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  • Gli Omega-6 contrastano l'infiammazione, ma solo se assunti con gli Omega-3

    Gli acidi grassi Omega-6 riducono la sintesi dei leucotrieni, molecole coinvolte nei processi infiammatori. Gli Omega-6 però contrastano l'accumulo di acido arachidonico solo se assunti insieme agli Omega-3. I ricercatori dell'azienda farmaceutica Pilot Therapeutics Inc. hanno infatti dimostrato che assumere quotidianamente una miscela formata dall'Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e dall'Omega-6 GLA (acido gamma-linoleico) permette di ridurre la sintesi di leucotrieni. Se assunto da solo, il GLA provoca un aumento di acido arachidonico (AA), molecola pro-infiammatoria: l'assunzione contemporanea di Omega-3 contrasta questo effetto collaterale. I dettagli degli studi sono stati pubblicati sulla rivista Clinical Therapeutics1. Acidi grassi contro l'infiammazione Omega-3 e Omega-6 sono acidi grassi essenziali: l'organismo umano non è in grado di sintetizzarli e dunque debbono essere assunti con l'alimentazione. Mantenere un corretto equilibrio fra le quantità di Omega-6 e di Omega-3 è fondamentale per garantirsi un buono stato di salute. Infatti gli effetti di questi 2 tipi di acidi grassi sono opposti: gli Omega-3 contrastano i fenomeni infiammatori; gli Omega-6 li promuovono. La dieta ideale dovrebbe includere una quantità di Omega-6 da 1 a 3 volte superiore rispetto a quella di Omega-3. Tuttavia, l'alimentazione occidentale è caratterizzata da livelli di Omega-6 circa 20 volte superiori a quelli di Omega-3. Per gli esperti questo squilibrio potrebbe essere una delle cause della sempre maggiore incidenza di malattie infiammatorie nei paesi industrializzati. Leucotrieni: gli Omega-6 non bastano I primi studi condotti dai ricercatori di Charleston hanno dimostrato che assumere 1,5 grammi al giorno di GLA sotto forma di capsule di gelatina riduce la sintesi dei leucotrieni, molecole coinvolte nell'infiammazione. Assumere solo GLA porta tuttavia all'aumento dei livelli plasmatici di acido arachidonico, un precursore delle molecole associate ai fenomeni infiammatori. L'aumento di acido arachidonico viene però efficacemente contrastato se all'assunzione di queste capsule viene associata quella di 0,25 grammi o 1 grammo di EPA . Gli scienziati in uno studio successivo hanno somministrato ai partecipanti un'emulsione contenente diverse proporzioni di Omega-6 e Omega-3: 0,75 grammi di GLA + 0,5 grammi di EPA 1,5 grammi di GLA + 1 grammo di EPA 7,5 grammi di GLA + 5 grammi di EPA In tutti i casi i livelli di GLA ed EPA a digiuno si stabilizzano dopo 7 giorni di assunzione: la seconda formulazione ha però aumentato l'assorbimento degli acidi grassi rispetto a quello ottenibile utilizzando le capsule di gelatina. In nessun caso sono stati osservati effetti collaterali. Omega-3 e Omega-6, l'importanza della giusta combinazione I risultati ottenuti in questa ricerca dimostrano che per ridurre la produzione di molecole infiammatorie non è sufficiente assumere Omega-6, ma che la combinazione con gli Omega-3 permette di ottenere gli effetti desiderati senza conseguenze dannose per l'organismo.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Surette ME, Koumenis IL, Edens MB, Tramposch KM, Chilton FH, “Inhibition of leukotriene synthesis, pharmacokinetics, and tolerability of a novel dietary fatty acid formulation in healthy adult subjects”, Clin Ther. 2003 Mar;25(3):948-71.


