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  • Cancro al seno: gli Omega-3 combattono stanchezza e affaticamento postmalattia

    Il senso di stanchezza e affaticamento avvertito dalle donne sopravvissute al cancro al seno può essere combattuto da un'alimentazione a base di Omega-3. Lo dimostra uno studio condotto dalla dottoressa Rachel Ballard-Barbash, del National Cancer Institute statunitense. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Oncology. L'autrice spiega che l'apporto di acidi grassi Omega-3 aumenta le scorte di energia quotidiane e attenua la sensazione di stanchezza, pesantezza e affaticamento prodotti da una terapia oncologica. Questo stato di malessere può infatti persistere anche anni dopo la fine di un trattamento medico. Gli Omega-3 si trovano in alta concentrazione soprattutto nel pesce: salmone sgombro sardine acciughe aringhe tonno halibut pesce spada trota di torrente Tali acidi grassi sono altresì presenti, seppure in maniera minore, in fonti vegetali: semi e olio di lino noci e cereali vegetali a foglia verde legumi alghe Ballard-Barbash sottolinea che i grassi Omega-3 sono da preferire agli Omega-6 contenuti in oli vegetali, margarina, dolci, snack e cibi da fast food. Stanchezza cancro al seno/alimentazione Omega-3: lo studio Il rapporto "assunzione Omega-3/diminuzione stanchezza" è stato chiarito con uno studio su 633 pazienti sopravvissute al cancro. In totale, il 42% di esse ha dichiarato di avvertire sintomi di affaticamento e spossatezza anche 3 anni dopo la fine delle terapie. Le pazienti che invece hanno assunto più Omega-3, in particolare capsule di olio di pesce, hanno affermato di aver avvertito una minore sensazione di malessere (solo il 23% non ha constatato particolari miglioramenti). Cancro al seno: Omega-3 per migliorare qualità della vita Questo studio apre un nuovi scenari sul ruolo della sana alimentazione, in particolare con cibi che contengono Omega-3, come rimedio alla spossatezza e all'affaticamento postmalattia in cui incorrono le pazienti. "È necessario mangiare pesce almeno 2 volte alla settimana", ha specificato la dottoressa Ballard-Barbash al termine del suo intervento. A questo si debbono aggiungere esercizio fisico svolto in modo regolare e sonno. Tale ricerca aggiunge altresì un altro tassello al quadro dei benefici degli Omega-3 per il cancro al seno.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Consumare salmone in gravidanza: più salute e meno stress ossidativo

