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  • I benefici degli Omega-3: EPA e DHA alleati della salute a tutto tondo

    L'efficacia degli Omega-3 nella prevenzione dei disturbi cardiovascolari e nel miglioramento dello stato di salute generale di chi li assume è stata dimostrata da diversi studi. E i casi in cui i dubbi riguardo l'utilità dell'assunzione degli Omega-3 sono ormai dissipati includono anche lo sviluppo del cervello e degli occhi e il mantenimento delle capacità cognitive durante l'invecchiamento. Tuttavia, altre numerose ricerche hanno evidenziato che i benefici dell'acido eicospaentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) – gli Omega-3 che possono essere introdotti con l'alimentazione – potrebbero riguardare anche altri aspetti della salute. In particolare, emergono sempre più dati a supporto dell'ipotesi di una funzione degli Omega-3 nel trattamento e nella prevenzione del cancro, nella salute dei neonati e nel benessere delle strutture nervose e muscolari. Le malattie contrastate dagli Omega-3 Grazie alla loro capacità di regolare un vasto panorama di processi cellulari, gli Omega-3 hanno dimostrato di poter essere utili nel trattamento di malattie molto differenti fra di loro. Oltre che nel caso delle malattie cardiache, l'acido alfa-linolenico (ALA), l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA) sembrerebbero essere utili nel proteggere l'organismo dal cancro, dall'artrite reumatoide e dalla sclerosi multipla, dal lupus eritematoso, dall'alcolismo, da alcune patologie della vista, del rene e dell'apparato respiratorio – inclusa l'asma -, dalla malaria, da dermatiti e psoriasi, dalla fibrosi cistica, dalle emicranie e da problematiche che interessano il sistema nervoso (dalla depressione alla schizofrenia). Inoltre, queste molecole sarebbero utili per lo sviluppo del cervello. Omega-3 per la prevenzione e la cura del cancro Diversi studi, condotti sia su animali da laboratorio, sia su popolazioni umane, hanno sottolineato le potenzialità degli Omega-3 nella prevenzione e nella cura del cancro. Una ricerca ha dimostrato che nella popolazione giapponese, legata a un'alimentazione che comprende cibi ricchi di Omega-3 come il pesce, l'incidenza del cancro alla mammella è aumentata in seguito al passaggio a una dieta e a uno stile di vita più simili a quelli occidentali. Dopo questa scoperta, diversi studi hanno dimostrato che il consumo di Omega-3 è associata a una diminuzione del rischio di cancro al seno, alla prostata, al colon e ai reni. Al momento le ricerche si stanno concentrando su una maggiore comprensione dei meccanismi alla base di questo fenomeno. In particolare, gli esperti stanno cercando di capire se i benefici siano direttamente associati all'assunzione di EPA e DHA o alle molecole in cui l'organismo converte questi Omega-3. Ma nel caso dei tumori i benefici degli Omega-3 non si fermerebbero qui. Infatti i dati raccolti nel corso degli anni suggeriscono che il DHA abbia un effetto antiproliferativo nei confronti delle cellule tumorali. Non solo, questa molecola sembrerebbe agire anche in sinergia con i farmaci chemioterapici. Inoltre alcuni studi lasciano ipotizzare che in alcuni casi gli Omega-3 aumenterebbero l'efficacia delle cure favorendo la morte delle cellule tumorali e prolungando l'aspettativa di vita dei pazienti. Infine, il DHA sembrerebbe contrastare gli effetti collaterali delle terapie contro il cancro, come quelli a livello dei costituenti del sangue e la malnutrizione. Secondo gli esperti questa proprietà potrebbe consentire di intensificare o prolungare, in caso di necessità, le cure. Tumori al cervello: un caso particolare Uno studio particolarmente interessante, pubblicato dalla rivista Experimental Cell Research, ha dimostrato che il DHA, oltre ad essere tossico per le cellule di cancro al cervello, è in grado di proteggere il tessuto nervoso sano. In questo caso l'azione del DHA sarebbe mediata dalla sua conversione nell'organismo in molecole note come neuroprotettine. Queste ultime, spiegano i ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), autori dello studio, potrebbero essere particolarmente utili nel caso del neuroblastoma e del medulloblastoma, due forme di cancro pediatrico con esito spesso negativo. La salute del sistema nervoso Ma i benefici del DHA per il cervello vanno oltre a ciò che riguarda strettamente il cancro. Analisi recenti suggeriscono, infatti, che questo Omega-3 protegge i tessuti cerebrali dai danni di origine traumatica, come quelli cui sono esposti, ad esempio, alcuni sportivi. In questo caso il DHA agirebbe riducendo l'infiammazione dei tessuti nervosi e aumenterebbe l'attività di molecole che contrastano la morte cellulare. Un esempio arriva dalle pagine di Neurosurgery, che ha pubblicato uno studio della West Virginia School of Medicine (Morgantown, Usa) in cui questo effetto protettivo è stato dimostrato inducendo delle lesioni cerebrali in ratti di laboratorio. Gli autori della ricerca hanno, infatti, dimostrato che la supplementazione con DHA riduce la produzione del precursore della proteina amiloide – APP, molecola associata al morbo di Alzheimer – in seguito a traumi cranici. Non solo, anche i livelli di due marcatori dell'infiammazione nervosa e della morte cellulare – CD-68 e caspasi 3 – vengono ridotti. Omega-3 per i muscoli Un'altra emergente potenzialità degli Omega-3 è la stimolazione della produzione di proteine muscolari nei soggetti più anziani. Infatti uno studio della Washington University School of Medicine (St Louis, Usa) ha dimostrato che è sufficiente assumere 4 grammi al giorno di Omega-3 per 8 settimane perché un miglior apporto di amminoacidi e di insulina si traduca in un aumento del tasso di sintesi delle proteine muscolari. Secondo gli esperti questo effetto potrebbe ridurre il rischio di una perdita di massa muscolare di tipo degenerativo. Dalla mamma al bambino, i benefici “ereditari” degli Omega-3 Infine, l'assunzione di Omega-3 durante la gravidanza può avere ripercussioni positive sulla salute del bebè. Ad esempio uno studio di cui ha recentemente dato notizia la rivista Pediatrics ha dimostrato che i figli di donne che, durante la gravidanza, assumono 400 mg di un integratore a base di DHA sconfiggono più velocemente le sindromi da raffreddamento4. La ricerca, condotta dagli esperti del Nutrition and Health Sciences Program, ha previsto di monitorare lo stato di salute dei piccoli a 1, 3 e 6 mesi di età. Alle madri è stato chiesto se se nelle due settimane precedenti il bambino avesse sofferto di congestioni, produzione di catarro, vomito e sfoghi cutanei ed, eventualmente, quanto fossero durati questi sintomi. Nonostante tutti i bambini abbiano sofferto dello stesso numero di disturbi, le mamme che avevano assunto DHA hanno osservato una riduzione dei sintomi nei loro bambini. In particolare, nei bambini le cui madri avevano assunto DHA hanno la durata di tosse, produzione di catarro e affanno respiratorio all'età di 1 mese è risultata inferiore, rispettivamente, del 26, del 15 e del 30%. Viceversa, gli sfoghi cutanei duravano il 22% in più. Un gruppo di molecole attive Tutti questi risultati capovolgono completamente la visione tradizionale degli acidi grassi, originalmente considerati una semplice fonte di energia per l'organismo. Infatti la realtà è ben diversa e queste molecole sono fattori estremamente attivi dal punto di vista biologico. Tra le loro funzioni ci sono la regolazione della produzione delle proteine, nel passaggio delle informazioni all'interno della cellula e nella costituzione delle membrane delle cellule, di cui regolano la fluidità, la permeabilità e la dinamica.


