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  • Come gli Omega-3 riducono l'infiammazione del tessuto adiposo associata all'obesità

    Gli Omega-3 contrastano l'infiammazione del tessuto adiposo causata dall'obesità. Lo dimostra uno studio dell'University of Manitoba di Winnipeg (Canada), i cui ricercatori hanno valutato l'effetto dell'assunzione di olio di semi di lino sulle cellule di grasso dei ratti. I semi di lino sono ricchi di Omega-3 ALA, acido alfa-linolenico. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Cytokine1. Obesità e infiammazione L'obesità non è solo un problema estetico. Le conseguenze dell'eccessivo accumulo di grasso riguardano infatti anche organi indispensabili per la vita, soprattutto quelli dell'apparato cardiovascolare. Obesità e sovrappeso sono associati ai seguenti fattori: pressione alta malattie cardiache diabete Queste condizioni possono altresì portare allo sviluppo di diverse patologie nonché vari stati di malessere fisico: difficoltà respiratorie; problemi alle ossa e alle articolazioni; disfunzioni del fegato; maggiore sensibilità alle infezioni; aumento del rischio di tumori, soprattutto nelle donne, dove i chili di troppo aumentano la probabilità di sviluppare il cancro al seno e quello all'ovaio. Più in generale, l'obesità altera il metabolismo. Il sistema immunitario contribuisce a questo fenomeno: le cellule infatti possono migrare nel tessuto adiposo, dove promuovono l'infiammazione. In questa situazione anche le cellule del tessuto adiposo smettono di funzionare correttamente, aumentando di dimensioni e variando la quantità e il tipo di molecole prodotte. Perché gli Omega-3 possono essere utili? Diversi studi hanno dimostrato che gli Omega-3 riescono a contrastare efficacemente l'infiammazione. Il salmone e lo sgombro (e il pesce grasso in generale) nonché prodotti vegetali come i semi di lino sono ricchi di questi acidi grassi. La maggior parte delle ricerche si è concentrata sui benefici dell'assunzione dei 2 principali Omega-3 di origine marina: EPA (acido eicosapentaenoico) DHA (acido docosaesaenoico) Gli autori di questo studio hanno invece analizzato le potenzialità dell'ALA, l'Omega-3 tipico del mondo vegetale. Anche l'olio di semi di lino combatte l'infiammazione La ricerca ha dimostrato che arricchire l'alimentazione di ratti obesi con olio di semi di lino, un supplemento ricco di ALA, riduce la dimensione delle cellule di grasso e i livelli di diverse molecole associate all'infiammazione. Dopo 8 settimane di assunzione continuativa di ALA, gli adipociti dei ratti erano più piccoli del 17% rispetto a quelli di animali obesi che non avevano ricevuto Omega-3: i livelli di MCP-1, una molecola che “attira” alcune cellule del sistema immunitario, erano 5 volte più bassi nel tessuto adiposo; i livelli di IL-10, un'altra sostanza associata all'infiammazione, era ridotta del 72%. Il risultato più eclatante riguarda però TNF-alfa, molecola cruciale nei processi infiammatori. Nel tessuto adiposo dei ratti che avevano ricevuto ALA, i suoi livelli erano dell'80% più bassi rispetto agli altri topi e simili a quelli degli animali non obesi. Infine, le concentrazioni di IL-10 e TNF-alfa, altre 2 molecole associate all'infiammazione, erano ridotte del 72 e dell'80%. Questa capacità di migliorare il funzionamento degli adipociti suggerisce che l'assunzione di olio di semi di lino potrebbe migliorare la salute degli individui obesi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Baranowski M, Enns J, Blewett H, Yakandawala U, Zahradka P, Taylor CG, “Dietary flaxseed oil reduces adipocyte size, adipose monocyte chemoattractant protein-1 levels and T-cell infiltration in obese, insulin-resistant rats”, Cytokine. 2012 May 14.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 aumentano l'efficacia di creme e lozioni per la psoriasi

