**Page description appears here**
Dagli specialisti in Omega-3 Integratori di qualità e consulenza professionale

Ricevi notizie, consigli e offerte con
Omegor Newsletter

sono sicuro

Blog Omega-3

  • Salute della donna: Omega-3 per prevenire i polipi al colon

    Gli acidi grassi Omega-3 si rivelano ancora importanti alleati per il benessere della donna: mangiare pesce, cibo ricco di questi nutrienti, aiuta infatti a prevenire l'insorgenza del polipo al colon. Lo rivela una ricerca condotta dall'equipe del dottor Harvey J Murff, pubblicata sull'American Journal of Clinical Nutrition. Secondo gli autori dello studio, consumare pesce in modo regolare permetterebbe alla donne di prevenire la formazione di polipi al colon. Il termine "polipo" indica un'escrescenza patologica di piccole dimensioni, spesso asintomatica, che si forma su una mucosa (come naso, utero, intestino, stomaco e, appunto, colon). Col tempo e se non controllata, tale manifestazione fisica potrebbe tramutarsi in cancro. Polipo al colon e Omega-3: lo studio Il dottor Murff afferma che l'azione antinfiammatoria degli Omega-3 è efficace per ridurre il rischio d'insorgenza di un tumore. Murff è molto chiaro anche su un altro punto: è necessario mangiare pesce almeno 3 volte a settimana per accentuare il potere preventivo di tali acidi grassi. La ricerca è stata condotta nel corso di 7 anni su un campione di 5.307 persone (40% donne, 60% uomini) sottoposte a colonscopia: 3.166 soggetti che non presentavano formazione di polipi; 1.597 soggetti affetti da polipo adenomatoso; 544 soggetti affetti da polipo iperplastico. Ai pazienti è stato chiesto di riempire un questionario contenente le seguenti informazioni: regime alimentare stile di vita storia clinica, personale e familiare A questi fattori sono stati associati altri importanti dati di carattere clinico, come età e indice di massa corporea. I risultati finali sono stati interessanti: le donne che introducevano nella loro alimentazione almeno 3 porzioni settimanali di pesce riducevano del 33% la possibilità di di sviluppare polipi angiomatosi. I pesci che contengono Omega-3 Gli Omega-3 sono contenuti soprattutto nel pesce grasso: salmone sgombro sardine acciughe aringhe tonno halibut pesce spada Conclusioni I dati raccolti indicano che l'assunzione di alte quantità di acidi grassi di origine marina è associata ad una diminuzione del rischio tumorale. Tuttavia, tali benefici non sono stati riscontrati nei soggetti e nei pazienti di sesso maschile.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Rose DP, “Effects of dietary fatty acids on breast and prostate cancers: evidence from in vitro experiments and animal studies”, Am J Clin Nutr. 1997 Dec;66(6 Suppl):1513S-1522S 2. Rose DP, “Dietary fatty acids and cancer.”, Am J Clin Nutr. 1997 Oct;66(4 Suppl):998S-1003S 3. Rose DP, Connolly JM, “Dietary fat and breast cancer metastasis by human tumor xenografts”, Breast Cancer Res Treat. 1997 Nov-Dec;46(2-3):225-37 4. Bougnoux P, “n-3 polyunsaturated fatty acids and cancer”, Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 1999 Mar;2(2):121-6 5. Rose DP, Connolly JM, “Omega-3 fatty acids as cancer chemopreventive agents”, Pharmacol Ther. 1999 Sep;83(3):217-44 6. Sauer LA, Dauchy RT, “The effect of omega-6 and omega-3 fatty acids on 3H-thymidine incorporation in hepatoma 7288CTC perfused in situ”, Br J Cancer. 1992 Aug;66(2):297-303 7. Das UN, Begin ME, Ells G, Huang YS, Horrobin DF, “Polyunsaturated fatty acids augment free radical generation in tumor cells in vitro”, Biochem Biophys Res Commun. 1987 May 29;145(1):15-24 8. Sasaki S, Horacsek M, Kesteloot H, “An ecological study of the relationship between dietary fat intake and breast cancer mortality”, Prev Med. 1993 Mar;22(2):187-202 9. Simonsen NR, Fernandez-Crehuet Navajas J, Martin-Moreno JM, Strain JJ, Huttunen JK, Martin BC, Thamm M, Kardinaal AF, van't Veer P, Kok FJ, Kohlmeier L, “Tissue stores of individual monounsaturated fatty acids and breast cancer: the EURAMIC study. European Community Multicenter Study on Antioxidants, Myocardial Infarction, and Breast Cancer”, Am J Clin Nutr. 1998 Jul;68(1):134-41. 