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Sistema cardiovascolare

Sistema cardiovascolare: Gli omega 3 come mezzo preventivo di colesterolo e trigliceridi

Scopri tutto quello che devi sapere sul buon mantenimento del sistema cardiovascolare. Tutti gli studi e notizie sui benefici degli Omega-3 su Omegor Blog

  • Omega-3, a digiuno EPA e DHA più efficaci se in forma di trigliceridi

    Assumere Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) per circa 6 mesi sotto forma di trigliceridi riesterificati è sufficiente a ridurre significativamente i livelli ematici di lipidi a digiuno. La scoperta, pubblicata sulla rivista Prostaglandins, Leukotrienes, and Essential Fatty Acids, conferma i maggiori benefici offerti da questa forma di Omega-3 rispetto ad altre presenti sul mercato. A condurre gli studi che hanno portato a queste conclusioni è stato un gruppo di ricercatori guidato da Jan Schuchardt della Leibniz Universitat di Hannover (Germania). Formulazioni diverse per effetti diversi La scoperta ha seguito di pochi mesi un altro studio condotto dagli stessi ricercatori. I risultati ottenuti all'epoca avevano dimostrato che nell'organismo i livelli di questi acidi grassi aumentano di più e più rapidamente se gli Omega-3 vengono assunti sotto forma di trigliceridi. I dati facevano riferimento all'EPA e al DHA, i 2 Omega-3 presenti nell'olio di pesce. L'aumento degli acidi grassi è risultato invece inferiore se EPA e DHA sono assunti in un'altra formulazione chimica: quella di etil-esteri. Un'altra ricerca, pubblicata sulla stessa rivista nel settembre del 2010, ha invece dimostrato che la quantità di Omega-3 rilevabile nel circolo sanguigno dopo l'assunzione di integratori alimentari aumenta del 50% proprio se i nutrienti sono presenti come trigliceridi. Trigliceridi più efficaci anche a digiuno Schuchardt e colleghi si sono concentrati sull'analisi delle differenze nei livelli dei lipidi ematici a digiuno in seguito all'assunzione di EPA e DHA sotto forma di trigliceridi riesterificati o di etil-esteri. Per farlo, i ricercatori hanno suddiviso in 3 gruppi oltre 150 pazienti con livelli alterati di lipidi nel sangue, che stavano assumendo farmaci per ridurre le concentrazioni di colesterolo. Ad alcuni partecipanti è stato somministrato solo un placebo a base di olio di grano, altri hanno assunto olio di pesce contenente Omega-3 sotto forma di trigliceridi o di etil-esteri. In questi ultimi 2 gruppi le dosi di EPA e DHA assunti erano identiche e pari a 1,01 e 0,67 grammi. In nessuno dei partecipanti è stata osservata una variazione nei livelli ematici di colesterolo totale, né in quelli di colesterolo “buono” né in quelli di colesterolo “cattivo”. Rispetto ai pazienti trattati con olio di grano, chi aveva assunto Omega-3 sotto forma di trigliceridi ha mostrato una significativa riduzione delle concentrazioni dei lipidi nel sangue in condizioni di digiuno. Un fenomeno sempre più conosciuto Questi nuovi risultati forniscono ulteriori prove del fatto che non tutti i prodotti a base di Omega-3 si equivalgono. I dati raccolti fino ad oggi dimostrano che EPA e DHA assunti sotto forma di trigliceridi riesterificati sono maggiormente biodisponibili. Ciò significa che la quantità di Omega-3 presente nel sangue dopo l'assunzione dell'integratore è maggiore. Inoltre, EPA e DHA si concentrano nell'organismo in quantità più elevate e più rapidamente quando assunti come trigliceridi. Infine, in questa forma gli Omega-3 contribuiscono a ridurre il livelli ematici di lipidi a digiuno.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Schuchardt JP, Neubronner J, Kressel G, Merkel M, von Schacky C, Hahn A, “Moderate doses of EPA and DHA from re-esterified triacylglycerols but not from ethyl-esters lower fasting serum triacylglycerols in statin-treated dyslipidemic subjects: Results from a six month randomized controlled trial”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2011 Dec;85(6):381-6. Epub 2011 Aug 20. 2. Neubronner J, Schuchardt JP, Kressel G, Merkel M, von Schacky C, Hahn A, "Enhanced increase of Omega-3 index in response to long-term n-3 fatty acid supplementation from triacylglycerides versus ethyl esters", Eur J Clin Nutr.  2011 Feb;65(2):247-54 3. Dyerberg J, Madsen P, Møller JM, Aardestrup I, Schmidt EB, “Bioavailability of marine n-3 fatty acid formulations Original Research Article”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2010 Sep;83(3):137-4


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Sistema cardiovascolare, Trigliceridi, Arterie e vasi sanguigni, Tipologie di Omega-3

