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Neonati e bambini

Omega 3: un concentrato di vitamine per neonati e bambini

I bambini sono sempre vivaci e pieni di vita, ma hanno bisogno di una corretta integrazione di vitamine. Scopri come gli Omega-3 aiutano la loro crescita.

  • L’integrazione materna con omega-3 DHA riduce il rischio di nascite premature e di basso peso alla nascita

    Gli omega 3 in gravidanza possono aiutare a diminuire il rischio di parti prematuri e nascita sotto peso del bimbo. A dimostrarlo è uno studio effettuato su 350 donne a cui sono stati somministrati 600mg di DHA, o lo stesso quantitativo di una sostanza placebo, da prima della ventesima settimana di gestazione. I ricercatori hanno scoperto che c'è una stretta correlazione tra la durata della gestazione e il peso del nascituro con l'assunzione di acido docosaesanoico (DHA) presente negli Omega 3. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Neonati e bambini, Gravidanza, Età neonatale, Età pediatrica ed è stato taggato con

  • Gli omega-3 possono potenziare il quoziente intellettivo dei bambini

    Integrare la dieta dei bambini con olio di pesce, ricco di Omega-3, potrebbe essere un modo efficace per potenziare il loro quoziente intellettivo (QI). A dimostrarlo è una meta-analisi pubblicata su Perspectives on Psychological Science. Il team di ricerca guidato da John Protzko, ricercatore della New York University, ha scoperto che l’integrazione con omega-3, la frequentazione di un asilo nido di qualità e la lettura interattiva con i genitori, aiutano ad incrementare il QI dei bambini. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Età pediatrica, Età scolare ed è stato taggato con

  • Gravidanza, il mercurio nel pesce aumenta il rischio di ADHD nel bambino

    Lo sviluppo della sindrome da deficit d'attenzione e iperattività (ADHD) potrebbe essere associata ad un'esposizione del bambino al mercurio contenuto nel pesce mangiato dalla madre durante la gravidanza. Tuttavia, mangiare pesce nel periodo della gestazione è importante perché gli Omega-3 presenti in questo alimento esercitano importanti benefici sullo sviluppo del feto, prima e del bambino, poi. A svelare quello che può sembrare un inevitabile circolo vizioso è uno studio del Brigham and Women's Hospital di Boston (Stati Uniti) pubblicato sugli Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine. Fortunatamente, però, esistono diversi modi per beneficiare degli effetti positivi degli Omega-3 evitando il pericolo di assumere dosi eccessivi di mercurio. Se, da un lato, le donne incinte dovrebbero limitare il consumo di pesce a non più di due porzioni alla settimana ed evitare pesci che possono accumulare quantità eccessive del metallo, dall'altra esistono fonti alternative di Omega-3 che non presentano gli stessi rischi del pesce: gli integratori di qualità farmaceutica. Omega-3, alleati per una gestazione di successo In passato diversi studi hanno dimostrato che durante la gravidanza il consumo di Omega-3 e di pesci che ne contengono elevate quantità promuove sia la salute materna, sia quella del bambino. Infatti questi nutrienti sono importanti per garantire il corretto sviluppo del sistema nervoso del feto. La loro azione, però, non si limita a questo. I figli delle donne che assumo grandi quantità di Omega-3 sono anche esposti a un minor rischio di sviluppare eczemi, allergie e fenomeni infiammatori. Infine, chi ha ricevuto questi preziosi nutrienti già nel ventre materno sembra avere un QI più elevato ed avere una probabilità inferiore di sviluppare l'ADHD. D'altra parte, gli Omega-3 favoriscono il buon esito della gravidanza, riducendo lo stress ossidativo, le morti perinatali e le convulsioni neonatali. Sì o no al pesce in gravidanza? Per garantirsi un corretto apporto di omega 3 è possibile fare affidamento sulle loro principali fonti alimentari, cioè i pesci grassi come le alici e le sardine. Per questo motivo gli esperti consigliano alle donne incinte di mangiare almeno due porzioni di pesce alla settimana. Questa nuova ricerca sottolinea, però, quanto il pesce possa essere pericoloso. L'analisi dei livelli di mercurio presenti nelle madri durante la gravidanza, strettamente legati al consumo di pesce, ha svelato che i loro figli hanno sviluppato più frequentemente l'ADHD quanto più elevata era la quantità di mercurio. In realtà il problema potrebbe essere ancora più grave, perché studi precedenti hanno suggerito che l'esposizione al mercurio possa essere legata anche allo sviluppo di disturbi dello spettro autistico, microcefalia, ritardi nello sviluppo, cecità e convulsioni. Ciononostante, il pesce non può essere messo al bando durante la gestazione perché apporta anche nutrienti molto importanti, tra cui, come detto, gli Omega-3. La raccomandazione degli esperti resta di non superare le due porzioni alla settimana e di evitare i pesci che potrebbero accumulare le maggiori quantità di mercurio, come lo squalo, il pesce spada, lo sgombro e il tonno fresco. Solo integratori di olio di pesce purificato Un'altra possibilità per aggirare il problema è assumere integratori di olio di pesce purificato che rispondano agli standard internazionali riguardanti la presenza di contaminanti. Leggendo attentamente l'etichetta del prodotto e controllando la presenza di eventuali certificati di analisi di laboratori terzi come p.e. IFOS, è possibile assicurarsi di acquistare supplementi che non contengano dosi pericolose di mercurio o di altri inquinanti. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Sagiv SK, Thurston SW, Bellinger DC, Amarasiriwardena C, Korrick SA, “Prenatal Exposure to Mercury and Fish Consumption During Pregnancy and Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder-Related Behavior in Children”, Arch Pediatr Adolesc Med. 2012 Oct 8:1-9. doi: 10.1001/archpediatrics.2012.1286


