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  • L'olio di pesce potenzia la crescita muscolare da esercizio nelle donne anziane

    Un nuovo studio esaminerà i benefici dell'assunzione dell'olio di pesce ricco di Omega-3 durante l'allenamento per contrastare la perdita dei muscoli tipica della terza età. Al via il primo studio che permetterà di monitorare i cambiamenti nelle funzioni e nella massa dei muscoli ottenibili nella terza età associando all'esercizio fisico l'assunzione di olio di pesce ricco di Omega-3. Lo ha annunciato Stuart Gray, ricercatore dell'Università di Aberdeen (Regno Unito), durante il British Science Festival. Grazie a questa nuova ricerca sarà possibile capire se assumere olio di pesce e, allo stesso tempo, allenarsi, è una buona strategia per proteggere i muscoli dal deterioramento tipico dell'invecchiamento. Proteggere i muscoli dall'invecchiamento L'organismo umano è formato da una grande quantità di muscolo scheletrico, che oltre a dare la possibilità di eseguire diversi movimenti è importante anche per lo stato di salute generale. Purtroppo durante il naturale processo di invecchiamento la dimensione dei muscoli si riduce di una percentuale variabile tra lo 0,5 e il 2% ogni anno, dando luogo alla cosiddetta sarcopenia.     Questo fenomeno può ridurre significativamente la qualità della vita, tanto da portare alla perdita di parte dell'indipendenza individuale durante la terza età. L'esercizio fisico può aiutare a contrastare la perdita di massa muscolare, ma anche l'efficacia di un approccio basato sull'allenamento diminuisce con l'avanzare dell'età. Trovare metodi alternativi per proteggere i muscoli potrebbe aiutare a superare questo ostacolo. L'azione combinata di esercizio e Omega-3 Sia uno studio preliminare dei ricercatori dell'Università di Aberdeen, sia una ricerca pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition da un gruppo di esperti dell'Università Federale di Paraná (Brasile) hanno dimostrato che nelle donne anziane i benefici dell'esercizio fisico sono superiori se durante l'allenamento vine assunto olio di pesce ricco di Omega-3. Questi ultimi sono acidi grassi fondamentali per l'organismo, dove svolgono sia una funzione strutturale (sono, cioè, fra le molecole che formano le strutture cellulari e, quindi, tessuti e organi), sia attività benefiche per la salute. Fra le più note ci sono la capacità di ridurre l'infiammazione e di proteggere il sistema cardiovascolare regolando i livelli di trigliceridi e di colesterolo. Tuttavia, gli Omega-3 non fanno bene solo al cuore, ma anche a molti altri organi e tessuti, come quelli del sistema nervoso, le articolazioni e anche i muscoli. Con le loro nuove ricerche Gray e colleghi vogliono scendere più nel dettaglio dei benefici esercitati da questi nutrienti sul tessuto muscolare e contribuire, così, alla messa a punto di nuovi trattamenti per contrastare la sarcopenia. Non solo donne Le analisi, finora condotte essenzialmente sulle donne, saranno estese anche agli uomini. Tutti i partecipanti saranno coinvolti in un programma di allenamento di 18 settimane, ma solo la metà riceverà olio di pesce. Gray ha spiegato che i benefici attesi si basano su diversi fattori, prima fra tutte l'azione antinfiammatoria degli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce. Durante la terza età, infatti, i livelli di infiammazione cambiano, interferendo con la capacità dei muscoli di aumentare la propria massa e la propria forza. Secondo Gray gli Omega-3 potrebbero inibire questo effetto. Non solo, questi acidi grassi potrebbero contribuire a rendere i muscoli più fluidi e aumentare i livelli delle proteine che consentono l'aumento della massa muscolare.         Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. http://www.abdn.ac.uk/news/details-13096.php 2. Rodacki CL, Rodacki AL, Pereira G, Naliwaiko K, Coelho I, Pequito D, Fernandes LC. Source, “Fish-oil supplementation enhances the effects of strength training in elderly women”, Am J Clin Nutr. 2012 Jan 4


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Massa muscolare, Menopausa ed è stato taggato con

  • Più omega-3 nella dieta migliorano capacità cognitive e volume del cervello negli anziani

