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  • Osteoporosi: Omega-3 ed esercizi fisici aumentano densità ossea del 19%

    Esercizi fisici e assunzione contemporanea di acidi grassi Omega-3 possono aumentare anche del 19% la densità ossea nelle donne in postmenopausa. Lo dimostra una ricerca svolta dai ricercatori dell'Urmia University (Iran) e dell'Università del Missouri (Stati Uniti). Secondo quanto riportato da Nutrition and Metabolism, Omega-3 ed esercizio promuovono l'aumento della densità ossea nonchè la riduzione dell'espressione di molecole associate ai processi infiammatori, come l'interleuchina 6 (IL-6) e il Tumor Necrosis Factor alpha (TNF-alpha). Gli autori della ricerca hanno concluso che la combinazione tra Omega-3 e un'attività fisica di tipo aerobico offre molti più benefici rispetto al solo esercizio o alla semplice assunzione di supplementi a base di acidi grassi. Omega-3 ed esercizi fisici contro l'osteoporosi Le donne a rischio di osteoporosi sono i soggetti che potrebbero trarre maggior vantaggio da questa combinazione terapeutica . L'osteoporosi è una patologia affligge circa 75 milioni di abitanti tra Europa, Stati Uniti e Giappone. Colpisce soprattutto il gentil sesso. Nelle donne in postmenopausa, gli ormoni femminili svolgono minore azione protettiva nei confronti delle ossa: pertanto il rischio di sviluppare questo disturbo è maggiore che nel resto della popolazione. La diminuzione della massa ossea è tra le principali caratteristiche  questa malattia. Ciò porta ad un aumento del rischio di frattura al polso, all'anca e alla spina dorsale. Esercizio e Omega-3 per rafforzare le ossa I ricercatori hanno coinvolto nello studio 79 donne in postmenopausa, di età compresa tra i 58 e i 78 anni. Queste sono state assegnate in modo arbitrario a 1 di 4 possibili gruppi di trattamento: ad alcune donne è stato indicato di assumere capsule contenenti 180 milligrammi di acido eicosapentaenoico (EPA) e 120 milligrammi di acido docosaesaenoico (DHA), per un totale di 1 grammo di Omega-3 al giorno; altre non hanno assunto nessun supplemento, ma è stato loro assegnato un programma di esercizio fisico che comprendeva camminate e jogging 3 volte alla settimana; un terzo gruppo di partecipanti ha nel contempo assunto le capsule e svolto gli esercizi; il gruppo delle donne costituente la parte di controllo non ha assunto Omega-3 né seguito alcun programma di allenamento. A 24 settimane dall'inizio dello studio, i ricercatori hanno misurato i parametri relativi alla densità ossea e ai marcatori dell'infiammazione. La densità ossea della porzione lombare della colonna vertebrale nelle donne che hanno svolto attività fisica e assunto Omega-3 era aumentata del 15%. Allo stesso modo, a livello del collo del femore e dell'anca la densità ossea era aumentata del 19%. In questo gruppo di pazienti è stata osservata anche una diminuzione dei livelli di IL-6 e di TNF-alpha, rispettivamente del 40 e dell'80%. Questi effetti benefici non sono stati osservati in nessun altro dei gruppi di donne coinvolte nella ricerca. Infiammazione e densità ossea, 2 parametri associati Gli autori dello studio hanno sottolineato che la diminuzione delle molecole associate all'infiammazione è correlata con l'aumento della densità ossea. Per questo motivo hanno ipotizzato che il punto di connessione tra questi 2 parametri siano le cellule responsabili della formazione e della rigenerazione dell'osso: gli osteoblasti, che rafforzano l'osso sintetizzando il tessuto; gli osteoclasti, che distruggono l'osso, indebolendolo. Ciò spiegherebbe perché una diminuzione delle molecole proinfiammatorie porti all'aumento della densità ossea.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Tartibian B, Hajizadeh Maleki B, Kanaley J, Sadeghi K, “Long-term aerobic exercise and omega-3 supplementation modulate osteoporosis through inflammatory mechanisms in post-menopausal women: a randomized, repeated measures study”, Nutr Metab (Lond). 2011 Oct 15;8(1):71. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Osteoporosi ed è stato taggato con