10. Schloss I, Kidd MS, Tichelaar HY, Young GO, O'Keefe SJ, “Dietary factors associated with a low risk of colon cancer in coloured west coast fishermen”, S Afr Med J. 1997 Feb;87(2):152-8 11. Jonas WB, “Researching alternative medicine”, Nat Med. 1997 Aug;3(8):824-7 12. Wigmore SJ, Ross JA, Falconer JS, Plester CE, Tisdale MJ, Carter DC, Fearon KC, “The effect of polyunsaturated fatty acids on the progress of cachexia in patients with pancreatic cancer”, Nutrition. 1996 Jan;12(1 Suppl):S27-30 13. Grady, D. (1996) in New York Times. 1996, p. B10 14. Vartak S, Robbins ME, Spector AA, “Polyunsaturated fatty acids increase the sensitivity of 36B10 rat astrocytoma cells to radiation-induced cell kill”, Lipids. 1997 Mar;32(3):283-92 15. Shao Y, Pardini L, Pardini RS, “Dietary menhaden oil enhances mitomycin C antitumor activity toward human mammary carcinoma MX-1”, Lipids. 1995 Nov;30(11):1035-45 16. Pardini RS, Wilson D, Schiff S, Bajo SA, Pierce R, “Nutritional intervention with omega-3 Fatty acids in a case of malignant fibrous histiocytoma of the lungs”, Nutr Cancer. 2005;52(2):121-9 17. Anti M, Marra G, Armelao F, Bartoli GM, Ficarelli R, Percesepe A, De Vitis I, Maria G, Sofo L, Rapaccini GL, et al, “Effect of omega-3 fatty acids on rectal mucosal cell proliferation in subjects at risk for colon cancer”, Gastroenterology. 1992 Sep;103(3):883-91. 18. Huang YC, Jessup JM, Forse RA, Flickner S, Pleskow D, Anastopoulos HT, Ritter V, Blackburn GL, “n-3 fatty acids decrease colonic epithelial cell proliferation in high-risk bowel mucosa”, Lipids. 1996 Mar;31 Suppl:S313-7 19. Rudin DO, “The dominant diseases of modernized societies as omega-3 essential fatty acid deficiency syndrome: substrate beriberi”, Med Hypotheses. 1982 Jan;8(1):17-47 20. Augustsson K, Michaud DS, Rimm EB, Leitzmann MF, Stampfer MJ, Willett WC, Giovannucci E, “A prospective study of intake of fish and marine fatty acids and prostate cancer”, Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2003 Jan;12(1):64-7 21. Thompson LU, Rickard SE, Orcheson LJ, Seidl MM, “Flaxseed and its lignan and oil components reduce mammary tumor growth at a late stage of carcinogenesis”, Carcinogenesis. 1996 Jun;17(6):1373-6 22. Hilakivi-Clarke L, Cho E, Cabanes A, DeAssis S, Olivo S, Helferich W, Lippman ME, Clarke R, “Dietary modulation of pregnancy estrogen levels and breast cancer risk among female rat offspring”, Clin Cancer Res. 2002 Nov;8(11):3601-10 23. Bougnoux P, Germain E, Chajès V, Hubert B, Lhuillery C, Le Floch O, Body G, Calais G, “Cytotoxic drugs efficacy correlates with adipose tissue docosahexaenoic acid level in locally advanced breast carcinoma”, Br J Cancer. 1999 Apr;79(11-12):1765-9 24. Johanning GL, “Modulation of breast cancer cell adhesion by unsaturated fatty acids”, Nutrition. 1996 Nov-Dec;12(11-12):810-6 25. Reich R, Martin GR, “Identification of arachidonic acid pathways required for the invasive and metastatic activity of malignant tumor cells”, Prostaglandins. 1996 Jan;51(1):1-17 26. Bougnoux P, Koscielny S, Chajès V, Descamps P, Couet C, Calais G, “alpha-Linolenic acid content of adipose breast tissue: a host determinant of the risk of early metastasis in breast cancer”, Br J Cancer. 1994 Aug;70(2):330-4 27. Rose DP, Connolly JM, Coleman M, “Effect of omega-3 fatty acids on the progression of metastases after the surgical excision of human breast cancer cell solid tumors growing in nude mice”, Clin Cancer Res. 1996 Oct;2(10):1751-6 28. Kenler AS, Swails WS, Driscoll DF, DeMichele SJ, Daley B, Babineau TJ, Peterson MB, Bistrian BR, “Early enteral feeding in postsurgical cancer patients. Fish oil structured lipid-based polymeric formula versus a standard polymeric formula”, Ann Surg. 1996 Mar;223(3):316-33  