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Omega-3 contro l'infiammazione ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 bloccano la cicloossigenasi e contrastano così l'infiammazione

    Gli Omega-3 bloccano l'azione della cicloossigenasi (COX), enzima responsabile della produzione delle prostaglandine, ormoni che danno origine all'infiammazione. Edward Dennis e colleghi dell'Università della California di San Diego (Stati Uniti), per la prima volta, hanno scoperto i meccanismi dell'effetto esercitato da questi acidi grassi all'interno delle cellule. La ricerca suggerisce che l'effetto degli Omega-3 potrebbe essere aumentato per aggirare i meccanismi dell'infiammazione prima ancora che si scatenino. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Omega-3, acidi grassi amici della salute I benefici degli Omega-3 sono noti già dagli anni Settanta del secolo scorso, quando negli eschimesi è stata osservata una diminuzione delle malattie cardiovascolari. La popolazione eschimese consumava grandi quantità di pesce ricco di questi acidi grassi. I ricercatori nel corso di questi decenni hanno dimostrato che gli Omega-3 sono altresì indispensabili per il corretto sviluppo del sistema nervoso nonché per svolgere un'azione di tipo antinfiammatorio. Nessuno studio aveva prima d'ora identificato i bersagli cellulari della loro azione. Omega-3 come l'aspirina Dennis e colleghi hanno utilizzato nei loro esperimenti alcune cellule del sistema immunitario dei topi, i macrofagi. I ricercatori hanno alimentato queste cellule con 3 diversi tipi di Omega-3: EPA (acido eicosapentaenoico); DHA (acido docosaesaenoico); AA (acido arachidonico). Dopo l'inoculazione i ricercatori le hanno stimolate affinché scatenassero una risposta infiammatoria. La somministrazione di tutti e 3 gli Omega-3 ha tuttavia inibito l'azione della COX, necessaria perché vengano prodotti gli ormoni responsabili dell'infiammazione. Dennis ha spiegato che questo meccanismo d'azione è molto simile a quello dell'aspirina, che riduce il dolore e l'infiammazione interferendo con i processi in cui è coinvolto l'enzima COX-2. I ricercatori hanno studiato più a fondo ciò che succedeva ai macrofagi e hanno scoperto che le cellule convertono in DPA (acido docosapentaenoico) l'EPA precedentemente somministrato. Il DPA è la molecola che agisce direttamente sul funzionamento della COX. Le applicazioni pratiche della scoperta Dennis ha commentato la scoperta sottolineando che la conoscenza dei meccanismi d'azione degli Omega-3 potrebbe consentire di regolare in modo preciso i processi infiammatori. In particolare, gli Omega-3 potrebbero essere utilizzati per ridurre la produzione di molecole proinfiammatorie (le prostaglandine) e aumentare quella di molecole antinfiammatorie (le resolvine). Ma la scoperta potrebbe anche aiutare a identificare possibili effetti collaterali nascosti nell'uso di Omega-3. Infatti, se questi acidi grassi hanno lo stesso effetto di alcuni farmaci (come l'aspirina) che hanno noti effetti collaterali, usarli contemporaneamente potrebbe essere sconsigliato.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Norris PC, Dennis EA, “Omega-3 fatty acids cause dramatic changes in TLR4 and purinergic eicosanoid signaling”, Proc Natl Acad Sci U S A. 2012 May 14.


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Benefici degli Omega-3 in pillole ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 diminuiscono il rischio cardiovascolare in caso di angioplastica