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  • Gestazione, l'acido folico riduce del 32% il rischio di tumori del cervello durante l'infanzia

    Un nuovo studio scopre che assumere acido folico prima e durante la gestazione potrebbe ridurre fino al 32% il rischio di sviluppare un tumore al cervello durante l'infanzia. La ricerca che ha portato alla scoperta è stata pubblicata sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention da un gruppo di ricercatori australiani, guidato da Elizabeth Milne del Telethon Institute for Child Health Reasearch dell'University of Western Australia. Secondo Milne, anche se si tratta di un semplice studio osservazionale, l'associazione tra la riduzione del rischio di tumori al cervello nel bambino e l'assunzione di acido folico durante la gestazione è plausibile dal punto di vista biologico. Perché in gravidanza c'è bisogno di acido folico? Le raccomandazioni sull'assunzione di acido folico prima e durante le fasi iniziali della gravidanza sono legate alla necessità di ridurre al minimo il rischio che il feto sviluppi la cosiddetta spina bifida. Quest'ultima è una grave malformazione dovuta a un difetto nello sviluppo del tubo neurale, la struttura da cui prende origine anche il sistema nervoso del bambino. Una futura mamma che, prima della gestazione, fa il pieno di acido folico riduce la probabilità di sviluppare anche molti altri difetti del tubo neurale che dipendono dall'assenza di questo prezioso nutriente. Tumori cerebrali nell'infanzia, un buon motivo per assumere più acido folico Lo studio australiano svela un motivo in più per cui una donna dovrebbe assumere acido folico nel momento in cui decide di avere un bambino. L'analisi dell'uso di integratori da parte delle mamme, rilevato tramite questionari specifici, ha infatti svelato che i multivitaminici e i supplementi a base di acido folico sono associati a una riduzione del 32% del rischio che i loro figli sviluppino un tumore al cervello durante l'infanzia. Secondo gli autori questo studio, che ha coinvolto in totale 1154 bambini (di cui 327 affetti da un tumore al cervello), è il più ampio mai condotto fino ad oggi e suggerisce che gli integratori di acido folico potrebbero essere realmente utili nella prevenzione dei tumori al cervello in età pediatrica. Tuttavia, i ricercatori non sanno ancora spiegare quali siano gli esatti meccanismi alla base di questo effetto, che potrebbero anche variare a seconda del tipo di tumore preso in considerazione. Acido folico: quando assumerlo Sulla base di questi dati, risulta chiaro che arrivare al concepimento con scorte di acido folico adeguate è fondamentale per garantire il corretto sviluppo e la salute del bambino. Per questo motivo, è lo stesso Ministero della Salute a raccomandare l'assunzione di almeno 0,4 mg al giorno di acido folico, nel periodo precedente la gestazione e nei primi tre mesi successivi al concepimento. Purtroppo, però, la maggior parte delle gravidanze non è pianificata e, quindi, una donna può ritrovarsi incinta senza aver avuto il tempo di pianificare l'assunzione di acido folico. Per questo motivo la soluzione migliore è assumere regolarmente acido folico durante l'età fertile. L'importante è non superare 1 mg al giorno, perché, anche se non è tossico, dosi eccessive possono mascherare eventuali carenze di vitamina B12, a loro volta molto pericolose. Un'alternativa è di assumere acido folico attivato, ossia metilfolato, che non maschera eventuali carenze di vitamina B12 ed è molto meglio assorbito dell'acido folico. Esistono prodotti sul mercato, fra cui il VitaDHA Materna, che contengono metilfolato al posto del acido folico che si trova nella maggior parte degli integratori. Solo nel caso in cui la donna abbia già avuto un figlio con difetti del tubo neurale le linee guida prevedono la possibilità di arrivare all'assunzione quotidiana di 4 mg di acido folico. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Milne E, Greenop KR, Bower CI, Miller M, van Bockxmeer FM, Scott RJ, de Klerk NH, Ashton LJ, Gottardo NG, Armstrong BK, “Maternal use of Folic Acid and Other Supplements and Risk of Childhood Brain Tumors”, Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2012 Aug 31.


