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Sistema cardiovascolare

Sistema cardiovascolare: Gli omega 3 come mezzo preventivo di colesterolo e trigliceridi

Scopri tutto quello che devi sapere sul buon mantenimento del sistema cardiovascolare. Tutti gli studi e notizie sui benefici degli Omega-3 su Omegor Blog

  • Gli acidi grassi saturi non sono pericolosi per il cuore?

    Acidi grassi saturi: un male per il cuore? Gli acidi grassi saturi sembrano non aumentare il rischio di malattie cardiache e vascolari, e i polinsaturi Omega 3 potrebbero non avere effetto protettivo sulla salute del cuore. Le indicazioni nutrizionali che da anni promuovono il consumo di alimenti ricchi di acidi grassi Omega-3 e sconsigliano quello di grassi saturi, potrebbero essere da rivedere. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • L’ olio di krill può ridurre i trigliceridi nel sangue

    Trigliceridi alti? L'olio di krill li abbassa Gli integratori di olio di krill, estratto da minuscoli crostacei del Antartico, sono in grado di abbassare la concentrazione dei trigliceridi nel sangue di circa il 10%, in soggetti con trigliceridemia alta. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Trigliceridi ed è stato taggato con

  • Il resveratrolo riduce il rischio cardiovascolare nei fumatori

    Resveratrolo: aiuta i fumatori ad avere meno rischi al cuore La supplementazione con il resveratrolo può esercitare effetti benèfici sul sistema cardiovascolare dei fumatori, limitando lo stress ossidativo e lo stato infiammatorio. Il composto naturale, infatti, sembra aumentare la capacità antiossidante totale, ridurre la concentrazione dei trigliceridi e abbassare i livelli della proteina C-reattiva (CRP), una molecola che aumenta durante l'infiammazione.  Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Omega-3, nuova analisi conferma i benefici per cuore e arterie

    Omega 3 EPA DHA: i grandi benefici antinfiammatori per cuore e arterie Le prove dei benefici per la salute del cuore esercitati dagli acidi grassi Omega-3 sono significative, ma non tutte le fonti di questi alimenti sono efficaci nello stesso modo. A dimostrarlo è una nuova analisi dei dati presenti nella letteratura scientifica, pubblicata dai ricercatori del Linus Pauling Institute dell'Oregon State University di Corvallis (Stati Uniti). Condotta da Donald Jump, Christopher Depner e Sasmita Tripathy, l'analisi offre anche una possibile spiegazione ai risultati contrastanti ottenuti in alcuni studi recenti. In particolare, secondo gli esperti i benefici esercitati dall'olio di pesce ricco di Omega-3 sulla salute dei pazienti cui è già stato diagnosticato un disturbo cardiovascolare sono mascherati dall'elevata efficacia dei farmaci che questi stessi pazienti già assumono. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Sistema cardiovascolare, Olio di pesce ed è stato taggato con

  • Gli omega-3 potrebbero ritardare il declino mentale e bloccare le malattie cardiometaboliche

