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  • Mangiare pesce grasso riduce del 28% le cheratosi attiniche

    Un elevato consumo di alimenti ricchi di Omega-3 può aiutare a proteggere dai tumori della pelle. Uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition ha dimostrato che chi assume questi nutrienti è meno esposto al rischio di cheratosi attiniche, lesioni della pelle che predicono lo sviluppo del cancro1. Per proteggere l'epidermide è sufficiente assumere quantità moderate di Omega-3, adatte a prevenire lo sviluppo di queste macchie. Cheratosi attinica, il campanello d'allarme prima del cancro Le cheratosi attiniche sono macchie ruvide e crostose causate dall'esposizione prolungata al sole. Per questo motivo prendono anche il nome di cheratosi solari. Sono considerate lesioni precancerose. La loro presenza è associata a un danno cronico e a una probabilità elevata di sviluppare diversi tipi di tumore alla pelle, come il carcinoma a cellule squamose. Ridurre il tempo di esposizione al sole è a prima strategia per prevenire sia le cheratosi sia il cancro alla pelle. Tuttavia, diversi studi suggeriscono che anche l'alimentazione può contrastare lo sviluppo di queste malattie. Alimentazione ricca di Omega-3 e cheratosi: il legame Alcuni studi hanno dimostrato che l'incidenza del carcinoma a cellule squamose raddoppia in caso di diete caratterizzate da un alto consumo di carne e di grassi, si dimezza in chi consuma abbondanti quantità di vegetali a foglie verdi2,3. Risultati simili sono stati ottenuti anche in uno studio che invece si è concentrato sulla comparsa delle cheratosi. È stato dimostrato che dimezzando dal 20 al 40% la quantità di grassi introdotti con la dieta, il numero di lesioni sviluppate nell'arco di due anni passa da una media di 10 ± 13 a 3 ± 74. Gli Omega-3 riducono l'incidenza della cheratosi Partendo da queste conoscenze, i ricercatori del Queensland Institute of Medical Research di Brisbane (Australia) hanno analizzato più nel dettaglio la correlazione tra dieta e cheratosi solari. Hanno raccolto i dati relativi alle abitudini alimentari di 1.119 individui coinvolti in uno studio sui tumori alla pelle effettuato nel Queensland, in Australia. Le informazioni sono state ottenute attraverso questionari specifici compilati dai partecipanti allo studio in 3 diversi anni: 1992 1994 1996 Nel 1992 e nel 1996 è stata anche valutata l'incidenza delle cheratosi. L'analisi ha svelato che è sufficiente mangiare 1 porzione di pesce grasso ricco di Omega-3 per ridurre del 28% la cheratosi. Il risultato è molto simile a quello ottenuto bevendo vino: una preziosa fonte di molecole antiossidanti. Infatti lo stesso studio ha dimostrato che mezzo bicchiere di vino al giorno riduce le cheratosi attiniche del 27%. Creme solari alleate dell'alimentazione In base a questi risultati, gli autori dello studio hanno concluso che alimentazione e creme protettive solari possono aiutare a ridurre la comparsa delle cheratosi attiniche. In particolare, aumentare il consumo di cibi ricchi di Omega-3 contribuisce a proteggere la pelle dalle lesioni precancerose.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Hughes MC, Williams GM, Fourtanier A, Green AC, “Food intake, dietary patterns, and actinic keratoses of the skin: a longitudinal study”, Am J Clin Nutr. 2009 Apr;89(4):1246-55. Epub 2009 Feb 25 2. Ibiebele TI,  van der Pols JC, Hughes MC, Marks GC, Williams GM, Green AC, “Dietary pattern in association with squamous cell carcinoma of the skin: a prospective study”, Am J Clin Nutr 2007;85:1401–8 3. Hughes MC, van der Pols JC, Marks GC, Green AC, “Food intake and risk of squamous cell carcinoma of the skin in a community: the Nambour skin cancer cohort study”, Int J Cancer 2006;119:1953–60 4. Black HS, Herd JA, Goldberg LH, et al, “Effect of a low-fat diet on the incidence of actinic keratosis”, N Engl J Med 1994;330:1272–5


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  • Lo yogurt con olio di pesce è amato dai consumatori