    Abbinare Omega-3 all'uso di creme e rimedi per la psoriasi a base di vitamina D aumenta l'efficacia del trattamento contro questa malattia della pelle. I benefici degli Omega-3 sulla psoriasi sarebbero già visibili dopo 8 settimane: lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Clinical, Cosmetical and Investigational Dermatology1.   Creme   I ricercatori dell'Hospital Universitario Sagrat Cor di Barcellona (Spagna) hanno dimostrato che combinare l'uso di creme e lozioni all'assunzione di Omega-3 consente di: migliorare i tipici sintomi della psoriasi, come il prurito e la desquamazione; migliorare la qualità della vita dei pazienti. Psoriasi, un disturbo della pelle legato all'infiammazione La psoriasi è un disturbo cronico che dipende dall'attività del sistema immunitario. L'infiammazione del derma (lo strato profondo della cute) è una sua caratteristica fondamentale, dimostrata da diversi studi che sono riusciti ad identificare alcune delle molecole coinvolte in questo processo infiammatorio. Il trattamento della psoriasi avviene attualmente attraverso l'applicazione di creme o pomate a base di diversi principi attivi su aree della pelle che presentano chiazze e desquamazioni. Tra i preparati per la psoriasi più innovativi vi sono i derivati della vitamina D. Utilizzati in combinazione con altri medicamenti possono essere applicati anche per lunghi periodi, consentendo di effettuare trattamenti di mantenimento. Perché trattare la psoriasi con gli Omega-3? Diverse ricerche hanno dimostrato che le proprietà antinfiammatorie degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e degli Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) riducono i sintomi dell'infiammazione associati a diverse malattie della pelle. Infatti, l'assunzione di questi acidi grassi limita la diffusione del processo infiammatorio tipico di alcuni disturbi dermatologici. Per questo motivo alcuni ricercatori hanno valutato l'effetto dell'assunzione quotidiana di EPA e DHA da parte di pazienti affetti da psoriasi: l'analisi del cosiddetto Psoriasis Area and Severity Index (PASI) suggerisce che gli Omega-3 possono essere efficaci. Lo Psoriasis Area and Severity Index è un parametro che valuta i seguenti fattori e sintomi clinici: estensione desquamazione eritema ispessimento delle chiazze prurito I risultati di questo nuovo studio hanno confermato questa ipotesi, aggiungendo nuovi dettagli. Omega-3, meglio se in compagnia Gli autori hanno coinvolto nella ricerca 30 pazienti affetti da forme leggere o moderate di psoriasi, a cui è stato chiesto di applicare sulle chiazze un prodotto a base di derivati della vitamina D. Metà dei partecipanti hanno anche assunto ogni giorno 2 capsule di un integratore contenente Omega-3. La gravità del disturbo è stata valutata all'inizio del trattamento e dopo 4 e 8 settimane di applicazione del prodotto e di assunzione di acidi grassi. Come parametri sono stati utilizzati i seguenti indici di valutazione: PASI, Psoriasis Area and Severity Index, che valuta l'estensione, la desquamazione, l'eritema e l'ispessimento delle chiazze edi sintomi clinici come il prurito; NAPSI, Nail Psoriasis Severity Index, che valuta i sintomi che coinvolgono le unghie; DLQI, Dermatological Life Quality Index, che valuta l'impatto dei problemi di pelle sulla qualità della vita. Tutti i pazienti hanno ottenuto dei significativi miglioramenti di tutti gli indici, ma i risultati sono stati migliori nel caso in cui sono stati assunti anche gli Omega-3. Sulla base di questi risultati i ricercatori hanno concluso che l'effetto degli Omega-3 è complementare a quello dei prodotti per uso topico e contribuisce a ridurre i sintomi della psoriasi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Balbás GM, Regaña MS, Millet PU, “Study on the use of omega-3 fatty acids as a therapeutic supplement in treatment of psoriasis”, Clin Cosmet Investig Dermatol. 2011;4:73-7. Epub 2011 Jun 20.


    Articolo pubblicato in Pelle, Psoriasi ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 migliorano la salute di chi soffre di diabete e scompenso cardiaco