    Olio di pesce: un aiuto contro il declino mentale e le malattie cardiometaboliche Assumere omega-3 protegge dal declino cognitivo e dalle malattie metaboliche e cardiovascolari. A dimostrarlo è uno studio dei ricercatori della Lund University (Svezia), secondo cui i risultati ottenuti confermano i benefici dell'assunzione quotidiana di questi acidi grassi per la mente e il metabolismo e sottolineano il ruolo delle scelte alimentari nella prevenzione dei problemi metabolici e cognitivi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sul Nutrition Journal. Indizi preliminari Già in passato è stata dimostrata l'esistenza di un'associazione tra livelli elevati di Omega-3 nel sangue e la riduzione del rischio del declino cognitivo tipico dell'invecchiamento e dei fattori di rischio per le malattie metaboliche (come il diabete di tipo 2) e cardiovascolari. Gli studi che hanno rilevato questa associazione non permettono, però, di affermare con certezza che questi acidi grassi esercitano un effetto protettivo. Si tratta, infatti, di studi osservazionali in cui lo stato di salute dei pazienti è stato confrontato alla quantità di Omega-3 consumati senza, però, dimostrare che è proprio l'assunzione di questi nutrienti a causare la diminuzione dei rischi per la salute. Per poter stabilire l'esistenza di un reale effetto degli Omega-3 sulla salute di mente e cervello sono, invece, necessari studi clinici in cui gli acidi grassi vengano somministrati a individui sani o a pazienti affetti dalla patologia che si intende studiare. I ricercatori della Lund University hanno utilizzato proprio questo secondo approccio, dimostrando che l'assunzione di Omega-3 previene il declino cognitivo e contrasta i fattori di rischio cardiometabolici in individui sani. 2,55 g di omega 3 EPA e DHA al giorno, lo studio Prima della pubblicazione dei risultati ottenuti dal team svedese i dubbi erano ancora molti. Per questo motivo i ricercatori hanno pensato a uno studio incrociato in cui sono stati coinvolti 40 volontari sani di età compresa tra i 51 e i 72 anni. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi, a ciascuno dei quali è stato chiesto di assumere delle capsule contenenti un placebo o 600 mg degli Omega-3 presenti nell'olio di pesce. In particolare, le capsule di olio di pesce contenevano 300 mg di EPA (acido eicosapentaenoico), 210 mg di DHA (acido docosaesaenoico) e 90 mg di altri Omega-3 non specificati. Lo studio ha previsto l'assunzione di 5 capsule al giorno, per un totale di 3 grammi di Omega-3. La prima fase, durata 5 settimane, è stata seguita da una seconda, sempre di 5 settimane, in cui i volontari hanno smesso di assumere sia il placebo, sia l'olio di pesce. A questa hanno fatto seguito altre 5 settimane in cui chi prima aveva assunto il placebo ha assunto l'olio di pesce e chi aveva assunto l'olio di pesce ha assunto il placebo. Conclusioni dello studio Le capacità cognitive dei partecipanti sono state misurate attraverso test specifici. La valutazione dei fattori di rischio cardiometabolici ha invece previsto la misurazione della pressione sanguigna, dei livelli di trigliceridi e del glucosio nel sangue e di quelli di una molecola associata all'infiammazione, il TNF-alfa (Tumor Necrosis Factor-alfa). E' stato, così, dimostrato che assumere quotidianamente gli Omega-3 presenti nell'olio di pesce per 5 settimane migliora in modo significativo le capacità cognitive di soggetti sani. Viceversa, questi acidi grassi riducono i fattori di rischio metabolici e cardiovascolari. Questi risultati hanno permesso di stabilire anche un'associazione tra i fattori che mettono a rischio cuore e metabolismo e le capacità cognitive: se i primi diminuiscono, le seconde migliorano. Per gli autori, però, le notizie degne di nota non finiscono qui. Altrettanto importante è, infatti, la conferma che agire sull'alimentazione è una buona strategia per prevenire i problemi cognitivi e metabolici associati all'invecchiamento. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte Nilsson A, Radeborg K, Salo I, Björck I, “Effects of supplementation with n-3 polyunsaturated fatty acids on cognitive performance and cardiometabolic risk markers in healthy 51 to 72 years old subjects: a randomized controlled cross-over study”, Nutr J. 2012 Nov 22;11(1):99


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Demenza, Olio di pesce ed è stato taggato con

