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  • Omega-3, a digiuno EPA e DHA più efficaci se in forma di trigliceridi

    Assumere Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) per circa 6 mesi sotto forma di trigliceridi riesterificati è sufficiente a ridurre significativamente i livelli ematici di lipidi a digiuno. La scoperta, pubblicata sulla rivista Prostaglandins, Leukotrienes, and Essential Fatty Acids, conferma i maggiori benefici offerti da questa forma di Omega-3 rispetto ad altre presenti sul mercato. A condurre gli studi che hanno portato a queste conclusioni è stato un gruppo di ricercatori guidato da Jan Schuchardt della Leibniz Universitat di Hannover (Germania). Formulazioni diverse per effetti diversi La scoperta ha seguito di pochi mesi un altro studio condotto dagli stessi ricercatori. I risultati ottenuti all'epoca avevano dimostrato che nell'organismo i livelli di questi acidi grassi aumentano di più e più rapidamente se gli Omega-3 vengono assunti sotto forma di trigliceridi. I dati facevano riferimento all'EPA e al DHA, i 2 Omega-3 presenti nell'olio di pesce. L'aumento degli acidi grassi è risultato invece inferiore se EPA e DHA sono assunti in un'altra formulazione chimica: quella di etil-esteri. Un'altra ricerca, pubblicata sulla stessa rivista nel settembre del 2010, ha invece dimostrato che la quantità di Omega-3 rilevabile nel circolo sanguigno dopo l'assunzione di integratori alimentari aumenta del 50% proprio se i nutrienti sono presenti come trigliceridi. Trigliceridi più efficaci anche a digiuno Schuchardt e colleghi si sono concentrati sull'analisi delle differenze nei livelli dei lipidi ematici a digiuno in seguito all'assunzione di EPA e DHA sotto forma di trigliceridi riesterificati o di etil-esteri. Per farlo, i ricercatori hanno suddiviso in 3 gruppi oltre 150 pazienti con livelli alterati di lipidi nel sangue, che stavano assumendo farmaci per ridurre le concentrazioni di colesterolo. Ad alcuni partecipanti è stato somministrato solo un placebo a base di olio di grano, altri hanno assunto olio di pesce contenente Omega-3 sotto forma di trigliceridi o di etil-esteri. In questi ultimi 2 gruppi le dosi di EPA e DHA assunti erano identiche e pari a 1,01 e 0,67 grammi. In nessuno dei partecipanti è stata osservata una variazione nei livelli ematici di colesterolo totale, né in quelli di colesterolo “buono” né in quelli di colesterolo “cattivo”. Rispetto ai pazienti trattati con olio di grano, chi aveva assunto Omega-3 sotto forma di trigliceridi ha mostrato una significativa riduzione delle concentrazioni dei lipidi nel sangue in condizioni di digiuno. Un fenomeno sempre più conosciuto Questi nuovi risultati forniscono ulteriori prove del fatto che non tutti i prodotti a base di Omega-3 si equivalgono. I dati raccolti fino ad oggi dimostrano che EPA e DHA assunti sotto forma di trigliceridi riesterificati sono maggiormente biodisponibili. Ciò significa che la quantità di Omega-3 presente nel sangue dopo l'assunzione dell'integratore è maggiore. Inoltre, EPA e DHA si concentrano nell'organismo in quantità più elevate e più rapidamente quando assunti come trigliceridi. Infine, in questa forma gli Omega-3 contribuiscono a ridurre il livelli ematici di lipidi a digiuno.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Schuchardt JP, Neubronner J, Kressel G, Merkel M, von Schacky C, Hahn A, “Moderate doses of EPA and DHA from re-esterified triacylglycerols but not from ethyl-esters lower fasting serum triacylglycerols in statin-treated dyslipidemic subjects: Results from a six month randomized controlled trial”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2011 Dec;85(6):381-6. Epub 2011 Aug 20. 2. Neubronner J, Schuchardt JP, Kressel G, Merkel M, von Schacky C, Hahn A, "Enhanced increase of Omega-3 index in response to long-term n-3 fatty acid supplementation from triacylglycerides versus ethyl esters", Eur J Clin Nutr.  2011 Feb;65(2):247-54 3. Dyerberg J, Madsen P, Møller JM, Aardestrup I, Schmidt EB, “Bioavailability of marine n-3 fatty acid formulations Original Research Article”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2010 Sep;83(3):137-4


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Sistema cardiovascolare, Trigliceridi, Arterie e vasi sanguigni, Tipologie di Omega-3

  • Omega-3 per il cervello: livelli elevati nei globuli rossi contrastano la demenza

