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  • Migliorare la vista: per i bambini, un aiuto dall'Omega-3 DHA

    È possibile migliorare la vista dei bambini aggiungendo al latte artificiale l'Omega-3 acido docosaesaenoico (DHA). E' questo il risultato di uno studio clinico pubblicato dall'American Journal of Clinical Nutrition, secondo cui è sufficiente una percentuale di questo acido grasso variabile tra lo 0,32 e lo 0,96% dei componenti del latte per migliorare le capacità visive nei neonati. Secondo gli autori della ricerca, guidati da Eileen Birch della Retina Foundation of the Southwest di Dallas (Stati Uniti), l'aggiunta di DHA al latte artificiale non ha nessun effetto collaterale. DHA e neonati: il parere degli esperti l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha incluso il DHA fra i nutrienti indispensabili durante la gravidanza e l'allattamento. È altresì consigliato come integratore per bambini di età compresa tra i 7 e i 24 mesi. Gli esperti raccomandano che donne incinte o che stanno allattando i propri figli assumano 200 milligrammi al giorno di questo Omega-3. Per i bambini, invece, il fabbisogno giornaliero raccomandato è di 100 milligrammi. Secondo l'EFSA, il DHA può contribuire al normale sviluppo dell'occhio nel feto,nei neonati, nei bambini. Nei piccoli questo acido grasso partecipa anche allo sviluppo delle capacità visive. Omega-3 fin dai primi giorni di vita La ricerca di Birch e colleghi rappresenta il primo studio completo sull'effetto del DHA sullo sviluppo delle capacità visive. In totale sono stati coinvolti 244 bambini di età compresa tra 1 e 9 giorni di vita senza particolari problemi di salute. I neonati, tutti alimentati con latte artificiale, sono stati assegnati casualmente a uno di 4 possibili gruppi, corrispondenti all'assunzione di latte non addizionato di DHA o con l'aggiunta di una quantità di questo Omega-3 pari allo 0,32%, allo 0,64% o allo 0,96%. In tutti i casi in cui il latte è stato addizionato di DHA, l'alimento conteneva anche acido arachidonico allo 0,64%. Al compimento dell'anno di vita i ricercatori hanno valutato le capacità visive dei bambini. Ne è emerso che l'assunzione di DHA migliora la nitidezza della vista rispetto ai piccoli che non ricevono l'Omega-3 con l'alimentazione. Non è stata tuttavia dimostrata nessuna differenza nell'efficacia delle 3 diverse dosi di DHA. DHA, Omega-3 senza effetti collaterali Un altro importante dato emerso da questo studio è che l'aggiunta di DHA al latte artificiale non aumenta l'incidenza di effetti collaterali rispetto all'assunzione delle formulazioni tradizionali. Gli autori della ricerca hanno commentato che la sicurezza e la tolleranza a dosi di DHA che possono arrivare allo 0,96% è spiegabile con il fatto che tali livelli possono essere ritrovati anche nel latte umano. Se le scorte di Omega-3 della donna sono ben fornite, il latte materno può diventare una fonte di DHA immediatamente disponibile. Non tutti i bambini possono però alimentarsi con il latte materno, a volte per ragioni legate alla salute della mamma, a volte per questioni di pura logistica. Per i ricercatori l'aggiunta di DHA al latte artificiale è un'alternativa sicura ed efficace, anche se saranno necessari nuovi studi per poter determinare l'effetto a lungo termine, oltre l'anno di vita, dell'assunzione di DHA.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Birch EE, Carlson SE, Hoffman DR, Fitzgerald-Gustafson KM, Fu VL, Drover JR, Castañeda YS, Minns L, Wheaton DK, Mundy D, Marunycz J, Diersen-Schade DA, “The DIAMOND (DHA Intake And Measurement Of Neural Development) Study: a double-masked, randomized controlled clinical trial of the maturation of infant visual acuity as a function of the dietary level of docosahexaenoic acid”, Am J Clin Nutr. 2010 Apr;91(4):848-59. Epub 2010 Feb 3


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Vista, Età neonatale ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 riducono la rigidità delle arterie

