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Sistema nervoso

Sistema nervoso e omega 3 contro ansia e depressione

Delicato e complesso, il sistema nervoso regola molte funzioni del nostro corpo. Leggi come mantenerlo sano e ridurre ansia e depressione con gli Omega-3.

  • Omega-3 nuova potenziale terapia per il recupero dal trauma cranico

    Pubblicati i risultati del primo studio che dimostra i benefici degli Omega-3 sul cervello durante la convalescenza che segue un trauma cranico. Gli Omega-3 potrebbero essere utili per ridurre gli effetti negativi a lungo termine sul cervello di un trauma cranico. In particolare, secondo gli esperti gli effetti maggiori si potrebbero ottenere somministrando al paziente questi acidi grassi già al pronto soccorso. A suggerirlo sono Michael Lewis, Parviz Ghassemi e Joseph Hibbeln, autori di uno studio pubblicato sull'American Journal of Emergency Medicine1 in cui, per la prima volta, sono stati testati gli effetti della somministrazione di Omega-3 durante la convalescenza dopo un trauma cranico. Omega-3 per la salute del cervello Anni di ricerche hanno dimostrato che gli Omega-3, i grassi “amici” della salute, sono importanti per il sistema nervoso sin dalle prime fasi dello sviluppo. Per questo motivo gli esperti consigliano alle donne incinte di garantirsi un adeguato apporto di questi nutrienti sia durante la gravidanza, sia durante l'allattamento al seno. Non solo, a partire dall'infanzia fino alla terza età questi acidi grassi aiutano a mantenere il cervello in salute e sempre più ricerche si pongono a sostegno dell'ipotesi che gli Omega-3 siano importanti anche per le capacità cognitive. Un aiuto in caso di trauma cranico Negli ultimi anni è aumentato anche l'interesse nei confronti dei potenziali benefici esercitati da questi nutrienti in seguito a trauma cranico, una delle cause principali di morte traumatica e di disabilità. La mortalità associata a questo tipo di trauma si è molto ridotta grazie all'avanzamento delle metodiche chirurgiche e di terapia intensiva, ma non esistono ancora terapie specifiche per affrontare la fase di convalescenza. Il recupero passa, infatti, attraverso un periodo in cui il cervello deve fare i conti con problemi come  l'infiammazione e la presenza di radicali liberi. Nel 2010 l'Istituto di Medicina degli Stati Uniti (IOM) ha indicato proprio gli Omega-3 fra le molecole di cui dovrebbero essere testati i benefici in questa fase di convalescenza e lo studio di Lewis e colleghi è il primo a cercare di gettar luce su queste potenzialità. I ricercatori hanno somministrato a un adolescente reduce da un grave incidente motociclistico dosi elevate di questi acidi grassi. In particolare, 10 giorni dopo il trauma cranico il ragazzo ha ricevuto 9,756 grammi di EPA (acido eicosapentaenoico) e 6,756 grammi di DHA (acido docosaesaenoico), i principali Omega-3 di origine alimentare. La terapia, hanno spiegato gli autori, ha permesso graduali miglioramenti sia dal punto di vista cognitivo, sia da quello fisico, tanto che a 3 mesi di distanza dall'incidente il ragazzo si è diplomato e 4 mesi dopo il trauma ha potuto far ritorno a casa, dove ha continuato la terapia per tutto l'anno successivo.  Grandi speranze I risultati ottenuti sembrano indicare che gli Omega-3 forniscano al cervello le basi nutritive per guarire. Trattandosi, però, del primo caso in cui questi acidi grassi sono stati utilizzati durante la convalescenza dopo il trauma cranico solo dopo altre ricerche sarà possibile confermare i benefici degli Omega-3 nel recupero delle funzionalità cerebrali.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. Lewis M, Ghassemi P, Hibbeln J, “Therapeutic use of omega-3 fatty acids in severe head trauma”, Am J Emerg Med. 2012 Aug 3