    Assumere Omega-3 può migliorare lo stato di salute dei pazienti diabetici che soffrono di scompenso cardiaco. Studi clinici sui benefici degli Omega-3 presenti nella letteratura scientifica lo dimostrano ampiamente. I ricercatori dell'University of Alberta di Edmonton (Canada) hanno effettuato una revisione completa di tale documentazione: i risultati sono stai pubblicati sulla rivista Cardiovascular Drugs and Therapy1. Omega-3, i grassi “amici” del cuore Gli Omega-3 sono considerati acidi grassi “amici” della salute. Le prime notizie sui loro benefici risalgono agli anni Settanta del secolo scorso, quando è stato scoperto che l'incidenza di malattie cardiovascolari era particolarmente bassa nelle popolazioni groenlandesi che consumavano grandi quantità di pesce. Diversi studi dimostrano che cibi e integratori alimentari Omega-3 sono particolarmente utili per la salute del cuore e dei vasi sanguigni: questi nutrienti possono infatti ridurre le malattie cardiovascolari tra il 19 e il 45%. Un'alimentazione ricca di Omega-3 aumenta altresì l'efficacia delle statine, farmaci per diminuire i livelli di colesterolo. Allo stesso tempo la comparsa di seri effetti collaterali è molto rara. Gli esperti raccomandano a chi è a elevato rischio di malattie cardiovascolari di aumentare il consumo di Omega-3. Assumere Omega-3 in caso di diabete: un aiuto in più Chi soffre di scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca) può dover convivere anche con altre patologie, come il diabete. L'analisi condotta dai ricercatori canadesi dimostra che questi pazienti possono trarre particolare giovamento dall'assunzione di Omega-3: infatti questi nutrienti modificano e riducono i meccanismi molecolari delle cellule dell'organismo associati alla resistenza all'insulina, l'ormone che regola l'utilizzo degli zuccheri. In particolare, gli Omega-3 si legano ad alcune proteine presenti sulla membrana delle cellule e permettono di: ridurre la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori; migliorare il funzionamento delle cellule che accumulano i grassi. Il risultato finale è proprio una riduzione della resistenza all'insulina e un miglioramento dello stato di salute di chi soffre di diabete. Quanti Omega-3 assumere? Per gli esperti mentre la dose giornaliera raccomandata di Omega-3 è pari a 500 milligrammi: chi soffre di disturbi cardiovascolari dovrebbe assumerne almeno 1 grammo al giorno. Chi invece ha problemi di trigliceridi può assumere 3-4 grammi di Omega-3 al giorno: in questo modo è possibile ridurre i livelli del 20-50%. Mangiare 2 porzioni di pesce grasso alla settimana permette di introdurre nell'organismo dai 400 ai 500 mg di questi acidi grassi. Chi ha bisogno di assumerne quantità maggiori può assumere integratori alimentari di olio di pesce.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Kazemian P, Kazemi-Bajestani SM, Alherbish A, Steed J, Oudit GY, “The Use of ω-3 Poly-Unsaturated Fatty Acids in Heart Failure: A Preferential Role in Patients with Diabetes”, Cardiovasc Drugs Ther. 2012 May 30. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 aiutano a recuperare la sensibilità dei nervi della cornea

    Il trattamento combinato con l'Omega-3 DHA e il fattore di crescita PEDF aiuta i nervi della cornea a rigenerarsi e a recuperare la sensibilità dopo interventi laser agli occhi. Un gruppo di ricercatori, coordinati da Haydee Bazan del Louisiana State University Health Sciences Center di New Orleans (USA), ha pubblicato i risultati di uno studio condotto sui conigli sulle pagine degli Archives of Ophthalmology. Una volta confermati sull'uomo, questi risultati significheranno un nuovo approccio per rigenerare i nervi oculari e prevenire l'insorgenza di disturbi come l'occhio secco. Intervento chirurgico alla cornea: cosa succede ai nervi Alcune cellule nervose sanno crescere e ripararsi da sole dopo essere state danneggiate: i nervi periferici si rigenerano più facilmente rispetto a quelli del sistema nervoso centrale. La ricerca sta compiendo grandi sforzi per capire come aiutare i nervi a recuperare la sensibilità post-trauma, come quello associato agli interventi chirurgici. I progessi in questo settore permetterebbero di prevenire alcune complicazioni associate alle operazioni agli occhi o ad alcune malattie della superficie dell'occhio stesso. Un caso studiato è quello della cornea, lo strato trasparente che ricopre l'occhio e ricco di fibre nervose. Nel corso di interventi chirurgici alla cornea, come quelli correttivi al laser, tali nervi possono essere danneggiati. La sensibilità della cornea può diminuire in caso di danneggiamento e possono sorgere problemi, come una ridotta produzione di lacrime che a sua promuove disturbi come la sindrome dell'occhio secco. Il ruolo degli Omega-3 Una miscela di DHA (acido docosaesaenoico, uno degli Omega-3 di cui è ricco il pesce grasso) e del fattore di crescita PEDF (Pigment epithelium-derived factor) applicata all'occhio dopo l'intervento chirurgico consente la rigenerazione quasi completa dei nervi2. Lo dimostrano studi preliminari. In questa nuova ricerca, Bazan e colleghi hanno analizzato la funzionalità dei nervi della cornea rigenerati dopo il danneggiamento chirurgico in conigli trattati con PEDF e DHA. Per farlo hanno stimolato il battito di ciglia nell'occhio trattato: se il coniglio non sbatteva la palpebra la cornea è stata considerata insensibile. A 8 settimane dall'intervento, gli scienziati hanno così dimostrato che i nervi della cornea degli animali trattati con DHA e PEDF oltre ad essersi rigenerati erano sensibili come gli occhi sani. Il processo richiede tuttavia del tempo: dopo 4 settimane la sensibilità della cornea danneggiata era bassa; dopo 6 settimane era circa pari al 70% della sensibilità dell'occhio sano. Il processo di rigenerazione è, invece, più rapido: a sole 72 ore dall'intervento la cornea dei conigli trattati con Omega-3 e fattori di crescita era guarita quasi completamente. Nervi guariti e funzionanti grazie agli Omega-3 I risultati ottenuti dimostrano che il DHA usato in combinazione con il PEDF favorisce la guarigione dei nervi della cornea danneggiati. Consente, allo stesso tempo, il completo recupero funzionale. La scoperta apre la strada a nuovi trattamenti basati sugli Omega-3 per prevenire gli effetti collaterali di interventi invasivi agli occhi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. Cortina MS, He J, Li N, Bazan NG, Bazan HE, “Recovery of corneal sensitivity, calcitonin gene-related peptide-positive nerves, and increased wound healing induced by pigment epithelial-derived factor plus docosahexaenoic acid after experimental surgery”, Arch Ophthalmol. 2012 Jan;130(1):76-83. Epub 2011 Sep 12 2. Cortina MS, He J, Li N, Bazan NG, Bazan HE, “Neuroprotectin D1 synthesis and corneal nerve regeneration after experimental surgery and treatment with PEDF plus DHA”, Invest Ophthalmol Vis Sci. 2010 Feb;51(2):804-10. Epub 2009 Sep 24    


