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Sistema cardiovascolare

Sistema cardiovascolare: Gli omega 3 come mezzo preventivo di colesterolo e trigliceridi

Scopri tutto quello che devi sapere sul buon mantenimento del sistema cardiovascolare. Tutti gli studi e notizie sui benefici degli Omega-3 su Omegor Blog

  • Il pesce grasso aumenta il colesterolo buono e protegge dall’aterosclerosi

    Mangiare pesce ricco di Omega-3, in combinazione con mirtilli e grano intero, agisce positivamente sul metabolismo dei grassi in persone affette da sindrome metabolica. In particolare all’aumento del consumo di pesce corrisponde una maggior grandezza delle HDL, le particelle che trasportano il cosiddetto “colesterolo buono”, contrastando l’aterosclerosi. Leggi tutto l'articolo


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  • Gli Omega-3 riducono il rischio di morte nei pazienti con malattie coronariche

    Gli Omega-3 possono ridurre la probabilità di morte per disturbi cardiaci, e non solo. L’assunzione giornaliera degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), da parte di pazienti con malattie coronariche, è associata a una diminuzione del rischio di eventi cardiovascolari, di morte cardiaca improvvisa e per altre cause.  Leggi tutto l'articolo


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  • Omega-3 proteggono dal rischio cardiovascolare: i ricercatori correggono lo studio riportato sull’ Annals of Internal Medicine

    A pochi giorni dalla sua pubblicazione, lo studio di meta-analisi sul ruolo degli acidi grassi saturi e degli Omega-3 nei confronti delle patologie cardiovascolari è stato corretto in alcuni passaggi. In particolare gli autori hanno ammesso che gli Omega-3 proteggono dalle malattie coronariche, al contrario di quanto scritto in precedenza. Leggi tutto l'articolo


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  • Gli acidi grassi saturi non sono pericolosi per il cuore?

    Gli acidi grassi saturi sembrano non aumentare il rischio di malattie cardiache e vascolari, e i polinsaturi Omega-3 potrebbero non avere effetto protettivo sulla salute del cuore. Le indicazioni nutrizionali che da anni promuovono il consumo di alimenti ricchi di acidi grassi Omega-3 e sconsigliano quello di grassi saturi, potrebbero essere da rivedere. Leggi tutto l'articolo


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  • L’ olio di krill può ridurre i trigliceridi nel sangue

    Gli integratori di olio di krill, estratto da minuscoli crostacei del Antartico, sono in grado di abbassare la concentrazione dei trigliceridi nel sangue di circa il 10%, in soggetti con trigliceridemia alta. Leggi tutto l'articolo


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  • Il resveratrolo riduce il rischio cardiovascolare nei fumatori

    La supplementazione con il resveratrolo può esercitare effetti benèfici sul sistema cardiovascolare dei fumatori, limitando lo stress ossidativo e lo stato infiammatorio. Il composto naturale, infatti, sembra aumentare la capacità antiossidante totale, ridurre la concentrazione dei trigliceridi e abbassare i livelli della proteina C-reattiva (CRP), una molecola che aumenta durante l'infiammazione.  Leggi tutto l'articolo


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  • Omega-3, nuova analisi conferma i benefici per cuore e arterie

    Le prove dei benefici per la salute del cuore esercitati dagli acidi grassi Omega-3 sono significative, ma non tutte le fonti di questi alimenti sono efficaci nello stesso modo. A dimostrarlo è una nuova analisi dei dati presenti nella letteratura scientifica, pubblicata dai ricercatori del Linus Pauling Institute dell'Oregon State University di Corvallis (Stati Uniti). Condotta da Donald Jump, Christopher Depner e Sasmita Tripathy, l'analisi offre anche una possibile spiegazione ai risultati contrastanti ottenuti in alcuni studi recenti. In particolare, secondo gli esperti i benefici esercitati dall'olio di pesce ricco di Omega-3 sulla salute dei pazienti cui è già stato diagnosticato un disturbo cardiovascolare sono mascherati dall'elevata efficacia dei farmaci che questi stessi pazienti già assumono. Leggi tutto l'articolo


