**Page description appears here**
Dagli specialisti in Omega-3 Integratori di qualità e consulenza professionale

Ricevi notizie, consigli e offerte con
Omegor Newsletter

sono sicuro

Rischio cardiovascolare

Rischio cardiovascolare e disturbi del cuore. Scopri tutte le notizie che legano gli omega-3 e il sistema cardiovascolare. Leggi di più sul blog di Omegor.

  • Vitamina D: ecco i benefici per salute

    Esiste una relazione tra lo stato di salute e la vitamina D. Quando essa si trova nel sangue in concentrazioni ottimali è associata a una sostanziale diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie, di fratture ossee e della mortalità. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Omega-3 proteggono dal rischio cardiovascolare: i ricercatori correggono lo studio riportato sull’ Annals of Internal Medicine

    A pochi giorni dalla sua pubblicazione, lo studio di meta-analisi sul ruolo degli acidi grassi saturi e degli Omega-3 nei confronti delle patologie cardiovascolari è stato corretto in alcuni passaggi. In particolare gli autori hanno ammesso che gli Omega-3 proteggono dalle malattie coronariche, al contrario di quanto scritto in precedenza. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Gli acidi grassi saturi non sono pericolosi per il cuore?

    Gli acidi grassi saturi sembrano non aumentare il rischio di malattie cardiache e vascolari, e i polinsaturi Omega-3 potrebbero non avere effetto protettivo sulla salute del cuore. Le indicazioni nutrizionali che da anni promuovono il consumo di alimenti ricchi di acidi grassi Omega-3 e sconsigliano quello di grassi saturi, potrebbero essere da rivedere. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Il resveratrolo riduce il rischio cardiovascolare nei fumatori

    La supplementazione con il resveratrolo può esercitare effetti benèfici sul sistema cardiovascolare dei fumatori, limitando lo stress ossidativo e lo stato infiammatorio. Il composto naturale, infatti, sembra aumentare la capacità antiossidante totale, ridurre la concentrazione dei trigliceridi e abbassare i livelli della proteina C-reattiva (CRP), una molecola che aumenta durante l'infiammazione.  Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • L'integrazione con omega 3 da olio di pesce potrebbe rallentare l'invecchiamento biologico

