**Page description appears here**
Dagli specialisti in Omega-3 Integratori di qualità e consulenza professionale

Ricevi notizie, consigli e offerte con
Omegor Newsletter

sono sicuro

Blog Omega-3

  • HIV, antiretrovirali e trigliceridi: aiuto da Omega-3 in olio di pesce

    I pazienti affetti da HIV che hanno concentrazioni di trigliceridi troppo elevate possono ridurre il problema tramite l'assunzione di Omega-3. La sicurezza del trattamento è stata dimostrata da uno studio pubblicato sul Journal of Acquired Immunodeficience Syndrome. Un gruppo di scienziati, guidati da Jean-Claude Melchior dell'Hôpital Raymond Poincaré di Garches (Francia), ha monitorato i livelli di grassi nel sangue di individui che tengono sotto controllo l'infezione assumendo farmaci antiretrovirali molto potenti. Tirglicerdi, HIV e Omega-3 I farmaci antiretrovirali consentono agli individui infettati dall'HIV di raggiungere aspettative di vita paragonabili a quelle del resto della popolazione. La loro assunzione è però associata a un aumento dei grassi presenti nel sangue. Per cercare di porre rimedio a questo effetto collaterale, Melchior e colleghi hanno valutato la possibilità di somministrare a questi pazienti olio di pesce ricco di Omega-3. Questi acidi grassi sono infatti noti per la loro capacità di ridurre i livelli di trigliceridi e del cosiddetto colesterolo “cattivo” negli individui non infetti. Lo studio La ricerca ha coinvolto 122 pazienti con livelli di trigliceridi compresi tra i 2 e i 10 grammi per litro, tutti in terapia con farmaci antiretrovirali: a 60 partecipanti sono state somministrate 3 volte al giorno 2 capsule contenenti ciascuna 1 grammo di olio di pesce; gli altri pazienti hanno assunto la stessa quantità di capsule, al cui interno era però presente solo un placebo. L'esperimento è proseguito per 8 settimane, al termine delle quali i ricercatori hanno rilevato che in chi aveva assunto gli Omega-3 i livelli di trigliceridi erano diminuiti, in media, del 25,5%. Negli altri individui ne è stato osservato un aumento dell'1%. In particolare, la concentrazione media dei trigliceridi dopo la somministrazione di olio di pesce era pari a 3,4 grammi/litro, contro i 4,8 grammi/l rilevati in chi aveva assunto il placebo. La risposta degli individui trattati con Omega-3 è stata molto diversa da caso a caso. La diminuzione osservata infatti variava tra l'8,4 e il 40,9%. Inoltre in chi aveva assunto l'olio di pesce i livelli di colesterolo erano inferiori dell'8,5% rispetto agli altri pazienti. Nelle 8 settimane successive tutti i partecipanti hanno assunto l'olio di pesce. Ciò ha permesso di ottenere una riduzione dei trigliceridi del 21,2% anche nei pazienti che in precedenza avevano ricevuto il placebo. Allo stesso tempo, il prolungamento del trattamento ha permesso di stabilizzare i livelli di questi grassi in chi stava assumendo gli Omega-3 dall'inizio dell'esperimento. Efficaci anche in casi limite La ricerca ha incluso anche 10 pazienti in cui i livelli iniziali di trigliceridi erano superiori a 10 grammi/litro, cui sono stati somministrati sempre solo Omega-3. In questo caso, la diminuzione media osservata dopo 8 settimane era pari al 43,6%. Un aiuto senza effetti collaterali Secondo i ricercatori questi risultati indicano che l'olio di pesce può essere un valido approccio per la riduzione dei grassi ematici durante le terapie antiretrovirali, soprattutto per l'assenza di effetti collaterali. I dati raccolti suggeriscono che il loro impiego può normalizzare i livelli di trigliceridi nel 22,4% dei pazienti, ma nei casi in cui la riduzione è superiore al 20% la percentuale di successo può salire al 58,6%.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Trigliceridi ed è stato taggato con

