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  • L'indice omega-3: nuovo fattore di rischio per un cuore in perfetta salute?

    L'evidenza scientifica dimostra che il livello degli acidi grassi omega-3 nel sangue può essere un nuovo fattore di rischio e propone un nuovo strumento diagnostico - l'Indice Omega-3 - che può essere usato facilmente da chiunque. Questo nuovo strumento diagnostico, consistente in una quantificazione del profilo degli acidi grassi in un individuo, potrebbe aiutare medici e pazienti a rischio di cardiopatie a raggiungere quei livelli adeguati di acidi grassi omega-3 che, come risulta dalle ultime ricerche scientifiche, assicurano una misurabile riduzione del rischio di infarto e mortalità improvvisa. “Per affrontare il problema del cosiddetto “colesterolo cattivo” (LDL) in futuro le associazioni dei cardiologi potrebbero a ragione raccomandare il consumo di EPA e DHA come intervento terapeutico cruciale per supportare la salute del cuore” scrivono Clemens von Schacky della Ludwig-Maximilians-Universitat in Munich e il prof. William Harris dell’ University of South Dakota. Numerose ricerche nel tempo hanno abbinato il consumo di  acidi grassi omega-3 a tutta una serie di effetti benefici: per la salute del cuore, lo sviluppo ottimale del nascituro in gravidanza, la salute delle articolazioni, il miglioramento dell’umore e del comportamento, la prevenzione di certe tipologie di tumore. La nuova revisione di studi pubblicata on-line sul Cardiovascular Research ha preso in esame un insieme di studi epidemiologici e quattro studi di intervento su larga scala concludendo che l’evidenza scientifica supporta i benefici derivanti dal consumo di omega-3 sulla salute del cuore. Il meccanismo dietro tali effetti benefici si ritiene sia l’incorporazione di EPA e DHA a livello delle membrane delle cellule cardiache, spiegano i ricercatori Von Schacky e Harris. Questi acidi grassi vanno a rimpiazzare quelli presenti alterando in maniera positiva le proprietà delle cellule stesse. I cambiamenti in questione riguardano la dilatazione dei vasi sanguigni a favore di un miglioramento del flusso ematico. A ciò segue una riduzione degli eventi infiammatori e un abbassamento del tasso dei trigliceridi nel sangue. Dato che gli omega-3 entrano a far parte della composizione delle membrane cellulari potrebbe essere fondamentale misurare il contenuto di omega-3 a livello delle cellule cardiache come marker primario del rischio cardiovascolare, sostengono Von Schacky e Harris. “La possibilità che gli omega-3 possano fungere da biomarker ed avere quindi un’utilità di prognosi clinica dovrebbe essere considerata seriamente”. Proprio sulla scia delle suddette osservazioni Von Schacky e Harris propongono “l’indice omega-3” definito come la percentuale di EPA e DHA rispetto alle altre categorie di grassi presenti a livello della membrana dei globuli rossi come nuovo strumento di diagnosi nella prevenzione primaria. In base ai dati presenti nella letteratura scientifica i ricercatori hanno calcolato che un indice omega-3 dell’8% o superiore è relazionabile ad una riduzione del 90% del rischio di morte cardiaca improvvisa rispetto a un valore del 4% o inferiore. “Una dose standard di un grammo di omega-3 al giorno, EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), raccomandato dalle associazioni dei cardiologi è probabilmente ben lontano dall’introito di omega-3 ideale per ognuno di noi, dal momento che non solo la dose standard ma anche il tipo di alimentazione, il nostro background genetico, l’indice di massa corporea e l’associazione di tanti altri fattori stanno alla base del profilo di acidi grassi omega-3 di una data persona” scrivono gli studiosi. Il rischio di trovare sostanze inquinanti nei pesci oleosi, come mercurio, diossine e policlorobenzeni (PCBs) ha portato alcuni a ridurre il consumo di pesce fresco malgrado le opposte considerazioni sul fatto che i benefici superino di gran lunga i rischi.   Al tempo stesso i consumatori cercano sempre più omega-3 da fonti più sicure. Von Schacky e Harris raccomandano che gli agenti inquinanti siano categoricamnte da evitare.       Fonte    Wolk A, Larsson SC, Johansson JE, Ekman P. Long-term fatty fish consumption and renal cell carcinoma incidence in women. JAMA. 2006 Sep 20;296(11):1371-6.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Omega-3 nuova potenziale terapia per il recupero dal trauma cranico