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  • Bassi livelli di Omega-3 compromettono le capacità cognitive

    Livelli di Omega-3 nel sangue più bassi della media riducono le capacità cognitive, ma alimentazione e supplementi potrebbero aiutare a contrastare il problema . Livelli bassi di Omega-3 nell'organismo compromettono le capacità cognitive, ma aumentare il consumo di cibi o supplementi ricchi di queste molecole potrebbe aiutare a riportarle nella norma. A ipotizzarlo sono gli autori di uno studio pubblicato su Nutritional Neuroscience, che hanno dimostrato che avere nel sangue una quantità di questi acidi grassi inferiore alla media della popolazione riduce la flessibilità cognitiva, cioè la capacità, quando necessario, di spostare la propria attenzione da un soggetto ad un altro. Allo stesso tempo, livelli ridotti di Omega-3 sono associati a una diminuzione delle funzioni esecutive, cioè della capacità di pianificare, controllare e coordinare le attività cognitive. L'importanza degli Omega-3 per l'organismo Gli acidi grassi Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) sono importanti sia per lo sviluppo, sia per il funzionamento del sistema nervoso. Non solo, i benefici svolti da queste molecole nei confronti di altri organi e tessuti, sopratutto quelli del sistema cardiovascolare, sono noti da molto tempo. L'organismo umano non è, però, in grado di sintetizzarli in piena autonomia. In particolare, le cellule sanno ottenere DHA a partire dall'EPA, ma la loro capacità di sintetizzare quest'ultimo dal suo precursore (l'acido alfa-linolenico o ALA) è ridotta. L'ALA, a sua volta, non può essere prodotto dall'organismo, perciò è molto importante garantirsi un corretto apporto di Omega-3 attraverso l'alimentazione. Gli effetti della carenza di Omega-3 sul sistema nervoso Già in passato alcuni ricercatori avevano dimostrato che bassi livelli di DHA sono associati ad un aumento del rischio di suicidio fra i militari in missione. Anche gli autori dello studio pubblicato su Nutritional Neuroscience hanno coinvolto nelle loro ricerche un gruppo di militari, scoprendo che la quantità di EPA e DHA presenti nei loro globuli rossi erano inferiori rispetto a quelle rilevabili nella popolazione statunitense della stessa età. In particolare, la percentuale di questi Omega-3 nei globuli rossi dei militari era del 3,5%, contro il 4,5% tipico della popolazione coetanea. I ricercatori non si sono sorpresi molto per questa differenza, giustificabile con l'alimentazione seguita dai militari in missione, in genere povera di Omega-3. Più sorprendente è stato, invece, scoprire che bassi livelli di questi nutrienti fossero associati a minore flessibilità cognitiva e a funzioni esecutive ridotte. L'analisi dei dati raccolti durante test psicosociali e neurocognitivi ha, inoltre, svelato che il legame tra bassi livelli di Omega-3 e ridotte capacità cognitive era particolarmente stretta in chi ha dichiarato di soffrire di disturbi del sonno. Non solo, i militari che non riuscivano a riposare bene, ma che avevano livelli di Omega-3 superiori rispetto alla media dei partecipanti allo studio sono parsi avere una maggiore capacità di recupero dalla stanchezza e migliori flessibilità cognitiva e funzioni esecutive.  Nutrire il cervello con gli Omega-3 L'ipotesi elaborata dagli autori è che la diminuzione delle capacità cognitive potrebbe essere contrastata aumentando i livelli di EPA e DHA nell'organismo sia mangiando più cibi ricchi di Omega-3, sia assumendo supplementi a base di olio di pesce. Lo studio mirato a verificare questa ipotesi è già stato condotto. La pubblicazione dei suoi risultati è attesa entro la fine di quest'anno.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Johnston DT, Deuster PA, Harris WS, Macrae H, Dretsch MN, “Red blood cell omega-3 fatty acid levels and neurocognitive performance in deployed U.S. Servicemembers”, Nutr Neurosci. 2012 Jun 28 2. Lewis MD, Hibbeln JR, Johnson JE, Lin YH, Hyun DY, Loewke JD, “Suicide deaths of active-duty US military and omega-3 fatty-acid status: a case-control comparison”, J Clin Psychiatry. 2011 Dec;72(12):1585-90. Epub 2011 Aug 23  


