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Sistema nervoso

Sistema nervoso e omega 3 contro ansia e depressione

Delicato e complesso, il sistema nervoso regola molte funzioni del nostro corpo. Leggi come mantenerlo sano e ridurre ansia e depressione con gli Omega-3.

  • Stress: Omega-3 per ridurre variazioni pressione sanguigna

    L'assunzione degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) riduce le variazioni di pressione sanguigna associate allo stress. E' questo quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Biological Psychology, frutto del lavoro dei ricercatori dell'Allegheny College di Meadville, negli Stati Uniti. La notizia conferma i benefici di questi nutrienti per la salute cardiovascolare. Stress, cuore e Omega-3 L'eccessiva reattività del sistema cardiocircolatorio alle situazioni di stress è un fattore di rischio per  lo sviluppo delle malattie cardiovascolari. Non solo: una risposta esagerata aumenta anche la probabilità che queste patologie siano fatali. Infatti, l'accumulo di stress si traduce in: richiesta eccessiva di sangue dal sistema circolatorio; riduzione del flusso sanguigno alle cellule; aumento dei livelli di infiammazione. Tutti questi fattori provocano danni al sistema cardiovascolare. Anche un'alimentazione sbilanciata può avere effetti deleteri per cuore e vasi sanguigni. Una dieta tipica dei moderni paesi occidentali, ricca di acidi grassi Omega-6, ma povera di Omega-3, mette in serio pericolo la salute dell'apparato cardiocircolatorio. Omega-3 per proteggere cuore e arterie Diversi studi hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3 possono migliorare l'attività del sistema cardiovascolare. Per questo motivo, i ricercatori dell'Allegheny Colleg hanno deciso di analizzare l'effetto della somministrazione di questi nutrienti sulle funzioni dell'apparato cardiocircolatorio. I 34 soggetti che hanno partecipato allo studio, tutti giovani e in buono stato di salute, sono stati casualmente assegnati a uno di 2 possibili gruppi: i partecipanti del primo hanno assunto per 21 giorni una miscela pari a 1,4 grammi di Omega-3 EPA  e DHA; ai partecipanti del secondo è stato invece somministrato un placebo non contenente questi acidi grassi. Gli scienziati hanno poi assegnato a tutti gli individui degli esercizi di aritmetica consistenti nell'esecuzione di sottrazioni seriali a partire da un numero a 4 cifre. Durante i test sono stati valutati i parametri del funzionamento del sistema cardiovascolare. In particolare è stato misurato come cuore e arterie reagiscono a situazioni di stress mentale, come quella verificatasi durante l'esecuzione di tali esercizi. In base ai dati raccolti, i ricercatori hanno potuto concludere che l'assunzione di EPA e DHA, ma non quella del placebo, riduce la reattività della pressione sanguigna allo stress. Omega-3 per proteggere il cuore dallo stress Per gli autori questa ricerca dimostra che l'assunzione di acidi grassi Omega-3 può aiutare a ridurre le variazioni dell'attività dell'apparato cardiovascolare associate allo stress. La scoperta aggiunge nuovi dettagli al quadro dei benefici degli Omega-3 per il cuore, che includono il controllo dei livelli di grassi nel sangue, l'azione antitrombotica e quella antinfiammatoria e la riduzione del rischio di eventi pericolosi come l'infarto.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Gli Omega-3 proteggono e accelerano la guarigione dei nervi periferici

