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  • Olio di pesce ricco di Omega-3 riduce tessuto adiposo e migliora salute ossa

    L'assunzione combinata di acido linoleico combinato e di olio di pesce ricco in Omega-3 potrebbe rappresentare una nuova strategia per ridurre il tessuto adiposo e migliorare la densità minerale delle ossa. Lo hanno ipotizzato i ricercatori dell'Health Science Center dell'Università del Texas di San Antonio (Stati Uniti) al termine di una serie di esperimenti condotti sui topi. I loro risultati sono stati pubblicati sul Journal of Nutritional Biochemistry. La relazione tra grasso e ossa Durante la terza età, la quantità di grasso presente nel midollo osseo è correlata alla massa ossea dello scheletro: maggiori sono i livelli di grasso, minore è la massa delle ossa. Nonostante questa relazione sia nota da tempo, non esiste nessuna terapia specifica per il trattamento dell'accumulo di tessuto adiposo nel midollo osseo. Dai topi all'uomo I ricercatori dell'Università del Texas hanno valutato la possibilità di contrastare questo fenomeno somministrando a dei topi acido linoleico coniugato, olio di pesce o entrambi questi supplementi. Gli esperimenti sono stati condotti su un gruppo di animali caratterizzati da una mutazione che causa una bassi livelli di densità ossea e più propensi all'obesità e a sviluppare il diabete di tipo 2. Lo studio ha previsto la somministrazione ad animali di 12 mesi di età di una dieta arricchita con i seguenti elementi: 0,5% di acido linoleico coniugato; 5% di olio di pesce (ricco di acidi grassi Omega-3); entrambi i supplementi. Come controllo, topi dello stesso tipo sono stati alimentati con una dieta costituita per il 10% da olio di mais. Dopo 6 mesi, i ricercatori hanno valutato i seguenti parametri: peso degli animali massa grassa densità minerale delle ossa massa magra delle zampe posteriori Olio di pesce: un valore aggiunto L'assunzione del solo acido linoleico coniugato è stata associata a un minor peso e a una riduzione della massa grassa. Viceversa, questo nutriente ha causato un aumento della massa magra nelle zampe posteriori e della densità minerale ossea. Nonostante questi benefici, l'assunzione di acido linoleico è stata associata allo sviluppo del fegato grasso, patologia caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso nelle cellule epatiche. Nei topi alimentati con questo supplemento è stato osservato anche un aumento della resistenza all'insulina, fenomeno alla base dello sviluppo del diabete di tipo 2. Gli animali a cui era stato somministrato olio di pesce hanno invece mostrato un aumento della densità minerale ossea, associata a una migliore sensibilità all'insulina. In questi topi non sono stati, però, osservati cambiamenti nei livelli di massa grassa e di massa magra. Gli animali alimentati contemporaneamente con entrambi i supplementi hanno  mostrato una riduzione del peso e della massa grassa, un aumento della densità minerale delle ossa e della massa magra delle zampe posteriori e, allo stesso tempo, una riduzione dell'ingrossamento del fegato e una maggiore resistenza all'insulina. La doppia supplementazione ha permesso di ridurre significativamente la presenza di tessuto adiposo nel midollo osseo e, nei topi che stanno invecchiando, l'infiammazione e lo stress ossidativo. Secondo gli autori questi risultati dimostrano le potenzialità dell'acido linoleico e dell'olio ricco di Omega-3 per la protezione della salute delle ossa.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Halade GV, Rahman MM, Williams PJ, Fernandes G, “Combination of conjugated linoleic acid with fish oil prevents age-associated bone marrow adiposity in C57Bl/6J mice”, J Nutr Biochem. 2011 May;22(5):459-69. Epub 2010 Jul 24


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Ossa e colonna vertebrale ed è stato taggato con

