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  • Omega-3 nella terapia del lupus eritematoso: prevenzione dei sintomi neuropsichiatrici

    Gli Omega-3 contrastano l'infiammazione dei tessuti nervosi e i disturbi cerebrali associati al lupus eritematoso. E' questa la conclusione cui è giunto un gruppo di ricercatori della Medical School della City University di New York (Stati Uniti) in uno studio pubblicato sulla rivista Preventive Medicine. Secondo gli scienziati questa scoperta dimostra che l'aumento dell'assunzione di questi acidi grassi potrebbe essere una valida opzione terapeutica per prevenire i sintomi neuropsichiatrici associati alle malattie di origine autoimmune. Gli Omega-3 nella terapia del lupus eritematoso Il lupus eritematoso è causato da una reazione anomala del sistema immunitario, che si trova ad aggredire le cellule del suo stesso organismo. I sintomi del lupus eritematoso sono vari: febbre affaticamento comparsa di macchie sulla pelle dolore o gonfiore alle giunture problemi renali e cardiovascolari Molti di questi disturbi sono contrastati dall'assunzione di Omega-3, nutrienti in grado di migliorare significativamente la salute e la qualità della vita di chi soffre di questa malattia. L'olio di pesce, supplemento alimentare ricco di questi acidi grassi, riduce lo stress ossidativo associato ai disturbi cardiaci e migliora le funzioni dei vasi sanguigni e il flusso del sangue dei pazienti affetti da lupus. Inoltre l'acido eicosapentaenoico (EPA), uno degli Omega-3 presenti nell'olio di pesce, è in grado di diminuire il senso di affaticamento tipico di questa patologia. Nuovi dati a favore dell'uso degli Omega-3 La ricerca statunitense ha approfondito lo studio dell'efficacia degli Omega-3 nel trattamento del lupus eritematoso, estendendo le analisi anche a un'altra malattia autoimmune, la sindrome di Sjögren. Gli scienziati hanno utilizzato come modello sperimentale dei topi transgenici che sviluppano i sintomi tipici di queste patologie: neuroinfiammazione, ansia e difetti nella produzione di neuroni e di alcuni meccanismi di trasmissione dell'impulso nervoso nell'ippocampo. Gli animali sono stati alimentati per 12 settimane con una dieta standard o con cibo arricchito con Omega-3. Al termine del trattamento i ricercatori hanno valutato i livelli di infiammazione nell'ippocampo, la proliferazione delle cellule progenitrici dei neuroni e i meccanismi di trasmissione dell'impulso nervoso. Ne è emerso che la somministrazione di Omega-3 riduce significativamente i fenomeni associati all'infiammazione. Non solo, nei topi che hanno assunto questi nutrienti è stato anche rilevato un aumento della concentrazione di cellule nervose di nuova formazione nell'ippocampo. Infine, i ricercatori hanno dimostrato che in questi animali anche i meccanismi di trasmissione dell'impulso nervoso sono attivati normalmente. Conferme per gli Omega-3 e speranze per chi soffre di lupus In base a questi risultati gli autori della ricerca hanno concluso che gli acidi grassi Omega-3 prevengono l'infiammazione del sistema nervoso e i difetti del funzionamento dell'ippocampo in topi che presentano gli stessi sintomi dei pazienti affetti da lupus eritematoso o da sindrome di Sjögren. Questi dati, confermando l'importanza di questi acidi grassi nella regolazione dell'attività dell'ippocampo e della risposta infiammatoria, indicano una possibile nuova strada nella prevenzione dei sintomi neuropsichiatrici delle malattie autoimmuni.


    Articolo pubblicato in Sistema immunitario, Lupus Eritematoso Sistemico ed è stato taggato con

