**Page description appears here**
Dagli specialisti in Omega-3 Integratori di qualità e consulenza professionale

Ricevi notizie, consigli e offerte con
Omegor Newsletter

sono sicuro

Blog Omega-3

  • Rimedi allo stress: i cibi che contengono Omega-3 combattono ansia e tensioni

    Gli Omega-3 sono ingredienti fondamentali di un'alimentazione contro lo stress. Il nutrizionista Giorgio Calabrese e  lo psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente dell'Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico, lo sottolineano nel loro libro “Stress&Dieta. Consigli e rimedi per vivere al meglio”, edito da Kowalski. Cibi ricchi di Omega-3vitamina C, acqua nonché un corretto utilizzo del sale contribuiscono a proteggere l'organismo dall'effetto delle tensioni quotidiane. L'alimentazione delle persone stressate Stress e ansia influenzano in modo significativo i nostri comportamenti alimentari. Il cibo viene spesso considerato una forma di consolazione oppure un mezzo per superare stress, sensazioni di angoscia, avvilimento e abbattimento. Viceversa, alcuni comportamenti alimentari possono portare a rabbia o addirittura alla depressione. Esempi: Chi salta continuamente da una dieta all'altra. Chi passa la notte ad abbuffarsi. Chi bandisce totalmente alcuni cibi, reputati un nemico della forma fisica. Questi comportamenti rischiosi per la salute promuovono un rapporto malato con il cibo, che secondo Vinciguerra è ritenuto una sorta di "tecnica antistress". La dipendenza dal cibo nonché la messa al bando di alcuni alimenti sono in realtà un'arma a doppio taglio: l'alimentazione scorretta priva il corpo dei nutrienti necessari per combattere lo stress. I comportamenti alimentari da evitare Per gli autori alcuni comportamenti alimentari determinano un aumento di stress. Esempio: Chi salta il pranzo a causa dell'eccesso di lavoro e si consola poi con la cena. Magari eccede con gli alcolici per cercare di rilassarsi. Non occorre essere impegnati tutto il giorno perché le tensioni arrivino a compromettere la buona alimentazione: nei bambini l'ansia assorbita da una mamma troppo preoccupata che il suo piccolo mangi abbastanza è deleteria per il rapporto con il cibo. Il bambino può addirittura utilizzare il cibo come una specie di ricatto per sentirsi al centro dell'attenzione. Una dieta sana, già dalla prima colazione, è indispensabile per migliorare il rapporto con il cibo nonché allontanare ansia e ossessioni. I pasti debbono essere consumati seduti e con calma, per assaporare meglio il cibo. I cibi contro lo stress Calabrese e Vinciguerra consigliano vari cibi per difendersi dagli effetti collaterali di ansia e stress sulla salute: Arance, broccoli, kiwi, frutti di bosco, peperoni e pomodori, alimenti ricchi di vitamina C. Questo nutriente è indispensabile per la produzione di adrenalina, molecola fondamentale per riequilibrare il cervello sottoposto a stress. Carote, verdure a foglia verde, frutti gialli o arancioni, che forniscono la giusta dose di beta-carotene. Salmone,  tonno e sgombro, noci, cibi ricchi di Omega-3, acidi grassi dalle notevoli proprietà benefiche per la salute. Altre regole alimentari antistress fondamentali: Bilanciare il consumo di sale. Bere almeno 1,5-2 litri di liquidi al giorno. Limitare il consumo di grassi. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Stress e stanchezza mentale ed è stato taggato con