  • Gestazione, Omega-3 per migliorare sistema immunitario dei bambini

    Durante il terzo trimestre di gestazione le future mamme dovrebbero mangiare ogni settimana almeno 2 porzioni di salmone, pesce grasso ricco di Omega-3, per migliorare l'attività del sistema immunitario dei bambini. Il suggerimento arriva dalle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition, che ha pubblicato i risultati ottenuti da un gruppo di scienziati guidati da Paul Noakes, ricercatore dell'Università di Southampton (Regno Unito). La ricerca aggiunge nuovi dettagli all'utilità dell'assunzione di alimenti ricchi di Omega-3 per potenziare l'immunità. Altri studi hanno infatti dimostrato che l'utilizzo di integratori Omega-3 a base di olio di pesce ha un effetto benefico sul sistema immunitario. Omega-3 in gestazione: dalle mamme ai bambini Lo studio di Noakes e colleghi ha coinvolto 123 donne incinte, che sono state casualmente assegnate a uno di 2 possibili gruppi. Alle future mamme appartenenti al primo gruppo è stato indicato di proseguire con la loro alimentazione abituale, povera di pesce grasso. Alle altre donne è stato chiesto di mangiare 2 porzioni di salmone alla settimana, corrispondenti a  3,45 grammi totali di acido docosaesaenoico (DHA) e di acido eicosapentaenoico (EPA), i principali Omega-3 di cui è ricco il pesce d'acqua salata. I ricercatori hanno raccolto campioni di sangue dal cordone ombelicale dalla ventesima settimana di gestazione fino al termine della gravidanza per misurare i livelli di Omega-3 e di IgE (anticorpi associati alle reazioni allergiche) e la risposta immunitaria. Lo stato di salute dei bambini è stato invece valutato all'età di 6 mesi. Ne è emerso che l'introduzione del salmone nella dieta è associata alla riduzione della produzione di alcune molecole coinvolte nella risposta immunitaria scatenata dalla presenza di allergeni. Fra queste molecole sono incluse alcune interleuchine (IL). In particolare, i ricercatori hanno osservato una riduzione di IL-2, IL-4, IL-5 e IL-10. Il consumo di salmone è risultato associato a una minore attivazione del sistema immunitario da parte degli allergeni anche nel caso in cui uno dei genitori soffre di allergie. Non è stata riscontrata nessuna differenza né nei livelli di IgE né nell'incidenza o nella frequenza di eczemi fra i figli delle donne appartenenti ai due diversi gruppi di studio. Una questione di dosi e di interazioni Secondo gli esperti la mancata efficacia in termini di protezione dalla produzione di IgE a 6 mesi di vita potrebbe essere dovuta all'assunzione di dosi troppo basse di Omega-3 o al fatto che EPA e DHA dovrebbero essere introdotti nella dieta a partire da fasi più precoci della gestazione. Infatti 2 porzioni di salmone a settimana corrispondono all'assunzione delle quantità minime di Omega-3 di cui ha bisogno un adulto per garantirsi un corretto apporto di questi preziosi nutrienti. Queste dosi di EPA e DHA potrebbero non essere sufficienti per influenzare l'attività del sistema immunitario in chi ha una storia familiare di allergie. Inoltre gli autori della ricerca hanno precisato che oltre agli Omega-3 il salmone contiene anche altri importanti molecole, come la vitamina D e il selenio, che sono in grado di influenzare l'attività del sistema immunitario. Per questo motivo i ricercatori non escludono che i benefici dell'introduzione di questo pesce nell'alimentazione siano associate all'azione combinata degli Omega-3 con questi altri nutrienti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Noakes PS, Vlachava M, Kremmyda LS, Diaper ND, Miles EA, Erlewyn-Lajeunesse M, Williams AP, Godfrey KM, Calder PC, “Increased intake of oily fish in pregnancy: effects on neonatal immune responses and on clinical outcomes in infants at 6 mo”, Am J Clin Nutr. 2012 Feb;95(2):395-404. Epub 2012 Jan 4


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Gravidanza ed è stato taggato con

  • Dolori mestruali: Omega-3 aiutano a ridurre lo stato di malessere

    I dolori mestruali possono essere ridotti grazie all'assunzione quotidiana di Omega-3. E' questo ciò che emerge da una ricerca pubblicata dall'International Journal of Gynaecology and Obstetrics. Secondo gli autori dello studio, i benefici associati a questi acidi grassi consentono di ridurre l'uso di farmaci come rimedi ai dolori mestruali. Il ricorso agli Omega-3 è risultato particolarmente efficace nel caso di dismenorrea primaria, cioè quando il dolore non è dovuto alla presenza di una patologia a livello degli organi della riproduzione. Salute della donna: il ruolo degli Omega-3 Gli acidi grassi Omega-3 sono preziosi alleati del benessere femminile in tutte le fasi della vita: proteggono da osteoporosi e malattie cardiovascolari, riducono la depressione e migliorano la qualità della gravidanza. Questi nutrienti sono un buon rimedio contro i sintomi della sindrome premestruale e i dolori del ciclo mestruale. Quest'ultima azione si basa sul fatto che gli Omega-3 sono i precursori di molecole che riducono il dolore grazie al loro effetto vasodilatatore e antinfiammatorio. Diversi studi hanno dimostrato che questo fenomeno fa sì che un aumento dell'assunzione di Omega-3, ottenibile sia attraverso l'alimentazione sia utilizzando dei supplementi, corrisponda a una diminuzione dei sintomi della dismenorrea. Omega-3 per i dolori mestruali: benefici confermati I ricercatori dell'University of Medical Sciences di Semnan (Iran) hanno aggiunto nuovi dettagli a quanto già noto sui benefici degli Omega-3 per il trattamento del dolore associato alle mestruazioni. Il loro studio ha coinvolto 95 donne di età compresa tra i 18 e i 25 anni, tutte affette da dismenorrea primaria. 47 fra le partecipanti hanno assunto una capsula di Omega-3 al giorno per 3 mesi. Nei 3 mesi successivi è stato loro somministrato un placebo. Le restanti 48 donne hanno ricevuto prima il placebo per 3 mesi e poi, per altri 3 mesi, una capsula di Omega-3 al giorno. A tutte le partecipanti è stato indicato di assumere 400 milligrammi di ibuprofene, un noto antidolorifico, nel caso in cui persistesse un forte dolore. L'efficacia del trattamento con Omega-3 è stato valutato proprio in base al numero di tavolette di ibuprofene assunte dalle donne. I risultati finali In entrambi i gruppi è stata registrata una riduzione dell'intensità del dolore al termine dei 3 mesi di trattamento. Inoltre le donne che stavano assumendo Omega-3 avevano bisogno di far ricorso a una dose inferiore di ibuprofene rispetto a quelle che stavano assumendo il placebo. In particolare, dopo 3 mesi di trattamento il primo gruppo di donne ha assunto circa 4 tavolette di ibuprofene al giorno, contro le 5 cui doveva far ricorso dopo aver assunto per 3 mesi il placebo. Le donne del secondo gruppo hanno utilizzato una media di circa 3 tavolette dopo 3 mesi di assunzione di Omega-3, e circa 6 dopo 3 mesi di trattamento con il placebo. Gli autori dello studio hanno potuto confermare che l'assunzione di Omega-3 può ridurre i sintomi della dismenorrea primaria e limitare il ricorso agli antidolorifici.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Rahbar N, Asgharzadeh N, Ghorbani R, “Effect of omega-3 fatty acids on intensity of primary dysmenorrhea”, Int J Gynaecol Obstet. 2012 Jan 17. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Mestruazioni ed è stato taggato con