  • Semi di lino ricchi di Omega-3 proteggono polmoni da raggi X

    I semi di lino, ricchi di Omega-3 e di antiossidanti, potrebbero essere utili per aumentare l'efficacia delle terapie basate su trattamenti con raggi X al torace. Lo suggerisce uno studio condotto sui topi da un gruppo di ricercatori coordinato da  Melpo Christofidou-Solomidou, del dipartimento di medicina dell'Università della Pennsylvania (Filadelfia, Usa), pubblicato su Cancer Biology anche Therapy. Secondo i ricercatori, assumere questi semi prima del trattamento aumenta la resistenza dei tessuti polmonari alle radiazioni. Semi di lino, una fonte di antinfiammatori e di antiossidanti I semi di lino sono fonti alimentari di Omega-3, acidi grassi essenziali dalle forti proprietà antinfiammatorie. Al loro interno sono contenute anche molecole note con il nome di lignani, che invece hanno proprietà antiossidanti. Christofidou-Solomidou e colleghi hanno deciso di testare le loro potenzialità nel proteggere i tessuti dall'effetto dannoso dei raggi X, con cui vengono trattati i pazienti affetti da cancro ai polmoni. Infatti il 30% degli individui che deve essere trattato con raggi X a causa di un tumore ai polmoni riporta significativi danni ai tessuti sani dopo la terapia. Nel 10-15% dei casi la radioterapia causa un danneggiamento dei polmoni anche negli individui affetti da altre forme di cancro localizzate nel torace. Questo effetto collaterale è dovuto principalmente allo stress ossidativo e all'infiammazione scatenate dalle alte dosi di radiazioni necessarie per rendere efficace la terapia. Per evitare i danni dovrebbe essere ridotta la dose di raggi X utilizzata. In alternativa il trattamento potrebbe essere abbinato alla somministrazione di un agente radioprotettivo. Tuttavia, prima di questa ricerca nessuno aveva valutato la possibilità che questa protezione potesse derivare dagli Omega-3 e dai lignani presenti nei semi di lino. Lo studio Gli autori hanno suddiviso i topi in 2 gruppi: la dieta del primo gruppo è stata addizionata con il 10% di semi di lino; gli altri animali hanno ricevuto un'alimentazione identica, ma priva del supplemento. Dopo 3 settimane tutti i topi sono stati trattati al torace con la stessa dose di raggi X. Dopo 24 ore, solo negli animali che avevano assunto semi di lino è stata osservata una riduzione dell'espressione di alcune molecole associate allo stress ossidativo. Questo effetto, spiegano i ricercatori, è dovuto all'azione dei lignani. Infatti la somministrazione di queste molecole a cellule coltivate in laboratorio ha ridotto la produzione dei fattori responsabili dello stress ossidativo generate dalle radiazioni. L'azione antinfiammatoria degli Omega-3 ha, invece, permesso di ridurre i livelli delle cellule dell'infiammazione nei tessuti polmonari 4 mesi dopo il trattamento. Infine, la somministrazione dei semi di lino ha protetto i polmoni dalla fibrosi. Protezione sì, ma solo per i tessuti sani I ricercatori sottolineano il fatto che i semi di lino esercitano un'azione protettiva solo sui tessuti sani del polmone. Infatti, quando sono state iniettate cellule di tumore polmonare nei topi, l'assunzione del supplemento non le ha risparmiate dall'effetto dei raggi X. Per tutti questi motivi i semi di lino potrebbero essere un valido aiuto per aumentare l'efficacia della radioterapia.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Tumori, Danni da raggi X ed è stato taggato con