    Pubblicati i risultati del primo studio che dimostra i benefici degli Omega-3 sul cervello durante la convalescenza che segue un trauma cranico. Gli Omega-3 potrebbero essere utili per ridurre gli effetti negativi a lungo termine sul cervello di un trauma cranico. In particolare, secondo gli esperti gli effetti maggiori si potrebbero ottenere somministrando al paziente questi acidi grassi già al pronto soccorso. A suggerirlo sono Michael Lewis, Parviz Ghassemi e Joseph Hibbeln, autori di uno studio pubblicato sull'American Journal of Emergency Medicine1 in cui, per la prima volta, sono stati testati gli effetti della somministrazione di Omega-3 durante la convalescenza dopo un trauma cranico. Omega-3 per la salute del cervello Anni di ricerche hanno dimostrato che gli Omega-3, i grassi “amici” della salute, sono importanti per il sistema nervoso sin dalle prime fasi dello sviluppo. Per questo motivo gli esperti consigliano alle donne incinte di garantirsi un adeguato apporto di questi nutrienti sia durante la gravidanza, sia durante l'allattamento al seno. Non solo, a partire dall'infanzia fino alla terza età questi acidi grassi aiutano a mantenere il cervello in salute e sempre più ricerche si pongono a sostegno dell'ipotesi che gli Omega-3 siano importanti anche per le capacità cognitive. Un aiuto in caso di trauma cranico Negli ultimi anni è aumentato anche l'interesse nei confronti dei potenziali benefici esercitati da questi nutrienti in seguito a trauma cranico, una delle cause principali di morte traumatica e di disabilità. La mortalità associata a questo tipo di trauma si è molto ridotta grazie all'avanzamento delle metodiche chirurgiche e di terapia intensiva, ma non esistono ancora terapie specifiche per affrontare la fase di convalescenza. Il recupero passa, infatti, attraverso un periodo in cui il cervello deve fare i conti con problemi come  l'infiammazione e la presenza di radicali liberi. Nel 2010 l'Istituto di Medicina degli Stati Uniti (IOM) ha indicato proprio gli Omega-3 fra le molecole di cui dovrebbero essere testati i benefici in questa fase di convalescenza e lo studio di Lewis e colleghi è il primo a cercare di gettar luce su queste potenzialità. I ricercatori hanno somministrato a un adolescente reduce da un grave incidente motociclistico dosi elevate di questi acidi grassi. In particolare, 10 giorni dopo il trauma cranico il ragazzo ha ricevuto 9,756 grammi di EPA (acido eicosapentaenoico) e 6,756 grammi di DHA (acido docosaesaenoico), i principali Omega-3 di origine alimentare. La terapia, hanno spiegato gli autori, ha permesso graduali miglioramenti sia dal punto di vista cognitivo, sia da quello fisico, tanto che a 3 mesi di distanza dall'incidente il ragazzo si è diplomato e 4 mesi dopo il trauma ha potuto far ritorno a casa, dove ha continuato la terapia per tutto l'anno successivo.  Grandi speranze I risultati ottenuti sembrano indicare che gli Omega-3 forniscano al cervello le basi nutritive per guarire. Trattandosi, però, del primo caso in cui questi acidi grassi sono stati utilizzati durante la convalescenza dopo il trauma cranico solo dopo altre ricerche sarà possibile confermare i benefici degli Omega-3 nel recupero delle funzionalità cerebrali.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. Lewis M, Ghassemi P, Hibbeln J, “Therapeutic use of omega-3 fatty acids in severe head trauma”, Am J Emerg Med. 2012 Aug 3


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso ed è stato taggato con

  • Studio scopre gli omega-3 sono antiossidanti protettivi per il cuore

    L'assunzione di olio di pesce ricco di Omega-3 aumenta l'espressione di geni antiossidanti e riduce quella di geni che aumentano l'ossidazione. Gli Omega-3 potrebbero svolgere un'azione antiossidante basata sulla regolazione dell'espressione dei geni responsabili dell'ossidazione. A svelare la nuova potenziale azione di questi acidi grassi è un gruppo di ricercatori della Leibniz University di Hannover (Germania). In uno studio pubblicato su Nutrition and Metabolism gli scienziati hanno scoperto che l'olio di pesce, ricco di Omega-3, aumenta l'espressione di enzimi antiossidanti, riducendo, allo stesso tempo, quella di enzimi che favoriscono l'ossidazione. L'effetto è particolarmente significativo nei pazienti con livelli di grassi anomali nel sangue, ma è stato osservato per la prima volta anche in chi non soffre di problemi di questo tipo. Omega-3, antinfiammatori e antiossidanti? I benefici per la salute legati a un elevato consumo di cibi ricchi di Omega-3 o di supplementi contenenti questi acidi grassi sono noti da molto tempo e riguardano sia l'apparato cardiovascolare, sia quello nervoso e altri organi e tessuti umani. Una delle principali azioni svolte da questi nutrienti è di tipo antinfiammatorio. Mentre altri grassi (gli Omega-6) favoriscono la produzione di molecole pro-infiammatorie, gli Omega-3 sono i precursori di sostanze che riducono i livelli di infiammazione. Tuttavia, da tempo si discute sull'effetto dell'aumento del consumo di Omega-3 sui livelli di ossidazione delle cellule. Infatti gli acidi grassi insaturi, classe di molecole cui appartengono anche questi nutrienti, una volta nell'organismo possono essere ossidati, aumentando, così, il livello di ossidazione generale. Già in passato uno studio ha svelato che l'assunzione di Omega-3 non è associata a un aumento dello stato di ossidazione. I risultati ottenuti in questa nuova ricerca supportano ulteriormente l'ipotesi che aumentare l'assunzione di questi acidi grassi non aumenta l'ossidazione, anzi, potrebbe ridurla. Un'azione indipendente dalla malattia I ricercatori hanno somministrato 2,7 grammi di olio di pesce al giorno per 12 settimane a 10 uomini con livelli di lipidi nel sangue nella norma e ad altri 10 uomini che, invece, avevano problemi con le concentrazioni di grassi nel sangue. L'analisi dell'espressione dei geni ha svelato che sia nei partecipanti sani, sia in quelli con livelli di lipidi ematici anomali l'olio dei pesci ha indotto l'attività di geni codificanti per enzimi antiossidanti e ridotto quella di geni codificanti per enzimi che aumentano l'ossidazione. I ricercatori hanno spiegato che l'effetto finale è la generazione di un bilancio ottimale dello stato ossidativo basato sulla regolazione dell'espressione dei geni. Oltre a questo fenomeno gli autori hanno osservato anche un miglioramento dei livelli di Omega-3 nel sangue, più simili a quelli che riducono al minimo il rischio di morte cardiaca improvvisa. Sulla base di questi risultati i ricercatori hanno concluso che l'assunzione di supplementi a base di Omega-3 potrebbe proteggere il cuore anche attraverso un effetto antiossidante. Ulteriori studi permetteranno di capire più a fondo l'effetto finale dell'azione svolta da questi acidi grassi sui geni coinvolti nei processi di ossidazione delle cellule.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. Schmidt S, Stahl F, Mutz KO, Scheper T, Hahn A, Schuchardt JP, “Transcriptome-based identification of antioxidative gene expression after fish oil supplementation in normo- and dyslipidemic men”, Nutr Metab (Lond). 2012 May 23;9(1):45    