    Articolo pubblicato in Vista, Interventi laser ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 prevengono le complicazioni degli interventi laser agli occhi

    L'intervento laser agli occhi per correggere difetti della cornea può danneggiare i nervi. Il trattamento con Omega-3 può prevenire ulteriori spiacevoli conseguenze. Jiucheng He e Haydee Bazan, esperti del Louisiana State University Health Sciences Center di New Orleans (Stati Uniti), spiegano il ruolo protettivo di questi nutrienti: in particolare dell'Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico). I 2 ricercatori hanno spiegato che questa proprietà rende il DHA un possibile rimedio contro una delle più diffuse complicazioni dell'intervento: la sindrome dell'occhio secco o ipolacrimia. Le informazioni scientifiche sono state pubblicate sulle pagine della rivista Prostaglandins, Leukotrienes, and Essential Fatty Acids. Laser sulla cornea: quali sono i rischi? La cornea è un tessuto trasparente presente sulla superficie dell'occhio che protegge le strutture più interne, trasmette e rifrange la luce. Il film lacrimale è distribuito sulla sua superficie. All'interno sono presenti anche dei grassi che riducono l'evaporazione delle lacrime e ne consentono la disposizione uniforme. Fra questi è incluso anche l'Omega-3 ALA (acido alfa-linolenico). Gli interventi chirurgici laser per rimodellare la cornea possono danneggiare parte delle fibre nervose ad essa associate. Oltre a compromettere la sensibilità della cornea, questo danno può ridurre la produzione delle lacrime. La più comune conseguenza di questa situazione è la sindrome dell'occhio secco, caratterizzata da: fastidi agli occhi e alla vista infiammazione danneggiamento della superficie dell'occhio Omega-3 per una cornea perfetta Diversi studi suggeriscono che questa sindrome può essere prevenuta facendo attenzione alla quantità e al tipo di grassi introdotti con l'alimentazione: le donne che consumano elevate quantità di Omega-3 riducono del 20% la probabilità di soffrire di occhio secco;  un rapporto tra acidi grassi Omega-6 e Omega-3 sbilanciato a favore dei primi aumenta il rischio di svilupparlo. Il ruolo protettivo degli Omega-3 è stato dimostrato con la somministrazione ad alcuni animali una miscela di acido gamma linolenico nonché Omega-3 EPA e DHA (acido eicosapentaenoico e docosaesaenoico). Gli Omega-3 riducono i danni alla cornea I ricercatori si sono spinti anche oltre l'aspetto della prevenzione. Hanno dimostrato che l'applicazione topica (superficiale, senza ingestione né iniezione) dell'Omega-3 ALA consente di ridurre i danni alla cornea e i sintomi dell'infiammazione. Per gli scienziati questo effetto sarebbe mediato dalle molecole prodotte dall'organismo a partire dall'ALA: EPA, DHA e loro derivati, noti per le loro proprietà antinfiammatorie. In effetti ulteriori studi condotti sui topi hanno dimostrato che i derivati dell'EPA hanno proprio questo effetto. Un aiuto dopo l'intervento laser Sulla base di questi risultati, gli scienziati hanno sperimentato sui conigli l'efficacia del trattamento con DHA nella rigenerazione dei nervi associati alla cornea dopo l'intervento con il laser. Utilizzato in combinazione con diversi fattori di crescita, questo Omega-3 favorisce la rigenerazione dei nervi e il recupero della sensibilità della cornea2, previene la sindrome dell'occhio secco e altre possibili complicazioni dell'operazione. Gli Omega-3 potrebbero quindi costituire la nuova frontiera nella prevenzione delle conseguenze di danni ai nervi associati alla cornea causati dal laser. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. He J, Bazan HE, “Omega-3 fatty acids in dry eye and corneal nerve regeneration after refractive surgery”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2010 Apr-Jun;82(4-6):319-25. Epub 2010 Mar 3. 2. Cortina MS, He J, Li N, Bazan NG, Bazan HE, “Recovery of corneal sensitivity, calcitonin gene-related peptide-positive nerves, and increased wound healing induced by pigment epithelial-derived factor plus docosahexaenoic acid after experimental surgery”, Arch Ophthalmol. 2012 Jan;130(1):76-83. Epub 2011 Sep 12.


