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  • Diabete di tipo 2: gli Omega-3 contro il rischio di aterosclerosi

    L'assunzione di acidi grassi Omega-3 riporta nella norma l'attività della paraoxonasi, un enzima che contrasta l'aterosclerosi e la cui funzione è ridotta in chi soffre di diabete di tipo 2. La notizia arriva dal dipartimento di nutrizione ebiochimica della Tehran University of Medical Sciences (Tehran, Iran), dove un gruppo di ricercatori ha valutato l'effetto di questi nutrienti su alcuni parametri alterati in questo tipo di diabete. I risultati ottenuti dagli scienziati sono stati pubblicati sul Journal of Research in Medical Sciences. Il diabete di tipo 2 Il diabete di tipo 2 è una patologia che spesso si sviluppa con il passare degli anni, ma che non colpisce solo gli anziani. Le categorie a rischio sono infatti diverse: coloro che hanno casi di diabete in famiglia; donne che ne hanno sofferto in gravidanza; chi è in sovrappeso o obeso; chi ha livelli di colesterolo o trigliceridi troppo elevati; chi conduce una vita sedentaria. L'insulinoresistenza è la causa della malattia. In questa condizione, le cellule dell'organismo non sono più in grado di utilizzare l'insulina, l'ormone che controlla l'uso degli zuccheri. In questa situazione, la concentrazione del glucosio nel sangue aumenta significativamente. Tuttavia, la cosiddetta glicemia non è l'unico fattore ad essere alterato. Alcune ricerche hanno infatti riscontrato in chi soffre di tale patologia livelli di vitamina A e C più bassi rispetto alla norma. Non solo: chi soffre di questa forma di diabete è anche caratterizzato da una minore attività dell'enzima paraoxonasi. Questa molecola circola nel sangue associata al cosiddetto colesterolo “buono” e ha una funzione importante nel contrastare le modifiche del colesterolo “cattivo” che promuovono l'aterosclerosi. Omega-3 a sostegno della paraoxonasi contro l'aterosclerosi Gli scienziati iraniani hanno studiato gli effetti esercitati dagli Omega-3 assunti sotto forma di integratori alimentari sull'attività della paraoxonasi e sui livelli di vitamina A, C ed E. La ricerca ha coinvolto 80 pazienti affetti da diabete di tipo 2, cui è stata prescritta l'assunzione di Omega-3 (per un totale di di 2,714 grammi al giorno) o di un placebo per 8 settimane. All'inizio e alla fine del periodo di trattamento, i ricercatori hanno prelevato da ciascun paziente (a digiuno) 10 millilitri di sangue. Nei campioni sono stati misurati i livelli delle 3 vitamine nonché l'attività della paraoxonasi. Tutti i pazienti hanno inoltre compilato, nei 2 giorni antecedenti e predenti il trattamento, un questionario sulle proprie abitudini alimentari. L'analisi statistica dei dati raccolti ha permesso di dimostrare che l'assunzione di Omega-3 aumenta circa del 42% l'attività dell'enzima. Non è stato invece rilevato alcun effetto di questi nutrienti sulle concentrazioni di vitamina A, C o E. Non solo diabete 1 I risultati ottenuti indicano che gli Omega-3, i cui benefici per chi soffre di diabete di tipo 1 sono già stati dimostrati da altre ricerche, aiutano anche a normalizzare alcuni parametri alterati in caso di diabete di tipo 2.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. Roqueta-Rivera M, Stroud CK, Haschek WM, Akare SJ, Segre M, Brush RS, Agbaga MP, Anderson RE, Hess RA, Nakamura MT, “Docosahexaenoic acid supplementation fully restores fertility and spermatogenesis in male delta-6 desaturase-null mice”, J Lipid Res. 2010 Feb;51(2):360-7. Epub 2009 Aug 18 2. Safarinejad MR, Hosseini SY, Dadkhah F, Asgari MA, “Relationship of omega-3 and omega-6 fatty acids with semen characteristics, and anti-oxidant status of seminal plasma: a comparison between fertile and infertile men”, Clin Nutr. 2010 Feb;29(1):100-5. Epub 2009 Aug 8