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  • Bambini, Omega-3 riducono allergie agli acari e al latte

    L'assunzione di integratori di olio di pesce ricchi di Omega-3 nei primi sei mesi di vita riduce le allergie agli acari e al latte nei bambini Assumere integratori a base di olio di pesce ricco di Omega-3 aiuta a ridurre le allergie agli acari della polvere e alle proteine del latte nei bambini. La scoperta, che aggiunge nuovi dettagli alle proprietà antiallergiche di questi acidi grassi, è stata pubblicata sulla rivista Clinica and Experimental Allergy1 ed è il frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori guidati da Susan Prescott dell'University of Western Australia di Perth (Australia). Gli Omega-3 e la salute dei bambini Gli acidi grassi Omega-3 sono utili per lo sviluppo del bambino già durante la gestazione. Diversi studi hanno, infatti, dimostrato i benefici per il piccolo dell'assunzione di questi nutrienti da parte della futura mamma. In particolare, gli Omega-3 sono fondamentali per il corretto sviluppo del sistema nervoso del bambino. Non solo, assumere questi acidi grassi durante la gravidanza riduce i fenomeni infiammatori nell'infanzia. Anche dopo la nascita aumentare il consumo di Omega-3 continua ad esercitare effetti benefici sulla salute. Le ricerche condotte fino ad oggi hanno dimostrato che, oltre a ridurre l'infiammazione, questi nutrienti promuovono lo sviluppo delle capacità intellettive sia in bambini non affetti da problemi dell'apprendimento, sia nei piccoli affetti da alcuni disturbi comportamentali. Altri effetti positivi esercitati dagli Omega-3 nei bambini sono il miglioramento dei sintomi di questi stessi disturbi comportamentali e la riduzione dell'asma e dell'intensità delle crisi asmatiche. Uno sguardo più attento alle allergie I benefici, però, non si fermano qui. Diversi studi suggeriscono che, assunti in varie fasi dello sviluppo, gli Omega-3 possono contrastare vari fenomeni allergici. Ricerche condotte nei topi hanno, infatti, dimostrato che un'alimentazione arricchita di Omega-3 potrebbe essere un valido aiuto nel trattamento delle allergie alimentari. Inoltre assumere questi acidi grassi durante la gravidanza riduce l'incidenza di eczema ed allergia all'uovo nei nascituri. Infine, nei bambini l'aumento di Omega-3 contrasta la dermatite atopica. Lo studio condotto da Prescott e colleghi è, però, il primo ad aver analizzato l'effetto della somministrazione di olio di pesce nei primi sei mesi di vita. Ai bambini coinvolti nella ricerca è stato somministrato ogni giorno, dalla nascita ai sei mesi di età, un olio privo di Omega-3 oppure olio di pesce contenente 280 mg di DHA (acido docosaesaenoico) e 110 mg di EPA (acido eicosaesaenoico), i due principali Omega-3 di origine alimentare. Al termine dello studio i ricercatori hanno verificato la presenza di molecole coinvolte nelle reazioni allergiche nel sangue dei bambini. Dall'analisi è emerso che oltre ad avere livelli di EPA e DHA maggiori nel sangue, i piccoli che avevano ricevuto l'olio di pesce erano caratterizzati da una minore risposta allergica agli acari della polvere e alle proteine del latte. Secondo gli autori questi risultati supportano l'ipotesi che livelli adeguati di Omega-3 nelle fasi più precoci dopo la nascita hanno un effetto positivo sullo sviluppo del sistema immunitario e delle allergie. Tuttavia, sebbene le dosi di Omega-3 somministrate ai bambini fossero piuttosto elevate, l'aumento di EPA e DHA rilevato nel sangue è stato modesto. Fra le possibili giustificazioni a questo effetto i ricercatori includono anche un metodo di somministrazione non efficace: parte dell'olio di pesce potrebbe essere rimasto nelle capsule o essere stato sputato dai bambini. Per questo gli autori ipotizzano che un metodo basato sull'assunzione dell'olio di pesce da parte della madre durante l'allattamento potrebbe essere più efficace. Nuovi studi permetteranno di chiarire questi dettagli.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. D'Vaz N, Meldrum SJ, Dunstan JA, Lee-Pullen TF, Metcalfe J, Holt BJ, Serralha M, Tulic MK, Mori TA, Prescott SL, “Fish oil supplementation in early infancy modulates developing infant immune responses”, Clin Exp Allergy. 2012 Aug;42(8):1206-16    


