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  • Olio di pesce: i metodi di estrazione influenzano la qualità degli Omega-3

    La qualità dell'olio di pesce ricco di Omega-3 può essere migliorata utilizzando nei processi di estrazione la cosiddetta anidride carbonica supercritica. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dal Journal of Food Engineering, frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori guidati da Sagrario Beltrán dell'Università di Burgos (Spagna). Secondo gli scienziati spagnoli, il metodo di estrazione con fluidi supercritici (FSE) permette di rimuovere i metalli pesanti che possono contaminare il materiale di partenza. La FSE riduce altresì l'ossidazione degli Omega-3 durante il processo di produzione dell'olio di pesce. Prove generali per Omega-3 migliori Beltrán e colleghi hanno confrontato l'estrazione con fluidi supercritici, ovvero in uno stadio intermedio tra quello gassoso e quello liquido, con i metodi tradizionalmente utilizzati. I ricercatori hanno utilizzato l'anidride carbonica supercritica, un fluido che richiede l'uso di un'atmosfera non ossidante e temperature moderate, condizioni che prevengono l'ossidazione degli acidi grassi Omega-3. Le tecniche con cui è stato fatto il confronto sono 3: estrazione a freddo estrazione per via umida estrazione enzimatica Come materiale di partenza sono stati utilizzati quattro diversi prodotti collaterali della lavorazione del pesce. Ciascuno di questi è stato caratterizzato in quanto a contenuto di acqua, di proteine e di grassi e per la quantità di metalli presenti in tracce. In seguito all'estrazione, l'olio di pesce è stato analizzato per determinarne le caratteristiche chimiche e organolettiche. Olio di pesce di qualità migliore In base ai dati raccolti i ricercatori hanno concluso che un'estrazione con fluidi supercritici in condizioni moderate, corrispondenti a una pressione di 25 MegaPascal e una temperatura di 40°C, permette di ridurre l'ossidazione dell'olio di pesce. Questa tecnica è particolarmente vantaggiosa se il materiale di partenza è costituito da scarti di pesce a basso contenuto di grassi e liofilizzati. Inoltre, nel caso in cui si parta da scarti di nasello o da fegato di calamari giganti, la SFE è l'unico metodo che permetta di ottenere quantità significative di olio. Infine, l'uso dell'anidride carbonica supercritica permette di limitare l'estrazione di alcuni inquinanti, come alcune specie di arsenico. In ogni caso, Beltrán e colleghi hanno sottolineato che l'efficienza del processo dipende fortemente dalla qualità e dalla freschezza del materiale di partenza e in alcuni casi è necessario un ulteriore passaggio di eliminazione degli odori sgradevoli. Arricchire l'olio di pesce di Omega-3 Il processo di estrazione utilizzato per ottenere oli ricchi di Omega-3 determina la qualità del prodotto finale. In particolare, da esso dipendono l'ossidazione degli acidi grassi, i livelli di inquinanti e le proprietà organolettiche. Gli autori della ricerca hanno così concluso che l'estrazione con fluidi supercritici è una valida alternativa alle procedure di raffinamento fisico e chimico che permette di migliorare la qualità dell'olio di pesce. Tale miglioramento è dovuto alla prevenzione dell'ossidazione dei lipidi, soprattutto quando si vuole ottenere un olio di pesce ricco in Omega-3, come quello ottenuto dal salmone. L'aumento della qualità è dovuta inoltre anche alla significativa riduzione di inquinanti.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Rubio-Rodríguez N, de Diego SM, Beltrán S, Jaime I, Sanz MT, Rovira J, “Supercritical fluid extraction of fish oil from fish by-products: A comparison with other extraction methods”, J Food Eng, 2012 Mar;109(2):238-248


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Olio di pesce

  • Omega-3 per l'osteoporosi: protezione delle ossa e riduzione dell'infiammazione

