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Disturbi ADHD

Disturbi ADHD e come gli omega-3 aiutano i bambini nella loro infanzia per farli crescere in salute. Leggi tutti gli argomenti legati al mondo dei più piccoli.

  • Deficit di attenzione e iperattività: un aiuto da omega 3 EPA e DHA

    I supplementi contenenti Omega-3 possono agire positivamente sul comportamento dei ragazzi affetti dal deficit di attenzione e iperattività (ADHD), attenuando leggermente alcuni sintomi. EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaenoico), infatti, sembrano aumentare il livello di attenzione, non solo nei giovani a colpiti dal disturbo ma anche in quelli con comportamento normale. Leggi tutto l'articolo


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  • Deficit attenzione e iperattività infantile: integratori omega-3 attenuano i sintomi

    Alti livelli degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) nei globuli rossi favoriscono l’attenzione, l’alfabetizzazione e migliorano il comportamento dei  bambini affetti da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD). Gli stessi risultati sono osservabili quando, negli eritrociti, diminuisce il rapporto tra la concentrazione di Omega-6 e quella di Omega-3. Leggi tutto l'articolo


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  • Gravidanza, il mercurio nel pesce aumenta il rischio di ADHD nel bambino

    Lo sviluppo della sindrome da deficit d'attenzione e iperattività (ADHD) potrebbe essere associata ad un'esposizione del bambino al mercurio contenuto nel pesce mangiato dalla madre durante la gravidanza. Tuttavia, mangiare pesce nel periodo della gestazione è importante perché gli Omega-3 presenti in questo alimento esercitano importanti benefici sullo sviluppo del feto, prima e del bambino, poi. A svelare quello che può sembrare un inevitabile circolo vizioso è uno studio del Brigham and Women's Hospital di Boston (Stati Uniti) pubblicato sugli Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine. Fortunatamente, però, esistono diversi modi per beneficiare degli effetti positivi degli Omega-3 evitando il pericolo di assumere dosi eccessivi di mercurio. Se, da un lato, le donne incinte dovrebbero limitare il consumo di pesce a non più di due porzioni alla settimana ed evitare pesci che possono accumulare quantità eccessive del metallo, dall'altra esistono fonti alternative di Omega-3 che non presentano gli stessi rischi del pesce: gli integratori di qualità farmaceutica. Omega-3, alleati per una gestazione di successo In passato diversi studi hanno dimostrato che durante la gravidanza il consumo di Omega-3 e di pesci che ne contengono elevate quantità promuove sia la salute materna, sia quella del bambino. Infatti questi nutrienti sono importanti per garantire il corretto sviluppo del sistema nervoso del feto. La loro azione, però, non si limita a questo. I figli delle donne che assumo grandi quantità di Omega-3 sono anche esposti a un minor rischio di sviluppare eczemi, allergie e fenomeni infiammatori. Infine, chi ha ricevuto questi preziosi nutrienti già nel ventre materno sembra avere un QI più elevato ed avere una probabilità inferiore di sviluppare l'ADHD. D'altra parte, gli Omega-3 favoriscono il buon esito della gravidanza, riducendo lo stress ossidativo, le morti perinatali e le convulsioni neonatali. Sì o no al pesce in gravidanza? Per garantirsi un corretto apporto di omega 3 è possibile fare affidamento sulle loro principali fonti alimentari, cioè i pesci grassi come le alici e le sardine. Per questo motivo gli esperti consigliano alle donne incinte di mangiare almeno due porzioni di pesce alla settimana. Questa nuova ricerca sottolinea, però, quanto il pesce possa essere pericoloso. L'analisi dei livelli di mercurio presenti nelle madri durante la gravidanza, strettamente legati al consumo di pesce, ha svelato che i loro figli hanno sviluppato più frequentemente l'ADHD quanto più elevata era la quantità di mercurio. In realtà il problema potrebbe essere ancora più grave, perché studi precedenti hanno suggerito che l'esposizione al mercurio possa essere legata anche allo sviluppo di disturbi dello spettro autistico, microcefalia, ritardi nello sviluppo, cecità e convulsioni. Ciononostante, il pesce non può essere messo al bando durante la gestazione perché apporta anche nutrienti molto importanti, tra cui, come detto, gli Omega-3. La raccomandazione degli esperti resta di non superare le due porzioni alla settimana e di evitare i pesci che potrebbero accumulare le maggiori quantità di mercurio, come lo squalo, il pesce spada, lo sgombro e il tonno fresco. Solo integratori di olio di pesce purificato Un'altra possibilità per aggirare il problema è assumere integratori di olio di pesce purificato che rispondano agli standard internazionali riguardanti la presenza di contaminanti. Leggendo attentamente l'etichetta del prodotto e controllando la presenza di eventuali certificati di analisi di laboratori terzi come p.e. IFOS, è possibile assicurarsi di acquistare supplementi che non contengano dosi pericolose di mercurio o di altri inquinanti. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Sagiv SK, Thurston SW, Bellinger DC, Amarasiriwardena C, Korrick SA, “Prenatal Exposure to Mercury and Fish Consumption During Pregnancy and Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder-Related Behavior in Children”, Arch Pediatr Adolesc Med. 2012 Oct 8:1-9. doi: 10.1001/archpediatrics.2012.1286


