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Morbo di Alzheimer

Morbo di Alzheimer: le connessioni tra il sistema nervoso e i rimedi alimentari e naturali come gli omega-3. Scopri gli articoli e le novità sul sito di Omegor.

  • Un mix di omega-3 e vitamine per contrastare il deterioramento cognitivo

    Una bevanda contenente 2 grammi di omega-3 insieme a vitamine e sostanze vegetali, tra cui il resveratrolo e la vitamina D, sembra contrastare sia a livello immunitario che biochimico il deficit cognitivo lieve (MCI), bersagliando così anche diversi meccanismi tipici della Malattia di Alzheimer. Leggi tutto l'articolo


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  • Gli Omega-3 preservano struttura e grandezza del cervello

    Il consumo di olio di pesce ricco di Omega-3 sembra favorire alcuni cambiamenti  positivi nella struttura del cervello umano. I supplementi potrebbero così preservare il volume e la funzione cerebrale, riducendo il rischio di neurodegerazione e di declino cognitivo. Leggi tutto l'articolo


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  • Alzheimer: sostanze derivate dagli Omega-3 aiutano a prevenirne la progressione

    Alcune molecole originate dagli omega-3 potrebbero invertire la progressione del morbo di Alzheimer, stimolando la guarigione dall’infiammazione. Esse inoltre sembrano favorire il riassorbimento della proteina beta amiloide, responsabile dei danni cellulari e della formazione delle placche cerebrali, tipiche della patologia. Leggi tutto l'articolo


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  • Omega 3 e vitamina D3 aiutano a ripulire le placche dell'Alzheimer

    La vitamina D3 e l'acido grasso omega-3 DHA aiutano il sistema immunitario a ripulire le placche dell'Alzheimer e riducono la morte delle cellule cerebrali. La notizia è stata data da un gruppo di scienziati in uno studio pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease. Il dramma dell'Alzheimer L'Alzheimer, la forma più comune di demenza, è una malattia neurodegenerativa che si manifesta soprattutto dopo i 65 anni. Al momento, affligge più di 13 milioni di persone nel mondo. Leggi tutto l'articolo


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  • L'azione degli Omega-3 riduce il rischio di sviluppare l'Alzheimer

    Consumare quantità elevate di cibi ricchi di Omega-3 può ridurre del 20-30% i livelli di Aβ42, la forma di proteina beta-amiloide responsabile della malattia di Alzheimer. Lo dimostra uno studio pubblicato su Neurology, condotto da un gruppo di ricercatori guidato da Nikolaos Scarmeas del Columbia University Medical Center di New York (Stati Uniti). I risultati ottenuti in questa nuova ricerca confermano quanto suggerito da altri studi: il potenziale ruolo di questi acidi grassi nel prevenire o nel ritardare il morbo di Alzheimer. Cos'è la proteina beta-amiloide? La causa dello sviluppo dei sintomi dell'Alzheimer è una distruzione di neuroni che impedisce la corretta trasmissione dell'impulso nervoso. Uno dei principali fattori alla base di questo fenomeno è l'accumulo della proteina beta-amiloide. Questa molecola di depositandosi fra i neuroni e forma fibre e placche responsabili della morte delle cellule cerebrali. Tuttavia, questa proteina non è stata inventata dalla natura per impedire il funzionamento del sistema nervoso. La beta-amiloide svolge nell'organismo anche altri importanti ruoli: regolazione del trasporto del colesterolo difesa contro lo stress ossidativo Le cellule possono produrre diverse forme di beta-amiloide. Fra queste, la cosiddetta Aβ42 è quella che tende maggiormente a formare le fibre. Non solo, alcune mutazioni associate con la comparsa precoce dell'Alzheimer aumentano la produzione di Aβ42. Prevenire l'Alzheimer: il ruolo della dieta Ad oggi non sono stati identificati trattamenti che possano prevenire con sicurezza lo sviluppo della malattia. Diversi studi suggeriscono che alcune modifiche dello stile di vita siano associate a una minore probabilità di soffrirne. Sono altresì inclusi alcuni cambiamenti nel regime alimentare: tra questi l'aumento del consumo di Omega-3. Scarmeas e colleghi hanno basato le loro ricerche sull'ipotesi che il legame tra l'assunzione di alcuni nutrienti e le capacità cognitive di un individuo potrebbe essere mediato anche dalla proteina beta-amiloide. Per questo motivo i ricercatori hanno valutato l'associazione tra i livelli plasmatici della proteina e l'assunzione di: acidi grassi saturi Omega-3 Omega-6 acidi grassi monoinsaturi vitamina E vitamina C beta-carotene vitamina B12 folato vitamina D L'analisi ha coinvolto 1.219 individui di età superiore ai 65 anni che non mostravano sintomi di demenza senile. Lo studio ha dimostrato che il consumo di alimenti ricchi Omega-3 è associato a livelli di Aβ42 nel sangue ridotti del 20-30%. Omega-3, un'azione diretta sulle proteine I dati di questa ricerca suggeriscono che i benefici associati al consumo di Omega-3 possano essere almeno in parte spiegati dall'alterazione dei livelli di beta-amiloide. Ricerche successive permetteranno di stabilire se la riduzione delle concentrazioni della proteina nel sangue corrisponde a una loro diminuzione anche a livello cerebrale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Gu Y, Schupf N, Cosentino SA, Luchsinger JA, Scarmeas N, “Nutrient intake and plasma β-amyloid”, Neurology. 2012 May 2. [Epub ahead of print]