    Livelli elevati dell'Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) nelle membrane dei globuli rossi contrastano l'invecchiamento del cervello nonché l'insorgere della demenza. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori guidato da Zaldy Tan della David Geffen School of Medicine dell'Università della California di Los Angeles (Usa). Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Neurology. In base ai dati raccolti, gli scienziati hanno potuto concludere che nella terza età questo parametro influenza positivamente sia le dimensioni del cervello sia le capacità mnemoniche. Omega-3 per il benessere del cervello Diverse ricerche hanno associato un'alimentazione ricca di Omega-3 alla riduzione del rischio di demenza. È stato altresì dimostrato che alti livelli ematici di DHA e EPA (acido eicosapentaenoico, altro Omega-3 di origine alimentare) corrispondono a una minore probabilità di sviluppare alcune malattie neurodegenerative. In particolare il DHA, nutriente abbondante nel pesce grasso e negli integratori a base di olio di pesce, consente di: ridurre la pressione sanguigna; contrastare l'aterosclerosi; diminuire i livelli di trigliceridi. Tutte queste azioni hanno un effetto positivo sul sistema vascolare e possono aiutare a ritardare la comparsa dei sintomi dell'invecchiamento del cervello. Omega-3 contro la demenza: nuove conferme Il nuovo studio ha coinvolto 1.575 uomini e donne di età media pari a 67 anni non affetti da demenza. Il gruppo è stato sottoposto ai seguenti test: misurazione dei livelli di acidi grassi Omega-3 contenuti nella membrana dei globuli rossi; determinazione loro volume cerebrale tramite risonanza magnetica; valutazione di memoria e altre funzioni cognitive grazie a test specifici. E' stato scoperto che gli individui  con livelli di DHA più bassi, rispetto ai partecipanti caratterizzati dalla presenza di quantità superiori, presentavano dimensioni del cervello, memoria visiva, capacità esecutive e di organizzazione significativamente inferiori. Negli individui in cui il DHA è presente nelle quantità più basse anche il volume della materia grigia è minore. Gli autori hanno spiegato che questo parametro è un indice di problematiche a livello dei vasi di calibro minore, ed è stato associato a un aumento del rischio di ictus e di demenza. Omega-3 per un cervello più giovane I ricercatori evidenziano l'importanza della scoperta, sottolineando che si tratta del primo studio a rilevare un'associazione tra la composizione in acidi grassi delle membrane dei globuli rossi e la presenza di indicatori precoci dello sviluppo di forme di demenza. Infatti in questo caso, bassi livelli di DHA sono stati correlati a ridotte dimensioni del cervello e difetti nelle capacità cognitive in individui che non ancora colpiti da demenza. Secondo Tan, le differenze osservate corrispondono a un cervello più vecchio, dal punto di vista della struttura, di circa 2 anni. Come sottolineato dagli stessi autori, nuove ricerche permetteranno di confermare i risultati ottenuti nel corso dei loro studi e potranno approfondire le analisi includendo anche dati riguardanti l'eventuale sviluppo di forme di demenza.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Stampfer MJ, Krauss RM, Ma J, Blanche PJ, Holl LG, Sacks FM, Hennekens CH, “A prospective study of triglyceride level, low-density lipoprotein particle diameter, and risk of myocardial infarction”, JAMA. 1996 Sep 18;276(11):882-8 2. Miller M, Seidler A, Moalemi A, Pearson TA, “Normal triglyceride levels and coronary artery disease events: the Baltimore Coronary Observational Long-Term Study”, J Am Coll Cardiol. 1998 May;31(6):1252-7 3. Nenseter MS, Rustan AC, Lund-Katz S, Søyland E, Maelandsmo G, Phillips MC, Drevon CA, “Effect of dietary supplementation with n-3 polyunsaturated fatty acids on physical properties and metabolism of low density lipoprotein in humans”, Arterioscler Thromb. 1992 Mar;12(3):369-79 4. Lu G, Windsor SL, Harris WS, “Omega-3 fatty acids alter lipoprotein subfraction distributions and the in vitro conversion of very low density lipoproteins to low density lipoproteins”, J Nutr Biochem. 1999 Mar;10(3):151-8 5. Alt Med Alert - Evidence regarding the use of omega-3 fatty acids for hyperlidemia (2005) 6. Weber P, Raederstorff D, “Triglyceride-lowering effect of omega-3 LC-polyunsaturated fatty acids--a review”, Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2000 Feb;10(1):28-37 7. Stark KD, Park EJ, Maines VA, Holub BJ, “Effect of a fish-oil concentrate on serum lipids in postmenopausal women receiving and not receiving hormone replacement therapy in a placebo-controlled, double-blind trial”, Am J Clin Nutr. 2000 Aug;72(2):389-94 8. Lox CD, “Effects of marine fish oil (omega-3 fatty acids) on lipid profiles in women”, Gen Pharmacol. 1990;21(3):295-8 9. Engler MM, Engler MB, Malloy MJ, Paul SM, Kulkarni KR, Mietus-Snyder ML, “Effect of docosahexaenoic acid on lipoprotein subclasses in hyperlipidemic children (the EARLY study)”, Am J Cardiol. 2005 Apr 1;95(7):869-71 10. Varady KA, Jones PJ, “Combination diet and exercise interventions for the treatment of dyslipidemia: an effective preliminary strategy to lower cholesterol levels?”, J Nutr. 2005 Aug;135(8):1829-35