    Una dieta ricca di Omega-3 può migliorare la salute delle arterie, riducendone la rigidità. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’Università di Reading (Regno Unito) in uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition. I risultati ottenuti nel corso della ricerca dimostrano che un pasto grasso integrato con 4,7 grammi di Omega-3 EPA e DHA riduce la rigidità dei vasi sanguigni, fattore di rischio per la salute del sistema cardiocircolatorio. Rigidità delle arterie e rischio cardiovascolare Secondo gli autori, questa scoperta ha importanti implicazioni nell’uso di questi acidi grassi per ridurre il rischio cardiovascolare. Diversi studi hanno associato la rigidità delle arterie all’aterosclerosi, ossia il restringimento dello spazio all’interno dei vasi sanguigni. L'aterosclerosi è un importante fattore di rischio cardiovascolare e la stessa rigidità arteriosa è stata associata a una peggiore salute cardiovascolare. Questo parametro è indice di una minore distensibilità delle arterie ed è associato a variazioni strutturali e alterazioni epiteliali di vasi di dimensione maggiore, come l’aorta, le carotidi e le arterie renali. Tutte queste modificazioni possono avere importanti conseguenze sui tessuti del cuore, del cervello e dei reni. I dettagli dello studio I ricercatori di Reading hanno voluto valutare gli effetti immediati dell’assunzione di Omega-3 per via alimentare sulla rigidità delle arterie. Per questo hanno chiesto ai 25 partecipanti allo studio, 12 uomini e 13 donne, di consumare in due diverse occasioni un pasto di controllo e un pasto arricchito di questi acidi grassi. La rigidità delle arterie è stata misurata all’inizio dello studio e 30, 60, 90, 120, 180 e 240 minuti dopo aver consumato il pasto, quando sono stati misurati 2 diversi parametri: l’indice di aumento e l’indice di rigidità. Contemporaneamente sono stati prelevati anche dei campioni di sangue per valutare le concentrazione dei lipidi, degli zuccheri e dell’insulina. Ne è emerso che il pasto ricco di Omega-3 riduce sia l’indice di aumento sia quello di rigidità rispetto al controllo. I ricercatori hanno osservato anche una diminuzione significativa delle concentrazioni degli acidi grassi non esterificati presenti nel sangue. Questa è probabilmente causata da un aumento della produzione di ossido nitrico, una molecola dall’azione vasodilatatrice i cui livelli possono essere ridotti proprio da questi acidi grassi. Questi effetti, spiegano i ricercatori, sono maggiori negli uomini che nelle donne. Omega-3 e salute del cuore A partire dagli anni Settanta numerose ricerche hanno dimostrato che gli Omega-3 sono importanti per la salute del cuore e per ridurre l'incidenza della malattie cardiovascolari. I benefici del consumo di questi nutrienti includono il miglioramento dei livelli dei lipidi ematici, la riduzione del rischio di trombosi, valori di pressione sanguigna e di frequenza cardiaca migliori e un sistema vascolare più efficiente. Tuttavia, quello dei ricercatori britannici è il primo studio a valutare l’effetto di EPA e DHA sulla rigidità delle arterie, sia negli uomini sia nelle donne. Secondo gli autori, dato che ogni individuo passa la maggior parte della sua giornata in una condizione che potrebbe essere definita “dopo-pranzo”, la riduzione della rigidità arteriosa osservata nel corso di questa ricerca potrebbe avere effetti benefici a lungo termine sulla salute dei vasi e sul rischio cardiovascolare.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Chong MF, Lockyer S, Saunders CJ, Lovegrove JA, “Long chain n-3 PUFA-rich meal reduced postprandial measures of arterial stiffness”, Clin Nutr. 2010 Oct;29(5):678-81. Epub 2010 Mar


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Arterie e vasi sanguigni ed è stato taggato con

