nazioni, tra cui quelle dell’est, la Spagna e l’Italia i consumi sono ancora ben lontani da tale quantità.

In particolare, i cittadini italiani consumano mediamente 97 mg al giorno di omega-3, con un intervallo che varia dai 66 ai 138 mg.

In Italia, le morti per disfunzioni coronariche attribuibili alla carenza di EPA e DHA nell’alimentazione sono risultate essere circa 31 su 100.000 persone, per un totale di 18.800 decessi, un valore piuttosto basso se confrontato con quello di nazioni come Lituania, Bielorussia e Ungheria.

Un altro importante parametro preso in considerazione è l’andamento di questi decessi dal 1990 al 2010; nel bel paese la mortalità è passata da circa 36.800 per 100.000 persone del 1990, ai 31.500 del 2010, con una riduzione di circa 5 decessi ogni 100.000 in 20 anni.

Alcuni dati sulle abitudini mondiali

A livello globale i dati pubblicati evidenziano che il 18,9% della popolazione assume una quantità giornaliera ottimale di omega-3 dal pesce e che l’intake di EPA e DHA, insieme a quello dagli acidi grassi polinsaturi omega-6, è aumentato negli ultimi 20 anni, mentre è rimasto stabile quello di grassi saturi e colesterolo.

Sembra inoltre che tra uomini e donne non esistano troppe differenze nel consumo di EPA e DHA che è risultato però maggiore negli adulti rispetto ai più giovani. Tra le diverse nazioni invece variano le fonti di omega-3 preferite dalla popolazione.

Conoscere i consumi alimentari è importante per promuovere la salute

I dati ottenuti dimostrano che in Italia il consumo medio giornaliero di omega-3 è meno della metà di quello raccomandato dalle linee guida europee, e che in 20 anni il numero di morti per malattie coronariche attribuibili alla carenza di EPA e DHA è diminuito ma non di molto, soprattutto rispetto ai traguardi raggiunti dai paesi del Nord Europa.

Conoscere i consumi alimentari nel nostro e negli altri paesi permette di valutare l’impatto che i nutrienti hanno sulla salute e di valutare interventi e politiche specifiche per ridurre il rischio di malattie croniche.

Nel caso specifico dei grassi, promuovere alimenti che contengono EPA e DHA a discapito di quelli ricchi di grassi saturi aiuta a proteggere la salute cardiovascolare

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Fonte: Renata Micha, Shahab Khatibzadeh, Peilin Shi, Saman Fahimi, Stephen Lim, Kathryn G Andrews, Rebecca E Engell, John Powles, Majid Ezzati, Dariush Mozaffarian, “Global, regional, and national consumption levels of dietary fats and oils in 1990 and 2010: a systematic analysis including 266 country-specific nutrition surveys”.

http://www.goedomega3.com/index.php/blog/2015/02/the-impact-of-omega-3s-in-europe


Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie coronariche ed è stato taggato con




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