    Articolo pubblicato in Antinvecchiamento, Demenza ed è stato taggato con

  • Flavonoidi per aumentare Omega-3 nel sangue

    L'introduzione di flavonoidi nell'alimentazione aumenta i livelli plasmatici di acidi grassi Omega-3. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sul Journal of Nutrition, in cui i ricercatori della Facoltà di Medicina dell'Université Joseph Fourier di Grenoble (Francia) hanno confermato e chiarito i dati ottenuti in precedenti studi sugli effetti benefici di questi nutrienti. Secondo i risultati ottenuti in questa ricerca, l'effetto sui livelli plasmatici degli Omega-3 è osservabile sia se l'alimentazione viene arricchita di questi acidi grassi, sia se viene seguita una dieta povera di Omega-3. Flavonoidi: cosa sono I benefici associati al consumo di frutta e verdura dipendono anche dalla presenza, al loro interno, dei cosiddetti flavonoidi. I flavonoidi, a volte indicati con il termine generale di “vitamina P”, sono composti chimici prodotti naturalmente dalle piante. La loro elevata attività antiossidante permette di contrastare il danno associato alla presenza dei radicali liberi e li rende dei preziosi alleati della salute. La presenza dei flavonoidi apporta diversi benefici per l'organismo, determinando il buon funzionamento di fegatosistema immunitario e vasi capillari. L'attività antiossidante di queste molecole è stata associata anche alla prevenzione di diverse patologie: malattie alla cui base ci sono processi infiammatori; malattie cardiovascolari; alcuni tipi di tumori. Flavonoidi e Omega-3 Alcuni studi hanno suggerito che i flavonoidi contenuti nel vino potrebbero influenzare la capacità dell'organismo di utilizzare gli Omega-3. Questa interazione causerebbe un aumento dei livelli di questi acidi grassi sia nel sangue sia nelle cellule. Per verificare la validità di questa ipotesi, i ricercatori francesi hanno valutato l'effetto dell'assunzione di flavonoidi sui livelli plasmatici dei 2 principali Omega-3 di origine alimentare: l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico). Lo studio La ricerca ha previsto 3 diversi esperimenti, tutti condotti sui ratti. In un primo caso gli animali sono stati alimentati per 8 settimane con una dieta ricca o priva di antocianine, una classe specifica di flavonoidi, ottenute dal mais. Durante l'intero periodo tutti gli animali hanno ricevuto una quantità costante di Omega-3. L'analisi dei livelli di EPA e DHA presenti nel sangue ha dimostrato che le quantità di entrambi questi Omega-3 erano superiori nel plasma dei ratti alimentati con il mangime arricchito di flavonoidi. Risultati simili sono stati ottenuti anche nei 2 esperimenti successivi. In un caso i ricercatori hanno somministrato agli animali una dieta ricca o povera di flavonoidi insieme a olio di palma, un alimento povero di Omega-3. Nell'ultimo esperimento, i ratti hanno ricevuto 60 milligrammi al giorno di olio di pesce, per un totale di 35 milligrammi di DHA e 12 milligrammi di EPA quotidiani. In entrambi gli esperimenti è stato dimostrato che i livelli plasmatici di EPA e DHA erano significativamente maggiori fra gli animali la cui dieta di base era ricca di flavonoidi Più flavonoidi per aumentare gli Omega-3 Secondo gli autori dello studio, questi risultati dimostrano che il consumo di flavonoidi aumenta la presenza di Omega-3 nel sangue.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Toufektsian MC, Salen P, Laporte F, Tonelli C, de Lorgeril M, “Dietary flavonoids increase plasma very long-chain (n-3) fatty acids in rats”, J Nutr. 2011 Jan;141(1):37-41. Epub 2010 Nov 10


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Omega-3 in altri cibi ed è stato taggato con