  • Il DHA migliora le capacità di lettura e di scrittura in chi soffre di ADHD

    Livelli elevati di Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) nei globuli rossi migliorano la capacità di scrittura e di lettura di ragazzi affetti da sindrome di deficit di attenzione/iperattività (o sindrome ADHD). Uno studio dei ricercatori dell'Australian Technology Network Centre for Metabolic Fitness (Australia) pubblicato sulla rivista Nutrition1 rileva questa associazione. Per gli autori questa ricerca conferma l'ipotesi che aumentare il consumo di Omega-3 può migliorare l'attenzione, l'alfabetizzazione e i problemi di comportamento in alcuni casi di sindrome ADHD. Omega-3: un aiuto contro l'ADHD Gli acidi grassi Omega-3 sono fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso: la loro carenza può essere associata proprio all'ADHD. Alcuni studi hanno dimostrato che l'assunzione combinata di Omega-3 e Omega-6 migliora le capacità cognitive e i disturbi comportamentali di ragazzi affetti da questa sindrome e con difficoltà di lettura, soprattutto in caso di dislessia. Questa nuova ricerca ha analizzato ulteriormente questo aspetto somministrando Omega-3 a 90 ragazzi di età compresa tra i 9 e i 12 anni affetti da disturbi ADHD. I partecipanti sono stati suddivisi in 3 gruppi: il primo ha ricevuto 4 capsule al giorno di un olio ricco di Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico), per un totale di 1.109 milligrammi di EPA e 108 milligrammi di DHA; Il secondo ha invece ricevuto capsule ricche di DHA, per un totale di 264 milligrammi di EPA e 1.032 milligrammi di DHA al giorno; il terzo ha assunto ogni giorno 1.467 milligrammi di acido linoleico (un Omega-6). Un ruolo esclusivo per EPA e DHA I ricercatori dopo 4 mesi hanno osservato un miglioramento nella capacità di lettura solo nei ragazzi in cui i livelli di DHA presente nei globuli rossi erano aumentati. Non solo: i genitori di questi bambini hanno riferito che il comportamento oppositivo, tipico di chi è affetto da questa sindrome, era più contenuto. I benefici dell'aumento dei livelli di DHA sono risultati particolarmente elevati nei ragazzi con difficoltà di apprendimento. Questi bambini riuscivano infatti a leggere e a scrivere meglio e avevano minori problemi di attenzione. I loro genitori hanno osservato anche una riduzione dei comportamenti oppositivi, dell'iperattività e più in generale dei sintomi dell'ADHD. Gli effetti dell'assunzione di EPA non sono stati invece gli stessi: maggiori livelli di questo Omega-3 nei globuli rossi hanno migliorato gli stati d'ansia e la timidezza. Per gli autori questi risultati suggeriscono che EPA e DHA abbiano entrambi un effetto benefico, ma distinto. La necessità di una conferma I ricercatori hanno commentato i risultati ottenuti sottolineando che la discordanza tra i dati presenti nella letteratura scientifica porta ad ipotizzare che per ottenere benefici significativi è importante prestare attenzione alla dose di Omega-3 somministrati. Ciò che sembra ormai sicuro è che i bambini che soffrono di ADHD, e allo stesso tempo hanno difficoltà a leggere e a scrivere, potrebbero trarre beneficio dall'assunzione di questi acidi grassi.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Milte CM, Parletta N, Buckley JD, Coates AM, Young RM, Howe PR, “Eicosapentaenoic and docosahexaenoic acids, cognition, and behavior in children with attention-deficit/hyperactivity disorder: A randomized controlled trial”, Nutrition. 2012 Jun;28(6):670-7. Epub 2012 Apr 25


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Disturbi ADHD ed è stato taggato con

  • Il rischio di ictus diminuisce nelle donne che assumono elevate quantità di Omega-3

    Le donne che assumono quantità elevate di Omega-3 sono soggette a un minor rischio di ictus. Uno studio di un gruppo di scienziati guidati da Susanna Larsson del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia) conferma quanto era già stato suggerito da altre ricerche. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Atherosclerosis1 e supportano l'ipotesi che il consumo di pesce ricco di Omega-3 possa prevenire il rischio di ictus. Omega-3 e ictus, chi ha ragione? Diversi studi hanno suggerito come il consumo di pesce grasso e dei grassi Omega-3 in esso contenuti sia associato nelle donne a un minor rischio di ictus. Tuttavia, nel corso degli anni il dibattito sull'effettiva efficacia degli Omega-3 nella prevenzione di questo evento si è sempre più acceso. Uno studio ha infatti lasciato ipotizzare che fosse il pesce magro (che non contiene gli stessi livelli di Omega-3), più che quello grasso, a ridurre il rischio di ictus. L'ipotesi è stata successivamente smentita da una ricerca che ha nuovamente rilevato il ruolo protettivo del consumo di pesce grasso. L'esistenza di dati così contrastanti ha spinto gli scienziati a un'analisi globale dei risultati ottenuti. Il confronto fra 15 diversi studi ha portato a concludere che il consumo di pesce è associato solo in piccola parte alla riduzione del rischio di ictus. Per chiarire definitivamente ogni dubbio, Larsson e colleghi si sono concentrati sul ruolo svolto dai grassi, più che dal pesce, nella prevenzione di questo evento. Non più pesce, ma Omega-3 I ricercatori svedesi hanno analizzato i dati relativi alle abitudini alimentari e allo stile di vita di 35.000 donne coinvolte in uno studio nazionale durato più di 10 anni. Le donne che consumavano le maggiori quantità di Omega-3 ne introducevano in media 730 milligrammi al giorno, mentre i livelli di assunzione più bassi corrispondevano a una media giornaliera pari a 144 milligrammi. Durante i 10 anni di studio, 1680 partecipanti sono state colpite da un ictus. In particolare, nel 78% dei casi si è trattato di un infarto cerebrale, nel 14% dei casi di un ictus emorragico e nell'8% dei casi di forme di ictus non specificate. L'analisi dei dati ha dimostrato che elevati consumi di Omega-3 sono associati a una riduzione del rischio di ictus pari al 16%. Di contro, assumere quantità elevate di colesterolo aumenta il rischio di ictus del 20%. Nello specifico, livelli elevati di colesterolo di origine alimentare aumentano la probabilità di infarto cerebrale addirittura del 29%. Non è stata invece rilevata nessuna associazione tra l'ictus e gli altri grassi contenuti nei cibi. Efficacia confermata I risultati ottenuti confermano l'esistenza di un legame tra il consumo di pesce grasso ricco di Omega-3 e la riduzione del rischio di ictus nelle donne. Allo stesso modo, questa ricerca che l'assunzione di livelli elevati di colesterolo aumenta la probabilità di essere colpiti da questo evento. Secondo i ricercatori è quindi possibile ipotizzare che gli Omega-3 giochino un ruolo nella prevenzione dell'ictus nelle donne.         Fonte 1. Larsson SC, Virtamo J, Wolk A, “Dietary fats and dietary cholesterol and risk of stroke in women”, Atherosclerosis. 2012 Mar;221(1):282-6. Epub 2012 Jan 8