    E' questa la conclusione cui è giunto un gruppo di ricercatori dell'Università di Uppsala (Svezia), che hanno analizzato se consumi più elevati di questi acidi grassi sono associati a un incremento delle capacità cognitive o del volume del cervello negli anziani. Aumentare le quantità degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) introdotte con l'alimentazione potrebbe migliorare le capacità cognitive nella terza età. I risultati dei loro studi, che hanno coinvolto 252 uomini e donne, sono stati pubblicati sulla rivista Age *. Acidi grassi indispensabili per il cervello     Gli Omega-3, soprattutto il DHA, sono nutrienti molto importanti per la salute del sistema nervoso. La quantità di questo acido grasso a livello del cervello è molto elevata. Qui il DHA svolge un ruolo fondamentale sia per la struttura, sia per le funzioni dei neuroni e la produzione di nuove cellule nervose. Diversi studi hanno dimostrato che questo Omega-3 influenza le capacità cognitive e di attenzione, quelle visive e il comportamento. Non solo, il DHA svolge un ruolo importante anche in alcuni disturbi psichiatrici e protegge i neuroni dagli effetti dannosi della malattia di Alzheimer. Benefici cognitivi anche nella terza età La ricerca svedese ha dimostrato che chi, tra i 70 e i 75 anni, mangia molti cibi ricchi di Omega-3 (sia DHA, sia EPA) ha capacità cognitive maggiori rispetto a chi segue un'alimentazione povera di questi acidi grassi. Anche se studi precedenti avevano dimostrato che volumi cerebrali maggiori corrispondono a un minor declino cognitivo, le risonanze magnetiche condotte durante questa ricerca non hanno evidenziato nessun legame tra l'assunzione di Omega-3 e le dimensioni del cervello o di alcune sue regioni. Di quanti Omega-3 abbiamo bisogno? I partecipanti alla ricerca con le maggiori capacità cognitive consumavano in media 980 mg di EPA e DHA al giorno, una quantità circa 10 volte maggiore rispetto, ad esempio, al consumo di Omega-3 medio di un abitante degli Stati Uniti. In generale, nell'età adulta gli esperti consigliano di non scendere al di sotto dei 500 mg totali di EPA e DHA al giorno e di mangiare 2-3 porzioni di pesce grasso alla settimana. E' possibile scegliere, ad esempio, tra salmone, aringhe, tonno e halibut. La raccomandazione può essere estesa anche ai bambini e alle donne incinte, con una particolare avvertenza: è meglio evitare di mangiare grandi quantità di pesci predatori, come il pesce spada, che possono accumulare molto mercurio, metallo tossico proprio per il sistema nervoso. Per quanto riguarda la terza età, nuovi studi sui benefici derivanti dall'assunzione di cibi ricchi di Omega-3 permetteranno di approfondire ulteriormente questo aspetto.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte * Titova OE, Sjögren P, Brooks SJ, Kullberg J, Ax E, Kilander L, Riserus U, Cederholm T, Larsson EM, Johansson L, Ahlström H, Lind L, Schiöth HB, Benedict C, “Dietary intake of eicosapentaenoic and docosahexaenoic acids is linked to gray matter volume and cognitive function in elderly”, Age (Dordr). 2012 Jul 13. [Epub ahead of print]    


    Articolo pubblicato in Antinvecchiamento, Sistema nervoso, Demenza, Approfondimenti sistema nervoso ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 aiutano a depurare il fegato