    Assumere Omega-3 aumenta l'efficacia dei farmaci antiaggreganti piastrinici: riduce i rischi per il cuore e le arterie dei pazienti portatori di una mutazione genetica che aumenta il rischio cardiovascolare in chi si sottopone a un'angioplastica con palloncino. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori Jagiellonian University Medical College di Cracovia (Polonia). I risultati dei loro studi sono stati pubblicati dalla rivista Kardiologia Polska1. Piastrine, quando la coagulazione è un problema Le piastrine sono componenti del sangue indispensabili per la sopravvivenza. Grazie a questi piccoli elementi l'organismo è in grado di riparare eventuali ferite che altrimenti porterebbero a perdite di sangue incompatibili con la vita. In alcune situazioni la loro capacità di aggregarsi per riparare i tessuti può avere degli effetti collaterali: è il caso della trombosi. Le piastrine sono coinvolte nella formazione delle placche aterosclerotiche. Le placche aterosclerotiche sono ispessimenti della parete dei vasi sanguigni che ostacolano il flusso sanguigno e aumentano il rischio di disturbi come angina pectoris o infarto del miocardio. Una situazione clinica pericolosa, che si accentua sia nei soggetti colpiti da ictus o da infarto infarto, sia in coloro che hanno ricevuto una diagnosi della presenza di tali placche. Per questo motivo i pazienti ad elevato rischio cardiovascolare devono assumere dei farmaci antiaggreganti, come l'aspirina o il clopidogrel. Contrastare la formazione di coaguli: perché gli Omega-3? Gli acidi grassi di origine alimentare Omega-3 riescono a contrastare la formazione dei coaguli: lo dimostrano diversi studi. A beneficiare di questa azione possono essere sia gli individui sani sia quelli che hanno già avuto a che fare con una malattia dell'apparato cardiovascolare. In particolare, gli Omega-3 contrastano l'aggregazione delle piastrine e riducono la formazione della trombina, una proteina che favorisce la coagulazione. I ricercatori polacchi si sono chiesti se questi acidi grassi fossero in grado di svolgere questa attività anche nel caso di pazienti sui quali gli anticoagulanti hanno un'efficacia limitata a causa di una mutazione genetica, soffermandosi sul caso del clopidogrel. Per poter svolgere la sua azione, questo farmaco deve essere modificato dall'attività della proteina CYP2C19. Tuttavia il 28% circa delle persone di pelle bianca possiede almeno una copia mutata del gene che codifica per questa proteina che impedisce il corretto utilizzo del clopidogrel. Nei pazienti portatori di questa mutazione il farmaco ha un'efficacia limitata: i rischi per l'apparato cardiovascolare sono di conseguenza maggiori. Angioplastica: più sicura grazie agli acidi grassi I ricercatori hanno fatto assumere quotidianamente una combinazione di aspirina, clopidogrel e Omega-3 che dovevano sottoporsi a un'angioplastica con palloncino, e affetti da disturbi cardiovascolari. Il trattamento, proseguito per 1 mese, ha permesso di aumentare l'efficacia del clopidogrel proprio nei pazienti portatori di questa mutazione. Per i ricercatori questa azione, unita alla proprietà di ridurre la formazione della trombina, rende gli Omega-3 un possibile rimedio da somministrare in contemporanea alle terapie antiaggreganti nei pazienti sottoposti ad angioplastica con palloncino.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Gajos G, Zalewski J, Nessler J, Zmudka K, Undas A, Piwowarska W, “Polyunsaturated omega-3 fatty acids improve responsiveness to clopidogrel after percutaneous coronary intervention in patients with cytochrome P450 2C19 loss-of-function polymorphism”, Kardiol Pol. 2012;70(5):439-45


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Arterie e vasi sanguigni ed è stato taggato con