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  • Omega-3 in gestazione riducono rischio eczema e allergie a uovo nei bambini

    Assumere Omega-3 durante la gestazione riduce il rischio che i bambini possano sviluppare un eczema o allergie all'uovo, rispettivamente, del 38 e del 50%. Lo ha dimostrato un gruppo di ricercatori guidato da Maria Makrides del Women’s and Children’s Health Research Institute di Adelaide (Australia). I risultati delle loro ricerche - che, ad oggi, costituiscono il più ampio studio clinico mai condotto sugli effetti dell'assunzione di Omega-3 durante la gravidanza - sono stati pubblicati dal British Medical Journal. Un aiuto per la mamma e per il bambino Gli acidi grassi Omega-3 sono importanti fin dalla gestazione, periodo durante il quale svolgono funzioni importanti sia per la salute della madre, sia per quella del nascituro. Questi nutrienti aiutano, infatti, a mantenere i valori di pressione sanguigna entro la norma, riducendo il rischio di complicazioni per mamme e bambini. Inoltre la loro azione promuove il corretto flusso di sangue alla placenta, facilitando gli scambi di ossigeno e di nutrienti e riduce il rischio di aborto, parto prematuro e depressione post partum. Per quanto riguarda più nello specifico i bambini, un corretto apporto di Omega-3 durante la gestazione consente lo sviluppo adeguato delle strutture nervose e riduce l'incidenza di alcune patologie- ad esempio l'asma - dopo la nascita. E se la prevenzione inizia nel "pancione", diversi studi hanno dimostrato che questi acidi grassi sono utili anche durante l'infanzia. Infatti in questa fase della vita gli Omega-3 si sono dimostrati efficaci, ad esempio, nel ridurre l'infiammazione e i sintomi della dermatite atopica e nel migliorare le funzioni intellettive dei bambini affetti da disturbi cognitivi. Eczema atopico e allergia all'uovo: gli Omega-3 ne riducono l'incidenza Lo studio australiano ha aggiunto un nuovo dettaglio al quadro dei benefici associati all'assunzione degli Omega-3 durante la gestazione. L'analisi condotta da Makrides e colleghi si è basata su dati relativi a più di 700 donne raccolti nel corso del DOMInO (DHA to Optimise Mother and Infant Outcome) trial. Durante questo studio è stato chiesto a donne in stato di gravidanza di assumere, a partire dalla ventunesima settimana di gestazione, 3 capsule al giorno di olio di pesce - corrispondenti a una dose quotidiana di 900 mg di Omega-3 - o un olio vegetale privo di questi nutrienti. I ricercatori hanno, poi, valutato l'incidenza di allergie – in particolare, di eczema e allergie alimentari – nei bambini nati da queste gravidanze al compimento del primo anno di vita. Ne è emerso che l'assunzione di Omega-3 da parte delle future mamme riduce la percentuale di bambini che all'età di 1 anno soffrono di eczema atopico o di allergie all'uovo, rispettivamente, del 38 e del 50%. Omega-3, nuova arma contro le allergie Secondo Makrides questo studio clinico dimostra che le donne che soffrono di allergie potrebbero ridurre la probabilità che i loro bambini sviluppino un eczema atopico o una dermatite atopica nel primo anno di vita assumendo circa 1 grammo di olio di pesce durante la seconda metà della gestazione. Più in generale, i risultati ottenuti dagli scienziati australiani confermano l'importanza degli Omega-3 per un corretto sviluppo del sistema immunitario.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Palmer DJ, Sullivan T, Gold MS, Prescott SL, Heddle R, Gibson RA, Makrides M, “Effect of n-3 long chain polyunsaturated fatty acid supplementation in pregnancy on infants' allergies in first year of life: randomised controlled trial”, BMJ. 2012 Jan 30;344:e184