    Una dieta ricca di Omega-3, frutta e verdura è l'ideale per depurare il fegato e aiutarlo a mantenersi in salute. I cibi ricchi di Omega-3, insieme alla frutta e alla verdura, sono alla base dell'alimentazione migliore per depurare il fegato. A giovare di un'alimentazione ricca di questi alimenti non è solo questo organo, ma tutto l'organismo e, come se non bastasse, una dieta depurante può anche aiutare a perdere qualche chilo di troppo. Omega-3, grassi essenziali per la salute Gli Omega-3 sono considerati acidi grassi essenziali. Questa definizione deriva dal fatto che l'organismo non è in grado di sintetizzarli anche se ne ha assoluto bisogno per la sua sopravvivenza. In particolare, le cellule del nostro corpo hanno bisogno di un particolare Omega-3, l'acido eicosapentaenoico (EPA), per poterne sintetizzare un altro, l'acido docosaesaenoico (DHA). Sia EPA, sia DHA sono indispensabili per mantenersi in salute. Si tratta, infatti, di molecole dalla spiccata azione antinfiammatoria e in grado di ridurre le quantità di trigliceridi e di colesterolo LDL (quello “cattivo”) presenti nel sangue. Le loro proprietà contribuiscono a ridurre il rischio di sviluppare malattie croniche come le patologie cardiovascolari e l'artrite. In particolare, sia l'azione antinfiammatoria, sia la capacità di ridurre trigliceridi e colesterolo LDL proteggono le cellule del fegato dai tumori che potrebbero colpirlo. Le fonti alimentari di Omega-3 EPA e DHA sono i due Omega-3 che vengono utilizzati più efficientemente dall'organismo e per aumentarne l'assunzione è possibile arricchire la propria alimentazione di pesce grasso, come lo sgombro, le sardine, le aringhe e il tonno, che è la fonte alimentare principale di questi nutrienti. Esiste, però, anche un altro Omega-3 da cui è possibile ricavare EPA e, da questo, DHA. Si tratta dell'acido alfa-linolenico (ALA), molecola più abbondante nei cibi di origine vegetale, prime fra tutti le noci. Diversi studi hanno dimostrato che anche le fonti alimentari di ALA aiutano a proteggere la salute. Purtroppo, però, la capacità dell'organismo umano di convertire questo Omega-3 in EPA è limitata. Le fonti migliori di Omega-3 sembrano, quindi, essere i cibi di per sé ricchi di EPA e DHA. La dieta per depurare il fegato Proprio perché sono tutt'altro che dannosi per la salute, gli Omega-3 sono l'ideale per una dieta depurante che, oltre a far perdere peso, aiuti ad eliminare il senso di pesantezza e le scorie. Da quest'ultimo punto di vista uno dei passi fondamentali è agire sul fegato, un organo che svolge diverse funzioni. Fra queste sono incluse attività fondamentali per il metabolismo dei grassi e dei carboidrati, la produzione della bile necessaria per la digestione, la funzione di deposito per diverse sostanze e la disintossicazione da tossine, scorie e altre molecole dannose per l'organismo. Aiutare il fegato a disintossicarsi è, quindi, fondamentale per mantenere un buono stato di salute. Largo, quindi, a cibi ricchi di Omega-3, da preferire rispetto a burro, carne e altri alimenti di origine animale che contengono grandi quantità di grassi saturi che, invece, affaticano il fegato. Oltre a svolgere un'azione protettiva diretta su quest'organo, questi nutrienti favoriscono l'assorbimento di vitamina A ed E, fondamentali per evitare l'affaticamento del fegato. Abbinando il consumo di Omega-3 a quello di frutta e verdura, essenziali per un'azione depurante, è possibile aiutare il fegato a mantenersi in forma. Largo, quindi, a pesce grasso, noci, sedano e finocchio drenanti e frutta e verdura di stagione.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.  


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  • La salute ha gli omega-3 in bocca