    Una sorprendente scoperta dimostra che riducendo il rapporto fra gli omega 6 e gli omega 3 nell'organismo attraverso l'integrazione con olio di pesce ad alto dosaggio si potrebbe rallentare l'invecchiamento cellulare e del 15% lo stress ossidativo in adulti sani. Ad evidenziare questo nuovo effetto degli acidi rassi omega-3 presenti nell'olio di pesce è una ricerca pubblicata da Janice Kiecolt-Glaser e colleghi dell'Ohio State University (Columbus, Stati Uniti) sulla rivista Brain, Behavioue, and Immunity. I telomeri, un indicatore dell'invecchiamento biologico I ricercatori statunitensi hanno preso in considerazione come indicatore dell'invecchiamento la lunghezza dei telomeri, cioè della parte terminale dei cromosomi che contengono il Dna delle cellule. Diverse ricerche hanno dimostrato che in caso di patologie associate all'invecchiamento queste strutture sono più corte rispetto alla norma. Non solo, telomeri più corti sono associati a stili di vita poco salutari e a una mortalità precoce. Questo studio si è focalizzato sulla loro lunghezza nei globuli bianchi di individui che hanno assunto quotidianamente per 4 mesi 2,5 grammi o 1,25 grammi degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) in un rapporto pari a 7:1. Questo parametro è stato confrontato con la lunghezza dei telomeri in persone che, invece, hanno assunto una miscela rappresentativa del consumo medio di grassi nella tipica alimentazione americana. Considerando semplicemente la quantità di Omega-3 assunti i ricercatori non hanno rilevato una differenza significativa nella lunghezza dei telomeri nei diversi individui che hanno partecipato allo studio. Tuttavia, focalizzando l'attenzione sul rapporto tra Omega-6 e Omega-3 è emerso che valori più bassi (associati, quindi, a quantità più elevate di Omega-3) sono associati a telomeri più lunghi. Risultati simili sono stati ottenuti anche analizzando l'attività della telomerasi, l'enzima da cui dipende la lunghezza dei telomeri. Nell'insieme questi dati indicano che tanto più è basso il rapporto Omega-6/Omega-3, tanto minore è l'invecchiamento delle cellule. Omega-3 e Omega-6: due effetti contrapposti I risultati ottenuti ribadiscono quanto sia importante garantirsi un'alimentazione tale da mantenere i livelli di Omega-6 e Omega-3 in un bilancio ottimale. Infatti, anche se in entrambi i casi si tratta di acidi grassi essenziali per l'organismo, la loro azione è perlopiù contrapposta e mentre nella maggior parte dei casi gli Omega-6 promuovono i fenomeni infiammatori, gli Omega-3 hanno uno spiccato effetto antinfiammatorio. Purtroppo le diete occidentali moderne sono particolarmente ricche di Omega-6. Molti esperti ritengono che l'aumento del consumo di questi acidi grassi a scapito dei più salutari Omega-3 sia almeno in parte responsabile dell'aumento di alcune patologie come, ad esempio, le malattie cardiovascolari. I risultati di questo nuovo studio hanno ribadito come un approccio mirato alla riduzione del rapporto tra Omega-6 e Omega-3 basato sull'aumento del consumo di questi ultimi può essere efficace per migliorare lo stato di salute. Non solo, Kiecolt-Glaser ha commentato la scoperta dell'influenza degli Omega-3 sulla lunghezza dei telomeri sottolineando che supporta l'ipotesi che l'assunzione di integratori alimentari possa davvero influenzare i processi di invecchiamento. Anti-invecchiamento e anti-infiammatori Oltre all'effetto protettivo contro l'accorciamento dei telomeri, i ricercatori hanno scoperto che entrambe le dosi di Omega-3 testate riducono del 15% circa lo stress ossidativo, un fattore associato a diversi disturbi, inclusi quelli cardiovascolari e quelli neurodegenerativi. Questi risultati si uniscono a quelli ottenuti in precedenza dagli stessi ricercatori, che hanno dimostrato che l'assunzione di Omega-3 è efficace nel ridurre i livelli di infiammazione, un altro fattore importante nel determinare lo stato di salute. Sulla base di tutte queste evidenze gli autori hanno concluso che gli integratori di Omega-3 potrebbero rappresentare un raro caso in cui un solo intervento nutrizionale può contribuire a ridurre il rischio di diverse patologie associate all'invecchiamento: dalle malattie coronariche al diabete, passando per l'Alzheimer. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Kiecolt-Glaser JK, Epel ES, Belury MA, Andridge R, Lin J, Glaser R, Malarkey WB, Hwang BS, Blackburn E, “Omega-3 fatty acids, oxidative stress, and leukocyte telomere length: A randomized controlled trial”, Brain Behav Immun. 2012 Sep 23. pii: S0889-1591(12)00431-X. doi: 10.1016/j.bbi.2012.09.004. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Antinvecchiamento, Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Omega 3 EPA e DHA, coppia invincibile di difensori del sistema cardiovascolare