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso ed è stato taggato con

  • Bassi livelli di Omega-3 compromettono le capacità cognitive

    Livelli di Omega-3 nel sangue più bassi della media riducono le capacità cognitive, ma alimentazione e supplementi potrebbero aiutare a contrastare il problema . Livelli bassi di Omega-3 nell'organismo compromettono le capacità cognitive, ma aumentare il consumo di cibi o supplementi ricchi di queste molecole potrebbe aiutare a riportarle nella norma. A ipotizzarlo sono gli autori di uno studio pubblicato su Nutritional Neuroscience, che hanno dimostrato che avere nel sangue una quantità di questi acidi grassi inferiore alla media della popolazione riduce la flessibilità cognitiva, cioè la capacità, quando necessario, di spostare la propria attenzione da un soggetto ad un altro. Allo stesso tempo, livelli ridotti di Omega-3 sono associati a una diminuzione delle funzioni esecutive, cioè della capacità di pianificare, controllare e coordinare le attività cognitive. L'importanza degli Omega-3 per l'organismo Gli acidi grassi Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) sono importanti sia per lo sviluppo, sia per il funzionamento del sistema nervoso. Non solo, i benefici svolti da queste molecole nei confronti di altri organi e tessuti, sopratutto quelli del sistema cardiovascolare, sono noti da molto tempo. L'organismo umano non è, però, in grado di sintetizzarli in piena autonomia. In particolare, le cellule sanno ottenere DHA a partire dall'EPA, ma la loro capacità di sintetizzare quest'ultimo dal suo precursore (l'acido alfa-linolenico o ALA) è ridotta. L'ALA, a sua volta, non può essere prodotto dall'organismo, perciò è molto importante garantirsi un corretto apporto di Omega-3 attraverso l'alimentazione. Gli effetti della carenza di Omega-3 sul sistema nervoso Già in passato alcuni ricercatori avevano dimostrato che bassi livelli di DHA sono associati ad un aumento del rischio di suicidio fra i militari in missione. Anche gli autori dello studio pubblicato su Nutritional Neuroscience hanno coinvolto nelle loro ricerche un gruppo di militari, scoprendo che la quantità di EPA e DHA presenti nei loro globuli rossi erano inferiori rispetto a quelle rilevabili nella popolazione statunitense della stessa età. In particolare, la percentuale di questi Omega-3 nei globuli rossi dei militari era del 3,5%, contro il 4,5% tipico della popolazione coetanea. I ricercatori non si sono sorpresi molto per questa differenza, giustificabile con l'alimentazione seguita dai militari in missione, in genere povera di Omega-3. Più sorprendente è stato, invece, scoprire che bassi livelli di questi nutrienti fossero associati a minore flessibilità cognitiva e a funzioni esecutive ridotte. L'analisi dei dati raccolti durante test psicosociali e neurocognitivi ha, inoltre, svelato che il legame tra bassi livelli di Omega-3 e ridotte capacità cognitive era particolarmente stretta in chi ha dichiarato di soffrire di disturbi del sonno. Non solo, i militari che non riuscivano a riposare bene, ma che avevano livelli di Omega-3 superiori rispetto alla media dei partecipanti allo studio sono parsi avere una maggiore capacità di recupero dalla stanchezza e migliori flessibilità cognitiva e funzioni esecutive.  Nutrire il cervello con gli Omega-3 L'ipotesi elaborata dagli autori è che la diminuzione delle capacità cognitive potrebbe essere contrastata aumentando i livelli di EPA e DHA nell'organismo sia mangiando più cibi ricchi di Omega-3, sia assumendo supplementi a base di olio di pesce. Lo studio mirato a verificare questa ipotesi è già stato condotto. La pubblicazione dei suoi risultati è attesa entro la fine di quest'anno.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Johnston DT, Deuster PA, Harris WS, Macrae H, Dretsch MN, “Red blood cell omega-3 fatty acid levels and neurocognitive performance in deployed U.S. Servicemembers”, Nutr Neurosci. 2012 Jun 28 2. Lewis MD, Hibbeln JR, Johnson JE, Lin YH, Hyun DY, Loewke JD, “Suicide deaths of active-duty US military and omega-3 fatty-acid status: a case-control comparison”, J Clin Psychiatry. 2011 Dec;72(12):1585-90. Epub 2011 Aug 23  


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Sistema nervoso, Età neonatale ed è stato taggato con

  • Più omega-3 nella dieta migliorano capacità cognitive e volume del cervello negli anziani

