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  • Omega-3 contro la depressione nel disturbo bipolare: benefici accertati

    Gli Omega-3 sono utili coadiuvanti nella terapia della depressione associata al disturbo bipolare. Lo rivela un'approfondita analisi statistica dei dati presenti nella letteratura scientifica condotta dagli esperti del dipartimento di psichiatria dell'Università di Melbourne (Australia), che hanno pubblicato i risultati ottenuti sul Journal of Clinical Psychiatry. Omega-3 per regolare l'umore Diversi studi hanno dimostrato l'efficacia degli acidi grassi Omega-3 nella prevenzione, nel controllo e nella cura di alcuni disturbi psichiatrici. Tra questi: comportamenti aggressivi associati allo stress depressione post partum semplici alterazioni dell'umore demenza schizofrenia depressione disturbo bipolare Gli studi condotti fino ad oggi hanno dimostrato l'esistenza di una stretta correlazione tra i disturbi depressivi e i bassi livelli di Omega-3: tanto più le riserve di questi nutrienti sono scarse, tanto più sono gravi i sintomi della depressione. Seguire un regime alimentare ricco di questi acidi grassi riduce la tendenza a sviluppare disturbi associati a questa patologia: tristezza, mancanza di energie, stati ansiosi, insonnia e tendenza al suicidio. Omega-3 contro il disturbo bipolare Il disturbo bipolare è una patologia in cui stati maniacali caratterizzati da euforia si alternano a fasi di depressione. Diverse ricerche hanno valutato l'utilità dell'uso degli Omega-3 in aggiunta alle terapie farmacologiche tradizionali. I risultati ottenuti hanno evidenziato che questi nutrienti portano alla stabilizzazione dei sintomi della malattia. Prima della pubblicazione dello studio dei ricercatori dell'Università di Melbourne, nessuna ricerca aveva valutato l'insieme dei dati fino ad oggi raccolti. Questa nuova analisi ha, invece, incluso tutti gli studi presenti nella letteratura scientifica di durata pari o superiore alle 4 settimane e condotti su più di 10 pazienti. In tutti questi studi gli Omega-3 sono stati utilizzati per trattare soggetti cui era stata diagnosticata una depressione o una fase maniacale associate al disturbo bipolare. Accurate analisi statistiche hanno permesso di dimostrare che gli Omega-3 hanno un effetto significativo sui sintomi della fase di depressione del disturbo bipolare. Non è emerso, invece, un ulteriore beneficio dell'aggiunta di questi acidi grassi alla terapia contro la fase maniacale. Omega-3 contro la depressione: efficacia dimostrata I risultati ottenuti dai ricercatori australiani confermano la validità di un approccio terapeutico basato sulla combinazione dei farmaci tradizionali con l'assunzione di acidi grassi Omega-3 per curare la depressione che caratterizza la sindrome bipolare. Gli stessi dati suggeriscono che l'uso di questi nutrienti non sia necessario per controllare le fasi maniacali del disturbo.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Sarris J, Mischoulon D, Schweitzer I, “Omega-3 for bipolar disorder: meta-analyses of use in mania and bipolar depression”, J Clin Psychiatry. 2011 Aug 9  


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Omega-3 in gestazione: le quantità di acidi grassi per il feto dipendono dai geni

