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Età neonatale

Età neonatale e come gli omega-3 aiutano i bambini nella loro infanzia per farli crescere in salute. Leggi tutti gli argomenti legati al mondo dei più piccoli

  • Bambini prematuri: l’integrazione diretta con Omega-3 è sicura ed efficace

    Nei neonati pretermine la somministrazione diretta di DHA (acido docosaesaenoico) può ridurre o annullare la carenza di questo acido grasso, in maniera dose dipendente. Tale integrazione sembrerebbe più efficace di quella che avviene da madre a figlio attraverso il latte materno, e non mostra alcun effetto collaterale. Leggi tutto l'articolo


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  • L’ iperinsulinismo congenito si combatte anche con gli Omega-3

    L’olio di pesce ha effetti benefici nei bambini affetti da iperinsulinismo congenito,  una malattia dell’infanzia caratterizzata da un’eccessiva secrezione di insulina. I supplementi contenenti Omega-3, in combinazione con il trattamento medico standard, sembrano migliorare il profilo del glucosio e ridurre la variabilità glicemica che caratterizza la patologia. Leggi tutto l'articolo


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  • L’integrazione materna con omega-3 DHA riduce il rischio di nascite premature e di basso peso alla nascita

    Gli omega 3 in gravidanza possono aiutare a diminuire il rischio di parti prematuri e nascita sotto peso del bimbo. A dimostrarlo è uno studio effettuato su 350 donne a cui sono stati somministrati 600mg di DHA, o lo stesso quantitativo di una sostanza placebo, da prima della ventesima settimana di gestazione. I ricercatori hanno scoperto che c'è una stretta correlazione tra la durata della gestazione e il peso del nascituro con l'assunzione di acido docosaesanoico (DHA) presente negli Omega 3. Leggi tutto l'articolo


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  • Bassi livelli di Omega-3 compromettono le capacità cognitive

    Livelli di Omega-3 nel sangue più bassi della media riducono le capacità cognitive, ma alimentazione e supplementi potrebbero aiutare a contrastare il problema . Livelli bassi di Omega-3 nell'organismo compromettono le capacità cognitive, ma aumentare il consumo di cibi o supplementi ricchi di queste molecole potrebbe aiutare a riportarle nella norma. A ipotizzarlo sono gli autori di uno studio pubblicato su Nutritional Neuroscience, che hanno dimostrato che avere nel sangue una quantità di questi acidi grassi inferiore alla media della popolazione riduce la flessibilità cognitiva, cioè la capacità, quando necessario, di spostare la propria attenzione da un soggetto ad un altro. Allo stesso tempo, livelli ridotti di Omega-3 sono associati a una diminuzione delle funzioni esecutive, cioè della capacità di pianificare, controllare e coordinare le attività cognitive. L'importanza degli Omega-3 per l'organismo Gli acidi grassi Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) sono importanti sia per lo sviluppo, sia per il funzionamento del sistema nervoso. Non solo, i benefici svolti da queste molecole nei confronti di altri organi e tessuti, sopratutto quelli del sistema cardiovascolare, sono noti da molto tempo. L'organismo umano non è, però, in grado di sintetizzarli in piena autonomia. In particolare, le cellule sanno ottenere DHA a partire dall'EPA, ma la loro capacità di sintetizzare quest'ultimo dal suo precursore (l'acido alfa-linolenico o ALA) è ridotta. L'ALA, a sua volta, non può essere prodotto dall'organismo, perciò è molto importante garantirsi un corretto apporto di Omega-3 attraverso l'alimentazione. Gli effetti della carenza di Omega-3 sul sistema nervoso Già in passato alcuni ricercatori avevano dimostrato che bassi livelli di DHA sono associati ad un aumento del rischio di suicidio fra i militari in missione. Anche gli autori dello studio pubblicato su Nutritional Neuroscience hanno coinvolto nelle loro ricerche un gruppo di militari, scoprendo che la quantità di EPA e DHA presenti nei loro globuli rossi erano inferiori rispetto a quelle rilevabili nella popolazione statunitense della stessa età. In particolare, la percentuale di questi Omega-3 nei globuli rossi dei militari era del 3,5%, contro il 4,5% tipico della popolazione coetanea. I ricercatori non si sono sorpresi molto per questa differenza, giustificabile con l'alimentazione seguita dai militari in missione, in genere povera di Omega-3. Più sorprendente è stato, invece, scoprire che bassi livelli di questi nutrienti fossero associati a minore flessibilità cognitiva e a funzioni esecutive ridotte. L'analisi dei dati raccolti durante test psicosociali e neurocognitivi ha, inoltre, svelato che il legame tra bassi livelli di Omega-3 e ridotte capacità cognitive era particolarmente stretta in chi ha dichiarato di soffrire di disturbi del sonno. Non solo, i militari che non riuscivano a riposare bene, ma che avevano livelli di Omega-3 superiori rispetto alla media dei partecipanti allo studio sono parsi avere una maggiore capacità di recupero dalla stanchezza e migliori flessibilità cognitiva e funzioni esecutive.  Nutrire il cervello con gli Omega-3 L'ipotesi elaborata dagli autori è che la diminuzione delle capacità cognitive potrebbe essere contrastata aumentando i livelli di EPA e DHA nell'organismo sia mangiando più cibi ricchi di Omega-3, sia assumendo supplementi a base di olio di pesce. Lo studio mirato a verificare questa ipotesi è già stato condotto. La pubblicazione dei suoi risultati è attesa entro la fine di quest'anno.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Johnston DT, Deuster PA, Harris WS, Macrae H, Dretsch MN, “Red blood cell omega-3 fatty acid levels and neurocognitive performance in deployed U.S. Servicemembers”, Nutr Neurosci. 2012 Jun 28 2. Lewis MD, Hibbeln JR, Johnson JE, Lin YH, Hyun DY, Loewke JD, “Suicide deaths of active-duty US military and omega-3 fatty-acid status: a case-control comparison”, J Clin Psychiatry. 2011 Dec;72(12):1585-90. Epub 2011 Aug 23  