    Presto i supermercati potrebbero distribuire yogurt dal gusto esotico che nascondono una ricca fonte di Omega-3. A proporli sono i ricercatori della Virgina Tech di Blacksburg (Usa), che hanno fatto assaggiare ai potenziali consumatori uno yogurt, rinforzato con olio di pesce per aumentare i livelli di Omega-3. I risultati del test sono stati pubblicati sul Journal of Dairy Science e hanno dimostrato che questo nuovo prodotto è gradito dalla maggior parte dei consumatori. Perché aggiungere Omega-3 agli alimenti? Gli Omega-3 sono gli acidi grassi “amici” della salute: sono indispensabili per il corretto sviluppo del sistema nervoso; proteggono cuore e vasi sanguigni; esercitano tanti altri benefici sulla salute dell'organismo. La principale fonte di questi nutrienti sono i pesci grassi: sgombro salmone tonno acciughe halibut Assicurarsi i livelli di Omega-3 raccomandati non è sempre facile. Chi non mangia pesce può trovare ad esempio difficoltà a raggiungerli. Tuttavia, esistono prodotti derivati dai pesci, appunto come l'olio di pesce, che contengono elevate quantità di Omega-3. L'industria alimentare sta inoltre proponendo un numero sempre crescente di cibi che contengono Omega-3. La proposta della Virginia Tech Una delle ultime proposte è quella della Virginia Tech: raggiungere i livelli giornalieri consigliati di Omega-3 con un vasetto di yogurt. La grande varietà di gusti consente inoltre di aggiungere olio di pesce senza alterare o rendere sgradevole gusto del prodotto. Uno studio preliminare ha dimostrato che i consumatori non notano nessuna differenza di sapore con l'aggiunta dell'1% olio di pesce fresco a uno yogurt non aromatizzato. L'aggiunta di olio ossidato, che ha un forte sapore di pesce, viene facilmente rilevata. In seguito i partecipanti sono stati allenati a riconoscere e descrivere accuratamente diversi sapori: lime dolce piccante acido ossidato Dopo aver provato uno yogurt al lime e peperoncino, gli assaggiatori hanno dichiarato che il sapore di pesce è molto più pronunciato nel prodotto in cui è stato aggiunto l'1% di olio ossidato che in quelli contenenti olio di pesce fresco allo 0,43 o all'1%. Il consumatore dice sì allo yogurt Un secondo test ha coinvolto 100 consumatori attenti a una sana nutrizione, consapevoli dei benefici derivanti dal consumo di Omega-3: il 50% ha valutato in modo positivo lo yogurt al lime e peperoncino con olio di pesce; il 39% lo avrebbe volentieri consumato regolarmente; l'altra metà non ha amato lo yogurt o a causa del gusto o perché troppo poco dolce. Yogurt agli Omega-3: un nuovo mercato? La coordinatrice dei test Susan Duncan afferma che lo yogurt, associato ai benefici di probiotici, minerali, vitamine e proteine, può essere un eccellente mezzo per aumentare il consumo di Omega-3. I consumatori hanno accettato di buon grado l'aggiunta di quantità di olio di pesce sufficienti a garantire il corretto apporto giornaliero di Omega-3, pertanto la strada alla commercializzazione di questo prodotto è aperta.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Rognlien M, Duncan SE, O'Keefe SF, Eigel WN, “Consumer perception and sensory effect of oxidation in savory-flavored yogurt enriched with n-3 lipids”, J Dairy Sci. 2012 Apr;95(4):1690-8


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  • La frutta come fonte di Omega-3? Sì, ma...