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  • Menopausa e Omega-3: 2 grammi al giorno riducono depressione e vampate di calore

    Confermati i benefici degli Omega-3 per le donne in menopausa: secondo una ricerca dell'Harvard Medical School di Boston (Stati Uniti) basta assumere per 8 settimane 2 grammi al giorno di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) per ridurre sia la depressione, sia le vampate di calore. La scoperta, pubblicata sulla rivista Menopause, si aggiunge alle prove dell'efficacia di questi nutrienti nel controllo dei sintomi associati al passaggio a questa fase della vita della donna ottenute in studi precedenti. Gli Omega-3 e la menopausa La diminuzione dei livelli ormonali che caratterizza il passaggio dal periodo di vita fertile alla scomparsa del ciclo mestruale causa una serie di disturbi che possono minacciare il benessere quotidiano della donna. Questi sintomi, che possono comparire prima della vera e propria menopausa e proseguire nella cosiddetta post-menopausa, includono le vampate di calore e i disturbi dell'umore. Questi ultimi, variabili dall'affaticamento ai problemi del sonno, possono essere talmente gravi da sfociare in vere forme di depressione. La percentuale di donne che manifestano i sintomi di questa malattia si attesta, infatti, tra il 10 e il 40%. Gli acidi grassi Omega-3 si sono dimostrati dei preziosi alleati del benessere della donna in questa delicata fase di passaggio. Lo studio dei ricercatori di Harvard ha voluto approfondire l'efficacia di questi nutrienti nel controllo della depressione associata alla transizione verso la post-menopausa, confermando, allo stesso tempo, l'azione svolta contro le vampate di calore. Lo studio Gli scienziati hanno somministrato alle 20 donne che hanno partecipato allo studio delle capsule di Omega-3, per un totale di 2 grammi di EPA e DHA al giorno. L'assunzione è proseguita per 8 settimane, durante le quali la comparsa delle vampate di calore è stata monitorata facendo compilare alle partecipanti un diario quotidiano e attraverso una scala specifica di valutazione del sintomo. Un'altra scala di valutazione specifica ha, invece, permesso di valutare i livelli di depressione. I ricercatori hanno anche raccolto campioni di plasma prima e dopo il trattamento, in modo da poter valutare i cambiamenti nelle concentrazioni degli Omega-3 in ciascuna partecipante. La conferma dell'efficacia I dati raccolti hanno dimostrato che mentre prima del trattamento il punteggio medio sulla scala di valutazione della depressione era pari a 24,2, dopo l'assunzione di Omega-3 tale valore è sceso a 10,7. Il trattamento è risultato efficace nel 70% delle pazienti e nel 45% dei casi i sintomi della depressione sono scomparsi. La misurazione dei livelli plasmatici di Omega-3 ha svelato che nelle donne che hanno risposto positivamente alla somministrazione i livelli di DHA prima dell'inizio dell'assunzione erano inferiori rispetto a quelli riscontrati nelle partecipanti che non hanno risposto al trattamento. Inoltre fra le donne che soffrivano di vampate di calore è stata registrata una significativa riduzione del numero di vampate quotidiane e del punteggio riportato nella scala specifica per la valutazione del disturbo. Un aiuto senza effetti collaterali I risultati ottenuti nel corso di questa ricerca si pongono a supporto dell'efficacia degli omega-3 nel controllo della depressione e delle vampate di calore associate alla menopausa. Il tutto, sottolineano i ricercatori, senza che l'assunzione di questi nutrienti causi significativi effetti collaterali.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         1. Freeman MP, Hibbeln JR, Silver M, Hirschberg AM, Wang B, Yule AM, Petrillo LF, Pascuillo E, Economou NI, Joffe H, Cohen LS, “Omega-3 fatty acids for major depressive disorder associated with the menopausal transition: a preliminary open trial”, Menopause. 2011 Mar;18(3):279-84