    Articolo pubblicato in Diabete, Diabete di tipo 2 ed è stato taggato con

  • Omega-3, poche differenze tra i livelli di vegetariani e vegani

    I livelli di Omega-3 presenti nei consumatori di pesce, nei vegetariani e nei vegani sono simili fra loro. Lo ha svelato uno studio coordinato dall'University of East Anglia (Norwich, Regno Unito), in cui Alisa Welch e colleghi hanno analizzato l'ipotesi che escludere il pesce dalla propria alimentazione corrispondesse a ridurre la presenza di queste preziose molecole nell'organismo. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition. Le fonti di Omega-3 Gli acidi grassi Omega-3 sono presenti in diversi alimenti di origine animale e vegetale, ma la fonte principale di questi nutrienti sono i pesci grassi. I pesci contengono livelli elevati sia di EPA (acido eicosapentaenoico), sia di DHA (acido docosaesaenoico), gli Omega-3 attivi all'interno dell'organismo. Gli alimenti di origine vegetale (come le noci e i semi di lino) sono invece una fonte migliore di ALA (acido alfa-linolenico). Quest'ultimo è un precursore di EPA e DHA. Una volta introdotto con l'alimentazione, l'organismo deve convertirlo in questi 2 acidi grassi per poter beneficiare dell'azione degli Omega-3. Per questo motivo, Welch e colleghi hanno deciso di analizzare se la scelta di bandire il pesce dalla propria dieta (come fa chi è vegetariano o vegano) potesse ridurre la presenza di EPA e DHA nell'organismo. Lo studio La ricerca ha coinvolto 14.422 individui appartenenti al gruppo di studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition)-Norfolk. Gli autori hanno analizzato i dati relativi alle abitudini alimentari dei partecipanti, raccolti attraverso un diario settimanale, per analizzare l'esistenza di un'eventuale correlazione tra regime dietetico e livelli di Omega-3 presenti nel circolo sanguigno. Inoltre sono state misurate le concentrazioni di EPA e DHA nel plasma sanguigno. Grazie a queste informazioni è stato possibile calcolare anche il tasso di conversione dell'ALA negli altri 2 Omega-3. I risultati Le analisi hanno dimostrato che per chi non mangia pesce, ma include altri cibi di origine animale della propria dieta, la fonte principale di Omega-3 è la carne. I vegetariani invece ottengono questi nutrienti dai grassi spalmabili (ad esempio il burro o la margarina), dalle zuppe e dalle salse. La quantità totale di Omega-3 introdotti da chi non mangia pesce è risultata variabile tra il 57 e l'80% di quella tipica di chi invece lo consuma. Tuttavia, le differenze osservate nelle concentrazioni plasmatiche sono risultate decisamente più contenute. Non solo, il tasso di conversione dell'ALA in EPA e DHA è risultato maggiore in chi non mangia pesce e nelle donne. Un tasso di conversione inatteso In base a questi risultati i ricercatori hanno concluso che il regime alimentare non influenza fortemente i livelli di Omega-3 presenti nell'organismo. L'ipotesi formulata dagli autori è che ciò sia reso possibile dal fatto che in chi non mangia pesce il tasso di conversione dell'ALA in EPA e DHA è più elevato di quanto non lo sia in chi lo mangia.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Vegani e vegetariani

  • Omega-3 in vena riducono i sintomi dell'artrite reumatoide

    La somministrazione endovenosa di Omega-3 può contrastare il gonfiore e il dolore alle articolazioni tipci dell'artrite reumatoide. I benefici ottenuti in questo modo possono essere prolungati se la terapia viene proseguita facendo assumere ai pazienti gli stessi acidi grassi per via orale. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori guidato da Babak Bahadori dello State Hospital Muerzzuschlag (Muerzzuschlag, Austria), in uno studio i cui risultati sono stati pubblicati su JPEN-Journal of Parenteral and Enteral Nutrition. Sintomi artrite reumatoide: Omega-3 per prevenire e per curare L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune che colpisce le articolazioni. La sua incidenza diminuisce con un consumo regolare di pesce, una delle fonti principali di Omega-3. L'efficacia di questi acidi grassi non si limita, tuttavia, alla prevenzione della malattia. La somministrazione di questi nutrienti riduce infatti anche i suoi sintomi in modo dose-dipendente. Secondo alcuni studi, questo effetto si basa sulla capacità degli Omega-3 di tenere sotto controllo le reazioni infiammatorie. Non solo: l'assunzione di questi acidi grassi riduce la necessità di assumere farmaci antinfiammatori per contrastare il dolore alle articolazioni. Somministrazione endovenosa di Omega-3 per il trattamento dei sintomi Bahadori e colleghi hanno testato l'efficacia e la sicurezza della somministrazione di Omega-3 direttamente nelle vene per il trattamento dei sintomi dell'artrite reumatoide. Lo studio ha coinvolto 23 pazienti affetti da forme moderate o gravi della malattia. Ogni individuo è stato casualmente scelto per ricevere un'emulsione di olio di pesce ricco di Omega-3 o, come placebo, una soluzione salina. In entrambi i casi, la somministrazione ha previsto l'infusione intravenosa per 14 giorni consecutivi. Nelle 20 settimane successive i pazienti hanno assunto delle capsule contenenti olio di pesce o, sempre come placebo, cera di paraffina. L'efficacia del trattamento è stata valutata misurando il numero di articolazioni gonfie e doloranti. L'efficacia dell'assunzione per endovena All'inizio del trattamento il numero di articolazioni gonfie e doloranti era simile in tutti i pazienti. Dopo una settimana di infusione, chi aveva assunto Omega-3 aveva una quantità di articolazioni gonfie significativamente inferiore rispetto a chi aveva ricevuto il placebo. Dopo la seconda settimana di trattamento, i ricercatori hanno osservato che la differenza fra i 2 gruppi continuava ad essere significativa. Le differenze nel conteggio delle articolazioni doloranti sono state invece meno eclatanti. Sia il gonfiore che il dolore erano significativamente inferiori anche in quei pazienti che dopo i 14 giorni di infusione hanno continuato ad assumere Omega-3 per via orale anziché le capsule di placebo. Un approccio efficace e sicuro In base ai dati raccolti, gli autori della ricerca hanno concluso che la somministrazione di Omega-3 direttamente in vena è efficace nel ridurre i sintomi dell'artrite reumatoide. Allo stesso tempo, Bahadori e colleghi hanno dimostrato che questo tipo di approccio è ben tollerato dai pazienti. D'altra parte, proseguire il trattamento con la somministrazione orale degli acidi grassi ne prolunga gli effetti benefici.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema immunitario, Artrite reumatoide ed è stato taggato con