    Gli Omega-3 potrebbero aiutare a prevenire i danni ai nervi periferici e a rigenerarli dopo un trauma. A suggerirlo è uno studio coordinato da Adina Michael-Titus della Queen Mary University di Londra (Regno Unito), pubblicato sul Journal of Neuroscience. Secondo Michael-Titus, i risultati ottenuti in esperimenti preliminari condotti sui topi lasciano ipotizzare che questi nutrienti potrebbero essere utili nel trattamento dei danni ai nervi localizzati al di fuori del cervello e del midollo spinale. Nervi danneggiati, non è solo una questione di dolore Il dolore non è l'unico problema con cui deve avere a che fare chi subisce un trauma ad un nervo. Altre possibili conseguenze dei danni alle strutture nervose possono essere la sensazione di debolezza o, addirittura, una paralisi muscolare. I nervi periferici, situati all'esterno del cervello e del midollo spinale, hanno la capacità di rigenerarsi. Non solo: tecniche mediche mirate possono aiutare il recupero della funzionalità. Fatta eccezione per i danni più lievi, la guarigione da questo tipo di trauma non è generalmente completa. Il ruolo degli Omega-3 nel tessuto nervoso I risultati ottenuti nel corso di studi passati hanno dimostrato i benefici degli Omega-3 nei confronti di diversi disturbi neurologici, inclusi i traumi acuti. Questi acidi grassi sono un costituente fondamentale delle membrane delle cellule nervose, di cui garantiscono la moltiplicazione e il differenziamento. Non solo: questi nutrienti sono importanti perché i neuroni possano utilizzare correttamente i neurotrasmettitori, le molecole responsabili della trasmissione dell'impulso nervoso. Gli esperti ipotizzano che queste attività siano utili nella prevenzione, nel controllo e nella cura dei seguenti disturbi psichiatrici: depressione; disturbo bipolare; malattie neurodegenerative (come l'Alzheimer). Gli Omega-3 aiutano a proteggere i nervi Durante i loro studi Michael-Titus e colleghi hanno simulato un trauma nelle cellule nervose di topi che, grazie all'espressione del gene fat-1, sono in grado di accumulare livelli di Omega-3 più elevati della norma. I ricercatori hanno danneggiato i nervi periferici stirandoli o privandoli di ossigeno, in seguito hanno invece valutato i livelli di morte cellulare. Ne è emerso che livelli elevati di Omega-3 proteggono i neuroni da entrambi i tipi di danno. Un secondo esperimento, in cui gli scienziati hanno danneggiato il nervo sciatico dei topi, ha svelato che gli animali che accumulano quantità maggiori di questi acidi grassi riescono a recuperare più rapidamente la funzionalità del nervo. Tutti questi risultati sono stati confermati analizzando l'espressione di alcuni marcatori del danno. Infine, i topi che esprimono fat-1 sono anche risultati protetti dall'atrofia muscolare che può essere causata dal danno neurologico. Omega-3 per proteggere i nervi dalle conseguenze dei traumi Secondo Michael-Titus, questi risultati indicano l'utilità degli Omega-3 nella protezione delle cellule nervose danneggiate. Possono altresì accelerare la guarigione dei nervi periferici dopo un trauma. La ricercatrice spiega che questo fenomeno è un passaggio fondamentale verso la guarigione. Ulteriori ricerche potranno chiarire meglio il ruolo protettivo degli Omega-3 nei confronti dei nervi umani.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Gladman SJ, Huang W, Lim SN, Dyall SC, Boddy S, Kang JX, Knight MM, Priestley JV, Michael-Titus AT, “Improved outcome after peripheral nerve injury in mice with increased levels of endogenous ω-3 polyunsaturated fatty acids”, J Neurosci. 2012 Jan 11;32(2):563-71


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  • Depressione: Omega-3 per problemi di memoria in pazienti terza età