    Le quantità di Omega-3 che in gestazione arrivano al feto dipendono sia dai geni della madre sia da quelli del bambino. Lo ha annunciato Eva Lattka, ricercatrice dell'Helmholtz Zentrum di Monaco (Germania), durante l'undicesima Conferenza Europea sulla Nutrizione di Madrid (Spagna). Secondo i risultati ottenuti da Lattka e colleghi, i geni coinvolti codificano le acido grasso desaturasi (fatty acid desaturase, FADS), enzimi che partecipano alla sintesi degli acidi grassi Omega-3 e Omega-6. Questi stessi geni determinerebbero in che modo tali nutrienti vengono processati durante la gestazione. Omega-3 dalla mamma al bambino Le varianti dei geni FADS che possono essere presenti in una cellula sono diverse. Studi precedenti hanno dimostrato che il tipo di gene portato dalla madre influenza la proporzione dei diversi acidi grassi presenti nel sangue della donna. In particolare, alcune varianti sono meno attive e la loro presenza modifica il contenuto di acidi grassi del sangue materno. Anche se durante la gestazione il feto preleva gli Omega-3 necessari per il suo sviluppo dalla placenta attraverso il cordone ombelicale, nessuna ricerca precedente ha svelato in che modo i geni FADS influenzano la presenza di queste molecole nel cordone ombelicale stesso. Non è stata del tutto chiarita neanche l'associazione tra la variante dei geni FADS e i livelli di DHA (acido docosaesaenoico), Omega-3 importante per lo sviluppo del sistema nervoso del bambino. Per questo motivo Lattka e il suo staff hanno deciso di analizzare la relazione tra i geni FADS e le quantità di acidi grassi presenti nel plasma del cordone ombelicale. La ricercatrice ha spiegato che quest'ultima è un indice del rifornimento di acidi grassi al feto durante la gestazione. Madre e figlio, il risultato dipende da entrambi Lo studio ha previsto di analizzare la presenza di 17 note varianti dei geni FADS in più di 4.000 donne incinte e nei loro figli. I livelli di acidi grassi presenti nelle future mamme sono stati determinati analizzando i loro globuli rossi dopo la ventesima settimana di gestazione. Infine è stata valutata l'associazione tra la presenza delle diverse varianti genetiche e le quantità di Omega-6 e Omega-3 presenti al momento della nascita nel cordone ombelicale di più di 2.000 bambini. L'analisi statistica, condotta da Colin Steer dell'Università di Bristol (Regno Unito), ha dimostrato che la quantità di DHA presente nei globuli rossi delle donne incinte dipende dalla variante dei geni FADS presente. Non solo, i dati ottenuti indicano che il tipo di geni presenti nella madre può influenzare il rifornimento di DHA al bambino durante la gestazione. Lattka ha precisato che questo effetto è indipendente dal tipo di alimentazione seguita dalla madre. Tuttavia, le analisi hanno svelato che le quantità di acidi grassi presenti nel cordone ombelicale dipendono sia dai geni materni sia da quelli del bambino. Infatti, mentre i geni presenti nella madre determinano il precursore degli acidi grassi che sarà trasferito al bambino, saranno quelli di quest'ultimo a consentire la produzione di un particolare acido grasso. I ricercatori hanno quindi concluso che i livelli di DHA dipendono sia dal metabolismo della madre sia da quello del feto.


    Articolo pubblicato in Donna in salute, Gravidanza ed è stato taggato con

  • Mangiare pesce in gravidanza aumenta il QI dei bambini

    Mangiare pesce durante la gravidanza può aumentare il quoziente intellettivo nei bambini. E' questo quanto emerge dai dati presentati durante l'undicesima conferenza europea sulla nutrizione di Madrid (Spagna) da Eva Lattka, ricercatrice dell'Helmholtz Zentrum di Monaco (Germania), centro di ricerca tedesco per la salute ambientale. Lattka ha spiegato che i dati raccolti suggeriscono una correlazione tra l'assunzione di acido docosaesaenoico (DHA), un acido grasso Omega-3 contenuto nel pesce, e gli effetti osservati sulle capacità mentali dei bambini. La ricercatrice ha precisato che l'aumento del quoziente di intelligenza è associato anche ad altri fattori, e che il DHA contenuto nel pesce non può essere considerato l'unico responsabile dell'effetto osservato. Omega-3 e cervello Lo studio presentato a Madrid si inserisce in un progetto più ampio finanziato dalla Commissione europea con lo scopo di svelare il ruolo giocato dall'alimentazione nel determinare le capacità mentali dei bambini. Lattka e colleghi hanno focalizzato l'attenzione sull'effetto di una dieta ricca di pesce, alimento che contiene livelli elevati di Omega-3, sullo sviluppo del cervello durante la gestazione. Questi acidi grassi sono importanti componenti delle membrane dei neuroni nonché indispensabili per un corretto sviluppo del sistema nervoso. Diversi studi hanno infatti dimostrato che gli Omega-3 introdotti con l'alimentazione sono necessari per la moltiplicazione e il funzionamento delle cellule nervose. Aiutano altresì a mantenere un adeguato livello dei neurotrasmettitori, molecole responsabili della trasmissione dell'impulso nervoso. Altre ricerche hanno permesso di associare agli Omega-3 un effetto benefico per i bambini che soffrono di disturbi comportamentali, sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD) e dislessia. Il legame tra gestazione, pesce e intelligenza Lo studio illustrato durante la conferenza ha voluto approfondire l'effetto di un elevato consumo di pesce durante la gestazione e il quoziente intellettivo dei bambini in età scolare. Gli autori della ricerca hanno analizzato i dati relativi a 2750 donne incinte, raccolti attraverso questionari, referti medici, analisi di campioni biologici e misurazioni. Lo stato di salute dei figli di queste donne è stato monitorato da prima della nascita. Dall'età di 8 anni i ricercatori si sono concentrati sulla valutazione dell'intelligenza verbale. I bambini le cui madri hanno consumato livelli più elevati di pesce durante la gravidanza hanno ottenuto risultati migliori nei test per la valutazione dell'intelligenza verbale, delle capacità motorie e di comportamenti prosociali, come l'aiuto verso qualcuno. Dato che il pesce è una delle principali fonti di Omega-3, e che durante lo sviluppo del feto il DHA si accumula nel cervello, gli autori hanno ipotizzato che questi risultati dipendessero proprio dall'assunzione di questo acido grasso. I dati raccolti sembrano indicare un'associazione tra i livelli di DHA nella madre durante la gravidanza e il quoziente d'intelligenza del bambino. Un'analisi più attenta ha però dimostrato che questa correlazione dipende anche da altri fattori: età della madre consumo di alcol e fumo durante la gestazione fattori familiari sesso. Benefici del pesce per i bambini: non solo DHA Lattka ha concluso che i benefici del pesce non sono associati solo alla presenza di DHA, ma che questo alimento potrebbe contenere altri nutrienti che influenzano il quoziente d'intelligenza dei bambini.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. http://www.nutrimenthe.eu/


