**Page description appears here**
Dagli specialisti in Omega-3 Integratori di qualità e consulenza professionale

Ricevi notizie, consigli e offerte con
Omegor Newsletter

sono sicuro

Blog Omega-3

  • Ridurre colesterolo e trigliceridi con Omega-3 da olio di alghe

    L'Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA) estratto dalle alghe può promuovere la salute del cuore aumentando i livelli di colesterolo “buono” e riducendo quelli dei trigliceridi. A confermare i risultati ottenuti in una serie di studi precedenti è l'analisi condotta dagli esperti dell'Università di Harvard (Boston, USA) e della Cleveland Clinic (Lyndhurst, USA), pubblicata sulle pagine del Journal of Nutrition. La rielaborazione dei dati presenti nella letteratura scientifica ha permesso agli autori di questa analisi di concludere che il consumo di circa 1,7 grammi al giorno di DHA ottenuto dalle alghe è associato a una riduzione dei trigliceridi del 15% e un aumento del colesterolo “buono” del 5%. La stessa quantità dell'Omega-3 causa anche l'aumento delle dimensioni delle particelle di colesterolo “cattivo”, riducendo così la loro pericolosità. Omega-3, salute per il cuore attraverso l'alimentazione Oltre a ridurre l'incidenza delle malattie cardiovascolari e dei vasi in chi ne consuma elevate quantità, gli acidi grassi Omega-3 prevengono i danni indotti nel tessuto cardiaco dall'infarto e contrastano la mortalità ad esso associata. Mangiare cibi che contengono Omega-3, come i pesci grassi sgombro, salmone e halibut, è dunque utile per migliorare e rinforzare il proprio stato di salute. Esistono anche fonti vegetali di Omega-3: semi di lino e alghe possono costituire una sorgente da cui ottenere questi nutrienti. Omega-3 per ridurre trigliceridi e aumentare il colesterolo “buono” Gli autori della ricerca, guidati da Adam Bernstein, hanno selezionato 11 sperimentazioni cliniche condotte su soggetti sani, non affetti da malattie cardiache, che hanno assunto olio di alghe contenente DHA estratto. L'incrocio dei dati ottenuti in questi studi ha confermato i benefici di questo Omega-3 per la salute cardiovascolare, rilevando la riduzione del 15% dei livelli di trigliceridi e l'aumento del 5% del colesterolo “buono”. Accanto a questi effetti benefici è stato osservato anche un aumento dell'8% del colesterolo “cattivo”. Tuttavia, spiegano i ricercatori, questo incremento è associato a un aumento delle dimensioni delle particelle di colesterolo “cattivo”, fenomeno che riduce il rischio di formazione di placche aterosclerotiche. Benefici netti per il cuore Secondo i ricercatori, nonostante l'aumento dei livelli di colesterolo “cattivo”, l'insieme di questi effetti corrisponde a indubbi benefici per la salute cardiovascolare. Inoltre gli autori hanno commentato che le variazioni nei livelli di colesterolo ottenibili con il DHA ottenuto dalle alghe sono simili a quelli derivanti dall'assunzione di 4 grammi al giorno dello stesso Omega-3, ma in forma purificata. Quest'ultimo, anch'esso associato alla presenza di particelle di colesterolo “cattivo” più grandi,  rappresenta un altro possibile rimedio per ridurre i rischi per la salute del cuore. I benefici per la salute cardiovascolare nascosti nel DHA presente nell'olio di alghe sono in linea anche con quelli derivanti dall'assunzione di altri oli ricchi in Omega-3. Altri effetti positivi associati all'assunzione di questi nutrienti riguardano altri fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, aggregazione piastrinica e infiammazione.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Bernstein AM, Ding EL, Willett WC, Rimm EB, “A meta-analysis shows that docosahexaenoic acid from algal oil reduces serum triglycerides and increases HDL-cholesterol and LDL-cholesterol in persons without coronary heart disease”, J Nutr. 2012 Jan;142(1):99-104. Epub 2011 Nov 23


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Colesterolo ed è stato taggato con