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  • Bassi livelli di Omega-3 compromettono le capacità cognitive

    Livelli di Omega-3 nel sangue più bassi della media riducono le capacità cognitive, ma alimentazione e supplementi potrebbero aiutare a contrastare il problema . Livelli bassi di Omega-3 nell'organismo compromettono le capacità cognitive, ma aumentare il consumo di cibi o supplementi ricchi di queste molecole potrebbe aiutare a riportarle nella norma. A ipotizzarlo sono gli autori di uno studio pubblicato su Nutritional Neuroscience, che hanno dimostrato che avere nel sangue una quantità di questi acidi grassi inferiore alla media della popolazione riduce la flessibilità cognitiva, cioè la capacità, quando necessario, di spostare la propria attenzione da un soggetto ad un altro. Allo stesso tempo, livelli ridotti di Omega-3 sono associati a una diminuzione delle funzioni esecutive, cioè della capacità di pianificare, controllare e coordinare le attività cognitive. L'importanza degli Omega-3 per l'organismo Gli acidi grassi Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) sono importanti sia per lo sviluppo, sia per il funzionamento del sistema nervoso. Non solo, i benefici svolti da queste molecole nei confronti di altri organi e tessuti, sopratutto quelli del sistema cardiovascolare, sono noti da molto tempo. L'organismo umano non è, però, in grado di sintetizzarli in piena autonomia. In particolare, le cellule sanno ottenere DHA a partire dall'EPA, ma la loro capacità di sintetizzare quest'ultimo dal suo precursore (l'acido alfa-linolenico o ALA) è ridotta. L'ALA, a sua volta, non può essere prodotto dall'organismo, perciò è molto importante garantirsi un corretto apporto di Omega-3 attraverso l'alimentazione. Gli effetti della carenza di Omega-3 sul sistema nervoso Già in passato alcuni ricercatori avevano dimostrato che bassi livelli di DHA sono associati ad un aumento del rischio di suicidio fra i militari in missione. Anche gli autori dello studio pubblicato su Nutritional Neuroscience hanno coinvolto nelle loro ricerche un gruppo di militari, scoprendo che la quantità di EPA e DHA presenti nei loro globuli rossi erano inferiori rispetto a quelle rilevabili nella popolazione statunitense della stessa età. In particolare, la percentuale di questi Omega-3 nei globuli rossi dei militari era del 3,5%, contro il 4,5% tipico della popolazione coetanea. I ricercatori non si sono sorpresi molto per questa differenza, giustificabile con l'alimentazione seguita dai militari in missione, in genere povera di Omega-3. Più sorprendente è stato, invece, scoprire che bassi livelli di questi nutrienti fossero associati a minore flessibilità cognitiva e a funzioni esecutive ridotte. L'analisi dei dati raccolti durante test psicosociali e neurocognitivi ha, inoltre, svelato che il legame tra bassi livelli di Omega-3 e ridotte capacità cognitive era particolarmente stretta in chi ha dichiarato di soffrire di disturbi del sonno. Non solo, i militari che non riuscivano a riposare bene, ma che avevano livelli di Omega-3 superiori rispetto alla media dei partecipanti allo studio sono parsi avere una maggiore capacità di recupero dalla stanchezza e migliori flessibilità cognitiva e funzioni esecutive.  Nutrire il cervello con gli Omega-3 L'ipotesi elaborata dagli autori è che la diminuzione delle capacità cognitive potrebbe essere contrastata aumentando i livelli di EPA e DHA nell'organismo sia mangiando più cibi ricchi di Omega-3, sia assumendo supplementi a base di olio di pesce. Lo studio mirato a verificare questa ipotesi è già stato condotto. La pubblicazione dei suoi risultati è attesa entro la fine di quest'anno.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Johnston DT, Deuster PA, Harris WS, Macrae H, Dretsch MN, “Red blood cell omega-3 fatty acid levels and neurocognitive performance in deployed U.S. Servicemembers”, Nutr Neurosci. 2012 Jun 28 2. Lewis MD, Hibbeln JR, Johnson JE, Lin YH, Hyun DY, Loewke JD, “Suicide deaths of active-duty US military and omega-3 fatty-acid status: a case-control comparison”, J Clin Psychiatry. 2011 Dec;72(12):1585-90. Epub 2011 Aug 23  