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Malattie cerebrali ed è stato taggato con

  • Rischio di arresto cardiaco: con gli Omega-3 si riduce del 15%

    Consumare maggiori quantità di Omega-3 con il conseguente aumento dei loro livelli nel sangue può ridurre fin del 15% il rischio di arresto cardiaco. A confermare i benefici degli Omega-3 per il cuore è un'analisi pubblicata sulla rivista Clinical Nutrion1. I suoi autori, guidati dagli esperti del Brigham and Women's Hospital e dell'Università di Harvard di Boston (Stati Uniti), hanno revisionato gli studi condotti fino ad oggi e hanno concluso che questi acidi grassi esercitano realmente un effetto protettivo nei confronti del cuore. Arresto cardiaco: gli indizi dell'utilità degli Omega-3 I benefici degli Omega-3 per la salute sono diversi. Ad esserne coinvolti sono diversi organi, dal cervello alle articolazioni, dalla pelle agli occhi. La maggior parte degli studi sui loro effetti riguarda il sistema cardiovascolare. Le prime ipotesi dell'esistenza di un legame tra il consumo di questi acidi grassi e la salute di cuore e vasi sanguigni risalgono a circa 40 anni fa. Diversi ricercatori hanno cercato da allora di verificare questa ipotesi, e i dati a suo sostegno sono diventati sempre più numerosi. Fra questi, molti indicano che gli Omega-3 riducono la mortalità in caso di arresto cardiaco. Gli indizi di un'influenza sull'incidenza di questo evento sono invece più frammentari. Più Omega-3, meno attacchi di cuore Per cercare di chiarire questo aspetto, i ricercatori di Boston hanno confrontato i risultati ottenuti nei 7 studi più rilevanti pubblicati prima di fine agosto del 2011. L'analisi ha riguardato i dati relativi a 176.441 individui, per un totale di 5.480 casi di arresto cardiaco. Gli autori hanno calcolato che i soggetti con livelli di Omega-3 più elevati sono esposti un rischio di arresto cardiaco inferiore del 14% rispetto a chi ne ha quantità più basse. L'effetto è simile in chi mangia pesce grasso ricco di Omega-3: i consumatori più assidui hanno il 15% di probabilità in meno di essere colpiti da questo evento. L'effetto protettivo è proporzionale alla quantità di pesce consumato: il rischio diminuisce del 5% ogni 15 grammi di pesce al giorno. In modo simile, un aumento del consumo giornaliero degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) di 125 milligrammi corrisponde a una riduzione del rischio di arresto cardiaco del 3%. Per gli esperti del settore questo effetto indica l'elevata potenzialità degli Omega-3 nella protezione della salute cardiovascolare. Protezione confermata I risultati di questa analisi avvalorano i dati emersi nel corso di studi passati che indicavano come il consumo di EPA e DHA potesse ridurre il rischio di attacco cardiaco. Secondo gli autori, alla base di questo effetto potrebbero esserci la capacità di pesce e Omega-3 di ridurre i livelli di trigliceridi e regolare quelli dei grassi totali nel sangue, di migliorare la funzionalità dei ventricoli, il battito cardiaco e lo stato infiammatorio.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Djoussé L, Akinkuolie AO, Wu JH, Ding EL, Gaziano JM, “Fish consumption, omega-3 fatty acids and risk of heart failure: A meta-analysis”, Clin Nutr. 2012 Jun 6.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 prevengono l'occhio secco agendo sulle ghiandole lacrimali