  • Trapianti di fegato: ecco come gli Omega-3 proteggono dall'infiammazione

    Svelati i meccanismi molecolari attivati dagli Omega-3 per proteggere il fegato dall'infiammazione causata dagli interventi chirurgici, trapianti inclusi. A scoprirli è stato un gruppo di ricercatori dell'Università del Cile di Santiago in uno studio pubblicato dalla rivista PloS One. La scoperta apre nuove prospettive nella prevenzione dei danni da ischemia-riperfusione, fenomeni spesso associati ad alcune operazioni. Il ruolo protettivo degli Omega-3 nei trapianti di fegato L'ischemia è una situazione in cui il flusso di sangue verso un organo diminuisce o, addirittura, si annulla. Questo fenomeno, associato a eventi come l'infarto o alcuni interventi chirurgici, provoca una carenza di ossigeno dannosa per i tessuti. D'altra parte anche la riperfusione, cioè il ripristino della circolazione sanguigna, può danneggiare gli organi, soprattutto a causa della forte infiammazione scatenata dall'attivazione del sistema immunitario. In particolare, i danni da ischemia-riperfusione mettono in serio pericolo la salute dei tessuti dopo alcuni interventi chirurgici in cui si verificano questi due fenomeni. Un caso molto studiato è quello dei trapianti di fegato, in cui è stato dimostrato che questo tipo di danno può essere limitato attraverso opportuni trattamenti dell'organo da trapiantare. Alcuni esperimenti hanno, ad esempio, dimostrato che nei ratti l'assunzione degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) protegge il fegato del donatore dal danneggiamento. L'efficacia di questi acidi grassi si basa sulla riduzione dell'attivazione di NF-kB, una proteina associata all'infiammazione e che viene attivata da questo tipo di danno. Nuovi dettagli sui meccanismi d'azione I ricercatori sudamericani hanno scoperto ulteriori particolari di questo processo analizzando l'attività di NF-kB e di altre molecole ad essa correlate in ratti ai quali, prima di indurre un danno da ischemia-riperfusione al fegato, è stato somministrato per 7 giorni un supplemento a base di olio di pesce. Dopo questa prima settimana il danno epatico è stato indotto con 1 ora di ischemia seguita da 20 ore di riperfusione. Per quanto riguarda lo stato di salute generale del fegato, l'assunzione di Omega-3 è stata associata a una normalizzazione dei livelli di transaminasi e della morfologia del fegato, parametri alterati in caso di danni epatici. Le analisi molecolari hanno, inoltre, svelato che oltre a ridurre l'attivazione di NF-kB questi acidi grassi promuovono l'associazione tra NF-kB e una molecola dall'azione antinfiammatoria, PPAR-α. Allo stesso tempo, i ricercatori hanno rilevato che il trattamento con Omega-3 aumenta la stabilità di IκB-α, molecola che contrasta l'attivazione di NF-kB. Il risultato di questi fenomeni è un aumento dell'espressione dei geni regolati da  PPAR-α e una normalizzazione dei livelli di  IL-lβ e TNF-α, due molecole pro-infiammatorie la cui produzione è controllata da NF-kB. Omega-3, un'efficacia senza più segreti Nell'insieme questi dati indicano che PPAR-α e NF-κB competono per il controllo della produzione di mediatori dell'infiammazione. Gli acidi grassi Omega-3, quindi, proteggerebbero il fegato dal danno da ischemia-riperfusione promuovendo la formazione dei complessi tra PPAR-α e NF-κB e aumentando la stabilità di IκB-α.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Zúñiga J, Cancino M, Medina F, Varela P, Vargas R, Tapia G, Videla LA, Fernández V, “N-3 PUFA supplementation triggers PPAR-α activation and PPAR-α/NF-κB interaction: anti-inflammatory implications in liver ischemia-reperfusion injury”, PLoS One. 2011;6(12):e28502. Epub 2011 Dec 8


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Operazioni chirurgiche ed è stato taggato con

  • Bambini nati sottopeso: Omega-3 proteggono cuore e arterie

    Scoperti i benefici degli Omega-3 per la salute del cuore e delle arterie dei bambini nati sottopeso. Secondo uno studio del Boden Institute of Obesity, Nutrition, Exercise and Eating Disorders di Camperdown (Australia), pubblicato sulla rivista Pediatrics, l'assunzione di questi acidi grassi nei primi 5 anni di vita può, infatti, prevenire l'ispessimento dei vasi tipico di chi nasce troppo piccolo. Gli autori della ricerca, guidati da Michael Skilton, hanno concluso che i bambini nati sottopeso possono trarre beneficio da una supplementazione quotidiana di Omega-3, che li protegge dal rischio di essere vittima di un attacco di cuore o di un ictus da adulti. Bambini nati sottopeso: problemi di salute precoci? I bambini che nascono sottopeso hanno maggiori probabilità di dover avere a che fare con problemi di salute già da neonati. Oltre ai disturbi che possono manifestarsi sin dalle prime settimane di vita, ci sono anche fenomeni che possono compromettere la salute dei bimbi troppo piccoli quando saranno adulti. E' questo il caso dell'ispessimento delle pareti delle arterie, un processo che, in questi soggetti, inizia già durante l'infanzia e che aumenta il rischio di sviluppare malattie a cuore e vasi sanguigni. Infatti l'aumento dello spessore della parete dei vasi è un indice di aterosclerosi, ossia della presenza di accumuli di materiale che possono ostacolare il passaggio del sangue e causare, così, ictus, infarti e altre gravi problematiche all'apparato cardiocircolatorio. Attualmente non è nota nessuna strategia in grado di prevenire questo fenomeno in chi nasce sottopeso. Skilton e colleghi hanno, però, scoperto che una speranza potrebbe essere riposta negli acidi grassi Omega-3, nutrienti già noti per i benefici esercitati sull'apparato cardiovascolare degli individui adulti. Gli Omega-3 proteggono il cuore dei bambini Per giungere a questa conclusione gli scienziati hanno condotto uno studio su 616 bambini nati a Sydney, in cui lo stato di salute delle arterie è stato monitorato fino ai 5 anni di vita. Metà dei piccoli coinvolti nella ricerca hanno assunto fino a questa età 500 mg al giorno di olio di pesce, un supplemento ricco di questi nutrienti. Agli altri bambini è stata, invece, somministrata un'uguale quantità di un supplemento a base di olio di girasole. Quando tutti i piccoli partecipanti hanno compiuto 8 anni i medici hanno analizzato lo spessore delle pareti delle loro arterie. E' stato, così, scoperto che, fra tutti i bambini, in quelli nati sottopeso che avevano ricevuto come supplemento l'olio di girasole le pareti dei vasi erano più spesse. Al contrario, i piccoli con un peso alla nascita ridotto, ma cui era stato somministrato olio di pesce ricco di Omega-3, non mostravano nessun segno di ispessimento delle pareti arteriose. In particolare, secondo i dati raccolti dagli scienziati australiani, nei bambini nati sottopeso che non assumono Omega-3 le pareti delle arterie sono 0,041 millimetri più spesse per ogni kg di peso alla nascita. Continue conferme per cuore e bambini più sani I risultati ottenuti da Skilton e colleghi aggiungono nuovi dettagli ai benefici degli Omega-3 per il sistema cardiovascolare. Questa scoperta conferma, inoltre, che questi acidi grassi sono nutrienti preziosi non solo per gli adulti, ma anche durante l'infanzia.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Skilton  MR,  Ayer JG,  Harmer JA,  Webb K,  Leeder SR,  Marks GB,  Celermajer DS, “Impaired Fetal Growth and Arterial Wall Thickening: A Randomized Trial of  Omega-3  Supplementation”, Pediatrics.  2012 Feb 20. [Epub ahead of print]