  • Omega-3 aumentano la funzione dei polmoni durante lo sport

    L’assunzione di Omega-3 durante un periodo di allenamento intensivo può migliorare la funzionalità dei polmoni degli atleti. L’azione di questi acidi grassi, dimostrata da una ricerca pubblicata sul Journal of Science and Medicine in Sport, è efficace durante e dopo l’esercizio fisico. Per questo motivo gli Omega-3 di origine marina trovano uno spazio nel mercato dell’alimentazione e degli integratori per lo sport.     La ricerca pubblicata dal Journal of Science and Medicine in Sport è stata condotta da un gruppo internazionale di ricercatori provenienti dall’Università di Urmia (Iran) e dall’Università di Tubinga (Germania). Omega-3 e allenamento, combinazione vincente per i polmoni Lo studio ha previsto il coinvolgimento di 40 atleti non professionisti e non fumatori di età media pari a 18,6 anni, tutti praticanti lotta libera. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a uno di 4 possibili gruppi sperimentali. Ai primi 10 è stato assegnato un allenamento di 3 sedute a settimana, per un totale di 12 settimane. Contemporaneamente, i ricercatori hanno chiesto loro di assumere per lo stesso periodo 1 grammo al giorno di un supplemento di Omega-3 contenente 180 milligrammi di acido eicosapentaenoico (EPA) e 120 milligrammi di acido docosaesaenoico (DHA). Altri 10 atleti, che hanno formato il cosiddetto “controllo attivo”, hanno seguito lo stesso programma di allenamento, ma al posto del supplemento di Omega-3 hanno assunto un placebo. I 10 individui del “controllo inattivo” non hanno invece eseguito nessun tipo di allenamento, ma hanno ricevuto la stessa dose di Omega-3 assunta dal primo gruppo di atleti. Infine, i restanti partecipanti si sono allenati 3 volte alla settimana per 12 settimane senza assumere né gli Omega-3 né il placebo. I ricercatori hanno valutato la capacità polmonare di ciascun partecipante all’inizio della sperimentazione e al termine delle 12 settimane di allenamento. Fra i parametri misurati sono stati inclusi la capacità vitale forzata (FVC), ovvero il volume d'aria espirata forzatamente dopo aver inspirato la quantità maggiore possibile di aria, e il volume espiratorio forzato in 1 secondo (FEV1), ossia il volume di aria espirata nel primo secondo di un'espirazione forzata. Questi 2 parametri hanno permesso di: determinare il volume dei polmoni e il flusso d’aria al loro interno; dimostrare che la combinazione tra esercizio intensivo e Omega-3 migliora entrambi questi fattori. In particolare, è stato possibile osservare un aumento del 53% della FVC rispetto a quella degli altri atleti, mentre nel caso del FEV1 l’incremento è stato pari al 41%. I vantaggi per gli sportivi Gli autori della ricerca hanno sottolineato che i risultati ottenuti nel corso di questo studio costituiscono la prima prova dei benefici degli Omega-3 per la funzionalità dei polmoni degli atleti durante i programmi di allenamento. Nonostante siano necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi alla base di questa efficacia, i ricercatori evidenziano le implicazioni che questa scoperta potrebbe già avere sul lavoro di allenatori, personal trainer e fisiologi che mettono a punto programmi di allenamento sia per i lottatori professionisti, sia per chi pratica lo sport a livello amatoriale.


    Articolo pubblicato in Vie respiratorie, Polmoni ed è stato taggato con

  • L’Omega-3 EPA riduce il rischio di Alzheimer

    L’acido eicospaentaenoico (EPA), Omega-3 di origine alimentare, può migliorare la memoria e i processi di apprendimento, riducendo il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Secondo un gruppo di ricercatori canadesi e tailandesi, l’etil-EPAuna forma particolare di questa molecola, rallenta la diminuzione dei livelli di acetilcolina. Quest'azione permette di contrastare l’insorgenza di questa patologia. Le ricerche hanno anche dimostrato che questo Omega-3 permette anche di ridurre l’espressione del fattore di crescita dei nervi (Nerve growth factor, NGF), un altro indicatore della presenza della malattia di Alzheimer. Secondo gli autori della ricerca, si tratta della prima prova dell’esistenza di una correlazione tra la diminuzione del rilascio di acetilcolina e i disturbi della memoria. Lo studio che ha portato a questa scoperta è stato pubblicato sul Journal of Neurochemistry. L’azione dell’EPA a livello cerebrale Per testare l’azione dell’EPA, i ricercatori hanno aggiunto all’alimentazione di ratti di laboratorio etil-EPA o olio di palma, un prodotto che non contiene Omega-3. Gli animali che avevano assunto olio di palma hanno sviluppato i sintomi tipici dei disturbi di memoria. Questi consistevano nella diminuzione del rilascio di acetilcolina, molecola importante per la trasmissione dell’impulso nervoso, e nella riduzione dell’espressione dell’NGF. Al contrario, i ratti che avevano assunto EPA hanno mostrato un miglioramento della memoria. Questo effetto era associato in un’attenuazione della riduzione del rilascio di acetilcolina e dell’espressione dell’NGF. Morbo di Alzheimer: quale Omega-3? I risultati di questa ricerca confermano il ruolo svolto dagli Omega-3 nella protezione della salute del sistema nervoso. Studi precedenti avevano dimostrato l’esistenza di un legame tra questi acidi grassi e le funzioni cognitive. I ricercatori avevano tuttavia evidenziato delle differenze nell’azione svolta dai 2 principali Omega-3 di origine alimentare, l’EPA e il DHA (acido docosaesaenoico). In particolare, chi soffre del declino cognitivo tipicamente associato all’avanzare dell’età può trarre beneficio dall’assunzione di DHA, che permette di migliorare la memoria. Questo declino cognitivo può precedere lo sviluppo di malattie neurodegenerative, Alzheimer incluso. Tuttavia, il DHA non può aiutare chi soffre già di Alzheimer conclamato. Secondo gli autori della ricerca, pubblicata dal Journal of Neurochemistry, i risultati ottenuti con la somministrazione di EPA confermano che anche questo Omega-3 può migliorare la memoria e che questa azione si svolge attraverso la modulazione delle attività svolte dall’acetilcolina e dall’NGF. In questo modo, gli Omega-3 possono ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Taepavarapruk P, Song C, “Reductions of acetylcholine release and nerve growth factor expression are correlated with memory impairment induced by interleukin-1beta administrations: effects of omega-3 fatty acid EPA treatment”,  J Neurochem. 2010 Feb;112(4):1054-64. Epub 2009 Dec 3