    Anche la frutta fresca può essere una fonte di Omega-3: questi nutrienti si trovano fra i lipidi presenti nell'avocado, frutto tropicale ormai diffuso anche sulle nostre tavole. Tuttavia, le quantità di Omega-3 presenti in questo frutto sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle del pesce grasso, come il salmone. Non solo, i cibi di origine animale forniscono all'organismo EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), i 2 grassi di cui hanno bisogno le cellule: l'avocado invece contiene principalmente ALA (acido alfa-linolenico). Gli Omega-3 e l'importanza di una corretta alimentazione Gli Omega-3 sono considerati acidi grassi essenzialil'organismo non è in grado di sintetizzarli in piena autonomia, quindi deve introdurli con l'alimentazione. In particolare, le cellule hanno bisogno di EPA e DHA: l'EPA è responsabile soprattutto dei benefici cardiovascolari degli Omega-3; il DHA svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso. L'azione benefica di questi acidi grassi non si limita a questi due aspetti. Anni di ricerche hanno dimostrato le loro potenzialità contro l'infiammazione e il cancro. Tuttavia, l'organismo è in grado di produrre EPA e DHA solo a partire dall'ALA e quest'ultimo non può essere prodotto dalle cellule. Ma i problemi non finiscono qui: la capacità dell'organismo di convertire l'ALA in EPA e DHA è bassa. Per questo motivo il modo migliore per supplire a carenze di Omega-3 o per aumentare l'assunzione a scopo preventivo è scegliere cibi ricchi di EPA e DHA. Quale cibi scegliere? Le fonti alimentari di Omega-3 sono diverse: pesci grassi che vivono nelle acque fredde, come salmone, tonno, sgombro e halibut, contengono EPA e DHA; il krill, un crostaceo che vive nelle fredde acque artiche, contiene altresì buone quantità di acidi grassi; le fonti vegetali come noci e semi di lino sono in genere ricche di ALA. L'olio di semi di lino è una sostanza i cui benefici sono emersi nel corso di diversi studi. In realtà il pesce contiene anche una certa quantità di ALA. Ad esempio, 85 grammi di salmone atlantico forniscono all'organismo le seguenti quantità di acidi grassi: 126 milligrammi di ALA 733 milligrammi di EPA 938 milligrammi di DHA 85 grammi di avocado forniscono invece solo 94 milligrammi di ALA. Per questo motivo l'American Heart Association consiglia di aumentare i livelli di Omega-3 mangiando circa 2 porzioni da 100 grammi di pesce grasso alla settimana. In questo modo è possibile soddisfare in modo più semplice l'Acceptable Macronutrient Distribution Ranges (la quantità di un nutriente da assumere durante la giornata) per gli Omega-3, pari a 600-1.200 milligrammi al giorno. Un frutto ricco di grassi buoni L'avocado resta una buona fonte di grassi “buoni”, anche se non si tratta dell'alimento più ricco di Omega-3. Rispetto ad altri frutti contiene elevate quantità di lipidi. Una porzione da 85 grammi corrisponde a circa 12,5 grammi di grassi, di cui solo 1,8 grammi sono grassi saturi dannosi per la salute. 8,4 grammi corrispondono a grassi monoinsaturi, e purtroppo solo 94 milligrammi di ALA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Omega-3 in altri cibi

  • Il DHA mantiene il cuore in salute grazie all'azione sui mitocondri

    Confermati i benefici degli Omega-3 per il cuore: l'acido grasso DHA introdotto attraverso l'alimentazione protegge infatti i mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula. Assumere questi nutrienti permette di modificare  la composizione delle membrane di questi elementi cellulari e ridurre quindi la probabilità che la stessa cellula possa morire. La conferma arriva dalle pagine della rivista Current Opinion in Clinical Nutrion and Metabolic Care1, sulle quali i ricercatori dell'Università del Maryland di Baltimora (Usa) hanno pubblicato un'analisi dettagliata delle ultime scoperte effettuate a tal proposito. Omega-3: i grassi che fanno bene alla salute I grassi sono molecole fondamentali per il nostro organismo: un consumo eccessivo di questi nutrienti può essere però dannoso per la salute. Tuttavia esistono degli acidi grassi che svolgono un'azione positiva a diversi livelli e che possono essere assunti solo attraverso l'alimentazione: gli Omega-3. Gli Omega-3 sono nutrienti di cui sono ricchi vari alimenti: pesci grassi, come tonno, salmone, sgombro; alcuni alimenti di origine vegetale, soprattutto le noci. I benefici di queste molecole sono stati scoperti studiando le popolazioni eschimesi della Groenlandia, caratterizzate da bassissima incidenza di malattie cardiovascolari . Gli scienziati sono riusciti a dimostrare che questa fortunata caratteristica era associata all'elevato consumo di pesce ricco di Omega-3 tipico di queste popolazioni. Anni di ricerche hanno confermato il ruolo protettivo di questi acidi grassi nei confronti di cuore e arterie e hanno altresì dimostrato che gli Omega-3 sono importanti per il sistema nervoso nonché per la salute dell'organismo in generale. Gli autori si sono concentrati sugli effetti dell'assunzione a livello dei mitocondri presenti nelle cellule del cuore proprio per la stretta associazione tra questi acidi grassi e il sistema cardiovascolare. DHA per dare energia al cuore L'analisi dei dati raccolti nella letteratura scientifica dimostra che assumere Omega-3 con l'alimentazione influenza profondamente la composizione delle membrane dei mitocondri, e di conseguenza il loro funzionamento. I DHA svolge un ruolo predominante in questo fenomeno. È uno degli Omega-3 di cui è ricco il pesce grasso. Assumere DHA aumenta le sue concentrazioni nelle membrane mitocondriali e riduce i livelli di acido arachidonico, molecola coinvolta nei processi infiammatori. Il DHA aumenta inoltre i livelli di cardiolipina, molecola essenziale per il funzionamento di questi elementi cellulari. Infine, questo Omega-3 diminuisce la probabilità che i mitocondri vadano incontro a un fenomeno noto come “transizione di permeabilità”, che spesso porta alla morte delle cellule. L'effetto del DHA è superiore rispetto a quello di altri Omega-3, che modificano in modo più limitato la composizione delle membrane mitocondriali. Le conferme Per gli autori questa analisi conferma che arricchire la propria dieta di Omega-3, soprattutto di DHA, aiuta a proteggere il cuore attraverso meccanismi che coinvolgono direttamente le “centrali energetiche” delle cellule cardiache.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Stanley WC, Khairallah RJ, Dabkowski ER, “Update on lipids and mitochondrial function: impact of dietary n-3 polyunsaturated fatty acids”, Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2012 Mar;15(2):122-6