  • Omega-3 e bambini: capacità cognitive influenzate soprattutto nelle femmine

    L'aumento dell'assunzione di Omega-3 e la contemporanea diminuzione degli Omega-6 introdotti con l'alimentazione possono migliorare le capacità cognitive nei bambini e nei ragazzi, soprattutto se femmine. A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Frontiers in Evolutionary Neuroscience, in cui William Lassek dell'Università di Pittsburgh e Steven Gaulin dell'Università della California di Santa Barbara (Stati Uniti) hanno analizzato l'effetto dell'assunzione di questi acidi grassi sulle capacità cognitive dei bambini. I risultati ottenuti indicano che i regimi alimentari tipici dei paesi occidentali, sbilanciati a favore degli Omega-6, potrebbero influenzare negativamente l'apprendimento. Omega-3 e cervello L'acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 di cui sono ricchi i pesci grassi di provenienza marina, è uno dei componenti principali delle strutture nervose e può arrivare a costituire il 10% del peso secco del cervello umano. Il fabbisogno di questo nutriente è particolarmente elevato nelle donne. Infatti durante la gravidanza le future mamme forniscono ai bambini il DHA necessario per lo sviluppo del cervello prelevandolo dalle scorte di grasso accumulate nell'infanzia. Non solo: diversi studi hanno dimostrato l'esistenza di una correlazione tra i livelli di Omega-3 nell'alimentazione delle donne incinte e nel latte materno o artificiale e le capacità cognitive dei bambini. Per approfondire la conoscenza del ruolo svolto da questi acidi grassi nei 2 sessi, Lassek e Gaulin hanno deciso di valutare l'effetto di una dieta ricca di Omega-3 ponendo attenzione alle eventuali differenze nei benefici ottenuti nei maschi e nelle femmine. Lo studio La ricerca ha coinvolto più di 4.000 ragazzi statunitensi di età compresa tra i 6 e i 16 anni: 2.253 erano maschi e 2.309 femmine. Ciascun partecipante è stato sottoposto a test per la valutazione delle capacità cognitive sia in ambito matematico sia nella lettura. L'analisi combinata dei risultati ottenuti in questi test nonché del contenuto di acidi grassi dell'alimentazione seguita dai ragazzi ha svelato che maggiore è la quantità di Omega-3 introdotti con la dieta, migliori sono i punteggi ottenuti nei test sia dai ragazzi che dalle ragazze. In queste ultime, l'effetto positivo dell'assunzione di Omega-3 è doppio rispetto a quanto ottenibile nei maschi. Viceversa, solo nelle ragazze tanto più è elevata la quantità di Omega-6 assunti per via alimentare, tanto più negativi sono i risultati dei test sulle capacità di apprendimento. Nelle femmine, un rapporto tra Omega-6 e Omega-3 sbilanciato a favore dei primi è associato all'ottenimento di punteggi inferiori in questi test Intelligenza, una questione di acidi grassi Lassek e Gaulin hanno concluso che nei ragazzi un aumento dell'assunzione quotidiana di Omega-3 corrispondente a 1 grammo può migliorare i risultati ottenuti nei test di apprendimento di 0,19 punti. Nelle ragazze, invece, aumentare la dose giornaliera gli Omega-3 di 1 grammo può far aumentare il punteggio ottenuto di 0,38 punti. Questi risultati potrebbero aiutare nella pianificazione di iniziative per la tutela della salute pubblica basate su una maggiore conoscenza dei benefici derivanti dall'assunzione di Omega-3 e degli svantaggi causati dal consumo eccessivo di Omega-6.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Lassek WD, Gaulin SJ, “Sex differences in the relationship of dietary Fatty acids to cognitive measures in american children”, Front Evol Neurosci. 2011;3:5. Epub 2011 Nov 2


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Età pediatrica ed è stato taggato con

  • Rischio cardiovascolare: nelle donne, pesce ricco di Omega-3 lo riduce del 90%

    Le giovani donne possono ridurre il rischio di malattie al cuore grazie ad un'alimentazione a base di pesce, tra gli alimenti più ricchi di Omega-3. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato da Hypertension: Journal of the American Heart Association, il primo mai condotto su donne in età fertile. La ricerca è stata condotta da Marin Strøm del Centre for Fetal Programming dello Statens Serum Institut di Copenhagen (Danimarca). Lo studio ha prodotto il seguente responso: le giovani donne che non mangiano mai pesce, oppure lo consumano raramente, sviluppano nell'arco di 8 anni il 50% in più di disturbi cardiovascolari. Rispetto alle donne che mangiano pesce ricco di Omega-3 tutte le settimane, il cuore di coloro che lo mangiano raramente o per nulla è soggetto a un rischio superiore del 90%. Omega-3 e salute del cuore Diversi studi hanno dimostrato che gli Omega-3 contenuti nel pesce grasso e nell'olio di pesce proteggono dalle malattie di cuore e vasi sanguigni. Tuttavia, precisa Strøm, la maggior parte di queste ricerche ha coinvolto esclusivamente uomini. Anche se uomini e donne condividono diversi fattori di rischio cardiovascolare, alcuni studi hanno evidenziato che esistono anche delle differenze di genere. Ad esempio i livelli di infiammazione, di colesterolo e di trigliceridi possono avere un'influenza più negativa sulla salute femminile. I benefici degli Omega-3 per le trentenni Gli autori della nuova ricerca hanno analizzato i dati relativi a uno studio di popolazione che ha coinvolto 49.000 donne danesi di età compresa fra i 15 e i 49 anni. Fra queste, l'età media delle donne in gravidanza era di circa 30 anni. Ciascuna donna è stata intervistata telefonicamente riguardo alla quantità e al tipo di pesce consumato. È emerso che la dieta di pesce tipica comprendeva merluzzi, salmoni, aringhe e sgombri, tutti ricchi in Omega-3. Le partecipanti hanno altresì risposto a domande sullo stile di vita e sulla loro storia familiare. In 8 anni, i ricercatori hanno registrato 577 casi di eventi cardiovascolari: 328 casi inerenti a malattie legate all'ipertensione; 146 a disturbi cerebrovascolari; 103 a malattie cardiache ischemiche. Sono stati inoltre rilevati 5 decessi di donne a cui non erano mai stati diagnosticati problemi al cuore. L'analisi incrociata dei dati ha potuto stabilire che il basso consumo di pesce aumenta del 90% il rischio di sviluppare uno di questi disturbi. Infatti, il ricovero a causa di eventi cardiovascolari è risultato molto più frequente fra le donne che hanno mangiato poco, o addirittura mai, del pesce. I ricercatori hanno anche condotto 3 valutazioni distinte nell'arco di 30 settimane, rilevando che le donne che non mangiano mai pesce hanno un rischio cardiovascolare 3 volte superiore rispetto a quelle che lo scelgono tutte le settimane. Quando (e quanto) pesce mangiare I risultati indicano come i benefici degli Omega-3 per il cuore siano evidenti anche in giovane età. Non solo: secondo quanto emerso dallo studio può essere sufficiente mangiare pesce un paio di volte al mese per ricavarne dei vantaggi. Tuttavia, spiega Strøm, per ottenere i migliori risultati sperabili le donne dovrebbero scegliere di mettere questo cibo nel piatto almeno 2 volte alla settimana.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Strøm M, Halldorsson TI, Mortensen EL, Torp-Pedersen C, Olsen SF. "Fish, n-3 Fatty Acids, and Cardiovascular Diseases in Women of Reproductive Age. A Prospective Study in a Large National Cohort", Hypertension, December 5, 2011 [Published online before print ]