  • Omega-3 riducono tossicità chemioterapia in pazienti con cancro al fegato

    Gli Omega-3 contrastano gli effetti tossici della chemioterapia sui pazienti affetti da cancro al fegato. A dimostrarlo è una ricerca pubblicata su Human ad Experimental Toxicology. I ricercatori della Muslim University di Aligarh (India) hanno scoperto che i parametri epatici alterati dal trattamento chemioterapico con il cisplatino possono essere normalizzati assumendo olio di semi di lino, supplemento ricco di Omega-3. Chemioterapia e Omega-3 Diversi studi hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3 sono utili per prevenire alcune forme di cancro nonché ridurre le dimensioni delle masse neoplastiche e l'incidenza delle metastasi. Ad oggi, la maggior parte dei risultati ottenuti riguarda il cancro al colon, il cancro al seno e il tumore alla prostata. Tali hanno permesso di concludere che questi nutrienti possono essere molto utili soprattutto se vengono utilizzati in combinazione con le cure tradizionali: infatti gli Omega-3 sono in grado di amplificare gli effetti della radio e della chemioterapia. Questi acidi grassi rendono le cellule tumorali più sensibili all'azione dei radicali liberi, molecole in grado di danneggiare le strutture cellulari e che vengono generate dalle radiazioni e da alcuni farmaci antitumorali. Oltre a questo tipo di azione contro le cellule neoplastiche, gli Omega-3 svolgono un'attività protettiva nei confronti dell'organismo in cui è comparso il tumore. E' questo il caso della ciclofosfamide, un noto chemioterapico che può avere effetti collaterali tossici che sono contrastati proprio dall'assunzione di Omega-3. Un aiuto per il fegato Lo studio dei ricercatori indiani si è concentrato sugli effetti collaterali del cisplatino, uno dei farmaci chemioterapici più potenti per la cura del cancro. Diversi studi hanno evidenziato la tossicità di questa molecola nei confronti dei tessuti del rene, ma se assunto a dosi molto elevate questo chemioterapico può danneggiare anche il fegato. Dati i numerosi benefici esercitati dagli Omega-3, gli scienziati hanno deciso di verificare se questi acidi grassi potessero limitare i danni indotti nel fegato dalla somministrazione del cisplatino. Le loro ricerche hanno coinvolto dei ratti, che sono stati alimentati con una dieta standard o con cibo arricchito con olio di semi di lino. Dopo 10 giorni agli animali è stata somministrata una singola dose di cisplatino, pari a 6 milligrammi per ogni chilo di massa corporea. Le analisi condotte sui ratti che non hanno ricevuto olio di semi di lino hanno dimostrato che il chemioterapico assunto in queste dosi modifica le difese antiossidanti dell'organismo, riducendo l'attività degli enzimi catalasi, superossido dismutasi e glutatione perossidasi. Inoltre anche l'attività di diverse proteine coinvolte nel metabolismo degli zuccheri è risultata alterata dalla chemioterapia. Tuttavia, l'assunzione del supplemento ricco di Omega-3 si è mostrata efficace nel ridurre l'entità di tutte queste variazioni. Omega-3, un'efficacia basata sul potere antiossidante Secondo gli autori, i benefici dell'olio di semi di lino per la salute del fegato degli animali sottoposti a chemioterapia dipende dalle proprietà antiossidanti di questo supplemento alimentare. Dato che il cisplatino continua ad essere uno dei chemioterapici più efficaci, i risultati ottenuti nel corso di questo studio aprono la strada a nuove interessanti strategie per limitare la sua tossicità.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. Naqshbandi A, Khan W, Rizwan S, Khan F, “Studies on the protective effect of flaxseed oil on cisplatin-induced hepatotoxicity”, Hum Exp Toxicol. 2012 Jan 16. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Tumori, Cancro al fegato ed è stato taggato con