  • Fertilità maschile: gli Omega-3 proteggono gli spermatozoi

    cibi ricchi di Omega-3 migliorano la fertilità maschile perché proteggono e perfezionano le caratteristiche degli spermatozoi. La buona notizia arriva dalla rivista Human Reproduction, che ha pubblicato i risultati di uno studio guidato da Jill Attaman dell'Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti). Oltre ai già noti benefici apportati alla salute, i dati raccolti dal ricercatore indicano che gli Omega-3 possono altresì contribuire a migliorare la fertilità maschile. Grassi “buoni” e grassi “cattivi”: la differenza La convinzione che i grassi siano nutrienti dannosi per la salute nasce da anni di ricerche sul sovrappeso, sull'obesità e sulle malattie cardiovascolari. I grassi non sono però tutti uguali e non devono essere completamente banditi dall'alimentazione. Oltre ad essere degli insostituibili costituenti delle cellule, queste molecole svolgono importanti funzioni che, a seconda del tipo di grasso preso in considerazione, possono anche migliorare lo stato di salute. E' il caso degli Omega-3, acidi grassi essenziali che svolgono un'indubbia azione benefica sull'organismo. In particolare: contrastano i fenomeni infiammatori; riducono il rischio di sviluppare malattie croniche, come disturbi cardiocircolatori e artrite; aiutano lo sviluppo e il funzionamento del sistema nervoso. Promuovere la fertilità maschile con gli Omega-3 Attaman e colleghi hanno aggiunto un nuovo tassello al mosaico dei benefici degli Omega-3. Lo scopo dei ricercatori era valutare il legame tra i grassi introdotti con l'alimentazione e i parametri che indicano la qualità dello sperma. Lo studio ha coinvolto 99 uomini che si erano rivolti ad una clinica per la fertilità, con un età media di circa 36 anni e mezzo. I partecipanti sono stati suddivisi in 3 gruppi in base ai livelli di grassi assunti con la dieta. L'analisi dello sperma ha svelato che un elevato apporto di questi nutrienti riduce significativamente il numero di spermatozoi. Infatti, rispetto agli uomini che consumavano i livelli più bassi di grassi, quelli che ne assumevano le quantità più elevate avevano una quantità totale e una concentrazione di spermatozoi inferiori: rispettivamente del 43 e del 38%. Tuttavia, gli spermatozoi degli uomini che seguivano un'alimentazione ricca di Omega-3 avevano caratteristiche morfologiche migliori. Cibi ricchi di grassi e qualità dello sperma: associazione significativa Attaman ha sottolineato che il binomio "assunzione di cibi ricchi di grassi/qualità dello sperma" offre un'ulteriore prova dei potenziali benefici derivanti dalla riduzione del consumo di questi alimenti. Nonostante siano necessari ulteriori studi per dimostrare l'esistenza di una relazione causa-effetto, i risultati ottenuti confermano l'importanza di una dieta sana per garantire la propria fertilità.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Fertilità maschile

  • Omega-3 DHA in allattamento: l'assunzione aumenta la capacità di attenzione dei bambini