    Gli Omega-3 EPA e DHA dell'olio di pesce diminuiscono i livelli di infiammazione e sono utili a migliorare la salute delle ossa. Costituiscono altresì uno dei rimedi per l'osteoporosi associata all'invecchiamento. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista Bone, secondo il quale a possedere queste proprietà sono solo l'olio di pesce e la borragine. Per gli autori della ricerca questi risultati indicano che un'opportuna alimentazione potrebbe aiutare a prevenire l'osteoporosi nella terza età. Acidi grassi, nemici-amici delle ossa La dieta tipica dei paesi occidentali è caratterizzata da livelli molto elevati di grassi. Queste molecole hanno effetti dannosi sulla capacità dei muscoli di rispondere all'azione dell'insulina, l'ormone che regola il consumo di zuccheri da parte dell'organismo, e possono contribuire alla perdita delle ossa. Nessuno studio aveva chiarito quale fosse la relazione tra gli acidi grassi e i disturbi dell'apparato locomotore tipici della terza età, come l'osteoporosi. Gli autori della ricerca hanno analizzato in che modo i diversi tipi di grassi che possono essere introdotti con l'alimentazione (innanzitutto Omega-3 e Omega-6) influenzano l'infiammazione e la salute dell'apparato locomotore durante l'invecchiamento. Omega-3 e osteoporosi: l'azione protettiva degli acidi grassi I ricercatori hanno condotto i loro studi su 2 diversi ceppi di topi: uno in buona salute; l'altro affetto da progeria, una malattia che causa l'invecchiamento precoce. Questi ultimi hanno permesso di valutare l'effetto dell'assunzione di acidi grassi sulle complicazioni associate al passare degli anni, osteoporosi inclusa. Ai topi dell'età di 2 mesi è stato assegnato uno di 4 possibili regimi alimentari: dieta standard; regime alimentare Omega-3 e Omega-6; regime alimentare a base di borragine (Omega-3 acido gamma-linolenico); regime alimentare a base di pesce (Omega-3 a lunga catena). In tutti i casi agli animali è stato consentito di cibarsi a volontà. All'età di 12 mesi gli scienziati hanno analizzato le ossa e l'espressione di alcuni marcatori tipici delle loro cellule, le masse muscolari e adipose e l'infiammazione. I dati raccolti hanno concluso che la borragine e il pesce contrastano l'infiammazione e riportano nella norma i parametri associati alla salute delle ossa. Omega-3 dei pesci oppure Omega-3 vegetali? Nonostante borragine e pesce permettano di ottenere gli stessi risultati, questi 2 alimenti non hanno le stesse caratteristiche. La borragine contiene Omega-3 sotto forma di acido gamma-linolenico, l'olio di pesce è invece caratterizzato da quantità elevate di acido eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenoico (DHA), Omega-3 noti per la loro capacità di migliorare le proprietà strutturali e meccaniche delle ossa. Il Ministero della Salute italiano ha altresì incluso gli estratti di fiori, foglie e piante con fiori di borragine tra i prodotti vegetali il cui utilizzo per la sintesi di integratori alimentari non è ammesso. Di contro, l'uso di olio di pesce nella produzione di supplementi è regolarmente consentito.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Wauquier F, Barquissau V, Léotoing L, Davicco MJ, Lebecque P, Mercier S, Philippe C, Miot-Noirault E, Chardigny JM, Morio B, Wittrant Y, Coxam V, “Borage and fish oils lifelong supplementation decreases inflammation and improves bone health in a murine model of senile osteoporosis”, Bone. 2012 Feb;50(2):553-61. Epub 2011 Jun 6


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Osteoporosi ed è stato taggato con