  • Depressione: Omega-3 per problemi di memoria in pazienti terza età

    Livelli elevati di Omega-3 possono migliorare la memoria in chi soffre di depressione nella terza età. Lo hanno scoperto i ricercatori della Medical University di Taipei (Taiwan) e del King's College di Londra (Regno Unito), in uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition. Secondo i risultati ottenuti, i benefici per le capacità cognitive e mnemoniche osservati in questa ricerca sono associati agli Omega-3 di origine marina, come l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), e all'acido alfa-linolenico (ALA), l'Omega-3 prevalente nei vegetali. Omega-3 e salute del cervello Gli acidi grassi Omega-3 costituiscono più del 60% della massa cerebrale, dove si concentrano a livello delle membrane. Le ricerche condotte nel corso degli anni hanno dimostrato che la loro presenza è necessaria per la moltiplicazione e il differenziamento delle cellule nervose. I neuroni hanno bisogno di questi nutrienti per poter ricevere o rilasciare i neurotrasmettitori, molecole necessarie per la trasmissione dell'impulso nervoso. L'efficienza di quest'ultimo processo è importante per contrastare lo sviluppo di alcune patologie. Ad esempio, è stato dimostrato che bassi livelli del neurotrasmettitore serotonina aumentano l'incidenza della depressione. La carenza di dopamina è invece associata a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia di Parkinson o il disturbo da deficit dell'attenzione, patologia caratterizzata dalla diminuzione della capacità di concentrarsi su compiti immediati. Alcuni studi hanno suggerito che dosi elevate di olio di pesce, ricco in acidi grassi Omega-3, aiutano a mantenere livelli adeguati sia di serotonina sia di dopamina. Questi acidi grassi potrebbero altresì essere utili nel trattamento dei sintomi della depressione. Viceversa, un consumo irregolare di Omega-3 potrebbe contribuire allo sviluppo delle principali forme note di questa patologia. Omega-3 per risvegliare la memoria La ricerca pubblicata dall'American Journal of Clinical Nutrition ha coinvolto 132 individui nella terza età con problemi di depressione ricorrente. Gli autori hanno analizzato i livelli di Omega-3 presenti nelle membrane dei globuli rossi, provenienti da campioni di sangue raccolti a digiuno da ciascun partecipante. Allo stesso tempo, tutti gli individui sono stati sottoposti a test cognitivi mirati alla valutazione della memoria immediata, quella parte che viene utilizzata ogni volta che viene immagazzinato un dato che, in seguito, viene dimenticato. Ne è emerso che negli individui che soffrono di depressione i livelli dell'Omega-3 ALA nelle membrane dei globuli rossi sono significativamente associati alle capacità di memoria immediata. Un mosaico ancora da completare I risultati di questa ricerca aggiungono nuovi dettagli alla conoscenza dei benefici degli Omega-3 sulle capacità cognitive. Secondo gli autori, i dati raccolti suggeriscono che basse concentrazioni di questi acidi grassi nelle membrane dei globuli rossi potrebbero predire lo sviluppo di problemi cognitivi in chi soffre di depressione. Inoltre l'assunzione di Omega-3 potrebbe essere utile nel caso in cui questa malattia colpisca nella terza età. Infatti, spiegano gli scienziati, in caso di depressione questi nutrienti sono in grado di ridurre i livelli di cortisolo, una molecola il cui accumulo è associato a una diminuzione del volume cerebrale legata a episodi di perdita della memoria immediata.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Chiu CC, Frangou S, Chang CJ, Chiu WC, Liu HC, Sun IW, Liu SI, Lu ML, Chen CH, Huang SY, Dewey ME, Stewart R, “Associations between n-3 PUFA concentrations and cognitive function after recovery from late-life depression”, Am J Clin Nutr. 2012 Feb;95(2):420-7. Epub 2012 Jan 4


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Omega-3 contro il sovrappeso: basse dosi di olio di pesce efficaci a breve termine

    L'assunzione di basse dosi degli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce esercita già a breve termine un effetto antinfiammatorio che protegge la salute cardiovascolare degli individui in sovrappeso. E' questa la conclusione cui sono giunti i ricercatori dell'Aarhus University Hospital di Aalborg (Danimarca), al termine di uno studio mirato all'analisi degli effetti più precoci dell'integrazione dell'alimentazione con piccole quantità di questi acidi grassi. La notizia, apparsa sulle pagine della rivista Nutrition Research, aggiunge un nuovo tassello al mosaico dei benefici degli Omega-3 per chi soffre di sovrappeso. Sovrappeso, infiammazione e disturbi cardiaci Obesità e sovrappeso sono associati a un aumento del rischio di disturbi cardiovascolari, malattie in cui l'infiammazione gioca un ruolo fondamentale. D'altra parte gli Omega-3, acidi grassi polinsaturi di cui è particolarmente ricco l'olio di pesce, possono esercitare sia un effetto cardioprotettivo sia un'azione antinfiammatoria. Infatti questi nutrienti inibiscono la produzione degli eicosanoidi, molecole la cui presenza è indice di un'infiammazione in corso. Omega-3 per un'azione rapida contro l'infiammazione I ricercatori danesi hanno analizzato gli effetti antinfiammatori a breve termine di basse dosi di questi acidi grassi in 50 individui in sovrappeso. I partecipanti sono stati suddivisi casualmente in 2 gruppi: uno ha assunto quotidianamente 2 capsule contenenti 2 grammi di olio di pesce, (circa 1,1 grammi di Omega-3 di origine marina); l'altro ha assunto capsule contenenti 2 grammi di olio di oliva, un alimento ricco di acido oleico. Gli scienziati hanno raccolto campioni di sangue e del tessuto adiposo di ciascun partecipante, sia prima dell'inizio dell'assunzione delle capsule sia dopo 1 giorno, in modo da poter studiare l'effetto acuto dell'integrazione dell'alimentazione con gli Omega-3. Per valutare l'effetto a breve termine dell'assunzione di questi nutrienti, sangue e tessuto adiposo sono stati raccolti anche dopo 6 settimane di trattamento. Mentre dopo 1 solo giorno dall'inizio dell'assunzione non è stato possibile riscontrare nessun beneficio, dopo 6 settimane di supplementazione con Omega-3 i ricercatori hanno osservato un aumento significativo delle quantità di questi acidi grassi nel tessuto adiposo nonché in alcune cellule del sistema immunitario, i granulociti. Rispetto a chi aveva assunto olio di oliva, i pazienti trattati per 6 settimane con Omega-3 erano caratterizzati anche da un aumento dei livelli di adiponectina, un ormone la cui produzione si riduce in chi soffre di obesità. Viceversa, la quantità di interleuchina-6, molecola prodotta dal sistema immunitario nella fase acuta della risposta infiammatoria, è risultata tanto più bassa quanto più elevato era il contenuto di Omega-3 del tessuto adiposo e dei granulociti prima dell'inizio del trattamento. Un effetto lieve, ma significativo Gli autori dello studio hanno precisato che questi risultati non indicano un effetto antinfiammatorio globale dell'olio di pesce a breve termine. Tuttavia, i dati raccolti indicano che l'assunzione di basse dosi di Omega-3 per un breve periodo esercita un'azione benefica sulla salute dei pazienti in sovrappeso aumentando in modo significativo i livelli di adiponectina. Secondo i ricercatori ulteriori studi permetteranno di stabilire le dosi ottimali degli acidi grassi contenuti nell'olio di pesce per gli individui in sovrappeso.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Gammelmark A, Madsen T, Varming K, Lundbye-Christensen S, Schmidt EB, “Low-dose fish oil supplementation increases serum adiponectin without affecting inflammatory markers in overweight subjects”, Nutr Res. 2012 Jan;32(1):15-23


