**Page description appears here**

Spedizione Express 24/48h Gratis con DHL e UPS per tutti gli ordini!

Dal 2005, omega-3 di qualità certificata. Ti puoi fidare!

Non ci sono articoli nel tuo carrello.

Offerta Speciale! Ricevi subito un Buono Sconto del 5% in segno di benvenuto. Clicca qui per i dettagli

Ricevi notizie, consigli e offerte con Omegor Newsletter

sono sicuro

Sistema cardiovascolare

Sistema cardiovascolare: Gli omega 3 come mezzo preventivo di colesterolo e trigliceridi

Scopri tutto quello che devi sapere sul buon mantenimento del sistema cardiovascolare. Tutti gli studi e notizie sui benefici degli Omega-3 su Omegor Blog

  • Le malattie cardiovascolari, gli omega 3 e lo studio dalle conclusioni sbagliate

    Malattie del cuore: esperto di omega 3 chiarisce tutti i dubbi in merito Il Prof. William S. Harris, autorità mondiale sul ruolo degli omega 3 nelle malattie cardiovascolari, critica le basi scientifiche che rendono invalide le conclusioni di una recente meta analisi che ha gettato dubbi sui benefici di questi acidi grassi. I dubbi sollevati di recente sull'utilità di assumere Omega-3 per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari non trovano riscontro nella realtà dei fatti e lo studio. A dirlo è il Prof. William S. Harris, professore di medicina dell'Università del South Dakota (Sioux Falls, Usa) ed esperto di Omega-3, in risposta ai risultati pubblicati da Evangelos Rizos e colleghi sul Journal of the American Medical Association1 (JAMA). Secondo Harris, Rizos e colleghi sono giunti a conclusioni troppo definitive basandosi su un'analisi statistica molto più restrittiva rispetto a quelle normalmente condotte e accettate dalla comunità scientifica. Omega-3 e malattie cardiovascolari, il perché dei dubbi I primi studi sui benefici degli Omega-3 per il sistema cardiovascolare risalgono agli anni '70 del secolo scorso. Da allora i ricercatori hanno raccolto sempre più prove a favore dell'ipotesi che aumentare l'assunzione di questi acidi grassi protegge dalle malattie che colpiscono il cuore e i vasi sanguigni. Rizos e colleghi hanno riesaminato i risultati di 20 studi che, in totale, hanno coinvolto circa 70.000 individui per capire se l'assunzione degli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce riduce realmente il rischio di attacchi di cuore, ictus o morte prematura a causa di problemi cardiovascolari. Scopo dell'analisi, non la prima nel suo genere, era quello di fare chiarezza su una tematica di grande attualità. In realtà, le conclusioni degli autori hanno creato maggiore confusione sul tema. Secondo Harris questa confusione nasce dalle affermazioni troppo nette e generalizzate di Rizos e colleghi, basate su un'analisi statistica molto più restrittiva rispetto agli standard della comunità scientifica. L'importanza di una corretta analisi statistica Gli autori dell'analisi pubblicata su JAMA hanno concluso che gli Omega-3 non esercitano nessun beneficio statisticamente significativo sul rischio di malattie cardiovascolari. Ma cosa significa, esattamente, l'espressione “statisticamente significativo” nella loro intepretazione? Una significatività statistica non rappresenta una certezza, ma una probabilità. Un risultato statisticamente significativo è un risultato che è molto più probabile che sia vero piuttosto che sia falso. Quando i ricercatori eseguono un'analisi statistica scelgono quanto deve essere ampia la probabilità che il risultato sia sbagliato. Rizos e colleghi hanno deciso di impostare i parametri della loro analisi riducendo questa probabilità molto più di quanto non facciano normalmente gli scienziati. Questa scelta arbitraria ha reso statisticamente non significativa l'associazione tra olio di pesce e riduzione del rischio cardiovascolare. Harris ha spiegato che mantenendo i parametri statistici standard sarebbe invece risultato che l'olio di pesce riduce del 9% il rischio di morte a causa di una malattia del cuore. Delle 16 analisi di questo tipo fatte su diversi argomenti e pubblicate da JAMA nel 2012, quella di Rizos è l'unica ad aver cambiato i parametri statistici. Questa scelta del tutto soggettiva ha trasformato un effetto favorevole degli omega 3 in un non effetto. Quantità troppo basse di omega 3? Harris si è soffermato anche su un altro aspetto tecnico degli studi coinvolti in questa analisi, precisando che nell'84% dei casi gli Omega-3 sono stati assunti sotto forma di esteri etilici. Secondo recenti ricerche questa particolare forma di omega 3 viene assorbita molto poco se assunta a stomaco vuoto (24). Ciò significa che, in realtà, la maggior parte dei 70.000 individui coinvolti nell'analisi potrebbe aver assunto dosi di Omega 3 troppo basse per poter avere dei benefici. E' giusto generalizzare i risultati? Se quelli riguardante la statistica e le dosi assunte sono dettagli piuttosto tecnici, l'interpretazione dei risultati lo è molto meno e secondo Harris le conclusioni cui sono giunti Rizos e colleghi sono troppo nette. L'esperto sottolinea che, proprio in base alle conoscenze attuali sui benefici dell'assunzione di Omega-3, sarebbe stato più corretto fare delle distinzioni basate sul quadro clinico dei pazienti che hanno assunto questi acidi grassi. Harris è, ad esempio, d'accordo sul fatto che in pazienti di età media pari a 63 anni cui è stata diagnosticata una malattia cardiovascolare e che stanno seguendo una terapia medica ottimale l'assunzione di circa 1 grammo al giorno di Omega-3 per 2 anni non riduce i rischi per cuore e arterie più di quanto non facciano le cure mediche già in corso. La situazione potrebbe essere diversa per chi assume dosi maggiori di Omega-3 o ne assume 1 grammo, ma per più di 2 anni. L'analisi di Rizo, inoltre, non dimostra che gli Omega-3 non danno nessun beneficio a pazienti in una fase più precoce della malattia o che non stanno ricevendo cure ottimali. Per questi motivi secondo Harris i risultati di questa ampia analisi non possono essere applicati alla realtà. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie della ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Riferimenti bibliografici (1)     Rizos EC, Ntzani EE, Bika E, Kostapanos MS, Elisaf MS. Association between omega-3 fatty acid supplementation and risk of major cardiovascular disease events: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;308:1024-1033. (2)     Burr ML, Fehily AM, Gilbert JF, Rogers S, Holliday RM, Sweetnam PM, Elwood PC, Deadman NM. Effects of changes in fat, fish, and fibre intakes on death and myocardial reinfarction: diet and reinfarction trial (DART). Lancet 1989;2:757-761. (3)     Burr ML, Ashfield-Watt PA, Dunstan FD, Fehily AM, Breay P, Ashton T, Zotos PC, Haboubi NA, Elwood PC. Lack of benefit of dietary advice to men with angina: results of a controlled trial. Eur J Clin Nutr 2003;57:193-200. (4)     Kwak SM, Myung SK, Lee YJ, Seo HG. Efficacy of Omega-3 Fatty Acid Supplements (Eicosapentaenoic Acid and Docosahexaenoic Acid) in the Secondary Prevention of Cardiovascular Disease: A Meta-analysis of Randomized, Double-blind, Placebo- Controlled Trials. Arch Intern Med 2012. (5)     Marchioli R, Barzi F, Bomba E, Chieffo C, et al. Early protection against sudden death by n-3 polyunsaturated fatty acids after myocardial infarction: time-course analysis of the results of the Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell'Infarto Miocardico (GISSI)-Prevenzione. Circulation 2002;105:1897-1903. (6)     Yokoyama M, Origasa H, Matsuzaki M, Matsuzawa Y, et al. Effects of eicosapentaenoic acid on major coronary events in hypercholesterolaemic patients (JELIS): a randomised open-label, blinded endpoint analysis. Lancet 2007;369:1090-1098. (7)     Boekholdt SM, Arsenault BJ, Mora S, Pedersen TR, et al. Association of LDL cholesterol, non-HDL cholesterol, and apolipoprotein B levels with risk of cardiovascular events among patients treated with statins: a meta-analysis. JAMA 2012;307:1302-1309. (8)     Lopez-Olivo MA, Tayar JH, Martinez-Lopez JA, Pollono EN, et al. Risk of malignancies in patients with rheumatoid arthritis treated with biologic therapy: a meta-analysis. JAMA 2012;308:898-908. (9)     Den Ruijter HM, Peters SA, Anderson TJ, Britton AR, et al. Common carotid intima- media thickness measurements in cardiovascular risk prediction: a meta-analysis. JAMA 2012;308:796-803. (10)   Mustafic H, Jabre P, Caussin C, Murad MH, Escolano S, Tafflet M, Perier MC, Marijon E, Vernerey D, Empana JP, Jouven X. Main air pollutants and myocardial infarction: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;307:713-721. (11)   Jackson JL, Kuriyama A, Hayashino Y. Botulinum toxin A for prophylactic treatment of migraine and tension headaches in adults: a meta-analysis. JAMA 2012;307:1736-1745. (12)   Preiss D, Tikkanen MJ, Welsh P, Ford I, et al. Lipid-modifying therapies and risk of pancreatitis: a meta-analysis. JAMA 2012;308:804-811. (13)   Hempel S, Newberry SJ, Maher AR, Wang Z, et al. Probiotics for the prevention and treatment of antibiotic-associated diarrhea: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;307:1959-1969. (14)   Bolton KL, Chenevix-Trench G, Goh C, Sadetzki S, et al. Association between BRCA1 and BRCA2 mutations and survival in women with invasive epithelial ovarian cancer. JAMA 2012;307:382-390. (15)   Ekelund U, Luan J, Sherar LB, Esliger DW, Griew P, Cooper A. Moderate to vigorous physical activity and sedentary time and cardiometabolic risk factors in children and adolescents. JAMA 2012;307:704-712. (16)   Januel JM, Chen G, Ruffieux C, Quan H, et al. Symptomatic in-hospital deep vein thrombosis and pulmonary embolism following hip and knee arthroplasty among patients receiving recommended prophylaxis: a systematic review. JAMA 2012;307:294-303. (17)   Chico RM, Mayaud P, Ariti C, Mabey D, Ronsmans C, Chandramohan D. Prevalence of malaria and sexually transmitted and reproductive tract infections in pregnancy in sub- Saharan Africa: a systematic review. JAMA 2012;307:2079-2086. (18)   Matsushita K, Mahmoodi BK, Woodward M, Emberson JR, et al. Comparison of risk prediction using the CKD-EPI equation and the MDRD study equation for estimated glomerular filtration rate. JAMA 2012;307:1941-1951. (19)   Udell JA, Wang CS, Tinmouth J, FitzGerald JM, Ayas NT, Simel DL, Schulzer M, Mak E, Yoshida EM. Does this patient with liver disease have cirrhosis? JAMA 2012;307:832-842. (20)   Reddy M, Gill SS, Wu W, Kalkar SR, Rochon PA. Does this patient have an infection of a chronic wound? JAMA 2012;307:605-611. (21)   Nishijima DK, Simel DL, Wisner DH, Holmes JF. Does this adult patient have a blunt intra-abdominal injury? JAMA 2012;307:1517-1527. (22)   Kris-Etherton PM, Harris WS, Appel LJ. Fish consumption, fish oil, omega-3 fatty acids, and cardiovascular disease. Circulation 2002;106:2747-2757. (23)   Frishman WH. Importance of medication adherence in cardiovascular disease and the value of once-daily treatment regimens. Cardiol Rev 2007;15:257-263. (24)   Davidson MH, Kling D, Maki KC. Novel developments in omega-3 fatty acid-based strategies. Curr Opin Lipidol 2011;22:437-444.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • L'indice omega-3: nuovo fattore di rischio per un cuore in perfetta salute?