  • Sintomi colite: ridurli con alimentazione ricca di Omega-3

    I sintomi della colite e l'infiammazione intestinale ad essa associata possono essere contenuti con l'introduzione dell'Omega-3 acido alfa-linolenico (ALA), in sostituzione di parte degli acidi grassi Omega-6. Secondo i ricercatori del National Institute of Nutrition di  Hyderabad (India), questo acido grasso riduce la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori. Lo studio che ha portato a questa scoperta è stato pubblicato dal British Journal of Nutrition.   Omega-3 Infiammazione intestinale: il ruolo degli acidi grassi L'infiammazione dell'intestino può essere associata alla mancanza di un equilibrio fra gli Omega-6 e gli Omega-3 introdotti con la dieta. Anni di ricerche hanno dimostrato che il bilancio fra questi due tipi di acidi grassi influenza la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori. In particolare: gli Omega-6 promuovono l'infiammazione, gli Omega-3 la contrastano. Tuttavia, la moderna alimentazione occidentale è più ricca dei primi che dei secondi. Un approccio basato sulla modifica della dieta potrebbe quindi ridurre i fenomeni infiammatori. Lo studio I ricercatori indiani hanno studiato questa possibilità in topi in cui la colite, un disturbo infiammatorio piuttosto comune che colpisce l'intestino nella zona del colon, è stata indotta mediante trattamento con il destran solfato di sodio. Gli animali sono stati divisi in 5 gruppi. Nel primo, la cui dieta prevedeva un rapporto tra l'Omega-6 acido linoleico (LA) e l'Omega-3 acido alfa-linolenico (ALA) pari a 215, non è stata indotta la colite. Gli altri quattro gruppi hanno assunto diverse quantità di acidi grassi, raggiunte aggiungendo al cibo olio di arachidi, di palma e di semi di lino miscelati in modo tale da ottenere un rapporto fra LA e ALA pari a 215, 50, 10 o 2. Dopo aver alimentato i topi con la dieta assegnata per circa 3 mesi, in questi 4 gruppi è stata indotta la colite somministrando destran solfato di sodio per 11 giorni. I sintomi dell'infiammazione all'intestino sono stati valutati misurando diversi parametri clinici, biochimici e tissutali. Omega-3 contro la colite: efficacia dimostrata I dati raccolti hanno permesso di scoprire che un rapporto fra LA e ALA pari a 2 consente di ridurre i sintomi della colite. L'aumento della quantità di acido alfa-linolenico introdotto con la dieta riduce l'attività della mieloperossidasi e della fosfatasi alcalina, proteine associate all'infiammazione. Inoltre anche i livelli di altre molecole proinfiammatorie, le citochine Tumor Necrosis Factor-alfa e Interleuchina-1beta, sono risultate significativamente ridotte dall'aumento dell'assunzione di acido alfa-linolenico. Infine, anche l'aspetto del tessuto intestinale è apparso molto migliore nei topi che avevano assunto le maggiori quantità di ALA e l'integrazione con questo acido grasso ha permesso di aumentare la quantità di Omega-3 presenti nelle strutture intestinali. Viceversa, negli animali che avevano assunto una maggiore quantità di ALA è stata osservata una diminuzione dei livelli di Omega-6 nell'intestino. Ridurre i sintomi della colite: il ruolo dell'alimentazione Secondo gli autori della ricerca questi risultati dimostrano che la sostituzione di un terzo dell'acido linoleico introdotto attraverso l'alimentazione con l'Omega-3 ALA può attenuare i sintomi della colite.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Tyagi A, Kumar U, Reddy S, Santosh VS, Mohammed SB, Ehtesham NZ, Ibrahim A, “Attenuation of colonic inflammation by partial replacement of dietary linoleic acid with α-linolenic acid in a rat model of inflammatory bowel disease”, Br J Nutr. 2012 Jan 16:1-11. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema immunitario, Colite ed è stato taggato con

  • Cavo orale: Omega-3 contrastano batteri e infiammazioni della bocca

    Batteri patogeni e infiammazioni del cavo orale possono essere contrastati dall'azione benefica degli Omega-3. Lo hanno dimostrato Chifu Huang e Jeffery Ebersole, ricercatori dell'Università del Kentucky di Lexington (Stati Uniti), in uno studio pubblicato dalla rivista Molecular Oral Microbiology.     I risultati ottenuti dai due scienziati hanno svelato che gli acidi grassi a lunga catena di origini marina e vegetale hanno una forte azione antimicrobica nei confronti di batteri che causano infezioni del cavo orale. Fra questi: Streptococcus mutans Candida albicans Aggregatibacter actinomycetemcomitans Fusobacterium nucleatum Porphyromonas gingivalis Dosi relativamente basse di questi Omega-3 hanno dimostrato un'efficace azione antibatterica. Primi indizi dal laboratorio Gli autori dello studio hanno analizzato gli effetti dei 3principali Omega-3: acido eicosapentaenoico (EPA) acido docosaesaenoico (DHA) acido alfa-linolenico (ALA) Accanto all'azione di queste molecole, i ricercatori hanno testato anche l'azione di altre forme disponibili di questi acidi grassi, cioè il loro esteri etilici: EPAEE, DHAEE ed ALAEE. Tutti i composti analizzati hanno dimostrato di avere una forte attività antibatterica nei confronti dei patogeni della bocca. In particolare, tutte le 6 le molecole sono in grado di inibire la crescita dei batteri del 50% a dosi comprese tra 1 e 10 microgrammi per millilitro. Questi risultati sono stati ottenuti in esperimenti condotti in laboratorio. I 2 hanno sottolineato l'importanza di condurre nuovi studi che confermino l'efficacia antibatterica degli Omega-3 direttamente nel cavo orale. EPA ed ALA sono quelle ad aver mostrato l'attività antibatterica più forte: gli scienziati ritengono dunque probabile che questi 2 acidi grassi risulteranno più efficaci rispetto al DHA anche a livello della bocca. Omega-3 e salute della bocca e del cavo orale Secondo gli autori questo è il primo studio a dimostrare l'efficacia antibatterica degli Omega-3 contro i patogeni del cavo orale. Molte ricerche, infatti, si sono concentrate sulle loro proprietà antinfiammatorie, trascurandone le potenzialità antimicrobiche. La scoperta di questa nuova proprietà apre la strada a una possibile nuova applicazione di questi nutrienti. Ora i ricercatori intendono sfruttare la scoperta per ottenere prodotti che possano essere utili per la salute della bocca, come delle particolari gomme da masticare. Prima di poter giungere a queste applicazioni gli esperti dovranno chiarire altri aspetti: dosi ottimali; dettagli della loro attività farmacologica; meccanismo migliore per la somministrazione a livello della bocca; effetto da aspettarsi con una determinata dose del principio attivo. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Huang CB, Ebersole JL, “A novel bioactivity of omega-3 polyunsaturated fatty acids and their ester derivatives”, Mol Oral Microbiol. 2010 Feb;25(1):75-80


