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  • Omega-3 per le ossa: l'acido alfa-linolenico protegge l'anca

    L'Omega-3 acido alfa-linolenico (ALA) introdotto attraverso l'alimentazione riduce il rischio di frattura all'anca nella terza età. Lo ha dimostrato uno studio della Tufts University di Boston (Stati Uniti), pubblicato sul Journal of Nutrition. Si tratta del primo studio che esamina nel dettaglio il ruolo degli Omega-3, molecole utili per garantire il benessere delle ossa, sul rischio di fratture all'anca. Omega-3 per le ossa La letteratura scientifica è ricca di studi che hanno dimostrato i benefici degli Omega-3 per le ossa. Diverse fonti alimentari di questi acidi grassi, come l'olio di pesce o il pesce stesso, si sono rivelate utili nella prevenzione dell'osteoporosi soprattutto durante l'invecchiamento.   L'assunzione a lungo termine di questi nutrienti può migliorare le caratteristiche strutturali e meccaniche delle ossa. In questa ricerca è stato analizzato nello specifico l'effetto dell'assunzione di diversi Omega-3 sul rischio di incorrere in fratture dell'anca. Ossa dell'anca: gli effetti specifici Lo studio ha coinvolto 904 individui di età media pari a 75 anni, tutti partecipanti al Framingham Osteoporosis Study, un progetto sulla salute delle ossa iniziato nel 1987 e finanziato dai National Institutes of Health statunitensi. L'incidenza di fratture all'anca è stata registrata a partire dal momento in cui ciascun partecipante ha completato i primi test ed esami previsti nel progetto, ed è stata monitorata fino al 31 dicembre 2005. I dati così raccolti sono stati messi in correlazione con i livelli di assunzione di Omega-3, di Omega-6 o di pesce. È stato preso in particolare considerazione il consumo degli Omega-3 ALA, EPA (acido eicosapentaenoico), DHA (acido docosaesaenoico) e della combinazione EPA+DHA. L'analisi degli Omega-6 noti ha incluso invece l'acido linoleico e l'acido arachidonico. I ricercatori hanno preso altresì in considerazione il rapporto tra i livelli di Omega-6 e quelli di Omega-3. È emerso che solo la quantità di acido alfa-linolenico introdotto con l'alimentazione è associata al rischio di frattura delle ossa dell'anca sia negli uomini sia nelle donne. In particolare, negli individui che introducono le quantità di ALA più elevate questo rischio è ridotto del 54% rispetto a quanto osservato in chi ne consuma i livelli più bassi. L'acido arachidonico sembra, invece, contrastare le fratture all'anca solo negli uomini. Prendersi cura delle ossa con un'alimentazione più attenta Secondo i ricercatori, questi risultati suggeriscono che l'assunzione per via alimentare di acido alfa-linoleico può aiutare a contrastare le fratture delle ossa dell'anca sia negli uomini sia nelle donne. È possibile arricchire la propria dieta di ALA con i seguenti alimenti: oli vegetali (olio di colza, olio di semi di lino); vegetali a foglia verde; legumi (come i fagioli e la soia) noci tuorlo d'uovo carne di cavallo Anche i cereali possono essere una fonte di questo Omega-3, ma ne sono meno ricchi.


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  • Omega-3 DHA in gestazione per migliorare la salute dei bambini