    Sembra proprio essere questa la frase che riassume nel modo migliore possibile i risultati delle ricerche sugli effetti del consumo di questi acidi grassi sulla salute di denti e gengive. Infatti oltre a proteggere cuore, arterie e sistema nervoso, questi nutrienti hanno anche altri importanti effetti positivi sulla salute, inclusi benefici esercitati nel cavo orale. Vediamo quali sono.  Azione antinfiammatoria per una bocca più sana... In uno studio pubblicato nel 2010 sulla rivista Nutrion* un gruppo di ricercatori giapponesi ha dimostrato che l'incidenza della parodontite in chi ha bassi livelli di DHA (acido docosaesaenoico) è 1,5 volte più elevata rispetto a quanto riscontrabile in chi ha alte quantità di questo Omega-3. Secondo gli autori della ricerca questo effetto protettivo sarebbe basato sull'azione antinfiammatoria esercitata da questi nutrienti. Gli autori dello studio non si sono fermati a questi risultati e l'anno successivo hanno pubblicato i risultati di un'analisi più ampia in cui l'attenzione è stata posta sull'associazione tra l'incidenza della parodontite e il rapporto tra acidi grassi Omega-6 e Omega-3 assunti con l'alimentazione. E' noto, infatti, che questi due tipi di nutrienti esercitano un ruolo opposto nei confronti dell'infiammazione: mentre i primi promuovono la sintesi di molecole pro-infiammatorie, gli Omega-3 sono i precursori di molecole dall'attività antinfiammatoria. Secondo quanto riportato sulle pagine di Prostaglandins, Leukotrienes, and Essential Fatty Acids**, la nuova analisi ha dimostrato che un rapporto tra Omega-6 e Omega-3 sbilanciato a favore dei primi è associato a una maggior frequenza di problemi di parodontite. Questi risultati confermano che livelli elevati di Omega-3 proteggono da questa malattia delle gengive. … ed efficacia antibatterica per una bocca più pulita Gli esperti del Centro per la Ricerca sulla Salute Orale del College of Dentistry dell'Università del Kentucky (Lexington, Stati Uniti) hanno, invece, dimostrato per la prima volta che gli Omega-3 hanno delle proprietà antibatteriche. In uno studio pubblicato su Molecular Oral Microbiology*** i ricercatori hanno testato la capacità di uccidere i batteri non solo del DHA, ma anche di altri due Omega-3 di origine alimentare, l'EPA (acido eicosapentaenoico) e l'ALA (acido alfa-linolenico). L'analisi è stata estesa anche a particolari forme chimiche di questi tre nutrienti, gli esteri di etile, che, in molti casi, sono la forma in cui vengono assunti gli Omega-3. Sia EPA, DHA ed ALA che i loro esteri hanno mostrato una potente azione antibatterica contro diversi microrganismi pericolosi per la salute orale. Fra questi sono inclusi Streptococcus mutans, Candida albicans, Aggregatibacter actinomycetemcomitans, Fusobacterium nucleatum e Porphyromonas gingivalis. Ancora più interessante il fatto che questa azione antibatterica è efficace già a dosi relativamente basse degli Omega-3 o dei loro esteri derivati.  Una nuova strada per i grassi amici della salute Le ricerche, insomma, sembrano portare tutte verso la stessa conclusione: anche denti e gengive possono trarre beneficio dalle proprietà degli Omega-3. Questi nutrienti si aggiungono, quindi, alla lista delle molecole naturali che mantengono la bocca in salute, dal calcio alle vitamine B12, C e D, dal magnesio al resveratrolo del vino e alle catechine del tè verde.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte * Iwasaki M, Yoshihara A, Moynihan P, Watanabe R, Taylor GW, Miyazaki H, “Longitudinal relationship between dietary ω-3 fatty acids and periodontal disease”, Nutrition. 2010 Nov-Dec;26(11-12):1105-9. Epub 2010 Jan 25 ** Iwasaki M, Taylor GW, Moynihan P, Yoshihara A, Muramatsu K, Watanabe R, Miyazaki H, “Dietary ratio of n-6 to n-3 polyunsaturated fatty acids and periodontal disease in community-based older Japanese: a 3-year follow-up study”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2011 Aug;85(2):107-12. Epub 2011 May 20 *** Huang CB, Ebersole JL, “A novel bioactivity of omega-3 polyunsaturated fatty acids and their ester derivatives”, Mol Oral Microbiol. 2010 Feb;25(1):75-80