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  • L'Omega-3 DHA migliora le capacità di lettura e il comportamento dei bambini

    I bambini con difficoltà di lettura a scuola possono migliorare la capacità di lettura e il loro comportamento assumendo l'Omega-3 DHA Uno studio dell'Università di Oxford (Regno Unito) pubblicato su PLoS ONE1 dimostra che l'assunzione quotidiana di Omega-3 migliora le capacità di lettura e il comportamento di bambini che hanno problemi a leggere. In particolare, l'Omega-3 che esercita questo importante beneficio è l'acido docosaesaenoico (DHA), uno dei nutrienti di cui sono ricchi i pesci grassi, l'olio di pesce e l'olio di alghe. I bambini che traggono vantaggio dalla sua assunzione hanno un'età compresa tra i 7 e i 9 anni. Omega-3 per bambini sani Gli acidi grassi Omega-3 sono nutrienti importanti per lo sviluppo del sistema nervoso fin nel ventre materno. Non solo, diverse ricerche hanno dimostrato che dopo la nascita queste molecole migliorano lo stato di salute di bambini affetti da problemi comportamentali o cognitivi. Fra questi sono inclusi la sindrome da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), la dislessia e il disordine dello sviluppo della coordinazione (DCD). Lo studio condotto dai ricercatori di Oxford è, però, il primo a dimostrare un effetto così marcato dell'assunzione di Omega-3 sulla popolazione in età scolare. Leggere meglio con l'aiuto di integratori di omega-3 DHA Per analizzare l'effetto dell'assunzione di omega-3 DHA gli autori hanno programmato la somministrazione quotidiana di 600 mg di DHA, sotto forma di olio di alghe, o di un placebo non contenente omega-3 a 362 bambini di età compresa fra i 7 e i 9 anni. Tutti i partecipanti coinvolti nello studio erano in buono stato di salute e non soffrivano di disturbi comportamentali patologici, ma ottenevano punteggi al di sotto della media nelle prove di lettura. L'assunzione di Omega-3 è continuata per 16 settimane e ha permesso di migliorare significativamente le capacità di lettura di quei bambini che all'inizio dello studio ottenevano i punteggi più bassi registrati nella popolazione generale. In altre parole, di quelli che sapevano leggere peggio di tutti i bambini coinvolti nella sperimentazione. Non solo, quanto peggiore era la capacità iniziale di lettura tanto smaggiore è stato il miglioramento osservato. Più bravi a leggere e più educati Accanto ai miglioramenti nella lettura, i genitori dei bambini coinvolti nello studio hanno registrato anche un miglioramento del comportamento dei loro figli. La scala di valutazione scelta dai ricercatori per analizzare questo aspetto è quella normalmente utilizzata per rilevare i sintomi dell'ADHD. Con questo metodo è stato possibile rilevare, ad esempio, che i ragazzi che avevano ricevuto il supplemento contenente DHA erano meno iperattivi e meno insolenti rispetto a quelli che non avevano assunto Omega-3. Un modo semplice ed efficace per aiutare i bambini In base ai risultati ottenuti i ricercatori hanno concluso che l'assunzione di DHA è un modo semplice ed efficace per migliorare il comportamento e le capacità di lettura di bambini che non hanno problemi di salute, ma che hanno difficoltà a leggere. Dato che i bambini che soffrono di questo problema corrono il rischio, più avanti nella vita, di avere problemi sia nell'educazione, sia nel lavoro, gli autori hanno già programmato di verificare se questo approccio aiuta anche a risolvere queste problematiche. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie della ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte 1. Richardson AJ, Burton JR, Sewell RP, Spreckelsen TF, Montgomery P (2012) Docosahexaenoic Acid for Reading, Cognition and Behavior in Children Aged 7–9 Years: A Randomized, Controlled Trial (The DOLAB Study). PLoS ONE 7(9): e43909. doi:10.1371/journal.pone.0043909