  • Osteoartrite: Omega-3 per ridurre del 50% i sintomi

    Una dieta ricca di pesce o olio di lino, fonti di acidi grassi Omega-3, può ridurre significativamente i sintomi dell'osteoartrite. A dimostrarlo è uno studio pubblicato dalla rivista Osteoarthritis and Cartilage, in cui i ricercatori dell'Università di Bristol (Regno Unito) hanno rilevato che un'alimentazione ad alto contenuto di questi acidi grassi riduce del 50% i sintomi della malattia. Secondo i risultati ottenuti, gli Omega-3 introdotti con la dieta possono rallentare la progressione dell'osteoartrite e, qualora la malattia non si fosse ancora manifestata, prevenirla. John Tarlton, coordinatore della ricerca, ha spiegato che i dati raccolti nel corso delle sperimentazioni suggeriscono che gli Omega-3 possano interferire con i meccanismi biochimici alla base dell'osteoartrite. Gli autori ipotizzano che questi acidi grassi possano essere utili sia a scopo preventivo sia per trattare una patologia già in corso. Cartilagine, infiammazione e Omega-3 Tra le principali cause dell'osteoartrite rientra la perdita della cartilagine che ricopre la parte terminale delle ossa. Questo fenomeno causa l'assottigliamento del tessuto osseo sottostante, provocando indolenzimento e dolore delle articolazioni. Attualmente non esiste una cura che rallenti la progressione della malattia. Tutto ciò che si può fare è cercare di lenire il dolore e, eventualmente, sostituire l'articolazione. Non solo: la tipica alimentazione occidentale, proprio perché povera di importanti nutrienti dalle proprietà antinfiammatorie come gli Omega-3, favorisce l'insorgenza di diverse malattie infiammatorie come l'osteoartrite. Inoltre è stato ipotizzato che questi acidi grassi aumentino la densità ossea, altro importante fattore per questa patologia. Tarlton e colleghi hanno confermato l'importanza svolta dagli Omega-3, scoprendo che arricchire la dieta di questi acidi grassi porta a una riduzione dei sintomi della malattia. Gli Omega-3 riducono i sintomi della malattia Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno studiato l'effetto di una dieta ricca di Omega-3 nei porcellini d'india. Questi animali, ha spiegato Tarlton, sono il modello più appropriato per lo studio dell'osteoartrite naturale e spontanea. Per questo i risultati ottenuti nel corso di questo studio supportano l'ipotesi dell'utilità degli Omega-3 nel trattamento della stessa patologia nell'uomo. L'efficacia degli Omega-3 è stata valutata sia in porcellini naturalmente predisposti a sviluppare l'osteoartrite sia in animali resistenti alla malattia. Entrambi hanno ricevuto un'alimentazione standard o ricca di questi acidi grassi per un periodo variabile tra le 10 e le 30 settimane. E' stato così osservato che nei porcellini inclini a sviluppare l'osteoartrite alimentati con Omega-3, molti dei parametri associati alla malattia tendevano ad assumere valori simili a quelli tipici degli animali sani. Questi parametri includono la degradazione del collagene all'interno della cartilagine e la perdita di molecole responsabili della capacità di attutire i traumi. Omega-3, la risposta a una richiesta urgente Gli autori hanno sottolineato che la ricerca di trattamenti preventivi è di primaria importanza: nel 2020, questa patologia potrebbe diventare la quarta fra le cause di disabilità più diffuse. Ora, spiega Tarlton, questi risultati devono essere confermati anche nel trattamento dell'osteoartrite umana.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Knott L, Avery NC, Hollander AP, Tarlton JF, “Regulation of osteoarthritis by omega-3 (n-3) polyunsaturated fatty acids in a naturally occurring model of disease”, Osteoarthritis Cartilage. 2011 Sep;19(9):1150-7. Epub 2011 Jul 1