  • Omega-3 in gestazione proteggono neonati da danno ipossico-ischemico

    L'assunzione di Omega-3 durante la gestazione può proteggere il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico contrastando la reazione infiammatoria ad esso associata. A suggerirlo è uno studio condotto alla Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh (Stati Uniti), pubblicato sulla rivista Stroke. La notizia apre nuove speranze per la cura di un danno per cui sono attualmente disponibili poche soluzioni. Il danno ipossico-ischemico L'ipossia è una situazione di carenza di ossigeno in un tessuto dell'organismo. Sia nel feto sia nel neonato, questa situazione può scatenare un altro fenomeno: l'ischemia. Per ischemia si intende la riduzione o, addirittura, l'interruzione del flusso sanguigno. Nei neonati che vanno incontro ad asfissia, ipossia ed ischemia cerebrale vanno di pari passo: le loro conseguenze prendono il nome di danno ipossico-ischemico. Tale situazione può verificarsi prima, dopo o durante il parto e colpisce ogni anno 4-5 milioni di bambini che possono andare incontro a conseguenze più o meno gravi sulle capacità cognitive, motorie e comportamentali. Fra i rischi più frequenti: ritardo mentale epilessia difficoltà di apprendimento disabilità motorie Le terapie attualmente disponibili per rimediare al danno ipossico-ischemico sono piuttosto limitate. Nuove speranze dagli Omega-3 Gli autori della ricerca pubblicata su Stroke hanno valutato l'effetto degli Omega-3 sui danni associati all'ipossia e all'ischemia nei neonati utilizzando come sistema modello dei ratti. A partire dal secondo giorno della gestazione e fino a 14 giorni dopo il parto gli animali sono stati alimentati con un mangime addizionato di Omega-3 o con una dieta standard. 7 giorni dopo la nascita i ricercatori hanno indotto nei neonati il danno ipossico-ischemico. Le conseguenze cerebrali del danno sono state valutate nelle 5 settimane successive attraverso test specifici per la determinazione delle capacità motorie degli animali. Inoltre fino a 7 giorni dopo l'induzione del danno sono state monitorate la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori e l'attivazione delle cellule responsabili della risposta immunitaria nel cervello. Infine, 5 settimane dopo il danno è stata valutata la perdita di tessuto nervoso. Ne è emerso che la somministrazione di Omega-3 durante la gestazione riduce significativamente i danni cerebrali e le loro conseguenze neurologiche a lungo termine. Inoltre questi nutrienti esercitano un'attività antinfiammatoria nei confronti delle cellule dell'immunità presenti nel cervello. Successivi esperimenti, condotti direttamente su queste cellule coltivate in laboratorio, hanno dimostrato che gli Omega-3 riducono l'infiammazione diminuendo l'attività della proteina NF-kB. Questo fenomeno impedisce, di conseguenza, il rilascio delle molecole responsabili dell'infiammazione. Dai ratti all'uomo Secondo gli autori i risultati di questa ricerca suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 possano proteggere in modo significativo il cervello dei neonati dal danno ipossico-ischemico. La loro azione sarebbe almeno in parte basata sull'inibizione dell'infiammazione mediata dalle cellule del sistema immunitario presenti nel sistema nervoso centrale.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Gravidanza ed è stato taggato con