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  • Omega-3 per la salute e il benessere dei bambini

    Gli acidi grassi Omega-3 sono importanti peer lo sviluppo, il benessere e la salute dei bambini. Sono infatti nutrienti essenziali necessari all'organismo sin dal concepimento. Le loro funzioni sono altresì indispensabili durante l'infanzia e l'adolescenza.     Nel corso delle diverse fasi di sviluppo del bambino, gli acidi grassi polinsaturi (fra cui gli Omega-3) svolgono essenzialmente 3 ruoli: sono importanti componenti delle membrane cellulari, innanzitutto a livello del sistema nervoso; partecipano alle reazioni che, all'interno delle cellule, consentono la produzione di energia; sono i precursori di altre degli eicosanoidi, molecole che regolano processi fisiologici come l'infiammazione e la coagulazione. Omega-3 per i bambini L'organismo è incapace di sintetizzare i principali acidi grassi polinsaturi: questo significa che i bambini debbono introdurre gli Omega-3 con l'alimentazione. Come negli adulti, anche in tenera età sono 3 le forme che possono essere assunte: acido alfa-linolenico acido eicosapentaenoico (EPA) acido docosaesaenoico (DHA) Il primo è contenuto in alcune alghe, legumi verdi, noci e semi di lino. Viene però convertito con una bassa efficienza (stimata intorno al 5-15%) in EPA e DHA, Omega-3 di origine animale derivati da acciughe, salmone, sardine e tonno. Una volta nel tratto gastrointestinale, EPA e DHA vengono facilmente assorbiti e sono disponibili per l'utilizzo. Omega-3 per la salute dei piccoli Nei bambini, gli Omega-3 EPA e DHA si sono dimostrati utili nel trattamento delle affezioni asmatiche. I dati presenti in letteratura indicano che gli Omega-3 sono efficaci nel ridurre l'incidenza dell'asma e nel controllare l'intensità delle crisi. Altri studi si sono concentrati sui benefici di questi acidi grassi per i disturbi psichiatrici e psicologici in età pediatrica. In particolare, gli Omega-3 migliorano i disturbi comportamentali dei bambini che soffrono di sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHAD), dislessia e disprassia, un disturbo della coordinazione e del movimento. Benché le ricerche che hanno evidenziato questi benefici degli Omega-3 per la salute dei bambini forniscano dati preliminari, si tratta di scoperte caratterizzate da un'interessante prospettiva terapeutica. Nuovi dati a supporto dell'importanza di questi acidi grassi in età pediatrica continuano ad emergere. Altri studi hanno infatti dimostrato che EPA e DHA sono utili nella promozione dello sviluppo delle capacità intellettive anche nei bambini che, in età scolare, non mostrino disturbi dell'apprendimento.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Calder PC, “Long-chain n-3 fatty acids and inflammation: potential application in surgical and trauma patients”, Braz J Med Biol Res. 2003 Apr;36(4):433-46 2. Holub B, “Alpha-Linolenic Acid (ALA, 18:3n-3) vs. Eicosapentaenoic (EPA, 20:5n-3) plus Docosahexaenoic Acid (DHA, 22:6n-3) as Dietary Omega-3 Fatty Acid  Sources for Human Health”, 2005 3. Oddy WH, de Klerk NH, Kendall GE, Mihrshahi S, Peat JK, “Ratio of omega-6 to omega-3 fatty acids and childhood asthma”, J Asthma. 2004;41(3):319-26 4. Richardson AJ, “Clinical trials of fatty acid treatment in ADHD, dyslexia, dyspraxia and the autistic spectrum”, Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2004 Apr;70(4):383-90 5. Zhang J, Hebert JR, Muldoon MF, “Dietary fat intake is associated with psychosocial and cognitive functioning of school-aged children in the United States”, J Nutr. 2005 Aug;135(8):1967-73