  • Omega-3 migliorano struttura e proprietà meccaniche delle ossa

    L'assunzione a lungo termine di acidi grassi Omega-3 può migliorare le proprietà strutturali e meccaniche delle ossa. Lo hanno dimostrato i ricercatori del Collaborating Center for Osteoporosis Prevention dell'Ospedale Universitario di Ginevra (Svizzera), grazie ad uno studio condotto sui topi. I risultati ottenuti sono stati pubblicati sul Journal of Nutritional Biochemistry. In tal senso, Nicolas Bonnet e Serge Ferrari hanno concluso che l'Omega-3 più efficace per la salute delle ossa è l'acido eicosapentaenoico (EPA), nutriente di cui è ricco il pesce grasso. Omega-3 e salute delle ossa Le ricerche effettuate nel corso degli anni hanno permesso di ipotizzare che un'alimentazione ricca di Omega-3 possa prevenire la perdita di tessuto osseo. Studi condotti sugli animali, con risultati confermati da esperimenti di laboratorio, hanno dimostrato che un rapporto tra Omega-3 e Omega-6 sbilanciato a favore dei primi influenza positivamente la salute dello scheletro. Queste ricerche si sono tuttavia concentrate sull'assunzione di Omega-3 per un periodo limitato di tempo. Per approfondire la relazione tra questi nutrienti e la salute delle ossa, Bonnet e Ferrari hanno analizzato gli effetti della somministrazione di EPA e di DHA (l'altro Omega-3 contenuto nel pesce grasso) per tutta la vita adulta dei topi. Lo studio La ricerca ha previsto di alimentare 30 topi femmina di età compresa tra i 3 e i 17 mesi con una dieta di controllo o con cibo arricchito di EPA o di DHA. L'effetto dei diversi regimi alimentari sono stati valutati analizzando prima di tutto la microstruttura delle ossa. Le proprietà biomeccaniche dell'osso sono state studiate attraverso un test che ha valutato l'elasticità e la flessibilità dei materiali. Infine, l'entità dei rimodellamenti del tessuto osseo è stata valutata monitorando la presenza di marcatori della sostituzione dell'osso e della sua morfologia. Omega-3 per le ossa: i risultati II dati raccolti hanno rivelato che gli Omega-3 non contrastano la perdita del tessuto osseo interno alla tibia. Tuttavia, 8 mesi di assunzione di EPA o DHA permettono di aumentare del 26,6 e del 17,2% il volume del tessuto poroso presente all'interno delle vertebre situate nella parte terminale della colonna vertebrale. Questo effetto non aumenta ulteriormente prolungando la somministrazione degli Omega-3. Oltre a svolgere questa azione, l'EPA aumenta anche il volume e lo spessore del tessuto osseo che avvolge il femore, rispettivamente dell'8,1 e del 4,4%. Inoltre solo questo acido grasso (e non il DHA) limita del 13% la riduzione associata all'invecchiamento dell'osteocalcina, una proteina delle ossa, e promuove l'aumento dei livelli di IGF-1, marcatore molecolare della produzione di tessuto osseo. Entrambi gli Omega-3, invece, sono associati all'aumento dei livelli di leptina, ormone che regola la produzione delle ossa. Nel loro insieme questi risultati indicano che assumere prolungatamente acidi grassi Omega-3, soprattutto se sotto forma di EPA, può aiutare a migliorare la salute delle ossa.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Bonnet N, Ferrari SL, “Effects of long-term supplementation with omega-3 fatty acids on longitudinal changes in bone mass and microstructure in mice”, J Nutr Biochem. 2011 Jul;22(7):665-72. Epub 2010 Oct 30


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Ossa e colonna vertebrale ed è stato taggato con

  • Salute della donna: Omega-3 di origine marina riducono del 38% malattie ischemiche del cuore

    Gli Omega-3 di origine marina, al contrario di quelli vegetali, proteggono le donne dal rischio di malattie ischemiche del cuore. La notizia arriva dalle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition, dove i ricercatori dell'Institute of Preventive Medicine dell'Università di Aarhus (Danimarca) hanno pubblicato i risultati di un importante studio: lassunzione di quantità elevate di acido eicosapentaenoico (EPA) e di acido docosaesaenoico (DHA) riduce del 38% il rischio di cardiopatia ischemica. Secondo gli autori dello studio, gli uomini non possono beneficiare dello stesso effetto protettivo. Uomini e donne, anche gli Omega-3 fanno la differenza I 2 principali Omega-3 di origine marina, EPA e DHA, possono essere ottenuti da una dieta ricca di pesce grasso nonché dall'acido alfa-linolenico (ALA) presente nei vegetali. In particolare, una quantità variabile tra l'8 e il 20% dell'ALA presente nell'organismo umano viene convertito in EPA, mentre solo lo 0,5-9% dell'acido alfa-linolenico si trasforma in DHA. Questo fenomeno non è  l'unico fattore a influenzare i livelli di EPA e DHA. Anche il sesso gioca un ruolo importante, e nelle donne in età riproduttiva il tasso di conversione dell'ALA in EPA è di  2,5 volte superiore di quanto osservato negli uomini. Omega-3 di origine marina proteggono il cuore delle donne Gli autori di questa ricerca hanno confermato che uomini e donne rispondono in modo diverso all'assunzione di Omega-3. Il loro studio ha previsto l'analisi dei dati relativi a 3.277 cittadini danesi il cui stato di salute è stato monitorato nel corso di 23 anni. In questo periodo sono stati registrati 471 casi di cardiopatia ischemica. I ricercatori hanno pertanto concluso che l'assunzione di ALA non riduce il rischio di incorrere in questo disturbo né negli uomini né nelle donne. Solo nelle donne, elevate dosi di Omega-3 (variabili tra 0,45 e 11,2 grammi al giorno) permettono di ridurre il rischio di questo disturbo del cuore del 38%. La possibile spiegazione delle differenze tra maschi e femmine Secondo gli autori di questo studio, le differenze registrate sono dovute anche al fatto che la produzione di EPA e DHA a partire dall'ALA dipende anche dai livelli di Omega-3 presenti nell'organismo. Di conseguenza, la somministrazione di ALA potrebbe essere particolarmente efficace nel ridurre il rischio di cardiopatia ischemica in chi è caratterizzato da un ridotto apporto di acidi grassi Omega-3. Non solo: un'assunzione elevata di Omega-3 potrebbe attenuare l'effetto dell'acido alfa-linolenico perché un approccio basato sul consumo di pesce almeno una volta alla settimana è più efficace rispetto all'assunzione di ALA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Vedtofte MS, Jakobsen MU, Lauritzen L, Heitmann BL, “Dietary α-linolenic acid, linoleic acid, and n-3 long-chain PUFA and risk of ischemic heart disease”, Am J Clin Nutr. 2011 Oct;94(4):1097-103. Epub 2011 Aug 24