  • Semi di lino con Omega-3 riducono danni da radiazioni

    L'assunzione di semi di lino, fonti alimentari di Omega-3, può ridurre i danni ai polmoni associati all'esposizione a radiazioni. A suggerirlo è uno studio condotto da Melpo Christofidou-Solomidou e colleghi all'Università della Pennsylvania di Filadelfia (Stati Uniti), pubblicato da BioMed Central Cancer. I ricercatori hanno studiato gli effetti dell'assunzione di semi di lino in topi sottoposti a raggi X al torace. I risultati sono stati interessanti: una supplementazione post-trattamento con questi vegetali permette di: ridurre la fibrosi polmonare; diminuire l'infiammazione; diminuire la produzione di molecole che attivano il sistema immunitario; aumentare la sopravvivenza. Tale trattamento contrasta lo stesso tipo di danni provocati dalla radioterapia. Semi di lino: le proprietà I semi di lino, prodotti vegetali ricchi di acidi grassi Omega-3, sono noti soprattutto per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. In uno studio precedente, pubblicato su Cancer Biology anche Therapy, Christofidou-Solomidou aveva dimostrato che questi alimenti consentono di prevenire i danni ai polmoni nei topi sottoposti a terapia con raggi X al torace. Questo tipo di trattamento, così come l'inalazione di molecole radioattive disperse nell'aria, è associato a infiammazione, danno ossidativo ai tessuti e fibrosi irreversibile dei polmoni. Nel nuovo studio i ricercatori hanno valutato se la l'assunzione di questi semi potesse mitigare gli effetti dei raggi X ad esposizione alle radiazioni già avvenuta. Lo studio La dieta dei topi sottoposti alla terapia con raggi X è stata arricchita con il 10% di semi di lino subito dopo il trattamento oppure 2, 4 o 6 settimane dopo l'esposizione alle radiazioni. Come controllo, ad altri topi è stata assegnata una dieta priva del supplemento. Protezione dai semi di lino A 4 mesi dal trattamento il tasso di sopravvivenza dei topi che non avevano ricevuto semi di lino era pari al 40%. Quello degli animali che avevano ricevuto il supplemento ricco di Omega-3 variava, invece, tra il 70 e l'88%. L'analisi dei polmoni e di un marcatore della fibrosi ha altresì dimostrato che in questi topi i livelli di fibrosi erano inferiori rispetto a quanto osservato nel gruppo di controllo. Inoltre i ricercatori hanno osservato una minore perdita di peso e una minore quantità di molecole infiammatorie negli animali che avevano assunto semi di lino, caratterizzati da una maggiore ossigenazione del sangue rispetto agli altri topi La migrazione delle cellule dell'infiammazione a livello dei polmoni, invece, era ridotta solo se la somministrazione del supplemento alimentare iniziava non più tardi di 2 settimane dopo il trattamento con raggi X. Semi di lino per riparare i polmoni I risultati ottenuti dimostrano che le sostanze contenute nei semi di lino aiutano a contrastare i danni polmonari normalmente associati all'esposizione alle radiazioni. Dopo questa serie di esperimenti i ricercatori hanno iniziato a testare l'efficacia della somministrazione di questo supplemento a pazienti sottoposti a terapie anticancro.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Tumori, Danni da raggi X ed è stato taggato con

  • Sintomi depressione: l'Omega-3 EPA è più efficace del DHA

    I sintomi della depressione possono essere trattati con l'ausilio dell'Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA). E' la conclusione a cui è giunto Julian Martins dell'Academy of Nutritional Medicine di Cambridge (Stati Uniti), al termine di un'analisi delle varie sperimentazioni in cui  EPA e DHA (acido docosaesaenoico) sono stati utilizzati  come cura per la depressione. I risultati del suo studio sono stati pubblicati sul Journal of the American College of Nutrition. Omega-3 e depressione L'assunzione aumentata con la dieta di Omega-3 in depressione può alleviare lo stato di malessere che caratterizza questa patologia Tuttavia, pochi studi hanno fatto chiarezza su quale fra questi acidi grassi sia il vero responsabile dei benefici derivanti dal loro consumo. L'analisi effettuata da Martins ha voluto fare luce proprio su questo aspetto, concentrandosi sull'efficacia dei 2 principali Omega-3 di origine alimentare: l'EPA e il DHA. Trattamento la depressione con gli Omega-3: lo studio L'autore dello studio ha cercato tutte le pubblicazioni presenti nella letteratura scientifica in cui EPA, DHA o una combinazione 2 due acidi grassi sono stati utilizzati per trattare la depressione. Nell'analisi sono stati inclusi solo gli studi in cui l'effetto della somministrazione di Omega-3 è stato confrontato con quello dell'assunzione di un placebo e in cui i partecipanti sono stati scelti casualmente per ricevere il trattamento o il placebo. Inoltre Martins ha preso in considerazione solo le ricerche per cui fossero disponibili la quantità di Omega-3 somministrati e dati precisi ed affidabili sui sintomi della depressione. In questo modo sono state selezionate 28 ricerche. Se gli Omega-3 vengono utilizzati per il trattamento di depressioni molto severe, i supplementi più efficaci sono quelli caratterizzati da un basso rapporto tra DHA e EPA. Lo rivela l'analisi statistica dei dati. L'efficacia del trattamento dipende comunque dalla patologia presa in considerazione. In particolare: gli Omega-3 sono più utili per trattare disturbo bipolare e forme di depressione grave, anziché forme di depressione lieve, depressione moderata o di affaticamento cronico. Non solo: questi nutrienti sono più efficaci per trattare la depressione anziché prevenirla. Il loro effetto è maggiore se vengono utilizzati in combinazione con un'altra terapia. Infine, l’efficacia del trattamento dipende dalla composizione del supplemento utilizzato. Infatti i sintomi della depressione non sono stati ridotti significativamente nelle 3 sperimentazioni in cui i pazienti hanno assunto solamente DHA. Lo stesso risultato negativo è stato ottenuto in altri 4 studi in cui il supplemento era costituito per più del 50% da questo Omega-3. Al contrario, i segni della malattia sono stati ridotti significativamente in 13 studi in cui è stato utilizzato un integratore formato per più del 50% da EPA e in 8 studi basati sulla somministrazione di solo EPA. EPA, la scelta migliore contro la depressione Secondo Martins, questa analisi rivela che l'EPA è più efficace del DHA nel trattamento della depressione. L'autore però sottolinea che la metodologia di ciascuna sperimentazione, così come il numero di pazienti coinvolti e la durata dello studio, influisce significativamente sui risultati ottenuti somministrando Omega-3 a chi soffre di questa patologia.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Per il fegato l'olio di pesce è diverso dall'olio di krill