    Livelli elevati di Omega-3 possono migliorare la memoria in chi soffre di depressione nella terza età. Lo hanno scoperto i ricercatori della Medical University di Taipei (Taiwan) e del King's College di Londra (Regno Unito), in uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition. Secondo i risultati ottenuti, i benefici per le capacità cognitive e mnemoniche osservati in questa ricerca sono associati agli Omega-3 di origine marina, come l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), e all'acido alfa-linolenico (ALA), l'Omega-3 prevalente nei vegetali. Omega-3 e salute del cervello Gli acidi grassi Omega-3 costituiscono più del 60% della massa cerebrale, dove si concentrano a livello delle membrane. Le ricerche condotte nel corso degli anni hanno dimostrato che la loro presenza è necessaria per la moltiplicazione e il differenziamento delle cellule nervose. I neuroni hanno bisogno di questi nutrienti per poter ricevere o rilasciare i neurotrasmettitori, molecole necessarie per la trasmissione dell'impulso nervoso. L'efficienza di quest'ultimo processo è importante per contrastare lo sviluppo di alcune patologie. Ad esempio, è stato dimostrato che bassi livelli del neurotrasmettitore serotonina aumentano l'incidenza della depressione. La carenza di dopamina è invece associata a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia di Parkinson o il disturbo da deficit dell'attenzione, patologia caratterizzata dalla diminuzione della capacità di concentrarsi su compiti immediati. Alcuni studi hanno suggerito che dosi elevate di olio di pesce, ricco in acidi grassi Omega-3, aiutano a mantenere livelli adeguati sia di serotonina sia di dopamina. Questi acidi grassi potrebbero altresì essere utili nel trattamento dei sintomi della depressione. Viceversa, un consumo irregolare di Omega-3 potrebbe contribuire allo sviluppo delle principali forme note di questa patologia. Omega-3 per risvegliare la memoria La ricerca pubblicata dall'American Journal of Clinical Nutrition ha coinvolto 132 individui nella terza età con problemi di depressione ricorrente. Gli autori hanno analizzato i livelli di Omega-3 presenti nelle membrane dei globuli rossi, provenienti da campioni di sangue raccolti a digiuno da ciascun partecipante. Allo stesso tempo, tutti gli individui sono stati sottoposti a test cognitivi mirati alla valutazione della memoria immediata, quella parte che viene utilizzata ogni volta che viene immagazzinato un dato che, in seguito, viene dimenticato. Ne è emerso che negli individui che soffrono di depressione i livelli dell'Omega-3 ALA nelle membrane dei globuli rossi sono significativamente associati alle capacità di memoria immediata. Un mosaico ancora da completare I risultati di questa ricerca aggiungono nuovi dettagli alla conoscenza dei benefici degli Omega-3 sulle capacità cognitive. Secondo gli autori, i dati raccolti suggeriscono che basse concentrazioni di questi acidi grassi nelle membrane dei globuli rossi potrebbero predire lo sviluppo di problemi cognitivi in chi soffre di depressione. Inoltre l'assunzione di Omega-3 potrebbe essere utile nel caso in cui questa malattia colpisca nella terza età. Infatti, spiegano gli scienziati, in caso di depressione questi nutrienti sono in grado di ridurre i livelli di cortisolo, una molecola il cui accumulo è associato a una diminuzione del volume cerebrale legata a episodi di perdita della memoria immediata.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Chiu CC, Frangou S, Chang CJ, Chiu WC, Liu HC, Sun IW, Liu SI, Lu ML, Chen CH, Huang SY, Dewey ME, Stewart R, “Associations between n-3 PUFA concentrations and cognitive function after recovery from late-life depression”, Am J Clin Nutr. 2012 Feb;95(2):420-7. Epub 2012 Jan 4


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  • Omega-3 contrastano disturbo bipolare e alcolismo

    L'acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 di origine alimentare, è utile per contrastare i sintomi del disturbo bipolare nonché ridurre la tendenza all'alcolismo regolando l'espressione degli stessi geni bersagliati dagli psicofarmaci. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Indiana University School of Medicine (Indianapolis, USA) e dell'Università della California di San Diego (La Jolla, USA) in uno studio pubblicato su Translational Psychiatry. Secondo Alexander Niculescu, coordinatore della ricerca, una dieta ricca di Omega-3 potrebbe essere utile nel trattamento e nella prevenzione del disturbo bipolare e dell'alcolismo. Disturbo bipolare e alcolismo Il disturbo bipolare è una malattia psichiatrica caratterizzata dall'alternanza tra fasi di depressione e fasi di euforia, dette anche fasi maniacali, associate a periodi di stress. Anni di studi hanno dimostrato l'efficacia dell'assunzione di Omega-3 in concomitanza alle terapie farmacologiche tradizionali per stabilizzare i sintomi di questa patologia. In particolare, un'analisi dei dati disponibili nella letteratura scientifica pubblicata sul Journal of Clinical Psychiatry ha evidenziato le potenzialità degli Omega-3 come coadiuvanti nella cura delle fasi depressive del disturbo. La ricerca di Niculescu e colleghi ha però chiarito i meccanismi molecolari alla base di questa efficacia. I ricercatori statunitensi hanno scoperto che l'effetto degli Omega-3 si estende anche alla tendenza all'alcolismo di cui possono soffrire i pazienti affetti da disturbo bipolare. I benefici degli Omega-3 per la mente e il cervello Lo studio coordinato da Niculescu ha previsto di integrare i dati relativi all'espressione genica nell'uomo con quelli ottenuti in esperimenti condotti sui topi. I ricercatori hanno utilizzato animali geneticamente modificati inclini alla depressione che in condizioni di stress sviluppano i sintomi tipici della fase maniacale del disturbo bipolare. E' stato così scoperto che il comportamento dei topi in cui veniva somministrato l'Omega-3 DHA tornava alla normalità, eliminando depressione e fasi maniacali indotte da stress. L'analisi dell'espressione dei geni a livello cerebrale ha svelato che il DHA ripristina la corretta espressione degli stessi fattori che vengono bersagliati dagli psicofarmaci. I ricercatori hanno altresì osservato per la prima volta che i topi che assumevano DHA bevevano molto meno alcol rispetto a quelli che presentavano i sintomi del disturbo bipolare. Quest'ultimo risultato è stato confermato in esperimenti condotti su ratti modello per lo studio dell'alcolismo. Omega-3, un'azione mirata sul cervello Niculescu ha spiegato che questi dati dimostrano chiaramente che a livello molecolare gli Omega-3 agiscono sul cervello in modo simile ai farmaci psichiatrici. Secondo il ricercatore, la scoperta di questi marcatori genetici permetterà di condurre studi clinici più mirati sull'uomo. L'obiettivo finale, conclude Niculescu, potrebbe essere l'uso degli Omega-3 come coadiuvanti nelle terapie, in modo da ridurre al minimo la quantità di psicofarmaci assunti dai pazienti. Un approccio di questo tipo sarebbe molto utile nel caso di individui, come le donne in gravidanza, in cui gli Omega-3 non hanno effetti collaterali significativi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Le-Niculescu H, Case NJ, Hulvershorn L, Patel SD, Bowker D, Gupta J, Bell R, Edenberg HJ, Tsuang MT, Kuczenski R, Geyer MA, Rodd ZA and Niculescu AB, “Convergent functional genomic studies of omega-3 fatty acids in stress reactivity, bipolar disorder and alcoholism”, Transl Psychiatry (2011) 1, e4. Published online 26 April 2011 2. Sarris J, Mischoulon D, Schweitzer I, “Omega-3 for bipolar disorder: meta-analyses of use in mania and bipolar depression”, J Clin Psychiatry. 2011 Aug 9