    E' questa la conclusione cui è giunto un gruppo di ricercatori dell'Università di Uppsala (Svezia), che hanno analizzato se consumi più elevati di questi acidi grassi sono associati a un incremento delle capacità cognitive o del volume del cervello negli anziani. Aumentare le quantità degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) introdotte con l'alimentazione potrebbe migliorare le capacità cognitive nella terza età. I risultati dei loro studi, che hanno coinvolto 252 uomini e donne, sono stati pubblicati sulla rivista Age *. Acidi grassi indispensabili per il cervello     Gli Omega-3, soprattutto il DHA, sono nutrienti molto importanti per la salute del sistema nervoso. La quantità di questo acido grasso a livello del cervello è molto elevata. Qui il DHA svolge un ruolo fondamentale sia per la struttura, sia per le funzioni dei neuroni e la produzione di nuove cellule nervose. Diversi studi hanno dimostrato che questo Omega-3 influenza le capacità cognitive e di attenzione, quelle visive e il comportamento. Non solo, il DHA svolge un ruolo importante anche in alcuni disturbi psichiatrici e protegge i neuroni dagli effetti dannosi della malattia di Alzheimer. Benefici cognitivi anche nella terza età La ricerca svedese ha dimostrato che chi, tra i 70 e i 75 anni, mangia molti cibi ricchi di Omega-3 (sia DHA, sia EPA) ha capacità cognitive maggiori rispetto a chi segue un'alimentazione povera di questi acidi grassi. Anche se studi precedenti avevano dimostrato che volumi cerebrali maggiori corrispondono a un minor declino cognitivo, le risonanze magnetiche condotte durante questa ricerca non hanno evidenziato nessun legame tra l'assunzione di Omega-3 e le dimensioni del cervello o di alcune sue regioni. Di quanti Omega-3 abbiamo bisogno? I partecipanti alla ricerca con le maggiori capacità cognitive consumavano in media 980 mg di EPA e DHA al giorno, una quantità circa 10 volte maggiore rispetto, ad esempio, al consumo di Omega-3 medio di un abitante degli Stati Uniti. In generale, nell'età adulta gli esperti consigliano di non scendere al di sotto dei 500 mg totali di EPA e DHA al giorno e di mangiare 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana. E' possibile scegliere, ad esempio, tra salmone, aringhe, tonno e halibut. La raccomandazione può essere estesa anche ai bambini e alle donne incinte, con una particolare avvertenza: è meglio evitare di mangiare grandi quantità di pesci predatori, come il pesce spada, che possono accumulare molto mercurio, metallo tossico proprio per il sistema nervoso. Per quanto riguarda la terza età, nuovi studi sui benefici derivanti dall'assunzione di cibi ricchi di Omega-3 permetteranno di approfondire ulteriormente questo aspetto.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte * Titova OE, Sjögren P, Brooks SJ, Kullberg J, Ax E, Kilander L, Riserus U, Cederholm T, Larsson EM, Johansson L, Ahlström H, Lind L, Schiöth HB, Benedict C, “Dietary intake of eicosapentaenoic and docosahexaenoic acids is linked to gray matter volume and cognitive function in elderly”, Age (Dordr). 2012 Jul 13. [Epub ahead of print]    


    Articolo pubblicato in Antinvecchiamento, Sistema nervoso, Demenza, Approfondimenti sistema nervoso ed è stato taggato con