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Malattie del cuore ed è stato taggato con

  • Omega-3 proteggono il cuore riducendo l'infiammazione

    Confermati i benefici degli Omega-3 per la salute del cuore: riducono l'infiammazione abbassando i livelli ematici di composti associati alle malattie cardiovascolari. Lo ha dimostrato uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Amsterdam (Paesi Bassi) e dell'University of Eastern Finland di Kuopio (Finlandia), pubblicato sull'European Journal of Clinical Nutrition. I risultati ottenuti nel corso della ricerca rafforzano le prove dell'efficacia antinfiammatoria e dei benefici per la salute del cuore derivanti dall'assunzione di questi acidi grassi. Omega-3 e cuore: proprietà antinfiammatorie degli acidi grassi Diversi studi hanno dimostrato le potenzialità antinfiammatorie degli Omega-3, acidi grassi di cui sono particolarmente ricchi pesci come sgombro, salmone e halibut. I livelli ematici di acido eicosapentaenoico (EPA) e quelli di acido docosaesaenoico (DHA) sono associati alle concentrazioni di proteina C-reattiva, un noto marcatore dell'infiammazione. D'altra parte, quantità elevate di questa proteina sono state associate a un aumento del rischio di alcuni disturbi al cuore, come le malattie coronariche. DHA, confermata l'efficacia antinfiammatoria Lo studio pubblicato sull'European Journal of Clinical Nutrition ha approfondito questa relazione tra i livelli di Omega-3 e quelli di proteina C-reattiva nel sangue di 1.395 uomini finlandesi di età compresa tra i 42 e i 60 anni, tutti in buono stato di salute. I ricercatori hanno così confermato che maggiori sono le concentrazioni ematiche di Omega-3, minori sono i i livelli di proteina C-reattiva nel sangue. Questa associazione è risultata valida prendendo in considerazione il livello totale di Omega-3 e ponendo l'attenzione sulle concentrazioni di DHA e di acido docosapentaenoico (DPA). Non è stata invece dimostrata nessuna correlazione tra i livelli di proteina C-reattiva e di EPA o di acido alfa-linolenico (ALA), un altro Omega-3 di origine alimentare. Il meccanismo d'azione degli Omega-3 Le ipotesi correnti riguardo al meccanismo d'azione che conferisce agli Omega-3 proprietà antinfiammatorie si basano sulla capacità di questi acidi grassi di interferire con la sintesi di molecole coinvolte nell'infiammazione. E' stato infatti dimostrato che gli Omega-3 inibiscono il metabolismo dell'acido arachidonico, molecola da cui derivano diversi composti proinfiammatori. Una volta introdotti nell'organismo, sia il DHA sia l'EPA danno origine a composti le cui proprietà infiammatorie sono meno elevate rispetto a quelle delle molecole che derivano dall'acido arachidonico. In alcuni casi questi composti hanno addirittura un'azione di tipo antinfiammatorio. Secondo Jyrki Virtanen, coautore di questa ricerca, gli Omega-3 potrebbero contrastare l'infiammazione grazie alla loro struttura chimica. Queste molecole, spiega il ricercatore, contengono dei legami chimici che permetterebbero di inattivare le specie reattive dell'ossigeno, composti associati all'infiammazione. Inoltre l'assunzione di olio di pesce, supplemento ricco di Omega-3, è stata associata all'espressione di geni dalla funzione antinfiammatoria.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Reinders I, Virtanen JK, Brouwer IA, Tuomainen TP, “Association of serum n-3 polyunsaturated fatty acids with C-reactive protein in men”, Eur J Clin Nutr. 2011 Nov 23