    Articolo pubblicato in Cavo orale ed è stato taggato con

  • Omega-3 proteggono il cuore dal mercurio presente nel pesce

    Il consumo di pesce può aumentare l'assunzione di mercurio dannoso per il cuore, ma gli Omega-3 di origine marina contrastano gli effetti di questo metallo. L'accumulo di mercurio nell'organismo aumenta il rischio di infarto, ma elevate concentrazioni degli Omega-3 presenti nel pesce proteggono il sistema cardiovascolare dagli effetti dannosi di questo nemico della salute. La scoperta arriva dall'Università di Umeå (Svezia), dove un gruppo di scienziati guidati dalla ricercatrice Maria Wennberg ha voluto chiarire i rischi associati all'esposizione a questo metallo, di cui possono essere ricchi gli stessi pesci da cui l'organismo ricava gli Omega-3. I risultati dei loro studi sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition1. Rischi e benefici di un'alimentazione ricca di pesce Da quando, a partire dagli anni '70 del secolo scorso, i ricercatori hanno scoperto i benefici per l'apparato cardiovascolare associati al consumo di Omega-3, per proteggere la salute cardiovascolare gli esperti hanno raccomandato il consumo di alimenti ricchi di questi nutrienti. Fra questi spiccano i pesci grassi come il tonno, le aringhe, il salmone e lo sgombro. Un elevato consumo di pesce di questo tipo aumenta, però, il rischio di assumere mercurio, un metallo pericoloso per la salute. In generale, i metalli pesanti sono tossici per il sistema nervoso, soprattutto quello del feto e dei bambini. Non solo, già in passato alcuni studi avevano associato l'esposizione al mercurio contenuto nel pesce a un aumento del rischio di infarto. L'esistenza di questo legame è stato confermato anche dalla ricerca di Wennberg e colleghi. Un effetto nocivo contrastato dagli Omega-3 Gli autori dello studio hanno analizzato i livelli di mercurio presente nel sangue e nei capelli di più di 1.600 uomini in Svezia e in Finlandia. Fra questi, 572 avevano avuto un infarto del miocardio. Combinando i risultati di queste analisi con i dati riguardanti la salute e lo stile di vita dei partecipanti è stato scoperto che bastano 3 microgrammi di mercurio accumulati in 1 grammo di capelli per aumentare il rischio di infarto. Tuttavia, questa associazione è valida solo per chi ha bassi livelli di Omega-3 nell'organismo. Infatti i livelli di mercurio necessari per aumentare i rischi corsi dal cuore sono più elevati se sono presenti anche quantità elevate di Omega-3. In altre parole, mercurio e Omega-3 influenzano in modo opposto la probabilità di avere un infarto. Proteggersi dal mercurio con il pesce Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che il rischio di attacco cardiaco possa essere ridotto aumentando il consumo di pesce ricco di Omega-3, ma povero di mercurio. Wennberg ha ribadito la necessità di mangiare pesce 2-3 volte alla settimana, precisando, però, che la scelta migliore per evitare di assumere troppo mercurio è quella di preferire pesci grassi non-predatori (come il salmone). Infatti i pesci che si trovano in cima alla catena alimentare, come lo sgombro reale, possono accumulare molto più mercurio rispetto ad altre specie. Per questo motivo non dovrebbero essere mangiati più di una volta alla settimana. In alternativa, gli Omega-3 possono essere assunti sotto forma di olio di pesce purificato dal mercurio. In questo caso verrebbero eliminati i rischi per il cuore, mentre i benefici resterebbero intatti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Wennberg M, Strömberg U, Bergdahl IA, Jansson JH, Kauhanen J, Norberg M, Salonen JT, Skerfving S, Tuomainen TP, Vessby B, Virtanen JK, “Myocardial infarction in relation to mercury and fatty acids from fish: a risk-benefit analysis based on pooled Finnish and Swedish data in men”, Am J Clin Nutr. 2012 Aug 15. [Epub ahead of print]        


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare, Olio di pesce ed è stato taggato con

  • L'Omega-3 DHA migliora le capacità di lettura e il comportamento dei bambini

    I bambini con difficoltà di lettura a scuola possono migliorare la capacità di lettura e il loro comportamento assumendo l'Omega-3 DHA Uno studio dell'Università di Oxford (Regno Unito) pubblicato su PLoS ONE1 dimostra che l'assunzione quotidiana di Omega-3 migliora le capacità di lettura e il comportamento di bambini che hanno problemi a leggere. In particolare, l'Omega-3 che esercita questo importante beneficio è l'acido docosaesaenoico (DHA), uno dei nutrienti di cui sono ricchi i pesci grassi, l'olio di pesce e l'olio di alghe. I bambini che traggono vantaggio dalla sua assunzione hanno un'età compresa tra i 7 e i 9 anni. Omega-3 per bambini sani Gli acidi grassi Omega-3 sono nutrienti importanti per lo sviluppo del sistema nervoso fin nel ventre materno. Non solo, diverse ricerche hanno dimostrato che dopo la nascita queste molecole migliorano lo stato di salute di bambini affetti da problemi comportamentali o cognitivi. Fra questi sono inclusi la sindrome da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), la dislessia e il disordine dello sviluppo della coordinazione (DCD). Lo studio condotto dai ricercatori di Oxford è, però, il primo a dimostrare un effetto così marcato dell'assunzione di Omega-3 sulla popolazione in età scolare. Leggere meglio con l'aiuto di integratori di omega-3 DHA Per analizzare l'effetto dell'assunzione di omega-3 DHA gli autori hanno programmato la somministrazione quotidiana di 600 mg di DHA, sotto forma di olio di alghe, o di un placebo non contenente omega-3 a 362 bambini di età compresa fra i 7 e i 9 anni. Tutti i partecipanti coinvolti nello studio erano in buono stato di salute e non soffrivano di disturbi comportamentali patologici, ma ottenevano punteggi al di sotto della media nelle prove di lettura. L'assunzione di Omega-3 è continuata per 16 settimane e ha permesso di migliorare significativamente le capacità di lettura di quei bambini che all'inizio dello studio ottenevano i punteggi più bassi registrati nella popolazione generale. In altre parole, di quelli che sapevano leggere peggio di tutti i bambini coinvolti nella sperimentazione. Non solo, quanto peggiore era la capacità iniziale di lettura tanto smaggiore è stato il miglioramento osservato. Più bravi a leggere e più educati Accanto ai miglioramenti nella lettura, i genitori dei bambini coinvolti nello studio hanno registrato anche un miglioramento del comportamento dei loro figli. La scala di valutazione scelta dai ricercatori per analizzare questo aspetto è quella normalmente utilizzata per rilevare i sintomi dell'ADHD. Con questo metodo è stato possibile rilevare, ad esempio, che i ragazzi che avevano ricevuto il supplemento contenente DHA erano meno iperattivi e meno insolenti rispetto a quelli che non avevano assunto Omega-3. Un modo semplice ed efficace per aiutare i bambini In base ai risultati ottenuti i ricercatori hanno concluso che l'assunzione di DHA è un modo semplice ed efficace per migliorare il comportamento e le capacità di lettura di bambini che non hanno problemi di salute, ma che hanno difficoltà a leggere. Dato che i bambini che soffrono di questo problema corrono il rischio, più avanti nella vita, di avere problemi sia nell'educazione, sia nel lavoro, gli autori hanno già programmato di verificare se questo approccio aiuta anche a risolvere queste problematiche. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie della ricerca scientifica sugli Omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte 1. Richardson AJ, Burton JR, Sewell RP, Spreckelsen TF, Montgomery P (2012) Docosahexaenoic Acid for Reading, Cognition and Behavior in Children Aged 7–9 Years: A Randomized, Controlled Trial (The DOLAB Study). PLoS ONE 7(9): e43909. doi:10.1371/journal.pone.0043909