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  • Gli Omega-3 riducono i danni al cervello associati all'Alzheimer

    I danni al cervello provocati dal morbo di Alzheimer (o malattia di Alzheimer) possono essere contenuti  da una dieta ricca acidi grassi Omega-3. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori guidato da Gene Bowman dell'Oregon Health and Science University di Portland (Stati Uniti) in uno studio pubblicato da Neurology, la rivista medica dell'American Academy of Neurology. Secondo i risultati ottenuti nel corso della ricerca, un'alimentazione a base di Omega-3 e vitamine B, C, D ed E migliorano i punteggi ottenuti nei test mnemonici e di ragionamento. Non solo: questi nutrienti hanno anche la funzione di ridurre la probabilità di andare incontro alla diminuzione del volume cerebrale tipicamente associata a questa patologia. Lo studio L'obiettivo principale di Bowman e colleghi era stabilire la relazione tra la disponibilità di vari nutrienti e alcuni parametri associati alla salute del cervello negli anziani non affetti da forme di demenza. I ricercatori hanno analizzato a questo scopo i dati relativi a 104 individui, di cui il 62% donne, di età media pari a 87 anni. Tutti i soggetti esaminati erano caratterizzati da pochissimi fattori di rischio per la memoria e per problemi di ragionamento. I livelli di vari nutrienti presenti nel sangue di ciascun partecipante sono stati determinati grazie a delle semplici analisi del sangue. Inoltre, tutti gli individui sono stati sottoposti a test per la valutazione delle capacità mnemoniche e di ragionamento. Una risonanza magnetica ha permesso anche di determinare il volume del cervello in 42 degli individui partecipanti all'analisi. Vitamine e Omega-3 per un cervello in forma I dati così raccolti hanno rivelato che i regimi alimentari ricchi di vitamine B, C, D ed E e di Omega-3 sono associati a punteggi migliori nei test di ragionamento rispetto alle diete povere in questi nutrienti. Al contrario, le persone che seguono un'alimentazione a base di acidi grassi insaturi (come quelli contenuti nei cibi fritti, surgelati o confezionati) sono caratterizzate da una maggiore propensione alla diminuzione del volume cerebrale e a risultati peggiori nei test mnemonici e di ragionamento. Bowman ha sottolineato che la presenza dei nutrienti del sangue è responsabile di una quota significativa della variazione del volume del cervello, della memoria e del ragionamento. Nello specifico, la variazione dei punteggi ottenuti alle prove mnemoniche e di ragionamento causata dai nutrienti è pari al 17%. Per quanto riguarda il volume cerebrale, i nutrienti sono risultati responsabili del 37% delle variazioni osservate. Agire sull'alimentazione per cambiare il cervello Bowman, pur precisando che i risultati ottenuti necessitano di una conferma, ha messo in risalto la possibilità di prevenire la diminuzione del volume del cervello modificando l'alimentazione. Via libera dunque ad una dieta a base di pesce (sgombro, salmone, halibut) frutta e verdura. Viceversa, sono da limitare il più possibile tutti i cibi che apportano quantità troppo elevate di grassi insaturi, come prodotti da forno, margarina, fritti e cibi confezionati.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Bowman GL, Silbert LC, Howieson D, Dodge HH, Traber MG, Frei B, Kaye JA, Shannon J, Quinn JF, “Nutrient biomarker patterns, cognitive function, and MRI measures of brain aging”, Neurology. 2011 Dec 28