    Gli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) agiscono insieme e in modo specifico a difesa del sistema cardiovascolare. Per questo motivo garantirsi il giusto apporto di entrambi questi nutrienti è la strategia migliore per ottenere l'effetto protettivo più elevato possibile per la salute cardiovascolare. E' questo il consiglio di Dariush Mozaffarian e Jason Wu, esperti dell'Harvard School of Public Health di Boston (Usa), che hanno pubblicato sul Journal of Nutrition un'analisi dei benefici dei due acidi grassi rilevati in una serie di sperimentazioni condotte sia sull'uomo, sia sugli animali. L'importanza di assumere EPA e DHA con l'alimentazione Sono molte le ricerche che, dagli anni '70 del secolo scorso ad oggi, hanno dimostrato i benefici per la salute cardiovascolare associati agli Omega-3 presenti nel pesce e nell'olio di pesce. Tuttavia nessuno studio ha chiarito se i due principali Omega-3 di origine alimentare, l'EPA e il DHA, hanno effetti sovrapponibili o complementari. Ciò che si sa è che il DHA deve essere assunto direttamente con l'alimentazione perché l'organismo umano è in grado di sintetizzarne solo piccole quantità a partire dall'EPA. Anche per quanto riguarda quest'ultimo la via di assunzione più efficace è il pesce grasso, ad esempio il salmone, lo sgombro e le aringhe, che contengono EPA ad alte concentrazioni e immediatamente disponibile all'uso. In questo caso, però, parte delle quantità richieste dal corpo umano per mantenersi in salute possono essere ottenute da alcuni precursori presenti in alimenti vegetali, come l'acido alfa-linolenico (ALA). Un'assunzione combinata per ottenere i massimi benefici L'analisi condotta da Mozzafarian e Wu dimostra che in alcuni casi EPA e DHA esercitano gli stessi benefici sul sistema cardiovascolare. Ne sono un esempio la riduzione dei livelli di trigliceridi, il benessere delle arterie, il minor rischio di trombi e il miglioramento di alcuni parametri dell'infiammazione e dello stress ossidativo. Tuttavia, altri benefici sono specificamente associati a uno dei due Omega-3. Il DHA, ad esempio, riduce il rischio di attacchi cardiaci fatali associati alle aritmie cardiache, mentre non è chiaro se anche l'EPA eserciti un effetto protettivo di questo tipo. Non solo, il DHA svolge azioni specifiche anche sulle particelle di colesterolo. D'altra parte, alcuni studi indicano che solo l'EPA riduce la probabilità di dover avere a che fare con problemi cardiovascolari non fatali. Sulla base di queste evidenze, gli autori dell'analisi consigliano di garantirsi un'assunzione adeguata sia di EPA, sia di DHA. Secondo i due ricercatori un approccio di questo tipo permette di beneficiare delle azioni di entrambi questi Omega-3 in tutte le fasi della vita. Un esempio? I bambini non riescono a sintetizzare livelli abbastanza elevati di DHA a partire dall'EPA e per sfruttare le azioni specifiche di questo Omega-3 devono assumerlo direttamente con l'alimentazione. Gli alimenti vegetali garantiscono abbastanza EPA? Per quanto riguarda, poi, l'EPA, i ricercatori hanno precisato che le quantità di questo acido grasso sintetizzabili a partire dall'ALA presente in alimenti di origine vegetali, come le noci, sono piuttosto basse. Tuttavia, questo tipo di fonte alimentare può essere importante per chi non mangia abbastanza pesce e, quindi, non riuscirebbe a garantirsi altrimenti i benefici specifici dell'EPA. Non solo, fra le possibili fonti di Omega-3, Mozzafarian e Wu hanno ricordato anche l'esistenza di integratori a base di EPA e DHA purificati, utili per garantirsi un corretto apporto di entrambi questi acidi grassi. Le dosi consigliate Commentando i risultati dell'analisi, i due ricercatori hanno sottolineato l'importanza di nuovi studi che permettano di chiarire ulteriormente le azioni specifiche esercitate da EPA e DHA. Proprio perché il quadro degli effetti specifici di questi Omega-3 non è ancora completo, al momento non è possibile affermare quali siano le quantità esatte di ciascun acido grasso da assumere quotidianamente. Tuttavia, per ottenere i massimi benefici cardiovascolari, non bisognerebbe scendere al di sotto dei 250-500 milligrammi al giorno totali di EPA+DHA.   Nota della redazione In Italia e nella zona UE, le recenti linee guida ufficiali specificano quantità giornaliere precise, secondo le seguenti diciture: Salute del cuore: 250 mg di EPA e il DHA contribuiscono alla normale funzione cardiaca. Funzioni cerebrale e visiva: 250 mg di DHA contribuiscono al mantenimento delle normali funzioni cerebrali e visive. Livello dei trigliceridi: 2000 mg di EPA e DHA contribuiscono al mantenimento delle concentrazioni di trigliceridi nel sangue. Pressione arteriosa:  3000 mg di EPA e DHA contribuiscono al mantenimento della pressione sanguigna. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Mozaffarian D, Wu JH, “(n-3) fatty acids and cardiovascular health: are effects of EPA and DHA shared or complementary?”, J Nutr. 2012 Mar;142(3):614S-625S


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Le malattie cardiovascolari, gli omega 3 e lo studio dalle conclusioni sbagliate