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Sistema nervoso, Età neonatale ed è stato taggato con

  • Bambini, Omega-3 riducono allergie agli acari e al latte

    L'assunzione di integratori di olio di pesce ricchi di Omega-3 nei primi sei mesi di vita riduce le allergie agli acari e al latte nei bambini Assumere integratori a base di olio di pesce ricco di Omega-3 aiuta a ridurre le allergie agli acari della polvere e alle proteine del latte nei bambini. La scoperta, che aggiunge nuovi dettagli alle proprietà antiallergiche di questi acidi grassi, è stata pubblicata sulla rivista Clinica and Experimental Allergy1 ed è il frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori guidati da Susan Prescott dell'University of Western Australia di Perth (Australia). Gli Omega-3 e la salute dei bambini Gli acidi grassi Omega-3 sono utili per lo sviluppo del bambino già durante la gestazione. Diversi studi hanno, infatti, dimostrato i benefici per il piccolo dell'assunzione di questi nutrienti da parte della futura mamma. In particolare, gli Omega-3 sono fondamentali per il corretto sviluppo del sistema nervoso del bambino. Non solo, assumere questi acidi grassi durante la gravidanza riduce i fenomeni infiammatori nell'infanzia. Anche dopo la nascita aumentare il consumo di Omega-3 continua ad esercitare effetti benefici sulla salute. Le ricerche condotte fino ad oggi hanno dimostrato che, oltre a ridurre l'infiammazione, questi nutrienti promuovono lo sviluppo delle capacità intellettive sia in bambini non affetti da problemi dell'apprendimento, sia nei piccoli affetti da alcuni disturbi comportamentali. Altri effetti positivi esercitati dagli Omega-3 nei bambini sono il miglioramento dei sintomi di questi stessi disturbi comportamentali e la riduzione dell'asma e dell'intensità delle crisi asmatiche. Uno sguardo più attento alle allergie I benefici, però, non si fermano qui. Diversi studi suggeriscono che, assunti in varie fasi dello sviluppo, gli Omega-3 possono contrastare vari fenomeni allergici. Ricerche condotte nei topi hanno, infatti, dimostrato che un'alimentazione arricchita di Omega-3 potrebbe essere un valido aiuto nel trattamento delle allergie alimentari. Inoltre assumere questi acidi grassi durante la gravidanza riduce l'incidenza di eczema ed allergia all'uovo nei nascituri. Infine, nei bambini l'aumento di Omega-3 contrasta la dermatite atopica. Lo studio condotto da Prescott e colleghi è, però, il primo ad aver analizzato l'effetto della somministrazione di olio di pesce nei primi sei mesi di vita. Ai bambini coinvolti nella ricerca è stato somministrato ogni giorno, dalla nascita ai sei mesi di età, un olio privo di Omega-3 oppure olio di pesce contenente 280 mg di DHA (acido docosaesaenoico) e 110 mg di EPA (acido eicosaesaenoico), i due principali Omega-3 di origine alimentare. Al termine dello studio i ricercatori hanno verificato la presenza di molecole coinvolte nelle reazioni allergiche nel sangue dei bambini. Dall'analisi è emerso che oltre ad avere livelli di EPA e DHA maggiori nel sangue, i piccoli che avevano ricevuto l'olio di pesce erano caratterizzati da una minore risposta allergica agli acari della polvere e alle proteine del latte. Secondo gli autori questi risultati supportano l'ipotesi che livelli adeguati di Omega-3 nelle fasi più precoci dopo la nascita hanno un effetto positivo sullo sviluppo del sistema immunitario e delle allergie. Tuttavia, sebbene le dosi di Omega-3 somministrate ai bambini fossero piuttosto elevate, l'aumento di EPA e DHA rilevato nel sangue è stato modesto. Fra le possibili giustificazioni a questo effetto i ricercatori includono anche un metodo di somministrazione non efficace: parte dell'olio di pesce potrebbe essere rimasto nelle capsule o essere stato sputato dai bambini. Per questo gli autori ipotizzano che un metodo basato sull'assunzione dell'olio di pesce da parte della madre durante l'allattamento potrebbe essere più efficace. Nuovi studi permetteranno di chiarire questi dettagli.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. D'Vaz N, Meldrum SJ, Dunstan JA, Lee-Pullen TF, Metcalfe J, Holt BJ, Serralha M, Tulic MK, Mori TA, Prescott SL, “Fish oil supplementation in early infancy modulates developing infant immune responses”, Clin Exp Allergy. 2012 Aug;42(8):1206-16    