  • Mangiare pesce grasso riduce del 28% le cheratosi attiniche

    Un elevato consumo di alimenti ricchi di Omega-3 può aiutare a proteggere dai tumori della pelle. Uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition ha dimostrato che chi assume questi nutrienti è meno esposto al rischio di cheratosi attiniche, lesioni della pelle che predicono lo sviluppo del cancro1. Per proteggere l'epidermide è sufficiente assumere quantità moderate di Omega-3, adatte a prevenire lo sviluppo di queste macchie. Cheratosi attinica, il campanello d'allarme prima del cancro Le cheratosi attiniche sono macchie ruvide e crostose causate dall'esposizione prolungata al sole. Per questo motivo prendono anche il nome di cheratosi solari. Sono considerate lesioni precancerose. La loro presenza è associata a un danno cronico e a una probabilità elevata di sviluppare diversi tipi di tumore alla pelle, come il carcinoma a cellule squamose. Ridurre il tempo di esposizione al sole è a prima strategia per prevenire sia le cheratosi sia il cancro alla pelle. Tuttavia, diversi studi suggeriscono che anche l'alimentazione può contrastare lo sviluppo di queste malattie. Alimentazione ricca di Omega-3 e cheratosi: il legame Alcuni studi hanno dimostrato che l'incidenza del carcinoma a cellule squamose raddoppia in caso di diete caratterizzate da un alto consumo di carne e di grassi, si dimezza in chi consuma abbondanti quantità di vegetali a foglie verdi2,3. Risultati simili sono stati ottenuti anche in uno studio che invece si è concentrato sulla comparsa delle cheratosi. È stato dimostrato che dimezzando dal 20 al 40% la quantità di grassi introdotti con la dieta, il numero di lesioni sviluppate nell'arco di due anni passa da una media di 10 ± 13 a 3 ± 74. Gli Omega-3 riducono l'incidenza della cheratosi Partendo da queste conoscenze, i ricercatori del Queensland Institute of Medical Research di Brisbane (Australia) hanno analizzato più nel dettaglio la correlazione tra dieta e cheratosi solari. Hanno raccolto i dati relativi alle abitudini alimentari di 1.119 individui coinvolti in uno studio sui tumori alla pelle effettuato nel Queensland, in Australia. Le informazioni sono state ottenute attraverso questionari specifici compilati dai partecipanti allo studio in 3 diversi anni: 1992 1994 1996 Nel 1992 e nel 1996 è stata anche valutata l'incidenza delle cheratosi. L'analisi ha svelato che è sufficiente mangiare 1 porzione di pesce grasso ricco di Omega-3 per ridurre del 28% la cheratosi. Il risultato è molto simile a quello ottenuto bevendo vino: una preziosa fonte di molecole antiossidanti. Infatti lo stesso studio ha dimostrato che mezzo bicchiere di vino al giorno riduce le cheratosi attiniche del 27%. Creme solari alleate dell'alimentazione In base a questi risultati, gli autori dello studio hanno concluso che alimentazione e creme protettive solari possono aiutare a ridurre la comparsa delle cheratosi attiniche. In particolare, aumentare il consumo di cibi ricchi di Omega-3 contribuisce a proteggere la pelle dalle lesioni precancerose.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Hughes MC, Williams GM, Fourtanier A, Green AC, “Food intake, dietary patterns, and actinic keratoses of the skin: a longitudinal study”, Am J Clin Nutr. 2009 Apr;89(4):1246-55. Epub 2009 Feb 25 2. Ibiebele TI,  van der Pols JC, Hughes MC, Marks GC, Williams GM, Green AC, “Dietary pattern in association with squamous cell carcinoma of the skin: a prospective study”, Am J Clin Nutr 2007;85:1401–8 3. Hughes MC, van der Pols JC, Marks GC, Green AC, “Food intake and risk of squamous cell carcinoma of the skin in a community: the Nambour skin cancer cohort study”, Int J Cancer 2006;119:1953–60 4. Black HS, Herd JA, Goldberg LH, et al, “Effect of a low-fat diet on the incidence of actinic keratosis”, N Engl J Med 1994;330:1272–5


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  • Lo yogurt con olio di pesce è amato dai consumatori