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  • L'Omega-3 DHA promuove la fertilità maschile

    La diminuzione della fertilità maschile causata da anomalie nello sperma potrebbe essere curata assumendo l'acido grasso Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico). A suggerirlo è uno studio dell'Università dell'Illinois di Urbana (Stati Uniti), pubblicato dal Journal of Lipid Research. Secondo la ricerca, infatti, topi ingegnerizzati in modo da non possedere l'enzima che permette di convertire in DHA le fonti alimentari di Omega-3 producono meno sperma. Non solo, nel liquido seminale di questi animali è stata riscontrata una percentuale di anomalie superiore rispetto alla norma. Ma la situazione non è definitiva: per prevenire questi difetti dello sperma è sufficiente alimentare con DHA questi topi ingegnerizzati. Topi sterili I topi utilizzati dal gruppo di ricercatori guidato da Manabu Nakamura sono stati privati del gene codificante per un enzima, la delta-6-desaturasi. Questo enzima è necessario per convertire la fonte principale di Omega-3 ottenibile dalle piante – l'acido alfa linolenico – in DHA. Nakamura ha spiegato che senza il DHA prodotto a partire dall'acido alfa linolenico introdotto con l'alimentazione i topi maschi sono, fondamentalmente, sterili. Infatti il poco sperma che riescono a produrre ha una forma anomala che non gli permette di svolgere la sua funzione. Tuttavia, spiegano i ricercatori, il DHA non è l'unica molecola che viene a mancare in assenza di questo enzima. Anche altri acidi grassi – in particolare, l'acido arachidonico e l'acido n6-docosapentaenoico – sono assenti in questi topi. Per capire a quale molecola fossero dovuti gli effetti osservati sullo sperma, i ricercatori hanno alimentato i topi con una dieta arricchita allo 0,2% con acido arachidonico o DHA. Solo negli animali che avevano assunto quest'ultimo la fertilità tornava ad essere nella norma. Ciò, spiegano gli autori, significa che gli Omega-3 sono in grado di correggere i difetti nella fertilità maschile. Uomini e topi Ma lo stesso vale anche per gli uomini? In effetti uno studio precedente indica che questi risultati potrebbero essere applicati anche ai problemi di fertilità maschile nell'uomo. I ricercatori della Shahid Beheshti University di Tehran (Iran) hanno, infatti, dimostrato che gli uomini sterili sono caratterizzati da una riduzione dei livelli di Omega-3 nello sperma. Gli autori di questo secondo studio suggeriscono la necessità di testare i potenziali benefici dell'assunzione di Omega-3 negli uomini sterili. Infatti dal punto di vista biologico questi risultati avrebbero una spiegazione plausibile, essendo gli acidi grassi Omega-3 un costituente delle membrane degli spermatozoi. Nuove speranze L'aspetto dello sperma nei topi carenti di DHA, spiega Nakamura, offre degli indizi riguardo al tipo di patologia causata dalla carenza di questo Omega-3. Tuttavia i ricercatori ritengono che sia importante approfondire le ricerche per capire cosa succede a livello cellulare.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Roqueta-Rivera M, Stroud CK, Haschek WM, Akare SJ, Segre M, Brush RS, Agbaga MP, Anderson RE, Hess RA, Nakamura MT, “Docosahexaenoic acid supplementation fully restores fertility and spermatogenesis in male delta-6 desaturase-null mice”, J Lipid Res. 2010 Feb;51(2):360-7. Epub 2009 Aug 18 2. Safarinejad MR, Hosseini SY, Dadkhah F, Asgari MA, “Relationship of omega-3 and omega-6 fatty acids with semen characteristics, and anti-oxidant status of seminal plasma: a comparison between fertile and infertile men”, Clin Nutr. 2010 Feb;29(1):100-5. Epub 2009 Aug 8


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  • Sovrappeso adolescenza: gli Omega-3 riducono la pressione sanguigna