  • Rischio cardiovascolare: nelle donne, pesce ricco di Omega-3 lo riduce del 90%

    Le giovani donne possono ridurre il rischio di malattie al cuore grazie ad un'alimentazione a base di pesce, tra gli alimenti più ricchi di Omega-3. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato da Hypertension: Journal of the American Heart Association, il primo mai condotto su donne in età fertile. La ricerca è stata condotta da Marin Strøm del Centre for Fetal Programming dello Statens Serum Institut di Copenhagen (Danimarca). Lo studio ha prodotto il seguente responso: le giovani donne che non mangiano mai pesce, oppure lo consumano raramente, sviluppano nell'arco di 8 anni il 50% in più di disturbi cardiovascolari. Rispetto alle donne che mangiano pesce ricco di Omega-3 tutte le settimane, il cuore di coloro che lo mangiano raramente o per nulla è soggetto a un rischio superiore del 90%. Omega-3 e salute del cuore Diversi studi hanno dimostrato che gli Omega-3 contenuti nel pesce grasso e nell'olio di pesce proteggono dalle malattie di cuore e vasi sanguigni. Tuttavia, precisa Strøm, la maggior parte di queste ricerche ha coinvolto esclusivamente uomini. Anche se uomini e donne condividono diversi fattori di rischio cardiovascolare, alcuni studi hanno evidenziato che esistono anche delle differenze di genere. Ad esempio i livelli di infiammazione, di colesterolo e di trigliceridi possono avere un'influenza più negativa sulla salute femminile. I benefici degli Omega-3 per le trentenni Gli autori della nuova ricerca hanno analizzato i dati relativi a uno studio di popolazione che ha coinvolto 49.000 donne danesi di età compresa fra i 15 e i 49 anni. Fra queste, l'età media delle donne in gravidanza era di circa 30 anni. Ciascuna donna è stata intervistata telefonicamente riguardo alla quantità e al tipo di pesce consumato. È emerso che la dieta di pesce tipica comprendeva merluzzi, salmoni, aringhe e sgombri, tutti ricchi in Omega-3. Le partecipanti hanno altresì risposto a domande sullo stile di vita e sulla loro storia familiare. In 8 anni, i ricercatori hanno registrato 577 casi di eventi cardiovascolari: 328 casi inerenti a malattie legate all'ipertensione; 146 a disturbi cerebrovascolari; 103 a malattie cardiache ischemiche. Sono stati inoltre rilevati 5 decessi di donne a cui non erano mai stati diagnosticati problemi al cuore. L'analisi incrociata dei dati ha potuto stabilire che il basso consumo di pesce aumenta del 90% il rischio di sviluppare uno di questi disturbi. Infatti, il ricovero a causa di eventi cardiovascolari è risultato molto più frequente fra le donne che hanno mangiato poco, o addirittura mai, del pesce. I ricercatori hanno anche condotto 3 valutazioni distinte nell'arco di 30 settimane, rilevando che le donne che non mangiano mai pesce hanno un rischio cardiovascolare 3 volte superiore rispetto a quelle che lo scelgono tutte le settimane. Quando (e quanto) pesce mangiare I risultati indicano come i benefici degli Omega-3 per il cuore siano evidenti anche in giovane età. Non solo: secondo quanto emerso dallo studio può essere sufficiente mangiare pesce un paio di volte al mese per ricavarne dei vantaggi. Tuttavia, spiega Strøm, per ottenere i migliori risultati sperabili le donne dovrebbero scegliere di mettere questo cibo nel piatto almeno 2 volte alla settimana.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Strøm M, Halldorsson TI, Mortensen EL, Torp-Pedersen C, Olsen SF. "Fish, n-3 Fatty Acids, and Cardiovascular Diseases in Women of Reproductive Age. A Prospective Study in a Large National Cohort", Hypertension, December 5, 2011 [Published online before print ]


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  • Trombosi: Omega-3 EPA riduce attività microparticelle piastriniche