    Gli Omega-3 dell'olio di pesce e nell'olio di krill regolano in modo diverso i geni del fegato. Sono questi i risultati di una ricerca condotta sui topi di cui ha dato notizia la rivista Frontiers in Genetics. I dati raccolti non sono però riusciti a dimostrare che l'olio di krill abbia gli stessi effetti dell'olio di pesce sulle concentrazione dei grassi nel sangue. Le fonti di Omega-3 I benefici degli Omega-3 per il nostro organismo sono ben noti: protezione dell'apparato cardiovascolare; azione antinfiammatoria; regolazione dei livelli di glucosio e dei grassi nel sangue. L'organismo umano non è tuttavia in grado di produrli da sé. Per questo motivo è necessario introdurre questi nutrienti attraverso l'alimentazione. Le fonti Omega-3 principali sono i pesci grassi: salmone sgombro tonno Aumentando il consumo di questi alimenti è possibile garantire all'organismo i livelli adeguati dei due Omega-3 necessari alle cellule: l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA). Altre possibili fonti sono elementi di origine vegetale, come le noci e i semi di lino, che però, contengono acido alfa-linolenico (ALA), un precursore di EPA e DHA. Esistono altresì integratori alimentari che aiutano a soddisfare il fabbisogno di questi preziosi nutrienti. I più noti contengono olio di pesce, ma esistono anche integratori il cui ingrediente principale è l'olio di krill, ottenuto da piccoli gamberetti che contengono elevate quantità di EPA e DHA. Olio di pesce e olio di krill: le differenze La maggior parte degli studi sull'efficacia di questi supplementi riguarda l'olio di pesce, ma un numero sempre maggiore di ricerche stanno valutando anche i benefici associati all'assunzione dell'olio di krill. L'analisi pubblicata su Frontiers of Genetics si è concentrata sull'effetto dell'assunzione di olio di pesce o di krill sull'espressione dei geni nel fegato. Gli autori dello studio hanno alimentato dei topi con mangime contenente l'uno o l'altro tipo di supplemento. E' stato scoperto che gli Omega-3 contenuti nell'olio di krill riducono l'attività di geni coinvolti nella produzione di glucosio, di grassi e di colesterolo da parte del fegato. I dati raccolti suggeriscono inoltre che questo supplemento aumenti l'attività dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. L'olio di pesce regola invece l'espressione di questi geni in modo diverso. La differenza più significativa riguarda i fattori che partecipano alla sintesi del colesterolo, che in questo caso vengono indotti dall'assunzione del supplemento. Nonostante queste differenze, né l'olio di pesce né quello di krill hanno modificato i livelli di grassi, di glucosio o di insulina nel sangue dei topi coinvolti nell'esperimento. Differenze significative? Secondo i ricercatori, il mancato effetto sulle concentrazioni di grassi e zuccheri nel sangue potrebbe essere dovuto al fatto che i topi utilizzati negli esperimenti erano giovani e sono stati alimentati con una dieta a basso contenuto di grassi. La ricerca non chiarisce, quindi, se l'olio di krill ha gli stessi effetti già dimostrati per l'olio di pesce. Saranno necessari ulteriori studi, condotti su animali affetti da disturbi metabolici o alimentati con una dieta ricca di grassi, per gettare luce su questo aspetto.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Olio di pesce