  • Prozac "sposa" l'olio di pesce nella lotta alla depressione

    Aggiungendo olio di pesce alla terapia con Prozac se ne migliora l'efficacia in modo significativo nei casi di depressione maggiore, ha scoperto uno studio clinico. Tra le varie cause della depressione, i ricercatori hanno ipotizzato anche una carenza di acidi grassi omega-3 EPA e DHA, abbondanti nell'olio di pesce. La ricerca ha rivelato che i soggetti che soffrono di depressione maggiore tendono ad avere un livello di omega-3 (soprattutto EPA) nel siero inferiore alla norma. Le analisi di tipo epidemiologico sono coerenti con questo dato: nelle popolazioni in cui il consumo di pesce, ricco di omega-3, è molto elevato, il tasso di depressione è inferiore alla media, mentre i soggetti in cui tipicamente si riscontra un livello di omega-3 inferiore alla norma (ad esempio alcolisti e donne dopo la gravidanza) hanno una maggiore probabilità di soffrire di depressione. Studi clinici inoltre dimostrano che l'integrazione con omega-3 può alleviare i sintomi della depressione, del disturbo bipolare e della schizofrenia. Uno studio clinico ha analizzato l'effetto di EPA (uno dei due omega-3 a catena lunga) e della fluoxetina (la molecola contenuta nei farmaci antidepressivi come il Prozac) da soli o insieme su sessanta pazienti affetti da depressione grave. I tassi di risposta (cioè la diminuzione dei sintomi depressivi) erano del 50%, 56% e 81% rispettivamente nei gruppi in trattamento con fluoxetina, EPA ed entrambi. In definitiva, concludono i ricercatori, l'EPA e la fluoxetina hanno un effetto comparabile, mentre una combinazione dei due trattamenti ottiene un effetto decisamente migliore.   Titolo studio Jazayeri et al. Comparison of therapeutic effects of omega-3 fatty acid eicosapentaenoic acid and fluoxetine, separately and in combination, in major depressive disorder. Aust N Z J Psychiatry. 2008 Mar;42(3):192-8.


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari

  • Rimedi allo stress: i cibi che contengono Omega-3 combattono ansia e tensioni

    Gli Omega-3 sono ingredienti fondamentali di un'alimentazione contro lo stress. Il nutrizionista Giorgio Calabrese e  lo psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente dell'Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico, lo sottolineano nel loro libro “Stress&Dieta. Consigli e rimedi per vivere al meglio”, edito da Kowalski. Cibi ricchi di Omega-3vitamina C, acqua nonché un corretto utilizzo del sale contribuiscono a proteggere l'organismo dall'effetto delle tensioni quotidiane. L'alimentazione delle persone stressate Stress e ansia influenzano in modo significativo i nostri comportamenti alimentari. Il cibo viene spesso considerato una forma di consolazione oppure un mezzo per superare stress, sensazioni di angoscia, avvilimento e abbattimento. Viceversa, alcuni comportamenti alimentari possono portare a rabbia o addirittura alla depressione. Esempi: Chi salta continuamente da una dieta all'altra. Chi passa la notte ad abbuffarsi. Chi bandisce totalmente alcuni cibi, reputati un nemico della forma fisica. Questi comportamenti rischiosi per la salute promuovono un rapporto malato con il cibo, che secondo Vinciguerra è ritenuto una sorta di "tecnica antistress". La dipendenza dal cibo nonché la messa al bando di alcuni alimenti sono in realtà un'arma a doppio taglio: l'alimentazione scorretta priva il corpo dei nutrienti necessari per combattere lo stress. I comportamenti alimentari da evitare Per gli autori alcuni comportamenti alimentari determinano un aumento di stress. Esempio: Chi salta il pranzo a causa dell'eccesso di lavoro e si consola poi con la cena. Magari eccede con gli alcolici per cercare di rilassarsi. Non occorre essere impegnati tutto il giorno perché le tensioni arrivino a compromettere la buona alimentazione: nei bambini l'ansia assorbita da una mamma troppo preoccupata che il suo piccolo mangi abbastanza è deleteria per il rapporto con il cibo. Il bambino può addirittura utilizzare il cibo come una specie di ricatto per sentirsi al centro dell'attenzione. Una dieta sana, già dalla prima colazione, è indispensabile per migliorare il rapporto con il cibo nonché allontanare ansia e ossessioni. I pasti debbono essere consumati seduti e con calma, per assaporare meglio il cibo. I cibi contro lo stress Calabrese e Vinciguerra consigliano vari cibi per difendersi dagli effetti collaterali di ansia e stress sulla salute: Arance, broccoli, kiwi, frutti di bosco, peperoni e pomodori, alimenti ricchi di vitamina C. Questo nutriente è indispensabile per la produzione di adrenalina, molecola fondamentale per riequilibrare il cervello sottoposto a stress. Carote, verdure a foglia verde, frutti gialli o arancioni, che forniscono la giusta dose di beta-carotene. Salmone,  tonno e sgombro, noci, cibi ricchi di Omega-3, acidi grassi dalle notevoli proprietà benefiche per la salute. Altre regole alimentari antistress fondamentali: Bilanciare il consumo di sale. Bere almeno 1,5-2 litri di liquidi al giorno. Limitare il consumo di grassi. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Stress e stanchezza mentale ed è stato taggato con