    Negli uomini l'assunzione di una singola dose dell'Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA) riduce in 24 ore l'attività delle microparticelle rilasciate dalle piastrine circa del 20%. Ciò corrisponde a una diminuzione del rischio di sviluppare trombosi e altre malattie cardiovascolari associate alla formazione di aggregati di piastrine all'interno dei vasi sanguigni. A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori guidato da Manohar Lal Garg dell'Università di Newcastle (Australia), in uno studio pubblicato dal Journal of Nutritional Biochemistry. La ricerca aggiunge ulteriori dettagli alla conoscenza dell'effetto differenziale esercitato dagli Omega-3 su uomini e donne. Omega-3 contro l'aggregazione delle piastrine Le piastrine sono elementi del sangue indispensabili per garantire la riparazione dei vasi danneggiati e impedire dunque gravi emorragie. Una loro eccessiva attivazione può tuttavia essere associata a diverse malattie cardiache. E' noto che l'aggregazione delle piastrine può portare alla formazione di grumi che costituiscono un fattore di rischio per ictus, infarto e altri seri problemi per la salute del cuore. Nel momento in cui vengono attivate, le piastrine rilasciano piccole vescicole (microparticelle) che, legandosi alla parete dei vasi, forniscono l'innesco per un'ulteriore aggregazione piastrinica. Per questo motivo il livello di microparticelle è considerato un valido indicatore dell'iperattività delle piastrine associata al rischio cardiovascolare. Diverse ricerche hanno dimostrato che l'assunzione di Omega-3 riduce l'incidenza di eventi trombotici. Questi nutrienti ripristinano il numero corretto di microparticelle piastriniche e i livelli di attività coagulante nei pazienti che sono stati colpiti da infarto del miocardio. Nessuno studio aveva, però, chiarito se gli Omega-3 esercitassero gli stessi benefici anche negli individui sani e se l'effetto della loro assunzione fosse immediato o richiedesse una somministrazione a lungo termine. Più EPA per il benessere degli uomini Garg e colleghi hanno chiarito questi aspetti chiedendo a 15 uomini e 15 donne senza particolari problemi di salute di assumere una singola dose di olio di girasole (non ricco di Omega-3) o 1 grammo di EPA o di DHA acido docosaesaenoico, importante Omega-3 di origine alimentare. 24 ore dopo l'assunzione chi ha introdotto EPA o DHA ha mostrato una diminuzione dell'aggregazione delle piastrine, rispettivamente, del 13,3 e dell'11,9%. I livelli di microparticelle sono diminuiti invece solo negli uomini che hanno assunto EPA, ma non in quelli che hanno assunto DHA. Inoltre le donne cui è stato somministrato EPA hanno ottenuto solo una riduzione dell'aggregazione delle piastrine, senza beneficiare di nessun effetto sul numero delle microparticelle. Meccanismi non chiari, ma efficacia confermata Gli autori della ricerca non sanno dare una spiegazione precisa dei meccanismi attraverso cui gli Omega-3 influenzano l'aggregazione delle piastrine e i livelli di microparticelle. Questa ricerca dimostra per la prima volta che una singola dose di EPA riduce l'aggregazione piastrinica e agisce anche a livello delle microparticelle, confermando dunque i risultati ottenuti in altri studi. I dati raccolti fino ad oggi indicano chiaramente che EPA e DHA riducono la tendenza delle piastrine ad aggregarsi, ma agiscono in modo differenziale negli uomini e nelle donne.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Phang M, Lincz L, Seldon M, Garg ML, “Acute supplementation with eicosapentaenoic acid reduces platelet microparticle activity in healthy subjects”, J Nutr Biochem. 2011 Nov 30. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Trombosi ed è stato taggato con