  • Carenza di Omega-3: i sintomi da tenere sotto controllo

    Gli Omega-3 sono acidi grassi essenziali necessari al corretto funzionamento dell'organismo. L'apporto quotidiano di questi nutrienti è necessario sia per mantenere uno stato di buona salute sia per evitare diversi disturbi che potrebbero essere determinati da una loro carenza. Carenza di Omega-3: la FADS Gli Omega-3 entrano in circolo grazie all'alimentazione. La ridotta assunzione tramite cibi o integratori alimentari affiancati ad essi rischia di impoverire l'organismo di questi preziosi nutrienti, provocando una deficienza. Gli scienziati hanno recentemente dato un nome a questo fenomeno: FADS. FADS è acronimo di Fatty Acid Deficiency Syndrome, sindrome da carenza di acidi grassi. Sintomi da carenza di Omega-3: l'elenco Riconoscere il manifestarsi della carenza di Omega-3 non è sempre facile: infatti i sintomi vengono spesso confusi (in quanto comuni) con quelli di altre malattie.   Diversi sono i problemi che tale mancanza può generare, vediamoli insieme. 1) Problemi alla pelle Pelle secca Capelli fragili Unghie deboli Cheratosi sul dorso, arti superiori e gambe Eczema Forfora Occhio secco 2) Problemi di attenzione e concentrazione Deficit di attenzione Iperattività Problemi di concentrazione 3) Problemi d'umore e stati d'animo Ansia Irritabilità Depressione Cambiamenti d'umore Bassa tolleranza alle frustrazioni 4) Energia e disturbi del sonno Affaticamento e Stanchezza Scarsa qualità del sonno 5) Infiammazione Dolori articolari Deficienza Omega-3: perché è pericoloso ignorare i sintomi Alcuni dei sintomi prima citati sono solo fastidi passeggeri. Atri sono più seri e non vanno ignorati, altrimenti si rischia di lasciare il corpo e l'organismo in costante stato di infiammazione. Questo, col passare del tempo, può portare all'insorgere di malattie cardiovascolari o patologie più gravi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Carenza di Omega-3 ed è stato taggato con

