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  • Trigliceridi riesterificati aumentano biodisponibilità Omega-3 del 70%

    L'organismo assorbe e utilizza meglio gli Omega-3 assunti sotto forma di trigliceridi riesterificati. A dimostrarlo è una ricerca di uno dei massimi esperti di Omega-3, Jorn Dyerberg. Secondo l'epidemiologo danese e i suoi colleghi dell'Università di Copenhagen e dell'Ospedale di Aalborg (Danimarca), la biodisponibilità degli Omega-3 presenti nelle formulazioni di questo tipo è superiore del 50% rispetto a quella delle altre forme, incluso l'olio di fegato di merluzzo. La notizia è apparsa sulle pagine della rivista Prostaglandins, Leukotrienes and Essential Fatty Acids. Alimenti ricchi di Omega-3: i benefici secondo l'esperto I primi indizi sui benefici degli alimenti ricchi di Omega-3, come il pesce grasso, risalgono agli anni Settanta. A scoprirli è stato proprio Dyerberg, che ha svelato la loro utilità nella protezione del sistema cardiovascolare. Da allora, i benefici degli Omega-3 sono stati riconosciuti anche per altri ambiti: benessere delle articolazioni umore sviluppo del feto prevenzione e di alcune forme di cancro Nonostante le numerose ricerche sull'utilità di questi acidi grassi, permane ancora un problema: come assicurare un adeguato apporto di questi preziosi nutrienti. Dyerberg e colleghi hanno sottolineato la mancanza di informazioni precise riguardo alla biodisponibilità dell'EPA e del DHA assunti nelle loro diverse formulazioni. Per questo l'esperto ha deciso di testare la disponibilità di 5 tipi di integratori di olio di pesce presenti sul mercato. Le diverse formulazioni di Omega-3 Negli anni sono state messe a punto diverse formulazioni di Omega-3 concentrati: acidi grassi liberi (free fatty acids, FFA) esteri etilici (EE) trigliceridi riesterificati (rTG) Questi ultimi sono forme ottenute dall'olio di pesce, in cui il 30% circa dei trigliceridi è modificato in modo da aumentare il contenuto degli Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA). In questo modo EPA e DHA arrivano a costituire il 60% del contenuto. I dettagli della ricerca Lo studio di Dyerberg e colleghi si è focalizzato sulle differenze tra i trigliceridi naturali qui contenuti: olio di pesce olio di fegato di merluzzo esteri etilici acidi grassi liberi trigliceridi riesterificati In totale sono stati coinvolti 72 individui di età compresa tra i 21 e i 56 anni. Ciascun partecipante ha ricevuto per 2 settimane una dose giornaliera di Omega-3 compresa tra 3,1 e 3,6 grammi di EPA e DHA. Al termine della sperimentazione, i ricercatori hanno rilevato che la biodisponibilità degli Omega-3 è pari al 73% nel caso degli esteri etilici, del 91% nel caso degli acidi grassi liberi e del 124% nel caso dei trigliceridi riesterificati. Gli autori spiegano che se questi dati vengono bilanciati tenendo conto dei dosaggi utilizzati, le biodisponibilità passano al 76, all'86 e al 134%. Risultati inattesi I ricercatori hanno concluso che i trigliceridi riesterificati hanno una biodisponibilità superiore, mentre gli esteri etilici sono le forme meno assorbibili e meno utilizzabili dall'organismo. Gli acidi grassi liberi si pongono in una situazione intermedia, che corrisponde alla biodisponibilità dei trigliceridi contenuti negli oli di pesce naturali. Uno dei risultati più interessanti ottenuti in questo studio è il fatto che la biodisponibilità dei trigliceridi riesterificati sia maggiore di quella degli Omega-3 contenuti nelle forme naturali, soprattutto nell'olio di fegato di merluzzo. Una possibile spiegazione di questo fenomeno potrebbe risiedere nel fatto che le forme riesterificate contengono, oltre ai trigliceridi, anche digliceridi e monogliceridi. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte 1. Dyerberg J, Madsen P, Møller JM, Aardestrup I, Schmidt EB, “Bioavailability of marine n-3 fatty acid formulations”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2010 Sep;83(3):137-41.