    Presto i supermercati potrebbero distribuire yogurt dal gusto esotico che nascondono una ricca fonte di Omega-3. A proporli sono i ricercatori della Virgina Tech di Blacksburg (Usa), che hanno fatto assaggiare ai potenziali consumatori uno yogurt, rinforzato con olio di pesce per aumentare i livelli di Omega-3. I risultati del test sono stati pubblicati sul Journal of Dairy Science e hanno dimostrato che questo nuovo prodotto è gradito dalla maggior parte dei consumatori. Perché aggiungere Omega-3 agli alimenti? Gli Omega-3 sono gli acidi grassi “amici” della salute: sono indispensabili per il corretto sviluppo del sistema nervoso; proteggono cuore e vasi sanguigni; esercitano tanti altri benefici sulla salute dell'organismo. La principale fonte di questi nutrienti sono i pesci grassi: sgombro salmone tonno acciughe halibut Assicurarsi i livelli di Omega-3 raccomandati non è sempre facile. Chi non mangia pesce può trovare ad esempio difficoltà a raggiungerli. Tuttavia, esistono prodotti derivati dai pesci, appunto come l'olio di pesce, che contengono elevate quantità di Omega-3. L'industria alimentare sta inoltre proponendo un numero sempre crescente di cibi che contengono Omega-3. La proposta della Virginia Tech Una delle ultime proposte è quella della Virginia Tech: raggiungere i livelli giornalieri consigliati di Omega-3 con un vasetto di yogurt. La grande varietà di gusti consente inoltre di aggiungere olio di pesce senza alterare o rendere sgradevole gusto del prodotto. Uno studio preliminare ha dimostrato che i consumatori non notano nessuna differenza di sapore con l'aggiunta dell'1% olio di pesce fresco a uno yogurt non aromatizzato. L'aggiunta di olio ossidato, che ha un forte sapore di pesce, viene facilmente rilevata. In seguito i partecipanti sono stati allenati a riconoscere e descrivere accuratamente diversi sapori: lime dolce piccante acido ossidato Dopo aver provato uno yogurt al lime e peperoncino, gli assaggiatori hanno dichiarato che il sapore di pesce è molto più pronunciato nel prodotto in cui è stato aggiunto l'1% di olio ossidato che in quelli contenenti olio di pesce fresco allo 0,43 o all'1%. Il consumatore dice sì allo yogurt Un secondo test ha coinvolto 100 consumatori attenti a una sana nutrizione, consapevoli dei benefici derivanti dal consumo di Omega-3: il 50% ha valutato in modo positivo lo yogurt al lime e peperoncino con olio di pesce; il 39% lo avrebbe volentieri consumato regolarmente; l'altra metà non ha amato lo yogurt o a causa del gusto o perché troppo poco dolce. Yogurt agli Omega-3: un nuovo mercato? La coordinatrice dei test Susan Duncan afferma che lo yogurt, associato ai benefici di probiotici, minerali, vitamine e proteine, può essere un eccellente mezzo per aumentare il consumo di Omega-3. I consumatori hanno accettato di buon grado l'aggiunta di quantità di olio di pesce sufficienti a garantire il corretto apporto giornaliero di Omega-3, pertanto la strada alla commercializzazione di questo prodotto è aperta.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Rognlien M, Duncan SE, O'Keefe SF, Eigel WN, “Consumer perception and sensory effect of oxidation in savory-flavored yogurt enriched with n-3 lipids”, J Dairy Sci. 2012 Apr;95(4):1690-8


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  • La frutta come fonte di Omega-3? Sì, ma...

    Anche la frutta fresca può essere una fonte di Omega-3: questi nutrienti si trovano fra i lipidi presenti nell'avocado, frutto tropicale ormai diffuso anche sulle nostre tavole. Tuttavia, le quantità di Omega-3 presenti in questo frutto sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle del pesce grasso, come il salmone. Non solo, i cibi di origine animale forniscono all'organismo EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), i 2 grassi di cui hanno bisogno le cellule: l'avocado invece contiene principalmente ALA (acido alfa-linolenico). Gli Omega-3 e l'importanza di una corretta alimentazione Gli Omega-3 sono considerati acidi grassi essenzialil'organismo non è in grado di sintetizzarli in piena autonomia, quindi deve introdurli con l'alimentazione. In particolare, le cellule hanno bisogno di EPA e DHA: l'EPA è responsabile soprattutto dei benefici cardiovascolari degli Omega-3; il DHA svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso. L'azione benefica di questi acidi grassi non si limita a questi due aspetti. Anni di ricerche hanno dimostrato le loro potenzialità contro l'infiammazione e il cancro. Tuttavia, l'organismo è in grado di produrre EPA e DHA solo a partire dall'ALA e quest'ultimo non può essere prodotto dalle cellule. Ma i problemi non finiscono qui: la capacità dell'organismo di convertire l'ALA in EPA e DHA è bassa. Per questo motivo il modo migliore per supplire a carenze di Omega-3 o per aumentare l'assunzione a scopo preventivo è scegliere cibi ricchi di EPA e DHA. Quale cibi scegliere? Le fonti alimentari di Omega-3 sono diverse: pesci grassi che vivono nelle acque fredde, come salmone, tonno, sgombro e halibut, contengono EPA e DHA; il krill, un crostaceo che vive nelle fredde acque artiche, contiene altresì buone quantità di acidi grassi; le fonti vegetali come noci e semi di lino sono in genere ricche di ALA. L'olio di semi di lino è una sostanza i cui benefici sono emersi nel corso di diversi studi. In realtà il pesce contiene anche una certa quantità di ALA. Ad esempio, 85 grammi di salmone atlantico forniscono all'organismo le seguenti quantità di acidi grassi: 126 milligrammi di ALA 733 milligrammi di EPA 938 milligrammi di DHA 85 grammi di avocado forniscono invece solo 94 milligrammi di ALA. Per questo motivo l'American Heart Association consiglia di aumentare i livelli di Omega-3 mangiando circa 2 porzioni da 100 grammi di pesce grasso alla settimana. In questo modo è possibile soddisfare in modo più semplice l'Acceptable Macronutrient Distribution Ranges (la quantità di un nutriente da assumere durante la giornata) per gli Omega-3, pari a 600-1.200 milligrammi al giorno. Un frutto ricco di grassi buoni L'avocado resta una buona fonte di grassi “buoni”, anche se non si tratta dell'alimento più ricco di Omega-3. Rispetto ad altri frutti contiene elevate quantità di lipidi. Una porzione da 85 grammi corrisponde a circa 12,5 grammi di grassi, di cui solo 1,8 grammi sono grassi saturi dannosi per la salute. 8,4 grammi corrispondono a grassi monoinsaturi, e purtroppo solo 94 milligrammi di ALA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Omega-3 in altri cibi