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Osteoartrite ed è stato taggato con

  • Osteoporosi: Omega-3 ed esercizi fisici aumentano densità ossea del 19%

    Esercizi fisici e assunzione contemporanea di acidi grassi Omega-3 possono aumentare anche del 19% la densità ossea nelle donne in postmenopausa. Lo dimostra una ricerca svolta dai ricercatori dell'Urmia University (Iran) e dell'Università del Missouri (Stati Uniti). Secondo quanto riportato da Nutrition and Metabolism, Omega-3 ed esercizio promuovono l'aumento della densità ossea nonchè la riduzione dell'espressione di molecole associate ai processi infiammatori, come l'interleuchina 6 (IL-6) e il Tumor Necrosis Factor alpha (TNF-alpha). Gli autori della ricerca hanno concluso che la combinazione tra Omega-3 e un'attività fisica di tipo aerobico offre molti più benefici rispetto al solo esercizio o alla semplice assunzione di supplementi a base di acidi grassi. Omega-3 ed esercizi fisici contro l'osteoporosi Le donne a rischio di osteoporosi sono i soggetti che potrebbero trarre maggior vantaggio da questa combinazione terapeutica . L'osteoporosi è una patologia affligge circa 75 milioni di abitanti tra Europa, Stati Uniti e Giappone. Colpisce soprattutto il gentil sesso. Nelle donne in postmenopausa, gli ormoni femminili svolgono minore azione protettiva nei confronti delle ossa: pertanto il rischio di sviluppare questo disturbo è maggiore che nel resto della popolazione. La diminuzione della massa ossea è tra le principali caratteristiche  questa malattia. Ciò porta ad un aumento del rischio di frattura al polso, all'anca e alla spina dorsale. Esercizio e Omega-3 per rafforzare le ossa I ricercatori hanno coinvolto nello studio 79 donne in postmenopausa, di età compresa tra i 58 e i 78 anni. Queste sono state assegnate in modo arbitrario a 1 di 4 possibili gruppi di trattamento: ad alcune donne è stato indicato di assumere capsule contenenti 180 milligrammi di acido eicosapentaenoico (EPA) e 120 milligrammi di acido docosaesaenoico (DHA), per un totale di 1 grammo di Omega-3 al giorno; altre non hanno assunto nessun supplemento, ma è stato loro assegnato un programma di esercizio fisico che comprendeva camminate e jogging 3 volte alla settimana; un terzo gruppo di partecipanti ha nel contempo assunto le capsule e svolto gli esercizi; il gruppo delle donne costituente la parte di controllo non ha assunto Omega-3 né seguito alcun programma di allenamento. A 24 settimane dall'inizio dello studio, i ricercatori hanno misurato i parametri relativi alla densità ossea e ai marcatori dell'infiammazione. La densità ossea della porzione lombare della colonna vertebrale nelle donne che hanno svolto attività fisica e assunto Omega-3 era aumentata del 15%. Allo stesso modo, a livello del collo del femore e dell'anca la densità ossea era aumentata del 19%. In questo gruppo di pazienti è stata osservata anche una diminuzione dei livelli di IL-6 e di TNF-alpha, rispettivamente del 40 e dell'80%. Questi effetti benefici non sono stati osservati in nessun altro dei gruppi di donne coinvolte nella ricerca. Infiammazione e densità ossea, 2 parametri associati Gli autori dello studio hanno sottolineato che la diminuzione delle molecole associate all'infiammazione è correlata con l'aumento della densità ossea. Per questo motivo hanno ipotizzato che il punto di connessione tra questi 2 parametri siano le cellule responsabili della formazione e della rigenerazione dell'osso: gli osteoblasti, che rafforzano l'osso sintetizzando il tessuto; gli osteoclasti, che distruggono l'osso, indebolendolo. Ciò spiegherebbe perché una diminuzione delle molecole proinfiammatorie porti all'aumento della densità ossea.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Tartibian B, Hajizadeh Maleki B, Kanaley J, Sadeghi K, “Long-term aerobic exercise and omega-3 supplementation modulate osteoporosis through inflammatory mechanisms in post-menopausal women: a randomized, repeated measures study”, Nutr Metab (Lond). 2011 Oct 15;8(1):71. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Osteoporosi ed è stato taggato con