    Il Prof. William S. Harris, autorità mondiale sul ruolo degli omega 3 nelle malattie cardiovascolari, critica le basi scientifiche che rendono invalide le conclusioni di una recente meta analisi che ha gettato dubbi sui benefici di questi acidi grassi. I dubbi sollevati di recente sull'utilità di assumere Omega-3 per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari non trovano riscontro nella realtà dei fatti e lo studio è A dirlo è il Prof. William S. Harris, professore di medicina dell'Università del South Dakota (Sioux Falls, Usa) ed esperto di Omega-3, in risposta ai risultati pubblicati da Evangelos Rizos e colleghi sul Journal of the American Medical Association1 (JAMA). Secondo Harris, Rizos e colleghi sono giunti a conclusioni troppo definitive basandosi su un'analisi statistica molto più restrittiva rispetto a quelle normalmente condotte e accettate dalla comunità scientifica. Omega-3 e malattie cardiovascolari, i perché dei dubbi I primi studi sui benefici degli Omega-3 per il sistema cardiovascolare risalgono agli anni '70 del secolo scorso. Da allora i ricercatori hanno raccolto sempre più prove a favore dell'ipotesi che aumentare l'assunzione di questi acidi grassi protegge dalle malattie che colpiscono il cuore e i vasi sanguigni. Rizos e colleghi hanno riesaminato i risultati di 20 studi che, in totale, hanno coinvolto circa 70.000 individui per capire se l'assunzione degli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce riduce realmente il rischio di attacchi di cuore, ictus o morte prematura a causa di problemi cardiovascolari. Scopo dell'analisi, non la prima nel suo genere, era quello di fare chiarezza su una tematica di grande attualità. In realtà, le conclusioni degli autori hanno creato maggiore confusione sul tema. Secondo Harris questa confusione nasce dalle affermazioni troppo nette e generalizzate di Rizos e colleghi, basate su un'analisi statistica molto più restrittiva rispetto agli standard della comunità scientifica. L'importanza di una corretta analisi statistica Gli autori dell'analisi pubblicata su JAMA hanno concluso che gli Omega-3 non esercitano nessun beneficio statisticamente significativo sul rischio di malattie cardiovascolari. Ma cosa significa, esattamente, l'espressione “statisticamente significativo” nella loro intepretazione? Una significatività statistica non rappresenta una certezza, ma una probabilità. Un risultato statisticamente significativo è un risultato che è molto più probabile che sia vero piuttosto che sia falso. Quando i ricercatori eseguono un'analisi statistica scelgono quanto deve essere ampia la probabilità che il risultato sia sbagliato. Rizos e colleghi hanno deciso di impostare i parametri della loro analisi riducendo questa probabilità molto più di quanto non facciano normalmente gli scienziati. Questa scelta arbitraria ha reso statisticamente non significativa l'associazione tra olio di pesce e riduzione del rischio cardiovascolare. Harris ha spiegato che mantenendo i parametri statistici standard sarebbe invece risultato che l'olio di pesce riduce del 9% il rischio di morte a causa di una malattia del cuore. Delle 16 analisi di questo tipo fatte su diversi argomenti e pubblicate da JAMA nel 2012, quella di Rizos è l'unica ad aver cambiato i parametri statistici. Questa scelta del tutto soggettiva ha trasformato un effetto favorevole degli omega 3 in un non effetto. Quantità troppo basse di omega 3? Harris si è soffermato anche su un altro aspetto tecnico degli studi coinvolti in questa analisi, precisando che nell'84% dei casi gli Omega-3 sono stati assunti sotto forma di esteri etilici. Secondo recenti ricerche questa particolare forma di omega 3 viene assorbita molto poco se assunta a stomaco vuoto (24). Ciò significa che, in realtà, la maggior parte dei 70.000 individui coinvolti nell'analisi potrebbe aver assunto dosi di Omega 3 troppo basse per poter avere dei benefici. E' giusto generalizzare i risultati? Se quelli riguardante la statistica e le dosi assunte sono dettagli piuttosto tecnici, l'interpretazione dei risultati lo è molto meno e secondo Harris le conclusioni cui sono giunti Rizos e colleghi sono troppo nette. L'esperto sottolinea che, proprio in base alle conoscenze attuali sui benefici dell'assunzione di Omega-3, sarebbe stato più corretto fare delle distinzioni basate sul quadro clinico dei pazienti che hanno assunto questi acidi grassi. Harris è, ad esempio, d'accordo sul fatto che in pazienti di età media pari a 63 anni cui è stata diagnosticata una malattia cardiovascolare e che stanno seguendo una terapia medica ottimale l'assunzione di circa 1 grammo al giorno di Omega-3 per 2 anni non riduce i rischi per cuore e arterie più di quanto non facciano le cure mediche già in corso. La situazione potrebbe essere diversa per chi assume dosi maggiori di Omega-3 o ne assume 1 grammo, ma per più di 2 anni. L'analisi di Rizo, inoltre, non dimostra che gli Omega-3 non danno nessun beneficio a pazienti in una fase più precoce della malattia o che non stanno ricevendo cure ottimali. Per questi motivi secondo Harris i risultati di questa ampia analisi non possono essere applicati alla realtà. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie della ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Riferimenti bibliografici (1)     Rizos EC, Ntzani EE, Bika E, Kostapanos MS, Elisaf MS. Association between omega-3 fatty acid supplementation and risk of major cardiovascular disease events: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;308:1024-1033. (2)     Burr ML, Fehily AM, Gilbert JF, Rogers S, Holliday RM, Sweetnam PM, Elwood PC, Deadman NM. Effects of changes in fat, fish, and fibre intakes on death and myocardial reinfarction: diet and reinfarction trial (DART). Lancet 1989;2:757-761. (3)     Burr ML, Ashfield-Watt PA, Dunstan FD, Fehily AM, Breay P, Ashton T, Zotos PC, Haboubi NA, Elwood PC. Lack of benefit of dietary advice to men with angina: results of a controlled trial. Eur J Clin Nutr 2003;57:193-200. (4)     Kwak SM, Myung SK, Lee YJ, Seo HG. Efficacy of Omega-3 Fatty Acid Supplements (Eicosapentaenoic Acid and Docosahexaenoic Acid) in the Secondary Prevention of Cardiovascular Disease: A Meta-analysis of Randomized, Double-blind, Placebo- Controlled Trials. Arch Intern Med 2012. (5)     Marchioli R, Barzi F, Bomba E, Chieffo C, et al. Early protection against sudden death by n-3 polyunsaturated fatty acids after myocardial infarction: time-course analysis of the results of the Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell'Infarto Miocardico (GISSI)-Prevenzione. Circulation 2002;105:1897-1903. (6)     Yokoyama M, Origasa H, Matsuzaki M, Matsuzawa Y, et al. Effects of eicosapentaenoic acid on major coronary events in hypercholesterolaemic patients (JELIS): a randomised open-label, blinded endpoint analysis. Lancet 2007;369:1090-1098. (7)     Boekholdt SM, Arsenault BJ, Mora S, Pedersen TR, et al. Association of LDL cholesterol, non-HDL cholesterol, and apolipoprotein B levels with risk of cardiovascular events among patients treated with statins: a meta-analysis. JAMA 2012;307:1302-1309. (8)     Lopez-Olivo MA, Tayar JH, Martinez-Lopez JA, Pollono EN, et al. Risk of malignancies in patients with rheumatoid arthritis treated with biologic therapy: a meta-analysis. JAMA 2012;308:898-908. (9)     Den Ruijter HM, Peters SA, Anderson TJ, Britton AR, et al. Common carotid intima- media thickness measurements in cardiovascular risk prediction: a meta-analysis. JAMA 2012;308:796-803. (10)   Mustafic H, Jabre P, Caussin C, Murad MH, Escolano S, Tafflet M, Perier MC, Marijon E, Vernerey D, Empana JP, Jouven X. Main air pollutants and myocardial infarction: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;307:713-721. (11)   Jackson JL, Kuriyama A, Hayashino Y. Botulinum toxin A for prophylactic treatment of migraine and tension headaches in adults: a meta-analysis. JAMA 2012;307:1736-1745. (12)   Preiss D, Tikkanen MJ, Welsh P, Ford I, et al. Lipid-modifying therapies and risk of pancreatitis: a meta-analysis. JAMA 2012;308:804-811. (13)   Hempel S, Newberry SJ, Maher AR, Wang Z, et al. Probiotics for the prevention and treatment of antibiotic-associated diarrhea: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;307:1959-1969. (14)   Bolton KL, Chenevix-Trench G, Goh C, Sadetzki S, et al. Association between BRCA1 and BRCA2 mutations and survival in women with invasive epithelial ovarian cancer. JAMA 2012;307:382-390. (15)   Ekelund U, Luan J, Sherar LB, Esliger DW, Griew P, Cooper A. Moderate to vigorous physical activity and sedentary time and cardiometabolic risk factors in children and adolescents. JAMA 2012;307:704-712. (16)   Januel JM, Chen G, Ruffieux C, Quan H, et al. Symptomatic in-hospital deep vein thrombosis and pulmonary embolism following hip and knee arthroplasty among patients receiving recommended prophylaxis: a systematic review. JAMA 2012;307:294-303. (17)   Chico RM, Mayaud P, Ariti C, Mabey D, Ronsmans C, Chandramohan D. Prevalence of malaria and sexually transmitted and reproductive tract infections in pregnancy in sub- Saharan Africa: a systematic review. JAMA 2012;307:2079-2086. (18)   Matsushita K, Mahmoodi BK, Woodward M, Emberson JR, et al. Comparison of risk prediction using the CKD-EPI equation and the MDRD study equation for estimated glomerular filtration rate. JAMA 2012;307:1941-1951. (19)   Udell JA, Wang CS, Tinmouth J, FitzGerald JM, Ayas NT, Simel DL, Schulzer M, Mak E, Yoshida EM. Does this patient with liver disease have cirrhosis? JAMA 2012;307:832-842. (20)   Reddy M, Gill SS, Wu W, Kalkar SR, Rochon PA. Does this patient have an infection of a chronic wound? JAMA 2012;307:605-611. (21)   Nishijima DK, Simel DL, Wisner DH, Holmes JF. Does this adult patient have a blunt intra-abdominal injury? JAMA 2012;307:1517-1527. (22)   Kris-Etherton PM, Harris WS, Appel LJ. Fish consumption, fish oil, omega-3 fatty acids, and cardiovascular disease. Circulation 2002;106:2747-2757. (23)   Frishman WH. Importance of medication adherence in cardiovascular disease and the value of once-daily treatment regimens. Cardiol Rev 2007;15:257-263. (24)   Davidson MH, Kling D, Maki KC. Novel developments in omega-3 fatty acid-based strategies. Curr Opin Lipidol 2011;22:437-444.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • L'indice omega-3: nuovo fattore di rischio per un cuore in perfetta salute?