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  • Omega-3 da olio di pesce rallentano crescita cancro alla prostata

    Gli Omega-3 dell'olio di pesce rallentano la proliferazione delle cellule del cancro alla prostata nonché riducono i grassi introdotti con l'alimentazione. Lo dimostra uno studio pubblicato su Cancer Prevention Research, secondo il quale questo tipo di regime alimentare è migliore rispetto alla dieta tipica dei paesi occidentali. Gli autori dello studio, ricercatori presso il Jonsson Comprehensive Cancer Center dell'Università della California di Los Angeles (Stati Uniti), indicano questo fenomeno come importante, perché la velocità di divisione delle cellule tumorali può predire la progressione del cancro. In particolare, più lenta è la proliferazione di queste cellule, minore è la probabilità che il tumore si estenda al di fuori della prostata, situazione in cui la cura diventerebbe più difficile. Lo studio La ricerca ha coinvolto 48 uomini in attesa di essere sottoposti a prostatectomia radicale, un intervento chirurgico eseguito in caso di tumore alla prostata che prevede la rimozione di questa ghiandola e dei tessuti circostanti. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: al primo è stata assegnata una dieta povera di grassi supplementata con 5 grammi di olio di pesce al giorno, corrispondenti a una rapporto fra Omega-6 e Omega-3 di 2 a 1;  il secondo ha seguito una dieta tipica occidentale, con un rapporto tra i due tipi di acidi grassi pari a 15 a 1. Tutti gli uomini hanno seguito il regime alimentare assegnato per un periodo variabile tra le 4 e le 6 settimane precedenti l'operazione. I parametri che sono stati monitorati includono alcuni marcatori dello sviluppo e della progressione del cancro alla prostata, della crescita e della morte cellulare. Inoltre i ricercatori hanno tenuto sotto controllo il rapporto tra Omega-6 e Omega-3 nei pazienti. I risultati I dati raccolti indicano che anche se i livelli dei marcatori associati al cancro alla prostata rimangono inalterati, l'assunzione di olio di pesce riduce il rapporto tra Omega-6 e Omega-3 sia nelle cellule benigne sia in quelle maligne. Questo effetto è associato alla diminuzione e al rallentamento della proliferazione delle cellule. I ricercatori hanno altresì dimostrato che il sangue dei pazienti che hanno ricevuto l'olio di pesce è in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro alla prostata coltivate in laboratorio. Secondo gli autori della ricerca, questi risultati dimostrano che l'olio di pesce assunto con l'alimentazione raggiunge i tessuti della prostata e dimostrano che la modificazione della dieta può influenzare i meccanismi biologici del cancro alla prostata e il funzionamento delle sue cellule. L'azione degli Omega-3 sarebbe mediata dall'alterazione della composizione delle membrane delle cellule sane e di quelle neoplastiche. I ricercatori intendono estendere lo studio a un numero maggiore di pazienti, la cui salute sarà monitorata per un periodo di tempo più lungo.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Aronson WJ, Kobayashi N, Barnard RJ, Henning S, Huang M, Jardack PM, Liu B, Gray A, Wan J, Konijeti R, Freedland SJ, Castor B, Heber D, Elashoff D, Said J, Cohen P, Galet C, “Phase II Prospective Randomized Trial of a Low-Fat Diet with Fish Oil Supplementation in Men Undergoing Radical Prostatectomy”, Cancer Prev Res (Phila). 2011 Dec;4(12):2062-71. Epub 2011 Oct 25