  • Omega-3 riducono tossicità chemioterapia in pazienti con cancro al fegato

    Gli Omega-3 contrastano gli effetti tossici della chemioterapia sui pazienti affetti da cancro al fegato. A dimostrarlo è una ricerca pubblicata su Human ad Experimental Toxicology. I ricercatori della Muslim University di Aligarh (India) hanno scoperto che i parametri epatici alterati dal trattamento chemioterapico con il cisplatino possono essere normalizzati assumendo olio di semi di lino, supplemento ricco di Omega-3. Chemioterapia e Omega-3 Diversi studi hanno dimostrato che gli acidi grassi Omega-3 sono utili per prevenire alcune forme di cancro nonché ridurre le dimensioni delle masse neoplastiche e l'incidenza delle metastasi. Ad oggi, la maggior parte dei risultati ottenuti riguarda il cancro al colon, il cancro al seno e il tumore alla prostata. Tali hanno permesso di concludere che questi nutrienti possono essere molto utili soprattutto se vengono utilizzati in combinazione con le cure tradizionali: infatti gli Omega-3 sono in grado di amplificare gli effetti della radio e della chemioterapia. Questi acidi grassi rendono le cellule tumorali più sensibili all'azione dei radicali liberi, molecole in grado di danneggiare le strutture cellulari e che vengono generate dalle radiazioni e da alcuni farmaci antitumorali. Oltre a questo tipo di azione contro le cellule neoplastiche, gli Omega-3 svolgono un'attività protettiva nei confronti dell'organismo in cui è comparso il tumore. E' questo il caso della ciclofosfamide, un noto chemioterapico che può avere effetti collaterali tossici che sono contrastati proprio dall'assunzione di Omega-3. Un aiuto per il fegato Lo studio dei ricercatori indiani si è concentrato sugli effetti collaterali del cisplatino, uno dei farmaci chemioterapici più potenti per la cura del cancro. Diversi studi hanno evidenziato la tossicità di questa molecola nei confronti dei tessuti del rene, ma se assunto a dosi molto elevate questo chemioterapico può danneggiare anche il fegato. Dati i numerosi benefici esercitati dagli Omega-3, gli scienziati hanno deciso di verificare se questi acidi grassi potessero limitare i danni indotti nel fegato dalla somministrazione del cisplatino. Le loro ricerche hanno coinvolto dei ratti, che sono stati alimentati con una dieta standard o con cibo arricchito con olio di semi di lino. Dopo 10 giorni agli animali è stata somministrata una singola dose di cisplatino, pari a 6 milligrammi per ogni chilo di massa corporea. Le analisi condotte sui ratti che non hanno ricevuto olio di semi di lino hanno dimostrato che il chemioterapico assunto in queste dosi modifica le difese antiossidanti dell'organismo, riducendo l'attività degli enzimi catalasi, superossido dismutasi e glutatione perossidasi. Inoltre anche l'attività di diverse proteine coinvolte nel metabolismo degli zuccheri è risultata alterata dalla chemioterapia. Tuttavia, l'assunzione del supplemento ricco di Omega-3 si è mostrata efficace nel ridurre l'entità di tutte queste variazioni. Omega-3, un'efficacia basata sul potere antiossidante Secondo gli autori, i benefici dell'olio di semi di lino per la salute del fegato degli animali sottoposti a chemioterapia dipende dalle proprietà antiossidanti di questo supplemento alimentare. Dato che il cisplatino continua ad essere uno dei chemioterapici più efficaci, i risultati ottenuti nel corso di questo studio aprono la strada a nuove interessanti strategie per limitare la sua tossicità.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte 1. Naqshbandi A, Khan W, Rizwan S, Khan F, “Studies on the protective effect of flaxseed oil on cisplatin-induced hepatotoxicity”, Hum Exp Toxicol. 2012 Jan 16. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Tumori, Cancro al fegato ed è stato taggato con