    Articolo pubblicato in Neonati e bambini, Sistema cardiovascolare, Arterie e vasi sanguigni, Età neonatale ed è stato taggato con

  • I benefici degli Omega-3: EPA e DHA alleati della salute a tutto tondo

    L'efficacia degli Omega-3 nella prevenzione dei disturbi cardiovascolari e nel miglioramento dello stato di salute generale di chi li assume è stata dimostrata da diversi studi. E i casi in cui i dubbi riguardo l'utilità dell'assunzione degli Omega-3 sono ormai dissipati includono anche lo sviluppo del cervello e degli occhi e il mantenimento delle capacità cognitive durante l'invecchiamento. Tuttavia, altre numerose ricerche hanno evidenziato che i benefici dell'acido eicospaentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) – gli Omega-3 che possono essere introdotti con l'alimentazione – potrebbero riguardare anche altri aspetti della salute. In particolare, emergono sempre più dati a supporto dell'ipotesi di una funzione degli Omega-3 nel trattamento e nella prevenzione del cancro, nella salute dei neonati e nel benessere delle strutture nervose e muscolari. Le malattie contrastate dagli Omega-3 Grazie alla loro capacità di regolare un vasto panorama di processi cellulari, gli Omega-3 hanno dimostrato di poter essere utili nel trattamento di malattie molto differenti fra di loro. Oltre che nel caso delle malattie cardiache, l'acido alfa-linolenico (ALA), l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA) sembrerebbero essere utili nel proteggere l'organismo dal cancro, dall'artrite reumatoide e dalla sclerosi multipla, dal lupus eritematoso, dall'alcolismo, da alcune patologie della vista, del rene e dell'apparato respiratorio – inclusa l'asma -, dalla malaria, da dermatiti e psoriasi, dalla fibrosi cistica, dalle emicranie e da problematiche che interessano il sistema nervoso (dalla depressione alla schizofrenia). Inoltre, queste molecole sarebbero utili per lo sviluppo del cervello. Omega-3 per la prevenzione e la cura del cancro Diversi studi, condotti sia su animali da laboratorio, sia su popolazioni umane, hanno sottolineato le potenzialità degli Omega-3 nella prevenzione e nella cura del cancro. Una ricerca ha dimostrato che nella popolazione giapponese, legata a un'alimentazione che comprende cibi ricchi di Omega-3 come il pesce, l'incidenza del cancro alla mammella è aumentata in seguito al passaggio a una dieta e a uno stile di vita più simili a quelli occidentali. Dopo questa scoperta, diversi studi hanno dimostrato che il consumo di Omega-3 è associata a una diminuzione del rischio di cancro al seno, alla prostata, al colon e ai reni. Al momento le ricerche si stanno concentrando su una maggiore comprensione dei meccanismi alla base di questo fenomeno. In particolare, gli esperti stanno cercando di capire se i benefici siano direttamente associati all'assunzione di EPA e DHA o alle molecole in cui l'organismo converte questi Omega-3. Ma nel caso dei tumori i benefici degli Omega-3 non si fermerebbero qui. Infatti i dati raccolti nel corso degli anni suggeriscono che il DHA abbia un effetto antiproliferativo nei confronti delle cellule tumorali. Non solo, questa molecola sembrerebbe agire anche in sinergia con i farmaci chemioterapici. Inoltre alcuni studi lasciano ipotizzare che in alcuni casi gli Omega-3 aumenterebbero l'efficacia delle cure favorendo la morte delle cellule tumorali e prolungando l'aspettativa di vita dei pazienti. Infine, il DHA sembrerebbe contrastare gli effetti collaterali delle terapie contro il cancro, come quelli a livello dei costituenti del sangue e la malnutrizione. Secondo gli esperti questa proprietà potrebbe consentire di intensificare o prolungare, in caso di necessità, le cure. Tumori al cervello: un caso particolare Uno studio particolarmente interessante, pubblicato dalla rivista Experimental Cell Research, ha dimostrato che il DHA, oltre ad