  • Infiammazione, l'olio di pesce riduce del 16% i livelli di proteina C reattiva

    Integratori Omega 3: con la loro forte azione antinfiammatoria, 16% in meno sui livelli di proteina C reattiva L'assunzione regolare di olio di pesce contrasta l'infiammazione riducendo del 16% i livelli di proteina C reattiva - una molecola del sistema immunitario prodotta in grandi quantità dal fegato proprio quando è in corso un fenomeno infiammatorio - agendo in modo simile a quanto fatto dalle statine, i farmaci di elezione per tenere sotto controllo il rischio cardiovascolare. A svelarlo è uno studio del Fred Hutchinson Cancer Research Center e dell'University of Washington di Seattle (Stati Uniti) pubblicato sulle pagine dell'American Journal of Epidemiology, che conferma le potenzialità dell'uso di questo integratore per la protezione nei confronti dei fenomeni infiammatori. Secondo gli autori, questa nuova ricerca che ha coinvolto ben 9.947 individui, fornisce un'ulteriore spiegazione biologica agli effetti protettivi nei confronti delle malattie croniche esercitate dall'olio di pesce, dimostrati dai risultati di numerosi studi scientifici. Dal pesce l'arma contro l'infiammazione L'azione antinfiammatoria dell'olio di pesce si basa su alcuni suoi componenti fondamentali, gli acidi grassi omega-3. Questi ultimi sono considerati molecole essenziali per l'organismo. Ciò significa che il corpo umano non è in grado di sintetizzarli autonomamente, ma ha sempre bisogno di avere a disposizione almeno il loro precursore, l'acido alfa-linolenico (ALA). Purtroppo, però, la capacità dell'organismo di sintetizzare a partire dall'ALA i due Omega-3 di cui ha bisogno (l'EPA – acido eicosapentaenoico – e il DHA – acido docosaesaenoico) è limitata. Per questo motivo la strategia migliore per garantirsi livelli adeguati di questi grassi essenziali è di scegliere fonti che contengano EPA e DHA in quanto tali. Fra queste sono inclusi il pesce grasso e l'olio da esso derivato. Cuore, ma non solo Una volta nell'organismo, gli omega-3 partecipano a molti processi differenti. Fra questi è inclusa la sintesi delle molecole che partecipano all'infiammazione, di cui costituiscono il materiale di partenza. Rispetto ad altri grassi, gli omega-3 promuovono l'accumulo di molecole che contrastano i processi infiammatori. Proprio su questa azione si basano alcuni effetti protettivi esercitati da questi acidi grassi sia nei confronti del sistema cardiovascolare che in quelli di altri tessuti, ad esempio quelli intestinali. Questa loro azione è molto interessante dal punto di vista clinico. Gli autori della ricerca hanno sottolineato come l'elevato numero di patologie cui è associata l'infiammazione, cancro incluso, spinga costantemente alla ricerca di modi tanto efficaci quanto sicuri per contrastarla. Proprio per questo l'olio di pesce è un ottimo candidato al ruolo di rimedio contro l'infiammazione. Gli studi condotti fino ad oggi hanno infatti dimostrato che oltre a prevenire la comparsa delle malattie è anche un prodotto sicuro per la salute. Continue conferme Lo stesso studio ha preso in considerazione anche altri supplementi alimentari. Solo la glucosamina e la condroitina, consigliate in caso di artrosi, hanno mostrato un effetto sui livelli di proteina C reattiva. Per il resto, i risultati ottenuti dai ricercatori di Seattle non fanno che confermare le potenzialità antinfiammatorie dell'olio di pesce e approfondire la conoscenza dei meccanismi attraverso cui gli Omega-3 proteggono la salute. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte Kantor ED, Lampe JW, Vaughan TL, Peters U, Rehm CD, White E, “Association between use of specialty dietary supplements and C-reactive protein concentrations”, Am J Epidemiol. 2012 Dec 1;176(11):1002-13. doi: 10.1093/aje/kws186


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Sistema immunitario, Olio di pesce ed è stato taggato con