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Diabete di tipo 2: Omega-3 dell'olio di pesce proteggono il rene

    I pazienti affetti da diabete tipo 2 potrebbero migliorare la salute del rene integrando la propria alimentazione con gli acidi grassi Omega-3 contenuti nell'olio di pesce. Lo suggerisce uno studio pubblicato da Diabetic Medicine, rivista della British Diabetic Association. I ricercatori del Dipartimento di Medicina dell'Università di Hong Kong (Cina) hanno dimostrato che dopo 12 settimane di assunzione di olio di pesce,  i livelli di creatinina nei pazienti diabetici diminuiscono in modo significativo. Omega-3 e rene Gli Omega-3 sono nutrienti tipici dei pesci che abitano mari e oceani. Anni di studi hanno dimostrato che l'olio di pesce ottenuto da queste specie, ad alto contenuto di questi acidi grassi, è un prezioso aiuto per la salute del cuore. Il maggiore consumo di olio di pesce è associato a una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari. Esercita altresì un'azione significativa sullo sbilanciamento delle concentrazioni dei lipidi nel sangue. Nonostante ciò, gli effetti degli integratori a base di olio di pesce sulla funzione dei vasi sanguigni e sul metabolismo dei pazienti affetti da diabete di tipo 2 non sono stati ancora chiariti del tutto. Tuttavia, alcuni studi hanno rafforzato l'ipotesi che i integratori di olio di pesce ricchi in Omega-3 abbiano un effetto protettivo nei confronti del rene di chi soffre di diabete di tipo 2. Olio di pesce o olio di oliva? I ricercatori cinesi hanno condotto uno studio controllato su 97 individui affetti da diabete di tipo 2 che non avevano mai sofferto di disturbi cardiovascolari. Sono stati assegnati a 2 gruppi di trattamento: 49 di questi pazienti hanno assunto per 12 settimane 4 grammi al giorno di olio di pesce; 48 individui hanno assunto per uno stesso periodo dell'olio di oliva, che non è ricco di Omega-3. I ricercatori hanno valutato la funzionalità vascolare prima e dopo l'assunzione dei 2 tipi di supplementi. L'olio di pesce migliora la salute del rene nel diabete di tipo 2 Le analisi condotte hanno dimostrato che l'olio di pesce riduce significativamente i livelli di trigliceridi presenti nel siero di chi è affetto da diabete di tipo 2. Tuttavia, precisano gli autori, 12 settimane di trattamento non sono sufficienti ad ottenere un significativo miglioramento delle funzioni vascolari. Ciononostante, i livelli di creatina presenti nel siero, indice del funzionamento del rene, erano minori in chi aveva assunto l'olio di pesce che in chi aveva integrato la sua dieta con olio di oliva. In particolare, l'assunzione di Omega-3 per 12 settimane riduceva i livelli di creatinina di 4,5 micromoli per ogni litro di siero. Alti livelli di creatinina sono associati a danni della funzionalità renale: pertanto questi risultati indicano che l'olio di pesce, assunto per 12 settimane, migliora il funzionamento del rene nei pazienti che soffrono di diabete di tipo 2.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Wong CY, Yiu KH, Li SW, Lee S, Tam S, Lau CP, Tse HF, “Fish-oil supplement has neutral effects on vascular and metabolic function but improves renal function in patients with Type 2 diabetes mellitus”, Diabet Med. 2010 Jan;27(1):54-60