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  • Assumere Omega-3 in gestazione riduce il rischio di morte perinatale e convulsioni neonatali

    Nuovi vantaggi dell'assunzione di Omega-3 durante la gestazione: 800 milligrammi al giorno di DHA (acido docosaesaenoico) nella seconda metà della gravidanza consentono di ridurre sia il rischio di morte perinatale sia il manifestarsi di convulsioni neonatali. A raccogliere gli indizi di questo beneficio degli Omega-3 è stato un gruppo di ricercatori australiani coordinati dal Women's & Children's Health Research Centre e dall'Università di Adelaide (Australia). I risultati delle loro ricerche sono stati pubblicati sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. Assumere Omega-3 in gravidanza: perché fa così bene? Gli Omega-3 sono indispensabili per un corretto sviluppo del sistema nervoso del feto. Ogni donna dovrebbe assicurarsene una scorta adeguata già prima della gravidanza, poiché questi acidi grassi insieme ad altri nutrienti vengono trasferiti dall'organismo materno al bambino. Inoltre il contenuto di Omega-3 del liquido amniotico dipende dall'alimentazione della futura mamma. Diversi studi hanno dimostrato che assumere Omega-3 durante la gravidanza non danneggia in nessun modo il bambino. Al contrario, le ricerche condotte fino ad oggi indicano che livelli elevati di Omega-3 possono ridurre il rischio d'insorgenza di varie patologie e complicazioni: nascita prematura preeclampsia paralisi cerebrali In particolare, l'assunzione di Omega-3 consente di: ridurre la pressione sanguigna, un fattore determinante per la preeclampsia; promuovere il corretto flusso del sangue nella placenta e quindi consentire l'efficiente scambio di nutrienti tra mamma e bambino. Per questo motivo gli esperti raccomandano di assumere durante gli ultimi 3 mesi di gestazione 300 milligrammi al giorno di Omega-3. Omega-3 per una gestazione a buon termine Lo studio ha coinvolto 2.399 donne al di sotto delle 21 settimane di gestazione che hanno assunto 800 milligrammi al giorno di DHA o di un olio vegetale povero di Omega-3. Nel gruppo che ha assunto DHA sono stati registrati 3 casi di morte perinatale (0,125%) e nessun caso di convulsioni neonatali. Nel gruppo che non ha assunto Omega-3 sono stati riscontrati 12 morti perinatali (0,5%) e 5 casi di convulsioni neonatali (0,21%). Questo Omega-3 potrebbe quindi ridurre sia il rischio di morte perinatale sia quello di convulsioni nel bambino. Queste dosi di DHA non sembrerebbero però adatte a diminuire l'incidenza di preeclampsia e diabete gestazionale. Studi precedenti hanno dimostrato che nel caso della preeclampsia è il rapporto tra i livelli di Omega-3 e di Omega-6 a fare la differenza2. Quali Omega-3? Per gli autori la validità di questi indizi dovrà essere confermata da altri studi. È bene ricordare che è sempre necessario chiedere consiglio al proprio medico prima di assumere Omega-3 o altri integratori alimentari durante la gestazione. Ad esempio l'olio di semi di lino è una buona fonte di Omega-3, ma alcuni esperti ne sconsigliano l'assunzione in gravidanza perché contiene sostanze che potrebbero influenzare l'attività ormonale3.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Zhou SJ, Yelland L, McPhee AJ, Quinlivan J, Gibson RA, Makrides M, “Fish-oil supplementation in pregnancy does not reduce the risk of gestational diabetes or preeclampsia”, Am J Clin Nutr. 2012 Jun;95(6):1378-84. Epub 2012 May 2 2. Williams MA, Zingheim RW, King IB, Zebelman AM, “Omega-3 fatty acids in maternal erythrocytes and risk of preeclampsia”, Epidemiology. 1995 May;6(3):232-7 3. Brooks JD, Ward WE, Lewis JE, Hilditch J, Nickell L, Wong E, Thompson LU, “Supplementation with flaxseed alters estrogen metabolism in postmenopausal women to a greater extent than does supplementation with an equal amount of soy”, Am J Clin Nutr. 2004 Feb;79(2):318-25