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Omega-3 proteggono il cuore maschile da arresto cardiaco

    La salute del cuore passa anche dagli Omega-3: un consumo moderato di pesce ricco di questi acidi grassi protegge il cuore maschile diminuendo l'incidenza di arresto cardiaco. Lo ha dimostrato uno studio dell'Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti), pubblicato dall'European Heart Journal. La ricerca, che ha coinvolto uomini di mezza e terza età, conferma i benefici degli Omega-3 per il cuore. Omega-3, benessere per il cuore I benefici per la salute del cuore derivanti da un'alimentazione ricca di Omega-3 sono noti già dagli anni Settanta. E' in questo periodo, infatti, che sono comparsi i primi studi sulle popolazioni eschimesi della Groenlandia, caratterizzate da un'incidenza di malattie cardiache tra le più basse al mondo. Le analisi condotte all'epoca hanno svelato per la prima volta il punto di forza dell'alimentazione eschimese, in cui predominano pesci grassi ricchi di Omega-3. Nel corso degli anni i ricercatori hanno approfondito la conoscenza dei vantaggi per la salute cardiovascolare derivanti dal consumo di questi acidi grassi. E' stato così dimostrato che gli Omega-3 proteggono il cuore contrastando i fattori di rischio cardiovascolare, come livelli elevati di trigliceridi e l'ipertensione arteriosa. Ciò corrisponde alla riduzione di una percentuale variabile tra il 20 e il 45% della mortalità associata a eventi come l'infarto del miocardio. I benefici per il sesso maschile Alcuni studi hanno portato ad ipotizzare che negli uomini il consumo di pesce grasso e degli Omega-3 di cui è ricco sia associato a una minore probabilità di andare incontro ad un arresto cardiaco durante la terza età. Nessuna ricerca aveva confermato l'esistenza di una correlazione di questo genere anche in altre fasce d'età e in popolazioni in cui il tipo di pesce tipico della dieta locale fosse diverso da quello ricco di questi acidi grassi. Per questo motivo gli esperti dell'Harvard Medical School hanno deciso di estendere le analisi anche a uomini più giovani. I ricercatori hanno condotto uno studio di popolazione che ha coinvolto, in totale, 39.367 uomini svedesi di mezza età o più anziani. Le loro abitudini alimentari sono state analizzate attraverso dei questionari mirati ad ottenere informazioni sulla frequenza con cui vengono consumati diversi alimenti. I casi di arresto cardiaco sono stati identificati analizzando i registri svedesi riguardanti i ricoveri ospedalieri e le cause di decesso relativi al periodo compreso tra il primo gennaio 1998 e il 31 dicembre 2004. Un'accurata analisi statistica ha permesso agli scienziati di rilevare negli uomini che mangiano pesce almeno una volta alla settimana una significativa riduzione del rischio di arresto cardiaco. Un effetto analogo è stato riscontrato anche prendendo in considerazione il consumo di acidi grassi Omega-3. Omega-3, buoni anche senza esagerare In base a questi risultati gli autori hanno concluso che non è necessario consumare quantità elevate di Omega-3 o pesce grasso per proteggere il cuore. Un consumo moderato di questi nutrienti è, infatti, sufficiente ad ottenere lo stesso effetto protettivo di cui possono beneficiare gli uomini che ne assumono quantità più elevate.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Levitan EB, Wolk A, Mittleman MA, “Fish consumption, marine omega-3 fatty acids, and incidence of heart failure: a population-based prospective study of middle-aged and elderly men”, Eur Heart J. 2009 Jun;30(12):1495-500. Epub 2009 Apr 21