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Disturbi ADHD, Età scolare ed è stato taggato con

  • Prozac "sposa" l'olio di pesce nella lotta alla depressione

    Aggiungendo olio di pesce alla terapia con Prozac se ne migliora l'efficacia in modo significativo nei casi di depressione maggiore, ha scoperto uno studio clinico. Tra le varie cause della depressione, i ricercatori hanno ipotizzato anche una carenza di acidi grassi omega-3 EPA e DHA, abbondanti nell'olio di pesce. La ricerca ha rivelato che i soggetti che soffrono di depressione maggiore tendono ad avere un livello di omega-3 (soprattutto EPA) nel siero inferiore alla norma. Le analisi di tipo epidemiologico sono coerenti con questo dato: nelle popolazioni in cui il consumo di pesce, ricco di omega-3, è molto elevato, il tasso di depressione è inferiore alla media, mentre i soggetti in cui tipicamente si riscontra un livello di omega-3 inferiore alla norma (ad esempio alcolisti e donne dopo la gravidanza) hanno una maggiore probabilità di soffrire di depressione. Studi clinici inoltre dimostrano che l'integrazione con omega-3 può alleviare i sintomi della depressione, del disturbo bipolare e della schizofrenia. Uno studio clinico ha analizzato l'effetto di EPA (uno dei due omega-3 a catena lunga) e della fluoxetina (la molecola contenuta nei farmaci antidepressivi come il Prozac) da soli o insieme su sessanta pazienti affetti da depressione grave. I tassi di risposta (cioè la diminuzione dei sintomi depressivi) erano del 50%, 56% e 81% rispettivamente nei gruppi in trattamento con fluoxetina, EPA ed entrambi. In definitiva, concludono i ricercatori, l'EPA e la fluoxetina hanno un effetto comparabile, mentre una combinazione dei due trattamenti ottiene un effetto decisamente migliore.   Titolo studio Jazayeri et al. Comparison of therapeutic effects of omega-3 fatty acid eicosapentaenoic acid and fluoxetine, separately and in combination, in major depressive disorder. Aust N Z J Psychiatry. 2008 Mar;42(3):192-8.