  • Ridurre colesterolo e trigliceridi con Omega-3 da olio di alghe

    L'Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) estratto dalle alghe può promuovere la salute del cuore aumentando i livelli di colesterolo “buono” e riducendo quelli dei trigliceridi. A confermare i risultati ottenuti in una serie di studi precedenti è l'analisi condotta dagli esperti dell'Università di Harvard (Boston, USA) e della Cleveland Clinic (Lyndhurst, USA), pubblicata sulle pagine del Journal of Nutrition. La rielaborazione dei dati presenti nella letteratura scientifica ha permesso agli autori di questa analisi di concludere che il consumo di circa 1,7 grammi al giorno di DHA ottenuto dalle alghe è associato a una riduzione dei trigliceridi del 15% e un aumento del colesterolo “buono” del 5%. La stessa quantità dell'Omega-3 causa anche l'aumento delle dimensioni delle particelle di colesterolo “cattivo”, riducendo così la loro pericolosità. Omega-3, salute per il cuore attraverso l'alimentazione Oltre a ridurre l'incidenza delle malattie cardiovascolari e dei vasi in chi ne consuma elevate quantità, gli acidi grassi Omega-3 prevengono i danni indotti nel tessuto cardiaco dall'infarto e contrastano la mortalità ad esso associata. Mangiare cibi che contengono Omega-3, come i pesci grassi sgombro, salmone e halibut, è dunque utile per migliorare e rinforzare il proprio stato di salute. Esistono anche fonti vegetali di Omega-3: semi di lino e alghe possono costituire una sorgente da cui ottenere questi nutrienti. Omega-3 per ridurre trigliceridi e aumentare il colesterolo “buono” Gli autori della ricerca, guidati da Adam Bernstein, hanno selezionato 11 sperimentazioni cliniche condotte su soggetti sani, non affetti da malattie cardiache, che hanno assunto olio di alghe contenente DHA estratto. L'incrocio dei dati ottenuti in questi studi ha confermato i benefici di questo Omega-3 per la salute cardiovascolare, rilevando la riduzione del 15% dei livelli di trigliceridi e l'aumento del 5% del colesterolo “buono”. Accanto a questi effetti benefici è stato osservato anche un aumento dell'8% del colesterolo “cattivo”. Tuttavia, spiegano i ricercatori, questo incremento è associato a un aumento delle dimensioni delle particelle di colesterolo “cattivo”, fenomeno che riduce il rischio di formazione di placche aterosclerotiche. Benefici netti per il cuore Secondo i ricercatori, nonostante l'aumento dei livelli di colesterolo “cattivo”, l'insieme di questi effetti corrisponde a indubbi benefici per la salute cardiovascolare. Inoltre gli autori hanno commentato che le variazioni nei livelli di colesterolo ottenibili con il DHA ottenuto dalle alghe sono simili a quelli derivanti dall'assunzione di 4 grammi al giorno dello stesso Omega-3, ma in forma purificata. Quest'ultimo, anch'esso associato alla presenza di particelle di colesterolo “cattivo” più grandi,  rappresenta un altro possibile rimedio per ridurre i rischi per la salute del cuore. I benefici per la salute cardiovascolare nascosti nel DHA presente nell'olio di alghe sono in linea anche con quelli derivanti dall'assunzione di altri oli ricchi in Omega-3. Altri effetti positivi associati all'assunzione di questi nutrienti riguardano altri fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, aggregazione piastrinica e infiammazione.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Bernstein AM, Ding EL, Willett WC, Rimm EB, “A meta-analysis shows that docosahexaenoic acid from algal oil reduces serum triglycerides and increases HDL-cholesterol and LDL-cholesterol in persons without coronary heart disease”, J Nutr. 2012 Jan;142(1):99-104. Epub 2011 Nov 23


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Colesterolo ed è stato taggato con

  • Omega-3 proteggono il cuore maschile da arresto cardiaco

    La salute del cuore passa anche dagli Omega-3: un consumo moderato di pesce ricco di questi acidi grassi protegge il cuore maschile diminuendo l'incidenza di arresto cardiaco. Lo ha dimostrato uno studio dell'Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti), pubblicato dall'European Heart Journal. La ricerca, che ha coinvolto uomini di mezza e terza età, conferma i benefici degli Omega-3 per il cuore. Omega-3, benessere per il cuore I benefici per la salute del cuore derivanti da un'alimentazione ricca di Omega-3 sono noti già dagli anni Settanta. E' in questo periodo, infatti, che sono comparsi i primi studi sulle popolazioni eschimesi della Groenlandia, caratterizzate da un'incidenza di malattie cardiache tra le più basse al mondo. Le analisi condotte all'epoca hanno svelato per la prima volta il punto di forza dell'alimentazione eschimese, in cui predominano pesci grassi ricchi di Omega-3. Nel corso degli anni i ricercatori hanno approfondito la conoscenza dei vantaggi per la salute cardiovascolare derivanti dal consumo di questi acidi grassi. E' stato così dimostrato che gli Omega-3 proteggono il cuore contrastando i fattori di rischio cardiovascolare, come livelli elevati di trigliceridi e l'ipertensione arteriosa. Ciò corrisponde alla riduzione di una percentuale variabile tra il 20 e il 45% della mortalità associata a eventi come l'infarto del miocardio. I benefici per il sesso maschile Alcuni studi hanno portato ad ipotizzare che negli uomini il consumo di pesce grasso e degli Omega-3 di cui è ricco sia associato a una minore probabilità di andare incontro ad un arresto cardiaco durante la terza età. Nessuna ricerca aveva confermato l'esistenza di una correlazione di questo genere anche in altre fasce d'età e in popolazioni in cui il tipo di pesce tipico della dieta locale fosse diverso da quello ricco di questi acidi grassi. Per questo motivo gli esperti dell'Harvard Medical School hanno deciso di estendere le analisi anche a uomini più giovani. I ricercatori hanno condotto uno studio di popolazione che ha coinvolto, in totale, 39.367 uomini svedesi di mezza età o più anziani. Le loro abitudini alimentari sono state analizzate attraverso dei questionari mirati ad ottenere informazioni sulla frequenza con cui vengono consumati diversi alimenti. I casi di arresto cardiaco sono stati identificati analizzando i registri svedesi riguardanti i ricoveri ospedalieri e le cause di decesso relativi al periodo compreso tra il primo gennaio 1998 e il 31 dicembre 2004. Un'accurata analisi statistica ha permesso agli scienziati di rilevare negli uomini che mangiano pesce almeno una volta alla settimana una significativa riduzione del rischio di arresto cardiaco. Un effetto analogo è stato riscontrato anche prendendo in considerazione il consumo di acidi grassi Omega-3. Omega-3, buoni anche senza esagerare In base a questi risultati gli autori hanno concluso che non è necessario consumare quantità elevate di Omega-3 o pesce grasso per proteggere il cuore. Un consumo moderato di questi nutrienti è, infatti, sufficiente ad ottenere lo stesso effetto protettivo di cui possono beneficiare gli uomini che ne assumono quantità più elevate.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Levitan EB, Wolk A, Mittleman MA, “Fish consumption, marine omega-3 fatty acids, and incidence of heart failure: a population-based prospective study of middle-aged and elderly men”, Eur Heart J. 2009 Jun;30(12):1495-500. Epub 2009 Apr 21