    Articolo pubblicato in Cavo orale ed è stato taggato con

  • Olio di pesce ricco di Omega-3 riduce tessuto adiposo e migliora salute ossa

    L'assunzione combinata di acido linoleico combinato e di olio di pesce ricco in Omega-3 potrebbe rappresentare una nuova strategia per ridurre il tessuto adiposo e migliorare la densità minerale delle ossa. Lo hanno ipotizzato i ricercatori dell'Health Science Center dell'Università del Texas di San Antonio (Stati Uniti) al termine di una serie di esperimenti condotti sui topi. I loro risultati sono stati pubblicati sul Journal of Nutritional Biochemistry. La relazione tra grasso e ossa Durante la terza età, la quantità di grasso presente nel midollo osseo è correlata alla massa ossea dello scheletro: maggiori sono i livelli di grasso, minore è la massa delle ossa. Nonostante questa relazione sia nota da tempo, non esiste nessuna terapia specifica per il trattamento dell'accumulo di tessuto adiposo nel midollo osseo. Dai topi all'uomo I ricercatori dell'Università del Texas hanno valutato la possibilità di contrastare questo fenomeno somministrando a dei topi acido linoleico coniugato, olio di pesce o entrambi questi supplementi. Gli esperimenti sono stati condotti su un gruppo di animali caratterizzati da una mutazione che causa una bassi livelli di densità ossea e più propensi all'obesità e a sviluppare il diabete di tipo 2. Lo studio ha previsto la somministrazione ad animali di 12 mesi di età di una dieta arricchita con i seguenti elementi: 0,5% di acido linoleico coniugato; 5% di olio di pesce (ricco di acidi grassi Omega-3); entrambi i supplementi. Come controllo, topi dello stesso tipo sono stati alimentati con una dieta costituita per il 10% da olio di mais. Dopo 6 mesi, i ricercatori hanno valutato i seguenti parametri: peso degli animali massa grassa densità minerale delle ossa massa magra delle zampe posteriori Olio di pesce: un valore aggiunto L'assunzione del solo acido linoleico coniugato è stata associata a un minor peso e a una riduzione della massa grassa. Viceversa, questo nutriente ha causato un aumento della massa magra nelle zampe posteriori e della densità minerale ossea. Nonostante questi benefici, l'assunzione di acido linoleico è stata associata allo sviluppo del fegato grasso, patologia caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso nelle cellule epatiche. Nei topi alimentati con questo supplemento è stato osservato anche un aumento della resistenza all'insulina, fenomeno alla base dello sviluppo del diabete di tipo 2. Gli animali a cui era stato somministrato olio di pesce hanno invece mostrato un aumento della densità minerale ossea, associata a una migliore sensibilità all'insulina. In questi topi non sono stati, però, osservati cambiamenti nei livelli di massa grassa e di massa magra. Gli animali alimentati contemporaneamente con entrambi i supplementi hanno  mostrato una riduzione del peso e della massa grassa, un aumento della densità minerale delle ossa e della massa magra delle zampe posteriori e, allo stesso tempo, una riduzione dell'ingrossamento del fegato e una maggiore resistenza all'insulina. La doppia supplementazione ha permesso di ridurre significativamente la presenza di tessuto adiposo nel midollo osseo e, nei topi che stanno invecchiando, l'infiammazione e lo stress ossidativo. Secondo gli autori questi risultati dimostrano le potenzialità dell'acido linoleico e dell'olio ricco di Omega-3 per la protezione della salute delle ossa.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Halade GV, Rahman MM, Williams PJ, Fernandes G, “Combination of conjugated linoleic acid with fish oil prevents age-associated bone marrow adiposity in C57Bl/6J mice”, J Nutr Biochem. 2011 May;22(5):459-69. Epub 2010 Jul 24