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • I benefici dell'assunzione di Omega-3 dipendono dai livelli basali nell'organismo

    I benefici dell'assunzione di Omega-3 dipendono dai livelli di questi acidi grassi presenti nell'organismo prima dell'inizio del trattamento. E' questa la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori coordinato da John Newman dell'Università della California di Davis (Stati Uniti). La notizia è stata pubblicata sul Journal of Lipid Research1. Per gli autori questa scoperta suggerisce che la misurazione dei livelli basali di Omega-3 potrebbe essere utile per stabilire l'efficacia di un trattamento basato sull'arricchimento dell'alimentazione con questi nutrienti. Dieta ricca di Omega-3: perché è così importante Gli Omega-3 sono acidi grassi essenziali. L'organismo non è in grado di sintetizzarne le quantità necessarie per mantenersi in salute: l'alimentazione è pertanto l'unico modo per garantirne un corretto apporto. La moderna dieta occidentale è però caratterizzata da livelli troppo bassi di questi preziosi nutrienti. Di contro, l'alimentazione dei paesi industrializzati abbonda di Omega-6, un tipo di grassi dall'azione contrapposta a quella degli Omega-3. La conseguente variazione nel rapporto tra Omega-6 e Omega-3 presenti nell'organismo mette a repentaglio il buono stato di salute. Aumentare il consumo di pesce grasso consente di contrastare i rischi associati alla carenza di Omega-3. Il pesce grasso è la principale fonte alimentare di Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico). La dose giornaliera minima raccomandata per prevenire i disturbi cardiovascolari è pari a 500 milligrammi totali di EPA e DHA. Un effetto da valutare caso per caso Assumere Omega-3 non produce gli stessi effetti in tutti gli individui. Un precedente studio lasciava ipotizzare che chi è caratterizzato da livelli iniziali di Omega-3 più bassi possa trarre maggiori benefici dalla loro assunzione. Questo studio aveva coinvolto però davvero pochi pazienti per permettere di trarre delle conclusioni definitive. Newman e colleghi hanno deciso per questo motivo di chiarire questo punto misurando i livelli di Omega-3 nel sangue, nei globuli rossi e nelle piastrine prima e dopo un trattamento di 4 settimane a base di questi nutrienti. L'analisi dei dati raccolti ha svelato che il trattamento aumenta gli Omega-3 presenti nell'organismo. Non solo: maggiori sono i livelli di acidi grassi prima del trattamento, minore è l'aumento delle concentrazioni osservato. Gli stessi dati hanno permesso di stimare che un individuo di 70 chilogrammi dovrebbe assumere ogni giorno 7 milligrammi di Omega-3 per mantenere i livelli di EPA e DHA necessari a proteggere cuore e arterie. Integratori Omega-3: quale forma scegliere? Le forme maggiormente disponibili di Omega-3 sono la trigliceride e quella estere etilica. Questo studio ha previsto la somministrazione di Omega-3 sotto forma di esteri etilici. Alcuni studi recenti hanno però dimostrato che l'assorbimento di questi acidi grassi è maggiore se vengono assunti sotto forma di trigliceridi. Per gli autori i risultati di questo studio potrebbero essere validi anche per forme di Omega-3 diverse dagli esteri etilici.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Keenan AH, Pedersen TL, Fillaus K, Larson MK, Shearer GC, Newman JW, “Basal omega-3 fatty acid status affects fatty acid and oxylipin responses to high-dose n3-HUFA in healthy volunteers”, J Lipid Res. 2012 May 24. [Epub ahead of print]