  • Depressione: Omega-3 per problemi di memoria in pazienti terza età

    Livelli elevati di Omega-3 possono migliorare la memoria in chi soffre di depressione nella terza età. Lo hanno scoperto i ricercatori della Medical University di Taipei (Taiwan) e del King's College di Londra (Regno Unito), in uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition. Secondo i risultati ottenuti, i benefici per le capacità cognitive e mnemoniche osservati in questa ricerca sono associati agli Omega-3 di origine marina, come l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), e all'acido alfa-linolenico (ALA), l'Omega-3 prevalente nei vegetali. Omega-3 e salute del cervello Gli acidi grassi Omega-3 costituiscono più del 60% della massa cerebrale, dove si concentrano a livello delle membrane. Le ricerche condotte nel corso degli anni hanno dimostrato che la loro presenza è necessaria per la moltiplicazione e il differenziamento delle cellule nervose. I neuroni hanno bisogno di questi nutrienti per poter ricevere o rilasciare i neurotrasmettitori, molecole necessarie per la trasmissione dell'impulso nervoso. L'efficienza di quest'ultimo processo è importante per contrastare lo sviluppo di alcune patologie. Ad esempio, è stato dimostrato che bassi livelli del neurotrasmettitore serotonina aumentano l'incidenza della depressione. La carenza di dopamina è invece associata a una maggiore probabilità di sviluppare la malattia di Parkinson o il disturbo da deficit dell'attenzione, patologia caratterizzata dalla diminuzione della capacità di concentrarsi su compiti immediati. Alcuni studi hanno suggerito che dosi elevate di olio di pesce, ricco in acidi grassi Omega-3, aiutano a mantenere livelli adeguati sia di serotonina sia di dopamina. Questi acidi grassi potrebbero altresì essere utili nel trattamento dei sintomi della depressione. Viceversa, un consumo irregolare di Omega-3 potrebbe contribuire allo sviluppo delle principali forme note di questa patologia. Omega-3 per risvegliare la memoria La ricerca pubblicata dall'American Journal of Clinical Nutrition ha coinvolto 132 individui nella terza età con problemi di depressione ricorrente. Gli autori hanno analizzato i livelli di Omega-3 presenti nelle membrane dei globuli rossi, provenienti da campioni di sangue raccolti a digiuno da ciascun partecipante. Allo stesso tempo, tutti gli individui sono stati sottoposti a test cognitivi mirati alla valutazione della memoria immediata, quella parte che viene utilizzata ogni volta che viene immagazzinato un dato che, in seguito, viene dimenticato. Ne è emerso che negli individui che soffrono di depressione i livelli dell'Omega-3 ALA nelle membrane dei globuli rossi sono significativamente associati alle capacità di memoria immediata. Un mosaico ancora da completare I risultati di questa ricerca aggiungono nuovi dettagli alla conoscenza dei benefici degli Omega-3 sulle capacità cognitive. Secondo gli autori, i dati raccolti suggeriscono che basse concentrazioni di questi acidi grassi nelle membrane dei globuli rossi potrebbero predire lo sviluppo di problemi cognitivi in chi soffre di depressione. Inoltre l'assunzione di Omega-3 potrebbe essere utile nel caso in cui questa malattia colpisca nella terza età. Infatti, spiegano gli scienziati, in caso di depressione questi nutrienti sono in grado di ridurre i livelli di cortisolo, una molecola il cui accumulo è associato a una diminuzione del volume cerebrale legata a episodi di perdita della memoria immediata.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Chiu CC, Frangou S, Chang CJ, Chiu WC, Liu HC, Sun IW, Liu SI, Lu ML, Chen CH, Huang SY, Dewey ME, Stewart R, “Associations between n-3 PUFA concentrations and cognitive function after recovery from late-life depression”, Am J Clin Nutr. 2012 Feb;95(2):420-7. Epub 2012 Jan 4


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Omega-3 contro il sovrappeso: basse dosi di olio di pesce efficaci a breve termine