    L'assunzione di circa 200 milligrammi al giorno dell'Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) da parte delle neomamme che allattano al seno nei 4 mesi successivi al parto aumenta le capacità di attenzione prolungata dei bambini a 5 anni. Lo ha dimostrato una ricerca pubblicata sul Journal of Pediatrics, in cui i ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston (Stati Uniti) hanno analizzato l'effetto della presenza di questo acido grasso nel latte materno sullo stato neuropsicologico dei piccoli. La stessa ricerca ha evidenziato che il DHA assunto in questo periodo non influenza, invece, le capacità visive del bambino di questa età.   Omega-3 in gravidanza e allattamento Assumere Omega-3 durante la gravidanza è fondamentale per promuovere il corretto sviluppo delle strutture nervose del feto nonché ridurre la probabilità di complicazioni rischiose per la madre e per il bambino, come l'aborto e il parto prematuro. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che un corretto apporto di Omega-3 durante la gestazione e l'allattamento protegge la salute dei piccoli anche dopo la nascita. I figli delle donne che assumono tali acidi grassi in questi periodi corrono minori rischi di sviluppare patologie come l'asma, alcune allergie e disturbi infiammatori. Gli Omega-3 esercitano altresì un effetto benefico sui piccoli che soffrono di: disturbi comportamentali sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD) dislessia Anche il quoziente intellettivo dei bambini può essere positivamente influenzato dal consumo di questi nutrienti durante la gravidanza. Omega-3 per bambini più attenti I ricercatori di Houston avevano già portato alla luce un fatto interessante: i bambini di 2 anni e mezzo che nei primi 4 mesi di vita vengono allattati al seno da madri che assumono DHA hanno uno sviluppo psicomotorio migliore. La nuova ricerca si è concentrata sulle capacità neuropsicologiche e visive di questi bambini a 5 anni. Durante l’allattamento, le madri sono state suddivise in 2 gruppi: le mamme del primo hanno assunto quotidianamente fino a 4 mesi dopo il parto capsule contenenti circa 200 milligrammi di DHA; a quelle del secondo è stato somministrato un olio vegetale privo di questo acido grasso. I ricercatori hanno valutato le capacità motorie, visive, esecutive, vocali e di attenzione dei bambini al compimento del quinto anno di vita . I dati raccolti hanno svelato che i figli delle donne che avevano assunto DHA ottenevano risultati migliori nei test di valutazione della capacità di attenzione prolungata. In particolare, questi bambini ottenevano un punteggio medio di 46,5 punti sulla scala specifica utilizzata per la valutazione. I piccoli che non avevano assunto l’acido grasso attraverso il latte materno ottenevano, invece, un punteggio medio di sole 41,9 unità. Tutti gli altri parametri presi in considerazione sono risultati paragonabili nei 2 gruppi. Pochi Omega-3 per ottenere buoni risultati Sulla base di questi risultati, gli autori hanno concluso che è sufficiente che le madri assumano quantità moderate di DHA nei primi 4 mesi di allattamento per migliorare lo sviluppo della capacità di attenzione dei loro bambini. Questa scoperta, insieme ai dati raccolti precedentemente dagli scienziati, indica che l’assunzione precoce di Omega-3 nell’infanzia esercita benefici a lungo termine sullo sviluppo del sistema nervoso dei bambini.


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Neonati e bambini, Allattamento, Età neonatale, Età pediatrica ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 proteggono e accelerano la guarigione dei nervi periferici