    L'evidenza scientifica dimostra che il livello degli acidi grassi omega-3 nel sangue può essere un nuovo fattore di rischio e propone un nuovo strumento diagnostico - l'Indice Omega-3 - che può essere usato facilmente da chiunque. Questo nuovo strumento diagnostico, consistente in una quantificazione del profilo degli acidi grassi in un individuo, potrebbe aiutare medici e pazienti a rischio di cardiopatie a raggiungere quei livelli adeguati di acidi grassi omega-3 che, come risulta dalle ultime ricerche scientifiche, assicurano una misurabile riduzione del rischio di infarto e mortalità improvvisa. “Per affrontare il problema del cosiddetto “colesterolo cattivo” (LDL) in futuro le associazioni dei cardiologi potrebbero a ragione raccomandare il consumo di EPA e DHA come intervento terapeutico cruciale per supportare la salute del cuore” scrivono Clemens von Schacky della Ludwig-Maximilians-Universitat in Munich e il prof. William Harris dell’ University of South Dakota. Numerose ricerche nel tempo hanno abbinato il consumo di  acidi grassi omega-3 a tutta una serie di effetti benefici: per la salute del cuore, lo sviluppo ottimale del nascituro in gravidanza, la salute delle articolazioni, il miglioramento dell’umore e del comportamento, la prevenzione di certe tipologie di tumore. La nuova revisione di studi pubblicata on-line sul Cardiovascular Research ha preso in esame un insieme di studi epidemiologici e quattro studi di intervento su larga scala concludendo che l’evidenza scientifica supporta i benefici derivanti dal consumo di omega-3 sulla salute del cuore. Il meccanismo dietro tali effetti benefici si ritiene sia l’incorporazione di EPA e DHA a livello delle membrane delle cellule cardiache, spiegano i ricercatori Von Schacky e Harris. Questi acidi grassi vanno a rimpiazzare quelli presenti alterando in maniera positiva le proprietà delle cellule stesse. I cambiamenti in questione riguardano la dilatazione dei vasi sanguigni a favore di un miglioramento del flusso ematico. A ciò segue una riduzione degli eventi infiammatori e un abbassamento del tasso dei trigliceridi nel sangue. Dato che gli omega-3 entrano a far parte della composizione delle membrane cellulari potrebbe essere fondamentale misurare il contenuto di omega-3 a livello delle cellule cardiache come marker primario del rischio cardiovascolare, sostengono Von Schacky e Harris. “La possibilità che gli omega-3 possano fungere da biomarker ed avere quindi un’utilità di prognosi clinica dovrebbe essere considerata seriamente”. Proprio sulla scia delle suddette osservazioni Von Schacky e Harris propongono “l’indice omega-3” definito come la percentuale di EPA e DHA rispetto alle altre categorie di grassi presenti a livello della membrana dei globuli rossi come nuovo strumento di diagnosi nella prevenzione primaria. In base ai dati presenti nella letteratura scientifica i ricercatori hanno calcolato che un indice omega-3 dell’8% o superiore è relazionabile ad una riduzione del 90% del rischio di morte cardiaca improvvisa rispetto a un valore del 4% o inferiore. “Una dose standard di un grammo di omega-3 al giorno, EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), raccomandato dalle associazioni dei cardiologi è probabilmente ben lontano dall’introito di omega-3 ideale per ognuno di noi, dal momento che non solo la dose standard ma anche il tipo di alimentazione, il nostro background genetico, l’indice di massa corporea e l’associazione di tanti altri fattori stanno alla base del profilo di acidi grassi omega-3 di una data persona” scrivono gli studiosi. Il rischio di trovare sostanze inquinanti nei pesci oleosi, come mercurio, diossine e policlorobenzeni (PCBs) ha portato alcuni a ridurre il consumo di pesce fresco malgrado le opposte considerazioni sul fatto che i benefici superino di gran lunga i rischi.   Al tempo stesso i consumatori cercano sempre più omega-3 da fonti più sicure. Von Schacky e Harris raccomandano che gli agenti inquinanti siano categoricamnte da evitare.       Fonte    Wolk A, Larsson SC, Johansson JE, Ekman P. Long-term fatty fish consumption and renal cell carcinoma incidence in women. JAMA. 2006 Sep 20;296(11):1371-6.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Omega-3 proteggono il cuore dal mercurio presente nel pesce