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  • Bambini, Omega-3 riducono allergie agli acari e al latte

    L'assunzione di integratori di olio di pesce ricchi di Omega-3 nei primi sei mesi di vita riduce le allergie agli acari e al latte nei bambini Assumere integratori a base di olio di pesce ricco di Omega-3 aiuta a ridurre le allergie agli acari della polvere e alle proteine del latte nei bambini. La scoperta, che aggiunge nuovi dettagli alle proprietà antiallergiche di questi acidi grassi, è stata pubblicata sulla rivista Clinica and Experimental Allergy1 ed è il frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori guidati da Susan Prescott dell'University of Western Australia di Perth (Australia). Gli Omega-3 e la salute dei bambini Gli acidi grassi Omega-3 sono utili per lo sviluppo del bambino già durante la gestazione. Diversi studi hanno, infatti, dimostrato i benefici per il piccolo dell'assunzione di questi nutrienti da parte della futura mamma. In particolare, gli Omega-3 sono fondamentali per il corretto sviluppo del sistema nervoso del bambino. Non solo, assumere questi acidi grassi durante la gravidanza riduce i fenomeni infiammatori nell'infanzia. Anche dopo la nascita aumentare il consumo di Omega-3 continua ad esercitare effetti benefici sulla salute. Le ricerche condotte fino ad oggi hanno dimostrato che, oltre a ridurre l'infiammazione, questi nutrienti promuovono lo sviluppo delle capacità intellettive sia in bambini non affetti da problemi dell'apprendimento, sia nei piccoli affetti da alcuni disturbi comportamentali. Altri effetti positivi esercitati dagli Omega-3 nei bambini sono il miglioramento dei sintomi di questi stessi disturbi comportamentali e la riduzione dell'asma e dell'intensità delle crisi asmatiche. Uno sguardo più attento alle allergie I benefici, però, non si fermano qui. Diversi studi suggeriscono che, assunti in varie fasi dello sviluppo, gli Omega-3 possono contrastare vari fenomeni allergici. Ricerche condotte nei topi hanno, infatti, dimostrato che un'alimentazione arricchita di Omega-3 potrebbe essere un valido aiuto nel trattamento delle allergie alimentari. Inoltre assumere questi acidi grassi durante la gravidanza riduce l'incidenza di eczema ed allergia all'uovo nei nascituri. Infine, nei bambini l'aumento di Omega-3 contrasta la dermatite atopica. Lo studio condotto da Prescott e colleghi è, però, il primo ad aver analizzato l'effetto della somministrazione di olio di pesce nei primi sei mesi di vita. Ai bambini coinvolti nella ricerca è stato somministrato ogni giorno, dalla nascita ai sei mesi di età, un olio privo di Omega-3 oppure olio di pesce contenente 280 mg di DHA (acido docosaesaenoico) e 110 mg di EPA (acido eicosaesaenoico), i due principali Omega-3 di origine alimentare. Al termine dello studio i ricercatori hanno verificato la presenza di molecole coinvolte nelle reazioni allergiche nel sangue dei bambini. Dall'analisi è emerso che oltre ad avere livelli di EPA e DHA maggiori nel sangue, i piccoli che avevano ricevuto l'olio di pesce erano caratterizzati da una minore risposta allergica agli acari della polvere e alle proteine del latte. Secondo gli autori questi risultati supportano l'ipotesi che livelli adeguati di Omega-3 nelle fasi più precoci dopo la nascita hanno un effetto positivo sullo sviluppo del sistema immunitario e delle allergie. Tuttavia, sebbene le dosi di Omega-3 somministrate ai bambini fossero piuttosto elevate, l'aumento di EPA e DHA rilevato nel sangue è stato modesto. Fra le possibili giustificazioni a questo effetto i ricercatori includono anche un metodo di somministrazione non efficace: parte dell'olio di pesce potrebbe essere rimasto nelle capsule o essere stato sputato dai bambini. Per questo gli autori ipotizzano che un metodo basato sull'assunzione dell'olio di pesce da parte della madre durante l'allattamento potrebbe essere più efficace. Nuovi studi permetteranno di chiarire questi dettagli.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. D'Vaz N, Meldrum SJ, Dunstan JA, Lee-Pullen TF, Metcalfe J, Holt BJ, Serralha M, Tulic MK, Mori TA, Prescott SL, “Fish oil supplementation in early infancy modulates developing infant immune responses”, Clin Exp Allergy. 2012 Aug;42(8):1206-16    