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  • L'Omega-3 DHA migliora le capacità di lettura e il comportamento dei bambini

    I bambini con difficoltà di lettura a scuola possono migliorare la capacità di lettura e il loro comportamento assumendo l'Omega-3 DHA Uno studio dell'Università di Oxford (Regno Unito) pubblicato su PLoS ONE1 dimostra che l'assunzione quotidiana di Omega-3 migliora le capacità di lettura e il comportamento di bambini che hanno problemi a leggere. In particolare, l'Omega-3 che esercita questo importante beneficio è l'acido docosaesaenoico (DHA), uno dei nutrienti di cui sono ricchi i pesci grassi, l'olio di pesce e l'olio di alghe. I bambini che traggono vantaggio dalla sua assunzione hanno un'età compresa tra i 7 e i 9 anni. Omega-3 per bambini sani Gli acidi grassi Omega-3 sono nutrienti importanti per lo sviluppo del sistema nervoso fin nel ventre materno. Non solo, diverse ricerche hanno dimostrato che dopo la nascita queste molecole migliorano lo stato di salute di bambini affetti da problemi comportamentali o cognitivi. Fra questi sono inclusi la sindrome da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), la dislessia e il disordine dello sviluppo della coordinazione (DCD). Lo studio condotto dai ricercatori di Oxford è, però, il primo a dimostrare un effetto così marcato dell'assunzione di Omega-3 sulla popolazione in età scolare. Leggere meglio con l'aiuto di integratori di omega-3 DHA Per analizzare l'effetto dell'assunzione di omega-3 DHA gli autori hanno programmato la somministrazione quotidiana di 600 mg di DHA, sotto forma di olio di alghe, o di un placebo non contenente omega-3 a 362 bambini di età compresa fra i 7 e i 9 anni. Tutti i partecipanti coinvolti nello studio erano in buono stato di salute e non soffrivano di disturbi comportamentali patologici, ma ottenevano punteggi al di sotto della media nelle prove di lettura. L'assunzione di Omega-3 è continuata per 16 settimane e ha permesso di migliorare significativamente le capacità di lettura di quei bambini che all'inizio dello studio ottenevano i punteggi più bassi registrati nella popolazione generale. In altre parole, di quelli che sapevano leggere peggio di tutti i bambini coinvolti nella sperimentazione. Non solo, quanto peggiore era la capacità iniziale di lettura tanto smaggiore è stato il miglioramento osservato. Più bravi a leggere e più educati Accanto ai miglioramenti nella lettura, i genitori dei bambini coinvolti nello studio hanno registrato anche un miglioramento del comportamento dei loro figli. La scala di valutazione scelta dai ricercatori per analizzare questo aspetto è quella normalmente utilizzata per rilevare i sintomi dell'ADHD. Con questo metodo è stato possibile rilevare, ad esempio, che i ragazzi che avevano ricevuto il supplemento contenente DHA erano meno iperattivi e meno insolenti rispetto a quelli che non avevano assunto Omega-3. Un modo semplice ed efficace per aiutare i bambini In base ai risultati ottenuti i ricercatori hanno concluso che l'assunzione di DHA è un modo semplice ed efficace per migliorare il comportamento e le capacità di lettura di bambini che non hanno problemi di salute, ma che hanno difficoltà a leggere. Dato che i bambini che soffrono di questo problema corrono il rischio, più avanti nella vita, di avere problemi sia nell'educazione, sia nel lavoro, gli autori hanno già programmato di verificare se questo approccio aiuta anche a risolvere queste problematiche. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie della ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte 1. Richardson AJ, Burton JR, Sewell RP, Spreckelsen TF, Montgomery P (2012) Docosahexaenoic Acid for Reading, Cognition and Behavior in Children Aged 7–9 Years: A Randomized, Controlled Trial (The DOLAB Study). PLoS ONE 7(9): e43909. doi:10.1371/journal.pone.0043909