    Gli Omega-3 potrebbero aiutare a prevenire i danni ai nervi periferici e a rigenerarli dopo un trauma. A suggerirlo è uno studio coordinato da Adina Michael-Titus della Queen Mary University di Londra (Regno Unito), pubblicato sul Journal of Neuroscience. Secondo Michael-Titus, i risultati ottenuti in esperimenti preliminari condotti sui topi lasciano ipotizzare che questi nutrienti potrebbero essere utili nel trattamento dei danni ai nervi localizzati al di fuori del cervello e del midollo spinale. Nervi danneggiati, non è solo una questione di dolore Il dolore non è l'unico problema con cui deve avere a che fare chi subisce un trauma ad un nervo. Altre possibili conseguenze dei danni alle strutture nervose possono essere la sensazione di debolezza o, addirittura, una paralisi muscolare. I nervi periferici, situati all'esterno del cervello e del midollo spinale, hanno la capacità di rigenerarsi. Non solo: tecniche mediche mirate possono aiutare il recupero della funzionalità. Fatta eccezione per i danni più lievi, la guarigione da questo tipo di trauma non è generalmente completa. Il ruolo degli Omega-3 nel tessuto nervoso I risultati ottenuti nel corso di studi passati hanno dimostrato i benefici degli Omega-3 nei confronti di diversi disturbi neurologici, inclusi i traumi acuti. Questi acidi grassi sono un costituente fondamentale delle membrane delle cellule nervose, di cui garantiscono la moltiplicazione e il differenziamento. Non solo: questi nutrienti sono importanti perché i neuroni possano utilizzare correttamente i neurotrasmettitori, le molecole responsabili della trasmissione dell'impulso nervoso. Gli esperti ipotizzano che queste attività siano utili nella prevenzione, nel controllo e nella cura dei seguenti disturbi psichiatrici: depressione; disturbo bipolare; malattie neurodegenerative (come l'Alzheimer). Gli Omega-3 aiutano a proteggere i nervi Durante i loro studi Michael-Titus e colleghi hanno simulato un trauma nelle cellule nervose di topi che, grazie all'espressione del gene fat-1, sono in grado di accumulare livelli di Omega-3 più elevati della norma. I ricercatori hanno danneggiato i nervi periferici stirandoli o privandoli di ossigeno, in seguito hanno invece valutato i livelli di morte cellulare. Ne è emerso che livelli elevati di Omega-3 proteggono i neuroni da entrambi i tipi di danno. Un secondo esperimento, in cui gli scienziati hanno danneggiato il nervo sciatico dei topi, ha svelato che gli animali che accumulano quantità maggiori di questi acidi grassi riescono a recuperare più rapidamente la funzionalità del nervo. Tutti questi risultati sono stati confermati analizzando l'espressione di alcuni marcatori del danno. Infine, i topi che esprimono fat-1 sono anche risultati protetti dall'atrofia muscolare che può essere causata dal danno neurologico. Omega-3 per proteggere i nervi dalle conseguenze dei traumi Secondo Michael-Titus, questi risultati indicano l'utilità degli Omega-3 nella protezione delle cellule nervose danneggiate. Possono altresì accelerare la guarigione dei nervi periferici dopo un trauma. La ricercatrice spiega che questo fenomeno è un passaggio fondamentale verso la guarigione. Ulteriori ricerche potranno chiarire meglio il ruolo protettivo degli Omega-3 nei confronti dei nervi umani.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Gladman SJ, Huang W, Lim SN, Dyall SC, Boddy S, Kang JX, Knight MM, Priestley JV, Michael-Titus AT, “Improved outcome after peripheral nerve injury in mice with increased levels of endogenous ω-3 polyunsaturated fatty acids”, J Neurosci. 2012 Jan 11;32(2):563-71


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Traumi ed è stato taggato con

  • Malattie cardiovascolari: la prevenzione passa dai formaggi arricchiti di Omega-3

    Latte e formaggi possono aiutare a prevenire le malattie cardiovascolari se vengono arricchiti di Omega-3, introducendo lino estruso nell'alimentazione dei bovini. Ad affermarlo sono gli esperti che si sono riuniti al Parco scientifico tecnologico Vega di Marghera in occasione del convegno “Latte, nuovo nutrimento” dello scorso 29 febbraio. Le ricerche che hanno portato a questa conclusione sono frutto della collaborazione tra Università di Padova, Veneto Agricoltura e Latteria di Soligo. Malattie cardiovascolari: Omega-3 per promuovere la buona salute Un'alimentazione varia ed equilibrata è una delle strategie migliori per mantenere in salute l'organismo. Alcuni nutrienti hanno, inoltre, delle proprietà benefiche che promuovono uno stato di buona salute. E' questo il caso degli Omega-3, i cui benefici per cuore e vasi sono stati dimostrati da anni di ricerche nel settore. Infatti, chi consuma elevate quantità di questi acidi grassi corre un minor rischio di incorrere in malattie del cuore. Gli Omega-3 prevengono inoltre i danni al cuore causati dall'infarto e riducono la mortalità associata a questo evento. Le fonti di Omega-3 Le sorgenti principali di questi preziosi nutrienti sono i pesci grassi di origine marina: sgombro salmone halibut aringhe Anche alcuni prodotti di origine vegetale, come i semi di lino e le noci, possono essere delle buone fonti di Omega-3. Esiste poi tutta una serie di integratori alimentari e di cibi arricchiti che può essere utile per aumentare l'apporto giornaliero di questi acidi grassi. Secondo le ricerche presentate durante questo convegno, un'alternativa valida per produrre alimenti ricchi di Omega-3 consiste nell'introdurre nella dieta dei bovini da latte lino estruso, un prodotto ricco di questi nutrienti. Omega-3 dal latte al formaggio I ricercatori dell'Università di Padova hanno analizzato se gli Omega-3 assunti giornalmente dalle vacche alimentate con lino estruso fossero trasmessi anche ai formaggi prodotti con il loro latte. Il lino estruso è stato scelto perché contiene livelli di questi nutrienti molto superiori rispetto a quelli di Omega-6, un gruppo di acidi grassi abbondante nelle diete occidentali che non presenta però gli stessi benefici degli Omega-3. Lucia Bailoni, del dipartimento di biomedicina comparata e alimentazione dell'Università di Padova, ha piegato che il suo utilizzo ha permesso un aumento significativo dei livelli di Omega-3. In alcuni formaggi stagionati prodotti con il latte di queste vacche è stato possibile raggiungere la soglia stabilita dall'Unione europea, pari a 0,3 grammi di Omega-3 per 100 grammi di prodotto alimentare. Formaggi con Omega-3 per prevenire le malattie cardiovascolari Secondo Bailoni, quello descritto nel corso del convegno è il primo studio ad analizzare dal punto di vista scientifico la trasmissione degli Omega-3 dal latte ai formaggi. L'approccio di arricchimento utilizzato dagli autori della ricerca è diverso da quello tradizionale, che prevede l'aggiunta nel latte di olio di pesce contenente elevate quantità di Omega-3. Tuttavia, le analisi condotte hanno permesso di concludere che anche questa nuova metodica è efficace e permette di ottenere un prodotto alimentare utile per la prevenzione cardiovascolare.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/alimentazione/2012/02/29/visualizza_new.html_106106234.html