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Morbo di Alzheimer ed è stato taggato con

  • Depressione post partum: 2,5 volte più frequente se c'è carenza di omega 3

    Uno squilibrio alimentare tra acidi grassi Omega-6 e Omega-3 superiore ad un rapporto 9:1 espone a un maggior rischio di depressione post partum. La notizia arriva dall'Universidade Federal do Rio de Janeiro, dove Camilla da Rocha e Gilberto Kac hanno studiato l'effetto di un apporto non bilanciato fra le diverse forme di acidi grassi sulla frequenza di questo disturbo. Lo studio che ha portato a questa conclusione, pubblicato dalla rivista Maternal and Child Nutrition, conferma l'importanza degli acidi grassi Omega-3 nella regolazione dei meccanismi responsabili della salute mentale. Depressione post partum: il ruolo degli Omega-3 Diverse ricerche condotte in passato hanno dimostrato l'importanza degli Omega-3 per la salute della donna. Fra i benefici riscontrati è incluso l'effetto esercitato da questi nutrienti sul buon esito della gravidanza e sulla salute della mamma dopo il parto. Infatti, studi osservazionali hanno suggerito l'esistenza di una correlazione tra livelli di Omega-3 bassi e un rischio maggiore di soffrire di depressione post partum.   L'alimentazione tipica delle società occidentali odierne è però sbilanciata verso un consumo maggiore di Omega-6. Ciò aumenta il rischio di carenze di Omega-3 che potrebbero mettere in pericolo il benessere psicologico delle donne subito dopo la nascita di un figlio. I ricercatori brasiliani hanno voluto approfondire questo fenomeno valutando se un rapporto sbilanciato tra Omega-6 e Omega-3 a favore dei primi fosse associato ad un aumento della probabilità di soffrire di depressione post partum. I risultati della ricerca Lo studio ha coinvolto 106 donne alla prima gravidanza ed è stato condotto a Rio de Janeiro tra il 2005 e il 2007. Le partecipanti sono state monitorate 4 volte durante la gestazione e 1 volta dopo il parto. Oltre a valutare attraverso una scala specifica la presenza di depressione post partum, durante il primo trimestre di gravidanza i ricercatori hanno fatto compilare alle donne un questionario sulle abitudini alimentari. Complessivamente sono stati raccolti dati sulle condizioni socio-demografiche, la situazione ostetrica, l'indice di massa corporea prima del concepimento e la composizione della dieta di tutte le partecipanti. Ne è emerso che la frequenza della depressione post partum era pari al 26,4% e che l'incidenza del disturbo era maggiore nelle donne in cui il rapporto tra Omega-6 e Omega-3 era superiore a 9 a 1. Un altro dato messo in evidenza dallo studio è che le partecipanti il cui indice di massa corporea prima della gravidanza era inferiore a 18,5 erano più soggette a soffrire della patologia. La carenza di Omega-3 aumenta il rischio di depressione post partum Gli autori dello studio hanno scelto di valutare l'effetto sull'incidenza della depressione post partum di un rapporto tra Omega-6 e Omega-3 superiore a 9 a 1 perché questo è il livello raccomandato dagli specialisti. I dati ottenuti indicano che oltrepassare questo livello aumenta di 2,5 volte la probabilità di soffrire di tale patologia. Confermano altresì l'importanza di un corretto introito di acidi grassi per garantire il benessere psicologico dopo il parto.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. da Rocha CM, Kac G, “High dietary ratio of omega-6 to omega-3 polyunsaturated acids during pregnancy and prevalence of post-partum depression”, Matern Child Nutr. 2012 Jan;8(1):36-48. doi:


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Postgravidanza ed è stato taggato con