    Bassi livelli di omega-3: problema futuro per cuori sani nel presente L'evidenza scientifica dimostra che il livello degli acidi grassi omega-3 nel sangue può essere un nuovo fattore di rischio e propone un nuovo strumento diagnostico - l'Indice Omega-3 - che può essere usato facilmente da chiunque. Questo nuovo strumento diagnostico, consistente in una quantificazione del profilo degli acidi grassi in un individuo, potrebbe aiutare medici e pazienti a rischio di cardiopatie a raggiungere quei livelli adeguati di acidi grassi omega-3 che, come risulta dalle ultime ricerche scientifiche, assicurano una misurabile riduzione del rischio di infarto e mortalità improvvisa. “Per affrontare il problema del cosiddetto “colesterolo cattivo” (LDL) in futuro le associazioni dei cardiologi potrebbero a ragione raccomandare il consumo di EPA e DHA come intervento terapeutico cruciale per supportare la salute del cuore” scrivono Clemens von Schacky della Ludwig-Maximilians-Universitat in Munich e il prof. William Harris dell’ University of South Dakota. Numerose ricerche nel tempo hanno abbinato il consumo di  acidi grassi omega-3 a tutta una serie di effetti benefici: per la salute del cuore, lo sviluppo ottimale del nascituro in gravidanza, la salute delle articolazioni, il miglioramento dell’umore e del comportamento, la prevenzione di certe tipologie di tumore. La nuova revisione di studi pubblicata on-line sul Cardiovascular Research ha preso in esame un insieme di studi epidemiologici e quattro studi di intervento su larga scala concludendo che l’evidenza scientifica supporta i benefici derivanti dal consumo di omega-3 sulla salute del cuore. Il meccanismo dietro tali effetti benefici si ritiene sia l’incorporazione di EPA e DHA a livello delle membrane delle cellule cardiache, spiegano i ricercatori Von Schacky e Harris. Questi acidi grassi vanno a rimpiazzare quelli presenti alterando in maniera positiva le proprietà delle cellule stesse. I cambiamenti in questione riguardano la dilatazione dei vasi sanguigni a favore di un miglioramento del flusso ematico. A ciò segue una riduzione degli eventi infiammatori e un abbassamento del tasso dei trigliceridi nel sangue. Dato che gli omega-3 entrano a far parte della composizione delle membrane cellulari potrebbe essere fondamentale misurare il contenuto di omega-3 a livello delle cellule cardiache come marker primario del rischio cardiovascolare, sostengono Von Schacky e Harris. “La possibilità che gli omega-3 possano fungere da biomarker ed avere quindi un’utilità di prognosi clinica dovrebbe essere considerata seriamente”. Proprio sulla scia delle suddette osservazioni Von Schacky e Harris propongono “l’indice omega-3” definito come la percentuale di EPA e DHA rispetto alle altre categorie di grassi presenti a livello della membrana dei globuli rossi come nuovo strumento di diagnosi nella prevenzione primaria. In base ai dati presenti nella letteratura scientifica i ricercatori hanno calcolato che un indice omega-3 dell’8% o superiore è relazionabile ad una riduzione del 90% del rischio di morte cardiaca improvvisa rispetto a un valore del 4% o inferiore. “Una dose standard di un grammo di omega-3 al giorno, EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), raccomandato dalle associazioni dei cardiologi è probabilmente ben lontano dall’introito di omega-3 ideale per ognuno di noi, dal momento che non solo la dose standard ma anche il tipo di alimentazione, il nostro background genetico, l’indice di massa corporea e l’associazione di tanti altri fattori stanno alla base del profilo di acidi grassi omega-3 di una data persona” scrivono gli studiosi. Il rischio di trovare sostanze inquinanti nei pesci oleosi, come mercurio, diossine e policlorobenzeni (PCBs) ha portato alcuni a ridurre il consumo di pesce fresco malgrado le opposte considerazioni sul fatto che i benefici superino di gran lunga i rischi.   Al tempo stesso i consumatori cercano sempre più omega-3 da fonti più sicure. Von Schacky e Harris raccomandano che gli agenti inquinanti siano categoricamnte da evitare.   • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte    Wolk A, Larsson SC, Johansson JE, Ekman P. Long-term fatty fish consumption and renal cell carcinoma incidence in women. JAMA. 2006 Sep 20;296(11):1371-6.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Studio scopre gli omega-3 sono antiossidanti protettivi per il cuore