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Omega-3 contrastano disturbo bipolare e alcolismo

    L'acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 di origine alimentare, è utile per contrastare i sintomi del disturbo bipolare nonché ridurre la tendenza all'alcolismo regolando l'espressione degli stessi geni bersagliati dagli psicofarmaci. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Indiana University School of Medicine (Indianapolis, USA) e dell'Università della California di San Diego (La Jolla, USA) in uno studio pubblicato su Translational Psychiatry. Secondo Alexander Niculescu, coordinatore della ricerca, una dieta ricca di Omega-3 potrebbe essere utile nel trattamento e nella prevenzione del disturbo bipolare e dell'alcolismo. Disturbo bipolare e alcolismo Il disturbo bipolare è una malattia psichiatrica caratterizzata dall'alternanza tra fasi di depressione e fasi di euforia, dette anche fasi maniacali, associate a periodi di stress. Anni di studi hanno dimostrato l'efficacia dell'assunzione di Omega-3 in concomitanza alle terapie farmacologiche tradizionali per stabilizzare i sintomi di questa patologia. In particolare, un'analisi dei dati disponibili nella letteratura scientifica pubblicata sul Journal of Clinical Psychiatry ha evidenziato le potenzialità degli Omega-3 come coadiuvanti nella cura delle fasi depressive del disturbo. La ricerca di Niculescu e colleghi ha però chiarito i meccanismi molecolari alla base di questa efficacia. I ricercatori statunitensi hanno scoperto che l'effetto degli Omega-3 si estende anche alla tendenza all'alcolismo di cui possono soffrire i pazienti affetti da disturbo bipolare. I benefici degli Omega-3 per la mente e il cervello Lo studio coordinato da Niculescu ha previsto di integrare i dati relativi all'espressione genica nell'uomo con quelli ottenuti in esperimenti condotti sui topi. I ricercatori hanno utilizzato animali geneticamente modificati inclini alla depressione che in condizioni di stress sviluppano i sintomi tipici della fase maniacale del disturbo bipolare. E' stato così scoperto che il comportamento dei topi in cui veniva somministrato l'Omega-3 DHA tornava alla normalità, eliminando depressione e fasi maniacali indotte da stress. L'analisi dell'espressione dei geni a livello cerebrale ha svelato che il DHA ripristina la corretta espressione degli stessi fattori che vengono bersagliati dagli psicofarmaci. I ricercatori hanno altresì osservato per la prima volta che i topi che assumevano DHA bevevano molto meno alcol rispetto a quelli che presentavano i sintomi del disturbo bipolare. Quest'ultimo risultato è stato confermato in esperimenti condotti su ratti modello per lo studio dell'alcolismo. Omega-3, un'azione mirata sul cervello Niculescu ha spiegato che questi dati dimostrano chiaramente che a livello molecolare gli Omega-3 agiscono sul cervello in modo simile ai farmaci psichiatrici. Secondo il ricercatore, la scoperta di questi marcatori genetici permetterà di condurre studi clinici più mirati sull'uomo. L'obiettivo finale, conclude Niculescu, potrebbe essere l'uso degli Omega-3 come coadiuvanti nelle terapie, in modo da ridurre al minimo la quantità di psicofarmaci assunti dai pazienti. Un approccio di questo tipo sarebbe molto utile nel caso di individui, come le donne in gravidanza, in cui gli Omega-3 non hanno effetti collaterali significativi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Le-Niculescu H, Case NJ, Hulvershorn L, Patel SD, Bowker D, Gupta J, Bell R, Edenberg HJ, Tsuang MT, Kuczenski R, Geyer MA, Rodd ZA and Niculescu AB, “Convergent functional genomic studies of omega-3 fatty acids in stress reactivity, bipolar disorder and alcoholism”, Transl Psychiatry (2011) 1, e4. Published online 26 April 2011 2. Sarris J, Mischoulon D, Schweitzer I, “Omega-3 for bipolar disorder: meta-analyses of use in mania and bipolar depression”, J Clin Psychiatry. 2011 Aug 9


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Olio di pesce: i metodi di estrazione influenzano la qualità degli Omega-3