    Lo stress ossidativo della mamma e del neonato può essere contrastato introducendo nell'alimentazione 2 porzioni di salmone arricchito di Omega-3 alla settimana. A dimostrarlo è uno studio dell'Università di Granada (Spagna), pubblicato sulla rivista Antioxidants and Redox Signaling, condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Cruz Erika García-Rodríguez. Gli autori spiegano che consumare queste quantità di salmone durante la gravidanza aiuta le donne e i loro figli a raggiungere i livelli di Omega-3 raccomandati dagli esperti. Salmone in gravidanza: Omega-3 dal mare La ricerca condotta nei laboratori dell'Università di Granada si colloca all'interno di un più ampio progetto europeo: il Salmon in Pregnancy Study (Studio sul consumo di salmone durante la gestazione). I primi dati raccolti nel corso di questo progetto hanno svelato che consumare salmone in gravidanza aumenta i livelli di Omega-3 presenti sia nella madre sia nel bambino. In effetti il salmone è uno degli alimenti più ricchi di Omega-3, acidi grassi utili sia per il corretto sviluppo del feto sia per ridurre i rischi di complicazioni durante la gravidanza. Quello utilizzato da García-Rodríguez e colleghi è stato ulteriormente arricchito di questi nutrienti includendo nella sua alimentazione oli di origine vegetale, alghe e zooplancton. Questo particolare tipo di allevamento ha permesso ai ricercatori di ottenere un pesce ricco di Omega-3, vitamine dal potere antiossidante (in particolare A ed E) e selenio. L'effetto degli Omega-3 in gravidanza La nuova ricerca ha coinvolto donne incinte caratterizzate da un basso consumo di pesce, che sono state suddivise in 2 gruppi: il primo ha continuato a seguire il suo regime alimentare; il secondo ha introdotto nella propria dieta, a partire dalle ventesima settimana di gestazione, 2 porzioni alla settimana di salmone arricchito di Omega-3. Tra la ventesima e la trentaquattresima settimana di gravidanza tutte le partecipanti hanno compilato un questionario sulle abitudini alimentari inerente alle 12 settimane precedenti. Inoltre i ricercatori hanno raccolto campioni di sangue e di urine di tutte le donne. I prelievi sono stati ripetuti anche alla trentottesima settimana di gestazione e al parto. Infine, alla nascita del bambino sono stati prelevati campioni di sangue proveniente dal cordone ombelicale. Più Omega-3 e meno stress L'analisi dei dati ha dimostrato che l'aumento del consumo di salmone causa l'innalzamento dei livelli di Omega-3, selenio e vitamina A nella donna incinta e nel neonato. I ricercatori hanno altresì osservato un progressivo aumento di altre molecole importanti per contrastare lo stress ossidativo. Gravidanza serena: un aiuto dagli Omega-3 Questi risultati, spiegano gli autori, indicano che l'assunzione di 2 porzioni a settimana di salmone aiutano la futura mamma e il neonato a raggiungere i livelli minimi di Omega-3 raccomandati aumentando nel contempo le difese antiossidanti. In questo modo è possibile ridurre lo stress ossidativo associato alla gravidanza e che potrebbe portare a gravi complicazioni, inclusi aborto, parto prematuro e preeclampsia.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • 2 porzioni di salmone apportano la quantità di Omega-3 necessaria in gravidanza

    Per assicurarsi il giusto apporto di Omega-3 durante la gestazione è sufficiente aggiungere alla propria alimentazione 2 porzioni di salmone alla settimana. Lo dimostra uno studio condotto alla School of Medicine dell'Università di Southampton (Regno Unito) da un gruppo di ricercatori coinvolti nel progetto europeo "Salmon in Pregnancy Study", inerente al consumo di salmone in gravidanza. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition. Omega-3 in gravidanza: i benefici dell'assunzione Credits Gli acidi grassi Omega-3 sono nutrienti abbondanti nei pesci grassi marini. Assumerli durante la gravidanza apporta diversi benefici: riducono il rischio di complicazioni pericolose per la mamma e per il bambino; facilitano gli scambi di ossigeno e nutrienti; consentono il corretto sviluppo del feto; riducono l'incidenza di alcune patologie dopo la nascita, come l'asma. Un nuovo approccio per aumentare gli Omega-3 L'incremento del consumo di salmone durante la gravidanza è stato esaminato dagli studiosi per capire se potesse aumentare i livelli di Omega-3 presenti nelle donne incinte e nei loro figli. Per questo motivo sono state reclutate 123 donne incinte caratterizzate da un basso consumo di pesce grasso. Le partecipanti sono state suddivise in 2 gruppi e istruite a continuare con la loro alimentazione abituale o ad aggiungere 2 porzioni di salmone al menu settimanale. L'assunzione del pesce è iniziata alla ventesima settimana di gestazione ed è proseguita fino al parto. I risultati ottenuti L'analisi dei dati ha svelato che le partecipanti che avrebbero dovuto introdurre il salmone nella loro alimentazione ne hanno consumato una media pari a 1,94 porzioni a settimana. In totale, queste donne hanno consumato 2,11 porzioni di pesce a settimana, contro una media di 0,47 porzioni mangiate dalle altre partecipanti. Questo maggior consumo di pesce è stato associato a un'assunzione più elevata dei 2 Omega-3 di cui è ricco il pesce: l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico). Durante la gravidanza è stato appurato che: i livelli di EPA e DHA materni diminuivano nel gruppo di controllo; aumentavano nelle donne che avevano aggiunto il salmone alla propria dieta. Allo stesso modo, EPA e DHA erano più abbondanti nel cordone ombelicale dei figli di queste donne. Più Omega-3 per le mamme che non mangiano pesce I risultati dello studio dimostrano che le donne incinte che non mangiano regolarmente pesce grasso possono aumentare l'apporto di Omega-3 introducendo nella propria dieta 2 porzioni di salmone a settimana. In questo modo, spiegano i ricercatori, le future mamme possono garantire al proprio organismo e al proprio figlio i livelli minimi di EPA e DHA consigliati dagli esperti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Stress: Omega-3 per ridurre variazioni pressione sanguigna