    L'assunzione quotidiana di Omega-3 riduce i valori di pressione sanguigna nei ragazzi che, durante l'adolescenza, soffrono di lievi problemi di sovrappeso. A dimostrarlo è uno studio pubblicato dal Journal of Pediatrics, in cui i ricercatori dell'Università di Copenhagen e della Technical University of Denmark di Lyngby (Danimarca) hanno dimostrato che bastano 16 settimane di trattamento perché l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA) – gli Omega-3 contenuti nell'olio di pesce – riducano la pressione di 3 mmHg. Ciò, spiegano i ricercatori, corrisponde a una riduzione del 15% del rischio di ictus nella popolazione adulta. L'importanza della salute cardiovascolare negli adolescenti Sono gli stessi autori dello studio a sottolineare l'importanza del controllo della pressione sanguigna nei ragazzi. Infatti, sia i bambini, sia gli adolescenti che presentano valori di pressione troppo elevati sono più predisposti a soffrire di ipertensione da adulti. Per questo i ricercatori definiscono i ragazzi con una pressione troppo alta come “preipertesi”. Non è ancora noto se l'ipertensione di cui questi ragazzi soffriranno da adulti sia la conseguenza di cattive abitudini alimentari e scarsa attività fisica che si trascinano dall'adolescenza ad età più avanzate o se sia dovuta ad una vera e propria programmazione della pressione sanguigna che avviene al di sotto dei vent'anni. Tuttavia, preoccuparsi del problema già nell'adolescenza è importante per non compromettere la salute negli anni a venire. Omega-3 per aiutare il cuore Gli Omega-3 sono degli ottimi candidati al ruolo di rimedi per prevenire questo tipo di problematica. Infatti l'effetto benefico per la salute cardiovascolare dell'olio di pesce – una fonte molto ricca di questi acidi grassi – è noto già dagli anni '70. La sua azione migliora le concentrazioni dei lipidi nel sangue, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e le funzioni vascolari, riducendo anche il rischio di trombosi. Per questo motivo gli studiosi danesi hanno voluto testare l'efficacia di EPA e DHA nell'adolescenza. In particolare, lo studio ha coinvolto 78 ragazzi di sesso maschile di età compresa tra i 13 e i 15 anni. E proprio per quanto già si sapeva riguardo agli effetti benefici degli Omega-3, gli autori hanno deciso di far partecipare alla ricerca solo adolescenti leggermente in sovrappeso. Poche settimane per proteggere il futuro I ragazzi hanno assunto quotidianamente del pane contenente olio di pesce in quantità tali da fornire 1,5 grammi di Omega-3 al giorno. Al termine dello studio la quantità di EPA e DHA riscontrabile nei globuli rossi di questi adolescenti era aumentata, rispettivamente dell'1,2 e del 6,7%. In un secondo gruppo di ragazzi, che, invece, non hanno assunto l'olio di pesce, l'aumento degli Omega-3 è stato solo dello 0,6% nel caso dell'EPA e del 4,1% nel caso del DHA. Inoltre i ricercatori hanno rilevato che al termine delle 16 settimane nei ragazzi che hanno introdotto nella propria dieta il pane arricchito di Omega-3 la pressione sistolica – la cosiddetta “massima” - era diminuita di 3,8 mmHg. Allo stesso tempo, anche il valore della pressione diastolica – corrispondente alla “minima” - è risultata ridotta di 2,6 mmHg. Non è stato, invece, riscontrato nessun effetto sul rapporto tra colesterolo “cattivo” (o LDL) e colesterolo “buono” (o HDL). L'ipotesi del meccanismo d'azione Sulla base delle conoscenze riguardo all'azione di EPA e DHA gli autori dello studio hanno ipotizzato che l'effetto osservato sulla pressione sanguigna durante l'adolescenza dipenda dalla competizione che si instaura tra gli Omega-3 e l'acido arachidonico. Quest'ultimo, infatti, è il precursore di molecole che, causando il restringimento dei vasi sanguigni, aumentano i valori della pressione. Viceversa, spiegano i ricercatori, EPA e DHA potrebbero inibire questo meccanismo.         Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Pedersen MH, Mølgaard C, Hellgren LI, Lauritzen L, “Effects of fish oil supplementation on markers of the metabolic syndrome”, J Pediatr. 2010 Sep;157(3):395-400, 400.e1. Epub 2010 May 15


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Problemi di peso ed è stato taggato con