    Articolo pubblicato in Tumori, Cancro al colon ed è stato taggato con

  • Omega-3 e sistema nervoso, benefici per sviluppo e terza età sono reali

    L'azione svolta dagli Omega-3 sul sistema nervoso è fondamentale per il suo sviluppo e il mantenimento delle capacità cognitive durante la terza età. La conferma arriva dalle pagine di Nutritional Neuroscience, che ha pubblicato un'analisi globale dei risultati ottenuti nel corso di varie ricerche, effettuata dagli psicologi della Western Oregon University di Monmouth (Stati Uniti). Secondo gli autori ulteriori studi permetteranno di chiarire il ruolo svolto da questi acidi grassi anche durante l'infanzia, la giovinezza e la vita adulta. L'importanza di una corretta nutrizione per il cervello Perché il cervello funzioni al meglio delle sue possibilità è importante alimentarlo in modo corretto. Quest'organo infatti consuma ogni giorno il 20% delle calorie introdotte con il cibo. Il nutriente più importante è il glucosio, che garantisce il mantenimento di funzioni vitali, come la respirazione, e attività cognitive. È tuttavia importante che tutti i macronutrienti, cioè zuccheri, grassi e proteine, vengano introdotti in quantità adeguate. Grassi sì, ma quali? Che un grasso non valga l'altro è una verità che riguarda tutto l'organismo, cervello incluso. I cibi da fast food contengono ad esempio grassi sono estremamente dannosi per la salute. I grassi saturi, invece, impiegano molto tempo per essere metabolizzati. Di contro, i cosiddetti acidi grassi insaturi possono esercitare notevoli benefici sull'organismo, tessuto nervoso incluso. Gli Omega-3 appartengono proprio a questa classe di grassi. Diversi studi hanno dimostrato che chi consuma grandi quantità di grassi saturi corre un maggior rischio di sviluppare deficit cognitivi e incorrere in un ictus. Gli Omega-3 possono invece contrastare disturbi come depressione e la schizofrenia, e sono altresì importanti per lo sviluppo del cervello del feto. Omega-3, effetti diversi in base all'età L'analisi effettuata dagli psicologi statunitensi ha chiarito il diverso ruolo degli Omega-3 nelle varie fasi della vita. In particolare, confrontando i risultati delle diverse ricerche presenti nella letteratura scientifica, gli studiosi hanno concluso che assumere Omega-3 in gestazione influenza positivamente lo sviluppo del sistema nervoso. Questo effetto sembra attenuarsi dopo la nascita e anche se alcuni studi indicano un'azione positiva sulle capacità cognitive durante l'infanzia, la giovinezza e la mezza età, i dati raccolti non permettono di arrivare a conclusioni definitive a tal proposito. Molte ricerche hanno invece dimostrato che l'assunzione di Omega-3 in età più adulta protegge contro la neurodegenerazione e può ridurre la probabilità di sviluppare disturbi cognitivi. Ulteriori ricerche permetteranno di verificare i benefici esercitati da questi acidi grassi sulle capacità cognitive nelle fasi centrali della vita.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Approfondimenti sistema nervoso

  • Omega-3 da lievito: EPA è sicuro ed efficace come l'olio di pesce

    L'acido eicosapentaenoico (EPA) prodotto modificando geneticamente il lievito è sicuro ed efficace come gli Omega-3 presenti nell'olio di pesce. Uno studio pubblicato sulla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology ha infatti dimostrato che l'olio di EPA ottenuto da questo lievito ingegnerizzato non ha nessun effetto collaterale e ha un'azione paragonabile a quella degli integratori di uso comune. Fonti di Omega-3: quale scegliere? I pesci grassi, come il tonno, sgombro, salmone e aringhe, rappresentano la principale fonte di Omega-3. Al loro interno sono presenti elevate quantità di EPA e di acido docosaesaenoico (DHA), l'altro acido grasso “amico” della salute. Il primo approccio per aumentare l'assunzione di questi nutrienti è introdurre nell'alimentazione maggiori quantità di pesce. Esistono tuttavia altre possibili soluzioni: integratori Omega-3 a base di olio di pesce, anch'esso ricco di EPA e DHA; integratori Omega-3 a base di olio di krill, piccoli gamberetti che contengono elevate quantità di acidi grassi. Il DHA è presente anche in integratori ottenuti a partire dalle microalghe. L'acido alfa-linolenico (ALA), Omega-3 di origine vegetale, è abbondante nell'olio e nei semi di lino. Nonostante questa ampia scelta, le ricerche mirate ad ottenere nuovi prodotti alimentari che aiutino ad aumentare l'assunzione di Omega-3 non si fermano, tanto da arrivare a generare piante geneticamente modificate arricchite di questi nutrienti. I lieviti, nuove fabbriche di Omega-3 Una delle ultime opportunità è offerta dai lieviti. Un gruppo di ricercatori guidati da Susan MacKenzie della DuPont, una delle più note aziende chimiche, ha ingegnerizzato un ceppo di  Yarrowia lipolytica per produrre un olio ricco di EPA. Per testare la sicurezza del prodotto i ricercatori lo hanno somministrato a dei ratti, confrontando i suoi effetti con quelli dell'olio di pesce. Gli animali hanno assunto quotidianamente, per 90 giorni consecutivi, quantità di questo olio corrispondenti a  98, 488, o 976 milligrammi di EPA per ogni chilogrammo di peso corporeo. Da un lato, la dose più bassa di Omega-3 non è risultata efficace, dall'altro, le altre dosi hanno mostrato gli stessi benefici derivanti dall'assunzione di olio di pesce. I ricercatori hanno, infatti, osservato una riduzione dei livelli di colesterolo totale e di colesterolo “cattivo”. Non solo, l'EPA ottenuto dal lievito non ha prodotto nessun effetto collaterale significativo, nemmeno alla dose più elevata. Infatti, anche se all'inizio dell'esperimento assumere la quantità più elevata fra quelle testate ha causato una diminuzione del colesterolo “buono”, questo effetto è scomparso nei giorni successivi. Stessa sicurezza per lieviti e olio di pesce In base ai risultati ottenuti gli autori dello studio hanno concluso che l'EPA prodotto dal lievito ingegnerizzato è sicuro ed efficace come quello contenuto nell'olio di pesce.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Fonti Omega-3 vegetali ed è stato taggato con