  • L'azione degli Omega-3 riduce il rischio di sviluppare l'Alzheimer

    Consumare quantità elevate di cibi ricchi di Omega-3 può ridurre del 20-30% i livelli di Aβ42, la forma di proteina beta-amiloide responsabile della malattia di Alzheimer. Lo dimostra uno studio pubblicato su Neurology, condotto da un gruppo di ricercatori guidato da Nikolaos Scarmeas del Columbia University Medical Center di New York (Stati Uniti). I risultati ottenuti in questa nuova ricerca confermano quanto suggerito da altri studi: il potenziale ruolo di questi acidi grassi nel prevenire o nel ritardare il morbo di Alzheimer. Cos'è la proteina beta-amiloide? La causa dello sviluppo dei sintomi dell'Alzheimer è una distruzione di neuroni che impedisce la corretta trasmissione dell'impulso nervoso. Uno dei principali fattori alla base di questo fenomeno è l'accumulo della proteina beta-amiloide. Questa molecola di depositandosi fra i neuroni e forma fibre e placche responsabili della morte delle cellule cerebrali. Tuttavia, questa proteina non è stata inventata dalla natura per impedire il funzionamento del sistema nervoso. La beta-amiloide svolge nell'organismo anche altri importanti ruoli: regolazione del trasporto del colesterolo difesa contro lo stress ossidativo Le cellule possono produrre diverse forme di beta-amiloide. Fra queste, la cosiddetta Aβ42 è quella che tende maggiormente a formare le fibre. Non solo, alcune mutazioni associate con la comparsa precoce dell'Alzheimer aumentano la produzione di Aβ42. Prevenire l'Alzheimer: il ruolo della dieta Ad oggi non sono stati identificati trattamenti che possano prevenire con sicurezza lo sviluppo della malattia. Diversi studi suggeriscono che alcune modifiche dello stile di vita siano associate a una minore probabilità di soffrirne. Sono altresì inclusi alcuni cambiamenti nel regime alimentare: tra questi l'aumento del consumo di Omega-3. Scarmeas e colleghi hanno basato le loro ricerche sull'ipotesi che il legame tra l'assunzione di alcuni nutrienti e le capacità cognitive di un individuo potrebbe essere mediato anche dalla proteina beta-amiloide. Per questo motivo i ricercatori hanno valutato l'associazione tra i livelli plasmatici della proteina e l'assunzione di: acidi grassi saturi Omega-3 Omega-6 acidi grassi monoinsaturi vitamina E vitamina C beta-carotene vitamina B12 folato vitamina D L'analisi ha coinvolto 1.219 individui di età superiore ai 65 anni che non mostravano sintomi di demenza senile. Lo studio ha dimostrato che il consumo di alimenti ricchi Omega-3 è associato a livelli di Aβ42 nel sangue ridotti del 20-30%. Omega-3, un'azione diretta sulle proteine I dati di questa ricerca suggeriscono che i benefici associati al consumo di Omega-3 possano essere almeno in parte spiegati dall'alterazione dei livelli di beta-amiloide. Ricerche successive permetteranno di stabilire se la riduzione delle concentrazioni della proteina nel sangue corrisponde a una loro diminuzione anche a livello cerebrale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Gu Y, Schupf N, Cosentino SA, Luchsinger JA, Scarmeas N, “Nutrient intake and plasma β-amyloid”, Neurology. 2012 May 2. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Morbo di Alzheimer ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 contrastano i danni del fruttosio sul cervello