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  • Assumere Omega-3 in gestazione riduce il rischio di morte perinatale e convulsioni neonatali

    Nuovi vantaggi dell'assunzione di Omega-3 durante la gestazione: 800 milligrammi al giorno di DHA (acido docosaesaenoico) nella seconda metà della gravidanza consentono di ridurre sia il rischio di morte perinatale sia il manifestarsi di convulsioni neonatali. A raccogliere gli indizi di questo beneficio degli Omega-3 è stato un gruppo di ricercatori australiani coordinati dal Women's & Children's Health Research Centre e dall'Università di Adelaide (Australia). I risultati delle loro ricerche sono stati pubblicati sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. Assumere Omega-3 in gravidanza: perché fa così bene? Gli Omega-3 sono indispensabili per un corretto sviluppo del sistema nervoso del feto. Ogni donna dovrebbe assicurarsene una scorta adeguata già prima della gravidanza, poiché questi acidi grassi insieme ad altri nutrienti vengono trasferiti dall'organismo materno al bambino. Inoltre il contenuto di Omega-3 del liquido amniotico dipende dall'alimentazione della futura mamma. Diversi studi hanno dimostrato che assumere Omega-3 durante la gravidanza non danneggia in nessun modo il bambino. Al contrario, le ricerche condotte fino ad oggi indicano che livelli elevati di Omega-3 possono ridurre il rischio d'insorgenza di varie patologie e complicazioni: nascita prematura preeclampsia paralisi cerebrali In particolare, l'assunzione di Omega-3 consente di: ridurre la pressione sanguigna, un fattore determinante per la preeclampsia; promuovere il corretto flusso del sangue nella placenta e quindi consentire l'efficiente scambio di nutrienti tra mamma e bambino. Per questo motivo gli esperti raccomandano di assumere durante gli ultimi 3 mesi di gestazione 300 milligrammi al giorno di Omega-3. Omega-3 per una gestazione a buon termine Lo studio ha coinvolto 2.399 donne al di sotto delle 21 settimane di gestazione che hanno assunto 800 milligrammi al giorno di DHA o di un olio vegetale povero di Omega-3. Nel gruppo che ha assunto DHA sono stati registrati 3 casi di morte perinatale (0,125%) e nessun caso di convulsioni neonatali. Nel gruppo che non ha assunto Omega-3 sono stati riscontrati 12 morti perinatali (0,5%) e 5 casi di convulsioni neonatali (0,21%). Questo Omega-3 potrebbe quindi ridurre sia il rischio di morte perinatale sia quello di convulsioni nel bambino. Queste dosi di DHA non sembrerebbero però adatte a diminuire l'incidenza di preeclampsia e diabete gestazionale. Studi precedenti hanno dimostrato che nel caso della preeclampsia è il rapporto tra i livelli di Omega-3 e di Omega-6 a fare la differenza2. Quali Omega-3? Per gli autori la validità di questi indizi dovrà essere confermata da altri studi. È bene ricordare che è sempre necessario chiedere consiglio al proprio medico prima di assumere Omega-3 o altri integratori alimentari durante la gestazione. Ad esempio l'olio di semi di lino è una buona fonte di Omega-3, ma alcuni esperti ne sconsigliano l'assunzione in gravidanza perché contiene sostanze che potrebbero influenzare l'attività ormonale3.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Zhou SJ, Yelland L, McPhee AJ, Quinlivan J, Gibson RA, Makrides M, “Fish-oil supplementation in pregnancy does not reduce the risk of gestational diabetes or preeclampsia”, Am J Clin Nutr. 2012 Jun;95(6):1378-84. Epub 2012 May 2 2. Williams MA, Zingheim RW, King IB, Zebelman AM, “Omega-3 fatty acids in maternal erythrocytes and risk of preeclampsia”, Epidemiology. 1995 May;6(3):232-7 3. Brooks JD, Ward WE, Lewis JE, Hilditch J, Nickell L, Wong E, Thompson LU, “Supplementation with flaxseed alters estrogen metabolism in postmenopausal women to a greater extent than does supplementation with an equal amount of soy”, Am J Clin Nutr. 2004 Feb;79(2):318-25