  • Omega-3 e malattie coronariche, il vantaggio è anche nella spesa sanitaria

    In termini di spesa sanitaria, gli Omega-3 sono un'alternativa economicamente vantaggiosa all'utilizzo esclusivo di farmaci nel trattamento delle malattie coronariche. A dimostrarlo è un'analisi condotta da Access Economics per conto del National Institute of Complementary Medicine dell'University of Western Sydney (Australia). I benefici economici degli Omega-3 Utilizzare l'olio di pesce ricco in Omega-3 come trattamento complementare all'uso dei farmaci nei pazienti con una storia di malattie coronariche permette un significativo risparmio economico. Questo effetto sulla spesa sanitaria sarebbe dovuto fondamentalmente a 2 fenomeni: riduzione dei decessi causati da disturbi coronarici; riduzione dell'incidenza di questo tipo di patologie. Gli autori dell'analisi hanno commentato che questi risultati sono in linea con quanto emerso in altri studi di impronta internazionale. Non solo Omega-3 La ricerca australiana colloca a pieno diritto gli Omega-3 fra i rimedi appartenenti alla medicina complementare che potrebbero giocare un ruolo fondamentale non solo per la salute del singolo individuo, ma anche per quella del sistema sanitario. Accanto ai benefici economici derivanti dall'uso di questi acidi grassi per il trattamento delle malattie cardiovascolari, lo studio ha evidenziato anche quelli di preparati di origine vegetale. Tra questi sono inclusi l'erba di san Giovanni, utile in caso di depressione, e il Phytodolor, erba usata contro l'osteoartrite. Queste medicine complementari potrebbero permettere al solo sistema sanitario australiano di risparmiare più di 220 milioni di dollari all'anno. Vantaggi nascosti Lynne Pezzullo, direttrice di Access Economics, ha sottolineato le difficoltà riscontrate nel tentare di valutare i vantaggi economici dell'uso delle medicine complementari. Secondo l'esperta, le stime dei benefici associati all'uso di questi rimedi sarebbero ancora maggiori se le analisi tenessero conto dei vantaggi associati al mantenere i cittadini in salute, in grado di lavorare e fuori da ospedali già sovraffollati. Alan Bensoussan, direttore del National Institute of Complementary Medicine, ha concluso che l'uso delle medicine complementari potrebbe rendere più sostenibili gli alti costi associati al mantenimento di un buono stato di salute al giorno d'oggi. L'esperto precisa che questo obiettivo potrebbe essere raggiunto grazie alla migliore prevenzione delle malattie e alla gestione più efficiente dei disturbi cronici reso possibile proprio dagli Omega-3 e da altri rimedi diversi dai farmaci tradizionali.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Access Economics, “Cost effectiveness of complementary medicines”. http://www.nicm.edu.au/images/stories/research/docs/cost_effectiveness_cm_ae_2010.pdf


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Malattie coronariche ed è stato taggato con

  • Omega-3 riducono del 22,6% la probabilità di psicosi nei giovani ad alto rischio

    L'olio di pesce ricco di acidi grassi Omega-3 riduce la probabilità di sviluppare psicosi negli individui giovani ad alto rischio. La notizia arriva da uno studio clinico in cui un gruppo di ricercatori guidati da Paul Amminger della Medical University di Vienna (Austria) hanno dimostrato l'efficacia degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) nel ridurre la progressione dei sintomi iniziali a una vera e propria psicosi. La ricerca, pubblicata da Archives of General Psychiatry, ha dimostrato che è sufficiente assumere olio di pesce per 12 settimane per ridurre il rischio del 22,6%. Secondo i ricercatori questo studio dimostra che gli Omega-3 rappresentano un'alternativa valida e priva di effetti collaterali all'assunzione di farmaci antipsicotici. Gli Omega-3 e i disturbi del comportamento Il legame tra questi acidi grassi e le funzioni cognitive e comportamentali è già stato dimostrato da diverse ricerche. I risultati più promettenti riguardano il DHA. Questo Omega-3 si è dimostrato particolarmente efficace nel miglioramento della memoria in individui anziani affetti da disturbi cognitivi preliminari all'insorgenza di patologie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer. Lo studio di Amminger e colleghi si è, invece, concentrato per la prima volta su soggetti giovani ad alto rischio di psicosi, svelando una nuova potenzialità terapeutica di questi acidi grassi. Lo studio Amminger e colleghi hanno selezionato 76 pazienti ad alto rischio di psicosi sulla base dei sintomi preliminari del disturbo. Questi ultimi includono leggeri sintomi psicotici, psicosi transienti o una storia di malattie psicotiche in famiglia, in combinazione con una diminuzione nelle capacità funzionali. Tali sintomi sono associati a una probabilità di sviluppare una psicosi nei 12 mesi successivi che può arrivare ad essere pari al 40%. I partecipanti allo studio hanno assunto ogni giorno per 12 settimane un placebo, costituito da olio di cocco, o un integratore di olio di pesce contenente 1,2 grammi di Omega-3, corrispondenti a 700 milligrammi di EPA e 480 milligrammi di DHA. Al termine delle 12 settimane di trattamento solo il 4,9% dei pazienti che aveva assunto Omega-3 avevano sviluppato una psicosi. Fra i partecipanti cui era stato prescritto il placebo, invece, questa percentuale era ben del 27,5%. Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che gli acidi grassi Omega-3 potrebbero costituire una valida opzione preventiva e terapeutica per i soggetti giovani a rischio di psicosi che merita di essere studiata più nel dettaglio. Il meccanismo d'azione degli Omega-3 Gli autori hanno ipotizzato che i benefici osservati potrebbero essere associati ai cambiamenti nelle membrane cellulari associati all'assunzione di Omega-3. Questi nutrienti potrebbero esercitare il loro effetto interagendo a livello cerebrale con il sistema di neurotrasmettitori, le molecole che consentono la trasmissione dell'impulso nervoso. I vantaggi degli Omega-3 Amminger e colleghi sottolineano l'importanza della scoperta che delle sostanze naturali siano in grado di prevenire o ritardare la comparsa di un disturbo che ad oggi viene trattato con farmaci cui sono associati diversi effetti collaterali. Molti pazienti, soprattutto se giovani, sono restii ad assumere antipsicotici proprio per le complicanze che possono portare con loro. Fra queste: cambiamenti del metabolismo, disfunzioni sessuali e aumento di peso. L'assunzione di Omega-3, al contrario, non è associata a particolari effetti collaterali. Questi acidi grassi sono infatti molto tollerabili, hanno diversi benefici per la salute nonché un costo relativamente contenuto.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Amminger GP, Schafer MR, Papageorgiou K, Klier CM, Cotton SM, Harrigan SM, Mackinnon A, P.D. McGorry, Berger GE, “Long-Chain omega-3 Fatty Acids for Indicated Prevention of Psychotic Disorders: A Randomized, Placebo- Controlled Trial”, Arch Gen Psychiatry. 2010 Feb;67(2):146-54