    La qualità dell'olio di pesce ricco di Omega-3 può essere migliorata utilizzando nei processi di estrazione la cosiddetta anidride carbonica supercritica. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dal Journal of Food Engineering, frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori guidati da Sagrario Beltrán dell'Università di Burgos (Spagna). Secondo gli scienziati spagnoli, il metodo di estrazione con fluidi supercritici (FSE) permette di rimuovere i metalli pesanti che possono contaminare il materiale di partenza. La FSE riduce altresì l'ossidazione degli Omega-3 durante il processo di produzione dell'olio di pesce. Prove generali per Omega-3 migliori Beltrán e colleghi hanno confrontato l'estrazione con fluidi supercritici, ovvero in uno stadio intermedio tra quello gassoso e quello liquido, con i metodi tradizionalmente utilizzati. I ricercatori hanno utilizzato l'anidride carbonica supercritica, un fluido che richiede l'uso di un'atmosfera non ossidante e temperature moderate, condizioni che prevengono l'ossidazione degli acidi grassi Omega-3. Le tecniche con cui è stato fatto il confronto sono 3: estrazione a freddo estrazione per via umida estrazione enzimatica Come materiale di partenza sono stati utilizzati quattro diversi prodotti collaterali della lavorazione del pesce. Ciascuno di questi è stato caratterizzato in quanto a contenuto di acqua, di proteine e di grassi e per la quantità di metalli presenti in tracce. In seguito all'estrazione, l'olio di pesce è stato analizzato per determinarne le caratteristiche chimiche e organolettiche. Olio di pesce di qualità migliore In base ai dati raccolti i ricercatori hanno concluso che un'estrazione con fluidi supercritici in condizioni moderate, corrispondenti a una pressione di 25 MegaPascal e una temperatura di 40°C, permette di ridurre l'ossidazione dell'olio di pesce. Questa tecnica è particolarmente vantaggiosa se il materiale di partenza è costituito da scarti di pesce a basso contenuto di grassi e liofilizzati. Inoltre, nel caso in cui si parta da scarti di nasello o da fegato di calamari giganti, la SFE è l'unico metodo che permetta di ottenere quantità significative di olio. Infine, l'uso dell'anidride carbonica supercritica permette di limitare l'estrazione di alcuni inquinanti, come alcune specie di arsenico. In ogni caso, Beltrán e colleghi hanno sottolineato che l'efficienza del processo dipende fortemente dalla qualità e dalla freschezza del materiale di partenza e in alcuni casi è necessario un ulteriore passaggio di eliminazione degli odori sgradevoli. Arricchire l'olio di pesce di Omega-3 Il processo di estrazione utilizzato per ottenere oli ricchi di Omega-3 determina la qualità del prodotto finale. In particolare, da esso dipendono l'ossidazione degli acidi grassi, i livelli di inquinanti e le proprietà organolettiche. Gli autori della ricerca hanno così concluso che l'estrazione con fluidi supercritici è una valida alternativa alle procedure di raffinamento fisico e chimico che permette di migliorare la qualità dell'olio di pesce. Tale miglioramento è dovuto alla prevenzione dell'ossidazione dei lipidi, soprattutto quando si vuole ottenere un olio di pesce ricco in Omega-3, come quello ottenuto dal salmone. L'aumento della qualità è dovuta inoltre anche alla significativa riduzione di inquinanti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Rubio-Rodríguez N, de Diego SM, Beltrán S, Jaime I, Sanz MT, Rovira J, “Supercritical fluid extraction of fish oil from fish by-products: A comparison with other extraction methods”, J Food Eng, 2012 Mar;109(2):238-248


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Olio di pesce

  • Omega-3 per l'osteoporosi: protezione delle ossa e riduzione dell'infiammazione