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Omega-3 proteggono il cuore riducendo l'infiammazione

    Confermati i benefici degli Omega-3 per la salute del cuore: riducono l'infiammazione abbassando i livelli ematici di composti associati alle malattie cardiovascolari. Lo ha dimostrato uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Amsterdam (Paesi Bassi) e dell'University of Eastern Finland di Kuopio (Finlandia), pubblicato sull'European Journal of Clinical Nutrition. I risultati ottenuti nel corso della ricerca rafforzano le prove dell'efficacia antinfiammatoria e dei benefici per la salute del cuore derivanti dall'assunzione di questi acidi grassi. Omega-3 e cuore: proprietà antinfiammatorie degli acidi grassi Diversi studi hanno dimostrato le potenzialità antinfiammatorie degli Omega-3, acidi grassi di cui sono particolarmente ricchi pesci come sgombro, salmone e halibut. I livelli ematici di acido eicosapentaenoico (EPA) e quelli di acido docosaesaenoico (DHA) sono associati alle concentrazioni di proteina C-reattiva, un noto marcatore dell'infiammazione. D'altra parte, quantità elevate di questa proteina sono state associate a un aumento del rischio di alcuni disturbi al cuore, come le malattie coronariche. DHA, confermata l'efficacia antinfiammatoria Lo studio pubblicato sull'European Journal of Clinical Nutrition ha approfondito questa relazione tra i livelli di Omega-3 e quelli di proteina C-reattiva nel sangue di 1.395 uomini finlandesi di età compresa tra i 42 e i 60 anni, tutti in buono stato di salute. I ricercatori hanno così confermato che maggiori sono le concentrazioni ematiche di Omega-3, minori sono i i livelli di proteina C-reattiva nel sangue. Questa associazione è risultata valida prendendo in considerazione il livello totale di Omega-3 e ponendo l'attenzione sulle concentrazioni di DHA e di acido docosapentaenoico (DPA). Non è stata invece dimostrata nessuna correlazione tra i livelli di proteina C-reattiva e di EPA o di acido alfa-linolenico (ALA), un altro Omega-3 di origine alimentare. Il meccanismo d'azione degli Omega-3 Le ipotesi correnti riguardo al meccanismo d'azione che conferisce agli Omega-3 proprietà antinfiammatorie si basano sulla capacità di questi acidi grassi di interferire con la sintesi di molecole coinvolte nell'infiammazione. E' stato infatti dimostrato che gli Omega-3 inibiscono il metabolismo dell'acido arachidonico, molecola da cui derivano diversi composti proinfiammatori. Una volta introdotti nell'organismo, sia il DHA sia l'EPA danno origine a composti le cui proprietà infiammatorie sono meno elevate rispetto a quelle delle molecole che derivano dall'acido arachidonico. In alcuni casi questi composti hanno addirittura un'azione di tipo antinfiammatorio. Secondo Jyrki Virtanen, coautore di questa ricerca, gli Omega-3 potrebbero contrastare l'infiammazione grazie alla loro struttura chimica. Queste molecole, spiega il ricercatore, contengono dei legami chimici che permetterebbero di inattivare le specie reattive dell'ossigeno, composti associati all'infiammazione. Inoltre l'assunzione di olio di pesce, supplemento ricco di Omega-3, è stata associata all'espressione di geni dalla funzione antinfiammatoria.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Reinders I, Virtanen JK, Brouwer IA, Tuomainen TP, “Association of serum n-3 polyunsaturated fatty acids with C-reactive protein in men”, Eur J Clin Nutr. 2011 Nov 23


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  • Omega-3 da krill prevengono le conseguenze dell'infarto sul cuore