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Tipologie di Omega-3 ed è stato taggato con

  • Parodontite: Omega-3 proteggono le gengive e riducono il rischio del 20%

    La parodontite (o periodontite) può essere ostacolata da una dieta a base di Omega-3. Una ricerca pubblicata dal Journal of the American Dietetic Association ha dimostrato che gli acidi grassi Omega-3 proteggono la salute delle gengive contrastando l'insorgenza di questa infezione. La ricerca è stata condotta all'Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti). Secondo gli autori, l'assunzione di quantità moderate di acido eicosapentaenoico (EPA) acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 contenuti nei pesci grassi, riduce la frequenza del disturbo del 20%. I ricercatori hanno spiegato che una terapia contro la parodontite basata sulla dieta rappresenterebbe un'alternativa più sicura e più economica rispetto alle cure attuali. Terapia parodontite: Omega-3 come alternativa efficace La parodontite è un'infiammazione causata dalla proliferazione di batteri tra i denti e le gengive. Viene trattata con l'applicazione locale di antibiotici, abbinata alla pulizia meccanica. I ricercatori sottolineano che i dati raccolti suggeriscono che una dose di DHA pari a quella raccomandata dall'American Heart Association può essere altrettanto soddisfacente (se non addirittura più potente) nella lotta contro la parodontite. Secondo gli autori i benefici degli Omega-3 nel trattamento di infiammazioni croniche suggeriscono un loro impiego nel prevenire altre malattie infiammatorie. DHA, l'arma più forte contro la parodontite La ricerca ha previsto l'analisi dei dati riguardanti oltre 9.000 individui adulti che, tra il 1999 e il 2004, hanno partecipato a uno studio statunitense: il National Health and Nutrition Examination Survey. Gli studiosi dell'Harvard Medical School hanno rilevato in chi introduceva con la dieta quantità maggiori di DHA un'incidenza dell'infiammazione minore del 20%. Nel caso dell'EPA la riduzione era inferiore, ma comunque significativa. Un'efficacia confermata L'utilità degli Omega-3 nel trattamento della parodontite è sostenuta anche dai dati ottenuti precedentemente dai ricercatori dell'Università del Kentucky di Lexington (Stati Uniti). Secondo questa ricerca, pubblicata dal Molecular Oral Biology, bastano dosi piuttosto basse di EPA, DHA e ALA (acido alfa-linolenico, il precursore degli Omega-3) per inibire la crescita dei patogeni che proliferano nel cavo orale. Fra i microrganismi su cui gli Omega-3 sono attivi: Streptococcus mutans Candida albicans Porphyromonas ginigivalis Omega-3, la risposta a un'esigenza Anche se le terapie tradizionali puntano all'eliminazione dell'infezione batterica nelle sue prime fasi, gli esperti si stanno da qualche tempo concentrando sulla ricerca di soluzioni che agiscano bersagliando la risposta all'infezione. Infatti, la reazione dell'organismo alla presenza dei batteri sembra giocare un ruolo importante nell'evoluzione della parodontite, che può addirittura portare alla perdita dei denti e del tessuto osseo circostante. Per questo i risultati ottenuti dai ricercatori di Harvard sono stati ben accolti dalla comunità scientifica. Elizabeth Krall Kaye, docente della Boston University (Boston, Stati Uniti), ha confermato la validità dei dati ricavati da questo studio. Secondo l'esperta i risultati sono resi ancora più interessanti dal fatto che sono sufficienti quantità modeste di DHA ed EPA per ridurre significativamente i rischi per le gengive. Questo, spiega Kaye, suggerisce che potrebbe essere possibile proteggere le gengive semplicemente grazie all'assunzione degli Omega-3 con la dieta.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Naqvi AZ, Buettner C, Phillips RS, Davis RB, Mukamal KJ, “n-3 fatty acids and periodontitis in US adults”, J Am Diet Assoc. 2010 Nov;110(11):1669-75 2. Huang CB, Ebersole JL, “A novel bioactivity of omega-3 polyunsaturated fatty acids and their ester derivatives”, Mol Oral Microbiol. 2010 Feb;25(1):75-80 3. Kaye EK, “n-3 fatty acid intake and periodontal disease”, J Am Diet Assoc. 2010 Nov;110(11):1650-2