    Omega-3 EPA DHA: grandi antiossidanti protettivi per il cuore L'assunzione di olio di pesce ricco di Omega tre aumenta l'espressione di geni antiossidanti e riduce quella di geni che aumentano l'ossidazione. Gli Omega-3 potrebbero svolgere un'azione antiossidante basata sulla regolazione dell'espressione dei geni responsabili dell'ossidazione. A svelare la nuova potenziale azione di questi acidi grassi è un gruppo di ricercatori della Leibniz University di Hannover (Germania). In uno studio pubblicato su Nutrition and Metabolism gli scienziati hanno scoperto che l'olio di pesce, ricco di Omega-3, aumenta l'espressione di enzimi antiossidanti, riducendo, allo stesso tempo, quella di enzimi che favoriscono l'ossidazione. L'effetto è particolarmente significativo nei pazienti con livelli di grassi anomali nel sangue, ma è stato osservato per la prima volta anche in chi non soffre di problemi di questo tipo. Omega-3, antinfiammatori e antiossidanti? I benefici per la salute legati a un elevato consumo di cibi ricchi di Omega-3 o di supplementi contenenti questi acidi grassi sono noti da molto tempo e riguardano sia l'apparato cardiovascolare, sia quello nervoso e altri organi e tessuti umani. Una delle principali azioni svolte da questi nutrienti è di tipo antinfiammatorio. Mentre altri grassi (gli Omega-6) favoriscono la produzione di molecole pro-infiammatorie, gli Omega-3 sono i precursori di sostanze che riducono i livelli di infiammazione. Tuttavia, da tempo si discute sull'effetto dell'aumento del consumo di Omega-3 sui livelli di ossidazione delle cellule. Infatti gli acidi grassi insaturi, classe di molecole cui appartengono anche questi nutrienti, una volta nell'organismo possono essere ossidati, aumentando, così, il livello di ossidazione generale. Già in passato uno studio ha svelato che l'assunzione di Omega-3 non è associata a un aumento dello stato di ossidazione. I risultati ottenuti in questa nuova ricerca supportano ulteriormente l'ipotesi che aumentare l'assunzione di questi acidi grassi non aumenta l'ossidazione, anzi, potrebbe ridurla. Un'azione indipendente dalla malattia I ricercatori hanno somministrato 2,7 grammi di olio di pesce al giorno per 12 settimane a 10 uomini con livelli di lipidi nel sangue nella norma e ad altri 10 uomini che, invece, avevano problemi con le concentrazioni di grassi nel sangue. L'analisi dell'espressione dei geni ha svelato che sia nei partecipanti sani, sia in quelli con livelli di lipidi ematici anomali l'olio dei pesci ha indotto l'attività di geni codificanti per enzimi antiossidanti e ridotto quella di geni codificanti per enzimi che aumentano l'ossidazione. I ricercatori hanno spiegato che l'effetto finale è la generazione di un bilancio ottimale dello stato ossidativo basato sulla regolazione dell'espressione dei geni. Oltre a questo fenomeno gli autori hanno osservato anche un miglioramento dei livelli di Omega-3 nel sangue, più simili a quelli che riducono al minimo il rischio di morte cardiaca improvvisa. Sulla base di questi risultati i ricercatori hanno concluso che l'assunzione di supplementi a base di Omega-3 potrebbe proteggere il cuore anche attraverso un effetto antiossidante. Ulteriori studi permetteranno di capire più a fondo l'effetto finale dell'azione svolta da questi acidi grassi sui geni coinvolti nei processi di ossidazione delle cellule.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Schmidt S, Stahl F, Mutz KO, Scheper T, Hahn A, Schuchardt JP, “Transcriptome-based identification of antioxidative gene expression after fish oil supplementation in normo- and dyslipidemic men”, Nutr Metab (Lond). 2012 May 23;9(1):45    