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  • Omega-3 DHA in allattamento: l'assunzione aumenta la capacità di attenzione dei bambini

    L'assunzione di circa 200 milligrammi al giorno dell'Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) da parte delle neomamme che allattano al seno nei 4 mesi successivi al parto aumenta le capacità di attenzione prolungata dei bambini a 5 anni. Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata sul Journal of Pediatrics, in cui i ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston (Stati Uniti) hanno analizzato l'effetto della presenza di questo acido grasso nel latte materno sullo stato neuropsicologico dei piccoli. La stessa ricerca ha evidenziato che il DHA assunto in questo periodo non influenza, invece, le capacità visive del bambino di questa età.   Omega-3 in gravidanza e allattamento Assumere Omega-3 durante la gravidanza è fondamentale per promuovere il corretto sviluppo delle strutture nervose del feto nonché ridurre la probabilità di complicazioni rischiose per la madre e per il bambino, come l'aborto e il parto prematuro. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che un corretto apporto di Omega-3 durante la gestazione e l'allattamento protegge la salute dei piccoli anche dopo la nascita. I figli delle donne che assumono tali acidi grassi in questi periodi corrono minori rischi di sviluppare patologie come l'asma, alcune allergie e disturbi infiammatori. Gli Omega-3 esercitano altresì un effetto benefico sui piccoli che soffrono di: disturbi comportamentali sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD) dislessia Anche il quoziente intellettivo dei bambini può essere positivamente influenzato dal consumo di questi nutrienti durante la gravidanza. Omega-3 per bambini più attenti I ricercatori di Houston avevano già portato alla luce un fatto interessante: i bambini di 2 anni e mezzo che nei primi 4 mesi di vita vengono allattati al seno da madri che assumono DHA hanno uno sviluppo psicomotorio migliore. La nuova ricerca si è concentrata sulle capacità neuropsicologiche e visive di questi bambini a 5 anni. Durante l’allattamento, le madri sono state suddivise in 2 gruppi: le mamme del primo hanno assunto quotidianamente fino a 4 mesi dopo il parto capsule contenenti circa 200 milligrammi di DHA; a quelle del secondo è stato somministrato un olio vegetale privo di questo acido grasso. I ricercatori hanno valutato le capacità motorie, visive, esecutive, vocali e di attenzione dei bambini al compimento del quinto anno di vita . I dati raccolti hanno svelato che i figli delle donne che avevano assunto DHA ottenevano risultati migliori nei test di valutazione della capacità di attenzione prolungata. In particolare, questi bambini ottenevano un punteggio medio di 46,5 punti sulla scala specifica utilizzata per la valutazione. I piccoli che non avevano assunto l’acido grasso attraverso il latte materno ottenevano, invece, un punteggio medio di sole 41,9 unità. Tutti gli altri parametri presi in considerazione sono risultati paragonabili nei 2 gruppi. Pochi Omega-3 per ottenere buoni risultati Sulla base di questi risultati, gli autori hanno concluso che è sufficiente che le madri assumano quantità moderate di DHA nei primi 4 mesi di allattamento per migliorare lo sviluppo della capacità di attenzione dei loro bambini. Questa scoperta, insieme ai dati raccolti precedentemente dagli scienziati, indica che l’assunzione precoce di Omega-3 nell’infanzia esercita benefici a lungo termine sullo sviluppo del sistema nervoso dei bambini.