    Articolo pubblicato in Cavo orale ed è stato taggato con

  • Omega-3 in gravidanza e allattamento riducono infiammazione nei bambini

    Durante la gravidanza e l'allattamento, l'assunzione quotidiana di 400 milligrammi di Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) attenua l'infiammazione nei bambini. Lo ha dimostrato uno studio clinico condotto da un gruppo di ricercatori israeliani, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista Mediators of Inflammation. La ricerca aggiunge nuovi dettagli al quadro dell'utilità degli acidi grassi Omega-3 per la salute dei bambini già a partire dalla gravidanza. Omega-3, gravidanza e allattamento Gli acidi grassi Omega-3 in gestazione svolgono funzioni importanti per la salute della madre e per quella del nascituro. In particolare permettono di: mantenere i valori di pressione sanguigna nella norma; ridurre il rischio di aborto; ridurre il rischi di parto prematuro; ridurre il rischio di depressione post partum; promuovere il corretto flusso di sangue alla placenta; facilitare il passaggio di ossigeno e nutrienti dalla mamma al bambino. Il corretto sviluppo del bambino, soprattutto a livello del sistema nervoso, viene supportato da questi preziosi acidi grassi. Dopo la nascita, i bambini continuano a beneficiare degli Omega-3 assunti dalla madre durante la gestazione e l'allattamento. I bambini le cui madri hanno garantito in questi periodi il corretto apporto di acidi grassi sono meno esposti al rischio di sviluppare alcune patologie, quali l'asma e alcune forme allergiche. Tuttavia, le scorte di Omega-3 in gestazione diminuiscono quando viene prolungato l'allattamento e nel caso in cui la donna abbia già avuto dei figli. Per tutti questi motivi, gli esperti raccomandano alle donne incinte di assumere ogni giorno dai 200 ai 300 milligrammi di DHA, Omega-3 di cui sono ricchi i pesci grassi. Omega-3 per ridurre l'infiammazione nei bambini I ricercatori israeliani hanno focalizzato l'attenzione sull'effetto dell'assunzione di DHA durante la gestazione e l'allattamento sulla risposta immunitaria dei bambini. Il loro studio ha coinvolto 60 donne in gravidanza che avevano avuto già almeno 2 figli. A 30 delle partecipanti è stato prescritto di assumere 400 milligrammi al giorno di DHA dalla dodicesima settimana di gestazione a 4 mesi dopo il parto. La risposta immunitaria dei bambini, allattati al seno, è stata valutata analizzando i loro campioni di sangue. I ricercatori hanno misurato i livelli di alcuni anticorpi, dei diversi tipi di linfociti (globuli bianchi coinvolti nella risposta immunitaria) e di citochine, molecole che partecipano ai processi infiammatori. I dati raccolti hanno svelato che i bambini le cui madri avevano assunto Omega-3 DHA durante la gestazione e l'allattamento avevano livelli più elevati di linfociti non ancora attivati. Di contro, in questi bambini il numero di globuli bianchi che producevano la citochina interferone gamma era significativamente inferiore. DHA, benefici confermati Secondo i ricercatori, la maggiore presenza di linfociti non attivi e la riduzione della produzione di interferone gamma è compatibile con l'ipotesi che l'assunzione di DHA durante la gestazione e l'allattamento riduca la risposta proinfiammatoria nei bambini.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Granot E, Jakobovich E, Rabinowitz R, Levy P, Schlesinger M, “DHA supplementation during pregnancy and lactation affects infants' cellular but not humoral immune response”, Mediators Inflamm. 2011;2011:493925. Epub 2011 Sep 18


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Gravidanza

  • Omega-3 per le ossa: l'acido alfa-linolenico protegge l'anca

    L'Omega-3 acido alfa-linolenico (ALA) introdotto attraverso l'alimentazione riduce il rischio di frattura all'anca nella terza età. Lo ha dimostrato uno studio della Tufts University di Boston (Stati Uniti), pubblicato sul Journal of Nutrition. Si tratta del primo studio che esamina nel dettaglio il ruolo degli Omega-3, molecole utili per garantire il benessere delle ossa, sul rischio di fratture all'anca. Omega-3 per le ossa La letteratura scientifica è ricca di studi che hanno dimostrato i benefici degli Omega-3 per le ossa. Diverse fonti alimentari di questi acidi grassi, come l'olio di pesce o il pesce stesso, si sono rivelate utili nella prevenzione dell'osteoporosi soprattutto durante l'invecchiamento.   L'assunzione a lungo termine di questi nutrienti può migliorare le caratteristiche strutturali e meccaniche delle ossa. In questa ricerca è stato analizzato nello specifico l'effetto dell'assunzione di diversi Omega-3 sul rischio di incorrere in fratture dell'anca. Ossa dell'anca: gli effetti specifici Lo studio ha coinvolto 904 individui di età media pari a 75 anni, tutti partecipanti al Framingham Osteoporosis Study, un progetto sulla salute delle ossa iniziato nel 1987 e finanziato dai National Institutes of Health statunitensi. L'incidenza di fratture all'anca è stata registrata a partire dal momento in cui ciascun partecipante ha completato i primi test ed esami previsti nel progetto, ed è stata monitorata fino al 31 dicembre 2005. I dati così raccolti sono stati messi in correlazione con i livelli di assunzione di Omega-3, di Omega-6 o di pesce. È stato preso in particolare considerazione il consumo degli Omega-3 ALA, EPA (acido eicosapentaenoico), DHA (acido docosaesaenoico) e della combinazione EPA+DHA. L'analisi degli Omega-6 noti ha incluso invece l'acido linoleico e l'acido arachidonico. I ricercatori hanno preso altresì in considerazione il rapporto tra i livelli di Omega-6 e quelli di Omega-3. È emerso che solo la quantità di acido alfa-linolenico introdotto con l'alimentazione è associata al rischio di frattura delle ossa dell'anca sia negli uomini sia nelle donne. In particolare, negli individui che introducono le quantità di ALA più elevate questo rischio è ridotto del 54% rispetto a quanto osservato in chi ne consuma i livelli più bassi. L'acido arachidonico sembra, invece, contrastare le fratture all'anca solo negli uomini. Prendersi cura delle ossa con un'alimentazione più attenta Secondo i ricercatori, questi risultati suggeriscono che l'assunzione per via alimentare di acido alfa-linoleico può aiutare a contrastare le fratture delle ossa dell'anca sia negli uomini sia nelle donne. È possibile arricchire la propria dieta di ALA con i seguenti alimenti: oli vegetali (olio di colza, olio di semi di lino); vegetali a foglia verde; legumi (come i fagioli e la soia) noci tuorlo d'uovo carne di cavallo Anche i cereali possono essere una fonte di questo Omega-3, ma ne sono meno ricchi.