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Omega-3 proteggono il cuore dal mercurio presente nel pesce

    Omega-3: l'olio di pesce difende il cuore dal mercurio nel pesce Il consumo di pesce può aumentare l'assunzione di mercurio dannoso per il cuore, ma gli Omega-3 di origine marina contrastano gli effetti di questo metallo. L'accumulo di mercurio nell'organismo aumenta il rischio di infarto, ma elevate concentrazioni degli Omega-3 presenti nel pesce proteggono il sistema cardiovascolare dagli effetti dannosi di questo nemico della salute. La scoperta arriva dall'Università di Umeå (Svezia), dove un gruppo di scienziati guidati dalla ricercatrice Maria Wennberg ha voluto chiarire i rischi associati all'esposizione a questo metallo, di cui possono essere ricchi gli stessi pesci da cui l'organismo ricava gli Omega-3. I risultati dei loro studi sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition1. Rischi e benefici di un'alimentazione ricca di pesce Da quando, a partire dagli anni '70 del secolo scorso, i ricercatori hanno scoperto i benefici per l'apparato cardiovascolare associati al consumo di Omega-3, per proteggere la salute cardiovascolare gli esperti hanno raccomandato il consumo di alimenti ricchi di questi nutrienti. Fra questi spiccano i pesci grassi come il tonno, le aringhe, il salmone e lo sgombro. Un elevato consumo di pesce di questo tipo aumenta, però, il rischio di assumere mercurio, un metallo pericoloso per la salute. In generale, i metalli pesanti sono tossici per il sistema nervoso, soprattutto quello del feto e dei bambini. Non solo, già in passato alcuni studi avevano associato l'esposizione al mercurio contenuto nel pesce a un aumento del rischio di infarto. L'esistenza di questo legame è stato confermato anche dalla ricerca di Wennberg e colleghi. Un effetto nocivo contrastato dagli Omega-3 Gli autori dello studio hanno analizzato i livelli di mercurio presente nel sangue e nei capelli di più di 1.600 uomini in Svezia e in Finlandia. Fra questi, 572 avevano avuto un infarto del miocardio. Combinando i risultati di queste analisi con i dati riguardanti la salute e lo stile di vita dei partecipanti è stato scoperto che bastano 3 microgrammi di mercurio accumulati in 1 grammo di capelli per aumentare il rischio di infarto. Tuttavia, questa associazione è valida solo per chi ha bassi livelli di Omega-3 nell'organismo. Infatti i livelli di mercurio necessari per aumentare i rischi corsi dal cuore sono più elevati se sono presenti anche quantità elevate di Omega-3. In altre parole, mercurio e Omega-3 influenzano in modo opposto la probabilità di avere un infarto. Proteggersi dal mercurio con il pesce Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che il rischio di attacco cardiaco possa essere ridotto aumentando il consumo di pesce ricco di Omega-3, ma povero di mercurio. Wennberg ha ribadito la necessità di mangiare pesce 2-3 volte alla settimana, precisando, però, che la scelta migliore per evitare di assumere troppo mercurio è quella di preferire pesci grassi non-predatori (come il salmone). Infatti i pesci che si trovano in cima alla catena alimentare, come lo sgombro reale, possono accumulare molto più mercurio rispetto ad altre specie. Per questo motivo non dovrebbero essere mangiati più di una volta alla settimana. In alternativa, gli Omega-3 possono essere assunti sotto forma di olio di pesce purificato dal mercurio. In questo caso verrebbero eliminati i rischi per il cuore, mentre i benefici resterebbero intatti.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Wennberg M, Strömberg U, Bergdahl IA, Jansson JH, Kauhanen J, Norberg M, Salonen JT, Skerfving S, Tuomainen TP, Vessby B, Virtanen JK, “Myocardial infarction in relation to mercury and fatty acids from fish: a risk-benefit analysis based on pooled Finnish and Swedish data in men”, Am J Clin Nutr. 2012 Aug 15. [Epub ahead of print]        


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare, Olio di pesce ed è stato taggato con