  • Omega-3 DHA per la salute delle ossa

    Aumentare il consumo di acidi grassi Omega-3 potrebbe incrementare il contenuto minerale delle ossa e aiutare l'organismo a produrre uno scheletro più forte e più in salute. In particolare, l'acido docosaesaenoico (DHA) sarebbe quello con i maggiori benefici per la salute delle ossa. Il suggerimento arriva dalle pagine del British Journal of Nutrition, che ha pubblicato uno studio secondo cui il DHA sarebbe un costituente vitale del midollo. La ricerca è frutto di una collaborazione tra i ricercatori della Purdue University (West Lafayette, Usa), dell'Indiana University School of Medicine (Indianapolis, Usa), della Korea Maritime University (Yeongdo-gu, Corea del Sud) e del National Institutes of Health statunitense. Indizi dalle ossa dei ratti Gli scienziati, guidati da Bruce Watkins della Purdue University, sono giunti a questa conclusione grazie ad una serie di esperimenti condotti sui ratti. Gli animali coinvolti nello studio sono stati allevati in modo da essere carenti in Omega-3. A due giorni dalla nascita i piccoli sono stati separati dalle madri e alimentati artificialmente con latte contenente acido linoleico e diverse concentrazioni di acidi grassi. A un primo gruppo di ratti è stato somministrato DHA all'1%, mentre un secondo gruppo di animali ha ricevuto l'Omega-6 DPA (acido docosapentaenoico) e un terzo una miscela di DHA all'1% e DPA allo 0,4%. I piccoli restanti hanno ricevuto solo latte con acido linoleico. Infine, un gruppo di controllo è stato allevato dalle madri, ricevendo un'alimentazione contenente il 3,1% di acido alfa-linolenico, il precursore degli Omega-3. Al termine del periodo di allattamento, tutti gli animali sono stati svezzati con lo stesso cibo. Una volta che i ratti hanno raggiunto l'età adulta, gli autori hanno analizzato la densità minerale ossea di femore, tibia e vertebre lombari tramite una sofisticata tecnica basata sui raggi X. DHA, un elemento insostituibile I ricercatori hanno così rilevato che la concentrazione minerale dell'osso dipende sia dal DHA, sia dai livelli totali di acidi grassi Omega-3. Gli animali allattati con DPA sono risultati essere quelli con il minor contenuto minerale e la minore densità minerale nelle ossa lunghe come il femore e la tibia. Allo stesso tempo, spiegano i ricercatori, questi erano anche gli animali con il maggior contenuto di DPA nelle ossa. Gli autori hanno concluso che il DPA non è sufficiente a supplire alla carenza di DHA e a garantire un adeguato contenuto di minerali nelle ossa lunghe. Ciò suggerisce il ruolo fondamentale di questo acido grasso Omega-3 per la salute delle ossa. Il ruolo degli Omega-3 nelle ossa Il DHA, spiegano i ricercatori, si accumula nel femore a livello del periosteo, lo strato di rivestimento delle ossa. Viceversa, l'altro importante Omega-3, l'acido eicosapentaenoico (EPA), non sembrerebbe essere un costituente vitale del midollo e del periosteo delle ossa in via di sviluppo.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Li Y, Seifert MF, Lim SY, Salem N Jr, Watkins BA, “Bone mineral content is positively correlated to n-3 fatty acids in the femur of growing rats”, Br J Nutr. 2010 Sep;104(5):674-85. Epub 2010 Apr 27


    Articolo pubblicato in Sistema muscolo-scheletrico, Ossa e colonna vertebrale ed è stato taggato con

  • Sindrome metabolica: gli Omega-3 riducono i fattori di rischio per diabete

    Gli acidi grassi Omega-3 possono migliorare i livelli dei lipidi nel sangue degli individui affetti da sindrome metabolica. Lo dimostra uno studio pubblicato dal Journal of Nutrition, secondo cui il rischio di sviluppare i seri problemi di salute associati a questo disturbo – come, ad esempio, il diabete - può essere ridotto abbinando a una dieta povera di grassi e ricca di carboidrati complessi l'assunzione di Omega-3. Secondo gli autori della ricerca gli integratori a base di olio di pesce, un supplemento ricco di questi acidi grassi, aiutano a correggere una serie di alterazioni metaboliche associate alla resistenza all'insulina. Queste includono la concentrazione di lipidi plasmatici dopo i pasti. Sindrome metabolica e fattori di rischio La sindrome metabolica è una condizione caratterizzata dalla presenza simultanea di diversi fattori che mettono a rischio la salute dell'organismo. Questi includono l'obesità, l'ipertensione, livelli elevati di lipidi nel sangue e alte concentrazioni di zuccheri nel sangue. Tutte queste condizioni aumentano la probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2. Non solo, le condizioni tipiche della sindrome metabolica corrispondono a un incremento di disturbi come le malattie cardiache e l'ictus. Le cause dell'instaurarsi di questa pericolosa situazione non sono del tutto note. Tuttavia, gli esperti ritengono che la sindrome metabolica sia il risultato di una combinazione di fattori genetici e ambientali. Fra questi ultimi è inclusa una dieta scorretta. Per questo motivo uno degli approcci più utilizzati per contrastare tale condizione è stato seguire un'alimentazione povera di acidi grassi saturi – quelli dannosi per la salute – e ricca in carboidrati complessi – come quelli contenuti in pane, pasta, riso e patate. Tuttavia alcuni studi hanno suggerito che una dieta di questo tipo non è sufficiente a ridurre i livelli elevati di lipidi nel sangue. Anzi, le ricerche più recenti hanno dimostrato che questo tipo di alimentazione potrebbe addirittura far aumentare le concentrazioni di grassi ematici. L'aiuto degli Omega-3 In questo nuovo studio un gruppo di ricercatori coordinato da José Lopez-Miranda dell'Università di Cordoba (Spagna) ha confermato che una dieta povera di grassi e ricca di carboidrati complessi può produrre degli effetti dannosi. Questi includono l'aumento dei livelli di trigliceridi e del colesterolo. Viceversa, la stessa dieta, abbinata all'assunzione di Omega-3, non ha effetti sui livelli di lipidi nel sangue. Non solo, una dieta ricca di acidi grassi monoinsaturi o povera di grassi, ma ricca di carboidrati complessi e Omega-3 corrisponde a una quantità inferiore di grassi circolanti nel sangue rispetto a quella rilevabile nel caso di un'alimentazione ricca in acidi grassi saturi o povera di grassi e ricca di carboidrati complessi. Acidi grassi contro la sindrome metabolica I dati ottenuti dai ricercatori spagnoli si confermano i risultati di ricerche precedenti secondo cui gli acidi grassi monoinsaturi possono influenzare positivamente i livelli di lipidi ematici. Inoltre secondo gli autori questo studio suggerisce l'utilità dell'assunzione di livelli elevati di Omega-3 in chi soffre di sindrome metabolica.