    Gli Omega-3 EPA e DHA dell'olio di pesce diminuiscono i livelli di infiammazione e sono utili a migliorare la salute delle ossa. Costituiscono altresì uno dei rimedi per l'osteoporosi associata all'invecchiamento. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Bone, secondo il quale a possedere queste proprietà sono solo l'olio di pesce e la borragine. Per gli autori della ricerca questi risultati indicano che un'opportuna alimentazione potrebbe aiutare a prevenire l'osteoporosi nella terza età. Acidi grassi, nemici-amici delle ossa La dieta tipica dei paesi occidentali è caratterizzata da livelli molto elevati di grassi. Queste molecole hanno effetti dannosi sulla capacità dei muscoli di rispondere all'azione dell'insulina, l'ormone che regola il consumo di zuccheri da parte dell'organismo, e possono contribuire alla perdita delle ossa. Nessuno studio aveva chiarito quale fosse la relazione tra gli acidi grassi e i disturbi dell'apparato locomotore tipici della terza età, come l'osteoporosi. Gli autori della ricerca hanno analizzato in che modo i diversi tipi di grassi che possono essere introdotti con l'alimentazione (innanzitutto Omega-3 e Omega-6) influenzano l'infiammazione e la salute dell'apparato locomotore durante l'invecchiamento. Omega-3 e osteoporosi: l'azione protettiva degli acidi grassi I ricercatori hanno condotto i loro studi su 2 diversi ceppi di topi: uno in buona salute; l'altro affetto da progeria, una malattia che causa l'invecchiamento precoce. Questi ultimi hanno permesso di valutare l'effetto dell'assunzione di acidi grassi sulle complicazioni associate al passare degli anni, osteoporosi inclusa. Ai topi dell'età di 2 mesi è stato assegnato uno di 4 possibili regimi alimentari: dieta standard; regime alimentare Omega-3 e Omega-6; regime alimentare a base di borragine (Omega-3 acido gamma-linolenico); regime alimentare a base di pesce (Omega-3 a lunga catena). In tutti i casi agli animali è stato consentito di cibarsi a volontà. All'età di 12 mesi gli scienziati hanno analizzato le ossa e l'espressione di alcuni marcatori tipici delle loro cellule, le masse muscolari e adipose e l'infiammazione. I dati raccolti hanno concluso che la borragine e il pesce contrastano l'infiammazione e riportano nella norma i parametri associati alla salute delle ossa. Omega-3 dei pesci oppure Omega-3 vegetali? Nonostante borragine e pesce permettano di ottenere gli stessi risultati, questi 2 alimenti non hanno le stesse caratteristiche. La borragine contiene Omega-3 sotto forma di acido gamma-linolenico, l'olio di pesce è invece caratterizzato da quantità elevate di acido eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenoico (DHA), Omega-3 noti per la loro capacità di migliorare le proprietà strutturali e meccaniche delle ossa. Il Ministero della Salute italiano ha altresì incluso gli estratti di fiori, foglie e piante con fiori di borragine tra i prodotti vegetali il cui utilizzo per la sintesi di integratori alimentari non è ammesso. Di contro, l'uso di olio di pesce nella produzione di supplementi è regolarmente consentito.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Wauquier F, Barquissau V, Léotoing L, Davicco MJ, Lebecque P, Mercier S, Philippe C, Miot-Noirault E, Chardigny JM, Morio B, Wittrant Y, Coxam V, “Borage and fish oils lifelong supplementation decreases inflammation and improves bone health in a murine model of senile osteoporosis”, Bone. 2012 Feb;50(2):553-61. Epub 2011 Jun 6


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Osteoporosi ed è stato taggato con

  • Omega-3 migliorano struttura e proprietà meccaniche delle ossa

    L'assunzione a lungo termine di acidi grassi Omega-3 può migliorare le proprietà strutturali e meccaniche delle ossa. Lo hanno dimostrato i ricercatori del Collaborating Center for Osteoporosis Prevention dell'Ospedale Universitario di Ginevra (Svizzera), grazie ad uno studio condotto sui topi. I risultati ottenuti sono stati pubblicati sul Journal of Nutritional Biochemistry. In tal senso, Nicolas Bonnet e Serge Ferrari hanno concluso che l'Omega-3 più efficace per la salute delle ossa è l'acido eicosapentaenoico (EPA), nutriente di cui è ricco il pesce grasso. Omega-3 e salute delle ossa Le ricerche effettuate nel corso degli anni hanno permesso di ipotizzare che un'alimentazione ricca di Omega-3 possa prevenire la perdita di tessuto osseo. Studi condotti sugli animali, con risultati confermati da esperimenti di laboratorio, hanno dimostrato che un rapporto tra Omega-3 e Omega-6 sbilanciato a favore dei primi influenza positivamente la salute dello scheletro. Queste ricerche si sono tuttavia concentrate sull'assunzione di Omega-3 per un periodo limitato di tempo. Per approfondire la relazione tra questi nutrienti e la salute delle ossa, Bonnet e Ferrari hanno analizzato gli effetti della somministrazione di EPA e di DHA (l'altro Omega-3 contenuto nel pesce grasso) per tutta la vita adulta dei topi. Lo studio La ricerca ha previsto di alimentare 30 topi femmina di età compresa tra i 3 e i 17 mesi con una dieta di controllo o con cibo arricchito di EPA o di DHA. L'effetto dei diversi regimi alimentari sono stati valutati analizzando prima di tutto la microstruttura delle ossa. Le proprietà biomeccaniche dell'osso sono state studiate attraverso un test che ha valutato l'elasticità e la flessibilità dei materiali. Infine, l'entità dei rimodellamenti del tessuto osseo è stata valutata monitorando la presenza di marcatori della sostituzione dell'osso e della sua morfologia. Omega-3 per le ossa: i risultati II dati raccolti hanno rivelato che gli Omega-3 non contrastano la perdita del tessuto osseo interno alla tibia. Tuttavia, 8 mesi di assunzione di EPA o DHA permettono di aumentare del 26,6 e del 17,2% il volume del tessuto poroso presente all'interno delle vertebre situate nella parte terminale della colonna vertebrale. Questo effetto non aumenta ulteriormente prolungando la somministrazione degli Omega-3. Oltre a svolgere questa azione, l'EPA aumenta anche il volume e lo spessore del tessuto osseo che avvolge il femore, rispettivamente dell'8,1 e del 4,4%. Inoltre solo questo acido grasso (e non il DHA) limita del 13% la riduzione associata all'invecchiamento dell'osteocalcina, una proteina delle ossa, e promuove l'aumento dei livelli di IGF-1, marcatore molecolare della produzione di tessuto osseo. Entrambi gli Omega-3, invece, sono associati all'aumento dei livelli di leptina, ormone che regola la produzione delle ossa. Nel loro insieme questi risultati indicano che assumere prolungatamente acidi grassi Omega-3, soprattutto se sotto forma di EPA, può aiutare a migliorare la salute delle ossa.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Bonnet N, Ferrari SL, “Effects of long-term supplementation with omega-3 fatty acids on longitudinal changes in bone mass and microstructure in mice”, J Nutr Biochem. 2011 Jul;22(7):665-72. Epub 2010 Oct 30