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Sistema immunitario, Età neonatale, Allergie ed è stato taggato con

  • L'olio di pesce potenzia la crescita muscolare da esercizio nelle donne anziane

    Un nuovo studio esaminerà i benefici dell'assunzione dell'olio di pesce ricco di Omega-3 durante l'allenamento per contrastare la perdita dei muscoli tipica della terza età. Al via il primo studio che permetterà di monitorare i cambiamenti nelle funzioni e nella massa dei muscoli ottenibili nella terza età associando all'esercizio fisico l'assunzione di olio di pesce ricco di Omega-3. Lo ha annunciato Stuart Gray, ricercatore dell'Università di Aberdeen (Regno Unito), durante il British Science Festival. Grazie a questa nuova ricerca sarà possibile capire se assumere olio di pesce e, allo stesso tempo, allenarsi, è una buona strategia per proteggere i muscoli dal deterioramento tipico dell'invecchiamento. Proteggere i muscoli dall'invecchiamento L'organismo umano è formato da una grande quantità di muscolo scheletrico, che oltre a dare la possibilità di eseguire diversi movimenti è importante anche per lo stato di salute generale. Purtroppo durante il naturale processo di invecchiamento la dimensione dei muscoli si riduce di una percentuale variabile tra lo 0,5 e il 2% ogni anno, dando luogo alla cosiddetta sarcopenia.     Questo fenomeno può ridurre significativamente la qualità della vita, tanto da portare alla perdita di parte dell'indipendenza individuale durante la terza età. L'esercizio fisico può aiutare a contrastare la perdita di massa muscolare, ma anche l'efficacia di un approccio basato sull'allenamento diminuisce con l'avanzare dell'età. Trovare metodi alternativi per proteggere i muscoli potrebbe aiutare a superare questo ostacolo. L'azione combinata di esercizio e Omega-3 Sia uno studio preliminare dei ricercatori dell'Università di Aberdeen, sia una ricerca pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition da un gruppo di esperti dell'Università Federale di Paraná (Brasile) hanno dimostrato che nelle donne anziane i benefici dell'esercizio fisico sono superiori se durante l'allenamento vine assunto olio di pesce ricco di Omega-3. Questi ultimi sono acidi grassi fondamentali per l'organismo, dove svolgono sia una funzione strutturale (sono, cioè, fra le molecole che formano le strutture cellulari e, quindi, tessuti e organi), sia attività benefiche per la salute. Fra le più note ci sono la capacità di ridurre l'infiammazione e di proteggere il sistema cardiovascolare regolando i livelli di trigliceridi e di colesterolo. Tuttavia, gli Omega-3 non fanno bene solo al cuore, ma anche a molti altri organi e tessuti, come quelli del sistema nervoso, le articolazioni e anche i muscoli. Con le loro nuove ricerche Gray e colleghi vogliono scendere più nel dettaglio dei benefici esercitati da questi nutrienti sul tessuto muscolare e contribuire, così, alla messa a punto di nuovi trattamenti per contrastare la sarcopenia. Non solo donne Le analisi, finora condotte essenzialmente sulle donne, saranno estese anche agli uomini. Tutti i partecipanti saranno coinvolti in un programma di allenamento di 18 settimane, ma solo la metà riceverà olio di pesce. Gray ha spiegato che i benefici attesi si basano su diversi fattori, prima fra tutte l'azione antinfiammatoria degli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce. Durante la terza età, infatti, i livelli di infiammazione cambiano, interferendo con la capacità dei muscoli di aumentare la propria massa e la propria forza. Secondo Gray gli Omega-3 potrebbero inibire questo effetto. Non solo, questi acidi grassi potrebbero contribuire a rendere i muscoli più fluidi e aumentare i livelli delle proteine che consentono l'aumento della massa muscolare.         Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. http://www.abdn.ac.uk/news/details-13096.php 2. Rodacki CL, Rodacki AL, Pereira G, Naliwaiko K, Coelho I, Pequito D, Fernandes LC. Source, “Fish-oil supplementation enhances the effects of strength training in elderly women”, Am J Clin Nutr. 2012 Jan 4


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Massa muscolare, Menopausa ed è stato taggato con

  • Più omega-3 nella dieta migliorano capacità cognitive e volume del cervello negli anziani

