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Cancro alla prostata

Cancro alla prostata: scopri di più sulle malattie tumorali e come tramite l'utilizzo di omega-3 e vitamina D sia possibile ridurre o rallentarne gli effetti.

  • Tumore della prostata: l’aggressività aumenta se si consumano pochi antiossidanti

    Lo scarso consumo di alimenti e integratori ricchi di composti antiossidanti è associato con una maggiore aggressività del tumore della prostata. Al contrario, il rischio di sviluppare forme gravi è ridotto di circa il 70% negli uomini colpiti dalla malattia il cui consumo di carotenoidi, vitamine C ed E, flavonoidi e isoflavoni è molto alto. Si può ipotizzare che in futuro l'adeguata alimentazione e l’uso di integratori a base di sostanze antiossidanti possano rappresentare una strategia per contrastare l’aggravarsi di questo diffuso tumore. Leggi tutto l'articolo


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  • Tumore alla prostata: la probabilità di sopravvivere è minore quando la vitamina D è bassa

    Sembra esserci un'associazione tra gli alti livelli di vitamina D nel sangue e la maggiore probabilità di sopravvivere al tumore della prostata. Gli uomini con una concentrazione più elevata della vitamina, misurata prima della diagnosi della malattia, mostrano un rischio inferiore del 28% di morire, rispetto a quelli con concentrazioni più basse. Leggi tutto l'articolo


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  • L’EFSA dichiara: non esiste relazione tra EPA,DHA e il tumore alla prostata

    Non vi sono prove scientifiche che dimostrino l’associazione tra l' EPA (acido eicosapentaenoico), il DHA (acido docosaesaenoico) e il rischio di cancro alla prostata. Si esprime così l’ Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) in un documento che conferma, inoltre, la sicurezza degli Omega-3, e la possibilità di aumentare la dose massima di assunzione giornaliera dell’olio ricco di EPA e DHA estratto dall’ alga Schizochytrium, per la popolazione adulta. Leggi tutto l'articolo


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  • Tumore alla prostata: l’EPA ne riduce la progressione.

    Gli Omega-3 presenti nella prostata rallentano la progressione del cancro. In particolare, la concentrazione di EPA (acido eicosapentaenoico) misurata direttamente nel tessuto prostatico, piuttosto che nel sangue o stimata dalle abitudini alimentari, è associata ad un minor avanzamento del tumore. Leggi tutto l'articolo


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  • La melatonina può ridurre il rischio di tumore alla prostata

    Il livello di melatonina  può influenzare la probabilità di essere colpiti dal tumore alla prostata. Un’elevata concentrazione di quest’ormone, noto per i suoi effetti sulla regolazione dei cicli sonno-veglia, sembra infatti poter ridurre del 75% il rischio di sviluppare il cancro della prostata allo stato avanzato. Leggi tutto l'articolo


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  • Tumore alla prostata: olio di pesce e una dieta povera di grassi ne rallentano la progressione

    Assumere omega-3 da olio di pesce e seguire un regime dietetico con pochi grassi può rendere il tumore della prostata meno aggressivo. Questa combinazione ridurrebbe, infatti, la presenza di molecole pro-infiammatorie nel sangue e sarebbe in grado di rallentare la proliferazione delle cellule cancerose. La dieta, e in particolare il rapporto tra l’introito di Omega-3 e Omega-6, può dunque influenzare la progressione della malattia. La scoperta, realizzata dai ricercatori dell’University of California di Los Angeles (USA), e pubblicata sul Cancer Prevention Research, deriva da uno studio condotto nel 2011 al fine di stabilire gli effetti del regime alimentare sulla biologia del cancro. Leggi tutto l'articolo


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  • Gli omega-3 EPA e DHA e la CoQ10 riducono del 30-33% i livelli di PSA nel sangue