    Una dieta ricca degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) aiuta a prevenire i sintomi della sindrome dell'occhio secco grazie all'azione sulle ghiandole lacrimali. L'efficacia preventiva degli Omega-3 può essere altresì aumentata aggiungendo all'alimentazione anche l'Omega-6 GLA (acido gamma-linoleico). I ricercatori dell'Institut National de la Recherche Agronomique (INRA) di Digione (Francia) lo hanno dimostrato attraverso esperimenti condotti sui ratti, pubblicati sulla rivista Graefe's Archive for Clinical and Experimental Ophthalmology1. Occhio secco, un problema (non solo) di lenti a contatto La sindrome dell'occhio secco è un disturbo associato alla riduzione della produzione delle lacrime o a un'alterazione della loro composizione. Dato che il film lacrimale serve soprattutto per mantenere umida la superficie oculare, la conseguenza principale di questa sindrome è la disidratazione della cornea, lo strato più esterno dell'occhio. Principali sintomi dell'occhio secco: sensazione di avere della sabbia o un corpo estraneo nell'occhio; arrossamento; dolore; bruciore; fastidio durante l'esposizione alla luce; formazione di ulcere (nei casi più gravi). Il problema è più frequente dopo i 40 anni e di solito colpisce le seguenti categorie: chi usa le lenti a contatto; chi passa molto tempo al computer; chi è più esposto al sole e al vento. Omega-3 per la salute degli occhi Diverse ricerche hanno dimostrato i benefici degli Omega-3 per gli occhi: un'alimentazione ricca di questi nutrienti aiuta ad esempio a contrastare la progressione della retinite pigmentosa, una malattia che può portare alla perdita della vista2. Non solo, questi acidi grassi sono utili anche nel trattamento della retinopatia, patologia che può causare cecità nei bambini nati prematuri e in chi soffre di diabete3. Infine, una ricerca dell'Università di Turku (Finlandia) ha dimostrato che l'olio di olivello spinoso, una pianta ricca di Omega-3, riduce i sintomi della sindrome da occhio secco4. I ricercatori francesi si sono concentrati sul ruolo di una dieta ricca di Omega-3 o di Omega-6 nella riduzione dei sintomi di questa patologia utilizzando come modello dei ratti, in cui la sindrome è stata indotta con opportune tecniche sperimentali. 2 mesi di Omega-3 per contrastare l'occhio secco Prima di indurre la patologia, i ricercatori hanno alimentato gli animali per 2 mesi con un mangime arricchito di GLA, EPA, DHA o di tutti e 3 gli acidi grassi. I primi effetti degli Omega-3 sono risultati visibili già 2 giorni dopo l'induzione della sindrome: nei ratti che avevano assunto EPA e DHA è stata osservata una minore riduzione della produzione della mucina contenuta nelle lacrime. 28 giorni dopo l'induzione della patologia, l'assunzione degli acidi grassi aveva ridotto anche la comparsa di infiammazioni della cornea nonché l'espressione a livello dell'occhio di molecole coinvolte nella risposta immunitaria. Analisi più dettagliate hanno permesso di scoprire che gli acidi grassi introdotti con l'alimentazione andavano a collocarsi a livello delle ghiandole lacrimali. Qui EPA e DHA andavano ad inibire la produzione delle molecole che regolano i processi infiammatori già 10 giorni dopo l'induzione della sindrome. Un'azione diretta alle ghiandole lacrimali In base a questi risultati, i ricercatori hanno concluso che EPA e DHA prevengono i sintomi dell'occhio secco agendo a livello delle ghiandole lacrimali.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Viau S, Maire MA, Pasquis B, Grégoire S, Acar N, Bron AM, Bretillon L, Creuzot-Garcher CP, Joffre C, “Efficacy of a 2-month dietary supplementation with polyunsaturated fatty acids in dry eye induced by scopolamine in a rat model”, Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol. 2009 Aug;247(8):1039-50. Epub 2009 May 5 2. Berson EL, Rosner B, Sandberg MA, Weigel-DiFranco C, Willet WC, “Omega-3 Intake and Visual Acuity in Patients With Retinitis Pigmentosa Receiving Vitamin A”, Arch Ophthalmol., Published online ahead of print, doi:10.1001/archopthalmol.2011.2580 3. Sapieha P, Stahl A, Chen J, Seaward MR, Willett KL, Krah NM, Dennison RJ, Connor KM, Aderman CM, Liclican E, Carughi A, Perelman D, Kanaoka Y, Sangiovanni JP, Gronert K, Smith LE, “5-Lipoxygenase metabolite 4-HDHA is a mediator of the antiangiogenic effect of ω-3 polyunsaturated fatty acids”, Sci Transl Med. 2011 Feb 9;3(69):69ra12 4. Larmo PS, Järvinen RL, Setälä NL, Yang B, Viitanen MH, Engblom JR, Tahvonen RL, Kallio HP, “Oral sea buckthorn oil attenuates tear film osmolarity and symptoms in individuals with dry eye”, J Nutr. 2010 Aug;140(8):1462-8. Epub 2010 Jun 16


    Articolo pubblicato in Vista, Occhio secco-Ipolacrimia ed è stato taggato con

  • L'alimentazione ricca di Omega-3 riduce l'incidenza dell'occhio secco nelle donne