  • Il DHA mantiene il cuore in salute grazie all'azione sui mitocondri

    Confermati i benefici degli Omega-3 per il cuore: l'acido grasso DHA introdotto attraverso l'alimentazione protegge infatti i mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula. Assumere questi nutrienti permette di modificare  la composizione delle membrane di questi elementi cellulari e ridurre quindi la probabilità che la stessa cellula possa morire. La conferma arriva dalle pagine della rivista Current Opinion in Clinical Nutrion and Metabolic Care1, sulle quali i ricercatori dell'Università del Maryland di Baltimora (Usa) hanno pubblicato un'analisi dettagliata delle ultime scoperte effettuate a tal proposito. Omega-3: i grassi che fanno bene alla salute I grassi sono molecole fondamentali per il nostro organismo: un consumo eccessivo di questi nutrienti può essere però dannoso per la salute. Tuttavia esistono degli acidi grassi che svolgono un'azione positiva a diversi livelli e che possono essere assunti solo attraverso l'alimentazione: gli Omega-3. Gli Omega-3 sono nutrienti di cui sono ricchi vari alimenti: pesci grassi, come tonno, salmone, sgombro; alcuni alimenti di origine vegetale, soprattutto le noci. I benefici di queste molecole sono stati scoperti studiando le popolazioni eschimesi della Groenlandia, caratterizzate da bassissima incidenza di malattie cardiovascolari . Gli scienziati sono riusciti a dimostrare che questa fortunata caratteristica era associata all'elevato consumo di pesce ricco di Omega-3 tipico di queste popolazioni. Anni di ricerche hanno confermato il ruolo protettivo di questi acidi grassi nei confronti di cuore e arterie e hanno altresì dimostrato che gli Omega-3 sono importanti per il sistema nervoso nonché per la salute dell'organismo in generale. Gli autori si sono concentrati sugli effetti dell'assunzione a livello dei mitocondri presenti nelle cellule del cuore proprio per la stretta associazione tra questi acidi grassi e il sistema cardiovascolare. DHA per dare energia al cuore L'analisi dei dati raccolti nella letteratura scientifica dimostra che assumere Omega-3 con l'alimentazione influenza profondamente la composizione delle membrane dei mitocondri, e di conseguenza il loro funzionamento. I DHA svolge un ruolo predominante in questo fenomeno. È uno degli Omega-3 di cui è ricco il pesce grasso. Assumere DHA aumenta le sue concentrazioni nelle membrane mitocondriali e riduce i livelli di acido arachidonico, molecola coinvolta nei processi infiammatori. Il DHA aumenta inoltre i livelli di cardiolipina, molecola essenziale per il funzionamento di questi elementi cellulari. Infine, questo Omega-3 diminuisce la probabilità che i mitocondri vadano incontro a un fenomeno noto come “transizione di permeabilità”, che spesso porta alla morte delle cellule. L'effetto del DHA è superiore rispetto a quello di altri Omega-3, che modificano in modo più limitato la composizione delle membrane mitocondriali. Le conferme Per gli autori questa analisi conferma che arricchire la propria dieta di Omega-3, soprattutto di DHA, aiuta a proteggere il cuore attraverso meccanismi che coinvolgono direttamente le “centrali energetiche” delle cellule cardiache.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Stanley WC, Khairallah RJ, Dabkowski ER, “Update on lipids and mitochondrial function: impact of dietary n-3 polyunsaturated fatty acids”, Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2012 Mar;15(2):122-6