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  • Mirtillo rosso, una fonte di Omega-3 per la pelle

    Il mirtillo rosso è un frutto ricco di Omega-3, gli acidi grassi “alleati” della salute. La capacità degli omega-3 di mantenere la pelle in salute ha permesso all'olio di semi di mirtillo rosso di diventare sempre più importante nel mercato dei cosmetici per pelle. Mirtillo rosso: benessere a tutto tondo Il mirtillo rosso fa parte di un genere di arbusti noto da tempo per i gli effetti benefici esercitati sulla salute1. Leggi tutto l'articolo


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  • Gli Omega-3 livellano i trigliceridi nei pazienti con problemi di diabete

    Gli Omega-3 rappresentano una nuova opportunità terapeutica per chi soffre di diabete e ha problemi di lipidi troppo elevati nel sangue. Eliot Brinton, medico della Utah Foundation for Biomedical Research di Salt Lake City (Stati Uniti), ha anticipato la notizia al convegno annuale dell'American Diabetes Association di Filadelfia (Stati Uniti). Secondo studi non ancora ufficialmente pubblicati, un nuovo farmaco formato al 96% da Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) migliora le concentrazioni dei lipidi nei pazienti già in terapia con altri farmaci, senza interferire con le terapie contro il diabete. Omega-3 contro grassi e zuccheri Lo studio presentato durante il convegno si è concentrato su un gruppo di 702 pazienti in terapia con statine, farmaci utili a ridurre i livelli di grassi nel sangue. Il trattamento con le statine aveva già normalizzato in tutti i partecipanti i valori di colesterolo LDL o “cattivo” (tra i 40 e i 100 milligrammi per decilitro), ma non quello dei trigliceridi, compreso tra i 200 e i 500 milligrammi per decilitro. Fra di essi 514 erano affetti da diabete di tipo 2, la forma della malattia che tende a svilupparsi con l'età. I pazienti sono stati attribuiti in modo del tutto casuale a 1 di 3 possibili gruppi: I primi 2 hanno rispettivamente assunto per 12 settimane 4 o 2 grammi al giorno del farmaco a base di Omega-3; Il terzo gruppo ha invece ricevuto per lo stesso periodo un placebo. Al termine delle 12 settimane, la dose più elevata del farmaco ha consentito ai pazienti affetti da diabete di: ridurre del 23,2% i livelli dei trigliceridi; diminuire del 14,4% tutte le forme di colesterolo diverse da quello “buono” (o HDL); abbassare del 6,6% i livelli di colesterolo LDL. I pazienti presentavano in diminuzione: le concentrazioni di apo B, proteina contenuta in una particolare forma di colesterolo “cattivo” (9,5%); le particelle RLP-C, associate all'aterosclerosi (25%). Brinton ha però sottolineato che gli effetti più significativi sono stati quelli ottenuti sui pazienti che all'inizio del trattamento avevano più problemi a controllare il diabete. In questi ultimi anche i livelli di proteina C-reattiva, che se elevati indicano la presenza di infiammazione, erano significativamente più bassi al termine delle 12 settimane, con una riduzione del 34,6%. Il ricercatore ha anche precisato che tutti questi cambiamenti non hanno influenzato i parametri utilizzati per tenere sotto controllo il diabete, inclusi i livelli di insulina. Un effetto dose-dipendente per un farmaco per chi ha problemi di diabete L'effetto rilevato da Brinton e colleghi è di tipo dose-dipendente. Il farmaco è infatti risultato meno efficace quando assunto alla dose più bassa. In generale, questi dati suggeriscono che questo nuovo farmaco a base di Omega-3 potrebbe essere particolarmente utile per i diabetici che debbono controllare sia i lipidi nel sangue sia la malattia stesa. Il ricercatore ha spiegato che l'assunzione di Omega-3 ha avuto inoltre effetti antinfiammatori e antiossidanti, a ulteriore protezione della salute cardiovascolare di questi pazienti. Note bibliografiche 1. Brinton E, Ballantyne C, Bays H, Kastelein J, Braeckman R, Soni P, “Effects of AMR101 on Lipid and Inflammatory Parameters in Patients with Diabetes Mellitus-2 and Residual Elevated Triglycerides (200-500 mg/dL) on Statin Therapy at LDL-C Goal: the ANCHOR Study" ADA 2012; Abstract 629-P