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  • Omega-3 contro la depressione nel disturbo bipolare: benefici accertati

    Gli Omega-3 sono utili coadiuvanti nella terapia della depressione associata al disturbo bipolare. Lo rivela un'approfondita analisi statistica dei dati presenti nella letteratura scientifica condotta dagli esperti del dipartimento di psichiatria dell'Università di Melbourne (Australia), che hanno pubblicato i risultati ottenuti sul Journal of Clinical Psychiatry. Omega-3 per regolare l'umore Diversi studi hanno dimostrato l'efficacia degli acidi grassi Omega-3 nella prevenzione, nel controllo e nella cura di alcuni disturbi psichiatrici. Tra questi: comportamenti aggressivi associati allo stress depressione post partum semplici alterazioni dell'umore demenza schizofrenia depressione disturbo bipolare Gli studi condotti fino ad oggi hanno dimostrato l'esistenza di una stretta correlazione tra i disturbi depressivi e i bassi livelli di Omega-3: tanto più le riserve di questi nutrienti sono scarse, tanto più sono gravi i sintomi della depressione. Seguire un regime alimentare ricco di questi acidi grassi riduce la tendenza a sviluppare disturbi associati a questa patologia: tristezza, mancanza di energie, stati ansiosi, insonnia e tendenza al suicidio. Omega-3 contro il disturbo bipolare Il disturbo bipolare è una patologia in cui stati maniacali caratterizzati da euforia si alternano a fasi di depressione. Diverse ricerche hanno valutato l'utilità dell'uso degli Omega-3 in aggiunta alle terapie farmacologiche tradizionali. I risultati ottenuti hanno evidenziato che questi nutrienti portano alla stabilizzazione dei sintomi della malattia. Prima della pubblicazione dello studio dei ricercatori dell'Università di Melbourne, nessuna ricerca aveva valutato l'insieme dei dati fino ad oggi raccolti. Questa nuova analisi ha, invece, incluso tutti gli studi presenti nella letteratura scientifica di durata pari o superiore alle 4 settimane e condotti su più di 10 pazienti. In tutti questi studi gli Omega-3 sono stati utilizzati per trattare soggetti cui era stata diagnosticata una depressione o una fase maniacale associate al disturbo bipolare. Accurate analisi statistiche hanno permesso di dimostrare che gli Omega-3 hanno un effetto significativo sui sintomi della fase di depressione del disturbo bipolare. Non è emerso, invece, un ulteriore beneficio dell'aggiunta di questi acidi grassi alla terapia contro la fase maniacale. Omega-3 contro la depressione: efficacia dimostrata I risultati ottenuti dai ricercatori australiani confermano la validità di un approccio terapeutico basato sulla combinazione dei farmaci tradizionali con l'assunzione di acidi grassi Omega-3 per curare la depressione che caratterizza la sindrome bipolare. Gli stessi dati suggeriscono che l'uso di questi nutrienti non sia necessario per controllare le fasi maniacali del disturbo.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Sarris J, Mischoulon D, Schweitzer I, “Omega-3 for bipolar disorder: meta-analyses of use in mania and bipolar depression”, J Clin Psychiatry. 2011 Aug 9  