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  • Infezione da HIV: gli Omega-3 riducono i trigliceridi e aumentano il colesterolo buono

    Un'alimentazione sana, arricchita di Omega-3 e povera di grassi saturi nonché di quelli totali, permette ai pazienti in terapia con antiretrovirali (terapia HIV) di diminuire i livelli di trigliceridi e di infiammazione e aumentare il colesterolo “buono”. E' questo quanto emerge da uno studio della School of Medicine della Tufts Univeristy (Boston, Stati Uniti), pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition1. Integrare con Omega-3 potrebbe essere una valida alternativa all'assunzione di ulteriori farmaci oltre a quelli di cui questi pazienti non possono fare a meno. HIV, trigliceridi e colesterolo Il livello di trigliceridi nel sangue dei pazienti affetti da HIV è in genere superiore alla norma. Viceversa, in questi pazienti le concentrazioni del cosiddetto colesterolo “buono” sono basse. La terapia antiretrovirale permette di tenere sotto controllo il virus: non ha però migliorato il profilo lipidico di questi individui. È necessario trovare rimedi per riportare i livelli di grassi ematici a quantità non pericolose per la salute. È altresì necessario ricordare che chi è infetto da HIV assume già una grande quantità di potenti farmaci. Per non correre il rischio di interazioni dannose, è preferibile non aggiungere ulteriori medicinali alla terapia. Perché gli Omega-3 possono essere utili in caso di infezione da HIV? Gli Omega-3 sono acidi grassi capaci di controllare i livelli di trigliceridi nel sangue. Non si tratta di farmaci, ma di nutrienti senza effetti collaterali. Non solo, studi precedenti a quello dei ricercatori di Boston avevano già suggerito che gli Omega-3 possono ridurre i trigliceridi anche nel sangue nei pazienti infetti da HIV. In particolare, una dose di questi acidi grassi variabile tra i 2 e i 6 grammi al giorno riesce a ridurre del 15-25% i livelli di trigliceridi anche in chi è in terapia con antiretrovirali. Omega-3, efficacia confermata da uno studio Quest'efficacia è stata confermata dalla ricerca pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition. 54 individui che stavano assumendo antiretrovirali hanno ricevuto per un totale di 13 settimane 6 grammi al giorno di Omega-3. Come controllo hanno ricevuto un placebo. Dopo 3 settimane i livelli di trigliceridi nel sangue di chi stava assumendo gli Omega-3 era passato dai 180 mg/dl iniziali a 114 mg/dl. Dopo altre 10 settimane la concentrazione era ulteriormente scesa a 110 mg/dl. Dopo 3 e 13 settimane i livelli di questi grassi in chi stava assumendo il placebo, inizialmente intorno ai 175 mg/dl, erano aumentati fino a 183 e 205 mg/dl. Allo stesso tempo, dopo 3 settimane di trattamento con Omega-3 i livelli totali di colesterolo erano passati da 208 mg/dl a 186 mg/dl. Questo effetto è risultato associato a un aumento del colesterolo “buono” al termine delle 13 settimane di sperimentazione. Infine, assumere Omega-3 ha permesso di ridurre i livelli di infiammazione, come dimostrato dalla riduzione dei livelli di acido arachidonico riscontrata solo in chi ha assunto questi nutrienti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Woods MN, Wanke CA, Ling PR, Hendricks KM, Tang AM, Knox TA, Andersson CE, Dong KR, Skinner SC, Bistrian BR, “Effect of a dietary intervention and n-3 fatty acid supplementation on measures of serum lipid and insulin sensitivity in persons with HIV”, Am J Clin Nutr. 2009 Dec;90(6):1566-78. Epub 2009 Oct 21


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Colesterolo ed è stato taggato con

  • Omega-3 e Omega-6 riducono il rischio cardiovascolare associato all'artrite reumatoide