  • Gli omega-3 riducono fino al 17% il rischio di l'ictus, scopre studio

    Ictus: 17% in meno di rischio assumendo integratori omega 3 Un nuovo studio conferma il legame tra il consumo di cibi ricchi di omega 3 e un minor rischio di ictus. Chi consuma almeno 5 porzioni di pesce a settimana rischia del 13% meno di andare incontro a un ictus. Se poi, si focalizza l'attenzione sugli ictus di tipo ischemico, la riduzione del rischio raggiunge il 17%. Per giungere a queste conclusioni un gruppo di ricercatori dell'Università del North Carolina di Chapel Hill (Stati Uniti) ha analizzato i dati di 16 diversi studi che hanno coinvolto, in totale, 402.127 individui. I risultati dell'analisi sono stati pubblicati sulle pagine dell'European Journal of Clinical Nutrition. Dubbi privi di fondamento Già in passato diversi studi hanno rilevato una stretta associazione tra il consumo di pesce ricco di Omega-3 e, più nello specifico, tra l'assunzione di questi acidi grassi e la riduzione del rischio di ictus. Un'analisi pubblicata su Stroke dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) ha, ad esempio, dimostrato che mangiare pesce ricco di Omega-3 circa 3 volte alla settimana riduce la probabilità di avere un ictus del 6%. In una ricerca successiva gli stessi studiosi hanno rilevato che elevati consumi di Omega-3 sono associati a una riduzione del rischio di ictus pari al 16%. Dati così schiaccianti sembravano non lasciare più spazio ad eventuali dubbi sul ruolo protettivo svolto da questi acidi grassi. Tuttavia, una recente pubblicazione su JAMA, peraltro oggetto di numerose critiche, aveva insinuato che gli omega-3 non fossero utili nel proteggere l'apparato cardiovascolare. Questo nuovo studio, però, rafforza ulteriormente l'ipotesi dell'esistenza di una associazione tra il consumo di pesce ricco di questi nutrienti e la riduzione del rischio di ictus. I perché dell'effetto protettivo contro l'ictus ischemico Rispetto ad altre ricerche, l'analisi condotta dai ricercatori di Chapell Hill permette di fare una distinzione tra i diversi tipi di ictus. Esistono, infatti, due generi diversi di ictus. Mentre quello emorragico è dovuto, come dice il nome stesso, ad un'emorragia nel tessuto nervoso, l'ictus ischemico è dovuto all'interruzione del flusso di sangue a causa della presenza di coaguli nei vasi che scorrono nel cervello. Infatti, spiegano gli scienziati, l'azione protettiva degli Omega-3 nei confronti dell'ictus si basa sulla loro capacità di inibire l'aggregazione delle piastrine e, quindi, di ridurre la probabilità che si formino i coaguli alla base degli eventi ischemici. Viceversa, si potrebbe pensare che quest'azione antiaggregante aumenti il rischio di emorragie e, quindi, di ictus di tipo emorragico. In realtà, questo studio elimina anche questo dubbio. I ricercatori, infatti, non hanno osservato nessun aumento dell'incidenza di ictus emorragici in chi consuma molto pesce. Benefici a lungo termine Gli autori della nuova analisi hanno posto l'accento anche su un altro aspetto: per quanto tempo vengono assunti gli Omega-3. In effetti alcuni studi che non hanno rilevato l'associazione tra il consumo di questi nutrienti e il rischio di ictus hanno valutato l'effetto dell'assunzione di supplementi a base di Omega-3 per un periodo limitato di tempo. In questo caso, invece, gli studi inclusi nell'analisi hanno avuto una durata media di 12,8 anni. Secondo i ricercatori sperimentazioni cliniche a breve termine condotte sui pazienti non possono escludere gli effetti a lungo termine sul rischio di ictus nella popolazione generale, confermati da questa analisi. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte Xun P, Qin B, Song Y, Nakamura Y, Kurth T, Yaemsiri S, Djousse L, He K, “Fish consumption and risk of stroke and its subtypes: accumulative evidence from a meta-analysis of prospective cohort studies”, Eur J Clin Nutr. 2012 Oct 3. doi: 10.1038/ejcn.2012.133


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Arterie e vasi sanguigni, Ictus ed è stato taggato con

  • Consumare pesce una volta al mese riduce del 30% il rischio di scompenso cardiaco