    L'assunzione degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) riduce le variazioni di pressione sanguigna associate allo stress. E' questo quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Biological Psychology, frutto del lavoro dei ricercatori dell'Allegheny College di Meadville, negli Stati Uniti. La notizia conferma i benefici di questi nutrienti per la salute cardiovascolare. Stress, cuore e Omega-3 L'eccessiva reattività del sistema cardiocircolatorio alle situazioni di stress è un fattore di rischio per  lo sviluppo delle malattie cardiovascolari. Non solo: una risposta esagerata aumenta anche la probabilità che queste patologie siano fatali. Infatti, l'accumulo di stress si traduce in: richiesta eccessiva di sangue dal sistema circolatorio; riduzione del flusso sanguigno alle cellule; aumento dei livelli di infiammazione. Tutti questi fattori provocano danni al sistema cardiovascolare. Anche un'alimentazione sbilanciata può avere effetti deleteri per cuore e vasi sanguigni. Una dieta tipica dei moderni paesi occidentali, ricca di acidi grassi Omega-6, ma povera di Omega-3, mette in serio pericolo la salute dell'apparato cardiocircolatorio. Omega-3 per proteggere cuore e arterie Diversi studi hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3 possono migliorare l'attività del sistema cardiovascolare. Per questo motivo, i ricercatori dell'Allegheny Colleg hanno deciso di analizzare l'effetto della somministrazione di questi nutrienti sulle funzioni dell'apparato cardiocircolatorio. I 34 soggetti che hanno partecipato allo studio, tutti giovani e in buono stato di salute, sono stati casualmente assegnati a uno di 2 possibili gruppi: i partecipanti del primo hanno assunto per 21 giorni una miscela pari a 1,4 grammi di Omega-3 EPA  e DHA; ai partecipanti del secondo è stato invece somministrato un placebo non contenente questi acidi grassi. Gli scienziati hanno poi assegnato a tutti gli individui degli esercizi di aritmetica consistenti nell'esecuzione di sottrazioni seriali a partire da un numero a 4 cifre. Durante i test sono stati valutati i parametri del funzionamento del sistema cardiovascolare. In particolare è stato misurato come cuore e arterie reagiscono a situazioni di stress mentale, come quella verificatasi durante l'esecuzione di tali esercizi. In base ai dati raccolti, i ricercatori hanno potuto concludere che l'assunzione di EPA e DHA, ma non quella del placebo, riduce la reattività della pressione sanguigna allo stress. Omega-3 per proteggere il cuore dallo stress Per gli autori questa ricerca dimostra che l'assunzione di acidi grassi Omega-3 può aiutare a ridurre le variazioni dell'attività dell'apparato cardiovascolare associate allo stress. La scoperta aggiunge nuovi dettagli al quadro dei benefici degli Omega-3 per il cuore, che includono il controllo dei livelli di grassi nel sangue, l'azione antitrombotica e quella antinfiammatoria e la riduzione del rischio di eventi pericolosi come l'infarto.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Omega-3 per ridurre del 29% il rischio di fibrillazione atriale