  • The JAMA Omega-3 Meta-analayis was Flawed

    By William S. Harris, PhD The most recent meta-analysis of omega-3 fatty acids and CVD was published in September 2012 by Rizos et al.1 These authors included 20 randomized controlled studies that primarily used omega-3 capsules whether placebo-controlled or open label. They also included the two dietary advice studies from Burr et al.2,3  This was an improvement on an earlier meta-analysis in 20124 that did not include four major non-placebo controlled trials.2,3,5,6 Nevertheless, Rizos et al. concluded that there was no statistically significant effect of omega-3 supplements on risk for cardiovascular disease. The primary reason why they reached this conclusion was because they inflated the critical value for significance to 0.006 instead of the standard 0.05. With this statistical maneuver, their conclusion – which should have been that fish oil supplementation significantly reduced risk for cardiac death by 9% (relative risk reduction of 0.91; 95% CI, 0.85 to 0.98; p=0.01) - was that there was no effect of fish oil on cardiovascular disease. The authors justified this on the basis of needing to correct for “multiple testing,” a practice rarely done in meta-analyses. In fact, 16 meta-analyses 1,7-21 were published in JAMA during the first 9 months of 2012, and Rizos et al. was the only one to adjust for multiple testing and the only one to not use the standard 95% confidence interval to draw their conclusions. Why the rules changed for this analysis is not clear, but what is clear is that their conclusion driven by a subjective interpretation of the data, not by standard statistical practices, that turned a favorable effect into a non-effect. Even if their conclusions had been statistically sound, they should have been much more nuanced in their conclusions. They said, “Our findings do not justify the use of omega-3 as a structured intervention in everyday clinical practice or guidelines supporting dietary omega-3 PUFA administration” (and here they referenced the 2002 American Heart Association guidelines22). A more accurate and less sweeping conclusion should have been something like, “In patients of average age 63, with existing cardiovascular disease and under optimal medical care, the administration of about 1 g of EPA+DHA for about 2 years [median duration in their analysis] did not significantly reduce risk for major clinical outcomes.” Their study does not show that treating with a higher dose for a longer period of time, or treating patients earlier in the disease process or those who are not receiving “optimal medical therapy” will not be beneficial. Other problems with their conclusions included the fact that very few people are actually “on optimal medical therapy,” with non-compliance rates around 50% within a year of getting a prescription23. So the findings of research trials cannot always be extrapolated to the real world. Finally, 84% of the subjects in the Rizos meta-analysis were taking ethyl esters. It is now becoming clear that taking ethyl esters on an empty stomach (as opposed to with a meal) results in very poor absorption24. So the true dose may have been even smaller than the average of 1 g that characterized these studies. In summary, Rizos et al. were too conservative in their analysis and they were not circumspect in drawing their conclusions. It may be true that nowadays 1 g of EPA+DHA does not have the marked impact on heart disease risk that we came to expect after GISSI-Prevenzione, but it is still the nutritional factor with the strongest evidence for cardioprotection.   William S. Harris, PhD President, OmegaQuant Analytics 2329 N. Career Ave, Ste 113 Sioux Falls, SD 57107 (605) 271-6917 (913) 302-9433 (cell) bill@omegaquant.com Professor of Medicine Sanford School of Medicine University of South Dakota Sioux Falls, SD   Reference List (1)     Rizos EC, Ntzani EE, Bika E, Kostapanos MS, Elisaf MS. Association between omega-3 fatty acid supplementation and risk of major cardiovascular disease events: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;308:1024-1033. (2)     Burr ML, Fehily AM, Gilbert JF, Rogers S, Holliday RM, Sweetnam PM, Elwood PC, Deadman NM. Effects of changes in fat, fish, and fibre intakes on death and myocardial reinfarction: diet and reinfarction trial (DART). Lancet 1989;2:757-761. (3)     Burr ML, Ashfield-Watt PA, Dunstan FD, Fehily AM, Breay P, Ashton T, Zotos PC, Haboubi NA, Elwood PC. Lack of benefit of dietary advice to men with angina: results of a controlled trial. Eur J Clin Nutr 2003;57:193-200. (4)     Kwak SM, Myung SK, Lee YJ, Seo HG. Efficacy of Omega-3 Fatty Acid Supplements (Eicosapentaenoic Acid and Docosahexaenoic Acid) in the Secondary Prevention of Cardiovascular Disease: A Meta-analysis of Randomized, Double-blind, Placebo- Controlled Trials. Arch Intern Med 2012. (5)     Marchioli R, Barzi F, Bomba E, Chieffo C, et al. Early protection against sudden death by n-3 polyunsaturated fatty acids after myocardial infarction: time-course analysis of the results of the Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell'Infarto Miocardico (GISSI)-Prevenzione. Circulation 2002;105:1897-1903. (6)     Yokoyama M, Origasa H, Matsuzaki M, Matsuzawa Y, et al. Effects of eicosapentaenoic acid on major coronary events in hypercholesterolaemic patients (JELIS): a randomised open-label, blinded endpoint analysis. Lancet 2007;369:1090-1098. (7)     Boekholdt SM, Arsenault BJ, Mora S, Pedersen TR, et al. Association of LDL cholesterol, non-HDL cholesterol, and apolipoprotein B levels with risk of cardiovascular events among patients treated with statins: a meta-analysis. JAMA 2012;307:1302-1309. (8)     Lopez-Olivo MA, Tayar JH, Martinez-Lopez JA, Pollono EN, et al. Risk of malignancies in patients with rheumatoid arthritis treated with biologic therapy: a meta-analysis. JAMA 2012;308:898-908. (9)     Den Ruijter HM, Peters SA, Anderson TJ, Britton AR, et al. Common carotid intima- media thickness measurements in cardiovascular risk prediction: a meta-analysis. JAMA 2012;308:796-803. (10)   Mustafic H, Jabre P, Caussin C, Murad MH, Escolano S, Tafflet M, Perier MC, Marijon E, Vernerey D, Empana JP, Jouven X. Main air pollutants and myocardial infarction: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;307:713-721. (11)   Jackson JL, Kuriyama A, Hayashino Y. Botulinum toxin A for prophylactic treatment of migraine and tension headaches in adults: a meta-analysis. JAMA 2012;307:1736-1745. (12)   Preiss D, Tikkanen MJ, Welsh P, Ford I, et al. Lipid-modifying therapies and risk of pancreatitis: a meta-analysis. JAMA 2012;308:804-811. (13)   Hempel S, Newberry SJ, Maher AR, Wang Z, et al. Probiotics for the prevention and treatment of antibiotic-associated diarrhea: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;307:1959-1969. (14)   Bolton KL, Chenevix-Trench G, Goh C, Sadetzki S, et al. Association between BRCA1 and BRCA2 mutations and survival in women with invasive epithelial ovarian cancer. JAMA 2012;307:382-390. (15)   Ekelund U, Luan J, Sherar LB, Esliger DW, Griew P, Cooper A. Moderate to vigorous physical activity and sedentary time and cardiometabolic risk factors in children and adolescents. JAMA 2012;307:704-712. (16)   Januel JM, Chen G, Ruffieux C, Quan H, et al. Symptomatic in-hospital deep vein thrombosis and pulmonary embolism following hip and knee arthroplasty among patients receiving recommended prophylaxis: a systematic review. JAMA 2012;307:294-303. (17)   Chico RM, Mayaud P, Ariti C, Mabey D, Ronsmans C, Chandramohan D. Prevalence of malaria and sexually transmitted and reproductive tract infections in pregnancy in sub- Saharan Africa: a systematic review. JAMA 2012;307:2079-2086. (18)   Matsushita K, Mahmoodi BK, Woodward M, Emberson JR, et al. Comparison of risk prediction using the CKD-EPI equation and the MDRD study equation for estimated glomerular filtration rate. JAMA 2012;307:1941-1951. (19)   Udell JA, Wang CS, Tinmouth J, FitzGerald JM, Ayas NT, Simel DL, Schulzer M, Mak E, Yoshida EM. Does this patient with liver disease have cirrhosis? JAMA 2012;307:832-842. (20)   Reddy M, Gill SS, Wu W, Kalkar SR, Rochon PA. Does this patient have an infection of a chronic wound? JAMA 2012;307:605-611. (21)   Nishijima DK, Simel DL, Wisner DH, Holmes JF. Does this adult patient have a blunt intra-abdominal injury? JAMA 2012;307:1517-1527. (22)   Kris-Etherton PM, Harris WS, Appel LJ. Fish consumption, fish oil, omega-3 fatty acids, and cardiovascular disease. Circulation 2002;106:2747-2757. (23)   Frishman WH. Importance of medication adherence in cardiovascular disease and the value of once-daily treatment regimens. Cardiol Rev 2007;15:257-263. (24)   Davidson MH, Kling D, Maki KC. Novel developments in omega-3 fatty acid-based strategies. Curr Opin Lipidol 2011;22:437-444.  