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Ossa e colonna vertebrale ed è stato taggato con

  • Gestazione, Omega-3 per migliorare sistema immunitario dei bambini

    Durante il terzo trimestre di gestazione le future mamme dovrebbero mangiare ogni settimana almeno 2 porzioni di salmone, pesce grasso ricco di Omega-3, per migliorare l'attività del sistema immunitario dei bambini. Il suggerimento arriva dalle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition, che ha pubblicato i risultati ottenuti da un gruppo di scienziati guidati da Paul Noakes, ricercatore dell'Università di Southampton (Regno Unito). La ricerca aggiunge nuovi dettagli all'utilità dell'assunzione di alimenti ricchi di Omega-3 per potenziare l'immunità. Altri studi hanno infatti dimostrato che l'utilizzo di integratori Omega-3 a base di olio di pesce ha un effetto benefico sul sistema immunitario. Omega-3 in gestazione: dalle mamme ai bambini Lo studio di Noakes e colleghi ha coinvolto 123 donne incinte, che sono state casualmente assegnate a uno di 2 possibili gruppi. Alle future mamme appartenenti al primo gruppo è stato indicato di proseguire con la loro alimentazione abituale, povera di pesce grasso. Alle altre donne è stato chiesto di mangiare 2 porzioni di salmone alla settimana, corrispondenti a  3,45 grammi totali di acido docosaesaenoico (DHA) e di acido eicosapentaenoico (EPA), i principali Omega-3 di cui è ricco il pesce d'acqua salata. I ricercatori hanno raccolto campioni di sangue dal cordone ombelicale dalla ventesima settimana di gestazione fino al termine della gravidanza per misurare i livelli di Omega-3 e di IgE (anticorpi associati alle reazioni allergiche) e la risposta immunitaria. Lo stato di salute dei bambini è stato invece valutato all'età di 6 mesi. Ne è emerso che l'introduzione del salmone nella dieta è associata alla riduzione della produzione di alcune molecole coinvolte nella risposta immunitaria scatenata dalla presenza di allergeni. Fra queste molecole sono incluse alcune interleuchine (IL). In particolare, i ricercatori hanno osservato una riduzione di IL-2, IL-4, IL-5 e IL-10. Il consumo di salmone è risultato associato a una minore attivazione del sistema immunitario da parte degli allergeni anche nel caso in cui uno dei genitori soffre di allergie. Non è stata riscontrata nessuna differenza né nei livelli di IgE né nell'incidenza o nella frequenza di eczemi fra i figli delle donne appartenenti ai due diversi gruppi di studio. Una questione di dosi e di interazioni Secondo gli esperti la mancata efficacia in termini di protezione dalla produzione di IgE a 6 mesi di vita potrebbe essere dovuta all'assunzione di dosi troppo basse di Omega-3 o al fatto che EPA e DHA dovrebbero essere introdotti nella dieta a partire da fasi più precoci della gestazione. Infatti 2 porzioni di salmone a settimana corrispondono all'assunzione delle quantità minime di Omega-3 di cui ha bisogno un adulto per garantirsi un corretto apporto di questi preziosi nutrienti. Queste dosi di EPA e DHA potrebbero non essere sufficienti per influenzare l'attività del sistema immunitario in chi ha una storia familiare di allergie. Inoltre gli autori della ricerca hanno precisato che oltre agli Omega-3 il salmone contiene anche altri importanti molecole, come la vitamina D e il selenio, che sono in grado di influenzare l'attività del sistema immunitario. Per questo motivo i ricercatori non escludono che i benefici dell'introduzione di questo pesce nell'alimentazione siano associate all'azione combinata degli Omega-3 con questi altri nutrienti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Noakes PS, Vlachava M, Kremmyda LS, Diaper ND, Miles EA, Erlewyn-Lajeunesse M, Williams AP, Godfrey KM, Calder PC, “Increased intake of oily fish in pregnancy: effects on neonatal immune responses and on clinical outcomes in infants at 6 mo”, Am J Clin Nutr. 2012 Feb;95(2):395-404. Epub 2012 Jan 4


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Gravidanza ed è stato taggato con