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Omega-3 rallentano invecchiamento cellulare in chi soffre di malattie cardiovascolari

    L'invecchiamento cellulare può essere rallentato da alti livelli di Omega-3 nel sangue dei pazienti che soffrono di malattie cardiovascolari. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell'Università della California di San Francisco (Stati Uniti) in uno studio pubblicato dal Journal of the American Medical Association. Secondo gli autori della ricerca, quantità elevate di questi acidi grassi sono associate a una lunghezza maggiore dei telomeri, le sequenze di DNA poste alla fine dei cromosomi che si accorciano al passare dell'età. L'ipotesi formulata è che l'azione antiossidante degli Omega-3 protegga queste strutture dall'accorciamento, prevenendo l'invecchiamento cellulare. I telomeri, indicatori dell'età delle cellule I telomeri sono strutture particolari che proteggono le estremità dei cromosomi, impedendo a questi ultimi di interagire l'uno con l'altro per formare fusioni o altre mutazioni genetiche. Ad ogni divisione cellulare la lunghezza di queste porzioni di DNA diminuisce. Per questo motivo i telomeri sono considerati degli indicatori dell'età biologica della cellula. Alcuni studi precedenti hanno dimostrato che fra i fattori che influenzano le dimensioni dei telomeri vi è anche lo stress ossidativo. Alcune ricerche hanno anche svelato che molecole dalle proprietà antiossidanti possono proteggere queste strutture dal danneggiamento. E' questo il caso dei multivitaminici. Secondo uno studio del National Institute of Environmental Health Sciences (Research Triangle Park, Stati Uniti), il consumo regolare di questi nutrienti è associato a una lunghezza maggiore dei telomeri. Risultati analoghi sono stati ottenuti da Ruth Chan e colleghi alla Chinese University di Hong Kong (Cina), che hanno dimostrato che le estremità dei cromosomi sono significativamente più lunghe in chi beve una media di tre tazze di tè al giorno, rispetto a chi ne consuma solo un quarto. Secondo Chan questa differenza nella lunghezza dei telomeri corrisponde all'incirca a 5 anni di vita in più. Omega-3 e telomeri Le ricerche degli esperti dell'Università della California si sono concentrate su pazienti affetti da disturbi cardiovascolari. Diversi studi hanno dimostrato che in questi individui un'elevata assunzione di Omega-3 attraverso l'alimentazione è associata a un miglior tasso di sopravvivenza. Tuttavia, il meccanismo alla base di questo fenomeno non è ancora stato del tutto scoperto. Studiando la lunghezza dei telomeri nelle cellule del sangue di 608 pazienti sofferenti di malattie coronariche, gli autori dello studio hanno dimostrato che ne gli individui con i livelli minori degli Omega-3 acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) le estremità dei cromosomi si accorciano più rapidamente. Viceversa, a 5 anni dall'inizio dello studio l'accorciamento dei telomeri è risultato molto più lento nei pazienti con i livelli ematici di EPA e DHA più elevati. Invecchiamento cellulare: una protezione efficace I ricercatori hanno concluso che gli Omega-3 potrebbero proteggere chi soffre di disturbi cardiaci dall'invecchiamento cellulare. Come nel caso dei multivitaminici e del tè, i meccanismi d'azione potrebbero basarsi sulla diminuzione dello stress ossidativo, un parametro influenzato da questi acidi grassi. Tuttavia, gli autori non escludono che possa essere coinvolta un'azione diretta l'attività della telomerasi, enzima che garantisce il mantenimento della struttura terminale dei cromosomi. Insieme ai risultati ottenuti in studi precedenti, questi dati supportano l'ipotesi che l'assunzione di antiossidanti protegga le cellule dall'invecchiamento.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte   1. Farzaneh-Far R, Lin J, Epel ES, Harris WS, Blackburn EH, Whooley MA, “Association of marine omega-3 fatty acid levels with telomeric aging in patients with coronary heart disease”, JAMA. 2010 Jan 20;303(3):250-7 2. Xu Q, Parks CG, DeRoo LA, Cawthon RM, Sandler DP, Chen H, “Multivitamin use and telomere length in women”, Am J Clin Nutr. 2009 Jun;89(6):1857-63. Epub 2009 Mar 11 3. Chan R, Woo J, Suen E, Leung J, Tang N, “Chinese tea consumption is associated with longer telomere length in elderly Chinese men”, Br J Nutr. 2010 Jan;103(1):107-13. Epub 2009 Aug 12