    Gli alimenti ricchi di Omega-3 diminuiscono nelle donne il rischio di sviluppare la sindrome dell'occhio secco. Di contro, una dieta più abbondante di Omega-6 aumenta la probabilità di insorgenza di questa malattia. Uno studio curato dal Brigham and Women's Hospital di Boston (Stati Uniti) e pubblicato sull'America Journal of Clinical Nutrition1 dimostra l'esistenza di un legame tra gli acidi grassi alimentari e questo disturb. Per gli autori, i risultati della ricerca confermano quanto già ipotizzato dai medici sulla base delle osservazioni fatte nell'attività clinica quotidiana. Occhio secco: un problema di lacrimazione La sindrome dell'occhio secco è un disturbo che colpisce soprattutto dopo i 40 anni. Chi utilizza lenti a contatto, chi trascorre molto tempo di fronte al computer e chi è esposto al sole e al vento ha maggiori probabilità di sviluppare questa malattia. Queste situazioni possono modificare il film lacrimale. La ridotta produzione delle lacrime o un'alterazione della loro composizione dà luogo ai seguenti sintomi: sensazione di avere sabbia nell'occhio; arrossamenti; dolore; bruciore. Il ruolo degli acidi grassi Gli autori dello studio hanno valutato il consumo di acidi grassi da parte di 32.470 donne, di età compresa tra i 45 e gli 84 anni, attraverso l'analisi di questionari sulle abitudini alimentari. Il 4,7% di queste donne soffriva di sindrome dell'occhio secco. I ricercatori hanno stabilito che l'incidenza del disturbo è maggiore se l'alimentazione è caratterizzata da un elevato rapporto tra Omega-6 e Omega-3. Sono giunti a questo risultato dopo aver tenuto conto di fattori come l'assunzione di terapie ormonali e il consumo totale di grassi. Di contro, il rischio di soffrire di occhio secco diminuisce consumando del tonno almeno 2 volte a settimana. Omega-3 per la salute degli occhi I risultati ottenuti in questo studio sono in linea con quelli di altre ricerche che hanno dimostrato i benefici degli Omega-3 per la salute degli occhi e confermano l'ipotesi formulata dai medici in base a quanto osservato nel lavoro di tutti i giorni. Ad esempio: è noto che un'alimentazione ricca di questi acidi grassi aiuta a contrastare la progressione della retinite pigmentosa2 e che gli Omega-3 sono utili nel trattamento della retinopatia3. Altri studi hanno dimostrato che l'assunzione di Omega-3 sia attraverso il cibo sia sotto forma di integratori alimentari riduce i sintomi dell'occhio secco4,5. Per prevenire e per trattare i sintomi di questo disturbo è possibile: consumare alimenti ricchi di Omega-3, come il pesce grasso e le noci; assumere supplementi alimentari arricchiti di questi nutrienti, come gli integratori di olio di pesce.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Miljanović B, Trivedi KA, Dana MR, Gilbard JP, Buring JE, Schaumberg DA, “Relation between dietary n-3 and n-6 fatty acids and clinically diagnosed dry eye syndrome in women”, Am J Clin Nutr. 2005 Oct;82(4):887-93 2. Berson EL, Rosner B, Sandberg MA, Weigel-DiFranco C, Willet WC, “Omega-3 Intake and Visual Acuity in Patients With Retinitis Pigmentosa Receiving Vitamin A”, Arch Ophthalmol., Published online ahead of print, doi:10.1001/archopthalmol.2011.2580 3. Sapieha P, Stahl A, Chen J, Seaward MR, Willett KL, Krah NM, Dennison RJ, Connor KM, Aderman CM, Liclican E, Carughi A, Perelman D, Kanaoka Y, Sangiovanni JP, Gronert K, Smith LE, “5-Lipoxygenase metabolite 4-HDHA is a mediator of the antiangiogenic effect of ω-3 polyunsaturated fatty acids”, Sci Transl Med. 2011 Feb 9;3(69):69ra12 4. Viau S, Maire MA, Pasquis B, Grégoire S, Acar N, Bron AM, Bretillon L, Creuzot-Garcher CP, Joffre C, “Efficacy of a 2-month dietary supplementation with polyunsaturated fatty acids in dry eye induced by scopolamine in a rat model”, Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol. 2009 Aug;247(8):1039-50. Epub 2009 May 5 5. Larmo PS, Järvinen RL, Setälä NL, Yang B, Viitanen MH, Engblom JR, Tahvonen RL, Kallio HP, “Oral sea buckthorn oil attenuates tear film osmolarity and symptoms in individuals with dry eye”, J Nutr. 2010 Aug;140(8):1462-8. Epub 2010 Jun 16