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  • Omega-3 DHA in gestazione per migliorare la salute dei bambini

    Il raffreddore nei bambini può essere contrastato dall'assunzione di Omega-3 in gestazione. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dalla rivista Pediatrics. Le future mamme dovrebbero assumere 400 milligrammi di DHA al giorno a partire dalla diciottesima settimana di gestazione, al fine di garantire lo stato di buona salute dei propri bimbi nei primi mesi di vita. Lo studio, condotto dai ricercatori del Nutrition and Health Sciences Program della Emory University (Atlanta, Stati Uniti), dimostra che l'integrazione della dieta con DHA durante la gravidanza riduce la frequenza dei raffreddori nei bambini di 1 mese. E a 1, 3 e 6 mesi di vita nei piccoli le cui mamme sono ricorse all'assunzione di Omega-3 DHA nella gestazione la durata dei sintomi della malattia è inferiore. Omega-3, preziosi alleati contro l'infiammazione Gli acidi grassi a lunga catena, classe di molecole cui appartiene l'acido docosaesaenoico (DHA), influenzano l'attività del sistema immunitario e i processi infiammatori. Tuttavia, l'effetto che l'assunzione di DHA da parte delle future mamme potrebbe avere sulla salute dei bambini non era stato ancora chiarito. Per questo motivo Beth Imhoff-Kunsch e gli altri autori dello studio hanno deciso di analizzare se l'integrazione della dieta con DHA durante la gestazione influenzasse lo sviluppo delle malattie nei bambini. Omega- 3 in gestazione per la salute dei bambini: lo studio L'analisi è stata condotta in Messico. A un gruppo di donne in gravidanza è stata prescritta l'assunzione di 400 milligrammi di DHA a partire dalla diciottesima o, in alcuni casi, dalla ventiduesima settimana di gestazione. Da questo momento le future mamme hanno continuato ad assumere l'Omega-3 fino al parto. Nello stesso periodo un secondo gruppo di gestanti ha assunto un placebo. Dopo la nascita, lo stato di salute dei bambini è stato monitorato a 1, 3 e 6 mesi di età. Sono stati raccolti dati relativi ai sintomi delle malattie dei neonati più comuni nei 15 giorni precedenti la visita. È emerso che nei piccoli di 1 mese la comparsa di più sintomi del raffreddore era inferiore se le mamme avevano assunto DHA durante la gestazione. A 1 mese di vita, la durata di tosse, produzione di catarro e respiro affannoso diminuiva rispettivamente del 26, del 15 e del 30%. Solo nel caso degli sfoghi cutanei la frequenza era superiore del 22%. A 3 mesi di vita, invece, i bambini le cui madri avevano assunto l'acido grasso Omega-3 passavano il 14% del tempo in meno ammalati. Infine, a 6 mesi di vita, nei neonati che avevano assunto DHA durante lo sviluppo prenatale la durata di febbre, secrezioni nasali, difficoltà respiratorie, eruzioni cutanee e altre malattie era inferiore, rispettivamente, del 20, del 13, del 54, del 23 e del 25%. Solo i casi di vomito duravano il 74% in più. Omega-3 dalla mamma al bimbo Secondo gli autori, questi risultati indicano che l'integrazione alimentare Omega-3 durante la gravidanza (in particolare il DHA) influenza la salute dei bambini fino ai 6 mesi di età.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Imhoff-Kunsch B, Stein AD, Martorell R, Parra-Cabrera S, Romieu I, Ramakrishnan U, “Prenatal Docosahexaenoic Acid Supplementation and Infant Morbidity: Randomized Controlled Trial”, Pediatrics. 2011 Aug 1. [Epub ahead of print]