    Assumere oli ricchi di Omega-3 e Omega-6 migliora il profilo lipidico di chi soffre di artrite reumatoide e permette di ridurre il rischio cardiovascolare. Questo effetto potrebbe essere utile per diminuire il rischio nei pazienti che sono soggetti a una maggiore probabilità di sviluppare disturbi dell'apparato cardiocircolatorio. A dimostrare le potenzialità di questi nutrienti sono stati i ricercatori dell'University of Massachusetts-Worcester (USA), in uno studio pubblicato sulla rivista Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine. Artrite reumatoide, non solo un problema di articolazioni L'artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni sinoviali. Chi soffre di questa patologia è esposto a un rischio di decesso da 1,5 a 3 volte superiore rispetto al resto della popolazione. La differenza è dovuta soprattutto alla maggiore incidenza di disturbi cardiovascolari, paragonabile a quella dei pazienti affetti da diabete mellito. L'alterazione dei livelli dei lipidi e l'infiammazione associata a questa malattia possono portare alla comparsa precoce di fenomeni di aterosclerosi. Chi soffre di tale tale patologia non può sostenere poi i livelli di attività fisica raccomandati per ridurre il rischio cardiovascolare. Per questo motivo la ricerca di trattamenti che possano aiutare a regolare i livelli dei lipidi in questi pazienti è di primaria importanza. Acidi grassi per controllare i lipidi Gli acidi grassi controllano i fenomeni infiammatori e modulano le risposte immunitarie introducendosi nelle membrane delle cellule coinvolte in questi processi. Decenni di ricerche hanno evidenziato i benefici degli Omega-3 per la salute del cuore. Studi precedenti hanno altresì dimostrato che l'assunzione combinata di oli ricchi di acido eicosapenatenoico (EPA, un Omega-3) e acido gamma-linoleico (GLA, un Omega-6) riduce i sintomi della sinovite, una patologia della membrana che avvolge le articolazioni. I ricercatori di Worcester hanno condotto uno studio in cui pazienti affetti da artrite reumatoide o da sinovite hanno assunto i seguenti oli: olio di semi di borragine (ricco di GLA) olio di pesce (ricco di EPA e di un altro Omega-3, l'acido docosaesaenoico o DHA) una combinazione di entrambi. In totale i pazienti hanno ricevuto il seguente trattamento quotidiano: 3,5 g di EPA + DHA 1,8 g di GLA o 3,5 g di EPA + DHA 1,8 g di GLA Tutte divise in 2-3 dosi da assumere ai pasti. Efficacia dimostrata su trigliceridi e colesterolo L'analisi dei livelli di trigliceridi e colesterolo all'inizio dello studio e dopo 9 e 18 mesi di assunzione ha svelato che: il profilo lipidico era migliorato in tutti i pazienti; il trattamento combinato è quello più efficace. In particolare, dopo 9 mesi i ricercatori hanno osservato questi miglioramenti: riduzione del colesterolo totale; riduzione del colesterolo LDL (il colesterolo “cattivo”); riduzione del livello di trigliceridi. Viceversa, i livelli di colesterolo HDL (colesterolo “buono”) erano aumentati. Infine, anche il rischio di formazione di placche aterosclerotiche è risultato maggiore. Tutti i miglioramenti osservati a 9 mesi sono stati riscontrati anche al termine dei 18 mesi di trattamento. Un aiuto dagli acidi grassi Secondo gli autori, questi risultati indicano che gli oli ricchi di Omega-3 e Omega-6, soprattutto se utilizzati in combinazione, rappresentano un'efficace terapia per ridurre il rischio cardiovascolare in caso di artrite reumatoide.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Olendzki BC, Leung K, Van Buskirk S, Reed G, Zurier RB, “Treatment of rheumatoid arthritis with marine and botanical oils: influence on serum lipids”, Evid Based Complement Alternat Med. 2011;2011:827286. Epub 2011 Oct 9.


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  • Vuoi diminuire il rischio di endometriosi? Mangia cibi ricchi di Omega-3