essere tossico per le cellule di cancro al cervello, è in grado di proteggere il tessuto nervoso sano. In questo caso l'azione del DHA sarebbe mediata dalla sua conversione nell'organismo in molecole note come neuroprotettine. Queste ultime, spiegano i ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), autori dello studio, potrebbero essere particolarmente utili nel caso del neuroblastoma e del medulloblastoma, due forme di cancro pediatrico con esito spesso negativo. La salute del sistema nervoso Ma i benefici del DHA per il cervello vanno oltre a ciò che riguarda strettamente il cancro. Analisi recenti suggeriscono, infatti, che questo Omega-3 protegge i tessuti cerebrali dai danni di origine traumatica, come quelli cui sono esposti, ad esempio, alcuni sportivi. In questo caso il DHA agirebbe riducendo l'infiammazione dei tessuti nervosi e aumenterebbe l'attività di molecole che contrastano la morte cellulare. Un esempio arriva dalle pagine di Neurosurgery, che ha pubblicato uno studio della West Virginia School of Medicine (Morgantown, Usa) in cui questo effetto protettivo è stato dimostrato inducendo delle lesioni cerebrali in ratti di laboratorio. Gli autori della ricerca hanno, infatti, dimostrato che la supplementazione con DHA riduce la produzione del precursore della proteina amiloide – APP, molecola associata al morbo di Alzheimer – in seguito a traumi cranici. Non solo, anche i livelli di due marcatori dell'infiammazione nervosa e della morte cellulare – CD-68 e caspasi 3 – vengono ridotti. Omega-3 per i muscoli Un'altra emergente potenzialità degli Omega-3 è la stimolazione della produzione di proteine muscolari nei soggetti più anziani. Infatti uno studio della Washington University School of Medicine (St Louis, Usa) ha dimostrato che è sufficiente assumere 4 grammi al giorno di Omega-3 per 8 settimane perché un miglior apporto di amminoacidi e di insulina si traduca in un aumento del tasso di sintesi delle proteine muscolari. Secondo gli esperti questo effetto potrebbe ridurre il rischio di una perdita di massa muscolare di tipo degenerativo. Dalla mamma al bambino, i benefici “ereditari” degli Omega-3 Infine, l'assunzione di Omega-3 durante la gravidanza può avere ripercussioni positive sulla salute del bebè. Ad esempio uno studio di cui ha recentemente dato notizia la rivista Pediatrics ha dimostrato che i figli di donne che, durante la gravidanza, assumono 400 mg di un integratore a base di DHA sconfiggono più velocemente le sindromi da raffreddamento4. La ricerca, condotta dagli esperti del Nutrition and Health Sciences Program, ha previsto di monitorare lo stato di salute dei piccoli a 1, 3 e 6 mesi di età. Alle madri è stato chiesto se se nelle due settimane precedenti il bambino avesse sofferto di congestioni, produzione di catarro, vomito e sfoghi cutanei ed, eventualmente, quanto fossero durati questi sintomi. Nonostante tutti i bambini abbiano sofferto dello stesso numero di disturbi, le mamme che avevano assunto DHA hanno osservato una riduzione dei sintomi nei loro bambini. In particolare, nei bambini le cui madri avevano assunto DHA hanno la durata di tosse, produzione di catarro e affanno respiratorio all'età di 1 mese è risultata inferiore, rispettivamente, del 26, del 15 e del 30%. Viceversa, gli sfoghi cutanei duravano il 22% in più. Un gruppo di molecole attive Tutti questi risultati capovolgono completamente la visione tradizionale degli acidi grassi, originalmente considerati una semplice fonte di energia per l'organismo. Infatti la realtà è ben diversa e queste molecole sono fattori estremamente attivi dal punto di vista biologico. Tra le loro funzioni ci sono la regolazione della produzione delle proteine, nel passaggio delle informazioni all'interno della cellula e nella costituzione delle membrane delle cellule, di cui regolano la fluidità, la permeabilità e la dinamica.