    Il raffreddore nei bambini può essere contrastato dall'assunzione di Omega-3 in gestazione. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dalla rivista Pediatrics. Le future mamme dovrebbero assumere 400 milligrammi di DHA al giorno a partire dalla diciottesima settimana di gestazione, al fine di garantire lo stato di buona salute dei propri bimbi nei primi mesi di vita. Lo studio, condotto dai ricercatori del Nutrition and Health Sciences Program della Emory University (Atlanta, Stati Uniti), dimostra che l'integrazione della dieta con DHA durante la gravidanza riduce la frequenza dei raffreddori nei bambini di 1 mese. E a 1, 3 e 6 mesi di vita nei piccoli le cui mamme sono ricorse all'assunzione di Omega-3 DHA nella gestazione la durata dei sintomi della malattia è inferiore. Omega-3, preziosi alleati contro l'infiammazione Gli acidi grassi a lunga catena, classe di molecole cui appartiene l'acido docosaesaenoico (DHA), influenzano l'attività del sistema immunitario e i processi infiammatori. Tuttavia, l'effetto che l'assunzione di DHA da parte delle future mamme potrebbe avere sulla salute dei bambini non era stato ancora chiarito. Per questo motivo Beth Imhoff-Kunsch e gli altri autori dello studio hanno deciso di analizzare se l'integrazione della dieta con DHA durante la gestazione influenzasse lo sviluppo delle malattie nei bambini. Omega- 3 in gestazione per la salute dei bambini: lo studio L'analisi è stata condotta in Messico. A un gruppo di donne in gravidanza è stata prescritta l'assunzione di 400 milligrammi di DHA a partire dalla diciottesima o, in alcuni casi, dalla ventiduesima settimana di gestazione. Da questo momento le future mamme hanno continuato ad assumere l'Omega-3 fino al parto. Nello stesso periodo un secondo gruppo di gestanti ha assunto un placebo. Dopo la nascita, lo stato di salute dei bambini è stato monitorato a 1, 3 e 6 mesi di età. Sono stati raccolti dati relativi ai sintomi delle malattie dei neonati più comuni nei 15 giorni precedenti la visita. È emerso che nei piccoli di 1 mese la comparsa di più sintomi del raffreddore era inferiore se le mamme avevano assunto DHA durante la gestazione. A 1 mese di vita, la durata di tosse, produzione di catarro e respiro affannoso diminuiva rispettivamente del 26, del 15 e del 30%. Solo nel caso degli sfoghi cutanei la frequenza era superiore del 22%. A 3 mesi di vita, invece, i bambini le cui madri avevano assunto l'acido grasso Omega-3 passavano il 14% del tempo in meno ammalati. Infine, a 6 mesi di vita, nei neonati che avevano assunto DHA durante lo sviluppo prenatale la durata di febbre, secrezioni nasali, difficoltà respiratorie, eruzioni cutanee e altre malattie era inferiore, rispettivamente, del 20, del 13, del 54, del 23 e del 25%. Solo i casi di vomito duravano il 74% in più. Omega-3 dalla mamma al bimbo Secondo gli autori, questi risultati indicano che l'integrazione alimentare Omega-3 durante la gravidanza (in particolare il DHA) influenza la salute dei bambini fino ai 6 mesi di età.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Imhoff-Kunsch B, Stein AD, Martorell R, Parra-Cabrera S, Romieu I, Ramakrishnan U, “Prenatal Docosahexaenoic Acid Supplementation and Infant Morbidity: Randomized Controlled Trial”, Pediatrics. 2011 Aug 1. [Epub ahead of print]


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  • Omega-3 contro allergie alimentari

    Seguire un'alimentazione ricca di Omega-3 potrebbe essere un valido coadiuvante nel trattamento delle allergie alimentari. Ad ipotizzarlo sono i ricercatori dell'Universidade Federal de Minas Gerais di Belo Horizonte (Brasile), che hanno pubblicato sulla rivista Clinical and Developmental Immunology i risultati di uno studio mirato all'analisi dell'effetto della supplementazione con questi acidi grassi sui sintomi delle allergie. Lo studio aggiunge nuovi dettagli sul ruolo svolto da questi nutrienti nella modulazione dell'attività del sistema immunitario. Omega-3 amici dell'immunità Gli acidi grassi Omega-3 influenzano sia le risposte immunitarie sia i processi infiammatori. Diversi studi clinici hanno infatti dimostrato che l'olio di pesce, un integratore alimentare ricco di questi nutrienti, modula l'attività delle molecole che scatenano l'infiammazione e dei fattori coinvolti nell'immunità. Questi effetti non riguardano solo gli adulti. Anche i bambini possono beneficiare dell'azione degli Omega-3 sul sistema immunitario: i primi vantaggi iniziano già nel ventre materno. Alcuni studi hanno svelato che i bambini le cui madri hanno assunto integratori alimentari Omega-3 (o hanno mangiato pesce ricco di questi nutrienti) durante la gravidanza hanno riscontrato i seguenti benefici per la salute: sistema immunitario migliorato; livelli di infiammazione inferiori; minore probabilità di sviluppare eczemi o allergie alimentari. Durante l'infanzia, invece, questi acidi grassi si sono dimostrati efficaci nel ridurre l'infiammazione e i sintomi della dermatite atopica. Olio di pesce contro le allergie Gli scienziati brasiliani hanno analizzato l'effetto della somministrazione di olio di pesce contenente Omega-3 sui sintomi allergici, utilizzando come modello sperimentale dei topi. Gli animali sono stati divisi in 2 gruppi: "gruppo allergico", "gruppo non allergico". Gli animali del “gruppo allergico” sono stati resi sensibili alla presenza dell'ovoalbumina, una proteina presente nella chiara dell'uovo in grado di scatenare allergie. Gli animali del “gruppo non allergico" non sono stati invece sensibilizzati alla presenza della proteina. In una seconda fase tutti gli animali sono stati alimentati proprio con ovoalbumina, in modo da scatenare l'eventuale reazione allergica. Inoltre ai topi è stata assegnata una di 2 possibili diete, diverse per la fonte di grassi utilizzata. La prima alimentazione era a base di olio di soia contenente una percentuale di Omega-3 pari al 5%. La seconda era invece arricchita con olio di pesce, contenente il 25% di questi acidi grassi. L'analisi della presenza del siero ha dimostrato che nel “gruppo allergico” i livelli degli anticorpi diretti contro l'ovoalbumina erano maggiori che negli altri topi. Inoltre in questi animali altri parametri dell'infiammazione, inclusi la presenza di edema, il numero e l'attivazione di diversi tipi di globuli bianchi e la produzione di muco, erano più elevati di quanto osservato nel “gruppo non allergico”. Tuttavia, l'alimentazione arricchita di Omega-3 è risultata sufficiente a ridurre tutti questi sintomi dell'infiammazione. Olio di pesce contro le allergie alimentari In base ai risultati ottenuti gli autori dello studio hanno concluso che gli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce potrebbero aiutare nel trattamento delle allergie alimentari. La scoperta aiuta a rendere sempre più completo il ruolo svolto da questi acidi grassi nell'ambito della salute umana.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. de Matos OG, Amaral SS, Pereira da Silva PE, Perez DA, Alvarenga DM, Ferreira AV, Alvarez-Leite J, Menezes GB, Cara DC, “Dietary supplementation with omega-3-PUFA-rich fish oil reduces signs of food allergy in ovalbumin-sensitized mice”, Clin Dev Immunol. 2012;2012:236564. doi: 10.1155/2012/236564. Epub 2011 Nov 17  