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Disturbi ADHD, Età scolare ed è stato taggato con

  • Il DHA migliora le capacità di lettura e di scrittura in chi soffre di ADHD

    Livelli elevati di Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) nei globuli rossi migliorano la capacità di scrittura e di lettura di ragazzi affetti da sindrome di deficit di attenzione/iperattività (o sindrome ADHD). Uno studio dei ricercatori dell'Australian Technology Network Centre for Metabolic Fitness (Australia) pubblicato sulla rivista Nutrition1 rileva questa associazione. Per gli autori questa ricerca conferma l'ipotesi che aumentare il consumo di Omega-3 può migliorare l'attenzione, l'alfabetizzazione e i problemi di comportamento in alcuni casi di sindrome ADHD. Omega-3: un aiuto contro l'ADHD Gli acidi grassi Omega-3 sono fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso: la loro carenza può essere associata proprio all'ADHD. Alcuni studi hanno dimostrato che l'assunzione combinata di Omega-3 e Omega-6 migliora le capacità cognitive e i disturbi comportamentali di ragazzi affetti da questa sindrome e con difficoltà di lettura, soprattutto in caso di dislessia. Questa nuova ricerca ha analizzato ulteriormente questo aspetto somministrando Omega-3 a 90 ragazzi di età compresa tra i 9 e i 12 anni affetti da disturbi ADHD. I partecipanti sono stati suddivisi in 3 gruppi: il primo ha ricevuto 4 capsule al giorno di un olio ricco di Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico), per un totale di 1.109 milligrammi di EPA e 108 milligrammi di DHA; Il secondo ha invece ricevuto capsule ricche di DHA, per un totale di 264 milligrammi di EPA e 1.032 milligrammi di DHA al giorno; il terzo ha assunto ogni giorno 1.467 milligrammi di acido linoleico (un Omega-6). Un ruolo esclusivo per EPA e DHA I ricercatori dopo 4 mesi hanno osservato un miglioramento nella capacità di lettura solo nei ragazzi in cui i livelli di DHA presente nei globuli rossi erano aumentati. Non solo: i genitori di questi bambini hanno riferito che il comportamento oppositivo, tipico di chi è affetto da questa sindrome, era più contenuto. I benefici dell'aumento dei livelli di DHA sono risultati particolarmente elevati nei ragazzi con difficoltà di apprendimento. Questi bambini riuscivano infatti a leggere e a scrivere meglio e avevano minori problemi di attenzione. I loro genitori hanno osservato anche una riduzione dei comportamenti oppositivi, dell'iperattività e più in generale dei sintomi dell'ADHD. Gli effetti dell'assunzione di EPA non sono stati invece gli stessi: maggiori livelli di questo Omega-3 nei globuli rossi hanno migliorato gli stati d'ansia e la timidezza. Per gli autori questi risultati suggeriscono che EPA e DHA abbiano entrambi un effetto benefico, ma distinto. La necessità di una conferma I ricercatori hanno commentato i risultati ottenuti sottolineando che la discordanza tra i dati presenti nella letteratura scientifica porta ad ipotizzare che per ottenere benefici significativi è importante prestare attenzione alla dose di Omega-3 somministrati. Ciò che sembra ormai sicuro è che i bambini che soffrono di ADHD, e allo stesso tempo hanno difficoltà a leggere e a scrivere, potrebbero trarre beneficio dall'assunzione di questi acidi grassi.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Milte CM, Parletta N, Buckley JD, Coates AM, Young RM, Howe PR, “Eicosapentaenoic and docosahexaenoic acids, cognition, and behavior in children with attention-deficit/hyperactivity disorder: A randomized controlled trial”, Nutrition. 2012 Jun;28(6):670-7. Epub 2012 Apr 25


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