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  • Omega-3 in gestazione riducono rischio eczema e allergie a uovo nei bambini

    Assumere Omega-3 durante la gestazione riduce il rischio che i bambini possano sviluppare un eczema o allergie all'uovo, rispettivamente, del 38 e del 50%. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori guidato da Maria Makrides del Women’s and Children’s Health Research Institute di Adelaide (Australia). I risultati delle loro ricerche - che, ad oggi, costituiscono il più ampio studio clinico mai condotto sugli effetti dell'assunzione di Omega-3 durante la gravidanza - sono stati pubblicati dal British Medical Journal. Un aiuto per la mamma e per il bambino Gli acidi grassi Omega-3 sono importanti fin dalla gestazione, periodo durante il quale svolgono funzioni importanti sia per la salute della madre, sia per quella del nascituro. Questi nutrienti aiutano, infatti, a mantenere i valori di pressione sanguigna entro la norma, riducendo il rischio di complicazioni per mamme e bambini. Inoltre la loro azione promuove il corretto flusso di sangue alla placenta, facilitando gli scambi di ossigeno e di nutrienti e riduce il rischio di aborto, parto prematuro e depressione post partum. Per quanto riguarda più nello specifico i bambini, un corretto apporto di Omega-3 durante la gestazione consente lo sviluppo adeguato delle strutture nervose e riduce l'incidenza di alcune patologie- ad esempio l'asma - dopo la nascita. E se la prevenzione inizia nel "pancione", diversi studi hanno dimostrato che questi acidi grassi sono utili anche durante l'infanzia. Infatti in questa fase della vita gli Omega-3 si sono dimostrati efficaci, ad esempio, nel ridurre l'infiammazione e i sintomi della dermatite atopica e nel migliorare le funzioni intellettive dei bambini affetti da disturbi cognitivi. Eczema atopico e allergia all'uovo: gli Omega-3 ne riducono l'incidenza Lo studio australiano ha aggiunto un nuovo dettaglio al quadro dei benefici associati all'assunzione degli Omega-3 durante la gestazione. L'analisi condotta da Makrides e colleghi si è basata su dati relativi a più di 700 donne raccolti nel corso del DOMInO (DHA to Optimise Mother and Infant Outcome) trial. Durante questo studio è stato chiesto a donne in stato di gravidanza di assumere, a partire dalla ventunesima settimana di gestazione, 3 capsule al giorno di olio di pesce - corrispondenti a una dose quotidiana di 900 mg di Omega-3 - o un olio vegetale privo di questi nutrienti. I ricercatori hanno, poi, valutato l'incidenza di allergie – in particolare, di eczema e allergie alimentari – nei bambini nati da queste gravidanze al compimento del primo anno di vita. Ne è emerso che l'assunzione di Omega-3 da parte delle future mamme riduce la percentuale di bambini che all'età di 1 anno soffrono di eczema atopico o di allergie all'uovo, rispettivamente, del 38 e del 50%. Omega-3, nuova arma contro le allergie Secondo Makrides questo studio clinico dimostra che le donne che soffrono di allergie potrebbero ridurre la probabilità che i loro bambini sviluppino un eczema atopico o una dermatite atopica nel primo anno di vita assumendo circa 1 grammo di olio di pesce durante la seconda metà della gestazione. Più in generale, i risultati ottenuti dagli scienziati australiani confermano l'importanza degli Omega-3 per un corretto sviluppo del sistema immunitario.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Palmer DJ, Sullivan T, Gold MS, Prescott SL, Heddle R, Gibson RA, Makrides M, “Effect of n-3 long chain polyunsaturated fatty acid supplementation in pregnancy on infants' allergies in first year of life: randomised controlled trial”, BMJ. 2012 Jan 30;344:e184


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  • Menopausa e Omega-3: 2 grammi al giorno riducono depressione e vampate di calore

    Confermati i benefici degli Omega-3 per le donne in menopausa: secondo una ricerca dell'Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti) basta assumere per 8 settimane 2 grammi al giorno di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) per ridurre sia la depressione, sia le vampate di calore. La scoperta, pubblicata sulla rivista Menopause, si aggiunge alle prove dell'efficacia di questi nutrienti nel controllo dei sintomi associati al passaggio a questa fase della vita della donna ottenute in studi precedenti. Gli Omega-3 e la menopausa La diminuzione dei livelli ormonali che caratterizza il passaggio dal periodo di vita fertile alla scomparsa del ciclo mestruale causa una serie di disturbi che possono minacciare il benessere quotidiano della donna. Questi sintomi, che possono comparire prima della vera e propria menopausa e proseguire nella cosiddetta post-menopausa, includono le vampate di calore e i disturbi dell'umore. Questi ultimi, variabili dall'affaticamento ai problemi del sonno, possono essere talmente gravi da sfociare in vere forme di depressione. La percentuale di donne che manifestano i sintomi di questa malattia si attesta, infatti, tra il 10 e il 40%. Gli acidi grassi Omega-3 si sono dimostrati dei preziosi alleati del benessere della donna in questa delicata fase di passaggio. Lo studio dei ricercatori di Harvard ha voluto approfondire l'efficacia di questi nutrienti nel controllo della depressione associata alla transizione verso la post-menopausa, confermando, allo stesso tempo, l'azione svolta contro le vampate di calore. Lo studio Gli scienziati hanno somministrato alle 20 donne che hanno partecipato allo studio delle capsule di Omega-3, per un totale di 2 grammi di EPA e DHA al giorno. L'assunzione è proseguita per 8 settimane, durante le quali la comparsa delle vampate di calore è stata monitorata facendo compilare alle partecipanti un diario quotidiano e attraverso una scala specifica di valutazione del sintomo. Un'altra scala di valutazione specifica ha, invece, permesso di valutare i livelli di depressione. I ricercatori hanno anche raccolto campioni di plasma prima e dopo il trattamento, in modo da poter valutare i cambiamenti nelle concentrazioni degli Omega-3 in ciascuna partecipante. La conferma dell'efficacia I dati raccolti hanno dimostrato che mentre prima del trattamento il punteggio medio sulla scala di valutazione della depressione era pari a 24,2, dopo l'assunzione di Omega-3 tale valore è sceso a 10,7. Il trattamento è risultato efficace nel 70% delle pazienti e nel 45% dei casi i sintomi della depressione sono scomparsi. La misurazione dei livelli plasmatici di Omega-3 ha svelato che nelle donne che hanno risposto positivamente alla somministrazione i livelli di DHA prima dell'inizio dell'assunzione erano inferiori rispetto a quelli riscontrati nelle partecipanti che non hanno risposto al trattamento. Inoltre fra le donne che soffrivano di vampate di calore è stata registrata una significativa riduzione del numero di vampate quotidiane e del punteggio riportato nella scala specifica per la valutazione del disturbo. Un aiuto senza effetti collaterali I risultati ottenuti nel corso di questa ricerca si pongono a supporto dell'efficacia degli omega-3 nel controllo della depressione e delle vampate di calore associate alla menopausa. Il tutto, sottolineano i ricercatori, senza che l'assunzione di questi nutrienti causi significativi effetti collaterali.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         1. Freeman MP, Hibbeln JR, Silver M, Hirschberg AM, Wang B, Yule AM, Petrillo LF, Pascuillo E, Economou NI, Joffe H, Cohen LS, “Omega-3 fatty acids for major depressive disorder associated with the menopausal transition: a preliminary open trial”, Menopause. 2011 Mar;18(3):279-84