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 diminuiscono il rischio cardiovascolare in caso di angioplastica

    Angioplastica: meno rischi al cuore assumendo gli Omega 3 Assumere Omega 3 aumenta l'efficacia dei farmaci antiaggreganti piastrinici: riduce i rischi per il cuore e le arterie dei pazienti portatori di una mutazione genetica che aumenta il rischio cardiovascolare in chi si sottopone a un'angioplastica con palloncino. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori Jagiellonian University Medical College di Cracovia (Polonia). I risultati dei loro studi sono stati pubblicati dalla rivista Kardiologia Polska1. Piastrine, quando la coagulazione è un problema Le piastrine sono componenti del sangue indispensabili per la sopravvivenza. Grazie a questi piccoli elementi l'organismo è in grado di riparare eventuali ferite che altrimenti porterebbero a perdite di sangue incompatibili con la vita. In alcune situazioni la loro capacità di aggregarsi per riparare i tessuti può avere degli effetti collaterali: è il caso della trombosi. Le piastrine sono coinvolte nella formazione delle placche aterosclerotiche. Le placche aterosclerotiche sono ispessimenti della parete dei vasi sanguigni che ostacolano il flusso sanguigno e aumentano il rischio di disturbi come angina pectoris o infarto del miocardio. Una situazione clinica pericolosa, che si accentua sia nei soggetti colpiti da ictus o da infarto infarto, sia in coloro che hanno ricevuto una diagnosi della presenza di tali placche. Per questo motivo i pazienti ad elevato rischio cardiovascolare devono assumere dei farmaci antiaggreganti, come l'aspirina o il clopidogrel. Contrastare la formazione di coaguli: perché gli Omega-3? Gli acidi grassi di origine alimentare Omega-3 riescono a contrastare la formazione dei coaguli: lo dimostrano diversi studi. A beneficiare di questa azione possono essere sia gli individui sani sia quelli che hanno già avuto a che fare con una malattia dell'apparato cardiovascolare. In particolare, gli Omega-3 contrastano l'aggregazione delle piastrine e riducono la formazione della trombina, una proteina che favorisce la coagulazione. I ricercatori polacchi si sono chiesti se questi acidi grassi fossero in grado di svolgere questa attività anche nel caso di pazienti sui quali gli anticoagulanti hanno un'efficacia limitata a causa di una mutazione genetica, soffermandosi sul caso del clopidogrel. Per poter svolgere la sua azione, questo farmaco deve essere modificato dall'attività della proteina CYP2C19. Tuttavia il 28% circa delle persone di pelle bianca possiede almeno una copia mutata del gene che codifica per questa proteina che impedisce il corretto utilizzo del clopidogrel. Nei pazienti portatori di questa mutazione il farmaco ha un'efficacia limitata: i rischi per l'apparato cardiovascolare sono di conseguenza maggiori. Angioplastica: più sicura grazie agli acidi grassi I ricercatori hanno fatto assumere quotidianamente una combinazione di aspirina, clopidogrel e Omega-3 che dovevano sottoporsi a un'angioplastica con palloncino, e affetti da disturbi cardiovascolari. Il trattamento, proseguito per 1 mese, ha permesso di aumentare l'efficacia del clopidogrel proprio nei pazienti portatori di questa mutazione. Per i ricercatori questa azione, unita alla proprietà di ridurre la formazione della trombina, rende gli Omega-3 un possibile rimedio da somministrare in contemporanea alle terapie antiaggreganti nei pazienti sottoposti ad angioplastica con palloncino.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Gajos G, Zalewski J, Nessler J, Zmudka K, Undas A, Piwowarska W, “Polyunsaturated omega-3 fatty acids improve responsiveness to clopidogrel after percutaneous coronary intervention in patients with cytochrome P450 2C19 loss-of-function polymorphism”, Kardiol Pol. 2012;70(5):439-45


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Arterie e vasi sanguigni ed è stato taggato con

  • Il DHA mantiene il cuore in salute grazie all'azione sui mitocondri

    Omega 3 DHA: cuore più sano grazie all'azione sui mitocondri Confermati i benefici degli Omega 3 per il cuore: l'acido grasso DHA introdotto attraverso l'alimentazione protegge infatti i mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula. Assumere questi nutrienti permette di modificare  la composizione delle membrane di questi elementi cellulari e ridurre quindi la probabilità che la stessa cellula possa morire. La conferma arriva dalle pagine della rivista Current Opinion in Clinical Nutrion and Metabolic Care1, sulle quali i ricercatori dell'Università del Maryland di Baltimora (Usa) hanno pubblicato un'analisi dettagliata delle ultime scoperte effettuate a tal proposito. Omega-3: i grassi che fanno bene alla salute I grassi sono molecole fondamentali per il nostro organismo: un consumo eccessivo di questi nutrienti può essere però dannoso per la salute. Tuttavia esistono degli acidi grassi che svolgono un'azione positiva a diversi livelli e che possono essere assunti solo attraverso l'alimentazione: gli Omega-3. Gli Omega-3 sono nutrienti di cui sono ricchi vari alimenti: pesci grassi, come tonno, salmone, sgombro; alcuni alimenti di origine vegetale, soprattutto le noci. I benefici di queste molecole sono stati scoperti studiando le popolazioni eschimesi della Groenlandia, caratterizzate da bassissima incidenza di malattie cardiovascolari . Gli scienziati sono riusciti a dimostrare che questa fortunata caratteristica era associata all'elevato consumo di pesce ricco di Omega-3 tipico di queste popolazioni. Anni di ricerche hanno confermato il ruolo protettivo di questi acidi grassi nei confronti di cuore e arterie e hanno altresì dimostrato che gli Omega-3 sono importanti per il sistema nervoso nonché per la salute dell'organismo in generale. Gli autori si sono concentrati sugli effetti dell'assunzione a livello dei mitocondri presenti nelle cellule del cuore proprio per la stretta associazione tra questi acidi grassi e il sistema cardiovascolare. DHA per dare energia al cuore L'analisi dei dati raccolti nella letteratura scientifica dimostra che assumere Omega-3 con l'alimentazione influenza profondamente la composizione delle membrane dei mitocondri, e di conseguenza il loro funzionamento. I DHA svolge un ruolo predominante in questo fenomeno. È uno degli Omega-3 di cui è ricco il pesce grasso. Assumere DHA aumenta le sue concentrazioni nelle membrane mitocondriali e riduce i livelli di acido arachidonico, molecola coinvolta nei processi infiammatori. Il DHA aumenta inoltre i livelli di cardiolipina, molecola essenziale per il funzionamento di questi elementi cellulari. Infine, questo Omega-3 diminuisce la probabilità che i mitocondri vadano incontro a un fenomeno noto come “transizione di permeabilità”, che spesso porta alla morte delle cellule. L'effetto del DHA è superiore rispetto a quello di altri Omega-3, che modificano in modo più limitato la composizione delle membrane mitocondriali. Le conferme Per gli autori questa analisi conferma che arricchire la propria dieta di Omega-3, soprattutto di DHA, aiuta a proteggere il cuore attraverso meccanismi che coinvolgono direttamente le “centrali energetiche” delle cellule cardiache.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Stanley WC, Khairallah RJ, Dabkowski ER, “Update on lipids and mitochondrial function: impact of dietary n-3 polyunsaturated fatty acids”, Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2012 Mar;15(2):122-6