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Omega-3 da krill prevengono le conseguenze dell'infarto sul cuore

    Gli Omega-3 del krill possono migliorare la funzionalità del cuore, prevenendo i danni al  muscolo cardiaco causati da un infarto. E' questa la conclusione di uno studio condotto dai ricercatori dell'University Hospital di Oslo (Norvegia) su ratti colpiti da un attacco di cuore, pubblicato sulla rivista BMC Lipids in Health and Disease. I risultati ottenuti hanno dimostrato che i benefici dell'olio di krill sono evidenti quando questo supplemento viene assunto prima di un eventuale attacco di cuore. Solo in questo caso l'infarto non provoca né l'ingrossamento del muscolo cardiaco né l'aumento del peso del cuore, manifestazioni tipicamente riscontrabili in un infartuato. Krill: cos'è e quali benefici apporta per la salute Il krill è costituito da piccoli animali simili a gamberetti che vivono nei mari antartici. Ricchi di fosfolipidi e di Omega-3, questi animali vengono raccolti per produrre supplementi a base di questi preziosi acidi grassi. Diverse ricerche e studi clinici hanno svelato che il consumo dell'olio di krill offre significativi benefici per la salute. Questo supplemento alimentare è infatti in grado di aumentare i livelli di acido eicosapentaenoico (EPA) e di acido docosaesaenoico (DHA) nei tessuti del cuore. Krill per prevenire i danni dell'infarto Lo studio dei ricercatori norvegesi ha dimostrato per la prima volta che l'olio di krill può prevenire i danni dell'infarto provocati al tessuto cardiaco. La scoperta deriva da esperimenti condotti su 53 ratti maschi, che sono stati inizialmente suddivisi in 2 gruppi. A uno di questi 2 è stato somministrato olio di krill nei 14 giorni precedenti l'induzione di un infarto del miocardio. 7 giorni dopo l'induzione di quest'ultimo, il cuore di tutti gli animali è stato analizzato mediante un ecocardiogramma. In seguito, i ratti che non avevano assunto olio di krill sono stati ulteriormente suddivisi in due gruppi, ad uno dei quali è stato somministrato il supplemento per i 7 giorni successivi. A questo punto è stato ripetuto l'ecocardiogramma. I ricercatori hanno osservato una riduzione della dilatazione del ventricolo sinistro del cuore solo nei ratti che avevano assunto l'olio di krill prima dell'induzione dell'infarto. Anche il peso del cuore e dei polmoni, l'espressione di alcuni geni coinvolti nello stress associato al ventricolo sinistro e l'infiammazione sono risultati inferiori negli animali cui era stato somministrato il supplemento. Omega-3, l'ingrediente segreto del krill Secondo gli autori, l'effetto osservato potrebbe essere associato alla sostituzione degli acidi grassi saturi presenti nel tessuto cardiaco con gli Omega-3 contenuti nell'olio di krill. In alternativa, l'aumento dei livelli di EPA e DHA nel muscolo cardiaco potrebbe promuovere la produzione di composti antinfiammatori. Un altro tassello della ricerca scientifica che dimostra i benefici degli Omega-3 per la salute del cuore.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Fosshaug LE, Berge RK, Beitnes JO, Berge K, Vik H, Aukrust P, Gullestad L, Vinge LE, Oie E. “Krill oil attenuates left ventricular dilatation after myocardial infarction in rats”, Lipids Health Dis. 2011 Dec 29;10(1):245


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Omega-3 contro la depressione nel disturbo bipolare: benefici accertati