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  • Trombosi: Omega-3 EPA riduce attività microparticelle piastriniche

    Negli uomini l'assunzione di una singola dose dell'Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA) riduce in 24 ore l'attività delle microparticelle rilasciate dalle piastrine circa del 20%. Ciò corrisponde a una diminuzione del rischio di sviluppare trombosi e altre malattie cardiovascolari associate alla formazione di aggregati di piastrine all'interno dei vasi sanguigni. A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori guidato da Manohar Lal Garg dell'Università di Newcastle (Australia), in uno studio pubblicato dal Journal of Nutritional Biochemistry. La ricerca aggiunge ulteriori dettagli alla conoscenza dell'effetto differenziale esercitato dagli Omega-3 su uomini e donne. Omega-3 contro l'aggregazione delle piastrine Le piastrine sono elementi del sangue indispensabili per garantire la riparazione dei vasi danneggiati e impedire dunque gravi emorragie. Una loro eccessiva attivazione può tuttavia essere associata a diverse malattie cardiache. E' noto che l'aggregazione delle piastrine può portare alla formazione di grumi che costituiscono un fattore di rischio per ictus, infarto e altri seri problemi per la salute del cuore. Nel momento in cui vengono attivate, le piastrine rilasciano piccole vescicole (microparticelle) che, legandosi alla parete dei vasi, forniscono l'innesco per un'ulteriore aggregazione piastrinica. Per questo motivo il livello di microparticelle è considerato un valido indicatore dell'iperattività delle piastrine associata al rischio cardiovascolare. Diverse ricerche hanno dimostrato che l'assunzione di Omega-3 riduce l'incidenza di eventi trombotici. Questi nutrienti ripristinano il numero corretto di microparticelle piastriniche e i livelli di attività coagulante nei pazienti che sono stati colpiti da infarto del miocardio. Nessuno studio aveva, però, chiarito se gli Omega-3 esercitassero gli stessi benefici anche negli individui sani e se l'effetto della loro assunzione fosse immediato o richiedesse una somministrazione a lungo termine. Più EPA per il benessere degli uomini Garg e colleghi hanno chiarito questi aspetti chiedendo a 15 uomini e 15 donne senza particolari problemi di salute di assumere una singola dose di olio di girasole (non ricco di Omega-3) o 1 grammo di EPA o di DHA acido docosaesaenoico, importante Omega-3 di origine alimentare. 24 ore dopo l'assunzione chi ha introdotto EPA o DHA ha mostrato una diminuzione dell'aggregazione delle piastrine, rispettivamente, del 13,3 e dell'11,9%. I livelli di microparticelle sono diminuiti invece solo negli uomini che hanno assunto EPA, ma non in quelli che hanno assunto DHA. Inoltre le donne cui è stato somministrato EPA hanno ottenuto solo una riduzione dell'aggregazione delle piastrine, senza beneficiare di nessun effetto sul numero delle microparticelle. Meccanismi non chiari, ma efficacia confermata Gli autori della ricerca non sanno dare una spiegazione precisa dei meccanismi attraverso cui gli Omega-3 influenzano l'aggregazione delle piastrine e i livelli di microparticelle. Questa ricerca dimostra per la prima volta che una singola dose di EPA riduce l'aggregazione piastrinica e agisce anche a livello delle microparticelle, confermando dunque i risultati ottenuti in altri studi. I dati raccolti fino ad oggi indicano chiaramente che EPA e DHA riducono la tendenza delle piastrine ad aggregarsi, ma agiscono in modo differenziale negli uomini e nelle donne.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Phang M, Lincz L, Seldon M, Garg ML, “Acute supplementation with eicosapentaenoic acid reduces platelet microparticle activity in healthy subjects”, J Nutr Biochem. 2011 Nov 30. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Trombosi ed è stato taggato con