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  • Salute della donna: Omega-3 di origine marina riducono del 38% malattie ischemiche del cuore

    Gli Omega-3 di origine marina, al contrario di quelli vegetali, proteggono le donne dal rischio di malattie ischemiche del cuore. La notizia arriva dalle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition, dove i ricercatori dell'Institute of Preventive Medicine dell'Università di Aarhus (Danimarca) hanno pubblicato i risultati di un importante studio: lassunzione di quantità elevate di acido eicosapentaenoico (EPA) e di acido docosaesaenoico (DHA) riduce del 38% il rischio di cardiopatia ischemica. Secondo gli autori dello studio, gli uomini non possono beneficiare dello stesso effetto protettivo. Uomini e donne, anche gli Omega-3 fanno la differenza I 2 principali Omega-3 di origine marina, EPA e DHA, possono essere ottenuti da una dieta ricca di pesce grasso nonché dall'acido alfa-linolenico (ALA) presente nei vegetali. In particolare, una quantità variabile tra l'8 e il 20% dell'ALA presente nell'organismo umano viene convertito in EPA, mentre solo lo 0,5-9% dell'acido alfa-linolenico si trasforma in DHA. Questo fenomeno non è  l'unico fattore a influenzare i livelli di EPA e DHA. Anche il sesso gioca un ruolo importante, e nelle donne in età riproduttiva il tasso di conversione dell'ALA in EPA è di  2,5 volte superiore di quanto osservato negli uomini. Omega-3 di origine marina proteggono il cuore delle donne Gli autori di questa ricerca hanno confermato che uomini e donne rispondono in modo diverso all'assunzione di Omega-3. Il loro studio ha previsto l'analisi dei dati relativi a 3.277 cittadini danesi il cui stato di salute è stato monitorato nel corso di 23 anni. In questo periodo sono stati registrati 471 casi di cardiopatia ischemica. I ricercatori hanno pertanto concluso che l'assunzione di ALA non riduce il rischio di incorrere in questo disturbo né negli uomini né nelle donne. Solo nelle donne, elevate dosi di Omega-3 (variabili tra 0,45 e 11,2 grammi al giorno) permettono di ridurre il rischio di questo disturbo del cuore del 38%. La possibile spiegazione delle differenze tra maschi e femmine Secondo gli autori di questo studio, le differenze registrate sono dovute anche al fatto che la produzione di EPA e DHA a partire dall'ALA dipende anche dai livelli di Omega-3 presenti nell'organismo. Di conseguenza, la somministrazione di ALA potrebbe essere particolarmente efficace nel ridurre il rischio di cardiopatia ischemica in chi è caratterizzato da un ridotto apporto di acidi grassi Omega-3. Non solo: un'assunzione elevata di Omega-3 potrebbe attenuare l'effetto dell'acido alfa-linolenico perché un approccio basato sul consumo di pesce almeno una volta alla settimana è più efficace rispetto all'assunzione di ALA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Vedtofte MS, Jakobsen MU, Lauritzen L, Heitmann BL, “Dietary α-linolenic acid, linoleic acid, and n-3 long-chain PUFA and risk of ischemic heart disease”, Am J Clin Nutr. 2011 Oct;94(4):1097-103. Epub 2011 Aug 24


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