    Articolo pubblicato in Tumori, Cancro alla prostata ed è stato taggato con

  • Mangiare pesce ricco di Omega-3 aiuta a ridurre il rischio di ictus

    Mangiare pesce ricco di Omega-3 circa 3 volte alla settimana è utile per ridurre il rischio di ictus del 6%. E' questa la conclusione a cui sono giunti Susanna Larsson e Nicola Orsini, ricercatori del National Institute of Environmental Medicine del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), in uno studio pubblicato sulla rivista Stroke. Analizzando i dati ottenuti nel corso di 15 diversi studi, i 2 scienziati hanno evidenziato l'esistenza di un effetto dose-risposta che lega il consumo di pesce e la probabilità di andare incontro ad un ictus. I benefici del pesce per la salute Mangiare pesce offre numerosi benefici per l'organismo: protezione dagli attacchi di cuore protezione contro il diabete di tipo 2 prevenzione dell'Alzheimer trattamento del cancro alla prostata Anni di ricerche hanno dimostrato che questi effetti sono in gran parte associati all'elevato contenuto di acidi grassi Omega-3 che caratterizza alcuni pesci d'acqua salata. Diversi studi hanno infatti evidenziato la capacità dell'acido eicosapentaenoico (EPA) e dell'acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 contenuti in questi alimenti, di ridurre la probabilità della formazione di grumi nelle arterie e di favorire il mantenimento di un corretto livello di grassi nel sangue. Gli Omega-3 contenuti nel pesce aiutano altresì a tenere sotto controllo la pressione sanguigna. Grazie alla loro analisi, i due ricercatori del Karolinska Institutet hanno concluso che un altro beneficio del consumo di pesce riguarda la prevenzione degli ictus. Ridurre l'ictus con l'alimentazione Lo studio svedese ha previsto la rielaborazione dei dati corrispondenti a 383.838 individui. Dopo aver risposto a domande riguardanti il consumo di pesce, ciascun partecipante è stato seguito per un periodo variabile tra i 4 e i 30 anni, durante i quali sono stati registrati i casi di ictus. L'analisi dei dati ha dimostrato che i forti consumatori di pesce, che lo mangiano tutti i giorni o almeno 2 volte alla settimana, hanno il 12% di possibilità in meno di essere colpiti da un ictus rispetto a chi lo mette nel piatto meno di una volta alla settimana. In particolare, basta mangiare pesce poche volte alla settimana per ridurre il rischio di ictus associato a un'interruzione del flusso sanguigno del 10%. Rimangono, invece, dei dubbi sulla correlazione tra consumo di pesce ed ictus di origine emorragica. Un pesce non vale l'altro I benefici riscontrati da Larsson e Orsini non sono però associati a tutti i tipi di pesce. Uno degli studi inclusi nell'analisi ha inoltre dimostrato che friggere la pietanza non ha nessun vantaggio in termini di diminuzione del rischio di ictus. Per quanto riguarda i pesci più ricchi in Omega-3, gli esperti consigliano di fare rifornimento di questi preziosi acidi grassi prediligendo acciughe, aringhe, sgombro, salmone, tonno e halibut. E per chi non mangia pesce? Per chi non è un amante del pesce o non lo mangia per scelta, l'alternativa migliore è l'assunzione di capsule a base di olio di pesce, un supplemento ricco di EPA e DHA. Lo stesso vale per le donne incinte che devono limitare il consumo di pesce (come il tonno) che potrebbe essere contaminato da mercurio, un metallo in grado di compromettere lo sviluppo del sistema nervoso del bambino. In questo caso l'assunzione di olio di pesce aiuterebbe anche a garantire l'apporto di Omega-3 necessario allo sviluppo del feto.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Larsson SC, Orsini N, “Fish consumption and the risk of stroke: a dose-response meta-analysis”, Stroke. 2011 Dec;42(12):3621-3. Epub 2011 Sep 8


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Ictus ed è stato taggato con