    E' questa la conclusione cui è giunto un gruppo di ricercatori dell'Università di Uppsala (Svezia), che hanno analizzato se consumi più elevati di questi acidi grassi sono associati a un incremento delle capacità cognitive o del volume del cervello negli anziani. Aumentare le quantità degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) introdotte con l'alimentazione potrebbe migliorare le capacità cognitive nella terza età. I risultati dei loro studi, che hanno coinvolto 252 uomini e donne, sono stati pubblicati sulla rivista Age *. Acidi grassi indispensabili per il cervello     Gli Omega-3, soprattutto il DHA, sono nutrienti molto importanti per la salute del sistema nervoso. La quantità di questo acido grasso a livello del cervello è molto elevata. Qui il DHA svolge un ruolo fondamentale sia per la struttura, sia per le funzioni dei neuroni e la produzione di nuove cellule nervose. Diversi studi hanno dimostrato che questo Omega-3 influenza le capacità cognitive e di attenzione, quelle visive e il comportamento. Non solo, il DHA svolge un ruolo importante anche in alcuni disturbi psichiatrici e protegge i neuroni dagli effetti dannosi della malattia di Alzheimer. Benefici cognitivi anche nella terza età La ricerca svedese ha dimostrato che chi, tra i 70 e i 75 anni, mangia molti cibi ricchi di Omega-3 (sia DHA, sia EPA) ha capacità cognitive maggiori rispetto a chi segue un'alimentazione povera di questi acidi grassi. Anche se studi precedenti avevano dimostrato che volumi cerebrali maggiori corrispondono a un minor declino cognitivo, le risonanze magnetiche condotte durante questa ricerca non hanno evidenziato nessun legame tra l'assunzione di Omega-3 e le dimensioni del cervello o di alcune sue regioni. Di quanti Omega-3 abbiamo bisogno? I partecipanti alla ricerca con le maggiori capacità cognitive consumavano in media 980 mg di EPA e DHA al giorno, una quantità circa 10 volte maggiore rispetto, ad esempio, al consumo di Omega-3 medio di un abitante degli Stati Uniti. In generale, nell'età adulta gli esperti consigliano di non scendere al di sotto dei 500 mg totali di EPA e DHA al giorno e di mangiare 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana. E' possibile scegliere, ad esempio, tra salmone, aringhe, tonno e halibut. La raccomandazione può essere estesa anche ai bambini e alle donne incinte, con una particolare avvertenza: è meglio evitare di mangiare grandi quantità di pesci predatori, come il pesce spada, che possono accumulare molto mercurio, metallo tossico proprio per il sistema nervoso. Per quanto riguarda la terza età, nuovi studi sui benefici derivanti dall'assunzione di cibi ricchi di Omega-3 permetteranno di approfondire ulteriormente questo aspetto.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte * Titova OE, Sjögren P, Brooks SJ, Kullberg J, Ax E, Kilander L, Riserus U, Cederholm T, Larsson EM, Johansson L, Ahlström H, Lind L, Schiöth HB, Benedict C, “Dietary intake of eicosapentaenoic and docosahexaenoic acids is linked to gray matter volume and cognitive function in elderly”, Age (Dordr). 2012 Jul 13. [Epub ahead of print]    


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  • Gli Omega-3 aiutano a depurare il fegato

    Una dieta ricca di Omega-3, frutta e verdura è l'ideale per depurare il fegato e aiutarlo a mantenersi in salute. I cibi ricchi di Omega-3, insieme alla frutta e alla verdura, sono alla base dell'alimentazione migliore per depurare il fegato. A giovare di un'alimentazione ricca di questi alimenti non è solo questo organo, ma tutto l'organismo e, come se non bastasse, una dieta depurante può anche aiutare a perdere qualche chilo di troppo. Omega-3, grassi essenziali per la salute Gli Omega-3 sono considerati acidi grassi essenziali. Questa definizione deriva dal fatto che l'organismo non è in grado di sintetizzarli anche se ne ha assoluto bisogno per la sua sopravvivenza. In particolare, le cellule del nostro corpo hanno bisogno di un particolare Omega-3, l'acido eicosapentaenoico (EPA), per poterne sintetizzare un altro, l'acido docosaesaenoico (DHA). Sia EPA, sia DHA sono indispensabili per mantenersi in salute. Si tratta, infatti, di molecole dalla spiccata azione antinfiammatoria e in grado di ridurre le quantità di trigliceridi e di colesterolo LDL (quello “cattivo”) presenti nel sangue. Le loro proprietà contribuiscono a ridurre il rischio di sviluppare malattie croniche come le patologie cardiovascolari e l'artrite. In particolare, sia l'azione antinfiammatoria, sia la capacità di ridurre trigliceridi e colesterolo LDL proteggono le cellule del fegato dai tumori che potrebbero colpirlo. Le fonti alimentari di Omega-3 EPA e DHA sono i due Omega-3 che vengono utilizzati più efficientemente dall'organismo e per aumentarne l'assunzione è possibile arricchire la propria alimentazione di pesce grasso, come lo sgombro, le sardine, le aringhe e il tonno, che è la fonte alimentare principale di questi nutrienti. Esiste, però, anche un altro Omega-3 da cui è possibile ricavare EPA e, da questo, DHA. Si tratta dell'acido alfa-linolenico (ALA), molecola più abbondante nei cibi di origine vegetale, prime fra tutti le noci. Diversi studi hanno dimostrato che anche le fonti alimentari di ALA aiutano a proteggere la salute. Purtroppo, però, la capacità dell'organismo umano di convertire questo Omega-3 in EPA è limitata. Le fonti migliori di Omega-3 sembrano, quindi, essere i cibi di per sé ricchi di EPA e DHA. La dieta per depurare il fegato Proprio perché sono tutt'altro che dannosi per la salute, gli Omega-3 sono l'ideale per una dieta depurante che, oltre a far perdere peso, aiuti ad eliminare il senso di pesantezza e le scorie. Da quest'ultimo punto di vista uno dei passi fondamentali è agire sul fegato, un organo che svolge diverse funzioni. Fra queste sono incluse attività fondamentali per il metabolismo dei grassi e dei carboidrati, la produzione della bile necessaria per la digestione, la funzione di deposito per diverse sostanze e la disintossicazione da tossine, scorie e altre molecole dannose per l'organismo. Aiutare il fegato a disintossicarsi è, quindi, fondamentale per mantenere un buono stato di salute. Largo, quindi, a cibi ricchi di Omega-3, da preferire rispetto a burro, carne e altri alimenti di origine animale che contengono grandi quantità di grassi saturi che, invece, affaticano il fegato. Oltre a svolgere un'azione protettiva diretta su quest'organo, questi nutrienti favoriscono l'assorbimento di vitamina A ed E, fondamentali per evitare l'affaticamento del fegato. Abbinando il consumo di Omega-3 a quello di frutta e verdura, essenziali per un'azione depurante, è possibile aiutare il fegato a mantenersi in forma. Largo, quindi, a pesce grasso, noci, sedano e finocchio drenanti e frutta e verdura di stagione.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.  