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Omega-3 in altri cibi ed è stato taggato con

  • Omega-3, a digiuno EPA e DHA più efficaci se in forma di trigliceridi

    Assumere Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) per circa 6 mesi sotto forma di trigliceridi riesterificati è sufficiente a ridurre significativamente i livelli ematici di lipidi a digiuno. La scoperta, pubblicata sulla rivista Prostaglandins, Leukotrienes, and Essential Fatty Acids, conferma i maggiori benefici offerti da questa forma di Omega-3 rispetto ad altre presenti sul mercato. A condurre gli studi che hanno portato a queste conclusioni è stato un gruppo di ricercatori guidato da Jan Schuchardt della Leibniz Universitat di Hannover (Germania). Formulazioni diverse per effetti diversi La scoperta ha seguito di pochi mesi un altro studio condotto dagli stessi ricercatori. I risultati ottenuti all'epoca avevano dimostrato che nell'organismo i livelli di questi acidi grassi aumentano di più e più rapidamente se gli Omega-3 vengono assunti sotto forma di trigliceridi. I dati facevano riferimento all'EPA e al DHA, i 2 Omega-3 presenti nell'olio di pesce. L'aumento degli acidi grassi è risultato invece inferiore se EPA e DHA sono assunti in un'altra formulazione chimica: quella di etil-esteri. Un'altra ricerca, pubblicata sulla stessa rivista nel settembre del 2010, ha invece dimostrato che la quantità di Omega-3 rilevabile nel circolo sanguigno dopo l'assunzione di integratori alimentari aumenta del 50% proprio se i nutrienti sono presenti come trigliceridi. Trigliceridi più efficaci anche a digiuno Schuchardt e colleghi si sono concentrati sull'analisi delle differenze nei livelli dei lipidi ematici a digiuno in seguito all'assunzione di EPA e DHA sotto forma di trigliceridi riesterificati o di etil-esteri. Per farlo, i ricercatori hanno suddiviso in 3 gruppi oltre 150 pazienti con livelli alterati di lipidi nel sangue, che stavano assumendo farmaci per ridurre le concentrazioni di colesterolo. Ad alcuni partecipanti è stato somministrato solo un placebo a base di olio di grano, altri hanno assunto olio di pesce contenente Omega-3 sotto forma di trigliceridi o di etil-esteri. In questi ultimi 2 gruppi le dosi di EPA e DHA assunti erano identiche e pari a 1,01 e 0,67 grammi. In nessuno dei partecipanti è stata osservata una variazione nei livelli ematici di colesterolo totale, né in quelli di colesterolo “buono” né in quelli di colesterolo “cattivo”. Rispetto ai pazienti trattati con olio di grano, chi aveva assunto Omega-3 sotto forma di trigliceridi ha mostrato una significativa riduzione delle concentrazioni dei lipidi nel sangue in condizioni di digiuno. Un fenomeno sempre più conosciuto Questi nuovi risultati forniscono ulteriori prove del fatto che non tutti i prodotti a base di Omega-3 si equivalgono. I dati raccolti fino ad oggi dimostrano che EPA e DHA assunti sotto forma di trigliceridi riesterificati sono maggiormente biodisponibili. Ciò significa che la quantità di Omega-3 presente nel sangue dopo l'assunzione dell'integratore è maggiore. Inoltre, EPA e DHA si concentrano nell'organismo in quantità più elevate e più rapidamente quando assunti come trigliceridi. Infine, in questa forma gli Omega-3 contribuiscono a ridurre il livelli ematici di lipidi a digiuno.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Schuchardt JP, Neubronner J, Kressel G, Merkel M, von Schacky C, Hahn A, “Moderate doses of EPA and DHA from re-esterified triacylglycerols but not from ethyl-esters lower fasting serum triacylglycerols in statin-treated dyslipidemic subjects: Results from a six month randomized controlled trial”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2011 Dec;85(6):381-6. Epub 2011 Aug 20. 2. Neubronner J, Schuchardt JP, Kressel G, Merkel M, von Schacky C, Hahn A, "Enhanced increase of Omega-3 index in response to long-term n-3 fatty acid supplementation from triacylglycerides versus ethyl esters", Eur J Clin Nutr.  2011 Feb;65(2):247-54 3. Dyerberg J, Madsen P, Møller JM, Aardestrup I, Schmidt EB, “Bioavailability of marine n-3 fatty acid formulations Original Research Article”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2010 Sep;83(3):137-4