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  • Mangiare pesce ricco di Omega-3 aiuta a ridurre il rischio di ictus

    Mangiare pesce ricco di Omega-3 circa 3 volte alla settimana è utile per ridurre il rischio di ictus del 6%. E' questa la conclusione a cui sono giunti Susanna Larsson e Nicola Orsini, ricercatori del National Institute of Environmental Medicine del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), in uno studio pubblicato sulla rivista Stroke. Analizzando i dati ottenuti nel corso di 15 diversi studi, i 2 scienziati hanno evidenziato l'esistenza di un effetto dose-risposta che lega il consumo di pesce e la probabilità di andare incontro ad un ictus. I benefici del pesce per la salute Mangiare pesce offre numerosi benefici per l'organismo: protezione dagli attacchi di cuore protezione contro il diabete di tipo 2 prevenzione dell'Alzheimer trattamento del cancro alla prostata Anni di ricerche hanno dimostrato che questi effetti sono in gran parte associati all'elevato contenuto di acidi grassi Omega-3 che caratterizza alcuni pesci d'acqua salata. Diversi studi hanno infatti evidenziato la capacità dell'acido eicosapentaenoico (EPA) e dell'acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 contenuti in questi alimenti, di ridurre la probabilità della formazione di grumi nelle arterie e di favorire il mantenimento di un corretto livello di grassi nel sangue. Gli Omega-3 contenuti nel pesce aiutano altresì a tenere sotto controllo la pressione sanguigna. Grazie alla loro analisi, i due ricercatori del Karolinska Institutet hanno concluso che un altro beneficio del consumo di pesce riguarda la prevenzione degli ictus. Ridurre l'ictus con l'alimentazione Lo studio svedese ha previsto la rielaborazione dei dati corrispondenti a 383.838 individui. Dopo aver risposto a domande riguardanti il consumo di pesce, ciascun partecipante è stato seguito per un periodo variabile tra i 4 e i 30 anni, durante i quali sono stati registrati i casi di ictus. L'analisi dei dati ha dimostrato che i forti consumatori di pesce, che lo mangiano tutti i giorni o almeno 2 volte alla settimana, hanno il 12% di possibilità in meno di essere colpiti da un ictus rispetto a chi lo mette nel piatto meno di una volta alla settimana. In particolare, basta mangiare pesce poche volte alla settimana per ridurre il rischio di ictus associato a un'interruzione del flusso sanguigno del 10%. Rimangono, invece, dei dubbi sulla correlazione tra consumo di pesce ed ictus di origine emorragica. Un pesce non vale l'altro I benefici riscontrati da Larsson e Orsini non sono però associati a tutti i tipi di pesce. Uno degli studi inclusi nell'analisi ha inoltre dimostrato che friggere la pietanza non ha nessun vantaggio in termini di diminuzione del rischio di ictus. Per quanto riguarda i pesci più ricchi in Omega-3, gli esperti consigliano di fare rifornimento di questi preziosi acidi grassi prediligendo acciughe, aringhe, sgombro, salmone, tonno e halibut. E per chi non mangia pesce? Per chi non è un amante del pesce o non lo mangia per scelta, l'alternativa migliore è l'assunzione di capsule a base di olio di pesce, un supplemento ricco di EPA e DHA. Lo stesso vale per le donne incinte che devono limitare il consumo di pesce (come il tonno) che potrebbe essere contaminato da mercurio, un metallo in grado di compromettere lo sviluppo del sistema nervoso del bambino. In questo caso l'assunzione di olio di pesce aiuterebbe anche a garantire l'apporto di Omega-3 necessario allo sviluppo del feto.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Larsson SC, Orsini N, “Fish consumption and the risk of stroke: a dose-response meta-analysis”, Stroke. 2011 Dec;42(12):3621-3. Epub 2011 Sep 8


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  • Omega-3 per ridurre i comportamenti aggressivi e violenti