    Articolo pubblicato in Vista, Occhio secco-Ipolacrimia ed è stato taggato con

  • L'Omega-3 ALA contrasta i sintomi dell'occhio secco

    L'Omega-3 ALA (acido alfa-linolenico) riduce i sintomi dell'infiammazione da occhio secco (conosciuto anche come sindrome dell'occhio secco o ipolacrimia). Le potenzialità di questo acido grasso nella cura di questa condizione sono state suggerite da uno studio effettuato sui topi pubblicato sugli Archives of Ophthalmology1. Per gli autori della ricerca, guidati da Reza Dana dello Schepens Eye Research Institute di Boston (Stati Uniti), i risultati ottenuti aprono la strada a una nuova terapia topica per la riduzione dei fenomeni infiammatori associati a questa problematica. Occhio secco o Ipolacrimia: quando l'occhio non piange abbastanza La sindrome dell'occhio secco è un disturbo più frequente dopo i 40 anni che affligge in particolare: chi porta lenti a contatto; chi passa molto tempo al computer; chi si espone spesso al sole e al vento. La percezione di avere un corpo estraneo nell'occhio è uno dei sintomi dell'occhio secco. Il problema alla base di questa sensazione è la riduzione della produzione di lacrime o un'alterazione della loro composizione. Infatti, se le lacrime non riescono a mantenere sufficientemente umida la superficie oculare, lo strato più superficiale dell'occhio (la cornea) si disidrata e di conseguenza si irrita. I sintomi dell'occhio secco I sintomi dell'occhio secco sono diversi: sensazione simile a quella di avere della sabbia negli occhi; arrossamento; dolore; bruciore; fastidi durante l'esposizione alla luce; formazione di ferite (nei casi più gravi). Colorare la superficie dell'occhio con la fluorisceina è un modo per visualizzare la presenza di queste lesioni. Il numero di alcune cellule del sistema immunitario (le CD11b+) nonché l'espressione di geni coinvolti nell'immunità aumentano nell'occhio interessato dal disturbo. Un altro marcatore della sindrome dell'occhio secco è l'espressione di diverse molecole coinvolte nei processi infiammatori: il TNF-alfa; l'interferone gamma; le interleuchine IL-1 alfa, IL-2, IL-6 e IL-10. L'effetto degli Omega-3 Attraverso un esperimento sui topi, Dana e colleghi hanno dimostrato che l'applicazione diretta sulla cornea di un prodotto con Omega-3 ALA riduce la capacità della fluorisceina di colorare l'occhio nonché il numero di cellule CD11b+. Il trattamento con ALA riduce altresì: l'espressione di IL-1 alfa nella cornea; l'espressione di TNF-alfa nella cornea e nella congiuntiva, la membrana che riveste la parte interna delle palpebre. Questo effetto sembra essere un'esclusiva degli Omega-3. Infatti l'applicazione di acido linoleico (LA), un grasso appartenente al raggruppamento degli Omega-6, non permette di ottenere gli stessi risultati osservabili con l'ALA. Nemmeno l'utilizzo combinato di ALA e LA consente di ottenere gli stessi benefici dell'applicazione del prodotto contenente solo Omega-3. Omega-3 contro l'infiammazione Questi risultati confermano l'azione antinfiammatoria degli Omega-3 sull'organismo. In particolare, l'utilità di questa funzione nei confronti della sindrome dell'occhio secco è confermata anche da ricerche che hanno dimostrato che una dieta ricca di questi nutrienti previene i sintomi del disturbo.         Fonte 1. Rashid S, Jin Y, Ecoiffier T, Barabino S, Schaumberg DA, Dana MR, “Topical omega-3 and omega-6 fatty acids for treatment of dry eye”, Arch Ophthalmol. 2008 Feb;126(2):219-25.


