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Sistema nervoso

Sistema nervoso e omega 3 contro ansia e depressione

Delicato e complesso, il sistema nervoso regola molte funzioni del nostro corpo. Leggi come mantenerlo sano e ridurre ansia e depressione con gli Omega-3.

  • Alzheimer: sostanze derivate dagli Omega-3 aiutano a prevenirne la progressione

    Alcune molecole originate dagli omega-3 potrebbero invertire la progressione del morbo di Alzheimer, stimolando la guarigione dall’infiammazione. Esse inoltre sembrano favorire il riassorbimento della proteina beta amiloide, responsabile dei danni cellulari e della formazione delle placche cerebrali, tipiche della patologia. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Morbo di Alzheimer ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 proteggono la salute e le dimensioni del cervello

    Alti livelli di Omega-3 sembrano rallentare la perdita di volume cerebrale durante l’invecchiamento. Donne in post menopausa con elevate concentrazioni degli acidi grassi DPA (acido docosapentaenoico) e EPA (acido eicosapentaenoico) infatti possiedono, rispetto ad altre della stessa età, un cervello più grande. Una condizione che equivale a preservare per uno o due anni la salute cerebrale. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Approfondimenti sistema nervoso ed è stato taggato con

  • Depressione stagionale: combattila con gli Omega 3

    L'autunno è ormai alle porte, lo dice il calendario e l'aria frizzante della mattina. Può essere un momento difficile dell'anno: il rientro dalle vacanze, lo stress della ripresa del lavoro e degli impegni quotidiani, gli orari da rispettare... Per affrontare lo stress e la stanchezza da rientro, gli Omega 3, sono ottimi alleati   Gli studi dimostrano infatti che le popolazioni che mangiano più pesce e hanno quindi un'alimentazione ricca di Omega 3 sono meno stressate e aggressive di altre. Come mai? La spiegazione è da ricercare nel nostro cervello e nella sua struttura. La materia asciutta del cervello è costituito per il 50%-60% dai lipidi.È l’organo più grasso del corpo e ha bisogno di acidi grassi essenziali per funzionare.Tra questi vi sono gli acidi grassi Omega 3 DHA e gli Omega 6 che consentono la formazione e la manutenzione dei neuroni. Tutti gli studi realizzati fanno pensare che gli acidi grassi Omega 3 (soprattutto l’EPA) agiscano sull’umore e permettano di limitare le depressioni, soprattutto quelle stagionali, attivando la secrezione della melatonina. Alimentazione: fai le scelte giuste! Come fare dunque ad assumere la giusta quantità di Omega 3? Prediligi senza esitazioni i pesci grassi ricchi di Omega 3 a lunga catena, cioè ricchi di “EPA” e “DHA”. Sono questi acidi grassi ad agire sui neuroni. Dai spazio alla varietà e alla qualità: sgombro, aringa, sardine, tonno e salmone. Per quanto possibile, dai la preferenza al salmone selvatico, più ricco di Omega 3 I pesci e i frutti di mare, inoltre, apportano proteine nobili, minerali degli oligoelementi (zinco, rame, fosforo, calcio...) e vitamina D che consente di sintetizzare il calcio. I raggi del sole, precursori di questa preziosa vitamina, non sono molto disponibili una volta finita l’estate ed è quindi bene integrarla con l'alimentazione o gli integratori La giusta quantità di Omega 3 giornaliera Il nostro fabbisogno è stimato a 2,5 g di Omega 3 ALA (acido alfa-linoleico) al giorno per gli uomini, e di 2g per le donne. Questo significa mangiare pesce grasso due o tre volte la settimana e integrare la dieta con olio di soia o colza, noci e frutta secca. E se vuoi conoscsere il tuo livello di Omega 3 prova il nostro Omegor Test e affidati ai nostri integratori


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Omega-3 in pesce e crostacei, Stress e stanchezza mentale ed è stato taggato con