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  • Migliorare la vista: per i bambini, un aiuto dall'Omega-3 DHA

    È possibile migliorare la vista dei bambini aggiungendo al latte artificiale l'Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA). E' questo il risultato di uno studio clinico pubblicato dall'American Journal of Clinical Nutrition, secondo cui è sufficiente una percentuale di questo acido grasso variabile tra lo 0,32 e lo 0,96% dei componenti del latte per migliorare le capacità visive nei neonati. Secondo gli autori della ricerca, guidati da Eileen Birch della Retina Foundation of the Southwest di Dallas (Stati Uniti), l'aggiunta di DHA al latte artificiale non ha nessun effetto collaterale. DHA e neonati: il parere degli esperti l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha incluso il DHA fra i nutrienti indispensabili durante la gravidanza e l'allattamento. È altresì consigliato come integratore per bambini di età compresa tra i 7 e i 24 mesi. Gli esperti raccomandano che donne incinte o che stanno allattando i propri figli assumano 200 milligrammi al giorno di questo Omega-3. Per i bambini, invece, il fabbisogno giornaliero raccomandato è di 100 milligrammi. Secondo l'EFSA, il DHA può contribuire al normale sviluppo dell'occhio nel feto,nei neonati, nei bambini. Nei piccoli questo acido grasso partecipa anche allo sviluppo delle capacità visive. Omega-3 fin dai primi giorni di vita La ricerca di Birch e colleghi rappresenta il primo studio completo sull'effetto del DHA sullo sviluppo delle capacità visive. In totale sono stati coinvolti 244 bambini di età compresa tra 1 e 9 giorni di vita senza particolari problemi di salute. I neonati, tutti alimentati con latte artificiale, sono stati assegnati casualmente a uno di 4 possibili gruppi, corrispondenti all'assunzione di latte non addizionato di DHA o con l'aggiunta di una quantità di questo Omega-3 pari allo 0,32%, allo 0,64% o allo 0,96%. In tutti i casi in cui il latte è stato addizionato di DHA, l'alimento conteneva anche acido arachidonico allo 0,64%. Al compimento dell'anno di vita i ricercatori hanno valutato le capacità visive dei bambini. Ne è emerso che l'assunzione di DHA migliora la nitidezza della vista rispetto ai piccoli che non ricevono l'Omega-3 con l'alimentazione. Non è stata tuttavia dimostrata nessuna differenza nell'efficacia delle 3 diverse dosi di DHA. DHA, Omega-3 senza effetti collaterali Un altro importante dato emerso da questo studio è che l'aggiunta di DHA al latte artificiale non aumenta l'incidenza di effetti collaterali rispetto all'assunzione delle formulazioni tradizionali. Gli autori della ricerca hanno commentato che la sicurezza e la tolleranza a dosi di DHA che possono arrivare allo 0,96% è spiegabile con il fatto che tali livelli possono essere ritrovati anche nel latte umano. Se le scorte di Omega-3 della donna sono ben fornite, il latte materno può diventare una fonte di DHA immediatamente disponibile. Non tutti i bambini possono però alimentarsi con il latte materno, a volte per ragioni legate alla salute della mamma, a volte per questioni di pura logistica. Per i ricercatori l'aggiunta di DHA al latte artificiale è un'alternativa sicura ed efficace, anche se saranno necessari nuovi studi per poter determinare l'effetto a lungo termine, oltre l'anno di vita, dell'assunzione di DHA.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Birch EE, Carlson SE, Hoffman DR, Fitzgerald-Gustafson KM, Fu VL, Drover JR, Castañeda YS, Minns L, Wheaton DK, Mundy D, Marunycz J, Diersen-Schade DA, “The DIAMOND (DHA Intake And Measurement Of Neural Development) Study: a double-masked, randomized controlled clinical trial of the maturation of infant visual acuity as a function of the dietary level of docosahexaenoic acid”, Am J Clin Nutr. 2010 Apr;91(4):848-59. Epub 2010 Feb 3