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Sistema cardiovascolare, Trigliceridi, Arterie e vasi sanguigni, Tipologie di Omega-3

  • Omega-3 per il cervello: livelli elevati nei globuli rossi contrastano la demenza

    Livelli elevati dell'Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) nelle membrane dei globuli rossi contrastano l'invecchiamento del cervello nonché l'insorgere della demenza. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori guidato da Zaldy Tan della David Geffen School of Medicine dell'Università della California di Los Angeles (Usa). Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Neurology. In base ai dati raccolti, gli scienziati hanno potuto concludere che nella terza età questo parametro influenza positivamente sia le dimensioni del cervello sia le capacità mnemoniche. Omega-3 per il benessere del cervello Diverse ricerche hanno associato un'alimentazione ricca di Omega-3 alla riduzione del rischio di demenza. È stato altresì dimostrato che alti livelli ematici di DHA e EPA (acido eicosapentaenoico, altro Omega-3 di origine alimentare) corrispondono a una minore probabilità di sviluppare alcune malattie neurodegenerative. In particolare il DHA, nutriente abbondante nel pesce grasso e negli integratori a base di olio di pesce, consente di: ridurre la pressione sanguigna; contrastare l'aterosclerosi; diminuire i livelli di trigliceridi. Tutte queste azioni hanno un effetto positivo sul sistema vascolare e possono aiutare a ritardare la comparsa dei sintomi dell'invecchiamento del cervello. Omega-3 contro la demenza: nuove conferme Il nuovo studio ha coinvolto 1.575 uomini e donne di età media pari a 67 anni non affetti da demenza. Il gruppo è stato sottoposto ai seguenti test: misurazione dei livelli di acidi grassi Omega-3 contenuti nella membrana dei globuli rossi; determinazione loro volume cerebrale tramite risonanza magnetica; valutazione di memoria e altre funzioni cognitive grazie a test specifici. E' stato scoperto che gli individui  con livelli di DHA più bassi, rispetto ai partecipanti caratterizzati dalla presenza di quantità superiori, presentavano dimensioni del cervello, memoria visiva, capacità esecutive e di organizzazione significativamente inferiori. Negli individui in cui il DHA è presente nelle quantità più basse anche il volume della materia grigia è minore. Gli autori hanno spiegato che questo parametro è un indice di problematiche a livello dei vasi di calibro minore, ed è stato associato a un aumento del rischio di ictus e di demenza. Omega-3 per un cervello più giovane I ricercatori evidenziano l'importanza della scoperta, sottolineando che si tratta del primo studio a rilevare un'associazione tra la composizione in acidi grassi delle membrane dei globuli rossi e la presenza di indicatori precoci dello sviluppo di forme di demenza. Infatti in questo caso, bassi livelli di DHA sono stati correlati a ridotte dimensioni del cervello e difetti nelle capacità cognitive in individui che non ancora colpiti da demenza. Secondo Tan, le differenze osservate corrispondono a un cervello più vecchio, dal punto di vista della struttura, di circa 2 anni. Come sottolineato dagli stessi autori, nuove ricerche permetteranno di confermare i risultati ottenuti nel corso dei loro studi e potranno approfondire le analisi includendo anche dati riguardanti l'eventuale sviluppo di forme di demenza.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Stampfer MJ, Krauss RM, Ma J, Blanche PJ, Holl LG, Sacks FM, Hennekens CH, “A prospective study of triglyceride level, low-density lipoprotein particle diameter, and risk of myocardial infarction”, JAMA. 1996 Sep 18;276(11):882-8 2. Miller M, Seidler A, Moalemi A, Pearson TA, “Normal triglyceride levels and coronary artery disease events: the Baltimore Coronary Observational Long-Term Study”, J Am Coll Cardiol. 1998 May;31(6):1252-7 3. Nenseter MS, Rustan AC, Lund-Katz S, Søyland E, Maelandsmo G, Phillips MC, Drevon CA, “Effect of dietary supplementation with n-3 polyunsaturated fatty acids on physical properties and metabolism of low density lipoprotein in humans”, Arterioscler Thromb. 1992 Mar;12(3):369-79 4. Lu G, Windsor SL, Harris WS, “Omega-3 fatty acids alter lipoprotein subfraction distributions and the in vitro conversion of very low density lipoproteins to low density lipoproteins”, J Nutr Biochem. 1999 Mar;10(3):151-8 5. Alt Med Alert - Evidence regarding the use of omega-3 fatty acids for hyperlidemia (2005) 6. Weber P, Raederstorff D, “Triglyceride-lowering effect of omega-3 LC-polyunsaturated fatty acids--a review”, Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2000 Feb;10(1):28-37 7. Stark KD, Park EJ, Maines VA, Holub BJ, “Effect of a fish-oil concentrate on serum lipids in postmenopausal women receiving and not receiving hormone replacement therapy in a placebo-controlled, double-blind trial”, Am J Clin Nutr. 2000 Aug;72(2):389-94 8. Lox CD, “Effects of marine fish oil (omega-3 fatty acids) on lipid profiles in women”, Gen Pharmacol. 1990;21(3):295-8 9. Engler MM, Engler MB, Malloy MJ, Paul SM, Kulkarni KR, Mietus-Snyder ML, “Effect of docosahexaenoic acid on lipoprotein subclasses in hyperlipidemic children (the EARLY study)”, Am J Cardiol. 2005 Apr 1;95(7):869-71 10. Varady KA, Jones PJ, “Combination diet and exercise interventions for the treatment of dyslipidemia: an effective preliminary strategy to lower cholesterol levels?”, J Nutr. 2005 Aug;135(8):1829-35