  • Ridurre colesterolo e trigliceridi con Omega-3 da olio di alghe

    L'Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) estratto dalle alghe può promuovere la salute del cuore aumentando i livelli di colesterolo “buono” e riducendo quelli dei trigliceridi. A confermare i risultati ottenuti in una serie di studi precedenti è l'analisi condotta dagli esperti dell'Università di Harvard (Boston, USA) e della Cleveland Clinic (Lyndhurst, USA), pubblicata sulle pagine del Journal of Nutrition. La rielaborazione dei dati presenti nella letteratura scientifica ha permesso agli autori di questa analisi di concludere che il consumo di circa 1,7 grammi al giorno di DHA ottenuto dalle alghe è associato a una riduzione dei trigliceridi del 15% e un aumento del colesterolo “buono” del 5%. La stessa quantità dell'Omega-3 causa anche l'aumento delle dimensioni delle particelle di colesterolo “cattivo”, riducendo così la loro pericolosità. Omega-3, salute per il cuore attraverso l'alimentazione Oltre a ridurre l'incidenza delle malattie cardiovascolari e dei vasi in chi ne consuma elevate quantità, gli acidi grassi Omega-3 prevengono i danni indotti nel tessuto cardiaco dall'infarto e contrastano la mortalità ad esso associata. Mangiare cibi che contengono Omega-3, come i pesci grassi sgombro, salmone e halibut, è dunque utile per migliorare e rinforzare il proprio stato di salute. Esistono anche fonti vegetali di Omega-3: semi di lino e alghe possono costituire una sorgente da cui ottenere questi nutrienti. Omega-3 per ridurre trigliceridi e aumentare il colesterolo “buono” Gli autori della ricerca, guidati da Adam Bernstein, hanno selezionato 11 sperimentazioni cliniche condotte su soggetti sani, non affetti da malattie cardiache, che hanno assunto olio di alghe contenente DHA estratto. L'incrocio dei dati ottenuti in questi studi ha confermato i benefici di questo Omega-3 per la salute cardiovascolare, rilevando la riduzione del 15% dei livelli di trigliceridi e l'aumento del 5% del colesterolo “buono”. Accanto a questi effetti benefici è stato osservato anche un aumento dell'8% del colesterolo “cattivo”. Tuttavia, spiegano i ricercatori, questo incremento è associato a un aumento delle dimensioni delle particelle di colesterolo “cattivo”, fenomeno che riduce il rischio di formazione di placche aterosclerotiche. Benefici netti per il cuore Secondo i ricercatori, nonostante l'aumento dei livelli di colesterolo “cattivo”, l'insieme di questi effetti corrisponde a indubbi benefici per la salute cardiovascolare. Inoltre gli autori hanno commentato che le variazioni nei livelli di colesterolo ottenibili con il DHA ottenuto dalle alghe sono simili a quelli derivanti dall'assunzione di 4 grammi al giorno dello stesso Omega-3, ma in forma purificata. Quest'ultimo, anch'esso associato alla presenza di particelle di colesterolo “cattivo” più grandi,  rappresenta un altro possibile rimedio per ridurre i rischi per la salute del cuore. I benefici per la salute cardiovascolare nascosti nel DHA presente nell'olio di alghe sono in linea anche con quelli derivanti dall'assunzione di altri oli ricchi in Omega-3. Altri effetti positivi associati all'assunzione di questi nutrienti riguardano altri fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, aggregazione piastrinica e infiammazione.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Bernstein AM, Ding EL, Willett WC, Rimm EB, “A meta-analysis shows that docosahexaenoic acid from algal oil reduces serum triglycerides and increases HDL-cholesterol and LDL-cholesterol in persons without coronary heart disease”, J Nutr. 2012 Jan;142(1):99-104. Epub 2011 Nov 23