    Articolo pubblicato in Diabete, Diabete di tipo 2 ed è stato taggato con

  • Il rischio di cancro al colon dipende dall'interazione tra gli Omega-3 e i geni dell'infiammazione

    Gli Omega-3 riducono il rischio di cancro al colon retto interagendo con i geni che controllano l'infiammazione. Un gruppo di ricercatori guidati da Nina Habermann del National Center for Tumor Diseases di Heidelberg (Germania) ha dimostrato l'esistenza di questa interazione. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Genes and Nutrition1. Gli autori della ricerca hanno individuato in coloro che consumano basse quantità di cibi ricchi di Omega-3 maggiori probabilità di sviluppare questo tumore se sono presenti geni che aumentano i livelli di molecole proinfiammatorie. Il ruolo degli Omega-3 nell'infiammazione Gli acidi grassi polinsaturi sono un gruppo di nutrienti cui appartengono sia gli Omega-3 sia gli Omega-6. Vengono trasformati dall'organismo in prostaglandine e leucotrieni, molecole che controllano i fenomeni infiammatori. In genere l'effetto delle sostanze prodotte a partire dagli Omega-6 è totalmente opposto a quello delle molecole ottenute dagli Omega-3: mentre le prime stimolano l'infiammazione, le seconde ne riducono i livelli. Diversi studi hanno dimostrato che l'assunzione di Omega-3 riduce l'infiammazione, contribuendo a contrastare diversi disturbi associati a questo fenomeno. Fra questi vi è anche il cancro al colon retto, una forma di tumore associata anche a malattie infiammatorie intestinali come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. L'incidenza di questo tipo di cancro è significativamente inferiore nelle popolazioni che mangiano elevate quantità di pesce ricco di Omega-32. Non solo: l'assunzione di EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), i 2 più importanti Omega-3 contenuti nell'olio di pesce, diminuisce la formazione e la proliferazione dei polipi precancerosi3,4. Data l'esistenza di questi legami tra Omega-3, infiammazione e cancro al colon, Habermann e colleghi hanno ipotizzato che consumare elevate quantità di pesce ricco di Omega-3 possa ridurre il rischio di cancro al colon retto in chi possiede geni la cui attività aumenta i livelli di molecole pro-nfiammatorie. Geni che promuovono l'infiammazione I ricercatori hanno confrontato i geni presenti in 1.574 individui affetti da cancro al colon e 791 pazienti con cancro al retto con quelli presenti in soggetti non affetti da questo tumore. E' stato così scoperto che assumere bassi livelli di Omega-3 aumenta il rischio di cancro se sono presenti le varianti dei geni PTGS1, PTGS2 e ALOX15 che portano alla produzione di livelli più elevati di prostaglandine e leucotrieni. In particolare, il rischio di cancro è maggiore per chi è portatore di questa variante di PTGS1 e assume bassi livelli di DHA. In modo simile, il tumore è più frequente se chi presenta la forma di ALOX15 che aumenta l'infiammazione assume poco EPA. Sulla base di questi risultati i ricercatori hanno concluso che la combinazione fra i livelli di Omega-3 e le varianti dei geni presenti nell'organismo può determinare il rischio di sviluppare il cancro al colon.                   Fonti 1. Habermann N, Ulrich CM, Lundgreen A, Makar KW, Poole EM, Caan B, Kulmacz R, Whitton J, Galbraith R, Potter JD, Slattery ML, “PTGS1, PTGS2, ALOX5, ALOX12, ALOX15, and FLAP SNPs: interaction with fatty acids in colon cancer and rectal cancer”, Genes Nutr. 2012 Jun 8. [Epub ahead of print] 2. Schloss I, Kidd MS, Tichelaar HY, Young GO, O'Keefe SJ, “Dietary factors associated with a low risk of colon cancer in coloured west coast fishermen”, S Afr Med J. 1997 Feb;87(2):152-8 3. Anti M, Marra G, Armelao F, Bartoli GM, Ficarelli R, Percesepe A, De Vitis I, Maria G, Sofo L, Rapaccini GL, et al, “Effect of omega-3 fatty acids on rectal mucosal cell proliferation in subjects at risk for colon cancer”, Gastroenterology. 1992 Sep;103(3):883-91. 4. Huang YC, Jessup JM, Forse RA, Flickner S, Pleskow D, Anastopoulos HT, Ritter V, Blackburn GL, “n-3 fatty acids decrease colonic epithelial cell proliferation in high-risk bowel mucosa”, Lipids. 1996 Mar;31 Suppl:S313-7