    L'assunzione di Omega-3 può aiutare a ridurre i livelli ematici di PSA, un marcatore della presenza di un cancro o di infiammazioni alla prostata. In particolare, sono l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docasaesaenoico), i due acidi grassi di cui è ricco l'olio di pesce, ad esercitare questo effetto positivo che potrebbe essere sfruttato sia per prevenire l'insorgenza del tumore alla prostata, sia per eventuali nuove terapie antitumorali. Lo studio che ha portato a queste conclusioni, pubblicato da un gruppo di ricercatori del Clinical Center for Urological Disease Diagnosis di Tehran (Iran) sul British Journal of Nutrition, ha analizzato anche l'effetto dell'assunzione di altre molecole sui livelli di PSA. Mentre nel caso del coenzima Q10, noto per il suo potere antiossidante, esercita benefici simili a quelli esercitati dagli Omega-3, un importante acido grasso omega-6, il GLA (acido gamma linolenico) è associato a un aumento del PSA nel sangue. Omega-3 e Omega-6, due effetti contrastanti Sia gli Omega-3 che gli Omega-6 sono acidi grassi indispensabili per l'organismo, ma le loro azioni sono spesso contrastanti. Mentre, infatti, gli Omega-3 sono noti per la loro attività antinfiammatoria, in genere gli Omega-6 promuovono l'infiammazione. Da questo punto di vista il GLA rappresenta un'eccezione perché pur essendo un Omega-6 è stato associato ad una riduzione dei processi infiammatori. Questa nuova ricerca ha, però, dimostrato che per quanto riguarda il PSA l'acido gamma linolenico non esercita gli stessi benefici associabili all'assunzione di EPA e DHA. Protezione per gli uomini sani Gli autori hanno coinvolto 504 uomini con livelli di PSA non preoccupanti (inferiori ai 2,5 ng/ml) in uno studio di 12 settimane, durante le quali è stato loro chiesto di assumere 2 capsule 2 volte al giorno. I partecipanti sono stati divisi casualmente in quattro gruppi, cui sono state assegnate capsule contenenti Omega-3 (1,12 grammi di EPA e 0,72 grammi di DHA), GLA (600 mg), coenzima Q10 (100 mg) o un placebo. L'effetto dei quattro trattamenti è stato valutato misurando i livelli di PSA, EPA, DHA e GLA nel sangue. L'analisi dei dati così raccolti ha svelato che mentre negli individui che hanno assunto le capsule a base di Omega-3 i livelli di PSA sono diminuiti, in media, del 30%, l'assunzione di GLA ne ha provocato un aumento del 15%. L'assunzione di coenzima Q10 ha avuto un effetto simile a quello degli Omega-3, arrivando a ridurre le concentrazioni di PSA del 33%. Il vero significato del PSA Sulla base di questi risultati i ricercatori hanno ipotizzato che i supplementi a base di Omega-3 e di coenzima Q10 potrebbero esercitare un'azione protettiva sulla prostata degli uomini sani, contrastando lo sviluppo dei tumori. Tuttavia, l'uso del PSA come marcatore della presenza di un cancro alla prostata è ancora controverso: molti esperti ritengono che non sia un indicatore affidabile della presenza del tumore, che deve essere confermata attraverso altre analisi specifiche. D'altra parte, livelli troppo elevati di questa molecola possono essere associati anche ad altri disturbi alla prostata, ad esempio infiammazioni come la prostatite. Non solo, il test del PSA è utile per monitorare l'efficacia dei trattamenti del cancro che colpisce quest'organo. Per questo motivo i ricercatori iraniani ipotizzano che EPA e DHA possano essere utili anche nella terapia del tumore. Gli scienziati hanno però sottolineato che l'effetto di Omega-3 e coenzima Q10 potrebbe rendere necessario abbassare la soglia di PSA oltre la quale sospettare la presenza di un problema alla prostata negli uomini che li stanno assumendo. Il prossimo passo sarà valutare l'effetto di assunzioni per tempi maggiori e verificare se la sospensione del trattamento riporta i livelli di PSA a quelli precedenti. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Safarinejad MR, Shafiei N, Safarinejad S, “Effects of EPA, γ-linolenic acid or coenzyme Q10 on serum prostate-specific antigen levels: a randomised, double-blind trial”, Br J Nutr. 2012 Nov 30:1-8        


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  • Omega-3 da olio di pesce rallentano crescita cancro alla prostata

    Gli Omega-3 dell'olio di pesce rallentano la proliferazione delle cellule del cancro alla prostata nonché riducono i grassi introdotti con l'alimentazione. Lo dimostra uno studio pubblicato su Cancer Prevention Research, secondo il quale questo tipo di regime alimentare è migliore rispetto alla dieta tipica dei paesi occidentali. Gli autori dello studio, ricercatori presso il Jonsson Comprehensive Cancer Center dell'Università della California di Los Angeles (Stati Uniti), indicano questo fenomeno come importante, perché la velocità di divisione delle cellule tumorali può predire la progressione del cancro. In particolare, più lenta è la proliferazione di queste cellule, minore è la probabilità che il tumore si estenda al di fuori della prostata, situazione in cui la cura diventerebbe più difficile. Lo studio La ricerca ha coinvolto 48 uomini in attesa di essere sottoposti a prostatectomia radicale, un intervento chirurgico eseguito in caso di tumore alla prostata che prevede la rimozione di questa ghiandola e dei tessuti circostanti. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: al primo è stata assegnata una dieta povera di grassi supplementata con 5 grammi di olio di pesce al giorno, corrispondenti a una rapporto fra Omega-6 e Omega-3 di 2 a 1;  il secondo ha seguito una dieta tipica occidentale, con un rapporto tra i due tipi di acidi grassi pari a 15 a 1. Tutti gli uomini hanno seguito il regime alimentare assegnato per un periodo variabile tra le 4 e le 6 settimane precedenti l'operazione. I parametri che sono stati monitorati includono alcuni marcatori dello sviluppo e della progressione del cancro alla prostata, della crescita e della morte cellulare. Inoltre i ricercatori hanno tenuto sotto controllo il rapporto tra Omega-6 e Omega-3 nei pazienti. I risultati I dati raccolti indicano che anche se i livelli dei marcatori associati al cancro alla prostata rimangono inalterati, l'assunzione di olio di pesce riduce il rapporto tra Omega-6 e Omega-3 sia nelle cellule benigne sia in quelle maligne. Questo effetto è associato alla diminuzione e al rallentamento della proliferazione delle cellule. I ricercatori hanno altresì dimostrato che il sangue dei pazienti che hanno ricevuto l'olio di pesce è in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro alla prostata coltivate in laboratorio. Secondo gli autori della ricerca, questi risultati dimostrano che l'olio di pesce assunto con l'alimentazione raggiunge i tessuti della prostata e dimostrano che la modificazione della dieta può influenzare i meccanismi biologici del cancro alla prostata e il funzionamento delle sue cellule. L'azione degli Omega-3 sarebbe mediata dall'alterazione della composizione delle membrane delle cellule sane e di quelle neoplastiche. I ricercatori intendono estendere lo studio a un numero maggiore di pazienti, la cui salute sarà monitorata per un periodo di tempo più lungo.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Aronson WJ, Kobayashi N, Barnard RJ, Henning S, Huang M, Jardack PM, Liu B, Gray A, Wan J, Konijeti R, Freedland SJ, Castor B, Heber D, Elashoff D, Said J, Cohen P, Galet C, “Phase II Prospective Randomized Trial of a Low-Fat Diet with Fish Oil Supplementation in Men Undergoing Radical Prostatectomy”, Cancer Prev Res (Phila). 2011 Dec;4(12):2062-71. Epub 2011 Oct 25


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