  • Cancro al seno: gli Omega-3 combattono stanchezza e affaticamento postmalattia

    Il senso di stanchezza e affaticamento avvertito dalle donne sopravvissute al cancro al seno può essere combattuto da un'alimentazione a base di Omega-3. Lo dimostra uno studio condotto dalla dottoressa Rachel Ballard-Barbash, del National Cancer Institute statunitense. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Oncology. L'autrice spiega che l'apporto di acidi grassi Omega-3 aumenta le scorte di energia quotidiane e attenua la sensazione di stanchezza, pesantezza e affaticamento prodotti da una terapia oncologica. Questo stato di malessere può infatti persistere anche anni dopo la fine di un trattamento medico. Gli Omega-3 si trovano in alta concentrazione soprattutto nel pesce: salmone sgombro sardine acciughe aringhe tonno halibut pesce spada trota di torrente Tali acidi grassi sono altresì presenti, seppure in maniera minore, in fonti vegetali: semi e olio di lino noci e cereali vegetali a foglia verde legumi alghe Ballard-Barbash sottolinea che i grassi Omega-3 sono da preferire agli Omega-6 contenuti in oli vegetali, margarina, dolci, snack e cibi da fast food. Stanchezza cancro al seno/alimentazione Omega-3: lo studio Il rapporto "assunzione Omega-3/diminuzione stanchezza" è stato chiarito con uno studio su 633 pazienti sopravvissute al cancro. In totale, il 42% di esse ha dichiarato di avvertire sintomi di affaticamento e spossatezza anche 3 anni dopo la fine delle terapie. Le pazienti che invece hanno assunto più Omega-3, in particolare capsule di olio di pesce, hanno affermato di aver avvertito una minore sensazione di malessere (solo il 23% non ha constatato particolari miglioramenti). Cancro al seno: Omega-3 per migliorare qualità della vita Questo studio apre un nuovi scenari sul ruolo della sana alimentazione, in particolare con cibi che contengono Omega-3, come rimedio alla spossatezza e all'affaticamento postmalattia in cui incorrono le pazienti. "È necessario mangiare pesce almeno 2 volte alla settimana", ha specificato la dottoressa Ballard-Barbash al termine del suo intervento. A questo si debbono aggiungere esercizio fisico svolto in modo regolare e sonno. Tale ricerca aggiunge altresì un altro tassello al quadro dei benefici degli Omega-3 per il cancro al seno.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Tumori, Cancro al seno ed è stato taggato con

  • Consumare salmone in gravidanza: più salute e meno stress ossidativo

    Lo stress ossidativo della mamma e del neonato può essere contrastato introducendo nell'alimentazione 2 porzioni di salmone arricchito di Omega-3 alla settimana. A dimostrarlo è uno studio dell'Università di Granada (Spagna), pubblicato sulla rivista Antioxidants and Redox Signaling, condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Cruz Erika García-Rodríguez. Gli autori spiegano che consumare queste quantità di salmone durante la gravidanza aiuta le donne e i loro figli a raggiungere i livelli di Omega-3 raccomandati dagli esperti. Salmone in gravidanza: Omega-3 dal mare La ricerca condotta nei laboratori dell'Università di Granada si colloca all'interno di un più ampio progetto europeo: il Salmon in Pregnancy Study (Studio sul consumo di salmone durante la gestazione). I primi dati raccolti nel corso di questo progetto hanno svelato che consumare salmone in gravidanza aumenta i livelli di Omega-3 presenti sia nella madre sia nel bambino. In effetti il salmone è uno degli alimenti più ricchi di Omega-3, acidi grassi utili sia per il corretto sviluppo del feto sia per ridurre i rischi di complicazioni durante la gravidanza. Quello utilizzato da García-Rodríguez e colleghi è stato ulteriormente arricchito di questi nutrienti includendo nella sua alimentazione oli di origine vegetale, alghe e zooplancton. Questo particolare tipo di allevamento ha permesso ai ricercatori di ottenere un pesce ricco di Omega-3, vitamine dal potere antiossidante (in particolare A ed E) e selenio. L'effetto degli Omega-3 in gravidanza La nuova ricerca ha coinvolto donne incinte caratterizzate da un basso consumo di pesce, che sono state suddivise in 2 gruppi: il primo ha continuato a seguire il suo regime alimentare; il secondo ha introdotto nella propria dieta, a partire dalle ventesima settimana di gestazione, 2 porzioni alla settimana di salmone arricchito di Omega-3. Tra la ventesima e la trentaquattresima settimana di gravidanza tutte le partecipanti hanno compilato un questionario sulle abitudini alimentari inerente alle 12 settimane precedenti. Inoltre i ricercatori hanno raccolto campioni di sangue e di urine di tutte le donne. I prelievi sono stati ripetuti anche alla trentottesima settimana di gestazione e al parto. Infine, alla nascita del bambino sono stati prelevati campioni di sangue proveniente dal cordone ombelicale. Più Omega-3 e meno stress L'analisi dei dati ha dimostrato che l'aumento del consumo di salmone causa l'innalzamento dei livelli di Omega-3, selenio e vitamina A nella donna incinta e nel neonato. I ricercatori hanno altresì osservato un progressivo aumento di altre molecole importanti per contrastare lo stress ossidativo. Gravidanza serena: un aiuto dagli Omega-3 Questi risultati, spiegano gli autori, indicano che l'assunzione di 2 porzioni a settimana di salmone aiutano la futura mamma e il neonato a raggiungere i livelli minimi di Omega-3 raccomandati aumentando nel contempo le difese antiossidanti. In questo modo è possibile ridurre lo stress ossidativo associato alla gravidanza e che potrebbe portare a gravi complicazioni, inclusi aborto, parto prematuro e preeclampsia.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Alimentazione in gravidanza ed è stato taggato con