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Colesterolo ed è stato taggato con

  • Sintomi colite: ridurli con alimentazione ricca di Omega-3

    I sintomi della colite e l'infiammazione intestinale ad essa associata possono essere contenuti con l'introduzione dell'Omega-3 acido alfa-linolenico (ALA), in sostituzione di parte degli acidi grassi Omega-6. Secondo i ricercatori del National Institute of Nutrition di  Hyderabad (India), questo acido grasso riduce la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori. Lo studio che ha portato a questa scoperta è stato pubblicato dal British Journal of Nutrition.   Omega-3 Infiammazione intestinale: il ruolo degli acidi grassi L'infiammazione dell'intestino può essere associata alla mancanza di un equilibrio fra gli Omega-6 e gli Omega-3 introdotti con la dieta. Anni di ricerche hanno dimostrato che il bilancio fra questi due tipi di acidi grassi influenza la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori. In particolare: gli Omega-6 promuovono l'infiammazione, gli Omega-3 la contrastano. Tuttavia, la moderna alimentazione occidentale è più ricca dei primi che dei secondi. Un approccio basato sulla modifica della dieta potrebbe quindi ridurre i fenomeni infiammatori. Lo studio I ricercatori indiani hanno studiato questa possibilità in topi in cui la colite, un disturbo infiammatorio piuttosto comune che colpisce l'intestino nella zona del colon, è stata indotta mediante trattamento con il destran solfato di sodio. Gli animali sono stati divisi in 5 gruppi. Nel primo, la cui dieta prevedeva un rapporto tra l'Omega-6 acido linoleico (LA) e l'Omega-3 acido alfa-linolenico (ALA) pari a 215, non è stata indotta la colite. Gli altri quattro gruppi hanno assunto diverse quantità di acidi grassi, raggiunte aggiungendo al cibo olio di arachidi, di palma e di semi di lino miscelati in modo tale da ottenere un rapporto fra LA e ALA pari a 215, 50, 10 o 2. Dopo aver alimentato i topi con la dieta assegnata per circa 3 mesi, in questi 4 gruppi è stata indotta la colite somministrando destran solfato di sodio per 11 giorni. I sintomi dell'infiammazione all'intestino sono stati valutati misurando diversi parametri clinici, biochimici e tissutali. Omega-3 contro la colite: efficacia dimostrata I dati raccolti hanno permesso di scoprire che un rapporto fra LA e ALA pari a 2 consente di ridurre i sintomi della colite. L'aumento della quantità di acido alfa-linolenico introdotto con la dieta riduce l'attività della mieloperossidasi e della fosfatasi alcalina, proteine associate all'infiammazione. Inoltre anche i livelli di altre molecole proinfiammatorie, le citochine Tumor Necrosis Factor-alfa e Interleuchina-1beta, sono risultate significativamente ridotte dall'aumento dell'assunzione di acido alfa-linolenico. Infine, anche l'aspetto del tessuto intestinale è apparso molto migliore nei topi che avevano assunto le maggiori quantità di ALA e l'integrazione con questo acido grasso ha permesso di aumentare la quantità di Omega-3 presenti nelle strutture intestinali. Viceversa, negli animali che avevano assunto una maggiore quantità di ALA è stata osservata una diminuzione dei livelli di Omega-6 nell'intestino. Ridurre i sintomi della colite: il ruolo dell'alimentazione Secondo gli autori della ricerca questi risultati dimostrano che la sostituzione di un terzo dell'acido linoleico introdotto attraverso l'alimentazione con l'Omega-3 ALA può attenuare i sintomi della colite.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Tyagi A, Kumar U, Reddy S, Santosh VS, Mohammed SB, Ehtesham NZ, Ibrahim A, “Attenuation of colonic inflammation by partial replacement of dietary linoleic acid with α-linolenic acid in a rat model of inflammatory bowel disease”, Br J Nutr. 2012 Jan 16:1-11. [Epub ahead of print]


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  • Cavo orale: Omega-3 contrastano batteri e infiammazioni della bocca