    Il consumo di pesce può aumentare l'assunzione di mercurio dannoso per il cuore, ma gli Omega-3 di origine marina contrastano gli effetti di questo metallo. L'accumulo di mercurio nell'organismo aumenta il rischio di infarto, ma elevate concentrazioni degli Omega-3 presenti nel pesce proteggono il sistema cardiovascolare dagli effetti dannosi di questo nemico della salute. La scoperta arriva dall'Università di Umeå (Svezia), dove un gruppo di scienziati guidati dalla ricercatrice Maria Wennberg ha voluto chiarire i rischi associati all'esposizione a questo metallo, di cui possono essere ricchi gli stessi pesci da cui l'organismo ricava gli Omega-3. I risultati dei loro studi sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition1. Rischi e benefici di un'alimentazione ricca di pesce Da quando, a partire dagli anni '70 del secolo scorso, i ricercatori hanno scoperto i benefici per l'apparato cardiovascolare associati al consumo di Omega-3, per proteggere la salute cardiovascolare gli esperti hanno raccomandato il consumo di alimenti ricchi di questi nutrienti. Fra questi spiccano i pesci grassi come il tonno, le aringhe, il salmone e lo sgombro. Un elevato consumo di pesce di questo tipo aumenta, però, il rischio di assumere mercurio, un metallo pericoloso per la salute. In generale, i metalli pesanti sono tossici per il sistema nervoso, soprattutto quello del feto e dei bambini. Non solo, già in passato alcuni studi avevano associato l'esposizione al mercurio contenuto nel pesce a un aumento del rischio di infarto. L'esistenza di questo legame è stato confermato anche dalla ricerca di Wennberg e colleghi. Un effetto nocivo contrastato dagli Omega-3 Gli autori dello studio hanno analizzato i livelli di mercurio presente nel sangue e nei capelli di più di 1.600 uomini in Svezia e in Finlandia. Fra questi, 572 avevano avuto un infarto del miocardio. Combinando i risultati di queste analisi con i dati riguardanti la salute e lo stile di vita dei partecipanti è stato scoperto che bastano 3 microgrammi di mercurio accumulati in 1 grammo di capelli per aumentare il rischio di infarto. Tuttavia, questa associazione è valida solo per chi ha bassi livelli di Omega-3 nell'organismo. Infatti i livelli di mercurio necessari per aumentare i rischi corsi dal cuore sono più elevati se sono presenti anche quantità elevate di Omega-3. In altre parole, mercurio e Omega-3 influenzano in modo opposto la probabilità di avere un infarto. Proteggersi dal mercurio con il pesce Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che il rischio di attacco cardiaco possa essere ridotto aumentando il consumo di pesce ricco di Omega-3, ma povero di mercurio. Wennberg ha ribadito la necessità di mangiare pesce 2-3 volte alla settimana, precisando, però, che la scelta migliore per evitare di assumere troppo mercurio è quella di preferire pesci grassi non-predatori (come il salmone). Infatti i pesci che si trovano in cima alla catena alimentare, come lo sgombro reale, possono accumulare molto più mercurio rispetto ad altre specie. Per questo motivo non dovrebbero essere mangiati più di una volta alla settimana. In alternativa, gli Omega-3 possono essere assunti sotto forma di olio di pesce purificato dal mercurio. In questo caso verrebbero eliminati i rischi per il cuore, mentre i benefici resterebbero intatti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Wennberg M, Strömberg U, Bergdahl IA, Jansson JH, Kauhanen J, Norberg M, Salonen JT, Skerfving S, Tuomainen TP, Vessby B, Virtanen JK, “Myocardial infarction in relation to mercury and fatty acids from fish: a risk-benefit analysis based on pooled Finnish and Swedish data in men”, Am J Clin Nutr. 2012 Aug 15. [Epub ahead of print]        