    L'assunzione di basse dosi degli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce esercita già a breve termine un effetto antinfiammatorio che protegge la salute cardiovascolare degli individui in sovrappeso. E' questa la conclusione cui sono giunti i ricercatori dell'Aarhus University Hospital di Aalborg (Danimarca), al termine di uno studio mirato all'analisi degli effetti più precoci dell'integrazione dell'alimentazione con piccole quantità di questi acidi grassi. La notizia, apparsa sulle pagine della rivista Nutrition Research, aggiunge un nuovo tassello al mosaico dei benefici degli Omega-3 per chi soffre di sovrappeso. Sovrappeso, infiammazione e disturbi cardiaci Obesità e sovrappeso sono associati a un aumento del rischio di disturbi cardiovascolari, malattie in cui l'infiammazione gioca un ruolo fondamentale. D'altra parte gli Omega-3, acidi grassi polinsaturi di cui è particolarmente ricco l'olio di pesce, possono esercitare sia un effetto cardioprotettivo sia un'azione antinfiammatoria. Infatti questi nutrienti inibiscono la produzione degli eicosanoidi, molecole la cui presenza è indice di un'infiammazione in corso. Omega-3 per un'azione rapida contro l'infiammazione I ricercatori danesi hanno analizzato gli effetti antinfiammatori a breve termine di basse dosi di questi acidi grassi in 50 individui in sovrappeso. I partecipanti sono stati suddivisi casualmente in 2 gruppi: uno ha assunto quotidianamente 2 capsule contenenti 2 grammi di olio di pesce, (circa 1,1 grammi di Omega-3 di origine marina); l'altro ha assunto capsule contenenti 2 grammi di olio di oliva, un alimento ricco di acido oleico. Gli scienziati hanno raccolto campioni di sangue e del tessuto adiposo di ciascun partecipante, sia prima dell'inizio dell'assunzione delle capsule sia dopo 1 giorno, in modo da poter studiare l'effetto acuto dell'integrazione dell'alimentazione con gli Omega-3. Per valutare l'effetto a breve termine dell'assunzione di questi nutrienti, sangue e tessuto adiposo sono stati raccolti anche dopo 6 settimane di trattamento. Mentre dopo 1 solo giorno dall'inizio dell'assunzione non è stato possibile riscontrare nessun beneficio, dopo 6 settimane di supplementazione con Omega-3 i ricercatori hanno osservato un aumento significativo delle quantità di questi acidi grassi nel tessuto adiposo nonché in alcune cellule del sistema immunitario, i granulociti. Rispetto a chi aveva assunto olio di oliva, i pazienti trattati per 6 settimane con Omega-3 erano caratterizzati anche da un aumento dei livelli di adiponectina, un ormone la cui produzione si riduce in chi soffre di obesità. Viceversa, la quantità di interleuchina-6, molecola prodotta dal sistema immunitario nella fase acuta della risposta infiammatoria, è risultata tanto più bassa quanto più elevato era il contenuto di Omega-3 del tessuto adiposo e dei granulociti prima dell'inizio del trattamento. Un effetto lieve, ma significativo Gli autori dello studio hanno precisato che questi risultati non indicano un effetto antinfiammatorio globale dell'olio di pesce a breve termine. Tuttavia, i dati raccolti indicano che l'assunzione di basse dosi di Omega-3 per un breve periodo esercita un'azione benefica sulla salute dei pazienti in sovrappeso aumentando in modo significativo i livelli di adiponectina. Secondo i ricercatori ulteriori studi permetteranno di stabilire le dosi ottimali degli acidi grassi contenuti nell'olio di pesce per gli individui in sovrappeso.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Gammelmark A, Madsen T, Varming K, Lundbye-Christensen S, Schmidt EB, “Low-dose fish oil supplementation increases serum adiponectin without affecting inflammatory markers in overweight subjects”, Nutr Res. 2012 Jan;32(1):15-23


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Omega-3 proteggono il cuore maschile da arresto cardiaco

    La salute del cuore passa anche dagli Omega-3: un consumo moderato di pesce ricco di questi acidi grassi protegge il cuore maschile diminuendo l'incidenza di arresto cardiaco. Lo ha dimostrato uno studio dell'Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti), pubblicato dall'European Heart Journal. La ricerca, che ha coinvolto uomini di mezza e terza età, conferma i benefici degli Omega-3 per il cuore. Omega-3, benessere per il cuore I benefici per la salute del cuore derivanti da un'alimentazione ricca di Omega-3 sono noti già dagli anni Settanta. E' in questo periodo, infatti, che sono comparsi i primi studi sulle popolazioni eschimesi della Groenlandia, caratterizzate da un'incidenza di malattie cardiache tra le più basse al mondo. Le analisi condotte all'epoca hanno svelato per la prima volta il punto di forza dell'alimentazione eschimese, in cui predominano pesci grassi ricchi di Omega-3. Nel corso degli anni i ricercatori hanno approfondito la conoscenza dei vantaggi per la salute cardiovascolare derivanti dal consumo di questi acidi grassi. E' stato così dimostrato che gli Omega-3 proteggono il cuore contrastando i fattori di rischio cardiovascolare, come livelli elevati di trigliceridi e l'ipertensione arteriosa. Ciò corrisponde alla riduzione di una percentuale variabile tra il 20 e il 45% della mortalità associata a eventi come l'infarto del miocardio. I benefici per il sesso maschile Alcuni studi hanno portato ad ipotizzare che negli uomini il consumo di pesce grasso e degli Omega-3 di cui è ricco sia associato a una minore probabilità di andare incontro ad un arresto cardiaco durante la terza età. Nessuna ricerca aveva confermato l'esistenza di una correlazione di questo genere anche in altre fasce d'età e in popolazioni in cui il tipo di pesce tipico della dieta locale fosse diverso da quello ricco di questi acidi grassi. Per questo motivo gli esperti dell'Harvard Medical School hanno deciso di estendere le analisi anche a uomini più giovani. I ricercatori hanno condotto uno studio di popolazione che ha coinvolto, in totale, 39.367 uomini svedesi di mezza età o più anziani. Le loro abitudini alimentari sono state analizzate attraverso dei questionari mirati ad ottenere informazioni sulla frequenza con cui vengono consumati diversi alimenti. I casi di arresto cardiaco sono stati identificati analizzando i registri svedesi riguardanti i ricoveri ospedalieri e le cause di decesso relativi al periodo compreso tra il primo gennaio 1998 e il 31 dicembre 2004. Un'accurata analisi statistica ha permesso agli scienziati di rilevare negli uomini che mangiano pesce almeno una volta alla settimana una significativa riduzione del rischio di arresto cardiaco. Un effetto analogo è stato riscontrato anche prendendo in considerazione il consumo di acidi grassi Omega-3. Omega-3, buoni anche senza esagerare In base a questi risultati gli autori hanno concluso che non è necessario consumare quantità elevate di Omega-3 o pesce grasso per proteggere il cuore. Un consumo moderato di questi nutrienti è, infatti, sufficiente ad ottenere lo stesso effetto protettivo di cui possono beneficiare gli uomini che ne assumono quantità più elevate.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Levitan EB, Wolk A, Mittleman MA, “Fish consumption, marine omega-3 fatty acids, and incidence of heart failure: a population-based prospective study of middle-aged and elderly men”, Eur Heart J. 2009 Jun;30(12):1495-500. Epub 2009 Apr 21