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  • L'Omega-3 DHA promuove la fertilità maschile

    La diminuzione della fertilità maschile causata da anomalie nello sperma potrebbe essere curata assumendo l'acido grasso Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico). A suggerirlo è uno studio dell'Università dell'Illinois di Urbana (Stati Uniti), pubblicato dal Journal of Lipid Research. Secondo la ricerca, infatti, topi ingegnerizzati in modo da non possedere l'enzima che permette di convertire in DHA le fonti alimentari di Omega-3 producono meno sperma. Non solo, nel liquido seminale di questi animali è stata riscontrata una percentuale di anomalie superiore rispetto alla norma. Ma la situazione non è definitiva: per prevenire questi difetti dello sperma è sufficiente alimentare con DHA questi topi ingegnerizzati. Topi sterili I topi utilizzati dal gruppo di ricercatori guidato da Manabu Nakamura sono stati privati del gene codificante per un enzima, la delta-6-desaturasi. Questo enzima è necessario per convertire la fonte principale di Omega-3 ottenibile dalle piante – l'acido alfa linolenico – in DHA. Nakamura ha spiegato che senza il DHA prodotto a partire dall'acido alfa linolenico introdotto con l'alimentazione i topi maschi sono, fondamentalmente, sterili. Infatti il poco sperma che riescono a produrre ha una forma anomala che non gli permette di svolgere la sua funzione. Tuttavia, spiegano i ricercatori, il DHA non è l'unica molecola che viene a mancare in assenza di questo enzima. Anche altri acidi grassi – in particolare, l'acido arachidonico e l'acido n6-docosapentaenoico – sono assenti in questi topi. Per capire a quale molecola fossero dovuti gli effetti osservati sullo sperma, i ricercatori hanno alimentato i topi con una dieta arricchita allo 0,2% con acido arachidonico o DHA. Solo negli animali che avevano assunto quest'ultimo la fertilità tornava ad essere nella norma. Ciò, spiegano gli autori, significa che gli Omega-3 sono in grado di correggere i difetti nella fertilità maschile. Uomini e topi Ma lo stesso vale anche per gli uomini? In effetti uno studio precedente indica che questi risultati potrebbero essere applicati anche ai problemi di fertilità maschile nell'uomo. I ricercatori della Shahid Beheshti University di Tehran (Iran) hanno, infatti, dimostrato che gli uomini sterili sono caratterizzati da una riduzione dei livelli di Omega-3 nello sperma. Gli autori di questo secondo studio suggeriscono la necessità di testare i potenziali benefici dell'assunzione di Omega-3 negli uomini sterili. Infatti dal punto di vista biologico questi risultati avrebbero una spiegazione plausibile, essendo gli acidi grassi Omega-3 un costituente delle membrane degli spermatozoi. Nuove speranze L'aspetto dello sperma nei topi carenti di DHA, spiega Nakamura, offre degli indizi riguardo al tipo di patologia causata dalla carenza di questo Omega-3. Tuttavia i ricercatori ritengono che sia importante approfondire le ricerche per capire cosa succede a livello cellulare.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Roqueta-Rivera M, Stroud CK, Haschek WM, Akare SJ, Segre M, Brush RS, Agbaga MP, Anderson RE, Hess RA, Nakamura MT, “Docosahexaenoic acid supplementation fully restores fertility and spermatogenesis in male delta-6 desaturase-null mice”, J Lipid Res. 2010 Feb;51(2):360-7. Epub 2009 Aug 18 2. Safarinejad MR, Hosseini SY, Dadkhah F, Asgari MA, “Relationship of omega-3 and omega-6 fatty acids with semen characteristics, and anti-oxidant status of seminal plasma: a comparison between fertile and infertile men”, Clin Nutr. 2010 Feb;29(1):100-5. Epub 2009 Aug 8


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Fertilità maschile ed è stato taggato con