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Ossa e colonna vertebrale ed è stato taggato con

  • Omega-3 DHA in gestazione per migliorare la salute dei bambini

    Il raffreddore nei bambini può essere contrastato dall'assunzione di Omega-3 in gestazione. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dalla rivista Pediatrics. Le future mamme dovrebbero assumere 400 milligrammi di DHA al giorno a partire dalla diciottesima settimana di gestazione, al fine di garantire lo stato di buona salute dei propri bimbi nei primi mesi di vita. Lo studio, condotto dai ricercatori del Nutrition and Health Sciences Program della Emory University (Atlanta, Stati Uniti), dimostra che l'integrazione della dieta con DHA durante la gravidanza riduce la frequenza dei raffreddori nei bambini di 1 mese. E a 1, 3 e 6 mesi di vita nei piccoli le cui mamme sono ricorse all'assunzione di Omega-3 DHA nella gestazione la durata dei sintomi della malattia è inferiore. Omega-3, preziosi alleati contro l'infiammazione Gli acidi grassi a lunga catena, classe di molecole cui appartiene l'acido docosaesaenoico (DHA), influenzano l'attività del sistema immunitario e i processi infiammatori. Tuttavia, l'effetto che l'assunzione di DHA da parte delle future mamme potrebbe avere sulla salute dei bambini non era stato ancora chiarito. Per questo motivo Beth Imhoff-Kunsch e gli altri autori dello studio hanno deciso di analizzare se l'integrazione della dieta con DHA durante la gestazione influenzasse lo sviluppo delle malattie nei bambini. Omega- 3 in gestazione per la salute dei bambini: lo studio L'analisi è stata condotta in Messico. A un gruppo di donne in gravidanza è stata prescritta l'assunzione di 400 milligrammi di DHA a partire dalla diciottesima o, in alcuni casi, dalla ventiduesima settimana di gestazione. Da questo momento le future mamme hanno continuato ad assumere l'Omega-3 fino al parto. Nello stesso periodo un secondo gruppo di gestanti ha assunto un placebo. Dopo la nascita, lo stato di salute dei bambini è stato monitorato a 1, 3 e 6 mesi di età. Sono stati raccolti dati relativi ai sintomi delle malattie dei neonati più comuni nei 15 giorni precedenti la visita. È emerso che nei piccoli di 1 mese la comparsa di più sintomi del raffreddore era inferiore se le mamme avevano assunto DHA durante la gestazione. A 1 mese di vita, la durata di tosse, produzione di catarro e respiro affannoso diminuiva rispettivamente del 26, del 15 e del 30%. Solo nel caso degli sfoghi cutanei la frequenza era superiore del 22%. A 3 mesi di vita, invece, i bambini le cui madri avevano assunto l'acido grasso Omega-3 passavano il 14% del tempo in meno ammalati. Infine, a 6 mesi di vita, nei neonati che avevano assunto DHA durante lo sviluppo prenatale la durata di febbre, secrezioni nasali, difficoltà respiratorie, eruzioni cutanee e altre malattie era inferiore, rispettivamente, del 20, del 13, del 54, del 23 e del 25%. Solo i casi di vomito duravano il 74% in più. Omega-3 dalla mamma al bimbo Secondo gli autori, questi risultati indicano che l'integrazione alimentare Omega-3 durante la gravidanza (in particolare il DHA) influenza la salute dei bambini fino ai 6 mesi di età.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Imhoff-Kunsch B, Stein AD, Martorell R, Parra-Cabrera S, Romieu I, Ramakrishnan U, “Prenatal Docosahexaenoic Acid Supplementation and Infant Morbidity: Randomized Controlled Trial”, Pediatrics. 2011 Aug 1. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Età neonatale ed è stato taggato con