    I cibi ricchi di Omega-3 minimizzano i danni al cervello causati da elevate quantità di fruttosio, come il rallentamento delle capacità di memoria e di apprendimento. Fernando Gomez-Pinilla e  Rahul Agrawal, ricercatori dell'Università della California di Los Angeles (Stati Uniti), lo rivelano in uno studio pubblicato sul Journal of Physiology1. La scoperta aggiunge nuovi benefici all'azione svolta da questi acidi grassi a livello del cervello. Il fruttosio: zucchero nemico del cervello Il fruttosio è conosciuto per essere lo "zucchero della frutta". È altresì utilizzato nell'industria alimentare: ad esempio, le bibite gassate ne contengono quantità molto elevate. Gli studi di Gomez-Pinilla e Agrawal si sono concentrati proprio su questo particolare. Lo studio Nell'arco di 6 settimane, i ricercatori hanno valutato la capacità di 2 gruppi di ratti di imparare a percorrere un labirinto e riuscire a ricordarne la via di uscita. Uno è stato alimentato con una dieta ricca di fruttosio. L'altro è stato nutrito solo con cibi salutari. I risultati sono stati sorprendenti: i ratti che avevano ricevuto fruttosio erano molto più lenti rispetto agli altri. Analisi più approfondite evidenziano che assumere dosi elevate di fruttosio blocca la capacità dell'insulina di regolare l'uso e l'immagazzinamento degli zuccheri necessari per processare i pensieri e le emozioni. Di conseguenza, le cellule del cervello hanno difficoltà a comunicare tra di loro. Per questo motivo i ratti non riuscivano a pensare e ricordare bene la via di uscita dal labirinto, precedentemente memorizzata. Contrastare l'azione del fruttosio con gli Omega-3 Nel corso della stessa ricerca, gli autori hanno confrontato l'effetto del fruttosio con quello degli Omega-3. Introdurre nella dieta, insieme allo zucchero, cibi ricchi di questi acidi grassi (come noci o salmone) contrastata in modo efficace l'azione del fruttosio. Integrare la propria alimentazione a base di Omega-3 può proteggere infatti il cervello dall'azione negativa di alcune sostanze contenute nelle bibite gassate. Zucchero naturale e zucchero aggiunto: differenze Gomez-Pinilla sottolinea che il consumo a lungo termine di quantità elevate di fruttosio altera le capacità del cervello di apprendere e conservare le informazioni. Lo stesso ricercatore precisa che ad essere preoccupante è l'aggiunta di dolcificante o conservante in alcuni prodotti alimentari, sotto forma di sciroppo di mais, di certo non lo zucchero contenuto nella frutta. Pertanto, l'esperto consiglia di: preferire, ad esempio, uno yogurt alla frutta a un dolce confezionato; aumentare il consumo di Omega-3 per minimizzare i danni causati dal fruttosio.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Agrawal R, Gomez-Pinilla F, “'Metabolic syndrome' in the brain: deficiency in omega-3 fatty acid exacerbates dysfunctions in insulin receptor signalling and cognition”, J Physiol. 2012 May 15;590(Pt 10):2485-99. Epub 2012 Apr 2


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Approfondimenti sistema nervoso ed è stato taggato con