  • Pancreatite acuta: effetti antinfiammatori degli Omega-3 la contrastano

    Gli Omega-3 contenuti nel pesce grasso influenzano i meccanismi coinvolti nello sviluppo della pancreatite acuta. E' questa la conclusione di un gruppo di ricercatori del dipartimento di fisiologia dell'Università di Granada (Spagna), secondo il quale tali acidi grassi potrebbero prevenire o attenuare questa malattia. Parte dei risultati che hanno portato a questa scoperta sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the Nutrition Society. Dieta mediterranea e danni cellulari La pancreatite acuta è una malattia di origine infiammatoria e ossidativa. Lo scopo dei ricercatori spagnoli è stato capire se variazioni nel tipo di grassi introdotti con l'alimentazione potessero modificare la capacità delle cellule di rispondere al danno ossidativo e infiammatorio associato a questa malattia. María Belén López Millán, autrice dello studio, ha infatti sottolineato come i fenomeni infiammatori e ossidativi siano sempre di più alla base di malattie croniche. Gli scienziati si sono concentrati in particolare su alcuni ingredienti della dieta mediterranea: l'olio vergine di oliva e il pesce. Nel caso dell'olio di oliva i principi attivi di interesse erano l'acido oleico e l'idrossitirosolo, molecole dalla spiccata azione antiossidante. I componenti del pesce che hanno destato l'attenzione degli autori erano invece gli Omega-3, acidi grassi dalle riconosciute funzioni antinfiammatorie. Dai topi all'uomo Per verificare le loro ipotesi, i ricercatori hanno sviluppato un modello sperimentale in cui è stato valutato in che modo i cambiamenti della composizione delle membrane cellulari associati ai grassi ingeriti influenzano la risposta ai danni causati dall'infiammazione e dallo stress ossidativo. Gli esperimenti condotti sui topi hanno previsto di trattare gli animali con i nutrienti d'interesse e, in seguito a questo pretrattamento, di indurre il danno cellulare. È emerso che i composti antiossidanti e quelli antinfiammatori introdotti con l'alimentazione possono prevenire o attenuare la presenza di patologie associate ai processi infiammatori e ossidativi. L'acido oleico, l'idrossitirosolo e gli Omega-3 potrebbero per questo essere considerati degli “ingredienti funzionali” in grado di tenere sotto controllo la malattia. Conferme per la dieta mediterranea Secondo gli autori questo è il primo studio ad analizzare in che modo gli Omega-3 e gli antiossidanti influenzano i meccanismi cellulari che rispondono all'infiammazione locale del pancreas. Oltre a rafforzare l'importanza svolta dagli Omega-3 per mantenere l'organismo in uno stato di buona salute, i risultati ottenuti in questa ricerca confermano i benefici della dieta mediterranea, inclusa dall'UNESCO nella lista dei beni intangibili patrimonio dell'umanità.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       1.  C. Santana, M. B. López-Millán, M. A. Martínez-Burgos, M. Mañas, E. Martínez-Victoria and M. D. Yago (2010). Influence of membrane fatty acid composition on cell viability and lipid peroxidation in a cell model (AR42J) of cerulein-induced acute pancreatitis. Proceedings of the Nutrition Society, 69 , E313


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Omega-3 contro l'infiammazione ed è stato taggato con

  • Omega-3 e cancro al seno: il DHA aumenta di 8 mesi la sopravvivenza media

    Le pazienti affette da cancro al seno (con metastasi) che assumono Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico) durante la chemioterapia possono aumentare di 8 mesi la loro sopravvivenza media. Lo ha dimostrato uno studio clinico in seconda fase di sperimentazione, coordinato da Philippe Bougnoux dell'Institut National de la Santé Et de la Recherche Médicale (INSERM) U921 di Tours (Francia). In base ai risultati ottenuti, pubblicati sul British Journal of Cancer, gli autori dello studio hanno concluso che una dose giornaliera di DHA di 1,8 grammi non produce nessun effetto collaterale. Si tratterebbe di un nuovo passo avanti compiuto nella ricerca sul cancro nonché un ulteriore tassello che conferma i benefici degli Omega-3 su alcuni tipi di tumori. Omega-3 e sensibilità alla chemioterapia Lo sviluppo di metastasi rende il cancro al seno una malattia letale. Per questo motivo, i trattamenti antitumorali effettuati in questa fase sono mirati alla diminuzione dei sintomi e all'allontanamento del momento del decesso senza risultare ulteriormente tossici per la paziente. Il DHA, Omega-3 di origine alimentare, può essere utile a questo scopo. I ricercatori francesi spiegano infatti che l'arricchimento delle membrane delle cellule tumorali con questo acido grasso le rende più sensibili alla chemioterapia. Lo studio Bougnoux e il suo staff hanno coinvolto 25 pazienti affette da cancro al seno per testare l'effetto della somministrazione di DHA sull'efficacia della chemioterapia. Durante questo studio clinico, le donne sono state  trattate con antraciclina (un farmaco chemioterapico) ed hanno assunto 1,8 grammi al giorno di DHA. Le pazienti che hanno partecipato alla sperimentazione avevano una prognosi particolarmente negativa, legata nel 68% dei casi a metastasi al fegato e in altri tessuti. Il trattamento è durato dai 2 ai 6 mesi e ciascuna paziente è stata seguita per una media di 31 mesi. L'analisi dei dati raccolti in questo periodo ha dimostrato che l'assunzione di DHA aveva permesso di raggiungere una sopravvivenza media di 22 mesi. Per gli autori questo risultato è incoraggiante. Infatti, in assenza del trattamento con DHA la sopravvivenza media delle pazienti con metastasi al seno è stata di circa 14 mesi. Non solo: l'aggiunta dell'Omega-3 al trattamento con antraciclina non è risultato associato a nessun effetto collaterale. Un aiuto dagli Omega-3 Secondo gli autori dello studio, i risultati ottenuti hanno dimostrato per la prima volta che un intervento nutrizionale incentrato sul DHA è un approccio plausibile per aumentare la sopravvivenza delle pazienti con cancro al seno metastatico sottoposte a chemioterapia. L'efficacia di questo Omega-3 potrebbe basarsi sull'azione sensibilizzante proprio nei confronti della chemioterapia. L'utilità di questo approccio potrà essere confermata da sperimentazioni cliniche più avanzate.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Bougnoux P, Hajjaji N, Ferrasson MN, Giraudeau B, Couet C, Le Floch O, “Improving outcome of chemotherapy of metastatic breast cancer by docosahexaenoic acid: a phase II trial”, Br J Cancer. 2009 Dec 15;101(12):1978-85. Epub 2009 Nov 17