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  • Flavonoidi per aumentare Omega-3 nel sangue

    L'introduzione di flavonoidi nell'alimentazione aumenta i livelli plasmatici di acidi grassi Omega-3. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sul Journal of Nutrition, in cui i ricercatori della Facoltà di Medicina dell'Université Joseph Fourier di Grenoble (Francia) hanno confermato e chiarito i dati ottenuti in precedenti studi sugli effetti benefici di questi nutrienti. Secondo i risultati ottenuti in questa ricerca, l'effetto sui livelli plasmatici degli Omega-3 è osservabile sia se l'alimentazione viene arricchita di questi acidi grassi, sia se viene seguita una dieta povera di Omega-3. Flavonoidi: cosa sono I benefici associati al consumo di frutta e verdura dipendono anche dalla presenza, al loro interno, dei cosiddetti flavonoidi. I flavonoidi, a volte indicati con il termine generale di “vitamina P”, sono composti chimici prodotti naturalmente dalle piante. La loro elevata attività antiossidante permette di contrastare il danno associato alla presenza dei radicali liberi e li rende dei preziosi alleati della salute. La presenza dei flavonoidi apporta diversi benefici per l'organismo, determinando il buon funzionamento di fegatosistema immunitario e vasi capillari. L'attività antiossidante di queste molecole è stata associata anche alla prevenzione di diverse patologie: malattie alla cui base ci sono processi infiammatori; malattie cardiovascolari; alcuni tipi di tumori. Flavonoidi e Omega-3 Alcuni studi hanno suggerito che i flavonoidi contenuti nel vino potrebbero influenzare la capacità dell'organismo di utilizzare gli Omega-3. Questa interazione causerebbe un aumento dei livelli di questi acidi grassi sia nel sangue sia nelle cellule. Per verificare la validità di questa ipotesi, i ricercatori francesi hanno valutato l'effetto dell'assunzione di flavonoidi sui livelli plasmatici dei 2 principali Omega-3 di origine alimentare: l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico). Lo studio La ricerca ha previsto 3 diversi esperimenti, tutti condotti sui ratti. In un primo caso gli animali sono stati alimentati per 8 settimane con una dieta ricca o priva di antocianine, una classe specifica di flavonoidi, ottenute dal mais. Durante l'intero periodo tutti gli animali hanno ricevuto una quantità costante di Omega-3. L'analisi dei livelli di EPA e DHA presenti nel sangue ha dimostrato che le quantità di entrambi questi Omega-3 erano superiori nel plasma dei ratti alimentati con il mangime arricchito di flavonoidi. Risultati simili sono stati ottenuti anche nei 2 esperimenti successivi. In un caso i ricercatori hanno somministrato agli animali una dieta ricca o povera di flavonoidi insieme a olio di palma, un alimento povero di Omega-3. Nell'ultimo esperimento, i ratti hanno ricevuto 60 milligrammi al giorno di olio di pesce, per un totale di 35 milligrammi di DHA e 12 milligrammi di EPA quotidiani. In entrambi gli esperimenti è stato dimostrato che i livelli plasmatici di EPA e DHA erano significativamente maggiori fra gli animali la cui dieta di base era ricca di flavonoidi Più flavonoidi per aumentare gli Omega-3 Secondo gli autori dello studio, questi risultati dimostrano che il consumo di flavonoidi aumenta la presenza di Omega-3 nel sangue.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Toufektsian MC, Salen P, Laporte F, Tonelli C, de Lorgeril M, “Dietary flavonoids increase plasma very long-chain (n-3) fatty acids in rats”, J Nutr. 2011 Jan;141(1):37-41. Epub 2010 Nov 10


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