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  • Gli omega-3 potrebbero ritardare il declino mentale e bloccare le malattie cardiometaboliche

    Assumere omega-3 protegge dal declino cognitivo e dalle malattie metaboliche e cardiovascolari. A dimostrarlo è uno studio dei ricercatori della Lund University (Svezia), secondo cui i risultati ottenuti confermano i benefici dell'assunzione quotidiana di questi acidi grassi per la mente e il metabolismo e sottolineano il ruolo delle scelte alimentari nella prevenzione dei problemi metabolici e cognitivi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sul Nutrition Journal. Indizi preliminari Già in passato è stata dimostrata l'esistenza di un'associazione tra livelli elevati di Omega-3 nel sangue e la riduzione del rischio del declino cognitivo tipico dell'invecchiamento e dei fattori di rischio per le malattie metaboliche (come il diabete di tipo 2) e cardiovascolari. Gli studi che hanno rilevato questa associazione non permettono, però, di affermare con certezza che questi acidi grassi esercitano un effetto protettivo. Si tratta, infatti, di studi osservazionali in cui lo stato di salute dei pazienti è stato confrontato alla quantità di Omega-3 consumati senza, però, dimostrare che è proprio l'assunzione di questi nutrienti a causare la diminuzione dei rischi per la salute. Per poter stabilire l'esistenza di un reale effetto degli Omega-3 sulla salute di mente e cervello sono, invece, necessari studi clinici in cui gli acidi grassi vengano somministrati a individui sani o a pazienti affetti dalla patologia che si intende studiare. I ricercatori della Lund University hanno utilizzato proprio questo secondo approccio, dimostrando che l'assunzione di Omega-3 previene il declino cognitivo e contrasta i fattori di rischio cardiometabolici in individui sani. 2,55 g di omega 3 EPA e DHA al giorno, lo studio Prima della pubblicazione dei risultati ottenuti dal team svedese i dubbi erano ancora molti. Per questo motivo i ricercatori hanno pensato a uno studio incrociato in cui sono stati coinvolti 40 volontari sani di età compresa tra i 51 e i 72 anni. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi, a ciascuno dei quali è stato chiesto di assumere delle capsule contenenti un placebo o 600 mg degli Omega-3 presenti nell'olio di pesce. In particolare, le capsule di olio di pesce contenevano 300 mg di EPA (acido eicosapentaenoico), 210 mg di DHA (acido docosaesaenoico) e 90 mg di altri Omega-3 non specificati. Lo studio ha previsto l'assunzione di 5 capsule al giorno, per un totale di 3 grammi di Omega-3. La prima fase, durata 5 settimane, è stata seguita da una seconda, sempre di 5 settimane, in cui i volontari hanno smesso di assumere sia il placebo, sia l'olio di pesce. A questa hanno fatto seguito altre 5 settimane in cui chi prima aveva assunto il placebo ha assunto l'olio di pesce e chi aveva assunto l'olio di pesce ha assunto il placebo. Conclusioni dello studio Le capacità cognitive dei partecipanti sono state misurate attraverso test specifici. La valutazione dei fattori di rischio cardiometabolici ha invece previsto la misurazione della pressione sanguigna, dei livelli di trigliceridi e del glucosio nel sangue e di quelli di una molecola associata all'infiammazione, il TNF-alfa (Tumor Necrosis Factor-alfa). E' stato, così, dimostrato che assumere quotidianamente gli Omega-3 presenti nell'olio di pesce per 5 settimane migliora in modo significativo le capacità cognitive di soggetti sani. Viceversa, questi acidi grassi riducono i fattori di rischio metabolici e cardiovascolari. Questi risultati hanno permesso di stabilire anche un'associazione tra i fattori che mettono a rischio cuore e metabolismo e le capacità cognitive: se i primi diminuiscono, le seconde migliorano. Per gli autori, però, le notizie degne di nota non finiscono qui. Altrettanto importante è, infatti, la conferma che agire sull'alimentazione è una buona strategia per prevenire i problemi cognitivi e metabolici associati all'invecchiamento. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Nilsson A, Radeborg K, Salo I, Björck I, “Effects of supplementation with n-3 polyunsaturated fatty acids on cognitive performance and cardiometabolic risk markers in healthy 51 to 72 years old subjects: a randomized controlled cross-over study”, Nutr J. 2012 Nov 22;11(1):99