    Batteri patogeni e infiammazioni del cavo orale possono essere contrastati dall'azione benefica degli Omega-3. Lo hanno dimostrato Chifu Huang e Jeffery Ebersole, ricercatori dell'Università del Kentucky di Lexington (Stati Uniti), in uno studio pubblicato dalla rivista Molecular Oral Microbiology.     I risultati ottenuti dai due scienziati hanno svelato che gli acidi grassi a lunga catena di origini marina e vegetale hanno una forte azione antimicrobica nei confronti di batteri che causano infezioni del cavo orale. Fra questi: Streptococcus mutans Candida albicans Aggregatibacter actinomycetemcomitans Fusobacterium nucleatum Porphyromonas gingivalis Dosi relativamente basse di questi Omega-3 hanno dimostrato un'efficace azione antibatterica. Primi indizi dal laboratorio Gli autori dello studio hanno analizzato gli effetti dei 3principali Omega-3: acido eicosapentaenoico (EPA) acido docosaesaenoico (DHA) acido alfa-linolenico (ALA) Accanto all'azione di queste molecole, i ricercatori hanno testato anche l'azione di altre forme disponibili di questi acidi grassi, cioè il loro esteri etilici: EPAEE, DHAEE ed ALAEE. Tutti i composti analizzati hanno dimostrato di avere una forte attività antibatterica nei confronti dei patogeni della bocca. In particolare, tutte le 6 le molecole sono in grado di inibire la crescita dei batteri del 50% a dosi comprese tra 1 e 10 microgrammi per millilitro. Questi risultati sono stati ottenuti in esperimenti condotti in laboratorio. I 2 hanno sottolineato l'importanza di condurre nuovi studi che confermino l'efficacia antibatterica degli Omega-3 direttamente nel cavo orale. EPA ed ALA sono quelle ad aver mostrato l'attività antibatterica più forte: gli scienziati ritengono dunque probabile che questi 2 acidi grassi risulteranno più efficaci rispetto al DHA anche a livello della bocca. Omega-3 e salute della bocca e del cavo orale Secondo gli autori questo è il primo studio a dimostrare l'efficacia antibatterica degli Omega-3 contro i patogeni del cavo orale. Molte ricerche, infatti, si sono concentrate sulle loro proprietà antinfiammatorie, trascurandone le potenzialità antimicrobiche. La scoperta di questa nuova proprietà apre la strada a una possibile nuova applicazione di questi nutrienti. Ora i ricercatori intendono sfruttare la scoperta per ottenere prodotti che possano essere utili per la salute della bocca, come delle particolari gomme da masticare. Prima di poter giungere a queste applicazioni gli esperti dovranno chiarire altri aspetti: dosi ottimali; dettagli della loro attività farmacologica; meccanismo migliore per la somministrazione a livello della bocca; effetto da aspettarsi con una determinata dose del principio attivo. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Huang CB, Ebersole JL, “A novel bioactivity of omega-3 polyunsaturated fatty acids and their ester derivatives”, Mol Oral Microbiol. 2010 Feb;25(1):75-80


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  • Olio di pesce ricco di Omega-3 riduce tessuto adiposo e migliora salute ossa

    L'assunzione combinata di acido linoleico combinato e di olio di pesce ricco in Omega-3 potrebbe rappresentare una nuova strategia per ridurre il tessuto adiposo e migliorare la densità minerale delle ossa. Lo hanno ipotizzato i ricercatori dell'Health Science Center dell'Università del Texas di San Antonio (Stati Uniti) al termine di una serie di esperimenti condotti sui topi. I loro risultati sono stati pubblicati sul Journal of Nutritional Biochemistry. La relazione tra grasso e ossa Durante la terza età, la quantità di grasso presente nel midollo osseo è correlata alla massa ossea dello scheletro: maggiori sono i livelli di grasso, minore è la massa delle ossa. Nonostante questa relazione sia nota da tempo, non esiste nessuna terapia specifica per il trattamento dell'accumulo di tessuto adiposo nel midollo osseo. Dai topi all'uomo I ricercatori dell'Università del Texas hanno valutato la possibilità di contrastare questo fenomeno somministrando a dei topi acido linoleico coniugato, olio di pesce o entrambi questi supplementi. Gli esperimenti sono stati condotti su un gruppo di animali caratterizzati da una mutazione che causa una bassi livelli di densità ossea e più propensi all'obesità e a sviluppare il diabete di tipo 2. Lo studio ha previsto la somministrazione ad animali di 12 mesi di età di una dieta arricchita con i seguenti elementi: 0,5% di acido linoleico coniugato; 5% di olio di pesce (ricco di acidi grassi Omega-3); entrambi i supplementi. Come controllo, topi dello stesso tipo sono stati alimentati con una dieta costituita per il 10% da olio di mais. Dopo 6 mesi, i ricercatori hanno valutato i seguenti parametri: peso degli animali massa grassa densità minerale delle ossa massa magra delle zampe posteriori Olio di pesce: un valore aggiunto L'assunzione del solo acido linoleico coniugato è stata associata a un minor peso e a una riduzione della massa grassa. Viceversa, questo nutriente ha causato un aumento della massa magra nelle zampe posteriori e della densità minerale ossea. Nonostante questi benefici, l'assunzione di acido linoleico è stata associata allo sviluppo del fegato grasso, patologia caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso nelle cellule epatiche. Nei topi alimentati con questo supplemento è stato osservato anche un aumento della resistenza all'insulina, fenomeno alla base dello sviluppo del diabete di tipo 2. Gli animali a cui era stato somministrato olio di pesce hanno invece mostrato un aumento della densità minerale ossea, associata a una migliore sensibilità all'insulina. In questi topi non sono stati, però, osservati cambiamenti nei livelli di massa grassa e di massa magra. Gli animali alimentati contemporaneamente con entrambi i supplementi hanno  mostrato una riduzione del peso e della massa grassa, un aumento della densità minerale delle ossa e della massa magra delle zampe posteriori e, allo stesso tempo, una riduzione dell'ingrossamento del fegato e una maggiore resistenza all'insulina. La doppia supplementazione ha permesso di ridurre significativamente la presenza di tessuto adiposo nel midollo osseo e, nei topi che stanno invecchiando, l'infiammazione e lo stress ossidativo. Secondo gli autori questi risultati dimostrano le potenzialità dell'acido linoleico e dell'olio ricco di Omega-3 per la protezione della salute delle ossa.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Halade GV, Rahman MM, Williams PJ, Fernandes G, “Combination of conjugated linoleic acid with fish oil prevents age-associated bone marrow adiposity in C57Bl/6J mice”, J Nutr Biochem. 2011 May;22(5):459-69. Epub 2010 Jul 24