    Gli Omega-3 del krill possono migliorare la funzionalità del cuore, prevenendo i danni al  muscolo cardiaco causati da un infarto. E' questa la conclusione di uno studio condotto dai ricercatori dell'University Hospital di Oslo (Norvegia) su ratti colpiti da un attacco di cuore, pubblicato sulla rivista BMC Lipids in Health and Disease. I risultati ottenuti hanno dimostrato che i benefici dell'olio di krill sono evidenti quando questo supplemento viene assunto prima di un eventuale attacco di cuore. Solo in questo caso l'infarto non provoca né l'ingrossamento del muscolo cardiaco né l'aumento del peso del cuore, manifestazioni tipicamente riscontrabili in un infartuato. Krill: cos'è e quali benefici apporta per la salute Il krill è costituito da piccoli animali simili a gamberetti che vivono nei mari antartici. Ricchi di fosfolipidi e di Omega-3, questi animali vengono raccolti per produrre supplementi a base di questi preziosi acidi grassi. Diverse ricerche e studi clinici hanno svelato che il consumo dell'olio di krill offre significativi benefici per la salute. Questo supplemento alimentare è infatti in grado di aumentare i livelli di acido eicosapentaenoico (EPA) e di acido docosaesaenoico (DHA) nei tessuti del cuore. Krill per prevenire i danni dell'infarto Lo studio dei ricercatori norvegesi ha dimostrato per la prima volta che l'olio di krill può prevenire i danni dell'infarto provocati al tessuto cardiaco. La scoperta deriva da esperimenti condotti su 53 ratti maschi, che sono stati inizialmente suddivisi in 2 gruppi. A uno di questi 2 è stato somministrato olio di krill nei 14 giorni precedenti l'induzione di un infarto del miocardio. 7 giorni dopo l'induzione di quest'ultimo, il cuore di tutti gli animali è stato analizzato mediante un ecocardiogramma. In seguito, i ratti che non avevano assunto olio di krill sono stati ulteriormente suddivisi in due gruppi, ad uno dei quali è stato somministrato il supplemento per i 7 giorni successivi. A questo punto è stato ripetuto l'ecocardiogramma. I ricercatori hanno osservato una riduzione della dilatazione del ventricolo sinistro del cuore solo nei ratti che avevano assunto l'olio di krill prima dell'induzione dell'infarto. Anche il peso del cuore e dei polmoni, l'espressione di alcuni geni coinvolti nello stress associato al ventricolo sinistro e l'infiammazione sono risultati inferiori negli animali cui era stato somministrato il supplemento. Omega-3, l'ingrediente segreto del krill Secondo gli autori, l'effetto osservato potrebbe essere associato alla sostituzione degli acidi grassi saturi presenti nel tessuto cardiaco con gli Omega-3 contenuti nell'olio di krill. In alternativa, l'aumento dei livelli di EPA e DHA nel muscolo cardiaco potrebbe promuovere la produzione di composti antinfiammatori. Un altro tassello della ricerca scientifica che dimostra i benefici degli Omega-3 per la salute del cuore.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Fosshaug LE, Berge RK, Beitnes JO, Berge K, Vik H, Aukrust P, Gullestad L, Vinge LE, Oie E. “Krill oil attenuates left ventricular dilatation after myocardial infarction in rats”, Lipids Health Dis. 2011 Dec 29;10(1):245


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  • Omega-3 riducono malattie coronariche e infarto del 50% e del 38%