    Articolo pubblicato in Diabete, Diabete di tipo 2 ed è stato taggato con

  • Trigliceridi riesterificati aumentano biodisponibilità Omega-3 del 70%

    L'organismo assorbe e utilizza meglio gli Omega-3 assunti sotto forma di trigliceridi riesterificati. A dimostrarlo è una ricerca di uno dei massimi esperti di Omega-3, Jorn Dyerberg. Secondo l'epidemiologo danese e i suoi colleghi dell'Università di Copenhagen e dell'Ospedale di Aalborg (Danimarca), la biodisponibilità degli Omega-3 presenti nelle formulazioni di questo tipo è superiore del 50% rispetto a quella delle altre forme, incluso l'olio di fegato di merluzzo. La notizia è apparsa sulle pagine della rivista Prostaglandins, Leukotrienes and Essential Fatty Acids. Alimenti ricchi di Omega-3: i benefici secondo l'esperto I primi indizi sui benefici degli alimenti ricchi di Omega-3, come il pesce grasso, risalgono agli anni Settanta. A scoprirli è stato proprio Dyerberg, che ha svelato la loro utilità nella protezione del sistema cardiovascolare. Da allora, i benefici degli Omega-3 sono stati riconosciuti anche per altri ambiti: benessere delle articolazioni umore sviluppo del feto prevenzione e di alcune forme di cancro Nonostante le numerose ricerche sull'utilità di questi acidi grassi, permane ancora un problema: come assicurare un adeguato apporto di questi preziosi nutrienti. Dyerberg e colleghi hanno sottolineato la mancanza di informazioni precise riguardo alla biodisponibilità dell'EPA e del DHA assunti nelle loro diverse formulazioni. Per questo l'esperto ha deciso di testare la disponibilità di 5 tipi di integratori di olio di pesce presenti sul mercato. Le diverse formulazioni di Omega-3 Negli anni sono state messe a punto diverse formulazioni di Omega-3 concentrati: acidi grassi liberi (free fatty acids, FFA) esteri etilici (EE) trigliceridi riesterificati (rTG) Questi ultimi sono forme ottenute dall'olio di pesce, in cui il 30% circa dei trigliceridi è modificato in modo da aumentare il contenuto degli Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA). In questo modo EPA e DHA arrivano a costituire il 60% del contenuto. I dettagli della ricerca Lo studio di Dyerberg e colleghi si è focalizzato sulle differenze tra i trigliceridi naturali qui contenuti: olio di pesce olio di fegato di merluzzo esteri etilici acidi grassi liberi trigliceridi riesterificati In totale sono stati coinvolti 72 individui di età compresa tra i 21 e i 56 anni. Ciascun partecipante ha ricevuto per 2 settimane una dose giornaliera di Omega-3 compresa tra 3,1 e 3,6 grammi di EPA e DHA. Al termine della sperimentazione, i ricercatori hanno rilevato che la biodisponibilità degli Omega-3 è pari al 73% nel caso degli esteri etilici, del 91% nel caso degli acidi grassi liberi e del 124% nel caso dei trigliceridi riesterificati. Gli autori spiegano che se questi dati vengono bilanciati tenendo conto dei dosaggi utilizzati, le biodisponibilità passano al 76, all'86 e al 134%. Risultati inattesi I ricercatori hanno concluso che i trigliceridi riesterificati hanno una biodisponibilità superiore, mentre gli esteri etilici sono le forme meno assorbibili e meno utilizzabili dall'organismo. Gli acidi grassi liberi si pongono in una situazione intermedia, che corrisponde alla biodisponibilità dei trigliceridi contenuti negli oli di pesce naturali. Uno dei risultati più interessanti ottenuti in questo studio è il fatto che la biodisponibilità dei trigliceridi riesterificati sia maggiore di quella degli Omega-3 contenuti nelle forme naturali, soprattutto nell'olio di fegato di merluzzo. Una possibile spiegazione di questo fenomeno potrebbe risiedere nel fatto che le forme riesterificate contengono, oltre ai trigliceridi, anche digliceridi e monogliceridi. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte 1. Dyerberg J, Madsen P, Møller JM, Aardestrup I, Schmidt EB, “Bioavailability of marine n-3 fatty acid formulations”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2010 Sep;83(3):137-41.


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Tipologie di Omega-3 ed è stato taggato con