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Ossa e colonna vertebrale ed è stato taggato con

  • Gestazione, Omega-3 per migliorare sistema immunitario dei bambini

    Durante il terzo trimestre di gestazione le future mamme dovrebbero mangiare ogni settimana almeno 2 porzioni di salmone, pesce grasso ricco di Omega-3, per migliorare l'attività del sistema immunitario dei bambini. Il suggerimento arriva dalle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition, che ha pubblicato i risultati ottenuti da un gruppo di scienziati guidati da Paul Noakes, ricercatore dell'Università di Southampton (Regno Unito). La ricerca aggiunge nuovi dettagli all'utilità dell'assunzione di alimenti ricchi di Omega-3 per potenziare l'immunità. Altri studi hanno infatti dimostrato che l'utilizzo di integratori Omega-3 a base di olio di pesce ha un effetto benefico sul sistema immunitario. Omega-3 in gestazione: dalle mamme ai bambini Lo studio di Noakes e colleghi ha coinvolto 123 donne incinte, che sono state casualmente assegnate a uno di 2 possibili gruppi. Alle future mamme appartenenti al primo gruppo è stato indicato di proseguire con la loro alimentazione abituale, povera di pesce grasso. Alle altre donne è stato chiesto di mangiare 2 porzioni di salmone alla settimana, corrispondenti a  3,45 grammi totali di acido docosaesaenoico (DHA) e di acido eicosapentaenoico (EPA), i principali Omega-3 di cui è ricco il pesce d'acqua salata. I ricercatori hanno raccolto campioni di sangue dal cordone ombelicale dalla ventesima settimana di gestazione fino al termine della gravidanza per misurare i livelli di Omega-3 e di IgE (anticorpi associati alle reazioni allergiche) e la risposta immunitaria. Lo stato di salute dei bambini è stato invece valutato all'età di 6 mesi. Ne è emerso che l'introduzione del salmone nella dieta è associata alla riduzione della produzione di alcune molecole coinvolte nella risposta immunitaria scatenata dalla presenza di allergeni. Fra queste molecole sono incluse alcune interleuchine (IL). In particolare, i ricercatori hanno osservato una riduzione di IL-2, IL-4, IL-5 e IL-10. Il consumo di salmone è risultato associato a una minore attivazione del sistema immunitario da parte degli allergeni anche nel caso in cui uno dei genitori soffre di allergie. Non è stata riscontrata nessuna differenza né nei livelli di IgE né nell'incidenza o nella frequenza di eczemi fra i figli delle donne appartenenti ai due diversi gruppi di studio. Una questione di dosi e di interazioni Secondo gli esperti la mancata efficacia in termini di protezione dalla produzione di IgE a 6 mesi di vita potrebbe essere dovuta all'assunzione di dosi troppo basse di Omega-3 o al fatto che EPA e DHA dovrebbero essere introdotti nella dieta a partire da fasi più precoci della gestazione. Infatti 2 porzioni di salmone a settimana corrispondono all'assunzione delle quantità minime di Omega-3 di cui ha bisogno un adulto per garantirsi un corretto apporto di questi preziosi nutrienti. Queste dosi di EPA e DHA potrebbero non essere sufficienti per influenzare l'attività del sistema immunitario in chi ha una storia familiare di allergie. Inoltre gli autori della ricerca hanno precisato che oltre agli Omega-3 il salmone contiene anche altri importanti molecole, come la vitamina D e il selenio, che sono in grado di influenzare l'attività del sistema immunitario. Per questo motivo i ricercatori non escludono che i benefici dell'introduzione di questo pesce nell'alimentazione siano associate all'azione combinata degli Omega-3 con questi altri nutrienti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Noakes PS, Vlachava M, Kremmyda LS, Diaper ND, Miles EA, Erlewyn-Lajeunesse M, Williams AP, Godfrey KM, Calder PC, “Increased intake of oily fish in pregnancy: effects on neonatal immune responses and on clinical outcomes in infants at 6 mo”, Am J Clin Nutr. 2012 Feb;95(2):395-404. Epub 2012 Jan 4