  • Ecco come gli Omega-3 sono efficaci contro la sindrome di Rett

    La sindrome di Rett è una malattia del sistema nervoso per la quale non esistono terapie. In questi giorni sono però emerse interessanti notizie, provenienti dall'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e dall'ospedale Le Scotte di Siena. Claudio De Felice, Cinzia Signorini e Joussef Hayek hanno guidato un gruppo di ricercatori che identificato il primo approccio nutrizionale utile a diminure sia i sintomi sia lo stress ossidativo caratteristici di questa patologia: assumere acidi grassi Omega-3. Sindrome di Rett, una questione di geni e di stress ossidativo La sindrome di Rett è una malattia piuttosto rara che compromette lo sviluppo del sistema nervoso. La mutazione in un gene è alla base della sua insorgenza: le ricerche condotte negli anni hanno evidenziato come i pazienti affetti sono caratterizzati da un maggior stress ossidativo. Ciò porta a un danneggiamento dei lipidi. Nessuna terapia è al momento capace di prevenire la malattia o di arrestare la degenerazione nervosa che accompagna. Effetti antiossidanti e antinfiammatori degli Omega-3 I potenti agenti antinfiammatori Omega-3 possono altresì contrastare l'effetto degli agenti ossidanti. De Felice e colleghi hanno deciso di verificare i loro possibili benefici nei confronti dello stress ossidativo e dell'ossidazione dei lipidi, tipici di malattie neurologiche come la sindrome di Rett. Lo studio I ricercatori hanno somministrato olio di pesce ricco di questi nutrienti a 10 pazienti affetti dalla malattia, nello stadio più precoce del suo sviluppo. Dose singola giornaliera (media): 72,9 grammi per peso corporeo di acido docosaesaenoico (DHA); 117,1 grammi per peso corporeo di acido eicosapentaenoico (EPA). Sono i 2 principali Omega-3 di origine alimentare. La somministrazione è continuata per 6 mesi. Come controllo, altri 10 pazienti nelle stesse condizioni sono stati seguiti per egual periodo, senza ricevere il supplemento di acidi grassi. Sintomi della sindrome di Rett: riduzione dimostrata grazie agli acidi grassi Al termine dei 6 mesi di somministrazione, i ricercatori hanno osservato una significativa riduzione della gravità dei sintomi solo nei pazienti che hanno ricevuto gli Omega-3. I miglioramenti rilevati riguardano in particolare: capacità motorie deficit della comunicazione non verbale difficoltà respiratorie Negli individui che hanno assunto EPA e DHA è stata osservata anche una diminuzione di tutti i marcatori dello stress ossidativo che sono stati analizzati. Antinfiammatori o antiossidanti? Gli esperti del settore ribadiscono che gli Omega-3 sono innanzitutto principi attivi dalle proprietà antinfiammatorie. Studi condotti in passato dimostrano che questi preziosi nutrienti possono proteggere dallo stress ossidativo, pur non essendo veri e propri antiossidanti. Qualunque sia il loro meccanismo d'azione, questa ricerca dimostra per la prima volta che un approccio nutrizionale basato sugli Omega-3 può portare a un recupero, almeno parziale, dei sintomi clinici e biochimici della sindrome di Rett.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. De Felice C, Signorini C, Durand T, Ciccoli L, Leoncini S, D'Esposito M, Filosa S, Oger C, Guy A, Bultel-Poncé V, Galano JM, Pecorelli A, De Felice L, Valacchi G, Hayek J, “Partial rescue of Rett syndrome by ω-3 polyunsaturated fatty acids (PUFAs) oil”, Genes Nutr. 2012 Mar 8.


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  • Omega-3 e sistema nervoso, benefici per sviluppo e terza età sono reali

    L'azione svolta dagli Omega-3 sul sistema nervoso è fondamentale per il suo sviluppo e il mantenimento delle capacità cognitive durante la terza età. La conferma arriva dalle pagine di Nutritional Neuroscience, che ha pubblicato un'analisi globale dei risultati ottenuti nel corso di varie ricerche, effettuata dagli psicologi della Western Oregon University di Monmouth (Stati Uniti). Secondo gli autori ulteriori studi permetteranno di chiarire il ruolo svolto da questi acidi grassi anche durante l'infanzia, la giovinezza e la vita adulta. L'importanza di una corretta nutrizione per il cervello Perché il cervello funzioni al meglio delle sue possibilità è importante alimentarlo in modo corretto. Quest'organo infatti consuma ogni giorno il 20% delle calorie introdotte con il cibo. Il nutriente più importante è il glucosio, che garantisce il mantenimento di funzioni vitali, come la respirazione, e attività cognitive. È tuttavia importante che tutti i macronutrienti, cioè zuccheri, grassi e proteine, vengano introdotti in quantità adeguate. Grassi sì, ma quali? Che un grasso non valga l'altro è una verità che riguarda tutto l'organismo, cervello incluso. I cibi da fast food contengono ad esempio grassi sono estremamente dannosi per la salute. I grassi saturi, invece, impiegano molto tempo per essere metabolizzati. Di contro, i cosiddetti acidi grassi insaturi possono esercitare notevoli benefici sull'organismo, tessuto nervoso incluso. Gli Omega-3 appartengono proprio a questa classe di grassi. Diversi studi hanno dimostrato che chi consuma grandi quantità di grassi saturi corre un maggior rischio di sviluppare deficit cognitivi e incorrere in un ictus. Gli Omega-3 possono invece contrastare disturbi come depressione e la schizofrenia, e sono altresì importanti per lo sviluppo del cervello del feto. Omega-3, effetti diversi in base all'età L'analisi effettuata dagli psicologi statunitensi ha chiarito il diverso ruolo degli Omega-3 nelle varie fasi della vita. In particolare, confrontando i risultati delle diverse ricerche presenti nella letteratura scientifica, gli studiosi hanno concluso che assumere Omega-3 in gestazione influenza positivamente lo sviluppo del sistema nervoso. Questo effetto sembra attenuarsi dopo la nascita e anche se alcuni studi indicano un'azione positiva sulle capacità cognitive durante l'infanzia, la giovinezza e la mezza età, i dati raccolti non permettono di arrivare a conclusioni definitive a tal proposito. Molte ricerche hanno invece dimostrato che l'assunzione di Omega-3 in età più adulta protegge contro la neurodegenerazione e può ridurre la probabilità di sviluppare disturbi cognitivi. Ulteriori ricerche permetteranno di verificare i benefici esercitati da questi acidi grassi sulle capacità cognitive nelle fasi centrali della vita.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Approfondimenti sistema nervoso