    Problemi al cuore: 30% di rischi in meno mangiando pesce almeno una volta al mese Consumando pesce una volta al mese e livelli più elevati di ALA (acido alfa-linolenico) e DPA (acido docosapenaenoico) nel sangue riducono il rischio di scompenso cardiaco. Per ridurre la probabilità di avere uno scompenso cardiaco potrebbe bastare mettere nel piatto almeno una volta al mese pesce ricco di Omega-3. Infatti secondo uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition il conseguente aumento dei livelli degli acidi grassi ALA e DPA nel sangue fa abbassare l'incidenza di questo disturbo. La scoperta è frutto di una collaborazione fra i ricercatori del Brigham and Women's Hospital, dell'Harvard Medical School e del Veterans Affairs Healthcare System di Boston e dell'Università del Minnesota di Minneapolis (Stati Uniti). Prendersi cura del cuore con gli Omega-3 Che gli Omega-3 siano alleati della salute di cuore e arterie è un fatto noto agli scienziati da diversi decenni. Infatti già negli anni '70 del secolo scorso era stata evidenziata una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari nelle popolazioni la cui alimentazione era particolarmente ricca di questi nutrienti, assunti attraverso il pesce grasso dei mari freddi, ricco proprio di Omega-3. Da allora diverse ricerche hanno confermato queste prime osservazioni, svelando che questi acidi grassi migliorano il contenuto di lipidi (in particolare, trigliceridi e colesterolo) nel sangue, riducono il rischio di trombosi, agiscono positivamente sulla pressione sanguigna e sul ritmo cardiaco e migliorano la funzionalità dei vasi sanguigni. Gli esperti erano, però, ancora dubbiosi sull'associazione tra consumo di Omega-3 e rischio di scompenso cardiaco. Gli studi condotti a tal proposito avevano, infatti, prodotto dei risultati contrastanti. Per venire a capo della questione i ricercatori di Boston e di Minneapolis hanno condotto due analisi che hanno coinvolto, in totale, quasi 21 mila uomini di età media pari a 58,7 anni. Omega-3 diversi per esigenze differenti Gli scienziati hanno misurato le concentrazioni nel sangue di diverse forme di Omega-3. Fra queste le più note sono l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico), dotati di proprietà antinfiammatorie e indispensabili per lo sviluppo del sistema nervoso. Le analisi non hanno, però, evidenziato un legame significativo tra i livelli ematici di questi due omega 3 e il rischio di scompenso cardiaco. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che il consumo di almeno una porzione al mese di pesce riduce del 30% la probabilità di avere a che fare con questo disturbo. Allo stesso tempo, il rischio di scompenso cardiaco è inferiore se aumentano i livelli ematici di altri due acidi grassi appartenenti a questa famiglia: l'ALA e il DPA. Il primo è l'Omega-3 di cui sono ricchi alcuni cibi di origine vegetale, ad esempio le noci e che può essere utilizzato solo dopo essere stato convertito dall'organismo in EPA e DHA. Secondo questo studio gli uomini che hanno i livelli di ALA più elevati nel sangue hanno un rischio di scompenso cardiaco inferiore del 34% rispetto agli individui caratterizzati dai livelli più bassi. Il DPA, invece, è particolarmente abbondante nel latte materno e nell'olio di foca, ma si ottiene anche a partire dall'EPA che viene, così, attivato all'interno dei vasi sanguigni. Il team di ricercatori statunitensi ha scoperto che livelli più elevati di DPA possono ridurre fin del 45% il rischio di scompenso cardiaco. Dubbi svaniti Questi risultati gettano luce sui risultati controversi ottenuti negli studi precedenti, aggiungendo ai già comprovati benefici degli Omega-3 per la salute cardiovascolare anche la riduzione del rischio di scompenso cardiaco. Resta solo un particolare da chiarire: i benefici riscontrati negli uomini saranno validi anche per le donne? Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte Wilk JB, Tsai MY, Hanson NQ, Gaziano JM, Djoussé L, “Plasma and dietary omega-3 fatty acids, fish intake, and heart failure risk in the Physicians' Health Study”, Am J Clin Nutr. 2012 Oct;96(4):882-8. Epub 2012 Sep 5  


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • L'integrazione con omega 3 da olio di pesce potrebbe rallentare l'invecchiamento biologico