    Livelli elevati di Omega-3 riducono del 29% il rischio di fibrillazione atriale. La fibrillazione atriale è la forma di aritmia cronica più diffusa fra gli adulti. Le terapie a disposizione per fronteggiare questa malattia sono limitate. A dimostrarlo è uno studio apparso su Circulation, in cui Dariuh Mozaffarian dell'Harvard School of Public Health (Boston, Usa) e i suoi collaboratori ipotizzano che questi acidi grassi potrebbero essere utili per prevenire il disturbo negli anziani. L'acido docosaesaenoico (DHA) sarebbe l'Omega-3 ad esercitare il maggiore effetto benefico nei confronti di questo disturbo. Omega-3 per la salute del cuore Mozaffarian e colleghi hanno deciso di analizzare le potenzialità degli Omega-3 nella prevenzione di questo disturbo. Anni di ricerche hanno dimostrato che questi nutrienti sono preziosi alleati della salute del cuore. In particolare: mantengono sotto controllo i livelli di grassi nel sangue normalizzano la pressione sanguigna; esercitano un'azione antitrombotica e antinfiammatoria; riducono il rischio di eventi cardiovascolari come l'infarto. Fibrillazione atriale: con gli acidi grassi il battito è più regolare La ricerca ha previsto l'analisi di dati riguardanti 3.326 uomini e donne statunitensi di età media pari a 74 anni. All'inizio dello studio nessuno dei partecipanti soffriva di fibrillazione atriale. Durante la ricerca gli scienziati hanno registrato lo sviluppo della patologia in 789 individui. I partecipanti che assumevano i livelli di Omega-3 e di DHA più elevati riducevano il rischio di andare incontro a questo disturbo del 25%. In particolare, spiegano i ricercatori, per un aumento di Omega-3 pari all'1% il rischio di fibrillazione atriale diminuisce del 9%. L'effetto è risultato specifico per il DHA, mentre l'EPA (acido eicosapentaenoico) e il DPA (acido docosapentaenoico) non hanno mostrato gli stessi benefici. Omega-3 per la prevenzione Mozaffarian e colleghi hanno sottolineato che aumento dell'età media della popolazione, incidenza della fibrillazione atriale e limitata possibilità di scelta di cure spingono a testare l'efficacia degli Omega-3 come terapia preventiva. Questo utilizzo si aggiungerebbe alle linee guida che raccomandano di consumare 1 o 2 porzioni di pesce grasso alla settimana (circa 250 milligrammi Omega-3 giornalieri) per prevenire le malattie cardiovascolari. Secondo gli esperti del settore, un approccio che aiuti a prevenire la fibrillazione atriale sarebbe importante sia dal punto di vista della qualità della vita degli individui, sia da quello economico.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Aritmie

  • Trombosi: Omega-3 la contrastano riducendo la trombina

    L'assunzione di Omega-3 riduce la formazione della trombina. La trombina è una proteina che favorisce la coagulazione del sangue, rendendo più permeabili i coaguli che ostruiscono i vasi sanguigni in chi soffre di malattie coronariche. La scoperta, effettuata dai ricercatori dello Jagiellonian University Medical College di Cracovia (Polonia) e pubblicata su Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology, aggiunge nuovi dettagli all'azione antitrombotica degli Omega-3. Trombosi e Omega-3 Gli acidi grassi Omega-3 aiutano a mantenere il sistema cardiovascolare in uno stato di buona salute. Le loro proprietà includono le capacità di ridurre i trigliceridi in eccesso e di aumentare i livelli del cosiddetto colesterolo “buono”. Queste azioni aiutano a diminuire l'aterosclerosi, cioè la formazione di depositi di colesterolo sulla parete delle arterie. Tale fenomeno causerebbe un restringimento del diametro dei vasi sanguigni che ostacola il flusso del sangue aumenta il rischio di trombosi. L'aumento dei livelli di colesterolo "buono" riduce, quindi, il rischio cardiovascolare. Un nuovo meccanismo d'azione Gli autori di questa ricerca hanno valutato se gli Omega-3 possono essere altresì utili per modificare le proprietà dei coaguli, nonché la formazione della trombina, in pazienti affetti da malattie coronariche che devono subire un'angioplastica. Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno chiesto a 30 di questi pazienti di assumere 1 grammo al giorno di Omega-3 per 1 mese. Altri 24 pazienti hanno, invece, assunto per lo stesso periodo un'uguale quantità di un placebo. All'inizio dell'esperimento non ci sono state particolari differenze nelle caratteristiche dei coaguli e nella formazione della trombina fra i 2 gruppi di individui. In chi aveva assunto gli Omega-3, dopo 1 mese, i coaguli di fibrina erano il 15,3% più permeabili rispetto a quanto riscontrato nel gruppo di controllo. Non solo: l'assunzione degli acidi grassi aveva ridotto del 14,3% il tempo necessario per la dissoluzione dei coaguli. Allo stesso modo, i parametri della produzione della trombina sono risultati più bassi di una percentuale variabile tra il 13 e il 34%. Dopo 1 mese di assunzione di Omega-3, anche l'espressione di un marcatore dello stress ossidativo è risultata inferiore (in particolare, del 13,1%) rispetto a quanto osservato nei pazienti che avevano assunto il placebo. L'efficacia antitrombotica degli Omega-3 I risultati ottenuti indicano che gli Omega-3 riducono il rischio di trombosi perché: aumentano i livelli di colesterolo buono; riducono la formazione di una molecola che promuove la coagulazione (la trombina); modificano le proprietà dei coaguli. L'assunzione di questi acidi grassi insieme alle terapie standard contrasta anche lo stress ossidativo nei pazienti che devono sottoporsi ad angioplastica.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Obesità: Omega-3 aiutano a perdere peso?