  • Omega 3 e vitamina D3 aiutano a ripulire le placche dell'Alzheimer

    La vitamina D3 e l'acido grasso omega-3 DHA aiutano il sistema immunitario a ripulire le placche dell'Alzheimer e riducono la morte delle cellule cerebrali. La notizia è stata data da un gruppo di scienziati in uno studio pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease. Il dramma dell'Alzheimer L'Alzheimer, la forma più comune di demenza, è una malattia neurodegenerativa che si manifesta soprattutto dopo i 65 anni. Al momento, affligge più di 13 milioni di persone nel mondo. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Morbo di Alzheimer ed è stato taggato con

  • Più memoria con gli omega-3, il DHA migliora la trasmissione dell'impulso nervoso

    Svelati i meccanismi attraverso cui il DHA (acido docosaesaenoico) protegge la memoria: questo acido grasso omega-3 si accumula nell'ippocampo, regione del cervello coinvolta proprio nella memoria, dove è associato ad un aumento della trasmissione dell'impulso nervoso. Arricchire la propria dieta di questo nutriente, sia mangiando il pesce che ne è ricco, sia assumendo integratori di omega-3, potrebbe aiutare a proteggere il cervello durante l'invecchiamento. L'omega 3 DHA migliora la potenza dell'impulso nervoso Ad arrivare a queste conclusioni sono stati i ricercatori dell'University of Alberta di Edmonton (Canada), grazie ad uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Applied Physiology.ivare a queste conclusioni sono stati i ricercatori dell'University of Alberta di Edmonton (Canada), grazie ad uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Applied Physiology. Omega 3 amici del cervello Numerosi studi hanno evidenziato i benefici per il cervello derivanti dal consumo di pesce come il salmone, il tonno e le sardine. Alla base di queste azioni positive ci sono gli omega-3, acidi grassi di cui questi pesci sono ricchi. Fra questi il più importante per il cervello è proprio il DHA. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Antinvecchiamento, Sistema nervoso, Demenza ed è stato taggato con