    Articolo pubblicato in Antinvecchiamento, Stress ossidativo e invecchiamento cellulare ed è stato taggato con

  • Omega-3 da olio di pesce riducono infiammazione a

    Un basso dosaggio di olio di pesce contenente Omega-3 riduce i livelli di infiammazione e migliora lo stato nutrizionale in chi soffre di cancro al colon. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell'Universidade Federal de Santa Catarina (Florianópolis, Brasile) in uno studio pubblicato su Nutrition and Cancer. La scoperta aggiunge nuovi dettagli al quadro dei benefici degli Omega-3 per la salute dei malati di cancro. Cancro e infiammazione Spesso i tumori sono associati alla presenza di un'infiammazione. Negli stati premaligni il cancro, percepito dall'organismo come una ferita, attiva dei processi infiammatori. In fasi più avanzate di sviluppo l'attività delle molecole proinfiammatorie viene controllata proprio dalla massa tumorale: ciò stimola la formazione di nuovi vasi sanguigni e promuove la generazione di metastasi. Le conseguenze per la salute di questo stato di infiammazione cronica includono un progressivo peggioramento dello stato nutrizionale dei pazienti. Omega-3 contro il cancro e l'infiammazione Gli studi condotti fino ad oggi hanno dimostrato che gli Omega-3 sono in grado di contrastare l'infiammazione. A giocare un ruolo fondamentale in questo fenomeno è il bilancio fra questi nutrienti e altri acidi grassi, come gli Omega-6, che promuovono i processi infiammatori. Altri importanti benefici associati all'assunzione di Omega-3 riguardano la prevenzione e la cura dei tumori. Infatti diverse ricerche hanno dimostrato l'esistenza di una relazione tra l'aumento della presenza di questi nutrienti e una ridotta insorgenza di alcune forme di cancro. Non solo, utilizzati in combinazione con le terapie tradizionali, questi acidi grassi aiutano a trattare efficacemente il tumore. Le forme di cancro contro cui gli Omega-3 si sono dimostrati efficaci sono principalmente quelle al seno, alla prostata e, non da ultime, quelle al colon. Combattere l'infiammazione per contrastare la malnutrizione I ricercatori brasiliani hanno testato se l'assunzione di olio di pesce durante la chemioterapia altera l'espressione di marcatori dell'infiammazione o lo stato nutrizionale di individui affetti da cancro al colon retto. Il loro studio ha coinvolto 23 pazienti che sono stati assegnati casualmente a uno di due possibili gruppi, uno dei quali, oltre ad essere sottoposto a chemioterapia, ha assunto 2 grammi al giorno di olio di pesce per 9 settimane. Il trattamento, spiegano gli autori, corrisponde all'assunzione quotidiana di 600 milligrammi di acido eicosapentaenoico (EPA) e di acido docosaesaenoico (DHA), i 2 Omega-3 di cui è ricco il pesce grasso. L'analisi statistica dei dati raccolti ha evidenziato che prima dell'inizio della somministrazione degli Omega-3 tutti i partecipanti erano caratterizzati dagli stessi livelli di infiammazione e da uno stato nutrizionale simile. Al termine delle 9 settimane di trattamento, invece, solo chi aveva assunto EPA e DHA  mostrava una riduzione delle quantità di proteina C-reattiva, una molecola i cui livelli aumentano in presenza di infiammazione. Gli indicatori dello stato nutrizionale come il peso e l'indice di massa corporea erano variati solo nei pazienti che non avevano assunto Omega-3. Omega-3 per migliorare la salute dei pazienti oncologici In base a questi risultati i ricercatori hanno concluso che sono sufficienti basse dosi di Omega-3 per influenzare positivamente lo stato nutrizionale dei pazienti affetti da cancro al colon. Tale effetto è associato alla riduzione dei processi infiammatori promossa da EPA e DHA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Silva JD,  Trindade EB,  Fabre ME,  Menegotto VM,  Gevaerd S,  Buss ZD,  Frode TS, “Fish Oil  Supplement Alters Markers of Inflammatory and Nutritional Status in Colorectal Cancer Patients”, Nutr Cancer.  2012 Feb 1. [Epub ahead of print]