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  • Alimentazione bambini: Omega-3 da pesce dimezzano il rischio di affanno respiratorio

    Il salmone è uno dei pesci più ricchi di Omega-3. Iniziare a consumarlo prima dei 9 mesi di vita riduce il rischio di soffrire di affanno respiratorio nei bambini in età prescolare. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Acta Pediatrica, in cui i ricercatori dell'Università di  Gothenburg e della Paediatric Outpatient Clinic di Mölndal (Svezia) hanno analizzato i benefici dell'introduzione precoce del pesce nell'alimentazione dei piccoli. Secondo gli autori, l'effetto di una dieta arricchita dal pesce è contrario a quello dell'esposizione a paracetamolo durante la gravidanza o all'assunzione di antibiotici nella prima settimana di vita che, invece, aumentano la probabilità di andare incontro a questo disturbo anche più volte in un anno. Omega-3 e disturbi della respirazione nell'infanzia I benefici degli Omega-3 sulla salute dell'apparato respiratorio dei bambini è stato dimostrato da diverse ricerche. Il consumo di elevate quantità di pesce, alimento ricco di Omega-3, da parte delle donne incinte riduce il rischio che i bambini sviluppino disturbi di tipo allergico, come la rinite, sia l'asma. Secondo gli esperti quest'ultimo effetto è dovuto all'influenza esercitata da questi nutrienti sui meccanismi dell'infiammazione e sulle risposte immunitarie. La ricerca svedese aggiunge nuovi dettagli al ruolo protettivo svolto dagli Omega-3 nei confronti dell'apparato respiratorio dei bambini, estendendolo all'affanno che può colpire i piccoli in età prescolare. Omega-3 contro l'affanno respiratorio Lo studio ha coinvolto 4.171 famiglie, cui sono state chieste informazioni sull'alimentazione e lo stato di salute dei piccoli all'età di 6 mesi, 1 anno e 4 anni e mezzo. L'analisi dei dati raccolti ha svelato che 1 bambino su 5 soffre di almeno un episodio di affanno respiratorio all'anno e che 1 piccolo su 20 ha a che fare con questo disturbo 3 o più volte in 12 mesi. Approfondendo lo studio i ricercatori hanno scoperto che l'assunzione di antibiotici nella prima settimana di vita raddoppia il rischio di soffrire di affanno respiratorio ricorrente all'età di 4 anni e mezzo. Risultati simili riguardano i bambini le cui madri hanno assunto paracetamolo durante la gravidanza. In questi piccoli, infatti, il rischio di soffrire di affanno respiratorio in età prescolare aumenta del 60%. Al contrario, quei bambini che iniziano a mangiare pesce prima dei 9 mesi di vita hanno una probabilità quasi dimezzata di soffrire di affanno respiratorio a 4 anni e mezzo. Lo studio ha anche rilevato che fra i pesci introdotti più spesso nell'alimentazione di questi piccoli è incluso il salmone, una delle specie più ricche in Omega-3. Più Omega-3 per polmoni in salute Sulla base di questi dati gli autori della ricerca hanno concluso che mentre i bambini esposti a paracetamolo o agli antibiotici hanno un rischio maggiore di soffrire di affanno respiratorio ricorrente, il pesce ha un ruolo protettivo contro lo sviluppo di questo disturbo. Fra i pesci che mostrano questi benefici è incluso il salmone, una specie ricca in acidi grassi Omega-3. Secondo Emma Goksör, autrice principale della ricerca, le analisi demografiche condotte nel corso dello studio indicano che i risultati ottenuti possono essere estesi all'intera popolazione.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Goksör E, Alm B, Thengilsdottir H, Pettersson R, Aberg N, Wennergren G, “Preschool wheeze - impact of early fish introduction and neonatal antibiotics”, Acta Paediatr. 2011 Dec;100(12):1561-6


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Neonati e bambini, Omega-3 in pesce e crostacei, Età neonatale, Età pediatrica

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