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  • I benefici dell'assunzione di Omega-3 dipendono dai livelli basali nell'organismo

    I benefici dell'assunzione di Omega-3 dipendono dai livelli di questi acidi grassi presenti nell'organismo prima dell'inizio del trattamento. E' questa la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori coordinato da John Newman dell'Università della California di Davis (Stati Uniti). La notizia è stata pubblicata sul Journal of Lipid Research1. Per gli autori questa scoperta suggerisce che la misurazione dei livelli basali di Omega-3 potrebbe essere utile per stabilire l'efficacia di un trattamento basato sull'arricchimento dell'alimentazione con questi nutrienti. Dieta ricca di Omega-3: perché è così importante Gli Omega-3 sono acidi grassi essenziali. L'organismo non è in grado di sintetizzarne le quantità necessarie per mantenersi in salute: l'alimentazione è pertanto l'unico modo per garantirne un corretto apporto. La moderna dieta occidentale è però caratterizzata da livelli troppo bassi di questi preziosi nutrienti. Di contro, l'alimentazione dei paesi industrializzati abbonda di Omega-6, un tipo di grassi dall'azione contrapposta a quella degli Omega-3. La conseguente variazione nel rapporto tra Omega-6 e Omega-3 presenti nell'organismo mette a repentaglio il buono stato di salute. Aumentare il consumo di pesce grasso consente di contrastare i rischi associati alla carenza di Omega-3. Il pesce grasso è la principale fonte alimentare di Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico). La dose giornaliera minima raccomandata per prevenire i disturbi cardiovascolari è pari a 500 milligrammi totali di EPA e DHA. Un effetto da valutare caso per caso Assumere Omega-3 non produce gli stessi effetti in tutti gli individui. Un precedente studio lasciava ipotizzare che chi è caratterizzato da livelli iniziali di Omega-3 più bassi possa trarre maggiori benefici dalla loro assunzione. Questo studio aveva coinvolto però davvero pochi pazienti per permettere di trarre delle conclusioni definitive. Newman e colleghi hanno deciso per questo motivo di chiarire questo punto misurando i livelli di Omega-3 nel sangue, nei globuli rossi e nelle piastrine prima e dopo un trattamento di 4 settimane a base di questi nutrienti. L'analisi dei dati raccolti ha svelato che il trattamento aumenta gli Omega-3 presenti nell'organismo. Non solo: maggiori sono i livelli di acidi grassi prima del trattamento, minore è l'aumento delle concentrazioni osservato. Gli stessi dati hanno permesso di stimare che un individuo di 70 chilogrammi dovrebbe assumere ogni giorno 7 milligrammi di Omega-3 per mantenere i livelli di EPA e DHA necessari a proteggere cuore e arterie. Integratori Omega-3: quale forma scegliere? Le forme maggiormente disponibili di Omega-3 sono la trigliceride e quella estere etilica. Questo studio ha previsto la somministrazione di Omega-3 sotto forma di esteri etilici. Alcuni studi recenti hanno però dimostrato che l'assorbimento di questi acidi grassi è maggiore se vengono assunti sotto forma di trigliceridi. Per gli autori i risultati di questo studio potrebbero essere validi anche per forme di Omega-3 diverse dagli esteri etilici.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Keenan AH, Pedersen TL, Fillaus K, Larson MK, Shearer GC, Newman JW, “Basal omega-3 fatty acid status affects fatty acid and oxylipin responses to high-dose n3-HUFA in healthy volunteers”, J Lipid Res. 2012 May 24. [Epub ahead of print]


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  • Mirtillo rosso, una fonte di Omega-3 per la pelle