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  • Infiammazione, l'olio di pesce riduce del 16% i livelli di proteina C reattiva

    L'assunzione regolare di olio di pesce contrasta l'infiammazione riducendo del 16% i livelli di proteina C reattiva - una molecola del sistema immunitario prodotta in grandi quantità dal fegato proprio quando è in corso un fenomeno infiammatorio - agendo in modo simile a quanto fatto dalle statine, i farmaci di elezione per tenere sotto controllo il rischio cardiovascolare. A svelarlo è uno studio del Fred Hutchinson Cancer Research Center e dell'University of Washington di Seattle (Stati Uniti) pubblicato sulle pagine dell'American Journal of Epidemiology, che conferma le potenzialità dell'uso di questo integratore per la protezione nei confronti dei fenomeni infiammatori. Secondo gli autori, questa nuova ricerca che ha coinvolto ben 9.947 individui, fornisce un'ulteriore spiegazione biologica agli effetti protettivi nei confronti delle malattie croniche esercitate dall'olio di pesce, dimostrati dai risultati di numerosi studi scientifici. Dal pesce l'arma contro l'infiammazione L'azione antinfiammatoria dell'olio di pesce si basa su alcuni suoi componenti fondamentali, gli acidi grassi omega-3. Questi ultimi sono considerati molecole essenziali per l'organismo. Ciò significa che il corpo umano non è in grado di sintetizzarli autonomamente, ma ha sempre bisogno di avere a disposizione almeno il loro precursore, l'acido alfa-linolenico (ALA). Purtroppo, però, la capacità dell'organismo di sintetizzare a partire dall'ALA i due Omega-3 di cui ha bisogno (l'EPA – acido eicosapentaenoico – e il DHA – acido docosaesaenoico) è limitata. Per questo motivo la strategia migliore per garantirsi livelli adeguati di questi grassi essenziali è di scegliere fonti che contengano EPA e DHA in quanto tali. Fra queste sono inclusi il pesce grasso e l'olio da esso derivato. Cuore, ma non solo Una volta nell'organismo, gli omega-3 partecipano a molti processi differenti. Fra questi è inclusa la sintesi delle molecole che partecipano all'infiammazione, di cui costituiscono il materiale di partenza. Rispetto ad altri grassi, gli omega-3 promuovono l'accumulo di molecole che contrastano i processi infiammatori. Proprio su questa azione si basano alcuni effetti protettivi esercitati da questi acidi grassi sia nei confronti del sistema cardiovascolare che in quelli di altri tessuti, ad esempio quelli intestinali. Questa loro azione è molto interessante dal punto di vista clinico. Gli autori della ricerca hanno sottolineato come l'elevato numero di patologie cui è associata l'infiammazione, cancro incluso, spinga costantemente alla ricerca di modi tanto efficaci quanto sicuri per contrastarla. Proprio per questo l'olio di pesce è un ottimo candidato al ruolo di rimedio contro l'infiammazione. Gli studi condotti fino ad oggi hanno infatti dimostrato che oltre a prevenire la comparsa delle malattie è anche un prodotto sicuro per la salute. Continue conferme Lo stesso studio ha preso in considerazione anche altri supplementi alimentari. Solo la glucosamina e la condroitina, consigliate in caso di artrosi, hanno mostrato un effetto sui livelli di proteina C reattiva. Per il resto, i risultati ottenuti dai ricercatori di Seattle non fanno che confermare le potenzialità antinfiammatorie dell'olio di pesce e approfondire la conoscenza dei meccanismi attraverso cui gli Omega-3 proteggono la salute. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Kantor ED, Lampe JW, Vaughan TL, Peters U, Rehm CD, White E, “Association between use of specialty dietary supplements and C-reactive protein concentrations”, Am J Epidemiol. 2012 Dec 1;176(11):1002-13. doi: 10.1093/aje/kws186


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Sistema immunitario, Olio di pesce ed è stato taggato con