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari

  • Anziani meno depressi con gli omega-3 da olio di pesce

    Uno studio francese suggerisce che gli omega-3 da olio di pesce, in particolare l'EPA, potrebbe alleviare i sintomi depressivi nei soggetti anziani in terapia con antidepressivi Il ruolo degli omega-3 nella prevenzione delle malattie cardiache è ormai assodato, tanto che queste sostanze rientrano ormai nei protocolli e - al pari dei farmaci - possono venire prescritti a costo zero a pazienti che soffrono di determinate patologie. Uno studio condotto in Francia (*) ha esaminato i livello di vari lipidi ematici nel sangue di 1390 soggetti anziani con problemi depressivi, cercando di trovare una correlazione con la severità dei disturbi. L'analisi statistica dei dati ha evidenziato una correlazione inversa tra il livello di omega-3 e l'intensità dei sintomi, soprattutto nei soggetti in trattamento con farmaci antidepressivi. In altre parole, chi aveva un livello più alto di omega-3 nel sangue era meno depresso di chi presentava un livello più basso. Questi risultati sono in linea con numerosi studi epidemiologici in cui è stata trovata una correlazione tra depressione e un basso livello ematico di omega-3. La novità di questo studio è il legame particolarmente significativo tra severità della depressione, livello di omega-3 e utilizzo di farmaci antidepressivi in tarda età. Nel mondo della ricerca spesso avviene che -magari al termine di anni di studi - ricercatori di diversi laboratori arrivino alle medesime conclusioni su un dato argomento in un periodo di tempo ristretto. Altri ricercatori, in effetti, hanno dimostrato che gli omega-3 hanno un effetto simile alla fluoxetina (principio attivo del Prozac) per il trattamento della depressione, e che una combinazione dei due trattamenti ottiene un effetto superiore. I due studi messi insieme fanno pensare che un buon livello di omega-3 EPA sia un fattore importante per il trattamento farmacologico della depressione: infatti la combinazione delle due sostanze crea un miglioramento significativo, mentre l'utilizzo di farmaci non è molto efficace quando il livello di omega-3 è particolarmente basso.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte Féart et al. Plasma eicosapentaenoic acid is inversely associated with severity of depressive symptomatology in the elderly: data from the Bordeaux sample of the Three-City Study. Am J Clin Nutr. 2008 May;87(5):1156-62.


    Articolo pubblicato in Antinvecchiamento, Approfondimenti invecchiamento ed è stato taggato con

  • Gli omega-3 contrastano la diminuzione della densità delle ossa dovuta all'età

    Mangiare pesce ad alto contenuto di Omega-3 contrasta la diminuzione della densità delle ossa, un indice del rischio di osteoporosi e fratture. E' questa la conclusione cui sono giunti i ricercatori della Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University di Boston (Stati Uniti). La ricerca che ha portato a questa scoperta, i cui risultati sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition, aggiunge un nuovo tassello al mosaico dei benefici degli Omega-3 per la salute delle ossa. Benefici degli Omega-3 per le ossa e lo scheletro I vantaggi per le ossa offerti da una dieta ricca di Omega-3 sono noti da tempo. Studi condotti su modelli animali hanno dimostrato che l'aumento del consumo di questi acidi grassi influenza positivamente la salute del tessuto osseo. Recenti ricerche hanno permesso di stabilire più nello specifico che l'olio di pesce, un supplemento alimentare ricco di Omega-3, protegge dall'osteoporosi associata all'invecchiamento e che l'assunzione a lungo termine di questi nutrienti può migliorare le proprietà strutturali e meccaniche delle ossa. Acidi grassi e densità dell'osso I ricercatori di Boston hanno voluto esaminare nello specifico l'associazione tra l'assunzione di Omega-3 (o il consumo di pesce) e la densità minerale ossea. Le loro analisi si sono basate sui dati raccolti nel corso del Framingham Osteoporosis Study, uno studio finanziato dal National Institutes of Health a partire dal 1987, durante il quale i partecipanti sono stati sottoposti a dei test per la valutazione della densità ossea. Gli autori della ricerca hanno preso in considerazione 3 fattori: consumo di pesce; Omega-3 introdotti con la dieta; densità minerale delle ossa dell'anca. Lo studio ha coinvolto 854 persone tra il 1988 e il 1989 e, 4 anni più tardi, soggetti di età media pari a 75 anni. È emerso che, sia negli uomini sia nelle donne, un consumo elevato di pesce per 4 anni consente dimantenere invariata la densità minerale ossea a livello del collo del femore. In particolare, per evitare di perdere tessuto delle ossa è necessario consumare almeno 3 porzioni di pesce alla settimana. Nelle donne un apporto elevato di acido arachidonico (AA) (un acido grasso Omega-6) corrisponde a una più elevata densità minerale del collo del femore solo se la quantità degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) introdotti con la dieta è uguale o superiore alla media. Un elevato consumo di un altro Omega-6, l'acido linoleico (LA), è invece associato a una perdita di densità in questa porzione dello scheletro femminile. Negli uomini la situazione è capovolta: in chi assume le quantità più basse di EPA e DHA dosi elevate di acido arachidonico corrispondono a una maggiore diminuzione della densità minerale di questo osso. Ossa in salute con gli Omega-3, ma non con gli Omega-6 Gli autori della ricerca hanno concluso che il pesce, uno degli alimenti più ricchi di Omega-3, può proteggere dalla perdita di tessuto osseo. Il potenziale effetto protettivo dell'Omega-6 acido arachidonico dipenderebbe dalla quantità di EPA e DHA introdotti con la dieta.