  • Parodontite: Omega-3 proteggono le gengive e riducono il rischio del 20%

    La parodontite (o periodontite) può essere ostacolata da una dieta a base di Omega-3. Una ricerca pubblicata dal Journal of the American Dietetic Association ha dimostrato che gli acidi grassi Omega-3 proteggono la salute delle gengive contrastando l'insorgenza di questa infezione. La ricerca è stata condotta all'Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti). Secondo gli autori, l'assunzione di quantità moderate di acido eicosapentaenoico (EPA) acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 contenuti nei pesci grassi, riduce la frequenza del disturbo del 20%. I ricercatori hanno spiegato che una terapia contro la parodontite basata sulla dieta rappresenterebbe un'alternativa più sicura e più economica rispetto alle cure attuali. Terapia parodontite: Omega-3 come alternativa efficace La parodontite è un'infiammazione causata dalla proliferazione di batteri tra i denti e le gengive. Viene trattata con l'applicazione locale di antibiotici, abbinata alla pulizia meccanica. I ricercatori sottolineano che i dati raccolti suggeriscono che una dose di DHA pari a quella raccomandata dall'American Heart Association può essere altrettanto soddisfacente (se non addirittura più potente) nella lotta contro la parodontite. Secondo gli autori i benefici degli Omega-3 nel trattamento di infiammazioni croniche suggeriscono un loro impiego nel prevenire altre malattie infiammatorie. DHA, l'arma più forte contro la parodontite La ricerca ha previsto l'analisi dei dati riguardanti oltre 9.000 individui adulti che, tra il 1999 e il 2004, hanno partecipato a uno studio statunitense: il National Health and Nutrition Examination Survey. Gli studiosi dell'Harvard Medical School hanno rilevato in chi introduceva con la dieta quantità maggiori di DHA un'incidenza dell'infiammazione minore del 20%. Nel caso dell'EPA la riduzione era inferiore, ma comunque significativa. Un'efficacia confermata L'utilità degli Omega-3 nel trattamento della parodontite è sostenuta anche dai dati ottenuti precedentemente dai ricercatori dell'Università del Kentucky di Lexington (Stati Uniti). Secondo questa ricerca, pubblicata dal Molecular Oral Biology, bastano dosi piuttosto basse di EPA, DHA e ALA (acido alfa-linolenico, il precursore degli Omega-3) per inibire la crescita dei patogeni che proliferano nel cavo orale. Fra i microrganismi su cui gli Omega-3 sono attivi: Streptococcus mutans Candida albicans Porphyromonas ginigivalis Omega-3, la risposta a un'esigenza Anche se le terapie tradizionali puntano all'eliminazione dell'infezione batterica nelle sue prime fasi, gli esperti si stanno da qualche tempo concentrando sulla ricerca di soluzioni che agiscano bersagliando la risposta all'infezione. Infatti, la reazione dell'organismo alla presenza dei batteri sembra giocare un ruolo importante nell'evoluzione della parodontite, che può addirittura portare alla perdita dei denti e del tessuto osseo circostante. Per questo i risultati ottenuti dai ricercatori di Harvard sono stati ben accolti dalla comunità scientifica. Elizabeth Krall Kaye, docente della Boston University (Boston, Stati Uniti), ha confermato la validità dei dati ricavati da questo studio. Secondo l'esperta i risultati sono resi ancora più interessanti dal fatto che sono sufficienti quantità modeste di DHA ed EPA per ridurre significativamente i rischi per le gengive. Questo, spiega Kaye, suggerisce che potrebbe essere possibile proteggere le gengive semplicemente grazie all'assunzione degli Omega-3 con la dieta.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Naqvi AZ, Buettner C, Phillips RS, Davis RB, Mukamal KJ, “n-3 fatty acids and periodontitis in US adults”, J Am Diet Assoc. 2010 Nov;110(11):1669-75 2. Huang CB, Ebersole JL, “A novel bioactivity of omega-3 polyunsaturated fatty acids and their ester derivatives”, Mol Oral Microbiol. 2010 Feb;25(1):75-80 3. Kaye EK, “n-3 fatty acid intake and periodontal disease”, J Am Diet Assoc. 2010 Nov;110(11):1650-2