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  • Il DHA migliora le capacità di lettura e di scrittura in chi soffre di ADHD

    Livelli elevati di Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) nei globuli rossi migliorano la capacità di scrittura e di lettura di ragazzi affetti da sindrome di deficit di attenzione/iperattività (o sindrome ADHD). Uno studio dei ricercatori dell'Australian Technology Network Centre for Metabolic Fitness (Australia) pubblicato sulla rivista Nutrition1 rileva questa associazione. Per gli autori questa ricerca conferma l'ipotesi che aumentare il consumo di Omega-3 può migliorare l'attenzione, l'alfabetizzazione e i problemi di comportamento in alcuni casi di sindrome ADHD. Omega-3: un aiuto contro l'ADHD Gli acidi grassi Omega-3 sono fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso: la loro carenza può essere associata proprio all'ADHD. Alcuni studi hanno dimostrato che l'assunzione combinata di Omega-3 e Omega-6 migliora le capacità cognitive e i disturbi comportamentali di ragazzi affetti da questa sindrome e con difficoltà di lettura, soprattutto in caso di dislessia. Questa nuova ricerca ha analizzato ulteriormente questo aspetto somministrando Omega-3 a 90 ragazzi di età compresa tra i 9 e i 12 anni affetti da disturbi ADHD. I partecipanti sono stati suddivisi in 3 gruppi: il primo ha ricevuto 4 capsule al giorno di un olio ricco di Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico), per un totale di 1.109 milligrammi di EPA e 108 milligrammi di DHA; Il secondo ha invece ricevuto capsule ricche di DHA, per un totale di 264 milligrammi di EPA e 1.032 milligrammi di DHA al giorno; il terzo ha assunto ogni giorno 1.467 milligrammi di acido linoleico (un Omega-6). Un ruolo esclusivo per EPA e DHA I ricercatori dopo 4 mesi hanno osservato un miglioramento nella capacità di lettura solo nei ragazzi in cui i livelli di DHA presente nei globuli rossi erano aumentati. Non solo: i genitori di questi bambini hanno riferito che il comportamento oppositivo, tipico di chi è affetto da questa sindrome, era più contenuto. I benefici dell'aumento dei livelli di DHA sono risultati particolarmente elevati nei ragazzi con difficoltà di apprendimento. Questi bambini riuscivano infatti a leggere e a scrivere meglio e avevano minori problemi di attenzione. I loro genitori hanno osservato anche una riduzione dei comportamenti oppositivi, dell'iperattività e più in generale dei sintomi dell'ADHD. Gli effetti dell'assunzione di EPA non sono stati invece gli stessi: maggiori livelli di questo Omega-3 nei globuli rossi hanno migliorato gli stati d'ansia e la timidezza. Per gli autori questi risultati suggeriscono che EPA e DHA abbiano entrambi un effetto benefico, ma distinto. La necessità di una conferma I ricercatori hanno commentato i risultati ottenuti sottolineando che la discordanza tra i dati presenti nella letteratura scientifica porta ad ipotizzare che per ottenere benefici significativi è importante prestare attenzione alla dose di Omega-3 somministrati. Ciò che sembra ormai sicuro è che i bambini che soffrono di ADHD, e allo stesso tempo hanno difficoltà a leggere e a scrivere, potrebbero trarre beneficio dall'assunzione di questi acidi grassi.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Milte CM, Parletta N, Buckley JD, Coates AM, Young RM, Howe PR, “Eicosapentaenoic and docosahexaenoic acids, cognition, and behavior in children with attention-deficit/hyperactivity disorder: A randomized controlled trial”, Nutrition. 2012 Jun;28(6):670-7. Epub 2012 Apr 25