  • Obesità e sindrome da alimentazione notturna, nuove speranze dagli omega-3

    La sindrome da alimentazione notturna è un disturbo alimentare caratterizzato da un consumo incontrollato di cibo durante la notte e associato a comportamenti anoressici durante il giorno. Si sa che disturbi psicologici di questo tipo aumentano il rischio di ingrassare fino all'obesità, ma i meccanismi che scatenano questo comportamento non sono ancora certi. Un nuovo studio ha svelato che gli omega 3 potrebbero frenare l'accumulo di peso associato a questi e altri disturbi del comportamento alimentare. Ad elaborare questa ipotesi sono Garret FitzGerald e i suoi collaboratori all'Università della Pennsylvania di Filadelfia (Stati Uniti), che grazie ad una serie di esperimenti condotti sui topi hanno svelato il coinvolgimento degli Omega-3 nella comunicazione tra le cellule di grasso e il cervello di chi mangia ad orari insoliti. Secondo quanto riportato sulle pagine di Nature Medicine, è sufficiente eliminare dal grasso un gene che controlla l'orologio biologico per far sì che gli animali mangino fuori orario, che i livelli di Omega-3 nelle cellule diminuiscano e che i topi diventino obesi.     La buona notizia è, però, un'altra: basta somministrare agli animali EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), i due Omega-3 di cui è ricco il pesce, per riportare tutto alla normalità. Mangiare di notte: un problema di comunicazione Ogni organismo riesce a mantenere un bilancio fra l'energia consumata e quella assunta con il cibo grazie a complessi segnali scambiati tra il sistema nervoso e altri organi, come il fegato e il cuore. Anche il grasso partecipa a questo scambio di messaggi. Infatti oltre ad immagazzinare e rilasciare energia, le cellule adipose comunicano al cervello le quantità di grassi stipate. A trasportare questi messaggi è la leptina, un ormone che aumenta il consumo di energia e riduce l'assunzione di cibo attraverso meccanismi regolati dall'area del cervello che prende il nome di ipotalamo. FitzGerald e colleghi hanno scoperto che l'eliminazione di un gene responsabile dell'orologio biologico nelle cellule del grasso fa sì che i topi, che in genere mangiano di notte, inizino a nutrirsi durante il giorno. Questo comportamento, hanno spiegato gli scienziati, è associato ad alterazioni dell'attività dell'ipotalamo. Scendendo più nel dettaglio di questo meccanismo i ricercatori hanno osservato una diminuzione dei livelli di EPA e di DHA nelle cellule adipose di questi topi. Di conseguenza, quando gli animali mangiavano fuori orario la secrezione di questi Omega-3 nel sangue e la loro presenza nell'ipotalamo sono apparse ridotte. Risolvere il problema con gli Omega-3 Georgios Paschos, primo autore della ricerca, ha spiegato che il risultato più entusiasmante è stato riuscire ad eliminare le fluttuazioni anomale dei livelli di Omega-3 e dell'espressione dei geni nell'ipotalamo, il comportamento alimentare e la tendenza all'obesità semplicemente somministrando ai topi EPA e DHA. Questi risultati dimostrano il ruolo centrale svolto dalle cellule di grasso e dagli Omega-3 che secernono per garantire la comunicazione con l'ipotalamo, che, in questo modo, può regolare in modo opportuno il consumo di energia. D'altra parte, questo studio svela anche che alterazioni nei meccanismi cui partecipano gli Omega-3 potrebbero essere alla base della maggior incidenza dell'obesità fra chi lavora di notte o in chi soffre di disturbi del sonno. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Paschos GK, Ibrahim S, Song WL, Kunieda T, Grant G, Reyes TM, Bradfield CA, Vaughan CH, Eiden M, Masoodi M, Griffin JL, Wang F, Lawson JA, Fitzgerald GA, “Obesity in mice with adipocyte-specific deletion of clock component Arntl”, Nat Med. 2012 Nov 11. doi: 10.1038/nm.2979


    Articolo pubblicato in Approfondimenti sistema nervoso, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Omega 3 contro il suicidio? La risposta in un nuovo studio dell'esercito americano