    Integratori di acidi grassi omega 3: un aiuto contro l'invecchiamento Una sorprendente scoperta dimostra che riducendo il rapporto fra gli omega 6 e gli omega 3 nell'organismo attraverso l'integrazione con olio di pesce ad alto dosaggio si potrebbe rallentare l'invecchiamento cellulare e del 15% lo stress ossidativo in adulti sani. Ad evidenziare questo nuovo effetto degli acidi grassi omega-3 presenti nell'olio di pesce è una ricerca pubblicata da Janice Kiecolt-Glaser e colleghi dell'Ohio State University (Columbus, Stati Uniti) sulla rivista Brain, Behavioue, and Immunity. I telomeri, un indicatore dell'invecchiamento biologico I ricercatori statunitensi hanno preso in considerazione come indicatore dell'invecchiamento la lunghezza dei telomeri, cioè della parte terminale dei cromosomi che contengono il Dna delle cellule. Diverse ricerche hanno dimostrato che in caso di patologie associate all'invecchiamento queste strutture sono più corte rispetto alla norma. Non solo, telomeri più corti sono associati a stili di vita poco salutari e a una mortalità precoce. Questo studio si è focalizzato sulla loro lunghezza nei globuli bianchi di individui che hanno assunto quotidianamente per 4 mesi 2,5 grammi o 1,25 grammi degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) in un rapporto pari a 7:1. Questo parametro è stato confrontato con la lunghezza dei telomeri in persone che, invece, hanno assunto una miscela rappresentativa del consumo medio di grassi nella tipica alimentazione americana. Considerando semplicemente la quantità di Omega-3 assunti i ricercatori non hanno rilevato una differenza significativa nella lunghezza dei telomeri nei diversi individui che hanno partecipato allo studio. Tuttavia, focalizzando l'attenzione sul rapporto tra Omega-6 e Omega-3 è emerso che valori più bassi (associati, quindi, a quantità più elevate di Omega-3) sono associati a telomeri più lunghi. Risultati simili sono stati ottenuti anche analizzando l'attività della telomerasi, l'enzima da cui dipende la lunghezza dei telomeri. Nell'insieme questi dati indicano che tanto più è basso il rapporto Omega-6/Omega-3, tanto minore è l'invecchiamento delle cellule. Omega-3 e Omega-6: due effetti contrapposti I risultati ottenuti ribadiscono quanto sia importante garantirsi un'alimentazione tale da mantenere i livelli di Omega-6 e Omega-3 in un bilancio ottimale. Infatti, anche se in entrambi i casi si tratta di acidi grassi essenziali per l'organismo, la loro azione è perlopiù contrapposta e mentre nella maggior parte dei casi gli Omega-6 promuovono i fenomeni infiammatori, gli Omega-3 hanno uno spiccato effetto antinfiammatorio. Purtroppo le diete occidentali moderne sono particolarmente ricche di Omega-6. Molti esperti ritengono che l'aumento del consumo di questi acidi grassi a scapito dei più salutari Omega-3 sia almeno in parte responsabile dell'aumento di alcune patologie come, ad esempio, le malattie cardiovascolari. I risultati di questo nuovo studio hanno ribadito come un approccio mirato alla riduzione del rapporto tra Omega-6 e Omega-3 basato sull'aumento del consumo di questi ultimi può essere efficace per migliorare lo stato di salute. Non solo, Kiecolt-Glaser ha commentato la scoperta dell'influenza degli Omega-3 sulla lunghezza dei telomeri sottolineando che supporta l'ipotesi che l'assunzione di integratori alimentari possa davvero influenzare i processi di invecchiamento. Anti-invecchiamento e anti-infiammatori Oltre all'effetto protettivo contro l'accorciamento dei telomeri, i ricercatori hanno scoperto che entrambe le dosi di Omega-3 testate riducono del 15% circa lo stress ossidativo, un fattore associato a diversi disturbi, inclusi quelli cardiovascolari e quelli neurodegenerativi. Questi risultati si uniscono a quelli ottenuti in precedenza dagli stessi ricercatori, che hanno dimostrato che l'assunzione di Omega-3 è efficace nel ridurre i livelli di infiammazione, un altro fattore importante nel determinare lo stato di salute. Sulla base di tutte queste evidenze gli autori hanno concluso che gli integratori di Omega-3 potrebbero rappresentare un raro caso in cui un solo intervento nutrizionale può contribuire a ridurre il rischio di diverse patologie associate all'invecchiamento: dalle malattie coronariche al diabete, passando per l'Alzheimer. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte Kiecolt-Glaser JK, Epel ES, Belury MA, Andridge R, Lin J, Glaser R, Malarkey WB, Hwang BS, Blackburn E, “Omega-3 fatty acids, oxidative stress, and leukocyte telomere length: A randomized controlled trial”, Brain Behav Immun. 2012 Sep 23. pii: S0889-1591(12)00431-X. doi: 10.1016/j.bbi.2012.09.004. [Epub ahead of print]


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  • Omega 3 EPA e DHA, coppia invincibile di difensori del sistema cardiovascolare