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Diabete, Sindrome metabolica, Diabete di tipo 2

  • Gli Omega-3 proteggono dalle malattie cardiovascolari riducendo lo stress ossidativo

    L'azione benefica degli acidi grassi Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) contro le malattie cardiovascolari potrebbe dipendere dalla loro capacità di ridurre lo stress ossidativo. A dimostrarlo è uno studio pubblicato da Free Radical Research, secondo cui l'assunzione quotidiana di 4 grammi di EPA o di DHA per 6 settimane permette di ridurre i livelli di stress ossidativo circa del 20%. Le molecole coinvolte nello stress ossidativo L'organismo produce naturalmente delle molecole ossidanti, chiamate specie reattive dell'ossigeno. Queste sostanze giocano un ruolo fondamentale in molti processi, ma un loro accumulo può diventare dannoso. Alcune circostanze, come l'abitudine al fumo, l'inquinamento, l'esposizione al sole, un'attività fisica molto intensa o, semplicemente, l'invecchiamento possono favorire una produzione eccessiva di specie reattive dell'ossigeno, causando una situazione nota come stress ossidativo. E lo stress ossidativo può avere conseguenze molto gravi, come l'aumento del rischio di sviluppare un cancro, o la malattia di Alzheimer o, ancora, varie malattie cardiache. Per verificare i benefici dell'assunzione di Omega-3 in termini di stress ossidativo i ricercatori dell'University of Western Australia di Perth (Australia) e dell'Università di Montpellier (Francia) hanno il loro effetto sull'accumulo di F2-isoprostani. Queste molecole derivano dalla perossidazione dell'acido arachidonico, un Omega-6 precursore di sostanze coinvolte nelle risposte infiammatoria. Questo processo è promosso dalla presenza di radicali liberi, molecole dall'elevato potere ossidante. Omega-3 per la salute di cuore e vasi Lo studio ha coinvolto uomini sovrappeso con livelli anomali di lipidi nel sangue e da individui affetti da diabete di tipo-2 che stavano seguendo una cura per diminuire la pressione sanguigna. Dopo aver fatto assumere a tutti i partecipanti 4 grammi al giorno di EPA, DHA o olio di oliva – che non è ricco di Omega-3 - per 6 settimane i ricercatori hanno misurato i livelli di F2-isoprostani nelle loro urine. L'analisi dei dati ottenuti ha svelato che rispetto all'olio di oliva l'EPA riduce i livelli di questi composti del 24% negli uomini in sovrappeso e del 19% nei diabetici. Il DHA, invece, riduce le concentrazioni di F2-isoprostani del 14% negli obesi e del 23% nei diabetici. Non solo, anche i livelli plasmatici di acido arachidonico vengono ridotti sia dall'EPA, sia dal DHA. Questo, spiegano gli autori, indica che l'effetto degli Omega-3 è dovuto a una vera riduzione dell'ossidazione. Gli Omega-3 contrastano lo stress ossidativo I risultati ottenuti in questo studio smentiscono quanto precedentemente ipotizzato. Infatti la caratteristica suscettibilità di questi acidi grassi ad ossidarsi aveva portato gli esperti a credere che gli Omega-3 potessero aumentare i livelli di stress ossidativo. Ma secondo gli autori della ricerca la riduzione degli F2-isoprostani osservata sia negli individui obesi, sia nei diabetici indica che questi grassi riducono lo stress ossidativo. Inoltre anche altri studi, condotti, però, su individui sani, hanno rilevato i benefici degli Omega-3 nei confronti dello stress ossidativo. Nell'insieme questi risultati dimostrano che i benefici degli Omega-3 valgono sia per chi è in salute, sia per chi soffre di alcune patologie. La nuova ipotesi formulata dai ricercatori è che questo effetto antiossidante sia dovuto, almeno in parte, all'azione antinfiammatoria. Inoltre, spiegano i ricercatori, è plausibile che entri in gioco anche una riduzione dell'attività di una particolare classe di globuli bianchi, i leucociti. Gli autori concludono che questi dati supportano ulteriormente i benefici di una dieta arricchita di acidi grassi Omega-3 per la salute cardiovascolare.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Mas E, Woodman RJ, Burke V, Puddey IB, Beilin LJ, Durand T, Mori TA, “The omega-3 fatty acids EPA and DHA decrease plasma F(2)-isoprostanes: Results from two placebo-controlled interventions”, Free Radic Res. 2010 Sep;44(9):983-90