    Articolo pubblicato in Cavo orale ed è stato taggato con

  • Omega-3 in gravidanza e allattamento riducono infiammazione nei bambini

    Durante la gravidanza e l'allattamento, l'assunzione quotidiana di 400 milligrammi di Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) attenua l'infiammazione nei bambini. Lo ha dimostrato uno studio clinico condotto da un gruppo di ricercatori israeliani, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista Mediators of Inflammation. La ricerca aggiunge nuovi dettagli al quadro dell'utilità degli acidi grassi Omega-3 per la salute dei bambini già a partire dalla gravidanza. Omega-3, gravidanza e allattamento Gli acidi grassi Omega-3 in gestazione svolgono funzioni importanti per la salute della madre e per quella del nascituro. In particolare permettono di: mantenere i valori di pressione sanguigna nella norma; ridurre il rischio di aborto; ridurre il rischi di parto prematuro; ridurre il rischio di depressione post partum; promuovere il corretto flusso di sangue alla placenta; facilitare il passaggio di ossigeno e nutrienti dalla mamma al bambino. Il corretto sviluppo del bambino, soprattutto a livello del sistema nervoso, viene supportato da questi preziosi acidi grassi. Dopo la nascita, i bambini continuano a beneficiare degli Omega-3 assunti dalla madre durante la gestazione e l'allattamento. I bambini le cui madri hanno garantito in questi periodi il corretto apporto di acidi grassi sono meno esposti al rischio di sviluppare alcune patologie, quali l'asma e alcune forme allergiche. Tuttavia, le scorte di Omega-3 in gestazione diminuiscono quando viene prolungato l'allattamento e nel caso in cui la donna abbia già avuto dei figli. Per tutti questi motivi, gli esperti raccomandano alle donne incinte di assumere ogni giorno dai 200 ai 300 milligrammi di DHA, Omega-3 di cui sono ricchi i pesci grassi. Omega-3 per ridurre l'infiammazione nei bambini I ricercatori israeliani hanno focalizzato l'attenzione sull'effetto dell'assunzione di DHA durante la gestazione e l'allattamento sulla risposta immunitaria dei bambini. Il loro studio ha coinvolto 60 donne in gravidanza che avevano avuto già almeno 2 figli. A 30 delle partecipanti è stato prescritto di assumere 400 milligrammi al giorno di DHA dalla dodicesima settimana di gestazione a 4 mesi dopo il parto. La risposta immunitaria dei bambini, allattati al seno, è stata valutata analizzando i loro campioni di sangue. I ricercatori hanno misurato i livelli di alcuni anticorpi, dei diversi tipi di linfociti (globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria) e di citochine, molecole che partecipano ai processi infiammatori. I dati raccolti hanno svelato che i bambini le cui madri avevano assunto Omega-3 DHA durante la gestazione e l'allattamento avevano livelli più elevati di linfociti non ancora attivati. Di contro, in questi bambini il numero di globuli bianchi che producevano la citochina interferone gamma era significativamente inferiore. DHA, benefici confermati Secondo i ricercatori, la maggiore presenza di linfociti non attivi e la riduzione della produzione di interferone gamma è compatibile con l'ipotesi che l'assunzione di DHA durante la gestazione e l'allattamento riduca la risposta proinfiammatoria nei bambini.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Granot E, Jakobovich E, Rabinowitz R, Levy P, Schlesinger M, “DHA supplementation during pregnancy and lactation affects infants' cellular but not humoral immune response”, Mediators Inflamm. 2011;2011:493925. Epub 2011 Sep 18


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Gravidanza

  • Omega-3 per le ossa: l'acido alfa-linolenico protegge l'anca

    L'Omega-3 acido alfa-linolenico (ALA) introdotto attraverso l'alimentazione riduce il rischio di frattura all'anca nella terza età. Lo ha dimostrato uno studio della Tufts University di Boston (Stati Uniti), pubblicato sul Journal of Nutrition. Si tratta del primo studio che esamina nel dettaglio il ruolo degli Omega-3, molecole utili per garantire il benessere delle ossa, sul rischio di fratture all'anca. Omega-3 per le ossa La letteratura scientifica è ricca di studi che hanno dimostrato i benefici degli Omega-3 per le ossa. Diverse fonti alimentari di questi acidi grassi, come l'olio di pesce o il pesce stesso, si sono rivelate utili nella prevenzione dell'osteoporosi soprattutto durante l'invecchiamento.   L'assunzione a lungo termine di questi nutrienti può migliorare le caratteristiche strutturali e meccaniche delle ossa. In questa ricerca è stato analizzato nello specifico l'effetto dell'assunzione di diversi Omega-3 sul rischio di incorrere in fratture dell'anca. Ossa dell'anca: gli effetti specifici Lo studio ha coinvolto 904 individui di età media pari a 75 anni, tutti partecipanti al Framingham Osteoporosis Study, un progetto sulla salute delle ossa iniziato nel 1987 e finanziato dai National Institutes of Health statunitensi. L'incidenza di fratture all'anca è stata registrata a partire dal momento in cui ciascun partecipante ha completato i primi test ed esami previsti nel progetto, ed è stata monitorata fino al 31 dicembre 2005. I dati così raccolti sono stati messi in correlazione con i livelli di assunzione di Omega-3, di Omega-6 o di pesce. È stato preso in particolare considerazione il consumo degli Omega-3 ALA, EPA (acido eicosapentaenoico), DHA (acido docosaesaenoico) e della combinazione EPA+DHA. L'analisi degli Omega-6 noti ha incluso invece l'acido linoleico e l'acido arachidonico. I ricercatori hanno preso altresì in considerazione il rapporto tra i livelli di Omega-6 e quelli di Omega-3. È emerso che solo la quantità di acido alfa-linolenico introdotto con l'alimentazione è associata al rischio di frattura delle ossa dell'anca sia negli uomini sia nelle donne. In particolare, negli individui che introducono le quantità di ALA più elevate questo rischio è ridotto del 54% rispetto a quanto osservato in chi ne consuma i livelli più bassi. L'acido arachidonico sembra, invece, contrastare le fratture all'anca solo negli uomini. Prendersi cura delle ossa con un'alimentazione più attenta Secondo i ricercatori, questi risultati suggeriscono che l'assunzione per via alimentare di acido alfa-linoleico può aiutare a contrastare le fratture delle ossa dell'anca sia negli uomini sia nelle donne. È possibile arricchire la propria dieta di ALA con i seguenti alimenti: oli vegetali (olio di colza, olio di semi di lino); vegetali a foglia verde; legumi (come i fagioli e la soia) noci tuorlo d'uovo carne di cavallo Anche i cereali possono essere una fonte di questo Omega-3, ma ne sono meno ricchi.


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Ossa e colonna vertebrale ed è stato taggato con

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