  • Gli omega-3 riducono fino al 17% il rischio di l'ictus, scopre studio

    Un nuovo studio conferma il legame tra il consumo di cibi ricchi di omega 3 e un minor rischio di ictus. Chi consuma almeno 5 porzioni di pesce a settimana rischia del 13% meno di andare incontro a un ictus. Se poi, si focalizza l'attenzione sugli ictus di tipo ischemico, la riduzione del rischio raggiunge il 17%. Per giungere a queste conclusioni un gruppo di ricercatori dell'Università del North Carolina di Chapel Hill (Stati Uniti) ha analizzato i dati di 16 diversi studi che hanno coinvolto, in totale, 402.127 individui. I risultati dell'analisi sono stati pubblicati sulle pagine dell'European Journal of Clinical Nutrition. Dubbi privi di fondamento Già in passato diversi studi hanno rilevato una stretta associazione tra il consumo di pesce ricco di Omega-3 e, più nello specifico, tra l'assunzione di questi acidi grassi e la riduzione del rischio di ictus. Un'analisi pubblicata su Stroke dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) ha, ad esempio, dimostrato che mangiare pesce ricco di Omega-3 circa 3 volte alla settimana riduce la probabilità di avere un ictus del 6%. In una ricerca successiva gli stessi studiosi hanno rilevato che elevati consumi di Omega-3 sono associati a una riduzione del rischio di ictus pari al 16%. Dati così schiaccianti sembravano non lasciare più spazio ad eventuali dubbi sul ruolo protettivo svolto da questi acidi grassi. Tuttavia, una recente pubblicazione su JAMA, peraltro oggetto di numerose critiche, aveva insinuato che gli omega-3 non fossero utili nel proteggere l'apparato cardiovascolare. Questo nuovo studio, però, rafforza ulteriormente l'ipotesi dell'esistenza di una associazione tra il consumo di pesce ricco di questi nutrienti e la riduzione del rischio di ictus. I perché dell'effetto protettivo contro l'ictus ischemico Rispetto ad altre ricerche, l'analisi condotta dai ricercatori di Chapell Hill permette di fare una distinzione tra i diversi tipi di ictus. Esistono, infatti, due generi diversi di ictus. Mentre quello emorragico è dovuto, come dice il nome stesso, ad un'emorragia nel tessuto nervoso, l'ictus ischemico è dovuto all'interruzione del flusso di sangue a causa della presenza di coaguli nei vasi che scorrono nel cervello. Infatti, spiegano gli scienziati, l'azione protettiva degli Omega-3 nei confronti dell'ictus si basa sulla loro capacità di inibire l'aggregazione delle piastrine e, quindi, di ridurre la probabilità che si formino i coaguli alla base degli eventi ischemici. Viceversa, si potrebbe pensare che quest'azione antiaggregante aumenti il rischio di emorragie e, quindi, di ictus di tipo emorragico. In realtà, questo studio elimina anche questo dubbio. I ricercatori, infatti, non hanno osservato nessun aumento dell'incidenza di ictus emorragici in chi consuma molto pesce. Benefici a lungo termine Gli autori della nuova analisi hanno posto l'accento anche su un altro aspetto: per quanto tempo vengono assunti gli Omega-3. In effetti alcuni studi che non hanno rilevato l'associazione tra il consumo di questi nutrienti e il rischio di ictus hanno valutato l'effetto dell'assunzione di supplementi a base di Omega-3 per un periodo limitato di tempo. In questo caso, invece, gli studi inclusi nell'analisi hanno avuto una durata media di 12,8 anni. Secondo i ricercatori sperimentazioni cliniche a breve termine condotte sui pazienti non possono escludere gli effetti a lungo termine sul rischio di ictus nella popolazione generale, confermati da questa analisi. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Xun P, Qin B, Song Y, Nakamura Y, Kurth T, Yaemsiri S, Djousse L, He K, “Fish consumption and risk of stroke and its subtypes: accumulative evidence from a meta-analysis of prospective cohort studies”, Eur J Clin Nutr. 2012 Oct 3. doi: 10.1038/ejcn.2012.133


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Arterie e vasi sanguigni, Ictus ed è stato taggato con

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