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  • Assumere Omega-3 in gravidanza aumenta del 37% il peso del cervello del feto

    L'assunzione di semi di lino durante la gestazione influenza l'incorporazione degli acidi grassi Omega-3 nel cervello del feto e contribuisce a uno sviluppo cerebrale migliore. E' questa la conclusione cui sono giunti i ricercatori dell'Universidade Federal Fluminense di Niterói (Brasile) grazie ad uno studio condotto sui ratti. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nutrición Hospitalaria, rivista ufficiale della Sociedad Española de Nutrición Enteral y Parenteral. Nutrizione materna e sviluppo del feto L'alimentazione ricevuta all'interno dell'utero può influenzare il rischio di sviluppare malattie croniche in età adulta. Gli acidi grassi Omega-3, presenti sia nel cervello sia nella retina, sono importanti per lo sviluppo del sistema nervoso. Contribuendo alla formazione delle membrane che circondano i neuroni, questi grassi partecipano alla crescita e allo sviluppo della vista, dell'apparato psicomotorio e di alcune funzioni nervose associate al comportamento. Fra gli Omega-3, l'acido docosaesaenoico (DHA) è un componente abbondante delle membrane che avvolgono i neuroni. Il suo inserimento in queste guaine si realizza durante la formazione del sistema nervoso nel feto, a cui giunge attraverso la placenta. Semi di lino come fonte di DHA durante la gestazione I ricercatori brasiliani hanno voluto testare l'effetto sullo sviluppo del cervello dell'assunzione di semi di lino, la principale fonte vegetale di Omega-3, durante la gestazione. Per farlo, hanno determinato il peso del cervello nonché l'incorporazione di Omega-3 nel cervello di ratti partoriti da madri alimentate con o senza semi di lino. Le 18 madri coinvolte nell'esperimento sono state divise in 3 gruppi: al primo è stata fornita una dieta contenente semi di lino e caseina; al secondo è stata data solo caseina. il terzo è stato alimentato con caseina, fibre e olio di soia. I ricercatori hanno valutato il peso del corpo e del cervello dei ratti immediatamente dopo la loro nascita. Nei diversi neonati non è emersa alcuna significativa differenza di peso corporeo. Di contro, la massa cerebrale dei ratti nati da madri alimentate con semi di lino era superiore del 39% e del 25% rispetto a quella dei figli le cui madri avevano ricevuto solo caseina o caseina con fibre e olio di soia. Al contempo, il peso relativo del cervello dei ratti che durante lo sviluppo intrauterino avevano ricevuto semi di lino era superiore del 37% rispetto agli animali che avevano ricevuto solo caseina, e del 31% rispetto a quelli che avevano ricevuto caseina, fibre e olio di soia. Non è stata, invece, riscontrata nessuna differenza tra i cervelli degli altri ratti. L'analisi della presenza di Omega-3 nel cervello dei neonati ha dimostrato che l'assunzione di semi di lino aumentava del 62% il loro livello totale rispetto all'alimentazione con caseina e del 52% rispetto alla dieta con caseina, fibre e olio di soia. L'incremento delle quantità del solo DHA era, invece, pari al 38% rispetto all'assunzione di caseina e del 32% rispetto all'assunzione di caseina, fibre e olio di soia. Risultati significativi In base ai dati raccolti gli autori della ricerca hanno concluso che l'aumento del peso del cervello è associato all'assunzione di semi di lino da parte della madre durante la gestazione. Influenzando la composizione del tessuto nervoso, gli Omega-3 contenuti in questi semi assicurano un buon sviluppo del cervello.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Lenzi Almeida KC, Teles Boaventura G, Guzmán Silva MA, “Influence of omega-3 fatty acids from the flaxseed (Linum usitatissimum) on the brain development of newborn rats”, Nutr Hosp. 2011 Oct;26(5):991-6