  • Omega-3 contrasta il broncospasmo in atleti e sportivi

    L'assunzione di Omega-3, acidi grassi indispensabili alla salute del nostro organismo, aiuta a ridurre il broncospasmo provocato dall'attività fisica in atleti e sportivi. Lo rivela un articolo pubblicato sull'American Journal of Respiration Critical Care Medicine. Broncospasmo: cos'è e quali sono le cause Il termine broncospasmo indica un temporaneo restringimento dei bronchi, causato da una contrazione involontaria o anomala della muscolatura liscia bronchiale nonché dall'irritazione dei tessuti circostanti. In atleti e sportivi, le cause del broncospasmo sono le seguenti: aumento dell'attività respiratoria provocata dallo sforzo e dall'attività fisica; esposizione ad allergeni o ad agenti che provocano irritazioni; batteri, virus e sostanze tossiche presenti nell'aria; inalazione eccessiva di aria secca; inalazione eccessiva di aria fredda. Proprietà antinfiammatorie degli Omega-3: l'azione di contrasto Le proprietà antinfiammatorie di queste molecole aiutano a ridurre i sintomi del broncospasmo, apportando miglioramenti (considerati dagli studiosi come lievi) alle condizioni respiratorie. Del resto, i benefici degli Omega-3 per la salute delle vie respiratorie sono ben noti: il miglioramento delle funzioni polmonari in coloro che soffrono di asma o bronchite cronica è uno di essi. Rimedi per il broncospasmo: integrazione alimentare con Omega-3 L'integrazione alimentare con Omega-3 consente di alleviare lo stato di malessere causato da questa infiammazione. Tali acidi grassi possono essere introdotti e assimilati innanzitutto grazie al pesce: salmone sgombro sardine acciughe aringhe tonno halibut pesce spada trota di torrente Altre fonti Omega-3 alimentari includono cereali, legumi e semi oleosi. È tuttavia possibile associare alla propria alimentazione integratori a base di olio pesce. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Vie respiratorie, Bronchi ed è stato taggato con