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Rischio di arresto cardiaco: con gli Omega-3 si riduce del 15%

    Rischio infarto: 15% in meno di possibilità assumendo olio di pesce Consumare maggiori quantità di Omega tre con il conseguente aumento dei loro livelli nel sangue può ridurre fin del 15% il rischio di arresto cardiaco. A confermare i benefici degli Omega-3 per il cuore è un'analisi pubblicata sulla rivista Clinical Nutrion1. I suoi autori, guidati dagli esperti del Brigham and Women's Hospital e dell'Università di Harvard di Boston (Stati Uniti), hanno revisionato gli studi condotti fino ad oggi e hanno concluso che questi acidi grassi esercitano realmente un effetto protettivo nei confronti del cuore. Arresto cardiaco: gli indizi dell'utilità degli Omega-3 I benefici degli Omega-3 per la salute sono diversi. Ad esserne coinvolti sono diversi organi, dal cervello alle articolazioni, dalla pelle agli occhi. La maggior parte degli studi sui loro effetti riguarda il sistema cardiovascolare. Le prime ipotesi dell'esistenza di un legame tra il consumo di questi acidi grassi e la salute di cuore e vasi sanguigni risalgono a circa 40 anni fa. Diversi ricercatori hanno cercato da allora di verificare questa ipotesi, e i dati a suo sostegno sono diventati sempre più numerosi. Fra questi, molti indicano che gli Omega-3 riducono la mortalità in caso di arresto cardiaco. Gli indizi di un'influenza sull'incidenza di questo evento sono invece più frammentari. Più Omega-3, meno attacchi di cuore Per cercare di chiarire questo aspetto, i ricercatori di Boston hanno confrontato i risultati ottenuti nei 7 studi più rilevanti pubblicati prima di fine agosto del 2011. L'analisi ha riguardato i dati relativi a 176.441 individui, per un totale di 5.480 casi di arresto cardiaco. Gli autori hanno calcolato che i soggetti con livelli di Omega-3 più elevati sono esposti un rischio di arresto cardiaco inferiore del 14% rispetto a chi ne ha quantità più basse. L'effetto è simile in chi mangia pesce grasso ricco di Omega-3: i consumatori più assidui hanno il 15% di probabilità in meno di essere colpiti da questo evento. L'effetto protettivo è proporzionale alla quantità di pesce consumato: il rischio diminuisce del 5% ogni 15 grammi di pesce al giorno. In modo simile, un aumento del consumo giornaliero degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) di 125 milligrammi corrisponde a una riduzione del rischio di arresto cardiaco del 3%. Per gli esperti del settore questo effetto indica l'elevata potenzialità degli Omega-3 nella protezione della salute cardiovascolare. Protezione confermata I risultati di questa analisi avvalorano i dati emersi nel corso di studi passati che indicavano come il consumo di EPA e DHA potesse ridurre il rischio di attacco cardiaco. Secondo gli autori, alla base di questo effetto potrebbero esserci la capacità di pesce e Omega-3 di ridurre i livelli di trigliceridi e regolare quelli dei grassi totali nel sangue, di migliorare la funzionalità dei ventricoli, il battito cardiaco e lo stato infiammatorio.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Djoussé L, Akinkuolie AO, Wu JH, Ding EL, Gaziano JM, “Fish consumption, omega-3 fatty acids and risk of heart failure: A meta-analysis”, Clin Nutr. 2012 Jun 6.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 migliorano la salute di chi soffre di diabete e scompenso cardiaco