    L'assunzione di integratori a base di Omega-3, abbinata a quella di vitamine e minerali, può inibire i comportamenti violenti e aggressivi. A suggerirlo è una ricerca pubblicata dalla rivista Aggressive Behavior, in cui gli esperti del Ministero della Giustizia olandese hanno riscontrato una diminuzione del 34% degli episodi di violenza fra i giovani detenuti delle carceri dei Paesi Bassi. Secondo gli autori della ricerca questa scoperta potrebbe avere degli importanti risvolti pratici e la possibilità di limitare i comportamenti aggressivi attraverso un approccio incentrato sull'alimentazione merita di essere studiata ulteriormente. Lo studio La ricerca ha coinvolto 221 detenuti di età variabile tra i 18 e i 25 anni, suddivisi in 2 gruppi. Per un periodo di 1-3 mesi a 115 di questi ragazzi è stato somministrato un integratore alimentare contenente vitamine, minerali e Omega-3, mentre gli altri 106 partecipanti hanno assunto un placebo. I dipendenti del carcere hanno riscontrato una diminuzione del numero degli incidenti violenti pari al 34% solo fra i detenuti che hanno assunto l'integratore. Al contrario, gli episodi di violenza fra i componenti del gruppo di controllo sono aumentati del 14%. Altre analisi condotte dagli autori non hanno invece rilevato una riduzione significativa dei disturbi psichiatrici e nel momento in cui è stato chiesto ai detenuti di autovalutare la propria aggressività e il loro stato di salute generale, i partecipanti non hanno menzionato nessun effetto particolare. Omega-3, un'efficacia confermata I risultati ottenuti nel corso di questo studio confermano i dati provenienti da una ricerca condotta nel Regno Unito da Bernard Gesch dell'Università di Oxford, pubblicata nel 2002 dal British Journal of Psychiatry. I ricercatori inglesi avevano dimostrato che l'assunzione di Omega-3 e altri nutrienti riduce circa del 39% le azioni violente compiute dai giovani delinquenti. Secondo gli esperti, i risultati di questi studi suggeriscono che la scelta di un regime alimentare corretto potrebbe ridurre l'aggressività e che l'uso di questi acidi grassi per limitare gli episodi di violenza potrebbe diventare un importante approccio al problema. I ricercatori dell'Università di Oxford hanno iniziato un nuovo studio controllato che, includendo ben 1.000 individui, permetterà confermare i dati ottenuti fino ad oggi. Non solo aggressioni Il legame osservato tra l'alimentazione e i comportamenti aggressivi può essere spiegato dall'esistenza di una correlazione tra depressione, suicidi e omicidi e la necessità della presenza degli Omega-3 per la salute del cervello, dimostrata da diverse ricerche. Secondo gli autori dello studio olandese agli altri noti benefici per la salute mentale e per le capacità cognitive derivanti dall'assunzione degli Omega-3 rendono ancora più interessante la prospettiva di poter di controllare l'aggressività regolando la somministrazione di questi nutrienti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Zaalberg A, Nijman H, Bulten E, Stroosma L, van der Staak C, “Effects of nutritional supplements on aggression, rule-breaking, and psychopathology among young adult prisoners”, Aggress Behav. 2010 Mar-Apr;36(2):117-26 2. Gesch CB, Hammond SM, Hampson SE, Eves A, Crowder MJ, “Influence of supplementary vitamins, minerals and essential fatty acids on the antisocial behaviour of young adult prisoners. Randomised, placebo-controlled trial”, Br J Psychiatry. 2002 Jul;181:22-8


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  • Gli Omega-3 riducono i danni al cervello associati all'Alzheimer