  • HIV, antiretrovirali e trigliceridi: aiuto da Omega-3 in olio di pesce

    I pazienti affetti da HIV che hanno concentrazioni di trigliceridi troppo elevate possono ridurre il problema tramite l'assunzione di Omega-3. La sicurezza del trattamento è stata dimostrata da uno studio pubblicato sul Journal of Acquired Immunodeficience Syndrome. Un gruppo di scienziati, guidati da Jean-Claude Melchior dell'Hôpital Raymond Poincaré di Garches (Francia), ha monitorato i livelli di grassi nel sangue di individui che tengono sotto controllo l'infezione assumendo farmaci antiretrovirali molto potenti. Tirglicerdi, HIV e Omega-3 I farmaci antiretrovirali consentono agli individui infettati dall'HIV di raggiungere aspettative di vita paragonabili a quelle del resto della popolazione. La loro assunzione è però associata a un aumento dei grassi presenti nel sangue. Per cercare di porre rimedio a questo effetto collaterale, Melchior e colleghi hanno valutato la possibilità di somministrare a questi pazienti olio di pesce ricco di Omega-3. Questi acidi grassi sono infatti noti per la loro capacità di ridurre i livelli di trigliceridi e del cosiddetto colesterolo “cattivo” negli individui non infetti. Lo studio La ricerca ha coinvolto 122 pazienti con livelli di trigliceridi compresi tra i 2 e i 10 grammi per litro, tutti in terapia con farmaci antiretrovirali: a 60 partecipanti sono state somministrate 3 volte al giorno 2 capsule contenenti ciascuna 1 grammo di olio di pesce; gli altri pazienti hanno assunto la stessa quantità di capsule, al cui interno era però presente solo un placebo. L'esperimento è proseguito per 8 settimane, al termine delle quali i ricercatori hanno rilevato che in chi aveva assunto gli Omega-3 i livelli di trigliceridi erano diminuiti, in media, del 25,5%. Negli altri individui ne è stato osservato un aumento dell'1%. In particolare, la concentrazione media dei trigliceridi dopo la somministrazione di olio di pesce era pari a 3,4 grammi/litro, contro i 4,8 grammi/l rilevati in chi aveva assunto il placebo. La risposta degli individui trattati con Omega-3 è stata molto diversa da caso a caso. La diminuzione osservata infatti variava tra l'8,4 e il 40,9%. Inoltre in chi aveva assunto l'olio di pesce i livelli di colesterolo erano inferiori dell'8,5% rispetto agli altri pazienti. Nelle 8 settimane successive tutti i partecipanti hanno assunto l'olio di pesce. Ciò ha permesso di ottenere una riduzione dei trigliceridi del 21,2% anche nei pazienti che in precedenza avevano ricevuto il placebo. Allo stesso tempo, il prolungamento del trattamento ha permesso di stabilizzare i livelli di questi grassi in chi stava assumendo gli Omega-3 dall'inizio dell'esperimento. Efficaci anche in casi limite La ricerca ha incluso anche 10 pazienti in cui i livelli iniziali di trigliceridi erano superiori a 10 grammi/litro, cui sono stati somministrati sempre solo Omega-3. In questo caso, la diminuzione media osservata dopo 8 settimane era pari al 43,6%. Un aiuto senza effetti collaterali Secondo i ricercatori questi risultati indicano che l'olio di pesce può essere un valido approccio per la riduzione dei grassi ematici durante le terapie antiretrovirali, soprattutto per l'assenza di effetti collaterali. I dati raccolti suggeriscono che il loro impiego può normalizzare i livelli di trigliceridi nel 22,4% dei pazienti, ma nei casi in cui la riduzione è superiore al 20% la percentuale di successo può salire al 58,6%.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Trigliceridi ed è stato taggato con

  • Semi di lino ricchi di Omega-3 proteggono polmoni da raggi X

    I semi di lino, ricchi di Omega-3 e di antiossidanti, potrebbero essere utili per aumentare l'efficacia delle terapie basate su trattamenti con raggi X al torace. Lo suggerisce uno studio condotto sui topi da un gruppo di ricercatori coordinato da  Melpo Christofidou-Solomidou, del dipartimento di medicina dell'Università della Pennsylvania (Filadelfia, Usa), pubblicato su Cancer Biology anche Therapy. Secondo i ricercatori, assumere questi semi prima del trattamento aumenta la resistenza dei tessuti polmonari alle radiazioni. Semi di lino, una fonte di antinfiammatori e di antiossidanti I semi di lino sono fonti alimentari di Omega-3, acidi grassi essenziali dalle forti proprietà antinfiammatorie. Al loro interno sono contenute anche molecole note con il nome di lignani, che invece hanno proprietà antiossidanti. Christofidou-Solomidou e colleghi hanno deciso di testare le loro potenzialità nel proteggere i tessuti dall'effetto dannoso dei raggi X, con cui vengono trattati i pazienti affetti da cancro ai polmoni. Infatti il 30% degli individui che deve essere trattato con raggi X a causa di un tumore ai polmoni riporta significativi danni ai tessuti sani dopo la terapia. Nel 10-15% dei casi la radioterapia causa un danneggiamento dei polmoni anche negli individui affetti da altre forme di cancro localizzate nel torace. Questo effetto collaterale è dovuto principalmente allo stress ossidativo e all'infiammazione scatenate dalle alte dosi di radiazioni necessarie per rendere efficace la terapia. Per evitare i danni dovrebbe essere ridotta la dose di raggi X utilizzata. In alternativa il trattamento potrebbe essere abbinato alla somministrazione di un agente radioprotettivo. Tuttavia, prima di questa ricerca nessuno aveva valutato la possibilità che questa protezione potesse derivare dagli Omega-3 e dai lignani presenti nei semi di lino. Lo studio Gli autori hanno suddiviso i topi in 2 gruppi: la dieta del primo gruppo è stata addizionata con il 10% di semi di lino; gli altri animali hanno ricevuto un'alimentazione identica, ma priva del supplemento. Dopo 3 settimane tutti i topi sono stati trattati al torace con la stessa dose di raggi X. Dopo 24 ore, solo negli animali che avevano assunto semi di lino è stata osservata una riduzione dell'espressione di alcune molecole associate allo stress ossidativo. Questo effetto, spiegano i ricercatori, è dovuto all'azione dei lignani. Infatti la somministrazione di queste molecole a cellule coltivate in laboratorio ha ridotto la produzione dei fattori responsabili dello stress ossidativo generate dalle radiazioni. L'azione antinfiammatoria degli Omega-3 ha, invece, permesso di ridurre i livelli delle cellule dell'infiammazione nei tessuti polmonari 4 mesi dopo il trattamento. Infine, la somministrazione dei semi di lino ha protetto i polmoni dalla fibrosi. Protezione sì, ma solo per i tessuti sani I ricercatori sottolineano il fatto che i semi di lino esercitano un'azione protettiva solo sui tessuti sani del polmone. Infatti, quando sono state iniettate cellule di tumore polmonare nei topi, l'assunzione del supplemento non le ha risparmiate dall'effetto dei raggi X. Per tutti questi motivi i semi di lino potrebbero essere un valido aiuto per aumentare l'efficacia della radioterapia.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Tumori, Danni da raggi X ed è stato taggato con