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  • Tumore al seno, scoperto il meccanismo di protezione attivato dagli Omega-3

    Scoperto il meccanismo molecolare grazie al quale l'Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) inibisce la crescita e la diffusione delle cellule di tumore al seno. Grazie a uno studio condotto su cellule umane, i ricercatori dell'UT Health Science Center di San Antonio (Stati Uniti) hanno svelato che questo nutriente blocca l'espressione dell piccola molecola miR-21, coinvolta nella crescita del tumore nonché nella formazione di metastasi. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine della rivista Carcinogenesis1. Gli Omega-3, preziosi alleati contro il cancro Le potenzialità degli Omega-3 per il trattamento del cancro (prevenzione, terapia, inibizione della crescita, diffusione) sono state evidenziate da molti studi. Ad esempio è stato scoperto che un'alimentazione ricca di questi nutrienti riduce l'insorgenza dei tumori. In combinazione con le terapie tradizionali, gli Omega-3 consentono di: aumentare l'efficacia delle terapie stesse; ridurre la tossicità dei trattamenti; limitare la crescita del tumore; contrastare la formazione di metastasi. Il punto cruciale sembra essere il bilancio tra gli Omega-3 e gli Omega-6, altri importanti acidi grassi: più il rapporto tra le loro concentrazioni è sbilanciato a favore degli Omega-3, maggiore è il loro effetto protettivo nei confronti del cancro. Fra i meccanismi alla base dell'azione degli Omega-3 nei confronti del cancro c'è l'aumento della sensibilità delle cellule tumorali all'azione dei radicali liberi, molecole tossiche generate da alcuni chemioterapici e dalla radioterapia. Inoltre è stato dimostrato che gli Omega-3 compromettono la capacità delle cellule cancerose di aderire alle membrane e di attraversarle, funzioni indispensabili per la formazione delle metastasi. Cancro al seno: un caso particolare Gli Omega-3 si sono rivelati efficaci verso le seguenti forme tumorali: cancro al colon cancro alla prostata cancro al seno Nel caso del cancro al seno, è stato dimostrato che una carenza di Omega-3 aumenta la probabilità di sviluppare metastasi, mentre un'alimentazione ricca di questi acidi grassi può ridurne le dimensioni. Pochi studi sono, però, riusciti a gettare luce sui meccanismi molecolari scatenati da questi nutrienti nelle cellule tumorali. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che tra i bersagli di questi acidi grassi ci siano delle molecole che regolano l'espressione dei geni: i cosiddetti micro-RNA. L'ipotesi è stata confermata dagli studiosi dell'UT Health Science Center, che hanno dimostrato che il DHA inibisce l'espressione del micro-RNA miR-21 nelle cellule di tumore al seno. Nel loro studio i ricercatori hanno spiegato che la crescita e la formazione di metastasi a partire dal cancro al seno è associata all'aumento delle concentrazioni di miR-21. Questo a sua volta agisce su una serie di molecole note per il loro coinvolgimento nella formazione dei tumori, arrivando a stimolare l'attività del gene CSF-1, un potente attivatore della proliferazione del cancro e della formazione delle metastasi. Il DHA riduce i livelli di miR-21 e blocca l'attività di CSF-1. I risultati ottenuti somministrando il DHA alle cellule sono stati confermati alimentando dei topi con olio di pesce, nota fonte di Omega-3. Anche in questo caso è stata osservata una riduzione sia dei livelli di miR-21 sia di quelli di CSF-1. In base a questi risultati, i ricercatori hanno concluso che l'efficacia dell'olio di pesce e del DHA in esso contenuto passa attraverso il blocco di miR-21, che porta alla riduzione dell'espressione di CSF-1.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Mandal CC, Ghosh-Choudhury T, Dey N, Ghosh Choudhury G, Ghosh-Choudhury N, “miR-21 is Targeted By Omega-3 Polyunsaturated Fatty Acid to Regulate Breast Tumor CSF-1 Expression”, Carcinogenesis. 2012 Jun 7.