  • Omega-3 contro allergie alimentari

    Seguire un'alimentazione ricca di Omega-3 potrebbe essere un valido coadiuvante nel trattamento delle allergie alimentari. Ad ipotizzarlo sono i ricercatori dell'Universidade Federal de Minas Gerais di Belo Horizonte (Brasile), che hanno pubblicato sulla rivista Clinical and Developmental Immunology i risultati di uno studio mirato all'analisi dell'effetto della supplementazione con questi acidi grassi sui sintomi delle allergie. Lo studio aggiunge nuovi dettagli sul ruolo svolto da questi nutrienti nella modulazione dell'attività del sistema immunitario. Omega-3 amici dell'immunità Gli acidi grassi Omega-3 influenzano sia le risposte immunitarie sia i processi infiammatori. Diversi studi clinici hanno infatti dimostrato che l'olio di pesce, un integratore alimentare ricco di questi nutrienti, modula l'attività delle molecole che scatenano l'infiammazione e dei fattori coinvolti nell'immunità. Questi effetti non riguardano solo gli adulti. Anche i bambini possono beneficiare dell'azione degli Omega-3 sul sistema immunitario: i primi vantaggi iniziano già nel ventre materno. Alcuni studi hanno svelato che i bambini le cui madri hanno assunto integratori alimentari Omega-3 (o hanno mangiato pesce ricco di questi nutrienti) durante la gravidanza hanno riscontrato i seguenti benefici per la salute: sistema immunitario migliorato; livelli di infiammazione inferiori; minore probabilità di sviluppare eczemi o allergie alimentari. Durante l'infanzia, invece, questi acidi grassi si sono dimostrati efficaci nel ridurre l'infiammazione e i sintomi della dermatite atopica. Olio di pesce contro le allergie Gli scienziati brasiliani hanno analizzato l'effetto della somministrazione di olio di pesce contenente Omega-3 sui sintomi allergici, utilizzando come modello sperimentale dei topi. Gli animali sono stati divisi in 2 gruppi: "gruppo allergico", "gruppo non allergico". Gli animali del “gruppo allergico” sono stati resi sensibili alla presenza dell'ovoalbumina, una proteina presente nella chiara dell'uovo in grado di scatenare allergie. Gli animali del “gruppo non allergico" non sono stati invece sensibilizzati alla presenza della proteina. In una seconda fase tutti gli animali sono stati alimentati proprio con ovoalbumina, in modo da scatenare l'eventuale reazione allergica. Inoltre ai topi è stata assegnata una di 2 possibili diete, diverse per la fonte di grassi utilizzata. La prima alimentazione era a base di olio di soia contenente una percentuale di Omega-3 pari al 5%. La seconda era invece arricchita con olio di pesce, contenente il 25% di questi acidi grassi. L'analisi della presenza del siero ha dimostrato che nel “gruppo allergico” i livelli degli anticorpi diretti contro l'ovoalbumina erano maggiori che negli altri topi. Inoltre in questi animali altri parametri dell'infiammazione, inclusi la presenza di edema, il numero e l'attivazione di diversi tipi di globuli bianchi e la produzione di muco, erano più elevati di quanto osservato nel “gruppo non allergico”. Tuttavia, l'alimentazione arricchita di Omega-3 è risultata sufficiente a ridurre tutti questi sintomi dell'infiammazione. Olio di pesce contro le allergie alimentari In base ai risultati ottenuti gli autori dello studio hanno concluso che gli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce potrebbero aiutare nel trattamento delle allergie alimentari. La scoperta aiuta a rendere sempre più completo il ruolo svolto da questi acidi grassi nell'ambito della salute umana.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. de Matos OG, Amaral SS, Pereira da Silva PE, Perez DA, Alvarenga DM, Ferreira AV, Alvarez-Leite J, Menezes GB, Cara DC, “Dietary supplementation with omega-3-PUFA-rich fish oil reduces signs of food allergy in ovalbumin-sensitized mice”, Clin Dev Immunol. 2012;2012:236564. doi: 10.1155/2012/236564. Epub 2011 Nov 17  