    Gli Omega-3 sono utili coadiuvanti nella terapia della depressione associata al disturbo bipolare. Lo rivela un'approfondita analisi statistica dei dati presenti nella letteratura scientifica condotta dagli esperti del dipartimento di psichiatria dell'Università di Melbourne (Australia), che hanno pubblicato i risultati ottenuti sul Journal of Clinical Psychiatry. Omega-3 per regolare l'umore Diversi studi hanno dimostrato l'efficacia degli acidi grassi Omega-3 nella prevenzione, nel controllo e nella cura di alcuni disturbi psichiatrici. Tra questi: comportamenti aggressivi associati allo stress depressione post partum semplici alterazioni dell'umore demenza schizofrenia depressione disturbo bipolare Gli studi condotti fino ad oggi hanno dimostrato l'esistenza di una stretta correlazione tra i disturbi depressivi e i bassi livelli di Omega-3: tanto più le riserve di questi nutrienti sono scarse, tanto più sono gravi i sintomi della depressione. Seguire un regime alimentare ricco di questi acidi grassi riduce la tendenza a sviluppare disturbi associati a questa patologia: tristezza, mancanza di energie, stati ansiosi, insonnia e tendenza al suicidio. Omega-3 contro il disturbo bipolare Il disturbo bipolare è una patologia in cui stati maniacali caratterizzati da euforia si alternano a fasi di depressione. Diverse ricerche hanno valutato l'utilità dell'uso degli Omega-3 in aggiunta alle terapie farmacologiche tradizionali. I risultati ottenuti hanno evidenziato che questi nutrienti portano alla stabilizzazione dei sintomi della malattia. Prima della pubblicazione dello studio dei ricercatori dell'Università di Melbourne, nessuna ricerca aveva valutato l'insieme dei dati fino ad oggi raccolti. Questa nuova analisi ha, invece, incluso tutti gli studi presenti nella letteratura scientifica di durata pari o superiore alle 4 settimane e condotti su più di 10 pazienti. In tutti questi studi gli Omega-3 sono stati utilizzati per trattare soggetti cui era stata diagnosticata una depressione o una fase maniacale associate al disturbo bipolare. Accurate analisi statistiche hanno permesso di dimostrare che gli Omega-3 hanno un effetto significativo sui sintomi della fase di depressione del disturbo bipolare. Non è emerso, invece, un ulteriore beneficio dell'aggiunta di questi acidi grassi alla terapia contro la fase maniacale. Omega-3 contro la depressione: efficacia dimostrata I risultati ottenuti dai ricercatori australiani confermano la validità di un approccio terapeutico basato sulla combinazione dei farmaci tradizionali con l'assunzione di acidi grassi Omega-3 per curare la depressione che caratterizza la sindrome bipolare. Gli stessi dati suggeriscono che l'uso di questi nutrienti non sia necessario per controllare le fasi maniacali del disturbo.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Sarris J, Mischoulon D, Schweitzer I, “Omega-3 for bipolar disorder: meta-analyses of use in mania and bipolar depression”, J Clin Psychiatry. 2011 Aug 9  


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Omega-3 in gestazione: le quantità di acidi grassi per il feto dipendono dai geni

    Le quantità di Omega-3 che in gestazione arrivano al feto dipendono sia dai geni della madre sia da quelli del bambino. Lo ha annunciato Eva Lattka, ricercatrice dell'Helmholtz Zentrum di Monaco (Germania), durante l'undicesima Conferenza Europea sulla Nutrizione di Madrid (Spagna). Secondo i risultati ottenuti da Lattka e colleghi, i geni coinvolti codificano le acido grasso desaturasi (fatty acid desaturase, FADS), enzimi che partecipano alla sintesi degli acidi grassi Omega-3 e Omega-6. Questi stessi geni determinerebbero in che modo tali nutrienti vengono processati durante la gestazione. Omega-3 dalla mamma al bambino Le varianti dei geni FADS che possono essere presenti in una cellula sono diverse. Studi precedenti hanno dimostrato che il tipo di gene portato dalla madre influenza la proporzione dei diversi acidi grassi presenti nel sangue della donna. In particolare, alcune varianti sono meno attive e la loro presenza modifica il contenuto di acidi grassi del sangue materno. Anche se durante la gestazione il feto preleva gli Omega-3 necessari per il suo sviluppo dalla placenta attraverso il cordone ombelicale, nessuna ricerca precedente ha svelato in che modo i geni FADS influenzano la presenza di queste molecole nel cordone ombelicale stesso. Non è stata del tutto chiarita neanche l'associazione tra la variante dei geni FADS e i livelli di DHA (acido docosaesaenoico), Omega-3 importante per lo sviluppo del sistema nervoso del bambino. Per questo motivo Lattka e il suo staff hanno deciso di analizzare la relazione tra i geni FADS e le quantità di acidi grassi presenti nel plasma del cordone ombelicale. La ricercatrice ha spiegato che quest'ultima è un indice del rifornimento di acidi grassi al feto durante la gestazione. Madre e figlio, il risultato dipende da entrambi Lo studio ha previsto di analizzare la presenza di 17 note varianti dei geni FADS in più di 4.000 donne incinte e nei loro figli. I livelli di acidi grassi presenti nelle future mamme sono stati determinati analizzando i loro globuli rossi dopo la ventesima settimana di gestazione. Infine è stata valutata l'associazione tra la presenza delle diverse varianti genetiche e le quantità di Omega-6 e Omega-3 presenti al momento della nascita nel cordone ombelicale di più di 2.000 bambini. L'analisi statistica, condotta da Colin Steer dell'Università di Bristol (Regno Unito), ha dimostrato che la quantità di DHA presente nei globuli rossi delle donne incinte dipende dalla variante dei geni FADS presente. Non solo, i dati ottenuti indicano che il tipo di geni presenti nella madre può influenzare il rifornimento di DHA al bambino durante la gestazione. Lattka ha precisato che questo effetto è indipendente dal tipo di alimentazione seguita dalla madre. Tuttavia, le analisi hanno svelato che le quantità di acidi grassi presenti nel cordone ombelicale dipendono sia dai geni materni sia da quelli del bambino. Infatti, mentre i geni presenti nella madre determinano il precursore degli acidi grassi che sarà trasferito al bambino, saranno quelli di quest'ultimo a consentire la produzione di un particolare acido grasso. I ricercatori hanno quindi concluso che i livelli di DHA dipendono sia dal metabolismo della madre sia da quello del feto.