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  • L’Omega-3 EPA riduce il rischio di Alzheimer

    L’acido eicospaentaenoico (EPA), Omega-3 di origine alimentare, può migliorare la memoria e i processi di apprendimento, riducendo il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Secondo un gruppo di ricercatori canadesi e tailandesi, l’etil-EPAuna forma particolare di questa molecola, rallenta la diminuzione dei livelli di acetilcolina. Quest'azione permette di contrastare l’insorgenza di questa patologia. Le ricerche hanno anche dimostrato che questo Omega-3 permette anche di ridurre l’espressione del fattore di crescita dei nervi (Nerve growth factor, NGF), un altro indicatore della presenza della malattia di Alzheimer. Secondo gli autori della ricerca, si tratta della prima prova dell’esistenza di una correlazione tra la diminuzione del rilascio di acetilcolina e i disturbi della memoria. Lo studio che ha portato a questa scoperta è stato pubblicato sul Journal of Neurochemistry. L’azione dell’EPA a livello cerebrale Per testare l’azione dell’EPA, i ricercatori hanno aggiunto all’alimentazione di ratti di laboratorio etil-EPA o olio di palma, un prodotto che non contiene Omega-3. Gli animali che avevano assunto olio di palma hanno sviluppato i sintomi tipici dei disturbi di memoria. Questi consistevano nella diminuzione del rilascio di acetilcolina, molecola importante per la trasmissione dell’impulso nervoso, e nella riduzione dell’espressione dell’NGF. Al contrario, i ratti che avevano assunto EPA hanno mostrato un miglioramento della memoria. Questo effetto era associato in un’attenuazione della riduzione del rilascio di acetilcolina e dell’espressione dell’NGF. Morbo di Alzheimer: quale Omega-3? I risultati di questa ricerca confermano il ruolo svolto dagli Omega-3 nella protezione della salute del sistema nervoso. Studi precedenti avevano dimostrato l’esistenza di un legame tra questi acidi grassi e le funzioni cognitive. I ricercatori avevano tuttavia evidenziato delle differenze nell’azione svolta dai 2 principali Omega-3 di origine alimentare, l’EPA e il DHA (acido docosaesaenoico). In particolare, chi soffre del declino cognitivo tipicamente associato all’avanzare dell’età può trarre beneficio dall’assunzione di DHA, che permette di migliorare la memoria. Questo declino cognitivo può precedere lo sviluppo di malattie neurodegenerative, Alzheimer incluso. Tuttavia, il DHA non può aiutare chi soffre già di Alzheimer conclamato. Secondo gli autori della ricerca, pubblicata dal Journal of Neurochemistry, i risultati ottenuti con la somministrazione di EPA confermano che anche questo Omega-3 può migliorare la memoria e che questa azione si svolge attraverso la modulazione delle attività svolte dall’acetilcolina e dall’NGF. In questo modo, gli Omega-3 possono ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Taepavarapruk P, Song C, “Reductions of acetylcholine release and nerve growth factor expression are correlated with memory impairment induced by interleukin-1beta administrations: effects of omega-3 fatty acid EPA treatment”,  J Neurochem. 2010 Feb;112(4):1054-64. Epub 2009 Dec 3


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