  • Dolori mestruali: Omega-3 aiutano a ridurre lo stato di malessere

    I dolori mestruali possono essere ridotti grazie all'assunzione quotidiana di Omega-3. E' questo ciò che emerge da una ricerca pubblicata dall'International Journal of Gynaecology and Obstetrics. Secondo gli autori dello studio, i benefici associati a questi acidi grassi consentono di ridurre l'uso di farmaci come rimedi ai dolori mestruali. Il ricorso agli Omega-3 è risultato particolarmente efficace nel caso di dismenorrea primaria, cioè quando il dolore non è dovuto alla presenza di una patologia a livello degli organi della riproduzione. Salute della donna: il ruolo degli Omega-3 Gli acidi grassi Omega-3 sono preziosi alleati del benessere femminile in tutte le fasi della vita: proteggono da osteoporosi e malattie cardiovascolari, riducono la depressione e migliorano la qualità della gravidanza. Questi nutrienti sono un buon rimedio contro i sintomi della sindrome premestruale e i dolori del ciclo mestruale. Quest'ultima azione si basa sul fatto che gli Omega-3 sono i precursori di molecole che riducono il dolore grazie al loro effetto vasodilatatore e antinfiammatorio. Diversi studi hanno dimostrato che questo fenomeno fa sì che un aumento dell'assunzione di Omega-3, ottenibile sia attraverso l'alimentazione sia utilizzando dei supplementi, corrisponda a una diminuzione dei sintomi della dismenorrea. Omega-3 per i dolori mestruali: benefici confermati I ricercatori dell'University of Medical Sciences di Semnan (Iran) hanno aggiunto nuovi dettagli a quanto già noto sui benefici degli Omega-3 per il trattamento del dolore associato alle mestruazioni. Il loro studio ha coinvolto 95 donne di età compresa tra i 18 e i 25 anni, tutte affette da dismenorrea primaria. 47 fra le partecipanti hanno assunto una capsula di Omega-3 al giorno per 3 mesi. Nei 3 mesi successivi è stato loro somministrato un placebo. Le restanti 48 donne hanno ricevuto prima il placebo per 3 mesi e poi, per altri 3 mesi, una capsula di Omega-3 al giorno. A tutte le partecipanti è stato indicato di assumere 400 milligrammi di ibuprofene, un noto antidolorifico, nel caso in cui persistesse un forte dolore. L'efficacia del trattamento con Omega-3 è stato valutato proprio in base al numero di tavolette di ibuprofene assunte dalle donne. I risultati finali In entrambi i gruppi è stata registrata una riduzione dell'intensità del dolore al termine dei 3 mesi di trattamento. Inoltre le donne che stavano assumendo Omega-3 avevano bisogno di far ricorso a una dose inferiore di ibuprofene rispetto a quelle che stavano assumendo il placebo. In particolare, dopo 3 mesi di trattamento il primo gruppo di donne ha assunto circa 4 tavolette di ibuprofene al giorno, contro le 5 cui doveva far ricorso dopo aver assunto per 3 mesi il placebo. Le donne del secondo gruppo hanno utilizzato una media di circa 3 tavolette dopo 3 mesi di assunzione di Omega-3, e circa 6 dopo 3 mesi di trattamento con il placebo. Gli autori dello studio hanno potuto confermare che l'assunzione di Omega-3 può ridurre i sintomi della dismenorrea primaria e limitare il ricorso agli antidolorifici.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Rahbar N, Asgharzadeh N, Ghorbani R, “Effect of omega-3 fatty acids on intensity of primary dysmenorrhea”, Int J Gynaecol Obstet. 2012 Jan 17. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Mestruazioni ed è stato taggato con