  • Omega-3 in gestazione proteggono neonati da danno ipossico-ischemico

    L'assunzione di Omega-3 durante la gestazione può proteggere il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico contrastando la reazione infiammatoria ad esso associata. A suggerirlo è uno studio condotto alla Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh (Stati Uniti), pubblicato sulla rivista Stroke. La notizia apre nuove speranze per la cura di un danno per cui sono attualmente disponibili poche soluzioni. Il danno ipossico-ischemico L'ipossia è una situazione di carenza di ossigeno in un tessuto dell'organismo. Sia nel feto sia nel neonato, questa situazione può scatenare un altro fenomeno: l'ischemia. Per ischemia si intende la riduzione o, addirittura, l'interruzione del flusso sanguigno. Nei neonati che vanno incontro ad asfissia, ipossia ed ischemia cerebrale vanno di pari passo: le loro conseguenze prendono il nome di danno ipossico-ischemico. Tale situazione può verificarsi prima, dopo o durante il parto e colpisce ogni anno 4-5 milioni di bambini che possono andare incontro a conseguenze più o meno gravi sulle capacità cognitive, motorie e comportamentali. Fra i rischi più frequenti: ritardo mentale epilessia difficoltà di apprendimento disabilità motorie Le terapie attualmente disponibili per rimediare al danno ipossico-ischemico sono piuttosto limitate. Nuove speranze dagli Omega-3 Gli autori della ricerca pubblicata su Stroke hanno valutato l'effetto degli Omega-3 sui danni associati all'ipossia e all'ischemia nei neonati utilizzando come sistema modello dei ratti. A partire dal secondo giorno della gestazione e fino a 14 giorni dopo il parto gli animali sono stati alimentati con un mangime addizionato di Omega-3 o con una dieta standard. 7 giorni dopo la nascita i ricercatori hanno indotto nei neonati il danno ipossico-ischemico. Le conseguenze cerebrali del danno sono state valutate nelle 5 settimane successive attraverso test specifici per la determinazione delle capacità motorie degli animali. Inoltre fino a 7 giorni dopo l'induzione del danno sono state monitorate la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori e l'attivazione delle cellule responsabili della risposta immunitaria nel cervello. Infine, 5 settimane dopo il danno è stata valutata la perdita di tessuto nervoso. Ne è emerso che la somministrazione di Omega-3 durante la gestazione riduce significativamente i danni cerebrali e le loro conseguenze neurologiche a lungo termine. Inoltre questi nutrienti esercitano un'attività antinfiammatoria nei confronti delle cellule dell'immunità presenti nel cervello. Successivi esperimenti, condotti direttamente su queste cellule coltivate in laboratorio, hanno dimostrato che gli Omega-3 riducono l'infiammazione diminuendo l'attività della proteina NF-kB. Questo fenomeno impedisce, di conseguenza, il rilascio delle molecole responsabili dell'infiammazione. Dai ratti all'uomo Secondo gli autori i risultati di questa ricerca suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 possano proteggere in modo significativo il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico. La loro azione sarebbe almeno in parte basata sull'inibizione dell'infiammazione mediata dalle cellule del sistema immunitario presenti nel sistema nervoso centrale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Gravidanza ed è stato taggato con