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  • La salute ha gli omega-3 in bocca

    Sembra proprio essere questa la frase che riassume nel modo migliore possibile i risultati delle ricerche sugli effetti del consumo di questi acidi grassi sulla salute di denti e gengive. Infatti oltre a proteggere cuore, arterie e sistema nervoso, questi nutrienti hanno anche altri importanti effetti positivi sulla salute, inclusi benefici esercitati nel cavo orale. Vediamo quali sono.  Azione antinfiammatoria per una bocca più sana... In uno studio pubblicato nel 2010 sulla rivista Nutrion* un gruppo di ricercatori giapponesi ha dimostrato che l'incidenza della parodontite in chi ha bassi livelli di DHA (acido docosaesaenoico) è 1,5 volte più elevata rispetto a quanto riscontrabile in chi ha alte quantità di questo Omega-3. Secondo gli autori della ricerca questo effetto protettivo sarebbe basato sull'azione antinfiammatoria esercitata da questi nutrienti. Gli autori dello studio non si sono fermati a questi risultati e l'anno successivo hanno pubblicato i risultati di un'analisi più ampia in cui l'attenzione è stata posta sull'associazione tra l'incidenza della parodontite e il rapporto tra acidi grassi Omega-6 e Omega-3 assunti con l'alimentazione. E' noto, infatti, che questi due tipi di nutrienti esercitano un ruolo opposto nei confronti dell'infiammazione: mentre i primi promuovono la sintesi di molecole pro-infiammatorie, gli Omega-3 sono i precursori di molecole dall'attività antinfiammatoria. Secondo quanto riportato sulle pagine di Prostaglandins, Leukotrienes, and Essential Fatty Acids**, la nuova analisi ha dimostrato che un rapporto tra Omega-6 e Omega-3 sbilanciato a favore dei primi è associato a una maggior frequenza di problemi di parodontite. Questi risultati confermano che livelli elevati di Omega-3 proteggono da questa malattia delle gengive. … ed efficacia antibatterica per una bocca più pulita Gli esperti del Centro per la Ricerca sulla Salute Orale del College of Dentistry dell'Università del Kentucky (Lexington, Stati Uniti) hanno, invece, dimostrato per la prima volta che gli Omega-3 hanno delle proprietà antibatteriche. In uno studio pubblicato su Molecular Oral Microbiology*** i ricercatori hanno testato la capacità di uccidere i batteri non solo del DHA, ma anche di altri due Omega-3 di origine alimentare, l'EPA (acido eicosapentaenoico) e l'ALA (acido alfa-linolenico). L'analisi è stata estesa anche a particolari forme chimiche di questi tre nutrienti, gli esteri di etile, che, in molti casi, sono la forma in cui vengono assunti gli Omega-3. Sia EPA, DHA ed ALA che i loro esteri hanno mostrato una potente azione antibatterica contro diversi microrganismi pericolosi per la salute orale. Fra questi sono inclusi Streptococcus mutans, Candida albicans, Aggregatibacter actinomycetemcomitans, Fusobacterium nucleatum e Porphyromonas gingivalis. Ancora più interessante il fatto che questa azione antibatterica è efficace già a dosi relativamente basse degli Omega-3 o dei loro esteri derivati.  Una nuova strada per i grassi amici della salute Le ricerche, insomma, sembrano portare tutte verso la stessa conclusione: anche denti e gengive possono trarre beneficio dalle proprietà degli Omega-3. Questi nutrienti si aggiungono, quindi, alla lista delle molecole naturali che mantengono la bocca in salute, dal calcio alle vitamine B12, C e D, dal magnesio al resveratrolo del vino e alle catechine del tè verde.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte * Iwasaki M, Yoshihara A, Moynihan P, Watanabe R, Taylor GW, Miyazaki H, “Longitudinal relationship between dietary ω-3 fatty acids and periodontal disease”, Nutrition. 2010 Nov-Dec;26(11-12):1105-9. Epub 2010 Jan 25 ** Iwasaki M, Taylor GW, Moynihan P, Yoshihara A, Muramatsu K, Watanabe R, Miyazaki H, “Dietary ratio of n-6 to n-3 polyunsaturated fatty acids and periodontal disease in community-based older Japanese: a 3-year follow-up study”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2011 Aug;85(2):107-12. Epub 2011 May 20 *** Huang CB, Ebersole JL, “A novel bioactivity of omega-3 polyunsaturated fatty acids and their ester derivatives”, Mol Oral Microbiol. 2010 Feb;25(1):75-80