  • 2 porzioni di salmone apportano la quantità di Omega-3 necessaria in gravidanza

    Per assicurarsi il giusto apporto di Omega-3 durante la gestazione è sufficiente aggiungere alla propria alimentazione 2 porzioni di salmone alla settimana. Lo dimostra uno studio condotto alla School of Medicine dell'Università di Southampton (Regno Unito) da un gruppo di ricercatori coinvolti nel progetto europeo "Salmon in Pregnancy Study", inerente al consumo di salmone in gravidanza. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition. Omega-3 in gravidanza: i benefici dell'assunzione Credits Gli acidi grassi Omega-3 sono nutrienti abbondanti nei pesci grassi marini. Assumerli durante la gravidanza apporta diversi benefici: riducono il rischio di complicazioni pericolose per la mamma e per il bambino; facilitano gli scambi di ossigeno e nutrienti; consentono il corretto sviluppo del feto; riducono l'incidenza di alcune patologie dopo la nascita, come l'asma. Un nuovo approccio per aumentare gli Omega-3 L'incremento del consumo di salmone durante la gravidanza è stato esaminato dagli studiosi per capire se potesse aumentare i livelli di Omega-3 presenti nelle donne incinte e nei loro figli. Per questo motivo sono state reclutate 123 donne incinte caratterizzate da un basso consumo di pesce grasso. Le partecipanti sono state suddivise in 2 gruppi e istruite a continuare con la loro alimentazione abituale o ad aggiungere 2 porzioni di salmone al menu settimanale. L'assunzione del pesce è iniziata alla ventesima settimana di gestazione ed è proseguita fino al parto. I risultati ottenuti L'analisi dei dati ha svelato che le partecipanti che avrebbero dovuto introdurre il salmone nella loro alimentazione ne hanno consumato una media pari a 1,94 porzioni a settimana. In totale, queste donne hanno consumato 2,11 porzioni di pesce a settimana, contro una media di 0,47 porzioni mangiate dalle altre partecipanti. Questo maggior consumo di pesce è stato associato a un'assunzione più elevata dei 2 Omega-3 di cui è ricco il pesce: l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico). Durante la gravidanza è stato appurato che: i livelli di EPA e DHA materni diminuivano nel gruppo di controllo; aumentavano nelle donne che avevano aggiunto il salmone alla propria dieta. Allo stesso modo, EPA e DHA erano più abbondanti nel cordone ombelicale dei figli di queste donne. Più Omega-3 per le mamme che non mangiano pesce I risultati dello studio dimostrano che le donne incinte che non mangiano regolarmente pesce grasso possono aumentare l'apporto di Omega-3 introducendo nella propria dieta 2 porzioni di salmone a settimana. In questo modo, spiegano i ricercatori, le future mamme possono garantire al proprio organismo e al proprio figlio i livelli minimi di EPA e DHA consigliati dagli esperti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Alimentazione in gravidanza ed è stato taggato con

Articoli da 291 a 300 di 414 totali

Pagina:
  1. 1
  2. ...
  3. 28
  4. 29
  5. 30
  6. 31
  7. 32
  8. ...
  9. 42
 

Iscriviti a Omegor Newsletter e ricevi subito nella tua casella email

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.


*valido solo per i nuovi iscritti al sito web Chiudi
 

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.



Chiudi