    Gli Omega-3 potrebbero diminuire il rischio di malattie coronariche e di infarto in chi mangia poco pesce. E' questa l'ipotesi di un gruppo di ricercatori olandesi, in uno studio pubblicato sul Journal of Nutrition, ha dimostrato che è sufficiente assumere circa 240 milligrammi al giorno di questi acidi grassi per ridurre circa del 50% il rischio di malattie coronariche e del 38% quello di infarto. I risultati si riferiscono all'apporto quotidiano dei 2 Omega-3 ottenibili attraverso l'alimentazione: l'acido docosaesaenoico (DHA) e l'acido eicosapentaenoico (EPA). Gli Omega-3 e la salute del cuore Numerosi studi hanno dimostrato come il pesce grasso, la principale fonte alimentare di Omega-3, sia indispensabile alla salute del cuore. L'azione positiva svolta da questi nutrienti si concretizza con il miglioramento dei livelli dei grassi nel sangue, la riduzione del rischio di trombosi ed effetti positivi sulla pressione sanguigna, sulla frequenza cardiaca e sulla funzionalità dei vasi. Grazie a questa serie di azioni, EPA e DHA sono stati associati alla riduzione del rischio cardiovascolare. Vantaggi per chi non mangia pesce Nello studio pubblicato dal Journal of Nutrition, i ricercatori dell'Università di Wageningen (Paesi Bassi) hanno analizzato la relazione dose-risposta tra un'alimentazione povera di pesce, EPA e DHA e l'incidenza delle malattie coronariche e dell'infarto del miocardio non letale. Lo studio ha coinvolto 21.342 individui di età variabile tra i 20 e i 65 anni. L'analisi del consumo quotidiano di pesce ha dimostrato che i partecipanti ne mangiavano quantità comprese tra gli 1,1 e i 17,3 grammi al giorno. In 11,3 anni i ricercatori hanno registrato 647 decessi, 82 dei quali associati a malattie coronariche. Fra questi ultimi, 64 casi corrispondevano ad attacchi di cuore. Il dato più interessante riguarda però EPA e DHA. La valutazione dell'apporto di questi 2 Omega-3 ha rivelato che il consumo medio più elevato era pari a 234 milligrammi al giorno, mentre quello più scarso era pari a 40 milligrammi al giorno. L'analisi di associazione con i disturbi cardiaci ha dimostrato che 234 milligrammi al giorno di EPA e DHA sono sufficienti a ridurre del 51% il rischio di malattie coronariche letali rispetto a quello riportato da chi ne consuma solo 40 milligrammi al giorno. Anche l'incidenza degli attacchi di cuore viene ridotta significativamente dai livelli più elevati di questi Omega-3. In questo caso un'assunzione di EPA e DHA pari a 234 milligrammi al giorno corrisponde a una riduzione della loro frequenza del 38% rispetto a quando l'introito quotidiano è di 40 milligrammi. In base a questi risultati, gli autori dello studio hanno concluso che negli individui che consumano poche quantità di pesce l'aumento dell'assunzione di quest'ultimo e di una miscela di EPA e DHA può ridurre il rischio di malattie coronariche in modo dose-dipendente. Soluzioni semplici per il cuore Secondo gli esperti, sfruttare questi benefici degli Omega-3 è un'impresa piuttosto semplice. Il mercato dei supplementi e degli integratori arricchiti di questi acidi grassi è, infatti, in continua espansione.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. de Goede J, Geleijnse JM, Boer JM, Kromhout D, Verschuren WM, “Marine (n-3) fatty acids, fish consumption, and the 10-year risk of fatal and nonfatal coronary heart disease in a large population of Dutch adults with low fish intake”, J Nutr. 2010 May;140(5):1023-8. Epub 2010 Mar 24


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Omega-3 e trombosi, effetto su piastrine dipende dal sesso di chi li assume

    L'azione esercitata dagli Omega-3 sull'aggregazione delle piastrine, importante per prevenire le trombosi, dipende dal sesso dell'individuo che li assume. Lo ha dimostrato una ricerca dell'University of Newcastle di Callaghan (Australia), pubblicata dalla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases. Secondo gli autori dello studio, i risultati ottenuti suggeriscono che l'aggregazione delle piastrine possa essere influenzata dalle diverse modalità in cui gli uomini e le donne processano l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), i 2 Omega-3 di origine alimentare. In particolare, gli individui di genere maschile trarrebbero maggiori benefici dall'assunzione di EPA. Di contro, quelli di sesso femminile possono prevenire le trombosi utilizzando il DHA. Le differenze riscontrate sarebbero basate sull'interazione tra gli Omega-3 e gli ormoni sessuali. Dal punto di vista pratico ciò implica la necessità di formulazioni specifiche di questi nutrienti per l'uomo e per la donna. Omega-3 e trombosi Studi scientifici condotti in passato hanno svelato il ruolo protettivo degli Omega-3 nei confronti della trombosi, una problematica in cui l'aggregazione delle piastrine gioca un ruolo importante. Nessuna ricerca aveva stabilito quale fra questi acidi grassi fosse quello più efficace per ridurre la probabilità di eventi di questo tipo. La maggior parte dei dati riguarda infatti la somministrazione di olio di pesce contenente sia EPA sia DHA. Tuttavia, recenti ricerche hanno suggerito che i diversi Omega-3 svolgano azioni differenti negli uomini e nelle donne. Questi indizi, insieme alla crescente richiesta di agenti antiaggreganti alternativi ai farmaci, hanno spinto i ricercatori australiani ad approfondire l'effetto di EPA e DHA sui 2 sessi. EPA per gli uomini, DHA per le donne Lo studio dell'University of Newcastel ha coinvolto 15 uomini e 15 donne,  ai quali è stata somministrata una singola dose di olio di pesce ricco di EPA o DHA. Come controllo, alcuni partecipanti hanno assunto un placebo al posto dell'olio di pesce. L'aggregazione delle piastrine è stata misurata prima dell'inizio dell'esperimento e circa 2, 5 e 24 ore dopo la somministrazione. I dati raccolti ha dimostrato che entrambi gli acidi grassi sono efficaci nel ridurre l'aggregazione delle piastrine. Quando l'analisi ha tenuto conto del sesso dei partecipanti è emerso che l'EPA è più efficace negli uomini rispetto al DHA. Nelle donne è stata invece riscontrata una situazione totalmente opposta. In particolare, negli uomini l'EPA riduce l'aggregazione delle piastrine dell'11, del 10,6 e del 20,5%, rispettivamente 2, 5 e 24 ore dopo la somministrazione. Il DHA non si è mostrato più efficace del placebo. Nel caso delle donne, il DHA è risultato efficace dopo 24 ore, quando riduce l'aggregazione piastrinica del 13,7%. L'EPA non ha offerto nessun vantaggio rispetto al placebo. I motivi delle differenze Secondo i ricercatori le differenze osservate sono determinate dall'interazione tra gli Omega-3 e gli ormoni sessuali. Questi risultati indicano la necessità di porre attenzione al tipo di supplemento somministrato ai pazienti a seconda che si tratti di uomini o donne.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Phang M, Lincz L, Seldon M, Garg ML, “Acute supplementation with eicosapentaenoic acid reduces platelet microparticle activity in healthy subjects”, J Nutr Biochem. 2011 Nov 30. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Trombosi ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 riducono la rigidità delle arterie