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare, Olio di pesce ed è stato taggato con

  • Rischio cardiovascolare: nelle donne, pesce ricco di Omega-3 lo riduce del 90%

    Le giovani donne possono ridurre il rischio di malattie al cuore grazie ad un'alimentazione a base di pesce, tra gli alimenti più ricchi di Omega-3. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato da Hypertension: Journal of the American Heart Association, il primo mai condotto su donne in età fertile. La ricerca è stata condotta da Marin Strøm del Centre for Fetal Programming dello Statens Serum Institut di Copenhagen (Danimarca). Lo studio ha prodotto il seguente responso: le giovani donne che non mangiano mai pesce, oppure lo consumano raramente, sviluppano nell'arco di 8 anni il 50% in più di disturbi cardiovascolari. Rispetto alle donne che mangiano pesce ricco di Omega-3 tutte le settimane, il cuore di coloro che lo mangiano raramente o per nulla è soggetto a un rischio superiore del 90%. Omega-3 e salute del cuore Diversi studi hanno dimostrato che gli Omega-3 contenuti nel pesce grasso e nell'olio di pesce proteggono dalle malattie di cuore e vasi sanguigni. Tuttavia, precisa Strøm, la maggior parte di queste ricerche ha coinvolto esclusivamente uomini. Anche se uomini e donne condividono diversi fattori di rischio cardiovascolare, alcuni studi hanno evidenziato che esistono anche delle differenze di genere. Ad esempio i livelli di infiammazione, di colesterolo e di trigliceridi possono avere un'influenza più negativa sulla salute femminile. I benefici degli Omega-3 per le trentenni Gli autori della nuova ricerca hanno analizzato i dati relativi a uno studio di popolazione che ha coinvolto 49.000 donne danesi di età compresa fra i 15 e i 49 anni. Fra queste, l'età media delle donne in gravidanza era di circa 30 anni. Ciascuna donna è stata intervistata telefonicamente riguardo alla quantità e al tipo di pesce consumato. È emerso che la dieta di pesce tipica comprendeva merluzzi, salmoni, aringhe e sgombri, tutti ricchi in Omega-3. Le partecipanti hanno altresì risposto a domande sullo stile di vita e sulla loro storia familiare. In 8 anni, i ricercatori hanno registrato 577 casi di eventi cardiovascolari: 328 casi inerenti a malattie legate all'ipertensione; 146 a disturbi cerebrovascolari; 103 a malattie cardiache ischemiche. Sono stati inoltre rilevati 5 decessi di donne a cui non erano mai stati diagnosticati problemi al cuore. L'analisi incrociata dei dati ha potuto stabilire che il basso consumo di pesce aumenta del 90% il rischio di sviluppare uno di questi disturbi. Infatti, il ricovero a causa di eventi cardiovascolari è risultato molto più frequente fra le donne che hanno mangiato poco, o addirittura mai, del pesce. I ricercatori hanno anche condotto 3 valutazioni distinte nell'arco di 30 settimane, rilevando che le donne che non mangiano mai pesce hanno un rischio cardiovascolare 3 volte superiore rispetto a quelle che lo scelgono tutte le settimane. Quando (e quanto) pesce mangiare I risultati indicano come i benefici degli Omega-3 per il cuore siano evidenti anche in giovane età. Non solo: secondo quanto emerso dallo studio può essere sufficiente mangiare pesce un paio di volte al mese per ricavarne dei vantaggi. Tuttavia, spiega Strøm, per ottenere i migliori risultati sperabili le donne dovrebbero scegliere di mettere questo cibo nel piatto almeno 2 volte alla settimana.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Strøm M, Halldorsson TI, Mortensen EL, Torp-Pedersen C, Olsen SF. "Fish, n-3 Fatty Acids, and Cardiovascular Diseases in Women of Reproductive Age. A Prospective Study in a Large National Cohort", Hypertension, December 5, 2011 [Published online before print ]


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

Articoli da 1 a 10 di 11 totali

Pagina:
  1. 1
  2. 2
 

Iscriviti a Omegor Newsletter e ricevi subito nella tua casella email

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.


*valido solo per i nuovi iscritti al sito web Chiudi
 

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.



Chiudi