    Gli Omega-3 possono aiutare a ridurre la massa grassa e perdere peso in chi soffre di obesità, ma l'effetto è limitato solo alle prime fasi di una dieta molto rigida. Sono queste le conclusioni a cui sono giunti gli esperti del Nutraceuticals Research Group dell'Università di Newcastle (Australia), al termine di uno studio pubblicato sul British Journal of Nutrition. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Semi e olio di chia per uova con più Omega-3

    Arricchire l'alimentazione delle galline con semi o olio di chia (Salvia hispanica) permette di ottenere uova con maggiori quantità di Omega-3. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori guidato da Alejandra Antruejo dell'Universidad Nacional de Rosario di Casilda (Argentina). In uno studio pubblicato dalla rivista British Poultry Science, Antruejo e colleghi hanno scoperto che le fonti di Omega-3 assunte dalle galline vengono processate in modo diverso. Utilizzare i semi di chia può aumentare più del 60% la quantità di questi acidi grassi accumulati nelle uova rispetto a quanto fatto dai semi di lino. Alimentazione sana ed equilibrata: l'amica della salute Un'alimentazione ricca di grassi, soprattutto se appartenenti al gruppo dei cosiddetti grassi saturi, aumenta la probabilità di sviluppare alcune malattie cardiovascolari. Esistono però anche dei grassi “amici” della salute. Si tratta degli Omega-3, nutrienti di cui sono ricchi il pesce grasso e alcuni vegetali, come i semi di lino e le noci. Una dieta in cui l'apporto di queste molecole è superiore rispetto a quello di altri acidi grassi, gli Omega-6, aiuta a diminuire proprio il rischio cardiovascolare. Il regime alimentare tipico dei paesi occidentali è però caratterizzato da un rapporto tra Omega-6 e Omega-3 sbilanciato a favore dei primi. Per aumentare la quantità di grassi “amici” introdotti con l'alimentazione è possibile arricchire la propria dieta di cibi che ne contengano dosi elevate. Oltre ai già citati pesci grassi e prodotti vegetali, il mercato offre la possibilità di acquistare diversi alimenti arricchiti di Omega-3. Fra questi ci sono le uova deposte da galline che vengono alimentate con mangimi arricchiti di questi acidi grassi. Un mangime non vale l'altro Il gruppo di ricercatori guidati da Antruejo ha voluto valutare se la quantità di Omega-3 presenti all'interno di queste uova fosse diversa a seconda della fonte di acidi grassi aggiunta al mangime delle galline. In uno studio che è durato circa 84 giorni, gli studiosi argentini hanno alimentato gli animali con semi e olio di lino e di chia, una pianta appartenente alla famiglia della menta conosciuta anche con il nome di salba. Ne è emerso che tutte queste fonti di Omega-3 permettono di aumentare i livelli di questi nutrienti presenti nel tuorlo. Tuttavia, l'olio e i semi di chia sono delle fonti migliori rispetto a quelli di lino. Già dopo i primi 56 giorni di sperimentazione, le galline alimentate con l'olio e i semi di questa pianta producevano uova contenenti, in ogni grammo di tuorlo, il 54,5 e il 63,5% in più di Omega-3 di quelle che stavano ricevendo olio o semi di lino. Dopo 84 giorni le differenze riscontrate erano invece del 13,4 e del 66,2%. Una nuova fonte di Omega-3 Secondo gli autori questa ricerca dimostra che le galline utilizzano con un'efficienza diversa le differenti fonti di Omega-3. Ciò, spiegano i ricercatori, suggerisce che la chia potrebbe diventare una fonte importante di Omega-3 da utilizzare per produrre cibi arricchiti con maggiori quantità di questi preziosi nutrienti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Soia arricchita di acido stearidonico è fonte alternativa di Omega-3