    I danni al cervello provocati dal morbo di Alzheimer (o malattia di Alzheimer) possono essere contenuti  da una dieta ricca acidi grassi Omega-3. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori guidato da Gene Bowman dell'Oregon Health and Science University di Portland (Stati Uniti) in uno studio pubblicato da Neurology, la rivista medica dell'American Academy of Neurology. Secondo i risultati ottenuti nel corso della ricerca, un'alimentazione a base di Omega-3 e vitamine B, C, D ed E migliorano i punteggi ottenuti nei test mnemonici e di ragionamento. Non solo: questi nutrienti hanno anche la funzione di ridurre la probabilità di andare incontro alla diminuzione del volume cerebrale tipicamente associata a questa patologia. Lo studio L'obiettivo principale di Bowman e colleghi era stabilire la relazione tra la disponibilità di vari nutrienti e alcuni parametri associati alla salute del cervello negli anziani non affetti da forme di demenza. I ricercatori hanno analizzato a questo scopo i dati relativi a 104 individui, di cui il 62% donne, di età media pari a 87 anni. Tutti i soggetti esaminati erano caratterizzati da pochissimi fattori di rischio per la memoria e per problemi di ragionamento. I livelli di vari nutrienti presenti nel sangue di ciascun partecipante sono stati determinati grazie a delle semplici analisi del sangue. Inoltre, tutti gli individui sono stati sottoposti a test per la valutazione delle capacità mnemoniche e di ragionamento. Una risonanza magnetica ha permesso anche di determinare il volume del cervello in 42 degli individui partecipanti all'analisi. Vitamine e Omega-3 per un cervello in forma I dati così raccolti hanno rivelato che i regimi alimentari ricchi di vitamine B, C, D ed E e di Omega-3 sono associati a punteggi migliori nei test di ragionamento rispetto alle diete povere in questi nutrienti. Al contrario, le persone che seguono un'alimentazione a base di acidi grassi insaturi (come quelli contenuti nei cibi fritti, surgelati o confezionati) sono caratterizzate da una maggiore propensione alla diminuzione del volume cerebrale e a risultati peggiori nei test mnemonici e di ragionamento. Bowman ha sottolineato che la presenza dei nutrienti del sangue è responsabile di una quota significativa della variazione del volume del cervello, della memoria e del ragionamento. Nello specifico, la variazione dei punteggi ottenuti alle prove mnemoniche e di ragionamento causata dai nutrienti è pari al 17%. Per quanto riguarda il volume cerebrale, i nutrienti sono risultati responsabili del 37% delle variazioni osservate. Agire sull'alimentazione per cambiare il cervello Bowman, pur precisando che i risultati ottenuti necessitano di una conferma, ha messo in risalto la possibilità di prevenire la diminuzione del volume del cervello modificando l'alimentazione. Via libera dunque ad una dieta a base di pesce (sgombro, salmone, halibut) frutta e verdura. Viceversa, sono da limitare il più possibile tutti i cibi che apportano quantità troppo elevate di grassi insaturi, come prodotti da forno, margarina, fritti e cibi confezionati.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Bowman GL, Silbert LC, Howieson D, Dodge HH, Traber MG, Frei B, Kaye JA, Shannon J, Quinn JF, “Nutrient biomarker patterns, cognitive function, and MRI measures of brain aging”, Neurology. 2011 Dec 28


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  • L’Omega-3 EPA riduce il rischio di Alzheimer

    L’acido eicospaentaenoico (EPA), Omega-3 di origine alimentare, può migliorare la memoria e i processi di apprendimento, riducendo il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Secondo un gruppo di ricercatori canadesi e tailandesi, l’etil-EPAuna forma particolare di questa molecola, rallenta la diminuzione dei livelli di acetilcolina. Quest'azione permette di contrastare l’insorgenza di questa patologia. Le ricerche hanno anche dimostrato che questo Omega-3 permette anche di ridurre l’espressione del fattore di crescita dei nervi (Nerve growth factor, NGF), un altro indicatore della presenza della malattia di Alzheimer. Secondo gli autori della ricerca, si tratta della prima prova dell’esistenza di una correlazione tra la diminuzione del rilascio di acetilcolina e i disturbi della memoria. Lo studio che ha portato a questa scoperta è stato pubblicato sul Journal of Neurochemistry. L’azione dell’EPA a livello cerebrale Per testare l’azione dell’EPA, i ricercatori hanno aggiunto all’alimentazione di ratti di laboratorio etil-EPA o olio di palma, un prodotto che non contiene Omega-3. Gli animali che avevano assunto olio di palma hanno sviluppato i sintomi tipici dei disturbi di memoria. Questi consistevano nella diminuzione del rilascio di acetilcolina, molecola importante per la trasmissione dell’impulso nervoso, e nella riduzione dell’espressione dell’NGF. Al contrario, i ratti che avevano assunto EPA hanno mostrato un miglioramento della memoria. Questo effetto era associato in un’attenuazione della riduzione del rilascio di acetilcolina e dell’espressione dell’NGF. Morbo di Alzheimer: quale Omega-3? I risultati di questa ricerca confermano il ruolo svolto dagli Omega-3 nella protezione della salute del sistema nervoso. Studi precedenti avevano dimostrato l’esistenza di un legame tra questi acidi grassi e le funzioni cognitive. I ricercatori avevano tuttavia evidenziato delle differenze nell’azione svolta dai 2 principali Omega-3 di origine alimentare, l’EPA e il DHA (acido docosaesaenoico). In particolare, chi soffre del declino cognitivo tipicamente associato all’avanzare dell’età può trarre beneficio dall’assunzione di DHA, che permette di migliorare la memoria. Questo declino cognitivo può precedere lo sviluppo di malattie neurodegenerative, Alzheimer incluso. Tuttavia, il DHA non può aiutare chi soffre già di Alzheimer conclamato. Secondo gli autori della ricerca, pubblicata dal Journal of Neurochemistry, i risultati ottenuti con la somministrazione di EPA confermano che anche questo Omega-3 può migliorare la memoria e che questa azione si svolge attraverso la modulazione delle attività svolte dall’acetilcolina e dall’NGF. In questo modo, gli Omega-3 possono ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Taepavarapruk P, Song C, “Reductions of acetylcholine release and nerve growth factor expression are correlated with memory impairment induced by interleukin-1beta administrations: effects of omega-3 fatty acid EPA treatment”,  J Neurochem. 2010 Feb;112(4):1054-64. Epub 2009 Dec 3