    Anni di ricerche suggeriscono che gli acidi grassi omega 3 proteggano la salute mentale, riducendo il rischio di sviluppare ansia, depressione e altri gravi disturbi comportamentali. Un nuovo studio verificherà se l'assunzione di prodotti arricchiti con questi nutrienti rappresenta una valida opportunità terapeutica per ridurre il rischio di suicidio. Prenderà presto il via un nuovo studio mirato a verificare se gli omega 3 possono aiutare a ridurre il rischio di disturbi psicologici e di suicidio. A guidare la ricerca saranno Bernadette Marriott e Hugh Myrich della Medical University of South Carolina, che verificheranno l'effetto dell'assunzione di un frappè arricchito con Omega-3, già distribuito sul mercato europeo, sulla salute mentale degli individui coinvolti nello studio. Perché proprio gli Omega-3? La scelta degli Omega-3 come possibili coadiuvanti nella riduzione del rischio di suicidio si basa sia sui risultati di ricerche precedenti, sia sull'esigenza di fare chiarezza sul coinvolgimento di questi acidi grassi nei disturbi psicologici. Se, infatti, alcuni studi non sono riusciti a stabilire una correlazione tra i livelli di Omega-3 e problematiche come l'ansia o la depressione, altri puntano in una direzione totalmente opposta, suggerendo una protezione nei confronti di depressione, dipendenza da sostanze da abuso e altri disturbi della mente. Una ricerca pubblicata sulla rivista Nutritional Neuroscience ha, ad esempio, svelato che flessibilità cognitiva e funzioni esecutive sono associate alla disponibilità di questi nutrienti. Uno studio pubblicato nel 2011 sul Journal of Clinical Psychiatry ha, invece, rilevato che i militari (uomini) caratterizzati da bassi livelli di acido docosaesaenoico (l'omega-3 noto con l'acronimo DHA) sono esposti a un rischio di suicidio superiore del 62% rispetto a quelli con i livelli più elevati di questo Omega-3. Nonostante i risultati di queste ricerche, al momento non è possibile affermare che esista una causalità, ossia che sia la carenza di Omega-3 ad indurre al suicidio. Non solo, i benefici dell'assunzione di Omega-3 si estenderebbero ben oltre gli effetti sulla salute psicologica, coinvolgendo tutti gli altri aspetti del benessere su cui questi acidi grassi hanno un effetto positivo: dalla salute dell'apparato cardiovascolare, alla riduzione del rischio di patologie invalidanti come la malattia di Alzheimer. La scelta dei partecipanti Marriott e colleghi coinvolgeranno nello studio un gruppo di veterani statunitensi ad alto rischio di comportamento suicida. L'elevato tasso di suicidi fra i reduci è, in effetti, un problema estremamente attuale ed importante nelle armate militari statunitensi, che nel solo mese di luglio del 2012 hanno registrato 38 casi di presunto suicido fra i propri soldati, il numero più elevato da quando si è iniziato a monitorare il fenomeno. Quello del suicidio è, però, un problema che si estende anche al di fuori dell'ambiente militare e che negli Stati Uniti rappresenta la quarta causa di decesso nella fascia di età fra i 18 e i 65 anni. Fortunatamente le analisi condotte dall'Istat hanno svelato che l'Italia è uno dei Paesi Ocse a più basso livello di mortalità per suicidio e che tra il 1993 e il 2009 c'è stata una continua diminuzione dell'incidenza di sucidi. Restano, tuttavia, 6,7 persone ogni 100 mila abitanti dello Stivale che scelgono di togliersi la vita ogni anno, per un totale di circa 3.800 persone. Gli Omega-3 potrebbero rappresentare un valido ed economico aiuto per arginare ulteriormente il fenomeno. Il benessere psicologico è in un frappè di Omega-3 La nuova ricerca prevede l'assunzione quotidiana, per 6 mesi, di 2 frappè arricchiti di Omega-3 o 2 frappè cui non sono stati aggiunti questi preziosi acidi grassi. Marriott ha spiegato che la scelta del prodotto da utilizzare nello studio è stata dettata dal suo ottimo gusto e dall'assenza di effetti collaterali associati alla sua assunzione. Al di là della forma di somministrazione, questo nuovo studio permetterà di fare maggior chiarezza sul ruolo svolto dagli Omega-3 nel determinare la tendenza al suicidio.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonti Lewis MD, Hibbeln JR, Johnson JE, Hong Lin Y, Hyun DY, Loewke JD, “Suicide Deaths of Active-Duty US Military and Omega-3 Fatty-Acid Status: A Case-Control Comparison”, J Clin Psychiatry, August 23, 2011 Johnston DT, Deuster PA, Harris WS, Macrae H, Dretsch MN, “Red blood cell omega-3 fatty acid levels and neurocognitive performance in deployed U.S. Servicemembers”, Nutr Neurosci. 2012 Jun 28


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Omega-3 in altri cibi ed è stato taggato con

  • Gli omega-3 alleviano i sintomi della depressione nella terza età, rivela studio italiano