  • Sovrappeso adolescenza: gli Omega-3 riducono la pressione sanguigna

    L'assunzione quotidiana di Omega-3 riduce i valori di pressione sanguigna nei ragazzi che, durante l'adolescenza, soffrono di lievi problemi di sovrappeso. A dimostrarlo è uno studio pubblicato dal Journal of Pediatrics, in cui i ricercatori dell'Università di Copenhagen e della Technical University of Denmark di Lyngby (Danimarca) hanno dimostrato che bastano 16 settimane di trattamento perché l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA) – gli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce – riducano la pressione di 3 mmHg. Ciò, spiegano i ricercatori, corrisponde a una riduzione del 15% del rischio di ictus nella popolazione adulta. L'importanza della salute cardiovascolare negli adolescenti Sono gli stessi autori dello studio a sottolineare l'importanza del controllo della pressione sanguigna nei ragazzi. Infatti, sia i bambini, sia gli adolescenti che presentano valori di pressione troppo elevati sono più predisposti a soffrire di ipertensione da adulti. Per questo i ricercatori definiscono i ragazzi con una pressione troppo alta come “preipertesi”. Non è ancora noto se l'ipertensione di cui questi ragazzi soffriranno da adulti sia la conseguenza di cattive abitudini alimentari e scarsa attività fisica che si trascinano dall'adolescenza ad età più avanzate o se sia dovuta ad una vera e propria programmazione della pressione sanguigna che avviene al di sotto dei vent'anni. Tuttavia, preoccuparsi del problema già nell'adolescenza è importante per non compromettere la salute negli anni a venire. Omega-3 per aiutare il cuore Gli Omega-3 sono degli ottimi candidati al ruolo di rimedi per prevenire questo tipo di problematica. Infatti l'effetto benefico per la salute cardiovascolare dell'olio di pesce – una fonte molto ricca di questi acidi grassi – è noto già dagli anni '70. La sua azione migliora le concentrazioni dei lipidi nel sangue, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e le funzioni vascolari, riducendo anche il rischio di trombosi. Per questo motivo gli studiosi danesi hanno voluto testare l'efficacia di EPA e DHA nell'adolescenza. In particolare, lo studio ha coinvolto 78 ragazzi di sesso maschile di età compresa tra i 13 e i 15 anni. E proprio per quanto già si sapeva riguardo agli effetti benefici degli Omega-3, gli autori hanno deciso di far partecipare alla ricerca solo adolescenti leggermente in sovrappeso. Poche settimane per proteggere il futuro I ragazzi hanno assunto quotidianamente del pane contenente olio di pesce in quantità tali da fornire 1,5 grammi di Omega-3 al giorno. Al termine dello studio la quantità di EPA e DHA riscontrabile nei globuli rossi di questi adolescenti era aumentata, rispettivamente dell'1,2 e del 6,7%. In un secondo gruppo di ragazzi, che, invece, non hanno assunto l'olio di pesce, l'aumento degli Omega-3 è stato solo dello 0,6% nel caso dell'EPA e del 4,1% nel caso del DHA. Inoltre i ricercatori hanno rilevato che al termine delle 16 settimane nei ragazzi che hanno introdotto nella propria dieta il pane arricchito di Omega-3 la pressione sistolica – la cosiddetta “massima” - era diminuita di 3,8 mmHg. Allo stesso tempo, anche il valore della pressione diastolica – corrispondente alla “minima” - è risultata ridotta di 2,6 mmHg. Non è stato, invece, riscontrato nessun effetto sul rapporto tra colesterolo “cattivo” (o LDL) e colesterolo “buono” (o HDL). L'ipotesi del meccanismo d'azione Sulla base delle conoscenze riguardo all'azione di EPA e DHA gli autori dello studio hanno ipotizzato che l'effetto osservato sulla pressione sanguigna durante l'adolescenza dipenda dalla competizione che si instaura tra gli Omega-3 e l'acido arachidonico. Quest'ultimo, infatti, è il precursore di molecole che, causando il restringimento dei vasi sanguigni, aumentano i valori della pressione. Viceversa, spiegano i ricercatori, EPA e DHA potrebbero inibire questo meccanismo.         Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Pedersen MH, Mølgaard C, Hellgren LI, Lauritzen L, “Effects of fish oil supplementation on markers of the metabolic syndrome”, J Pediatr. 2010 Sep;157(3):395-400, 400.e1. Epub 2010 May 15


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Omega-3 DHA per la salute delle ossa