    Articolo pubblicato in Sistema immunitario, Allergie ed è stato taggato con

  • Trombosi: Omega-3 EPA riduce attività microparticelle piastriniche

    Negli uomini l'assunzione di una singola dose dell'Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA) riduce in 24 ore l'attività delle microparticelle rilasciate dalle piastrine circa del 20%. Ciò corrisponde a una diminuzione del rischio di sviluppare trombosi e altre malattie cardiovascolari associate alla formazione di aggregati di piastrine all'interno dei vasi sanguigni. A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori guidato da Manohar Lal Garg dell'Università di Newcastle (Australia), in uno studio pubblicato dal Journal of Nutritional Biochemistry. La ricerca aggiunge ulteriori dettagli alla conoscenza dell'effetto differenziale esercitato dagli Omega-3 su uomini e donne. Omega-3 contro l'aggregazione delle piastrine Le piastrine sono elementi del sangue indispensabili per garantire la riparazione dei vasi danneggiati e impedire dunque gravi emorragie. Una loro eccessiva attivazione può tuttavia essere associata a diverse malattie cardiache. E' noto che l'aggregazione delle piastrine può portare alla formazione di grumi che costituiscono un fattore di rischio per ictus, infarto e altri seri problemi per la salute del cuore. Nel momento in cui vengono attivate, le piastrine rilasciano piccole vescicole (microparticelle) che, legandosi alla parete dei vasi, forniscono l'innesco per un'ulteriore aggregazione piastrinica. Per questo motivo il livello di microparticelle è considerato un valido indicatore dell'iperattività delle piastrine associata al rischio cardiovascolare. Diverse ricerche hanno dimostrato che l'assunzione di Omega-3 riduce l'incidenza di eventi trombotici. Questi nutrienti ripristinano il numero corretto di microparticelle piastriniche e i livelli di attività coagulante nei pazienti che sono stati colpiti da infarto del miocardio. Nessuno studio aveva, però, chiarito se gli Omega-3 esercitassero gli stessi benefici anche negli individui sani e se l'effetto della loro assunzione fosse immediato o richiedesse una somministrazione a lungo termine. Più EPA per il benessere degli uomini Garg e colleghi hanno chiarito questi aspetti chiedendo a 15 uomini e 15 donne senza particolari problemi di salute di assumere una singola dose di olio di girasole (non ricco di Omega-3) o 1 grammo di EPA o di DHA acido docosaesaenoico, importante Omega-3 di origine alimentare. 24 ore dopo l'assunzione chi ha introdotto EPA o DHA ha mostrato una diminuzione dell'aggregazione delle piastrine, rispettivamente, del 13,3 e dell'11,9%. I livelli di microparticelle sono diminuiti invece solo negli uomini che hanno assunto EPA, ma non in quelli che hanno assunto DHA. Inoltre le donne cui è stato somministrato EPA hanno ottenuto solo una riduzione dell'aggregazione delle piastrine, senza beneficiare di nessun effetto sul numero delle microparticelle. Meccanismi non chiari, ma efficacia confermata Gli autori della ricerca non sanno dare una spiegazione precisa dei meccanismi attraverso cui gli Omega-3 influenzano l'aggregazione delle piastrine e i livelli di microparticelle. Questa ricerca dimostra per la prima volta che una singola dose di EPA riduce l'aggregazione piastrinica e agisce anche a livello delle microparticelle, confermando dunque i risultati ottenuti in altri studi. I dati raccolti fino ad oggi indicano chiaramente che EPA e DHA riducono la tendenza delle piastrine ad aggregarsi, ma agiscono in modo differenziale negli uomini e nelle donne.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Phang M, Lincz L, Seldon M, Garg ML, “Acute supplementation with eicosapentaenoic acid reduces platelet microparticle activity in healthy subjects”, J Nutr Biochem. 2011 Nov 30. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Trombosi ed è stato taggato con