    Articolo pubblicato in Vista, Occhio secco-Ipolacrimia

  • Mangiare sano: alimenti ricchi di Omega-3 alla base del menu ideale

    Il menu ideale per mantenere l'organismo in salute abbonda di alimenti ricchi di Omega-3, la base del mangiare sano. A metterlo a punto sono stati i ricercatori dell'associazione indipendente britannica LFR, Leatherhead Food Research. Gli esperti della LFR identificano nei cibi ricchi di Omega-3 i cardini di un'alimentazione sana, appetitosa e nutriente. Un'alimentazione ricca di Omega-3 favorisce il benessere dell'organismo. In particolare agisce per: migliorare la salute dell'apparato cardiovascolare; migliorare la salute del sistema nervoso; regolare i processi infiammatori. Etichette sulle confezioni: quanto sono affidabili? Sulle confezioni degli alimenti spesso vengono indicati i benefici esercitati sulla salute dai nutrienti in essi contenuti: gli scienziati della Leatherhead hanno elaborato il “menu perfetto” analizzando 4.000 di questi "claim". Un'accurata selezione ha permesso di individuare solo 222 indicazioni nutrizionali realmente valide, scartando quelle prive di solidi riferimenti benefici per la salute. Tra i claim che hanno superato il test sono inclusi quelli relativi agli Omega-3. Queste molecole aiutano a mantenere cuore, arterie e altri organi in uno stato di buona salute grazie alla loro attività antinfiammatoria nonché alla capacità di controllare i livelli di grassi nel sangue. Omega-3: l'ingrediente principale del menu perfetto   Vediamo quali sono i cibi che dunque compongono il "pasto ideale": 2 portate su 3 sono costituite da alimenti ricchi di Omega-3. Antipasto: salmone fresco o affumicato. Il salmone è un pesce ricco di questi acidi grassi, da consumare almeno 2 volte a settimana per proteggere in modo efficace arterie, cuore e cervello. Può essere accompagnato da: 1 fetta di pane ai cereali, con fibre e folati preziosi per il sistema nervoso; un'insalata mista condita con un po' di olio extravergine d'oliva, che aiuta a controllare i livelli di colesterolo. Portata principale: pollo in casseruola con contorno di lenticchie e verdure miste, un concentrato di proteine per i muscoli e di acido pantotenico per aumentare le performance mentali. Chi è a dieta può sostituire questo piatto con un frullato di frutti di bosco misti, ricco di glucomannano utile per perdere peso. Dolce: budino allo yogurt decorato con caramello senza zucchero e noci, ideale per favorire la digestione e il transito intestinale. Non contiene zuccheri che potrebbero danneggiare i denti o alterare i livelli di glucosio nel sangue. Le noci, fonti vegetali di Omega-3, contribuiscono a mantenere i vasi sanguigni sufficientemente elastici. Gli esperti consigliano di mangiarne 30 grammi al giorno, corrispondenti a una manciata. Consigli per categorie specifiche Il menu contiene anche indicazioni per casi specifici o categorie particolari. Sportivi. Chi pratica sport può ad esempio preparare l'integratore ideale unendo ingredienti ad alto contenuto di biotina, calcio, zinco, cromo, rame, ferro, potassio, selenio e magnesio. Coloro che hanno problemi di sonno. Chi ha problemi a dormire bene può prepararsi una cioccolata calda, bevanda che concilia il buon sonno grazie alla presenza di melatonina. Coloro vogliono ridurre la formazione di gas intestinali. Chi vuole ridurre la formazione di gas intestinali può assumere dopo i pasti delle compresse di carbone vegetale attivo. Non solo salmone Il menu proposto è gustoso e al contempo nutriente. Possiamo sostituire il salmone con altri pesci fonte di Omega-3, come tonno, sgombro, alici. Le fonti vegetali sono invece meno abbondanti: ricordiamo l'olio di semi di lino.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Omega-3 in pesce e crostacei ed è stato taggato con

  • I polifenoli proteggono l'olio di semi di lino dall'irrancidimento

    I polifenoli, antiossidanti di origine naturale, aiutano a stabilizzare l'olio di semi di lino ricco di Omega-3. Mónica Rubilar e i suoi colleghi dell'Universidad de La Frontera di Temuco (Cile) lo hanno dimostrato in uno studio pubblicato sull'European Journal of Lipid Science and Technology. La scoperta potrebbe aiutare a risolvere il problema della conservazione di quest'olio, consentendo di addizionare di Omega-3 diversi prodotti alimentari senza timore che irrancidisca e senza dover aggiungere altri antiossidanti. Omega-3 sì, ma non ossidati L'olio di semi di lino è una delle principali fonti vegetali di acidi grassi Omega-3. Al suo interno sono infatti presenti abbondanti quantità di acido alfa-linolenico, una molecola che viene convertita dall'organismo umano nei 2 più importanti Omega-3: EPA (acido eicosapentaenoico) DHA (acido docosaesaenoico) Come tutte le fonti di acidi grassi insaturi, anche l'olio di lino tende ad irrancidire. L'ossidazione degli stessi grassi è alla base di questo processo, e compromette sia la qualità dell'olio sia quella dei prodotti alimentari a cui dovesse essere aggiunto. In termini pratici tutto ciò si traduce in un peggioramento di: sapore colore consistenza valore nutrizionale del cibo La microincapsulazione dell'olio è una delle possibili soluzioni per ritardare il più possibile l'irrancidimento. Il procedimento ostacola l'ossidazione degli acidi grassi insaturi tramite l'inserimento dell'olio all'interno di una sorta di guscio che lo protegge dagli agenti esterni. Rubilar e colleghi hanno cercato di ritardare ulteriormente l'irrancidimento aggiungendo all'olio un estratto vegetale ricco di polifenoli, molecole naturali note per il loro potere antiossidante. L'Ugni molinae, una piccola pianta di mirto che cresce spontaneamente sulle coste e sulle montagne preandine del sud del Cile, è stata scelta come fonte di polifenoli. I ricercatori lo hanno aggiunto a campioni di olio di lino già microincapsulato dopo aver accuratamente selezionato l'estratto di foglie di mirto più ricco di polifenoli. Lo stato di ossidazione degli acidi grassi insaturi , nonché degli altri lipidi presenti nell'olio a cui è stato aggiunto l'estratto, è stato poi confrontato con quello dell'olio semplicemente microincapsulato o a cui sono stati aggiunti antiossidanti commerciali. I polifenoli proteggono anche gli altri grassi L'analisi dei campioni ha dimostrato che la microincapsulazione riesce a inibire o quantomeno ritardare l'ossidazione degli acidi grassi insaturi. L'aggiunta dei polifenoli naturali ha tuttavia un effetto simile a quello degli antiossidanti di sintesi, e impedisce che anche gli altri grassi presenti nell'olio si deteriorino. Secondo i ricercatori questo doppio effetto dovrebbe aumentare la stabilità dell'olio di semi di lino, rendendo possibile la sua aggiunta anche a cibi liofilizzati, come i preparati istantanei. Una fonte alternativa di Omega-3 La scoperta apre una nuova strada all'utilizzo dell'olio di semi di lino in alternativa a quello di pesce, fonte di Omega-3 già utilizzata nell'industria alimentare. Il suo impiego potrebbe essere di particolare interesse per chi, essendo strettamente vegetariano o vegano, non consuma prodotti di origine animale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Rubilar M, Morales E, Sáez R, Acevedo F, Palma B, Villarroel M, Shene C, “ Polyphenolic fractions improve the oxidative stability of microencapsulated linseed oil”, Eur J Lipid Sci Technol, Article first published online: 12 MAR 2012, doi: 10.1002/ejlt.201100230