    Gli Omega-3 ancora una volta alleati per migliorare la salute e il benessere della donna: coloro che consumano cibi ricchi di questi acidi grassi hanno minore probabilità di sviluppare l'endometriosi. Lo dimostra uno studio condotto al Brigham and Women’s Hospital di Boston (Stati Uniti), i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Human Reproduction1. Secondo la ricerca, l'effetto degli altri grassi è totalmente opposto. Le donne che introducono molti grassi vegetali idrogenati hanno una probabilità maggiore di sviluppare questa patologia. Cause endometriosi, perché agire sull'alimentazione Alla base dell'insorgere dell'endometriosi c'è la crescita di alcune cellule della parete dell'utero (l'endometrio, appunto) su altri organi presenti nella cavità addominale, come le ovaie o l'intestino. Tale malattia colpisce circa il 10% delle donne ratta di una malattia e può diventare molto invalidante. Spesso la diagnosi di endometriosi viene formulata in ritardo, attorno ai 26 anni. Questa situazione può verificarsi già dalla prima mestruazione. Come una normale cellula dell'endometrio, anche quelle che crescono al di fuori dell'utero rispondono all'azione degli ormoni che regolano il ciclo mestruale. Questo fenomeno può causare infiammazioni, dolori e sterilità. I sintomi dell'endometriosi, dolorosi, svaniscono in genere durante la gravidanza. Possono però ritornare intensi quanto prima al termine dei 9 mesi di gestazione. Le cause della malattia sono ancora sconosciute. Allo stesso modo, i possibili metodi di cura sono pochi. L'uso di antidolorifici è l'unico modo per contrastare i fastidi. Oltre a ciò, è importante monitorare lo stato di salute dell'apparato riproduttivo, per poter affrontare una gravidanza prima che la malattia lo renda impossibile. La chirurgia è invece necessaria per risolvere il problema. Per questo agire sull'alimentazione per prevenire la comparsa del disturbo può rappresentare una strategia semplice per evitare di dover intervenire in modo molto più drastico. Il ruolo degli Omega-3 Lo studio pubblicato su Human Reproduction ha analizzato l'incidenza dell'endometriosi sul seguente campione: 70.000 donne che tra il 1989 e il 2001 hanno compilato ogni 4 anni un questionario sulle loro abitudini alimentari. A 1.200 di queste donne è stata diagnosticata la malattia. Tuttavia, il rischio di endometriosi è risultato ridotto del 22% in chi preferiva un'alimentazione ricca di Omega-3. Le donne la cui alimentazione era ricca di grassi trans, come quelli contenuti in cibi fritti, margarina e cracker, avevano una maggiore probabilità (48%) di sviluppare la patologia. Prevenire l'endometriosi: il ruolo della dieta Questi risultati indicano che preferire un'alimentazione ricca di Omega-3 può ridurre il rischio di endometriosi. Un "buona" dieta a base di Omega-3 è composta da tonno, salmone, sgombro, noci e tutti gli altri alimenti che contengono ricche dosi di questi preziosi acidi grassi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Missmer SA, Chavarro JE, Malspeis S, Bertone-Johnson ER, Hornstein MD, Spiegelman D, Barbieri RL, Willett WC, Hankinson SE, “A prospective study of dietary fat consumption and endometriosis risk”, Hum Reprod. 2010 Jun;25(6):1528-35. Epub 2010 Mar 23.


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Endometriosi ed è stato taggato con

  • L'azione degli Omega-3 riduce il rischio di sviluppare l'Alzheimer

    Consumare quantità elevate di cibi ricchi di Omega-3 può ridurre del 20-30% i livelli di Aβ42, la forma di proteina beta-amiloide responsabile della malattia di Alzheimer. Lo dimostra uno studio pubblicato su Neurology, condotto da un gruppo di ricercatori guidato da Nikolaos Scarmeas del Columbia University Medical Center di New York (Stati Uniti). I risultati ottenuti in questa nuova ricerca confermano quanto suggerito da altri studi: il potenziale ruolo di questi acidi grassi nel prevenire o nel ritardare il morbo di Alzheimer. Cos'è la proteina beta-amiloide? La causa dello sviluppo dei sintomi dell'Alzheimer è una distruzione di neuroni che impedisce la corretta trasmissione dell'impulso nervoso. Uno dei principali fattori alla base di questo fenomeno è l'accumulo della proteina beta-amiloide. Questa molecola di depositandosi fra i neuroni e forma fibre e placche responsabili della morte delle cellule cerebrali. Tuttavia, questa proteina non è stata inventata dalla natura per impedire il funzionamento del sistema nervoso. La beta-amiloide svolge nell'organismo anche altri importanti ruoli: regolazione del trasporto del colesterolo difesa contro lo stress ossidativo Le cellule possono produrre diverse forme di beta-amiloide. Fra queste, la cosiddetta Aβ42 è quella che tende maggiormente a formare le fibre. Non solo, alcune mutazioni associate con la comparsa precoce dell'Alzheimer aumentano la produzione di Aβ42. Prevenire l'Alzheimer: il ruolo della dieta Ad oggi non sono stati identificati trattamenti che possano prevenire con sicurezza lo sviluppo della malattia. Diversi studi suggeriscono che alcune modifiche dello stile di vita siano associate a una minore probabilità di soffrirne. Sono altresì inclusi alcuni cambiamenti nel regime alimentare: tra questi l'aumento del consumo di Omega-3. Scarmeas e colleghi hanno basato le loro ricerche sull'ipotesi che il legame tra l'assunzione di alcuni nutrienti e le capacità cognitive di un individuo potrebbe essere mediato anche dalla proteina beta-amiloide. Per questo motivo i ricercatori hanno valutato l'associazione tra i livelli plasmatici della proteina e l'assunzione di: acidi grassi saturi Omega-3 Omega-6 acidi grassi monoinsaturi vitamina E vitamina C beta-carotene vitamina B12 folato vitamina D L'analisi ha coinvolto 1.219 individui di età superiore ai 65 anni che non mostravano sintomi di demenza senile. Lo studio ha dimostrato che il consumo di alimenti ricchi Omega-3 è associato a livelli di Aβ42 nel sangue ridotti del 20-30%. Omega-3, un'azione diretta sulle proteine I dati di questa ricerca suggeriscono che i benefici associati al consumo di Omega-3 possano essere almeno in parte spiegati dall'alterazione dei livelli di beta-amiloide. Ricerche successive permetteranno di stabilire se la riduzione delle concentrazioni della proteina nel sangue corrisponde a una loro diminuzione anche a livello cerebrale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Gu Y, Schupf N, Cosentino SA, Luchsinger JA, Scarmeas N, “Nutrient intake and plasma β-amyloid”, Neurology. 2012 May 2. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Morbo di Alzheimer ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 riducono l'infiammazione della pelle causata dall'acne