    La soia arricchita di acido stearidonico potrebbe presto diventare una fonte alternativa di acidi grassi Omega-3. Così vorrebbe la Monsanto, multinazionale da anni impegnata nella ricerca sulle piante geneticamente modificate, che ha messo a punto una varietà di soia in grado di accumulare questa molecola. L'olio di soia ad alto contenuto di acido stearidonico potrebbe essere utilizzato per arricchire di Omega-3 (senza alterazioni di sapore) vari alimenti: prodotti da forno cereali per la prima colazione formaggi L'acido stearidonico Gli effetti benefici degli Omega-3 hanno reso sempre più popolari questi nutrienti, la cui fonte principale sono i pesci grassi come il tonno, il salmone e l'halibut. Il pesce contiene 2 tipi di Omega-3: l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), che possono essere facilmente utilizzati dall'organismo umano. Altri alimenti di origine vegetale sono invece più ricchi di un altro Omega-3: l'acido alfa-linolenico (ALA). Per poter essere utilizzata questa molecola, una volta introdotta con la dieta, deve essere convertita dall'organismo in EPA e DHA. Purtroppo questo processo di conversione non è molto efficiente e permette solo al 10% dell'ALA di essere trasformato in EPA. L'organismo converte l'acido stearidonico (SDA) in EPA più facilmente di quanto non faccia con l'ALA. La soia prodotta dalla Monsanto è in grado di convertire l'ALA in essa contenuto in SDA, rendendo gli Omega-3 più facilmente utilizzabili da parte dell'organismo umano. Soia ottenuta con l'ingegneria genetica I ricercatori hanno ottenuto questa varietà di soia introducendo nel genoma della pianta 2 geni provenienti, rispettivamente, da un'altra pianta (Primula juliae) e da una muffa (Neurospora crassa). L'unico effetto di questi inserimenti, spiegano gli scienziati, è quello di permettere la conversione dell'ALA in SDA e, di conseguenza, di rendere l'olio di soia una sorta di precursore dell'olio di pesce. Ora l'obiettivo di Monsanto è quello di arricchire diversi prodotti alimentari con la sua soia, in modo da fornire al consumatore 375 milligrammi di SDA per ogni porzione. Olio di pesce: soia arricchita di SDA come alternativa Secondo i ricercatori, la soia arricchita di SDA potrebbe rappresentare una valida alternativa all'olio di pesce per chi non ne ama il sapore. Avere un'altra possibile fonte da cui ricavare Omega-3 potrebbe altresì aiutare a ridurre i rischi associati a una pesca incontrollata. Tuttavia, le quantità di SDA da assumere per raggiungere un adeguato apporto di EPA sarebbero 4-5 volte superiori rispetto a quelle necessarie introducendo direttamente l'EPA contenuto nel pesce o nell'olio di pesce. Già nel 2011 alcune aziende si sono mostrate interessate a commercializzare cibi arricchiti con SDA. All'epoca l'obiettivo era quello di iniziare a venderli già nel 2012. Non resta che aspettare altre novità.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.