  • Semi di lino con Omega-3 riducono danni da radiazioni

    L'assunzione di semi di lino, fonti alimentari di Omega-3, può ridurre i danni ai polmoni associati all'esposizione a radiazioni. A suggerirlo è uno studio condotto da Melpo Christofidou-Solomidou e colleghi all'Università della Pennsylvania di Filadelfia (Stati Uniti), pubblicato da BioMed Central Cancer. I ricercatori hanno studiato gli effetti dell'assunzione di semi di lino in topi sottoposti a raggi X al torace. I risultati sono stati interessanti: una supplementazione post-trattamento con questi vegetali permette di: ridurre la fibrosi polmonare; diminuire l'infiammazione; diminuire la produzione di molecole che attivano il sistema immunitario; aumentare la sopravvivenza. Tale trattamento contrasta lo stesso tipo di danni provocati dalla radioterapia. Semi di lino: le proprietà I semi di lino, prodotti vegetali ricchi di acidi grassi Omega-3, sono noti soprattutto per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. In uno studio precedente, pubblicato su Cancer Biology anche Therapy, Christofidou-Solomidou aveva dimostrato che questi alimenti consentono di prevenire i danni ai polmoni nei topi sottoposti a terapia con raggi X al torace. Questo tipo di trattamento, così come l'inalazione di molecole radioattive disperse nell'aria, è associato a infiammazione, danno ossidativo ai tessuti e fibrosi irreversibile dei polmoni. Nel nuovo studio i ricercatori hanno valutato se la l'assunzione di questi semi potesse mitigare gli effetti dei raggi X ad esposizione alle radiazioni già avvenuta. Lo studio La dieta dei topi sottoposti alla terapia con raggi X è stata arricchita con il 10% di semi di lino subito dopo il trattamento oppure 2, 4 o 6 settimane dopo l'esposizione alle radiazioni. Come controllo, ad altri topi è stata assegnata una dieta priva del supplemento. Protezione dai semi di lino A 4 mesi dal trattamento il tasso di sopravvivenza dei topi che non avevano ricevuto semi di lino era pari al 40%. Quello degli animali che avevano ricevuto il supplemento ricco di Omega-3 variava, invece, tra il 70 e l'88%. L'analisi dei polmoni e di un marcatore della fibrosi ha altresì dimostrato che in questi topi i livelli di fibrosi erano inferiori rispetto a quanto osservato nel gruppo di controllo. Inoltre i ricercatori hanno osservato una minore perdita di peso e una minore quantità di molecole infiammatorie negli animali che avevano assunto semi di lino, caratterizzati da una maggiore ossigenazione del sangue rispetto agli altri topi La migrazione delle cellule dell'infiammazione a livello dei polmoni, invece, era ridotta solo se la somministrazione del supplemento alimentare iniziava non più tardi di 2 settimane dopo il trattamento con raggi X. Semi di lino per riparare i polmoni I risultati ottenuti dimostrano che le sostanze contenute nei semi di lino aiutano a contrastare i danni polmonari normalmente associati all'esposizione alle radiazioni. Dopo questa serie di esperimenti i ricercatori hanno iniziato a testare l'efficacia della somministrazione di questo supplemento a pazienti sottoposti a terapie anticancro.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Tumori, Danni da raggi X ed è stato taggato con

  • Sintomi depressione: l'Omega-3 EPA è più efficace del DHA

    I sintomi della depressione possono essere trattati con l'ausilio dell'Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA). E' la conclusione a cui è giunto Julian Martins dell'Academy of Nutritional Medicine di Cambridge (Stati Uniti), al termine di un'analisi delle varie sperimentazioni in cui  EPA e DHA (acido docosaesaenoico) sono stati utilizzati  come cura per la depressione. I risultati del suo studio sono stati pubblicati sul Journal of the American College of Nutrition. Omega-3 e depressione L'assunzione aumentata con la dieta di Omega-3 in depressione può alleviare lo stato di malessere che caratterizza questa patologia Tuttavia, pochi studi hanno fatto chiarezza su quale fra questi acidi grassi sia il vero responsabile dei benefici derivanti dal loro consumo. L'analisi effettuata da Martins ha voluto fare luce proprio su questo aspetto, concentrandosi sull'efficacia dei 2 principali Omega-3 di origine alimentare: l'EPA e il DHA. Trattamento la depressione con gli Omega-3: lo studio L'autore dello studio ha cercato tutte le pubblicazioni presenti nella letteratura scientifica in cui EPA, DHA o una combinazione 2 due acidi grassi sono stati utilizzati per trattare la depressione. Nell'analisi sono stati inclusi solo gli studi in cui l'effetto della somministrazione di Omega-3 è stato confrontato con quello dell'assunzione di un placebo e in cui i partecipanti sono stati scelti casualmente per ricevere il trattamento o il placebo. Inoltre Martins ha preso in considerazione solo le ricerche per cui fossero disponibili la quantità di Omega-3 somministrati e dati precisi ed affidabili sui sintomi della depressione. In questo modo sono state selezionate 28 ricerche. Se gli Omega-3 vengono utilizzati per il trattamento di depressioni molto severe, i supplementi più efficaci sono quelli caratterizzati da un basso rapporto tra DHA e EPA. Lo rivela l'analisi statistica dei dati. L'efficacia del trattamento dipende comunque dalla patologia presa in considerazione. In particolare: gli Omega-3 sono più utili per trattare disturbo bipolare e forme di depressione grave, anziché forme di depressione lieve, depressione moderata o di affaticamento cronico. Non solo: questi nutrienti sono più efficaci per trattare la depressione anziché prevenirla. Il loro effetto è maggiore se vengono utilizzati in combinazione con un'altra terapia. Infine, l’efficacia del trattamento dipende dalla composizione del supplemento utilizzato. Infatti i sintomi della depressione non sono stati ridotti significativamente nelle 3 sperimentazioni in cui i pazienti hanno assunto solamente DHA. Lo stesso risultato negativo è stato ottenuto in altri 4 studi in cui il supplemento era costituito per più del 50% da questo Omega-3. Al contrario, i segni della malattia sono stati ridotti significativamente in 13 studi in cui è stato utilizzato un integratore formato per più del 50% da EPA e in 8 studi basati sulla somministrazione di solo EPA. EPA, la scelta migliore contro la depressione Secondo Martins, questa analisi rivela che l'EPA è più efficace del DHA nel trattamento della depressione. L'autore però sottolinea che la metodologia di ciascuna sperimentazione, così come il numero di pazienti coinvolti e la durata dello studio, influisce significativamente sui risultati ottenuti somministrando Omega-3 a chi soffre di questa patologia.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Per il fegato l'olio di pesce è diverso dall'olio di krill