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  • Omega-3 riducono del 22,6% la probabilità di psicosi nei giovani ad alto rischio

    L'olio di pesce ricco di acidi grassi Omega-3 riduce la probabilità di sviluppare psicosi negli individui giovani ad alto rischio. La notizia arriva da uno studio clinico in cui un gruppo di ricercatori guidati da Paul Amminger della Medical University di Vienna (Austria) hanno dimostrato l'efficacia degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) nel ridurre la progressione dei sintomi iniziali a una vera e propria psicosi. La ricerca, pubblicata da Archives of General Psychiatry, ha dimostrato che è sufficiente assumere olio di pesce per 12 settimane per ridurre il rischio del 22,6%. Secondo i ricercatori questo studio dimostra che gli Omega-3 rappresentano un'alternativa valida e priva di effetti collaterali all'assunzione di farmaci antipsicotici. Gli Omega-3 e i disturbi del comportamento Il legame tra questi acidi grassi e le funzioni cognitive e comportamentali è già stato dimostrato da diverse ricerche. I risultati più promettenti riguardano il DHA. Questo Omega-3 si è dimostrato particolarmente efficace nel miglioramento della memoria in individui anziani affetti da disturbi cognitivi preliminari all'insorgenza di patologie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer. Lo studio di Amminger e colleghi si è, invece, concentrato per la prima volta su soggetti giovani ad alto rischio di psicosi, svelando una nuova potenzialità terapeutica di questi acidi grassi. Lo studio Amminger e colleghi hanno selezionato 76 pazienti ad alto rischio di psicosi sulla base dei sintomi preliminari del disturbo. Questi ultimi includono leggeri sintomi psicotici, psicosi transienti o una storia di malattie psicotiche in famiglia, in combinazione con una diminuzione nelle capacità funzionali. Tali sintomi sono associati a una probabilità di sviluppare una psicosi nei 12 mesi successivi che può arrivare ad essere pari al 40%. I partecipanti allo studio hanno assunto ogni giorno per 12 settimane un placebo, costituito da olio di cocco, o un integratore di olio di pesce contenente 1,2 grammi di Omega-3, corrispondenti a 700 milligrammi di EPA e 480 milligrammi di DHA. Al termine delle 12 settimane di trattamento solo il 4,9% dei pazienti che aveva assunto Omega-3 avevano sviluppato una psicosi. Fra i partecipanti cui era stato prescritto il placebo, invece, questa percentuale era ben del 27,5%. Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 potrebbero costituire una valida opzione preventiva e terapeutica per i soggetti giovani a rischio di psicosi che merita di essere studiata più nel dettaglio. Il meccanismo d'azione degli Omega-3 Gli autori hanno ipotizzato che i benefici osservati potrebbero essere associati ai cambiamenti nelle membrane cellulari associati all'assunzione di Omega-3. Questi nutrienti potrebbero esercitare il loro effetto interagendo a livello cerebrale con il sistema di neurotrasmettitori, le molecole che consentono la trasmissione dell'impulso nervoso. I vantaggi degli Omega-3 Amminger e colleghi sottolineano l'importanza della scoperta che delle sostanze naturali siano in grado di prevenire o ritardare la comparsa di un disturbo che ad oggi viene trattato con farmaci cui sono associati diversi effetti collaterali. Molti pazienti, soprattutto se giovani, sono restii ad assumere antipsicotici proprio per le complicanze che possono portare con loro. Fra queste: cambiamenti del metabolismo, disfunzioni sessuali e aumento di peso. L'assunzione di Omega-3, al contrario, non è associata a particolari effetti collaterali. Questi acidi grassi sono infatti molto tollerabili, hanno diversi benefici per la salute nonché un costo relativamente contenuto.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Amminger GP, Schafer MR, Papageorgiou K, Klier CM, Cotton SM, Harrigan SM, Mackinnon A, P.D. McGorry, Berger GE, “Long-Chain omega-3 Fatty Acids for Indicated Prevention of Psychotic Disorders: A Randomized, Placebo- Controlled Trial”, Arch Gen Psychiatry. 2010 Feb;67(2):146-54


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