    Un nuovo studio rivela che gli acidi grassi omega 3 alleviano i sintomi della depressione, in particolare di quelle forme del disturbo che, spesso, si manifestano durante la terza età. La conferma arriva dall'Università degli Studi di Milano, dove Angela Rizzo e colleghi hanno dimostrato che l'assunzione di 2,5 grammi al giorno di omega 3 EPA e DHA riduce i sintomi della depressione nelle persone anziane. I risultati dei loro studi sono stati pubblicati sul Nutrition Journal. Depressione nella terza età, un problema spesso sottovalutato Soffrire di depressione durante la terza età non è un evento raro. Ben il 13% degli anziani che vivono nella comunità ne soffre, così come il 24% dei pazienti anziani dei medici, il 30% di quelli che vengono ricoverati in ospedale e il 43% di quelli che vivono in una casa di riposo. Nonostante questo disturbo abbia conseguenze negative sulla qualità della vita piuttosto ovvie, spesso nelle persone anziane non viene nemmeno effettuata una chiara diagnosi del problema. Eppure molti casi di depressione potrebbero essere curati con un intervento tempestivo ed adeguato. Al contrario, la mancanza di cure appropriate può far sorgere problemi sia di tipo sociale, sia di tipo fisico e cognitivo. Le conseguenze fisiche di una depressione non curata possono addirittura rallentare il recupero da una malattia o da un'operazione chirurgica. Depressione e Omega-3, un legame stretto I dati raccolti dai ricercatori milanesi ha innanzitutto dimostrato in modo chiaro che in chi soffre di depressione durante la terza età i livelli dell'omega 3 EPA nelle membrane dei globuli rossi sono particolarmente bassi. Già in passato diversi studi avevano portato la comunità scientifica ad ipotizzare che gli Omega-3 potessero essere utili nel trattamento della depressione. Questo nuovo studio fornisce una conferma a quanto ipotizzato, suggerendo che questi acidi grassi possono fornire una opzione terapeutica per chi soffre di questo disturbo nella terza età. Gli Omega-3 sono un rimedio efficace contro la depressione Rizzo e colleghi hanno infatti scoperto che basta integrare la propria alimentazione con Omega-3 per due mesi per ottenere una significativa riduzione dei sintomi della depressione. I ricercatori hanno coinvolto nel loro studio 46 donne depresse di età compresa tra i 66 e i 95 anni, in cui i sintomi del disturbo sono stati valutati attraverso una scala specifica (la GDS, Geriatric Depression Scale). A 22 di queste donne sono stati fatti assumere tutti i giorni, per 8 settimane consecutive, 2,5 grammi degli Omega-3 EPA e DHA (acido docosaesaenoico), in un rapporto 2 a 1. Le altre 24 donne hanno assunto nello stesso modo e per lo stesso periodo un placebo. Al termine del periodo di somministrazione il punteggio ottenuto sulla scala GDS era significativamente più basso nelle donne che avevano assunto EPA e DHA. Allo stesso tempo, i ricercatori hanno scoperto che l'assunzione di Omega-3 aveva portato ad una diminuzione del rapporto tra l'acido arachidonico (un Omega-6) e l'EPA presente nel sangue e nelle membrane dei globuli rossi. Questo dato ha permesso, da un lato, di dimostrare il legame tra la variazione delle concentrazioni di EPA e la diminuzione dei sintomi depressivi e, dall'altro, di verificare che l'assunzione di Omega-3 permette di ridurre il rapporto tra Omega-6 e Omega-3, condizione indispensabile per mantenere un buono stato di salute.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Rizzo AM, Corsetto PA, Montorfano G, Opizzi A, Faliva M, Giacosa A, Ricevuti G, Berra B, Rondanelli M, Pelucchi C, “Comparison between the AA/EPA ratio in depressed and non depressed elderly females: omega-3 fatty acid supplementation correlates with improved symptoms but does not change immunological parameters”, Nutr J. 2012 Oct 10;11(1):82


    Articolo pubblicato in Antinvecchiamento, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Gli omega-3 riducono fino al 17% il rischio di l'ictus, scopre studio