    Il mirtillo rosso è un frutto ricco di Omega-3, gli acidi grassi “alleati” della salute. La capacità degli omega-3 di mantenere la pelle in salute ha permesso all'olio di semi di mirtillo rosso di diventare sempre più importante nel mercato dei cosmetici per pelle. Mirtillo rosso: benessere a tutto tondo Il mirtillo rosso fa parte di un genere di arbusti noto da tempo per i gli effetti benefici esercitati sulla salute1. Leggi tutto l'articolo


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  • Gli Omega-3 livellano i trigliceridi nei pazienti con problemi di diabete

    Gli Omega-3 rappresentano una nuova opportunità terapeutica per chi soffre di diabete e ha problemi di lipidi troppo elevati nel sangue. Eliot Brinton, medico della Utah Foundation for Biomedical Research di Salt Lake City (Stati Uniti), ha anticipato la notizia al convegno annuale dell'American Diabetes Association di Filadelfia (Stati Uniti). Secondo studi non ancora ufficialmente pubblicati, un nuovo farmaco formato al 96% da Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) migliora le concentrazioni dei lipidi nei pazienti già in terapia con altri farmaci, senza interferire con le terapie contro il diabete. Omega-3 contro grassi e zuccheri Lo studio presentato durante il convegno si è concentrato su un gruppo di 702 pazienti in terapia con statine, farmaci utili a ridurre i livelli di grassi nel sangue. Il trattamento con le statine aveva già normalizzato in tutti i partecipanti i valori di colesterolo LDL o “cattivo” (tra i 40 e i 100 milligrammi per decilitro), ma non quello dei trigliceridi, compreso tra i 200 e i 500 milligrammi per decilitro. Fra di essi 514 erano affetti da diabete di tipo 2, la forma della malattia che tende a svilupparsi con l'età. I pazienti sono stati attribuiti in modo del tutto casuale a 1 di 3 possibili gruppi: I primi 2 hanno rispettivamente assunto per 12 settimane 4 o 2 grammi al giorno del farmaco a base di Omega-3; Il terzo gruppo ha invece ricevuto per lo stesso periodo un placebo. Al termine delle 12 settimane, la dose più elevata del farmaco ha consentito ai pazienti affetti da diabete di: ridurre del 23,2% i livelli dei trigliceridi; diminuire del 14,4% tutte le forme di colesterolo diverse da quello “buono” (o HDL); abbassare del 6,6% i livelli di colesterolo LDL. I pazienti presentavano in diminuzione: le concentrazioni di apo B, proteina contenuta in una particolare forma di colesterolo “cattivo” (9,5%); le particelle RLP-C, associate all'aterosclerosi (25%). Brinton ha però sottolineato che gli effetti più significativi sono stati quelli ottenuti sui pazienti che all'inizio del trattamento avevano più problemi a controllare il diabete. In questi ultimi anche i livelli di proteina C-reattiva, che se elevati indicano la presenza di infiammazione, erano significativamente più bassi al termine delle 12 settimane, con una riduzione del 34,6%. Il ricercatore ha anche precisato che tutti questi cambiamenti non hanno influenzato i parametri utilizzati per tenere sotto controllo il diabete, inclusi i livelli di insulina. Un effetto dose-dipendente per un farmaco per chi ha problemi di diabete L'effetto rilevato da Brinton e colleghi è di tipo dose-dipendente. Il farmaco è infatti risultato meno efficace quando assunto alla dose più bassa. In generale, questi dati suggeriscono che questo nuovo farmaco a base di Omega-3 potrebbe essere particolarmente utile per i diabetici che debbono controllare sia i lipidi nel sangue sia la malattia stesa. Il ricercatore ha spiegato che l'assunzione di Omega-3 ha avuto inoltre effetti antinfiammatori e antiossidanti, a ulteriore protezione della salute cardiovascolare di questi pazienti. Note bibliografiche 1. Brinton E, Ballantyne C, Bays H, Kastelein J, Braeckman R, Soni P, “Effects of AMR101 on Lipid and Inflammatory Parameters in Patients with Diabetes Mellitus-2 and Residual Elevated Triglycerides (200-500 mg/dL) on Statin Therapy at LDL-C Goal: the ANCHOR Study" ADA 2012; Abstract 629-P


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