  • Sintomi depressione: l'Omega-3 EPA è più efficace del DHA

    I sintomi della depressione possono essere trattati con l'ausilio dell'Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA). E' la conclusione a cui è giunto Julian Martins dell'Academy of Nutritional Medicine di Cambridge (Stati Uniti), al termine di un'analisi delle varie sperimentazioni in cui  EPA e DHA (acido docosaesaenoico) sono stati utilizzati  come cura per la depressione. I risultati del suo studio sono stati pubblicati sul Journal of the American College of Nutrition. Omega-3 e depressione L'assunzione aumentata con la dieta di Omega-3 in depressione può alleviare lo stato di malessere che caratterizza questa patologia Tuttavia, pochi studi hanno fatto chiarezza su quale fra questi acidi grassi sia il vero responsabile dei benefici derivanti dal loro consumo. L'analisi effettuata da Martins ha voluto fare luce proprio su questo aspetto, concentrandosi sull'efficacia dei 2 principali Omega-3 di origine alimentare: l'EPA e il DHA. Trattamento la depressione con gli Omega-3: lo studio L'autore dello studio ha cercato tutte le pubblicazioni presenti nella letteratura scientifica in cui EPA, DHA o una combinazione 2 due acidi grassi sono stati utilizzati per trattare la depressione. Nell'analisi sono stati inclusi solo gli studi in cui l'effetto della somministrazione di Omega-3 è stato confrontato con quello dell'assunzione di un placebo e in cui i partecipanti sono stati scelti casualmente per ricevere il trattamento o il placebo. Inoltre Martins ha preso in considerazione solo le ricerche per cui fossero disponibili la quantità di Omega-3 somministrati e dati precisi ed affidabili sui sintomi della depressione. In questo modo sono state selezionate 28 ricerche. Se gli Omega-3 vengono utilizzati per il trattamento di depressioni molto severe, i supplementi più efficaci sono quelli caratterizzati da un basso rapporto tra DHA e EPA. Lo rivela l'analisi statistica dei dati. L'efficacia del trattamento dipende comunque dalla patologia presa in considerazione. In particolare: gli Omega-3 sono più utili per trattare disturbo bipolare e forme di depressione grave, anziché forme di depressione lieve, depressione moderata o di affaticamento cronico. Non solo: questi nutrienti sono più efficaci per trattare la depressione anziché prevenirla. Il loro effetto è maggiore se vengono utilizzati in combinazione con un'altra terapia. Infine, l’efficacia del trattamento dipende dalla composizione del supplemento utilizzato. Infatti i sintomi della depressione non sono stati ridotti significativamente nelle 3 sperimentazioni in cui i pazienti hanno assunto solamente DHA. Lo stesso risultato negativo è stato ottenuto in altri 4 studi in cui il supplemento era costituito per più del 50% da questo Omega-3. Al contrario, i segni della malattia sono stati ridotti significativamente in 13 studi in cui è stato utilizzato un integratore formato per più del 50% da EPA e in 8 studi basati sulla somministrazione di solo EPA. EPA, la scelta migliore contro la depressione Secondo Martins, questa analisi rivela che l'EPA è più efficace del DHA nel trattamento della depressione. L'autore però sottolinea che la metodologia di ciascuna sperimentazione, così come il numero di pazienti coinvolti e la durata dello studio, influisce significativamente sui risultati ottenuti somministrando Omega-3 a chi soffre di questa patologia.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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