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Osteoporosi ed è stato taggato con

  • The JAMA Omega-3 Meta-analayis was Flawed

    By William S. Harris, PhD The most recent meta-analysis of omega-3 fatty acids and CVD was published in September 2012 by Rizos et al.1 These authors included 20 randomized controlled studies that primarily used omega-3 capsules whether placebo-controlled or open label. They also included the two dietary advice studies from Burr et al.2,3  This was an improvement on an earlier meta-analysis in 20124 that did not include four major non-placebo controlled trials.2,3,5,6 Nevertheless, Rizos et al. concluded that there was no statistically significant effect of omega-3 supplements on risk for cardiovascular disease. The primary reason why they reached this conclusion was because they inflated the critical value for significance to 0.006 instead of the standard 0.05. With this statistical maneuver, their conclusion – which should have been that fish oil supplementation significantly reduced risk for cardiac death by 9% (relative risk reduction of 0.91; 95% CI, 0.85 to 0.98; p=0.01) - was that there was no effect of fish oil on cardiovascular disease. The authors justified this on the basis of needing to correct for “multiple testing,” a practice rarely done in meta-analyses. In fact, 16 meta-analyses 1,7-21 were published in JAMA during the first 9 months of 2012, and Rizos et al. was the only one to adjust for multiple testing and the only one to not use the standard 95% confidence interval to draw their conclusions. Why the rules changed for this analysis is not clear, but what is clear is that their conclusion driven by a subjective interpretation of the data, not by standard statistical practices, that turned a favorable effect into a non-effect. Even if their conclusions had been statistically sound, they should have been much more nuanced in their conclusions. They said, “Our findings do not justify the use of omega-3 as a structured intervention in everyday clinical practice or guidelines supporting dietary omega-3 PUFA administration” (and here they referenced the 2002 American Heart Association guidelines22). A more accurate and less sweeping conclusion should have been something like, “In patients of average age 63, with existing cardiovascular disease and under optimal medical care, the administration of about 1 g of EPA+DHA for about 2 years [median duration in their analysis] did not significantly reduce risk for major clinical outcomes.” Their study does not show that treating with a higher dose for a longer period of time, or treating patients earlier in the disease process or those who are not receiving “optimal medical therapy” will not be beneficial. Other problems with their conclusions included the fact that very few people are actually “on optimal medical therapy,” with non-compliance rates around 50% within a year of getting a prescription23. So the findings of research trials cannot always be extrapolated to the real world. Finally, 84% of the subjects in the Rizos meta-analysis were taking ethyl esters. It is now becoming clear that taking ethyl esters on an empty stomach (as opposed to with a meal) results in very poor absorption24. So the true dose may have been even smaller than the average of 1 g that characterized these studies. In summary, Rizos et al. were too conservative in their analysis and they were not circumspect in drawing their conclusions. It may be true that nowadays 1 g of EPA+DHA does not have the marked impact on heart disease risk that we came to expect after GISSI-Prevenzione, but it is still the nutritional factor with the strongest evidence for cardioprotection.   William S. Harris, PhD President, OmegaQuant Analytics 2329 N. Career Ave, Ste 113 Sioux Falls, SD 57107 (605) 271-6917 (913) 302-9433 (cell) bill@omegaquant.com Professor of Medicine Sanford School of Medicine University of South Dakota Sioux Falls, SD   Reference List (1)     Rizos EC, Ntzani EE, Bika E, Kostapanos MS, Elisaf MS. Association between omega-3 fatty acid supplementation and risk of major cardiovascular disease events: a systematic review and meta-analysis. JAMA 2012;308:1024-1033. (2)     Burr ML, Fehily AM, Gilbert JF, Rogers S, Holliday RM, Sweetnam PM, Elwood PC, Deadman NM. Effects of changes in fat, fish, and fibre intakes on death and myocardial reinfarction: diet and reinfarction trial (DART). Lancet 1989;2:757-761. (3)     Burr ML, Ashfield-Watt PA, Dunstan FD, Fehily AM, Breay P, Ashton T, Zotos PC, Haboubi NA, Elwood PC. Lack of benefit of dietary advice to men with angina: results of a controlled trial. Eur J Clin Nutr 2003;57:193-200. 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