    Una dieta ricca di Omega-3 può migliorare la salute delle arterie, riducendone la rigidità. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’Università di Reading (Regno Unito) in uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition. I risultati ottenuti nel corso della ricerca dimostrano che un pasto grasso integrato con 4,7 grammi di Omega-3 EPA e DHA riduce la rigidità dei vasi sanguigni, fattore di rischio per la salute del sistema cardiocircolatorio. Rigidità delle arterie e rischio cardiovascolare Secondo gli autori, questa scoperta ha importanti implicazioni nell’uso di questi acidi grassi per ridurre il rischio cardiovascolare. Diversi studi hanno associato la rigidità delle arterie all’aterosclerosi, ossia il restringimento dello spazio all’interno dei vasi sanguigni. L'aterosclerosi è un importante fattore di rischio cardiovascolare e la stessa rigidità arteriosa è stata associata a una peggiore salute cardiovascolare. Questo parametro è indice di una minore distensibilità delle arterie ed è associato a variazioni strutturali e alterazioni epiteliali di vasi di dimensione maggiore, come l’aorta, le carotidi e le arterie renali. Tutte queste modificazioni possono avere importanti conseguenze sui tessuti del cuore, del cervello e dei reni. I dettagli dello studio I ricercatori di Reading hanno voluto valutare gli effetti immediati dell’assunzione di Omega-3 per via alimentare sulla rigidità delle arterie. Per questo hanno chiesto ai 25 partecipanti allo studio, 12 uomini e 13 donne, di consumare in due diverse occasioni un pasto di controllo e un pasto arricchito di questi acidi grassi. La rigidità delle arterie è stata misurata all’inizio dello studio e 30, 60, 90, 120, 180 e 240 minuti dopo aver consumato il pasto, quando sono stati misurati 2 diversi parametri: l’indice di aumento e l’indice di rigidità. Contemporaneamente sono stati prelevati anche dei campioni di sangue per valutare le concentrazione dei lipidi, degli zuccheri e dell’insulina. Ne è emerso che il pasto ricco di Omega-3 riduce sia l’indice di aumento sia quello di rigidità rispetto al controllo. I ricercatori hanno osservato anche una diminuzione significativa delle concentrazioni degli acidi grassi non esterificati presenti nel sangue. Questa è probabilmente causata da un aumento della produzione di ossido nitrico, una molecola dall’azione vasodilatatrice i cui livelli possono essere ridotti proprio da questi acidi grassi. Questi effetti, spiegano i ricercatori, sono maggiori negli uomini che nelle donne. Omega-3 e salute del cuore A partire dagli anni Settanta numerose ricerche hanno dimostrato che gli Omega-3 sono importanti per la salute del cuore e per ridurre l'incidenza della malattie cardiovascolari. I benefici del consumo di questi nutrienti includono il miglioramento dei livelli dei lipidi ematici, la riduzione del rischio di trombosi, valori di pressione sanguigna e di frequenza cardiaca migliori e un sistema vascolare più efficiente. Tuttavia, quello dei ricercatori britannici è il primo studio a valutare l’effetto di EPA e DHA sulla rigidità delle arterie, sia negli uomini sia nelle donne. Secondo gli autori, dato che ogni individuo passa la maggior parte della sua giornata in una condizione che potrebbe essere definita “dopo-pranzo”, la riduzione della rigidità arteriosa osservata nel corso di questa ricerca potrebbe avere effetti benefici a lungo termine sulla salute dei vasi e sul rischio cardiovascolare.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Chong MF, Lockyer S, Saunders CJ, Lovegrove JA, “Long chain n-3 PUFA-rich meal reduced postprandial measures of arterial stiffness”, Clin Nutr. 2010 Oct;29(5):678-81. Epub 2010 Mar


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