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Omega-3 contrastano disturbo bipolare e alcolismo

    L'acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 di origine alimentare, è utile per contrastare i sintomi del disturbo bipolare nonché ridurre la tendenza all'alcolismo regolando l'espressione degli stessi geni bersagliati dagli psicofarmaci. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Indiana University School of Medicine (Indianapolis, USA) e dell'Università della California di San Diego (La Jolla, USA) in uno studio pubblicato su Translational Psychiatry. Secondo Alexander Niculescu, coordinatore della ricerca, una dieta ricca di Omega-3 potrebbe essere utile nel trattamento e nella prevenzione del disturbo bipolare e dell'alcolismo. Disturbo bipolare e alcolismo Il disturbo bipolare è una malattia psichiatrica caratterizzata dall'alternanza tra fasi di depressione e fasi di euforia, dette anche fasi maniacali, associate a periodi di stress. Anni di studi hanno dimostrato l'efficacia dell'assunzione di Omega-3 in concomitanza alle terapie farmacologiche tradizionali per stabilizzare i sintomi di questa patologia. In particolare, un'analisi dei dati disponibili nella letteratura scientifica pubblicata sul Journal of Clinical Psychiatry ha evidenziato le potenzialità degli Omega-3 come coadiuvanti nella cura delle fasi depressive del disturbo. La ricerca di Niculescu e colleghi ha però chiarito i meccanismi molecolari alla base di questa efficacia. I ricercatori statunitensi hanno scoperto che l'effetto degli Omega-3 si estende anche alla tendenza all'alcolismo di cui possono soffrire i pazienti affetti da disturbo bipolare. I benefici degli Omega-3 per la mente e il cervello Lo studio coordinato da Niculescu ha previsto di integrare i dati relativi all'espressione genica nell'uomo con quelli ottenuti in esperimenti condotti sui topi. I ricercatori hanno utilizzato animali geneticamente modificati inclini alla depressione che in condizioni di stress sviluppano i sintomi tipici della fase maniacale del disturbo bipolare. E' stato così scoperto che il comportamento dei topi in cui veniva somministrato l'Omega-3 DHA tornava alla normalità, eliminando depressione e fasi maniacali indotte da stress. L'analisi dell'espressione dei geni a livello cerebrale ha svelato che il DHA ripristina la corretta espressione degli stessi fattori che vengono bersagliati dagli psicofarmaci. I ricercatori hanno altresì osservato per la prima volta che i topi che assumevano DHA bevevano molto meno alcol rispetto a quelli che presentavano i sintomi del disturbo bipolare. Quest'ultimo risultato è stato confermato in esperimenti condotti su ratti modello per lo studio dell'alcolismo. Omega-3, un'azione mirata sul cervello Niculescu ha spiegato che questi dati dimostrano chiaramente che a livello molecolare gli Omega-3 agiscono sul cervello in modo simile ai farmaci psichiatrici. Secondo il ricercatore, la scoperta di questi marcatori genetici permetterà di condurre studi clinici più mirati sull'uomo. L'obiettivo finale, conclude Niculescu, potrebbe essere l'uso degli Omega-3 come coadiuvanti nelle terapie, in modo da ridurre al minimo la quantità di psicofarmaci assunti dai pazienti. Un approccio di questo tipo sarebbe molto utile nel caso di individui, come le donne in gravidanza, in cui gli Omega-3 non hanno effetti collaterali significativi.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Le-Niculescu H, Case NJ, Hulvershorn L, Patel SD, Bowker D, Gupta J, Bell R, Edenberg HJ, Tsuang MT, Kuczenski R, Geyer MA, Rodd ZA and Niculescu AB, “Convergent functional genomic studies of omega-3 fatty acids in stress reactivity, bipolar disorder and alcoholism”, Transl Psychiatry (2011) 1, e4. Published online 26 April 2011 2. Sarris J, Mischoulon D, Schweitzer I, “Omega-3 for bipolar disorder: meta-analyses of use in mania and bipolar depression”, J Clin Psychiatry. 2011 Aug 9


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

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