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  • Omega-3 per guarire ferite all'intestino postintervento chirurgico

    Gli acidi grassi Omega-3 facilitano la guarigione e contrastano l'infiammazione delle ferite all'intestino dopo un intervento chirurgico. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sugli Annali Italiani di Chirurgia da un gruppo di ricercatori della Medical School della Yeditepe University di Istanbul (Turchia). Secondo i risultati ottenuti in questa ricerca l'effetto di questi nutrienti è ancora maggiore se vengono assunti in combinazione con l'acido ascorbico. Interventi pericolosi all'intestino Le anastomosi gastrointestinali, interventi chirurgici che prevedono l'unione di due tratti del tubo digerente, possono andare incontro alla riapertura spontanea delle ferite. Questo fenomeno, che può essere causato da diversi fattori locali e sistemici, rappresenta una complicazione postoperatoria molto seria che può addirittura portare al decesso del paziente. Perché l'intervento chirurgico abbia un esito positivo è importante prevenire o ridurre la carenza di ossigeno tipica della zona centrale delle ferite e dell'infiammazione che si può scatenare a livello dell'anastomosi. A questi obiettivi si aggiunge quello di aumentare il tessuto connettivo ricco di collagene nella ferita. Alcune ricerche hanno dimostrato che sia gli Omega-3 sia l'acido ascorbico giocano un ruolo nella guarigione dei tessuti danneggiati. Quest'ultimo è stato coinvolto nel processo di formazione delle fibre di collagene, cui conferisce la resistenza alla tensione necessaria per far sì che il tessuto cicatriziale possa stirarsi senza strapparsi. L'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 di origine alimentare, partecipano alla guarigione delle ferite influenzando i livelli di infiammazione del tessuto danneggiato. Per questi motivi i ricercatori della Yeditepe University hanno valutato l'efficacia di questi due tipi di molecole nel favorire la guarigione delle ferite associate alle anastomosi intestinali. Omega-3 contro l'infiammazione per guarire meglio Lo studio ha coinvolto 40 ratti, che sono stati suddivisi in 4 gruppi. Il primo è stato sottoposto ad anastomosi, ma non ha ricevuto nessun trattamento. Il secondo e il terzo gruppo sono stati sottoposti all'intervento chirurgico e hanno ricevuto acido ascorbico o Omega-3. Infine, un quarto gruppo di animali è stato operato e ha ricevuto sia acido ascorbico, sia Omega-3. Cinque giorni dopo l'intervento tutti gli animali sono stati sacrificati per analizzare i risultati dell'operazione. La guarigione è stata valutata misurando la pressione di scoppio, cioè la pressione necessaria per far cedere l'anastomosi, e i livelli di idrossiprolina, un aminoacido presente nel collagene. È emerso che la pressione di scoppio e le concentrazioni di idrossiprolina erano significativamente maggiori sia negli animali che avevano ricevuto acido ascorbico sia in quelli che avevano assunto Omega-3. Non solo, l'effetto positivo dell'assunzione combinata dei due tipi di nutrienti era maggiore rispetto a quello ottenuto utilizzando solo acido ascorbico o solo Omega-3. Combinazione vincente contro le ferite Assunti singolarmente o in combinazione, Omega-3 e acido ascorbico favoriscono la guarigione delle anastomosi praticate all'intestino. Secondo i ricercatori l'azione dei due tipi di molecole si sommerebbe, facilitando il processo di recupero delle ferite.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Ekçi B, Karabicak I, Atukeren P, Altinlio E, Tomaoglu K, Tasci I, “The effect of omega-3 fatty acid and ascorbic acid on healing of ischemic colon anastomoses”, Ann Ital Chir. 2011 Nov-Dec;82(6):475-9


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