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  • Dolori mestruali: Omega-3 aiutano a ridurre lo stato di malessere

    I dolori mestruali possono essere ridotti grazie all'assunzione quotidiana di Omega-3. E' questo ciò che emerge da una ricerca pubblicata dall'International Journal of Gynaecology and Obstetrics. Secondo gli autori dello studio, i benefici associati a questi acidi grassi consentono di ridurre l'uso di farmaci come rimedi ai dolori mestruali. Il ricorso agli Omega-3 è risultato particolarmente efficace nel caso di dismenorrea primaria, cioè quando il dolore non è dovuto alla presenza di una patologia a livello degli organi della riproduzione. Salute della donna: il ruolo degli Omega-3 Gli acidi grassi Omega-3 sono preziosi alleati del benessere femminile in tutte le fasi della vita: proteggono da osteoporosi e malattie cardiovascolari, riducono la depressione e migliorano la qualità della gravidanza. Questi nutrienti sono un buon rimedio contro i sintomi della sindrome premestruale e i dolori del ciclo mestruale. Quest'ultima azione si basa sul fatto che gli Omega-3 sono i precursori di molecole che riducono il dolore grazie al loro effetto vasodilatatore e antinfiammatorio. Diversi studi hanno dimostrato che questo fenomeno fa sì che un aumento dell'assunzione di Omega-3, ottenibile sia attraverso l'alimentazione sia utilizzando dei supplementi, corrisponda a una diminuzione dei sintomi della dismenorrea. Omega-3 per i dolori mestruali: benefici confermati I ricercatori dell'University of Medical Sciences di Semnan (Iran) hanno aggiunto nuovi dettagli a quanto già noto sui benefici degli Omega-3 per il trattamento del dolore associato alle mestruazioni. Il loro studio ha coinvolto 95 donne di età compresa tra i 18 e i 25 anni, tutte affette da dismenorrea primaria. 47 fra le partecipanti hanno assunto una capsula di Omega-3 al giorno per 3 mesi. Nei 3 mesi successivi è stato loro somministrato un placebo. Le restanti 48 donne hanno ricevuto prima il placebo per 3 mesi e poi, per altri 3 mesi, una capsula di Omega-3 al giorno. A tutte le partecipanti è stato indicato di assumere 400 milligrammi di ibuprofene, un noto antidolorifico, nel caso in cui persistesse un forte dolore. L'efficacia del trattamento con Omega-3 è stato valutato proprio in base al numero di tavolette di ibuprofene assunte dalle donne. I risultati finali In entrambi i gruppi è stata registrata una riduzione dell'intensità del dolore al termine dei 3 mesi di trattamento. Inoltre le donne che stavano assumendo Omega-3 avevano bisogno di far ricorso a una dose inferiore di ibuprofene rispetto a quelle che stavano assumendo il placebo. In particolare, dopo 3 mesi di trattamento il primo gruppo di donne ha assunto circa 4 tavolette di ibuprofene al giorno, contro le 5 cui doveva far ricorso dopo aver assunto per 3 mesi il placebo. Le donne del secondo gruppo hanno utilizzato una media di circa 3 tavolette dopo 3 mesi di assunzione di Omega-3, e circa 6 dopo 3 mesi di trattamento con il placebo. Gli autori dello studio hanno potuto confermare che l'assunzione di Omega-3 può ridurre i sintomi della dismenorrea primaria e limitare il ricorso agli antidolorifici.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Rahbar N, Asgharzadeh N, Ghorbani R, “Effect of omega-3 fatty acids on intensity of primary dysmenorrhea”, Int J Gynaecol Obstet. 2012 Jan 17. [Epub ahead of print]


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