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  • Omega-3 DHA in allattamento: l'assunzione aumenta la capacità di attenzione dei bambini

    L'assunzione di circa 200 milligrammi al giorno dell'Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) da parte delle neomamme che allattano al seno nei 4 mesi successivi al parto aumenta le capacità di attenzione prolungata dei bambini a 5 anni. Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata sul Journal of Pediatrics, in cui i ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston (Stati Uniti) hanno analizzato l'effetto della presenza di questo acido grasso nel latte materno sullo stato neuropsicologico dei piccoli. La stessa ricerca ha evidenziato che il DHA assunto in questo periodo non influenza, invece, le capacità visive del bambino di questa età.   Omega-3 in gravidanza e allattamento Assumere Omega-3 durante la gravidanza è fondamentale per promuovere il corretto sviluppo delle strutture nervose del feto nonché ridurre la probabilità di complicazioni rischiose per la madre e per il bambino, come l'aborto e il parto prematuro. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che un corretto apporto di Omega-3 durante la gestazione e l'allattamento protegge la salute dei piccoli anche dopo la nascita. I figli delle donne che assumono tali acidi grassi in questi periodi corrono minori rischi di sviluppare patologie come l'asma, alcune allergie e disturbi infiammatori. Gli Omega-3 esercitano altresì un effetto benefico sui piccoli che soffrono di: disturbi comportamentali sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD) dislessia Anche il quoziente intellettivo dei bambini può essere positivamente influenzato dal consumo di questi nutrienti durante la gravidanza. Omega-3 per bambini più attenti I ricercatori di Houston avevano già portato alla luce un fatto interessante: i bambini di 2 anni e mezzo che nei primi 4 mesi di vita vengono allattati al seno da madri che assumono DHA hanno uno sviluppo psicomotorio migliore. La nuova ricerca si è concentrata sulle capacità neuropsicologiche e visive di questi bambini a 5 anni. Durante l’allattamento, le madri sono state suddivise in 2 gruppi: le mamme del primo hanno assunto quotidianamente fino a 4 mesi dopo il parto capsule contenenti circa 200 milligrammi di DHA; a quelle del secondo è stato somministrato un olio vegetale privo di questo acido grasso. I ricercatori hanno valutato le capacità motorie, visive, esecutive, vocali e di attenzione dei bambini al compimento del quinto anno di vita . I dati raccolti hanno svelato che i figli delle donne che avevano assunto DHA ottenevano risultati migliori nei test di valutazione della capacità di attenzione prolungata. In particolare, questi bambini ottenevano un punteggio medio di 46,5 punti sulla scala specifica utilizzata per la valutazione. I piccoli che non avevano assunto l’acido grasso attraverso il latte materno ottenevano, invece, un punteggio medio di sole 41,9 unità. Tutti gli altri parametri presi in considerazione sono risultati paragonabili nei 2 gruppi. Pochi Omega-3 per ottenere buoni risultati Sulla base di questi risultati, gli autori hanno concluso che è sufficiente che le madri assumano quantità moderate di DHA nei primi 4 mesi di allattamento per migliorare lo sviluppo della capacità di attenzione dei loro bambini. Questa scoperta, insieme ai dati raccolti precedentemente dagli scienziati, indica che l’assunzione precoce di Omega-3 nell’infanzia esercita benefici a lungo termine sullo sviluppo del sistema nervoso dei bambini.


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