    Omega 3 EPA e DHA, coppia invincibile di difensori del sistema cardiovascolare Gli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) agiscono insieme e in modo specifico a difesa del sistema cardiovascolare. Per questo motivo garantirsi il giusto apporto di entrambi questi nutrienti è la strategia migliore per ottenere l'effetto protettivo più elevato possibile per la salute cardiovascolare. E' questo il consiglio di Dariush Mozaffarian e Jason Wu, esperti dell'Harvard School of Public Health di Boston (Usa), che hanno pubblicato sul Journal of Nutrition un'analisi dei benefici dei due acidi grassi rilevati in una serie di sperimentazioni condotte sia sull'uomo, sia sugli animali. L'importanza di assumere EPA e DHA con l'alimentazione Sono molte le ricerche che, dagli anni '70 del secolo scorso ad oggi, hanno dimostrato i benefici per la salute cardiovascolare associati agli Omega-3 presenti nel pesce e nell'olio di pesce. Tuttavia nessuno studio ha chiarito se i due principali Omega-3 di origine alimentare, l'EPA e il DHA, hanno effetti sovrapponibili o complementari. Ciò che si sa è che il DHA deve essere assunto direttamente con l'alimentazione perché l'organismo umano è in grado di sintetizzarne solo piccole quantità a partire dall'EPA. Anche per quanto riguarda quest'ultimo la via di assunzione più efficace è il pesce grasso, ad esempio il salmone, lo sgombro e le aringhe, che contengono EPA ad alte concentrazioni e immediatamente disponibile all'uso. In questo caso, però, parte delle quantità richieste dal corpo umano per mantenersi in salute possono essere ottenute da alcuni precursori presenti in alimenti vegetali, come l'acido alfa-linolenico (ALA). Un'assunzione combinata per ottenere i massimi benefici L'analisi condotta da Mozzafarian e Wu dimostra che in alcuni casi EPA e DHA esercitano gli stessi benefici sul sistema cardiovascolare. Ne sono un esempio la riduzione dei livelli di trigliceridi, il benessere delle arterie, il minor rischio di trombi e il miglioramento di alcuni parametri dell'infiammazione e dello stress ossidativo. Tuttavia, altri benefici sono specificamente associati a uno dei due Omega-3. Il DHA, ad esempio, riduce il rischio di attacchi cardiaci fatali associati alle aritmie cardiache, mentre non è chiaro se anche l'EPA eserciti un effetto protettivo di questo tipo. Non solo, il DHA svolge azioni specifiche anche sulle particelle di colesterolo. D'altra parte, alcuni studi indicano che solo l'EPA riduce la probabilità di dover avere a che fare con problemi cardiovascolari non fatali. Sulla base di queste evidenze, gli autori dell'analisi consigliano di garantirsi un'assunzione adeguata sia di EPA, sia di DHA. Secondo i due ricercatori un approccio di questo tipo permette di beneficiare delle azioni di entrambi questi Omega-3 in tutte le fasi della vita. Un esempio? I bambini non riescono a sintetizzare livelli abbastanza elevati di DHA a partire dall'EPA e per sfruttare le azioni specifiche di questo Omega-3 devono assumerlo direttamente con l'alimentazione. Gli alimenti vegetali garantiscono abbastanza EPA? Per quanto riguarda, poi, l'EPA, i ricercatori hanno precisato che le quantità di questo acido grasso sintetizzabili a partire dall'ALA presente in alimenti di origine vegetali, come le noci, sono piuttosto basse. Tuttavia, questo tipo di fonte alimentare può essere importante per chi non mangia abbastanza pesce e, quindi, non riuscirebbe a garantirsi altrimenti i benefici specifici dell'EPA. Non solo, fra le possibili fonti di Omega-3, Mozzafarian e Wu hanno ricordato anche l'esistenza di integratori a base di EPA e DHA purificati, utili per garantirsi un corretto apporto di entrambi questi acidi grassi. Le dosi consigliate Commentando i risultati dell'analisi, i due ricercatori hanno sottolineato l'importanza di nuovi studi che permettano di chiarire ulteriormente le azioni specifiche esercitate da EPA e DHA. Proprio perché il quadro degli effetti specifici di questi Omega-3 non è ancora completo, al momento non è possibile affermare quali siano le quantità esatte di ciascun acido grasso da assumere quotidianamente. Tuttavia, per ottenere i massimi benefici cardiovascolari, non bisognerebbe scendere al di sotto dei 250-500 milligrammi al giorno totali di EPA+DHA.   Nota della redazione In Italia e nella zona UE, le recenti linee guida ufficiali specificano quantità giornaliere precise, secondo le seguenti diciture: Salute del cuore: 250 mg di EPA e il DHA contribuiscono alla normale funzione cardiaca. Funzioni cerebrale e visiva: 250 mg di DHA contribuiscono al mantenimento delle normali funzioni cerebrali e visive. Livello dei trigliceridi: 2000 mg di EPA e DHA contribuiscono al mantenimento delle concentrazioni di trigliceridi nel sangue. Pressione arteriosa:  3000 mg di EPA e DHA contribuiscono al mantenimento della pressione sanguigna. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte Mozaffarian D, Wu JH, “(n-3) fatty acids and cardiovascular health: are effects of EPA and DHA shared or complementary?”, J Nutr. 2012 Mar;142(3):614S-625S


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