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Olio di semi di lino ed è stato taggato con

  • Gli alimenti tipici della dieta mediterranea migliorano la qualità della vita

    Cibi ricchi di Omega-3 come il pesce e altri alimenti tipici della dieta mediterranea consentono di migliorare la qualità della vita su 2 livelli: fisico e mentale. È questo il risultato di uno studio dei ricercatori delle università spagnole di Las Palmas e di Navarra, pubblicato sull'European Journal of Clinical Nutrition1. La ricerca conferma i benefici della dieta mediterranea e sottolinea l'importanza dei suoi effetti sulla popolazione, la cui aspettativa di vita è in continuo aumento. Cibi che fanno bene: pesce, frutta e verdura I vantaggi di un'alimentazione basata sulla piramide della dieta mediterranea sono noti ormai da tempo. Diverse ricerche hanno dimostrato che questo regime alimentare consente di: promuovere la longevità; migliorare la fertilità; aumentare la qualità del sonno; proteggere la salute cardiovascolare. I principali alimenti della dieta mediterranea sono cereali, frutta, verdura, latticini e olio d'oliva. Altri fondamenti importanti: consumo limitato di prodotti ad alto contenuto di zuccheri; scelta di proteine animali provenienti da carne magra, uova e pesce. Il pesce assicura all'organismo un adeguato apporto di Omega-3, gli acidi grassi indispensabili alla nostra salute. I pesci più ricchi di Omega-3 sono salmone, trota, tonno, sgombro e alici. Dieta mediterranea, benessere fisico e salute mentale La nuova ricerca spagnola ha analizzato l'effetto della dieta mediterranea sulla qualità della vita di più di 11.000 studenti universitari: all'inizio dello studio i ricercatori hanno rilevato le abitudini alimentari dei partecipanti; 4 anni dopo hanno misurato la qualità della loro vita attraverso un'autovalutazione eseguita dagli stessi ragazzi. Il regime alimentare a base di verdure, legumi, frutta, cereali, noci e pesce è stato considerato in linea con la dieta mediterranea. Alimentazioni ricche di derivati della carne e di alcol sono state invece considerate lontane dai principi di questo modello nutrizionale. L'analisi dei dati raccolti ha svelato che i ragazzi che seguivano questi principi si sentivano meglio fisicamente e mentalmente. Il principale autore dello studio, Patricia Henríquez Sánchez, ha commentato i risultati ottenuti sottolineando come l'aumento delle aspettative di vita sia un fattore importante per migliorare la salute dei cittadini, soprattutto quelli dei paesi industrializzati. Omega-3: benefici per cuore e sistema nervoso Anni di studi hanno dimostrato benefici degli Omega-3 per la salute cardiovascolare e di quella del sistema nervoso. Questi acidi grassi svolgono altresì una funzione protettiva nei confronti dei sintomi della malattia di Alzheimer. Ricordiamo che gli Omega-3 possono essere introdotti in quantità ottimali con i seguenti alimenti: pesce grasso, come sgombro, salmone e tonno; crostacei; noci.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Henríquez Sánchez P, Ruano C, de Irala J, Ruiz-Canela M, Martínez-González MA, Sánchez-Villegas A, “Adherence to the Mediterranean diet and quality of life in the SUN Project”, Eur J Clin Nutr. 2012 Mar;66(3):360-8. doi: 10.1038/ejcn.2011.146. Epub 2011 Aug 17


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Omega-3 in pesce e crostacei ed è stato taggato con

Articoli da 231 a 240 di 392 totali

Pagina:
  1. 1
  2. ...
  3. 22
  4. 23
  5. 24
  6. 25
  7. 26
  8. ...
  9. 40
 

Iscriviti a Omegor Newsletter e ricevi subito nella tua casella email

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.


*valido solo per i nuovi iscritti al sito web Chiudi
 

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.



Chiudi