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  • Omega-3 proteggono il cuore dal mercurio presente nel pesce

    Il consumo di pesce può aumentare l'assunzione di mercurio dannoso per il cuore, ma gli Omega-3 di origine marina contrastano gli effetti di questo metallo. L'accumulo di mercurio nell'organismo aumenta il rischio di infarto, ma elevate concentrazioni degli Omega-3 presenti nel pesce proteggono il sistema cardiovascolare dagli effetti dannosi di questo nemico della salute. La scoperta arriva dall'Università di Umeå (Svezia), dove un gruppo di scienziati guidati dalla ricercatrice Maria Wennberg ha voluto chiarire i rischi associati all'esposizione a questo metallo, di cui possono essere ricchi gli stessi pesci da cui l'organismo ricava gli Omega-3. I risultati dei loro studi sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition1. Rischi e benefici di un'alimentazione ricca di pesce Da quando, a partire dagli anni '70 del secolo scorso, i ricercatori hanno scoperto i benefici per l'apparato cardiovascolare associati al consumo di Omega-3, per proteggere la salute cardiovascolare gli esperti hanno raccomandato il consumo di alimenti ricchi di questi nutrienti. Fra questi spiccano i pesci grassi come il tonno, le aringhe, il salmone e lo sgombro. Un elevato consumo di pesce di questo tipo aumenta, però, il rischio di assumere mercurio, un metallo pericoloso per la salute. In generale, i metalli pesanti sono tossici per il sistema nervoso, soprattutto quello del feto e dei bambini. Non solo, già in passato alcuni studi avevano associato l'esposizione al mercurio contenuto nel pesce a un aumento del rischio di infarto. L'esistenza di questo legame è stato confermato anche dalla ricerca di Wennberg e colleghi. Un effetto nocivo contrastato dagli Omega-3 Gli autori dello studio hanno analizzato i livelli di mercurio presente nel sangue e nei capelli di più di 1.600 uomini in Svezia e in Finlandia. Fra questi, 572 avevano avuto un infarto del miocardio. Combinando i risultati di queste analisi con i dati riguardanti la salute e lo stile di vita dei partecipanti è stato scoperto che bastano 3 microgrammi di mercurio accumulati in 1 grammo di capelli per aumentare il rischio di infarto. Tuttavia, questa associazione è valida solo per chi ha bassi livelli di Omega-3 nell'organismo. Infatti i livelli di mercurio necessari per aumentare i rischi corsi dal cuore sono più elevati se sono presenti anche quantità elevate di Omega-3. In altre parole, mercurio e Omega-3 influenzano in modo opposto la probabilità di avere un infarto. Proteggersi dal mercurio con il pesce Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che il rischio di attacco cardiaco possa essere ridotto aumentando il consumo di pesce ricco di Omega-3, ma povero di mercurio. Wennberg ha ribadito la necessità di mangiare pesce 2-3 volte alla settimana, precisando, però, che la scelta migliore per evitare di assumere troppo mercurio è quella di preferire pesci grassi non-predatori (come il salmone). Infatti i pesci che si trovano in cima alla catena alimentare, come lo sgombro reale, possono accumulare molto più mercurio rispetto ad altre specie. Per questo motivo non dovrebbero essere mangiati più di una volta alla settimana. In alternativa, gli Omega-3 possono essere assunti sotto forma di olio di pesce purificato dal mercurio. In questo caso verrebbero eliminati i rischi per il cuore, mentre i benefici resterebbero intatti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Wennberg M, Strömberg U, Bergdahl IA, Jansson JH, Kauhanen J, Norberg M, Salonen JT, Skerfving S, Tuomainen TP, Vessby B, Virtanen JK, “Myocardial infarction in relation to mercury and fatty acids from fish: a risk-benefit analysis based on pooled Finnish and Swedish data in men”, Am J Clin Nutr. 2012 Aug 15. [Epub ahead of print]        


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