    Gli Omega-3 dell'olio di pesce e nell'olio di krill regolano in modo diverso i geni del fegato. Sono questi i risultati di una ricerca condotta sui topi di cui ha dato notizia la rivista Frontiers in Genetics. I dati raccolti non sono però riusciti a dimostrare che l'olio di krill abbia gli stessi effetti dell'olio di pesce sulle concentrazione dei grassi nel sangue. Le fonti di Omega-3 I benefici degli Omega-3 per il nostro organismo sono ben noti: protezione dell'apparato cardiovascolare; azione antinfiammatoria; regolazione dei livelli di glucosio e dei grassi nel sangue. L'organismo umano non è tuttavia in grado di produrli da sé. Per questo motivo è necessario introdurre questi nutrienti attraverso l'alimentazione. Le fonti Omega-3 principali sono i pesci grassi: salmone sgombro tonno Aumentando il consumo di questi alimenti è possibile garantire all'organismo i livelli adeguati dei due Omega-3 necessari alle cellule: l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA). Altre possibili fonti sono elementi di origine vegetale, come le noci e i semi di lino, che però, contengono acido alfa-linolenico (ALA), un precursore di EPA e DHA. Esistono altresì integratori alimentari che aiutano a soddisfare il fabbisogno di questi preziosi nutrienti. I più noti contengono olio di pesce, ma esistono anche integratori il cui ingrediente principale è l'olio di krill, ottenuto da piccoli gamberetti che contengono elevate quantità di EPA e DHA. Olio di pesce e olio di krill: le differenze La maggior parte degli studi sull'efficacia di questi supplementi riguarda l'olio di pesce, ma un numero sempre maggiore di ricerche stanno valutando anche i benefici associati all'assunzione dell'olio di krill. L'analisi pubblicata su Frontiers of Genetics si è concentrata sull'effetto dell'assunzione di olio di pesce o di krill sull'espressione dei geni nel fegato. Gli autori dello studio hanno alimentato dei topi con mangime contenente l'uno o l'altro tipo di supplemento. E' stato scoperto che gli Omega-3 contenuti nell'olio di krill riducono l'attività di geni coinvolti nella produzione di glucosio, di grassi e di colesterolo da parte del fegato. I dati raccolti suggeriscono inoltre che questo supplemento aumenti l'attività dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. L'olio di pesce regola invece l'espressione di questi geni in modo diverso. La differenza più significativa riguarda i fattori che partecipano alla sintesi del colesterolo, che in questo caso vengono indotti dall'assunzione del supplemento. Nonostante queste differenze, né l'olio di pesce né quello di krill hanno modificato i livelli di grassi, di glucosio o di insulina nel sangue dei topi coinvolti nell'esperimento. Differenze significative? Secondo i ricercatori, il mancato effetto sulle concentrazioni di grassi e zuccheri nel sangue potrebbe essere dovuto al fatto che i topi utilizzati negli esperimenti erano giovani e sono stati alimentati con una dieta a basso contenuto di grassi. La ricerca non chiarisce, quindi, se l'olio di krill ha gli stessi effetti già dimostrati per l'olio di pesce. Saranno necessari ulteriori studi, condotti su animali affetti da disturbi metabolici o alimentati con una dieta ricca di grassi, per gettare luce su questo aspetto.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Olio di pesce

Articoli da 271 a 280 di 398 totali

Pagina:
  1. 1
  2. ...
  3. 26
  4. 27
  5. 28
  6. 29
  7. 30
  8. ...
  9. 40
 

Iscriviti a Omegor Newsletter e ricevi subito nella tua casella email

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.


*valido solo per i nuovi iscritti al sito web Chiudi
 

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.



Chiudi