  • Osteoartrite: Omega-3 per ridurre del 50% i sintomi

    Una dieta ricca di pesce o olio di lino, fonti di acidi grassi Omega-3, può ridurre significativamente i sintomi dell'osteoartrite. A dimostrarlo è uno studio pubblicato dalla rivista Osteoarthritis and Cartilage, in cui i ricercatori dell'Università di Bristol (Regno Unito) hanno rilevato che un'alimentazione ad alto contenuto di questi acidi grassi riduce del 50% i sintomi della malattia. Secondo i risultati ottenuti, gli Omega-3 introdotti con la dieta possono rallentare la progressione dell'osteoartrite e, qualora la malattia non si fosse ancora manifestata, prevenirla. John Tarlton, coordinatore della ricerca, ha spiegato che i dati raccolti nel corso delle sperimentazioni suggeriscono che gli Omega-3 possano interferire con i meccanismi biochimici alla base dell'osteoartrite. Gli autori ipotizzano che questi acidi grassi possano essere utili sia a scopo preventivo sia per trattare una patologia già in corso. Cartilagine, infiammazione e Omega-3 Tra le principali cause dell'osteoartrite rientra la perdita della cartilagine che ricopre la parte terminale delle ossa. Questo fenomeno causa l'assottigliamento del tessuto osseo sottostante, provocando indolenzimento e dolore delle articolazioni. Attualmente non esiste una cura che rallenti la progressione della malattia. Tutto ciò che si può fare è cercare di lenire il dolore e, eventualmente, sostituire l'articolazione. Non solo: la tipica alimentazione occidentale, proprio perché povera di importanti nutrienti dalle proprietà antinfiammatorie come gli Omega-3, favorisce l'insorgenza di diverse malattie infiammatorie come l'osteoartrite. Inoltre è stato ipotizzato che questi acidi grassi aumentino la densità ossea, altro importante fattore per questa patologia. Tarlton e colleghi hanno confermato l'importanza svolta dagli Omega-3, scoprendo che arricchire la dieta di questi acidi grassi porta a una riduzione dei sintomi della malattia. Gli Omega-3 riducono i sintomi della malattia Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno studiato l'effetto di una dieta ricca di Omega-3 nei porcellini d'india. Questi animali, ha spiegato Tarlton, sono il modello più appropriato per lo studio dell'osteoartrite naturale e spontanea. Per questo i risultati ottenuti nel corso di questo studio supportano l'ipotesi dell'utilità degli Omega-3 nel trattamento della stessa patologia nell'uomo. L'efficacia degli Omega-3 è stata valutata sia in porcellini naturalmente predisposti a sviluppare l'osteoartrite sia in animali resistenti alla malattia. Entrambi hanno ricevuto un'alimentazione standard o ricca di questi acidi grassi per un periodo variabile tra le 10 e le 30 settimane. E' stato così osservato che nei porcellini inclini a sviluppare l'osteoartrite alimentati con Omega-3, molti dei parametri associati alla malattia tendevano ad assumere valori simili a quelli tipici degli animali sani. Questi parametri includono la degradazione del collagene all'interno della cartilagine e la perdita di molecole responsabili della capacità di attutire i traumi. Omega-3, la risposta a una richiesta urgente Gli autori hanno sottolineato che la ricerca di trattamenti preventivi è di primaria importanza: nel 2020, questa patologia potrebbe diventare la quarta fra le cause di disabilità più diffuse. Ora, spiega Tarlton, questi risultati devono essere confermati anche nel trattamento dell'osteoartrite umana.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Knott L, Avery NC, Hollander AP, Tarlton JF, “Regulation of osteoarthritis by omega-3 (n-3) polyunsaturated fatty acids in a naturally occurring model of disease”, Osteoarthritis Cartilage. 2011 Sep;19(9):1150-7. Epub 2011 Jul 1


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Osteoartrite ed è stato taggato con

  • Osteoporosi: Omega-3 ed esercizi fisici aumentano densità ossea del 19%

    Esercizi fisici e assunzione contemporanea di acidi grassi Omega-3 possono aumentare anche del 19% la densità ossea nelle donne in postmenopausa. Lo dimostra una ricerca svolta dai ricercatori dell'Urmia University (Iran) e dell'Università del Missouri (Stati Uniti). Secondo quanto riportato da Nutrition and Metabolism, Omega-3 ed esercizio promuovono l'aumento della densità ossea nonchè la riduzione dell'espressione di molecole associate ai processi infiammatori, come l'interleuchina 6 (IL-6) e il Tumor Necrosis Factor alpha (TNF-alpha). Gli autori della ricerca hanno concluso che la combinazione tra Omega-3 e un'attività fisica di tipo aerobico offre molti più benefici rispetto al solo esercizio o alla semplice assunzione di supplementi a base di acidi grassi. Omega-3 ed esercizi fisici contro l'osteoporosi Le donne a rischio di osteoporosi sono i soggetti che potrebbero trarre maggior vantaggio da questa combinazione terapeutica . L'osteoporosi è una patologia affligge circa 75 milioni di abitanti tra Europa, Stati Uniti e Giappone. Colpisce soprattutto il gentil sesso. Nelle donne in postmenopausa, gli ormoni femminili svolgono minore azione protettiva nei confronti delle ossa: pertanto il rischio di sviluppare questo disturbo è maggiore che nel resto della popolazione. La diminuzione della massa ossea è tra le principali caratteristiche  questa malattia. Ciò porta ad un aumento del rischio di frattura al polso, all'anca e alla spina dorsale. Esercizio e Omega-3 per rafforzare le ossa I ricercatori hanno coinvolto nello studio 79 donne in postmenopausa, di età compresa tra i 58 e i 78 anni. Queste sono state assegnate in modo arbitrario a 1 di 4 possibili gruppi di trattamento: ad alcune donne è stato indicato di assumere capsule contenenti 180 milligrammi di acido eicosapentaenoico (EPA) e 120 milligrammi di acido docosaesaenoico (DHA), per un totale di 1 grammo di Omega-3 al giorno; altre non hanno assunto nessun supplemento, ma è stato loro assegnato un programma di esercizio fisico che comprendeva camminate e jogging 3 volte alla settimana; un terzo gruppo di partecipanti ha nel contempo assunto le capsule e svolto gli esercizi; il gruppo delle donne costituente la parte di controllo non ha assunto Omega-3 né seguito alcun programma di allenamento. A 24 settimane dall'inizio dello studio, i ricercatori hanno misurato i parametri relativi alla densità ossea e ai marcatori dell'infiammazione. La densità ossea della porzione lombare della colonna vertebrale nelle donne che hanno svolto attività fisica e assunto Omega-3 era aumentata del 15%. Allo stesso modo, a livello del collo del femore e dell'anca la densità ossea era aumentata del 19%. In questo gruppo di pazienti è stata osservata anche una diminuzione dei livelli di IL-6 e di TNF-alpha, rispettivamente del 40 e dell'80%. Questi effetti benefici non sono stati osservati in nessun altro dei gruppi di donne coinvolte nella ricerca. Infiammazione e densità ossea, 2 parametri associati Gli autori dello studio hanno sottolineato che la diminuzione delle molecole associate all'infiammazione è correlata con l'aumento della densità ossea. Per questo motivo hanno ipotizzato che il punto di connessione tra questi 2 parametri siano le cellule responsabili della formazione e della rigenerazione dell'osso: gli osteoblasti, che rafforzano l'osso sintetizzando il tessuto; gli osteoclasti, che distruggono l'osso, indebolendolo. Ciò spiegherebbe perché una diminuzione delle molecole proinfiammatorie porti all'aumento della densità ossea.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Tartibian B, Hajizadeh Maleki B, Kanaley J, Sadeghi K, “Long-term aerobic exercise and omega-3 supplementation modulate osteoporosis through inflammatory mechanisms in post-menopausal women: a randomized, repeated measures study”, Nutr Metab (Lond). 2011 Oct 15;8(1):71. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Osteoporosi ed è stato taggato con