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  • Diabete di tipo 2: gli Omega-3 contro il rischio di aterosclerosi

    L'assunzione di acidi grassi Omega-3 riporta nella norma l'attività della paraoxonasi, un enzima che contrasta l'aterosclerosi e la cui funzione è ridotta in chi soffre di diabete di tipo 2. La notizia arriva dal dipartimento di nutrizione ebiochimica della Tehran University of Medical Sciences (Tehran, Iran), dove un gruppo di ricercatori ha valutato l'effetto di questi nutrienti su alcuni parametri alterati in questo tipo di diabete. I risultati ottenuti dagli scienziati sono stati pubblicati sul Journal of Research in Medical Sciences. Il diabete di tipo 2 Il diabete di tipo 2 è una patologia che spesso si sviluppa con il passare degli anni, ma che non colpisce solo gli anziani. Le categorie a rischio sono infatti diverse: coloro che hanno casi di diabete in famiglia; donne che ne hanno sofferto in gravidanza; chi è in sovrappeso o obeso; chi ha livelli di colesterolo o trigliceridi troppo elevati; chi conduce una vita sedentaria. L'insulinoresistenza è la causa della malattia. In questa condizione, le cellule dell'organismo non sono più in grado di utilizzare l'insulina, l'ormone che controlla l'uso degli zuccheri. In questa situazione, la concentrazione del glucosio nel sangue aumenta significativamente. Tuttavia, la cosiddetta glicemia non è l'unico fattore ad essere alterato. Alcune ricerche hanno infatti riscontrato in chi soffre di tale patologia livelli di vitamina A e C più bassi rispetto alla norma. Non solo: chi soffre di questa forma di diabete è anche caratterizzato da una minore attività dell'enzima paraoxonasi. Questa molecola circola nel sangue associata al cosiddetto colesterolo “buono” e ha una funzione importante nel contrastare le modifiche del colesterolo “cattivo” che promuovono l'aterosclerosi. Omega-3 a sostegno della paraoxonasi contro l'aterosclerosi Gli scienziati iraniani hanno studiato gli effetti esercitati dagli Omega-3 assunti sotto forma di integratori alimentari sull'attività della paraoxonasi e sui livelli di vitamina A, C ed E. La ricerca ha coinvolto 80 pazienti affetti da diabete di tipo 2, cui è stata prescritta l'assunzione di Omega-3 (per un totale di di 2,714 grammi al giorno) o di un placebo per 8 settimane. All'inizio e alla fine del periodo di trattamento, i ricercatori hanno prelevato da ciascun paziente (a digiuno) 10 millilitri di sangue. Nei campioni sono stati misurati i livelli delle 3 vitamine nonché l'attività della paraoxonasi. Tutti i pazienti hanno inoltre compilato, nei 2 giorni antecedenti e predenti il trattamento, un questionario sulle proprie abitudini alimentari. L'analisi statistica dei dati raccolti ha permesso di dimostrare che l'assunzione di Omega-3 aumenta circa del 42% l'attività dell'enzima. Non è stato invece rilevato alcun effetto di questi nutrienti sulle concentrazioni di vitamina A, C o E. Non solo diabete 1 I risultati ottenuti indicano che gli Omega-3, i cui benefici per chi soffre di diabete di tipo 1 sono già stati dimostrati da altre ricerche, aiutano anche a normalizzare alcuni parametri alterati in caso di diabete di tipo 2.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. Roqueta-Rivera M, Stroud CK, Haschek WM, Akare SJ, Segre M, Brush RS, Agbaga MP, Anderson RE, Hess RA, Nakamura MT, “Docosahexaenoic acid supplementation fully restores fertility and spermatogenesis in male delta-6 desaturase-null mice”, J Lipid Res. 2010 Feb;51(2):360-7. Epub 2009 Aug 18 2. Safarinejad MR, Hosseini SY, Dadkhah F, Asgari MA, “Relationship of omega-3 and omega-6 fatty acids with semen characteristics, and anti-oxidant status of seminal plasma: a comparison between fertile and infertile men”, Clin Nutr. 2010 Feb;29(1):100-5. Epub 2009 Aug 8


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