  • Ridurre colesterolo e trigliceridi con Omega-3 da olio di alghe

    L'Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) estratto dalle alghe può promuovere la salute del cuore aumentando i livelli di colesterolo “buono” e riducendo quelli dei trigliceridi. A confermare i risultati ottenuti in una serie di studi precedenti è l'analisi condotta dagli esperti dell'Università di Harvard (Boston, USA) e della Cleveland Clinic (Lyndhurst, USA), pubblicata sulle pagine del Journal of Nutrition. La rielaborazione dei dati presenti nella letteratura scientifica ha permesso agli autori di questa analisi di concludere che il consumo di circa 1,7 grammi al giorno di DHA ottenuto dalle alghe è associato a una riduzione dei trigliceridi del 15% e un aumento del colesterolo “buono” del 5%. La stessa quantità dell'Omega-3 causa anche l'aumento delle dimensioni delle particelle di colesterolo “cattivo”, riducendo così la loro pericolosità. Omega-3, salute per il cuore attraverso l'alimentazione Oltre a ridurre l'incidenza delle malattie cardiovascolari e dei vasi in chi ne consuma elevate quantità, gli acidi grassi Omega-3 prevengono i danni indotti nel tessuto cardiaco dall'infarto e contrastano la mortalità ad esso associata. Mangiare cibi che contengono Omega-3, come i pesci grassi sgombro, salmone e halibut, è dunque utile per migliorare e rinforzare il proprio stato di salute. Esistono anche fonti vegetali di Omega-3: semi di lino e alghe possono costituire una sorgente da cui ottenere questi nutrienti. Omega-3 per ridurre trigliceridi e aumentare il colesterolo “buono” Gli autori della ricerca, guidati da Adam Bernstein, hanno selezionato 11 sperimentazioni cliniche condotte su soggetti sani, non affetti da malattie cardiache, che hanno assunto olio di alghe contenente DHA estratto. L'incrocio dei dati ottenuti in questi studi ha confermato i benefici di questo Omega-3 per la salute cardiovascolare, rilevando la riduzione del 15% dei livelli di trigliceridi e l'aumento del 5% del colesterolo “buono”. Accanto a questi effetti benefici è stato osservato anche un aumento dell'8% del colesterolo “cattivo”. Tuttavia, spiegano i ricercatori, questo incremento è associato a un aumento delle dimensioni delle particelle di colesterolo “cattivo”, fenomeno che riduce il rischio di formazione di placche aterosclerotiche. Benefici netti per il cuore Secondo i ricercatori, nonostante l'aumento dei livelli di colesterolo “cattivo”, l'insieme di questi effetti corrisponde a indubbi benefici per la salute cardiovascolare. Inoltre gli autori hanno commentato che le variazioni nei livelli di colesterolo ottenibili con il DHA ottenuto dalle alghe sono simili a quelli derivanti dall'assunzione di 4 grammi al giorno dello stesso Omega-3, ma in forma purificata. Quest'ultimo, anch'esso associato alla presenza di particelle di colesterolo “cattivo” più grandi,  rappresenta un altro possibile rimedio per ridurre i rischi per la salute del cuore. I benefici per la salute cardiovascolare nascosti nel DHA presente nell'olio di alghe sono in linea anche con quelli derivanti dall'assunzione di altri oli ricchi in Omega-3. Altri effetti positivi associati all'assunzione di questi nutrienti riguardano altri fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, aggregazione piastrinica e infiammazione.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Bernstein AM, Ding EL, Willett WC, Rimm EB, “A meta-analysis shows that docosahexaenoic acid from algal oil reduces serum triglycerides and increases HDL-cholesterol and LDL-cholesterol in persons without coronary heart disease”, J Nutr. 2012 Jan;142(1):99-104. Epub 2011 Nov 23


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Colesterolo ed è stato taggato con

  • Sintomi colite: ridurli con alimentazione ricca di Omega-3

    I sintomi della colite e l'infiammazione intestinale ad essa associata possono essere contenuti con l'introduzione dell'Omega-3 acido alfa-linolenico (ALA), in sostituzione di parte degli acidi grassi Omega-6. Secondo i ricercatori del National Institute of Nutrition di  Hyderabad (India), questo acido grasso riduce la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori. Lo studio che ha portato a questa scoperta è stato pubblicato dal British Journal of Nutrition.   Omega-3 Infiammazione intestinale: il ruolo degli acidi grassi L'infiammazione dell'intestino può essere associata alla mancanza di un equilibrio fra gli Omega-6 e gli Omega-3 introdotti con la dieta. Anni di ricerche hanno dimostrato che il bilancio fra questi due tipi di acidi grassi influenza la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori. In particolare: gli Omega-6 promuovono l'infiammazione, gli Omega-3 la contrastano. Tuttavia, la moderna alimentazione occidentale è più ricca dei primi che dei secondi. Un approccio basato sulla modifica della dieta potrebbe quindi ridurre i fenomeni infiammatori. Lo studio I ricercatori indiani hanno studiato questa possibilità in topi in cui la colite, un disturbo infiammatorio piuttosto comune che colpisce l'intestino nella zona del colon, è stata indotta mediante trattamento con il destran solfato di sodio. Gli animali sono stati divisi in 5 gruppi. Nel primo, la cui dieta prevedeva un rapporto tra l'Omega-6 acido linoleico (LA) e l'Omega-3 acido alfa-linolenico (ALA) pari a 215, non è stata indotta la colite. Gli altri quattro gruppi hanno assunto diverse quantità di acidi grassi, raggiunte aggiungendo al cibo olio di arachidi, di palma e di semi di lino miscelati in modo tale da ottenere un rapporto fra LA e ALA pari a 215, 50, 10 o 2. Dopo aver alimentato i topi con la dieta assegnata per circa 3 mesi, in questi 4 gruppi è stata indotta la colite somministrando destran solfato di sodio per 11 giorni. I sintomi dell'infiammazione all'intestino sono stati valutati misurando diversi parametri clinici, biochimici e tissutali. Omega-3 contro la colite: efficacia dimostrata I dati raccolti hanno permesso di scoprire che un rapporto fra LA e ALA pari a 2 consente di ridurre i sintomi della colite. L'aumento della quantità di acido alfa-linolenico introdotto con la dieta riduce l'attività della mieloperossidasi e della fosfatasi alcalina, proteine associate all'infiammazione. Inoltre anche i livelli di altre molecole proinfiammatorie, le citochine Tumor Necrosis Factor-alfa e Interleuchina-1beta, sono risultate significativamente ridotte dall'aumento dell'assunzione di acido alfa-linolenico. Infine, anche l'aspetto del tessuto intestinale è apparso molto migliore nei topi che avevano assunto le maggiori quantità di ALA e l'integrazione con questo acido grasso ha permesso di aumentare la quantità di Omega-3 presenti nelle strutture intestinali. Viceversa, negli animali che avevano assunto una maggiore quantità di ALA è stata osservata una diminuzione dei livelli di Omega-6 nell'intestino. Ridurre i sintomi della colite: il ruolo dell'alimentazione Secondo gli autori della ricerca questi risultati dimostrano che la sostituzione di un terzo dell'acido linoleico introdotto attraverso l'alimentazione con l'Omega-3 ALA può attenuare i sintomi della colite.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Tyagi A, Kumar U, Reddy S, Santosh VS, Mohammed SB, Ehtesham NZ, Ibrahim A, “Attenuation of colonic inflammation by partial replacement of dietary linoleic acid with α-linolenic acid in a rat model of inflammatory bowel disease”, Br J Nutr. 2012 Jan 16:1-11. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema immunitario, Colite ed è stato taggato con