    Un nuovo studio conferma il legame tra il consumo di cibi ricchi di omega 3 e un minor rischio di ictus. Chi consuma almeno 5 porzioni di pesce a settimana rischia del 13% meno di andare incontro a un ictus. Se poi, si focalizza l'attenzione sugli ictus di tipo ischemico, la riduzione del rischio raggiunge il 17%. Per giungere a queste conclusioni un gruppo di ricercatori dell'Università del North Carolina di Chapel Hill (Stati Uniti) ha analizzato i dati di 16 diversi studi che hanno coinvolto, in totale, 402.127 individui. I risultati dell'analisi sono stati pubblicati sulle pagine dell'European Journal of Clinical Nutrition. Dubbi privi di fondamento Già in passato diversi studi hanno rilevato una stretta associazione tra il consumo di pesce ricco di Omega-3 e, più nello specifico, tra l'assunzione di questi acidi grassi e la riduzione del rischio di ictus. Un'analisi pubblicata su Stroke dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) ha, ad esempio, dimostrato che mangiare pesce ricco di Omega-3 circa 3 volte alla settimana riduce la probabilità di avere un ictus del 6%. In una ricerca successiva gli stessi studiosi hanno rilevato che elevati consumi di Omega-3 sono associati a una riduzione del rischio di ictus pari al 16%. Dati così schiaccianti sembravano non lasciare più spazio ad eventuali dubbi sul ruolo protettivo svolto da questi acidi grassi. Tuttavia, una recente pubblicazione su JAMA, peraltro oggetto di numerose critiche, aveva insinuato che gli omega-3 non fossero utili nel proteggere l'apparato cardiovascolare. Questo nuovo studio, però, rafforza ulteriormente l'ipotesi dell'esistenza di una associazione tra il consumo di pesce ricco di questi nutrienti e la riduzione del rischio di ictus. I perché dell'effetto protettivo contro l'ictus ischemico Rispetto ad altre ricerche, l'analisi condotta dai ricercatori di Chapell Hill permette di fare una distinzione tra i diversi tipi di ictus. Esistono, infatti, due generi diversi di ictus. Mentre quello emorragico è dovuto, come dice il nome stesso, ad un'emorragia nel tessuto nervoso, l'ictus ischemico è dovuto all'interruzione del flusso di sangue a causa della presenza di coaguli nei vasi che scorrono nel cervello. Infatti, spiegano gli scienziati, l'azione protettiva degli Omega-3 nei confronti dell'ictus si basa sulla loro capacità di inibire l'aggregazione delle piastrine e, quindi, di ridurre la probabilità che si formino i coaguli alla base degli eventi ischemici. Viceversa, si potrebbe pensare che quest'azione antiaggregante aumenti il rischio di emorragie e, quindi, di ictus di tipo emorragico. In realtà, questo studio elimina anche questo dubbio. I ricercatori, infatti, non hanno osservato nessun aumento dell'incidenza di ictus emorragici in chi consuma molto pesce. Benefici a lungo termine Gli autori della nuova analisi hanno posto l'accento anche su un altro aspetto: per quanto tempo vengono assunti gli Omega-3. In effetti alcuni studi che non hanno rilevato l'associazione tra il consumo di questi nutrienti e il rischio di ictus hanno valutato l'effetto dell'assunzione di supplementi a base di Omega-3 per un periodo limitato di tempo. In questo caso, invece, gli studi inclusi nell'analisi hanno avuto una durata media di 12,8 anni. Secondo i ricercatori sperimentazioni cliniche a breve termine condotte sui pazienti non possono escludere gli effetti a lungo termine sul rischio di ictus nella popolazione generale, confermati da questa analisi. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Xun P, Qin B, Song Y, Nakamura Y, Kurth T, Yaemsiri S, Djousse L, He K, “Fish consumption and risk of stroke and its subtypes: accumulative evidence from a meta-analysis of prospective cohort studies”, Eur J Clin Nutr. 2012 Oct 3. doi: 10.1038/ejcn.2012.133


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Arterie e vasi sanguigni, Ictus ed è stato taggato con

  • Gestazione, l'acido folico riduce del 32% il rischio di tumori del cervello durante l'infanzia