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Gravidanza ed è stato taggato con

  • Mangiare pesce in gravidanza aumenta il QI dei bambini

    Mangiare pesce durante la gravidanza può aumentare il quoziente intellettivo nei bambini. E' questo quanto emerge dai dati presentati durante l'undicesima conferenza europea sulla nutrizione di Madrid (Spagna) da Eva Lattka, ricercatrice dell'Helmholtz Zentrum di Monaco (Germania), centro di ricerca tedesco per la salute ambientale. Lattka ha spiegato che i dati raccolti suggeriscono una correlazione tra l'assunzione di acido docosaesaenoico (DHA), un acido grasso Omega-3 contenuto nel pesce, e gli effetti osservati sulle capacità mentali dei bambini. La ricercatrice ha precisato che l'aumento del quoziente di intelligenza è associato anche ad altri fattori, e che il DHA contenuto nel pesce non può essere considerato l'unico responsabile dell'effetto osservato. Omega-3 e cervello Lo studio presentato a Madrid si inserisce in un progetto più ampio finanziato dalla Commissione europea con lo scopo di svelare il ruolo giocato dall'alimentazione nel determinare le capacità mentali dei bambini. Lattka e colleghi hanno focalizzato l'attenzione sull'effetto di una dieta ricca di pesce, alimento che contiene livelli elevati di Omega-3, sullo sviluppo del cervello durante la gestazione. Questi acidi grassi sono importanti componenti delle membrane dei neuroni nonché indispensabili per un corretto sviluppo del sistema nervoso. Diversi studi hanno infatti dimostrato che gli Omega-3 introdotti con l'alimentazione sono necessari per la moltiplicazione e il funzionamento delle cellule nervose. Aiutano altresì a mantenere un adeguato livello dei neurotrasmettitori, molecole responsabili della trasmissione dell'impulso nervoso. Altre ricerche hanno permesso di associare agli Omega-3 un effetto benefico per i bambini che soffrono di disturbi comportamentali, sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD) e dislessia. Il legame tra gestazione, pesce e intelligenza Lo studio illustrato durante la conferenza ha voluto approfondire l'effetto di un elevato consumo di pesce durante la gestazione e il quoziente intellettivo dei bambini in età scolare. Gli autori della ricerca hanno analizzato i dati relativi a 2750 donne incinte, raccolti attraverso questionari, referti medici, analisi di campioni biologici e misurazioni. Lo stato di salute dei figli di queste donne è stato monitorato da prima della nascita. Dall'età di 8 anni i ricercatori si sono concentrati sulla valutazione dell'intelligenza verbale. I bambini le cui madri hanno consumato livelli più elevati di pesce durante la gravidanza hanno ottenuto risultati migliori nei test per la valutazione dell'intelligenza verbale, delle capacità motorie e di comportamenti prosociali, come l'aiuto verso qualcuno. Dato che il pesce è una delle principali fonti di Omega-3, e che durante lo sviluppo del feto il DHA si accumula nel cervello, gli autori hanno ipotizzato che questi risultati dipendessero proprio dall'assunzione di questo acido grasso. I dati raccolti sembrano indicare un'associazione tra i livelli di DHA nella madre durante la gravidanza e il quoziente d'intelligenza del bambino. Un'analisi più attenta ha però dimostrato che questa correlazione dipende anche da altri fattori: età della madre consumo di alcol e fumo durante la gestazione fattori familiari sesso. Benefici del pesce per i bambini: non solo DHA Lattka ha concluso che i benefici del pesce non sono associati solo alla presenza di DHA, ma che questo alimento potrebbe contenere altri nutrienti che influenzano il quoziente d'intelligenza dei bambini.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. http://www.nutrimenthe.eu/