  • Cavo orale: Omega-3 contrastano batteri e infiammazioni della bocca

    Batteri patogeni e infiammazioni del cavo orale possono essere contrastati dall'azione benefica degli Omega-3. Lo hanno dimostrato Chifu Huang e Jeffery Ebersole, ricercatori dell'Università del Kentucky di Lexington (Stati Uniti), in uno studio pubblicato dalla rivista Molecular Oral Microbiology.     I risultati ottenuti dai due scienziati hanno svelato che gli acidi grassi a lunga catena di origini marina e vegetale hanno una forte azione antimicrobica nei confronti di batteri che causano infezioni del cavo orale. Fra questi: Streptococcus mutans Candida albicans Aggregatibacter actinomycetemcomitans Fusobacterium nucleatum Porphyromonas gingivalis Dosi relativamente basse di questi Omega-3 hanno dimostrato un'efficace azione antibatterica. Primi indizi dal laboratorio Gli autori dello studio hanno analizzato gli effetti dei 3principali Omega-3: acido eicosapentaenoico (EPA) acido docosaesaenoico (DHA) acido alfa-linolenico (ALA) Accanto all'azione di queste molecole, i ricercatori hanno testato anche l'azione di altre forme disponibili di questi acidi grassi, cioè il loro esteri etilici: EPAEE, DHAEE ed ALAEE. Tutti i composti analizzati hanno dimostrato di avere una forte attività antibatterica nei confronti dei patogeni della bocca. In particolare, tutte le 6 le molecole sono in grado di inibire la crescita dei batteri del 50% a dosi comprese tra 1 e 10 microgrammi per millilitro. Questi risultati sono stati ottenuti in esperimenti condotti in laboratorio. I 2 hanno sottolineato l'importanza di condurre nuovi studi che confermino l'efficacia antibatterica degli Omega-3 direttamente nel cavo orale. EPA ed ALA sono quelle ad aver mostrato l'attività antibatterica più forte: gli scienziati ritengono dunque probabile che questi 2 acidi grassi risulteranno più efficaci rispetto al DHA anche a livello della bocca. Omega-3 e salute della bocca e del cavo orale Secondo gli autori questo è il primo studio a dimostrare l'efficacia antibatterica degli Omega-3 contro i patogeni del cavo orale. Molte ricerche, infatti, si sono concentrate sulle loro proprietà antinfiammatorie, trascurandone le potenzialità antimicrobiche. La scoperta di questa nuova proprietà apre la strada a una possibile nuova applicazione di questi nutrienti. Ora i ricercatori intendono sfruttare la scoperta per ottenere prodotti che possano essere utili per la salute della bocca, come delle particolari gomme da masticare. Prima di poter giungere a queste applicazioni gli esperti dovranno chiarire altri aspetti: dosi ottimali; dettagli della loro attività farmacologica; meccanismo migliore per la somministrazione a livello della bocca; effetto da aspettarsi con una determinata dose del principio attivo. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Huang CB, Ebersole JL, “A novel bioactivity of omega-3 polyunsaturated fatty acids and their ester derivatives”, Mol Oral Microbiol. 2010 Feb;25(1):75-80


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