    Diabete e cuore: olio di pesce? Un toccasana per la salute! Assumere Omega-3 può migliorare lo stato di salute dei pazienti diabetici che soffrono di scompenso cardiaco. Studi clinici sui benefici degli Omega-3 presenti nella letteratura scientifica lo dimostrano ampiamente. I ricercatori dell'University of Alberta di Edmonton (Canada) hanno effettuato una revisione completa di tale documentazione: i risultati sono stai pubblicati sulla rivista Cardiovascular Drugs and Therapy1. Omega-3, i grassi “amici” del cuore Gli Omega-3 sono considerati acidi grassi “amici” della salute. Le prime notizie sui loro benefici risalgono agli anni Settanta del secolo scorso, quando è stato scoperto che l'incidenza di malattie cardiovascolari era particolarmente bassa nelle popolazioni groenlandesi che consumavano grandi quantità di pesce. Diversi studi dimostrano che cibi e integratori alimentari Omega-3 sono particolarmente utili per la salute del cuore e dei vasi sanguigni: questi nutrienti possono infatti ridurre le malattie cardiovascolari tra il 19 e il 45%. Un'alimentazione ricca di Omega-3 aumenta altresì l'efficacia delle statine, farmaci per diminuire i livelli di colesterolo. Allo stesso tempo la comparsa di seri effetti collaterali è molto rara. Gli esperti raccomandano a chi è a elevato rischio di malattie cardiovascolari di aumentare il consumo di Omega-3. Assumere Omega-3 in caso di diabete: un aiuto in più Chi soffre di scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca) può dover convivere anche con altre patologie, come il diabete. L'analisi condotta dai ricercatori canadesi dimostra che questi pazienti possono trarre particolare giovamento dall'assunzione di Omega-3: infatti questi nutrienti modificano e riducono i meccanismi molecolari delle cellule dell'organismo associati alla resistenza all'insulina, l'ormone che regola l'utilizzo degli zuccheri. In particolare, gli Omega-3 si legano ad alcune proteine presenti sulla membrana delle cellule e permettono di: ridurre la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori; migliorare il funzionamento delle cellule che accumulano i grassi. Il risultato finale è proprio una riduzione della resistenza all'insulina e un miglioramento dello stato di salute di chi soffre di diabete. Quanti Omega-3 assumere? Per gli esperti mentre la dose giornaliera raccomandata di Omega-3 è pari a 500 milligrammi: chi soffre di disturbi cardiovascolari dovrebbe assumerne almeno 1 grammo al giorno. Chi invece ha problemi di trigliceridi può assumere 3-4 grammi di Omega-3 al giorno: in questo modo è possibile ridurre i livelli del 20-50%. Mangiare 2 porzioni di pesce grasso alla settimana permette di introdurre nell'organismo dai 400 ai 500 mg di questi acidi grassi. Chi ha bisogno di assumerne quantità maggiori può assumere integratori alimentari di olio di pesce.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     • Per informarti meglio sugli Omega 3 ed una vasta gamma di integratori, ad esempio: integratori per la pelle, integratori per abbassare il colesterolo, integratori gravidanza e integratori allattamento, integratori memoria, quelli che contengono coenzima q10 e vitamina d3 clicca sui links appena forniti. • Per scoprire i vantaggi dell'olio di krill, un olio di pesce ricchissimo di Omega 3, utile anche per combattere il lupus eritematoso o disturbi durante e post allenamento sportivo come il broncospasmo, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Kazemian P, Kazemi-Bajestani SM, Alherbish A, Steed J, Oudit GY, “The Use of ω-3 Poly-Unsaturated Fatty Acids in Heart Failure: A Preferential Role in Patients with Diabetes”, Cardiovasc Drugs Ther. 2012 May 30. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Infezione da HIV: gli Omega-3 riducono i trigliceridi e aumentano il colesterolo buono

    HIV: con EPA e DHA trigliceridi più bassi e colesterolo buono più alto Un'alimentazione sana, arricchita di Omega 3 e povera di grassi saturi nonché di quelli totali, permette ai pazienti in terapia con antiretrovirali (terapia HIV) di diminuire i livelli di trigliceridi e di infiammazione e aumentare il colesterolo “buono”. E' questo quanto emerge da uno studio della School of Medicine della Tufts Univeristy (Boston, Stati Uniti), pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition1. Integrare con Omega-3 potrebbe essere una valida alternativa all'assunzione di ulteriori farmaci oltre a quelli di cui questi pazienti non possono fare a meno. HIV, trigliceridi e colesterolo Il livello di trigliceridi nel sangue dei pazienti affetti da HIV è in genere superiore alla norma. Viceversa, in questi pazienti le concentrazioni del cosiddetto colesterolo “buono” sono basse. La terapia antiretrovirale permette di tenere sotto controllo il virus: non ha però migliorato il profilo lipidico di questi individui. È necessario trovare rimedi per riportare i livelli di grassi ematici a quantità non pericolose per la salute. È altresì necessario ricordare che chi è infetto da HIV assume già una grande quantità di potenti farmaci. Per non correre il rischio di interazioni dannose, è preferibile non aggiungere ulteriori medicinali alla terapia. Perché gli Omega-3 possono essere utili in caso di infezione da HIV? Gli Omega-3 sono acidi grassi capaci di controllare i livelli di trigliceridi nel sangue. Non si tratta di farmaci, ma di nutrienti senza effetti collaterali. Non solo, studi precedenti a quello dei ricercatori di Boston avevano già suggerito che gli Omega-3 possono ridurre i trigliceridi anche nel sangue nei pazienti infetti da HIV. In particolare, una dose di questi acidi grassi variabile tra i 2 e i 6 grammi al giorno riesce a ridurre del 15-25% i livelli di trigliceridi anche in chi è in terapia con antiretrovirali. Omega-3, efficacia confermata da uno studio Quest'efficacia è stata confermata dalla ricerca pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition. 54 individui che stavano assumendo antiretrovirali hanno ricevuto per un totale di 13 settimane 6 grammi al giorno di Omega-3. Come controllo hanno ricevuto un placebo. Dopo 3 settimane i livelli di trigliceridi nel sangue di chi stava assumendo gli Omega-3 era passato dai 180 mg/dl iniziali a 114 mg/dl. Dopo altre 10 settimane la concentrazione era ulteriormente scesa a 110 mg/dl. Dopo 3 e 13 settimane i livelli di questi grassi in chi stava assumendo il placebo, inizialmente intorno ai 175 mg/dl, erano aumentati fino a 183 e 205 mg/dl. Allo stesso tempo, dopo 3 settimane di trattamento con Omega-3 i livelli totali di colesterolo erano passati da 208 mg/dl a 186 mg/dl. Questo effetto è risultato associato a un aumento del colesterolo “buono” al termine delle 13 settimane di sperimentazione. Infine, assumere Omega-3 ha permesso di ridurre i livelli di infiammazione, come dimostrato dalla riduzione dei livelli di acido arachidonico riscontrata solo in chi ha assunto questi nutrienti.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per informarti meglio sugli Omega 3 ed una vasta gamma di integratori, ad esempio: integratori per la pelle, integratori per abbassare il colesterolo, integratori gravidanza e integratori allattamento, integratori memoria, quelli che contengono coenzima q10 e vitamina d3 clicca sui links appena forniti. • Per scoprire i vantaggi dell'olio di krill, un olio di pesce ricchissimo di Omega 3, utile anche per combattere il lupus eritematoso o disturbi durante e post allenamento sportivo come il broncospasmo, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Woods MN, Wanke CA, Ling PR, Hendricks KM, Tang AM, Knox TA, Andersson CE, Dong KR, Skinner SC, Bistrian BR, “Effect of a dietary intervention and n-3 fatty acid supplementation on measures of serum lipid and insulin sensitivity in persons with HIV”, Am J Clin Nutr. 2009 Dec;90(6):1566-78. Epub 2009 Oct 21


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Colesterolo ed è stato taggato con

Articoli da 51 a 60 di 87 totali

Pagina:
  1. 1
  2. ...
  3. 4
  4. 5
  5. 6
  6. 7
  7. 8
  8. 9
 

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.



Chiudi

Abbiamo un Regalo PER TE!

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi uno sconto del 5% nella tua casella email

 valido solo per i nuovi iscritti al sito web