    Aumentare il consumo di acidi grassi Omega-3 potrebbe incrementare il contenuto minerale delle ossa e aiutare l'organismo a produrre uno scheletro più forte e più in salute. In particolare, l'acido docosaesaenoico (DHA) sarebbe quello con i maggiori benefici per la salute delle ossa. Il suggerimento arriva dalle pagine del British Journal of Nutrition, che ha pubblicato uno studio secondo cui il DHA sarebbe un costituente vitale del midollo. La ricerca è frutto di una collaborazione tra i ricercatori della Purdue University (West Lafayette, Usa), dell'Indiana University School of Medicine (Indianapolis, Usa), della Korea Maritime University (Yeongdo-gu, Corea del Sud) e del National Institutes of Health statunitense. Indizi dalle ossa dei ratti Gli scienziati, guidati da Bruce Watkins della Purdue University, sono giunti a questa conclusione grazie ad una serie di esperimenti condotti sui ratti. Gli animali coinvolti nello studio sono stati allevati in modo da essere carenti in Omega-3. A due giorni dalla nascita i piccoli sono stati separati dalle madri e alimentati artificialmente con latte contenente acido linoleico e diverse concentrazioni di acidi grassi. A un primo gruppo di ratti è stato somministrato DHA all'1%, mentre un secondo gruppo di animali ha ricevuto l'Omega-6 DPA (acido docosapentaenoico) e un terzo una miscela di DHA all'1% e DPA allo 0,4%. I piccoli restanti hanno ricevuto solo latte con acido linoleico. Infine, un gruppo di controllo è stato allevato dalle madri, ricevendo un'alimentazione contenente il 3,1% di acido alfa-linolenico, il precursore degli Omega-3. Al termine del periodo di allattamento, tutti gli animali sono stati svezzati con lo stesso cibo. Una volta che i ratti hanno raggiunto l'età adulta, gli autori hanno analizzato la densità minerale ossea di femore, tibia e vertebre lombari tramite una sofisticata tecnica basata sui raggi X. DHA, un elemento insostituibile I ricercatori hanno così rilevato che la concentrazione minerale dell'osso dipende sia dal DHA, sia dai livelli totali di acidi grassi Omega-3. Gli animali allattati con DPA sono risultati essere quelli con il minor contenuto minerale e la minore densità minerale nelle ossa lunghe come il femore e la tibia. Allo stesso tempo, spiegano i ricercatori, questi erano anche gli animali con il maggior contenuto di DPA nelle ossa. Gli autori hanno concluso che il DPA non è sufficiente a supplire alla carenza di DHA e a garantire un adeguato contenuto di minerali nelle ossa lunghe. Ciò suggerisce il ruolo fondamentale di questo acido grasso Omega-3 per la salute delle ossa. Il ruolo degli Omega-3 nelle ossa Il DHA, spiegano i ricercatori, si accumula nel femore a livello del periosteo, lo strato di rivestimento delle ossa. Viceversa, l'altro importante Omega-3, l'acido eicosapentaenoico (EPA), non sembrerebbe essere un costituente vitale del midollo e del periosteo delle ossa in via di sviluppo.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Li Y, Seifert MF, Lim SY, Salem N Jr, Watkins BA, “Bone mineral content is positively correlated to n-3 fatty acids in the femur of growing rats”, Br J Nutr. 2010 Sep;104(5):674-85. Epub 2010 Apr 27


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Ossa e colonna vertebrale ed è stato taggato con

  • Sindrome metabolica: gli Omega-3 riducono i fattori di rischio per diabete

    Gli acidi grassi Omega-3 possono migliorare i livelli dei lipidi nel sangue degli individui affetti da sindrome metabolica. Lo dimostra uno studio pubblicato dal Journal of Nutrition, secondo cui il rischio di sviluppare i seri problemi di salute associati a questo disturbo – come, ad esempio, il diabete - può essere ridotto abbinando a una dieta povera di grassi e ricca di carboidrati complessi l'assunzione di Omega-3. Secondo gli autori della ricerca gli integratori a base di olio di pesce, un supplemento ricco di questi acidi grassi, aiutano a correggere una serie di alterazioni metaboliche associate alla resistenza all'insulina. Queste includono la concentrazione di lipidi plasmatici dopo i pasti. Sindrome metabolica e fattori di rischio La sindrome metabolica è una condizione caratterizzata dalla presenza simultanea di diversi fattori che mettono a rischio la salute dell'organismo. Questi includono l'obesità, l'ipertensione, livelli elevati di lipidi nel sangue e alte concentrazioni di zuccheri nel sangue. Tutte queste condizioni aumentano la probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2. Non solo, le condizioni tipiche della sindrome metabolica corrispondono a un incremento di disturbi come le malattie cardiache e l'ictus. Le cause dell'instaurarsi di questa pericolosa situazione non sono del tutto note. Tuttavia, gli esperti ritengono che la sindrome metabolica sia il risultato di una combinazione di fattori genetici e ambientali. Fra questi ultimi è inclusa una dieta scorretta. Per questo motivo uno degli approcci più utilizzati per contrastare tale condizione è stato seguire un'alimentazione povera di acidi grassi saturi – quelli dannosi per la salute – e ricca in carboidrati complessi – come quelli contenuti in pane, pasta, riso e patate. Tuttavia alcuni studi hanno suggerito che una dieta di questo tipo non è sufficiente a ridurre i livelli elevati di lipidi nel sangue. Anzi, le ricerche più recenti hanno dimostrato che questo tipo di alimentazione potrebbe addirittura far aumentare le concentrazioni di grassi ematici. L'aiuto degli Omega-3 In questo nuovo studio un gruppo di ricercatori coordinato da José Lopez-Miranda dell'Università di Cordoba (Spagna) ha confermato che una dieta povera di grassi e ricca di carboidrati complessi può produrre degli effetti dannosi. Questi includono l'aumento dei livelli di trigliceridi e del colesterolo. Viceversa, la stessa dieta, abbinata all'assunzione di Omega-3, non ha effetti sui livelli di lipidi nel sangue. Non solo, una dieta ricca di acidi grassi monoinsaturi o povera di grassi, ma ricca di carboidrati complessi e Omega-3 corrisponde a una quantità inferiore di grassi circolanti nel sangue rispetto a quella rilevabile nel caso di un'alimentazione ricca in acidi grassi saturi o povera di grassi e ricca di carboidrati complessi. Acidi grassi contro la sindrome metabolica I dati ottenuti dai ricercatori spagnoli si confermano i risultati di ricerche precedenti secondo cui gli acidi grassi monoinsaturi possono influenzare positivamente i livelli di lipidi ematici. Inoltre secondo gli autori questo studio suggerisce l'utilità dell'assunzione di livelli elevati di Omega-3 in chi soffre di sindrome metabolica.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Diabete, Sindrome metabolica, Diabete di tipo 2

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