    Un nuovo studio scopre che assumere acido folico prima e durante la gestazione potrebbe ridurre fino al 32% il rischio di sviluppare un tumore al cervello durante l'infanzia. La ricerca che ha portato alla scoperta è stata pubblicata sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention da un gruppo di ricercatori australiani, guidato da Elizabeth Milne del Telethon Institute for Child Health Reasearch dell'University of Western Australia. Secondo Milne, anche se si tratta di un semplice studio osservazionale, l'associazione tra la riduzione del rischio di tumori al cervello nel bambino e l'assunzione di acido folico durante la gestazione è plausibile dal punto di vista biologico. Perché in gravidanza c'è bisogno di acido folico? Le raccomandazioni sull'assunzione di acido folico prima e durante le fasi iniziali della gravidanza sono legate alla necessità di ridurre al minimo il rischio che il feto sviluppi la cosiddetta spina bifida. Quest'ultima è una grave malformazione dovuta a un difetto nello sviluppo del tubo neurale, la struttura da cui prende origine anche il sistema nervoso del bambino. Una futura mamma che, prima della gestazione, fa il pieno di acido folico riduce la probabilità di sviluppare anche molti altri difetti del tubo neurale che dipendono dall'assenza di questo prezioso nutriente. Tumori cerebrali nell'infanzia, un buon motivo per assumere più acido folico Lo studio australiano svela un motivo in più per cui una donna dovrebbe assumere acido folico nel momento in cui decide di avere un bambino. L'analisi dell'uso di integratori da parte delle mamme, rilevato tramite questionari specifici, ha infatti svelato che i multivitaminici e i supplementi a base di acido folico sono associati a una riduzione del 32% del rischio che i loro figli sviluppino un tumore al cervello durante l'infanzia. Secondo gli autori questo studio, che ha coinvolto in totale 1154 bambini (di cui 327 affetti da un tumore al cervello), è il più ampio mai condotto fino ad oggi e suggerisce che gli integratori di acido folico potrebbero essere realmente utili nella prevenzione dei tumori al cervello in età pediatrica. Tuttavia, i ricercatori non sanno ancora spiegare quali siano gli esatti meccanismi alla base di questo effetto, che potrebbero anche variare a seconda del tipo di tumore preso in considerazione. Acido folico: quando assumerlo Sulla base di questi dati, risulta chiaro che arrivare al concepimento con scorte di acido folico adeguate è fondamentale per garantire il corretto sviluppo e la salute del bambino. Per questo motivo, è lo stesso Ministero della Salute a raccomandare l'assunzione di almeno 0,4 mg al giorno di acido folico, nel periodo precedente la gestazione e nei primi tre mesi successivi al concepimento. Purtroppo, però, la maggior parte delle gravidanze non è pianificata e, quindi, una donna può ritrovarsi incinta senza aver avuto il tempo di pianificare l'assunzione di acido folico. Per questo motivo la soluzione migliore è assumere regolarmente acido folico durante l'età fertile. L'importante è non superare 1 mg al giorno, perché, anche se non è tossico, dosi eccessive possono mascherare eventuali carenze di vitamina B12, a loro volta molto pericolose. Un'alternativa è di assumere acido folico attivato, ossia metilfolato, che non maschera eventuali carenze di vitamina B12 ed è molto meglio assorbito dell'acido folico. Esistono prodotti sul mercato, fra cui il VitaDHA Materna, che contengono metilfolato al posto del acido folico che si trova nella maggior parte degli integratori. Solo nel caso in cui la donna abbia già avuto un figlio con difetti del tubo neurale le linee guida prevedono la possibilità di arrivare all'assunzione quotidiana di 4 mg di acido folico. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Milne E, Greenop KR, Bower CI, Miller M, van Bockxmeer FM, Scott RJ, de Klerk NH, Ashton LJ, Gottardo NG, Armstrong BK, “Maternal use of Folic Acid and Other Supplements and Risk of Childhood Brain Tumors”, Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2012 Aug 31.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Sistema nervoso, Gravidanza, Alimentazione in gravidanza, Età pediatrica ed è stato taggato con

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