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  • L'alimentazione ricca di Omega-3 contrasta le malattie associate all'infiammazione

    Aumentare il consumo di Omega-3 può aiutare a combattere i disturbi legati all'aumento dell'infiammazione associato allo stile alimentare moderno, caratterizzato da un apporto eccessivo di acidi grassi Omega-6. Questi ultimi aumentano la produzione di molecole associate ai fenomeni infiammatori alla base di diverse patologie croniche: malattie dell'apparato cardiovascolare diabete obesità steatosi epatica non alcolica Alzheimer artrite reumatoide malattie infiammatorie intestinali Una descrizione approfondita del ruolo giocato da questi 2 tipi di grassi nello sviluppo di queste malattie è contenuta in un'analisi pubblicata sul Journal of Nutrition and Metabolism1 da un gruppo di ricercatori del Biosciences Institute di County Cork (Irlanda). Omega-3 e Omega-6: grassi di cui non si può fare a meno Gli Omega-3 e gli Omega-6 sono considerati acidi grassi essenziali: significa che l'organismo umano non è in grado di sintetizzarli in piena autonomia, pertanto è indispensabile introdurli con l'alimentazione. Le cellule sanno produrre alcuni di questi grassi, non sono invece in grado di sintetizzare il materiale di partenza per ottenerli: acido linoleico (LA, un Omega-6) acido alfa-linolenico (ALA, un Omega-3). Senza un adeguato apporto di questi nutrienti l'organismo subisce gli effetti della carenza di Omega-3 e Omega-6, molecole che regolano tutta una serie di processi biologici variabili dal controllo della pressione sanguigna al funzionamento del sistema nervoso. Il ruolo dei grassi nell'infiammazione Gli eicosanoidi sono molecole ottenute a partire da LA e ALA che regolano i processi infiammatori. In particolare: gli eicosanoidi ottenuti a partire dagli Omega-6 promuovono l'infiammazione; gli eicosanoidi che derivano dagli Omega-3 hanno invece un effetto antinfiammatorio. I cambiamenti dello stile alimentare degli ultimi decenni hanno portato ad un arricchimento della dieta occidentale di Omega-6, associato soprattutto al consumo sempre più frequente di oli vegetali ricchi di LA. Il bilancio tra Omega-6 e Omega-3, il cui rapporto ideale si attesta tra l'1 a 1 e il 4 a 1, si è spostato di conseguenza verso valori pari a 15 a 1. Allo stesso modo, l'incidenza di malattie infiammatorie croniche è a sua volta aumentata. Contrastare l'infiammazione con l'alimentazione Diversi studi si sono concentrati sulla possibilità di ridurre il rischio di sviluppare questi disturbi aumentando il consumo alimentare di Omega-3. L'approccio si è dimostrato potenzialmente efficace in caso di: steatosi epatica non alcolica malattie cardiovascolari patologie infiammatorie dell'intestino artrite reumatoide malattia di Alzheimer Un regime alimentare ricco di frutta, verdura, legumi, cereali e pesce ricchi di Omega-3 riduce inoltre la probabilità di sviluppare la sindrome metabolica, una situazione complessa in cui sono presenti contemporaneamente diversi fattori di rischio per il diabete e le malattie cardiovascolari. Un consumo elevato di Omega-6 associato a un basso apporto di Omega-3 favorisce l'infiammazione, di conseguenza mette in atto i seguenti processi organici: aumenta la tendenza dei vasi sanguigni a restringersi; eleva la viscosità del sangue; accresce la probabilità di sviluppare malattie associate a queste condizioni. Quali cibi preferire? Aumentare il consumo di: salmone sgombro tonno verdura a foglia verde frutta secca (come le noci) Da evitare l'uso eccessivo di oli di girasole, di zafferanone e di mais, ricchi di LA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Patterson E, Wall R, Fitzgerald GF, Ross RP, Stanton C, “Health implications of high dietary omega-6 polyunsaturated Fatty acids”, J Nutr Metab. 2012;2012:539426. Epub 2012 Apr 5


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