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  • Gli Omega-3 per proteggere e limitare la perdita di ossa

    L'acido eicosapentaenoico (EPA), Omega-3 di origine alimentare, può proteggere dalla perdita di ossa in assenza di gravità. La notizia arriva dai laboratori della NASA di Houston (Stati Uniti), dove Sara Zwart e il suo staff hanno dimostrato l'associazione tra il consumo di pesce ricco di Omega-3 durante le missioni spaziali e gli effetti della permanenza al di fuori dell'atmosfera terrestre, dannosi per l'organismo umano. Secondo gli autori della scoperta, pubblicata sulle pagine del Journal of Bone and Mineral Research, l'EPA può svolgere la stessa funzione protettiva anche sulle ossa degli individui costretti a trascorrere molto tempo a letto. Assenza di gravità, un nemico per la salute Dopo una missione spaziale gli astronauti devono fare i conti con la propria salute. Infatti, i periodi di permanenza nello spazio causano una perdita di tessuto osseo. In questo processo è coinvolta una molecola nota come NF-kappaB. Questa proteina regola diversi processi, come il riassorbimento dell'osso, la perdita muscolare e le funzioni immunitarie. Misurando l'espressione del gene codificante per NF-kappaB, Zwart e colleghi hanno dimostrato che anche dopo missioni di breve durata i suoi livelli aumentano quasi del 500%. A questo dato, ottenuto studiando 7 uomini e 3 donne che hanno trascorso dai 12 ai 16 giorni a bordo di uno Shuttle, gli autori hanno aggiunto quelli ricavati da ricerche condotte su astronauti che hanno partecipato a missioni più lunghe o che hanno soggiornato sulla stazione spaziale russa Mir. Questi astronauti hanno compilato questionari riguardo alla loro alimentazione e sono stati sottoposti all'analisi delle ossa. I ricercatori hanno così scoperto che il consumo di maggiori quantità di pesce è associato a una minore perdita ossea in assenza di gravità. Non solo: gli autori hanno sottolineato che risultati simili sono stati ottenuti anche su persone costrette a lunghi periodi nel letto. Una conferma dalle cellule La scoperta effettuata da Zwart e colleghi è supportata anche da esperimenti condotti sulle cellule. I ricercatori hanno, infatti, spiegato che la somministrazione di EPA riduce l'attivazione di NF-kappaB a livello cellulare. In base a tutti questi risultati gli autori sono arrivati ad ipotizzare che l'inibizione dell'attivazione di NF-kappaB attraverso gli Omega-3 potrebbe avere effetti benefici per le ossa, gli altri organi e gli altri processi regolati da NF-kappaB e compromessi dai voli spaziali, in particolare i muscoli e il sistema immunitario. Non solo, la ricerca si è già spinta oltre studiando il ruolo di questi acidi grassi nella prevenzione delle forme di cancro associate alle radiazioni cui sono esposti gli astronauti. I primi risultati ottenuti sono incoraggianti. Cambiare menu per diminuire i rischi Secondo gli autori i dati raccolti nel corso di queste ricerche avranno un impatto significativo sia sulle future missioni spaziali, sia sulla salute dell'intera popolazione. Per beneficiare dei vantaggi offerti dagli Omega-3 potrebbe essere sufficiente un semplice cambio di menu e aumentare il consumo di pesce.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Zwart SR, Pierson D, Mehta S, Gonda S, Smith SM, “Capacity of omega-3 fatty acids or eicosapentaenoic acid to counteract weightlessness-induced bone loss by inhibiting NF-kappaB activation: from cells to bed rest to astronauts”, J Bone Miner Res. 2010 May;25(5):1049-57


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