  • Omega-3 riducono tossicità chemioterapia in pazienti con cancro al fegato

    Gli Omega-3 contrastano gli effetti tossici della chemioterapia sui pazienti affetti da cancro al fegato. A dimostrarlo è una ricerca pubblicata su Human ad Experimental Toxicology. I ricercatori della Muslim University di Aligarh (India) hanno scoperto che i parametri epatici alterati dal trattamento chemioterapico con il cisplatino possono essere normalizzati assumendo olio di semi di lino, supplemento ricco di Omega-3. Chemioterapia e Omega-3 Diversi studi hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3 sono utili per prevenire alcune forme di cancro nonché ridurre le dimensioni delle masse neoplastiche e l'incidenza delle metastasi. Ad oggi, la maggior parte dei risultati ottenuti riguarda il cancro al colon, il cancro al seno e il tumore alla prostata. Tali hanno permesso di concludere che questi nutrienti possono essere molto utili soprattutto se vengono utilizzati in combinazione con le cure tradizionali: infatti gli Omega-3 sono in grado di amplificare gli effetti della radio e della chemioterapia. Questi acidi grassi rendono le cellule tumorali più sensibili all'azione dei radicali liberi, molecole in grado di danneggiare le strutture cellulari e che vengono generate dalle radiazioni e da alcuni farmaci antitumorali. Oltre a questo tipo di azione contro le cellule neoplastiche, gli Omega-3 svolgono un'attività protettiva nei confronti dell'organismo in cui è comparso il tumore. E' questo il caso della ciclofosfamide, un noto chemioterapico che può avere effetti collaterali tossici che sono contrastati proprio dall'assunzione di Omega-3. Un aiuto per il fegato Lo studio dei ricercatori indiani si è concentrato sugli effetti collaterali del cisplatino, uno dei farmaci chemioterapici più potenti per la cura del cancro. Diversi studi hanno evidenziato la tossicità di questa molecola nei confronti dei tessuti del rene, ma se assunto a dosi molto elevate questo chemioterapico può danneggiare anche il fegato. Dati i numerosi benefici esercitati dagli Omega-3, gli scienziati hanno deciso di verificare se questi acidi grassi potessero limitare i danni indotti nel fegato dalla somministrazione del cisplatino. Le loro ricerche hanno coinvolto dei ratti, che sono stati alimentati con una dieta standard o con cibo arricchito con olio di semi di lino. Dopo 10 giorni agli animali è stata somministrata una singola dose di cisplatino, pari a 6 milligrammi per ogni chilo di massa corporea. Le analisi condotte sui ratti che non hanno ricevuto olio di semi di lino hanno dimostrato che il chemioterapico assunto in queste dosi modifica le difese antiossidanti dell'organismo, riducendo l'attività degli enzimi catalasi, superossido dismutasi e glutatione perossidasi. Inoltre anche l'attività di diverse proteine coinvolte nel metabolismo degli zuccheri è risultata alterata dalla chemioterapia. Tuttavia, l'assunzione del supplemento ricco di Omega-3 si è mostrata efficace nel ridurre l'entità di tutte queste variazioni. Omega-3, un'efficacia basata sul potere antiossidante Secondo gli autori, i benefici dell'olio di semi di lino per la salute del fegato degli animali sottoposti a chemioterapia dipende dalle proprietà antiossidanti di questo supplemento alimentare. Dato che il cisplatino continua ad essere uno dei chemioterapici più efficaci, i risultati ottenuti nel corso di questo studio aprono la strada a nuove interessanti strategie per limitare la sua tossicità.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. Naqshbandi A, Khan W, Rizwan S, Khan F, “Studies on the protective effect of flaxseed oil on cisplatin-induced hepatotoxicity”, Hum Exp Toxicol. 2012 Jan 16. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Tumori, Cancro al fegato ed è stato taggato con