    Gli Omega-3 riducono lesioni, cicatrici nonché infiammazioni causate dall'acne e migliorano allo stesso tempo l'umore. E' questo quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Integrative Care Centre di Toronto (Canada) e della Lasky Skin Clinic di Beverly Hills (Stati Uniti), pubblicato su Lipids in Health and Disease1. Acne: non è solo una questione di grasso L'acne è una delle malattie della pelle più note e diffuse. Negli ultimi 50 anni la sua incidenza è aumentata significativamente. Un tempo era annoverato tra i problemi della pubertà e dell'adolescenza, oggi è sempre più diffuso fra gli adulti, soprattutto donne. Fra le cause alla base del disturbo: eccessiva produzione di materiale grasso (il sebo) batteri ormoni alimentazione stress ossidativo Altro fattore molto importante è l'infiammazione. Secondo alcune ricerche, l'influenza dell'alimentazione sullo sviluppo dell'acne sarebbe associata a un effetto di tipo infiammatorio. D'altra parte, alcuni nutrienti potrebbero essere utili nel trattamento dell'acne proprio perché regolano i processi infiammatori. È questo il caso degli Omega-3: molecole note per la loro capacità di ridurre l'infiammazione. Rimedi per l'acne: più Omega-3, meno brufoli Nelle popolazioni la cui dieta tradizionale è caratterizzata da livelli elevati di questi acidi grassi l'incidenza dell'acne è ridotta. Non solo: gli adolescenti che consumano grandi quantità di pesce, principale fonte di Omega-3, hanno molti meno sintomi dell'acne preliminari pelle grassa punti neri papule pustole Viceversa, molto spesso chi già soffre di acne non è un grande consumatore di pesce. Lo studio Gli autori hanno proposto a 3 ragazzi e 2 ragazze, di età compresa tra i 18 e i 23 anni e con problemi di acne, di utilizzare capsule a base di Omega-3. Tutti hanno assunto per 2 mesi 4 capsule al giorno, contenenti ciascuna 250 mg di acido eisosapentaenoico (EPA, uno dei principali Omega-3 presenti nel pesce) e una serie di altri elementi in grado di ridurre lo stress ossidativo (selenio, cromo e un estratto di tè verde). Durante il trattamento nessuno dei partecipanti allo studio ha cambiato le sue abitudini alimentari o altri aspetti dello stile di vita. L'unico altro rimedio utilizzato è stato un detergente specifico e non aggressivo. Dopo 2 mesi di assunzione, il numero medio di lesioni alla pelle causate dall'acne è sceso da 62,8 a 40,4. Minori infezioni alla pelle, morale più alto L'effetto più significativo è stato quello sull'infiammazione: il numero medio di lesioni di tipo infiammatorio è infatti sceso da 20,8 a 6,8. I ricercatori hanno altresì osservato un miglioramento del 24% del benessere mentale, emotivo e sociale indipendente dai risultati ottenuti sul numero di lesioni cutanee. Quest'ultimo dato conferma i benefici degli Omega-3 per la salute nervosa dimostrato da altri studi. Secondo gli autori i risultati ottenuti spingono a proseguire le ricerche sulla possibilità di utilizzare questi nutrienti nel trattamento dell'acne.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Rubin MG, Kim K, Logan AC, “Acne vulgaris, mental health and omega-3 fatty acids: a report of cases”, Lipids Health Dis. 2008 Oct 13;7.


    Articolo pubblicato in Pelle, Acne ed è stato taggato con

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