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  • Omega-3 per la salute e il benessere dei bambini

    Gli acidi grassi Omega-3 sono importanti peer lo sviluppo, il benessere e la salute dei bambini. Sono infatti nutrienti essenziali necessari all'organismo sin dal concepimento. Le loro funzioni sono altresì indispensabili durante l'infanzia e l'adolescenza.     Nel corso delle diverse fasi di sviluppo del bambino, gli acidi grassi polinsaturi (fra cui gli Omega-3) svolgono essenzialmente 3 ruoli: sono importanti componenti delle membrane cellulari, innanzitutto a livello del sistema nervoso; partecipano alle reazioni che, all'interno delle cellule, consentono la produzione di energia; sono i precursori di altre degli eicosanoidi, molecole che regolano processi fisiologici come l'infiammazione e la coagulazione. Omega-3 per i bambini L'organismo è incapace di sintetizzare i principali acidi grassi polinsaturi: questo significa che i bambini debbono introdurre gli Omega-3 con l'alimentazione. Come negli adulti, anche in tenera età sono 3 le forme che possono essere assunte: acido alfa-linolenico acido eicosapentaenoico (EPA) acido docosaesaenoico (DHA) Il primo è contenuto in alcune alghe, legumi verdi, noci e semi di lino. Viene però convertito con una bassa efficienza (stimata intorno al 5-15%) in EPA e DHA, Omega-3 di origine animale derivati da acciughe, salmone, sardine e tonno. Una volta nel tratto gastrointestinale, EPA e DHA vengono facilmente assorbiti e sono disponibili per l'utilizzo. Omega-3 per la salute dei piccoli Nei bambini, gli Omega-3 EPA e DHA si sono dimostrati utili nel trattamento delle affezioni asmatiche. I dati presenti in letteratura indicano che gli Omega-3 sono efficaci nel ridurre l'incidenza dell'asma e nel controllare l'intensità delle crisi. Altri studi si sono concentrati sui benefici di questi acidi grassi per i disturbi psichiatrici e psicologici in età pediatrica. In particolare, gli Omega-3 migliorano i disturbi comportamentali dei bambini che soffrono di sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD), dislessia e disprassia, un disturbo della coordinazione e del movimento. Benché le ricerche che hanno evidenziato questi benefici degli Omega-3 per la salute dei bambini forniscano dati preliminari, si tratta di scoperte caratterizzate da un'interessante prospettiva terapeutica. Nuovi dati a supporto dell'importanza di questi acidi grassi in età pediatrica continuano ad emergere. Altri studi hanno infatti dimostrato che EPA e DHA sono utili nella promozione dello sviluppo delle capacità intellettive anche nei bambini che, in età scolare, non mostrino disturbi dell'apprendimento.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Calder PC, “Long-chain n-3 fatty acids and inflammation: potential application in surgical and trauma patients”, Braz J Med Biol Res. 2003 Apr;36(4):433-46 2. Holub B, “Alpha-Linolenic Acid (ALA, 18:3n-3) vs. Eicosapentaenoic (EPA, 20:5n-3) plus Docosahexaenoic Acid (DHA, 22:6n-3) as Dietary Omega-3 Fatty Acid  Sources for Human Health”, 2005 3. Oddy WH, de Klerk NH, Kendall GE, Mihrshahi S, Peat JK, “Ratio of omega-6 to omega-3 fatty acids and childhood asthma”, J Asthma. 2004;41(3):319-26 4. Richardson AJ, “Clinical trials of fatty acid treatment in ADHD, dyslexia, dyspraxia and the autistic spectrum”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2004 Apr;70(4):383-90 5. Zhang J, Hebert JR, Muldoon MF, “Dietary fat intake is associated with psychosocial and cognitive functioning of school-aged children in the United States”, J Nutr. 2005 Aug;135(8):1967-73


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