  • Depressione: Omega-3 per problemi di memoria in pazienti terza età

    Livelli elevati di Omega-3 possono migliorare la memoria in chi soffre di depressione nella terza età. Lo hanno scoperto i ricercatori della Medical University di Taipei (Taiwan) e del King's College di Londra (Regno Unito), in uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition. Secondo i risultati ottenuti, i benefici per le capacità cognitive e mnemoniche osservati in questa ricerca sono associati agli Omega-3 di origine marina, come l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), e all'acido alfa-linolenico (ALA), l'Omega-3 prevalente nei vegetali. Omega-3 e salute del cervello Gli acidi grassi Omega-3 costituiscono più del 60% della massa cerebrale, dove si concentrano a livello delle membrane. Le ricerche condotte nel corso degli anni hanno dimostrato che la loro presenza è necessaria per la moltiplicazione e il differenziamento delle cellule nervose. I neuroni hanno bisogno di questi nutrienti per poter ricevere o rilasciare i neurotrasmettitori, molecole necessarie per la trasmissione dell'impulso nervoso. L'efficienza di quest'ultimo processo è importante per contrastare lo sviluppo di alcune patologie. Ad esempio, è stato dimostrato che bassi livelli del neurotrasmettitore serotonina aumentano l'incidenza della depressione. La carenza di dopamina è invece associata a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia di Parkinson o il disturbo da deficit dell'attenzione, patologia caratterizzata dalla diminuzione della capacità di concentrarsi su compiti immediati. Alcuni studi hanno suggerito che dosi elevate di olio di pesce, ricco in acidi grassi Omega-3, aiutano a mantenere livelli adeguati sia di serotonina sia di dopamina. Questi acidi grassi potrebbero altresì essere utili nel trattamento dei sintomi della depressione. Viceversa, un consumo irregolare di Omega-3 potrebbe contribuire allo sviluppo delle principali forme note di questa patologia. Omega-3 per risvegliare la memoria La ricerca pubblicata dall'American Journal of Clinical Nutrition ha coinvolto 132 individui nella terza età con problemi di depressione ricorrente. Gli autori hanno analizzato i livelli di Omega-3 presenti nelle membrane dei globuli rossi, provenienti da campioni di sangue raccolti a digiuno da ciascun partecipante. Allo stesso tempo, tutti gli individui sono stati sottoposti a test cognitivi mirati alla valutazione della memoria immediata, quella parte che viene utilizzata ogni volta che viene immagazzinato un dato che, in seguito, viene dimenticato. Ne è emerso che negli individui che soffrono di depressione i livelli dell'Omega-3 ALA nelle membrane dei globuli rossi sono significativamente associati alle capacità di memoria immediata. Un mosaico ancora da completare I risultati di questa ricerca aggiungono nuovi dettagli alla conoscenza dei benefici degli Omega-3 sulle capacità cognitive. Secondo gli autori, i dati raccolti suggeriscono che basse concentrazioni di questi acidi grassi nelle membrane dei globuli rossi potrebbero predire lo sviluppo di problemi cognitivi in chi soffre di depressione. Inoltre l'assunzione di Omega-3 potrebbe essere utile nel caso in cui questa malattia colpisca nella terza età. Infatti, spiegano gli scienziati, in caso di depressione questi nutrienti sono in grado di ridurre i livelli di cortisolo, una molecola il cui accumulo è associato a una diminuzione del volume cerebrale legata a episodi di perdita della memoria immediata.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Chiu CC, Frangou S, Chang CJ, Chiu WC, Liu HC, Sun IW, Liu SI, Lu ML, Chen CH, Huang SY, Dewey ME, Stewart R, “Associations between n-3 PUFA concentrations and cognitive function after recovery from late-life depression”, Am J Clin Nutr. 2012 Feb;95(2):420-7. Epub 2012 Jan 4


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

Articoli da 311 a 320 di 398 totali

Pagina:
  1. 1
  2. ...
  3. 30
  4. 31
  5. 32
  6. 33
  7. 34
  8. ...
  9. 40
 

Iscriviti a Omegor Newsletter e ricevi subito nella tua casella email

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.


*valido solo per i nuovi iscritti al sito web Chiudi
 

Omegor Newsletter ti tiene aggiornato delle utime scoperte sui benefici degli omega-3 per la salute, contiene le risposte dei nostri esperti farmacisti alle domande dei lettori e gustose offerte promozionali sui nostri prodotti

Ho preso visione dell’ Informativa Privacy D.Lgs.30.06.2003 n. 196.
Acconsento al trattamento dei miei dati(indirizzo di posta
elettronica) per finalita di marketing.



Chiudi