    Articolo pubblicato in Antinvecchiamento, Stress ossidativo e invecchiamento cellulare

  • Occhio secco (ipolacrimia): gli Omega-3 dell'olivello selvatico riducono i sintomi dell'infiammazione

    Gli acidi grassi Omega-3 contenuti nell'olio di olivello spinoso – una pianta diffusa in Europa e Asia – aiutano a ridurre i sintomi della sindrome dell'occhio secco (ipolacrimia). A dimostrarlo è una ricerca pubblicata dal Journal of Nutrition, in cui un gruppo di ricercatori dell'Università di Turku (Finlandia) ha dimostrato che è sufficiente assumere 2 grammi di questo supplemento ogni giorno per tre mesi perché anche gli utilizzatori di lenti a contatto possano ridurre i sintomi del disturbo. Lenti a contatto, ma non solo La cheratocongiuntivite secca, più comunemente conosciuta come sindrome dell'occhio secco, è un disturbo caratterizzato da una scarsa produzione di lacrime o, in alternativa, da un'evaporazione rapida delle lacrime stesse. Questi due fenomeni aumentano la secchezza dell'occhio. Di conseguenza, anche il rischio di infiammazione diventa maggiore.     La patologia, che può danneggiare le strutture esterne dell'occhio, è più frequente in chi utilizza le lenti a contatto, in chi passa molto tempo di fronte allo schermo del computer e in chi è molto esposto al sole o al vento. Inoltre la sua incidenza nella popolazione può arrivare a includere il 30% degli individui di età superiore ai 50 anni. Il rimedio I ricercatori finlandesi hanno analizzato se i sintomi di questa patologia potessero essere alleviati tramite l'assunzione di olio di olivello. In effetti questo supplemento alimentare ha già dimostrato in passato di possedere diverse proprietà benefiche per la salute. È noto, ad esempio, che l'olio di olivello è utile nel trattamento dell'eczema atopico e di altre malattie della pelle associate a una rigenerazione insufficiente. Inoltre, questo rimedio allevia i sintomi della pelle stressata dalle radiazioni ultraviolette, la secchezza delle fauci, le ulcere alla bocca, allo stomaco e ai genitali, le infiammazioni delle vie urinarie, le cerviciti e le sinusiti. Occhi non più secchi Nello studio pubblicato dal Journal of Nutrition, Riikka Järvinen e colleghi hanno suddiviso 86 individui di età compresa tra i 20 e i 70 anni in due gruppi. Fra questi erano compresi sia soggetti che soffrivano di occhio secco perché producevano poche lacrime, sia persone che, invece, avevano lacrime che evaporavano troppo rapidamente. A una prima parte dei partecipanti è stato indicato di assumere 2 grammi al giorno di olio di olivello, mentre tutti gli altri individui hanno assunto un placebo. Lo studio ha avuto una durata complessiva di tre mesi, dall'autunno fino all'inverno. Al termine della ricerca è stato rilevato che anche se in tutti i partecipanti era possibile osservare un aumento dell'evaporazione dell'acqua dall'occhio, in chi aveva assunto l'olio di olivello questo aumento era significativamente ridotto. E l’effetto era ancora maggiore in quegli individui che avevano seguito meglio le istruzioni ricevute dagli autori della ricerca e avevano assunto almeno l’80% delle quantità totali del supplemento. Il meccanismo d’azione I ricercatori hanno concluso che la riduzione dell’infiammazione è stata, probabilmente, promossa dall’Omega-3 acido linolenico contenuto nell’olio di olivello spinoso. Questo acido grasso, infatti, è il precursore di molecole dall’attività antinfiammatoria. Inoltre, hanno aggiunto gli autori, l’olio di olivello è ricco di vitamina E. Questo antiossidante avrebbe protetto l’occhio dallo stress ossidativo che, danneggiando cellule e tessuti, attiva i processi di infiammazione. Un aiuto contro il freddo Secondo Järvinen e colleghi i risultati di questo studio suggeriscono che l'assunzione di olio di olivello spinoso potrebbe attenuare l'aumento della concentrazione delle lacrime tipico della stagione più fredda. Inoltre potrebbe influenzare l'intensità massima di sintomi come il rossore e il bruciore in chi soffre di sindrome dell'occhio secco.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Larmo PS, Järvinen RL, Setälä NL, Yang B, Viitanen MH, Engblom JR, Tahvonen RL, Kallio HP, “Oral sea buckthorn oil attenuates tear film osmolarity and symptoms in individuals with dry eye”, J Nutr. 2010 Aug;140(8):1462-8. Epub 2010 Jun 16


    Articolo pubblicato in Vista, Occhio secco-Ipolacrimia

  • Perdita dell'udito: gli Omega-3 riducono il rischio del 14%

    Aumentare l'assunzione di acidi grassi Omega-3 può ridurre il rischio di sperimentare il calo dell'udito associato all'invecchiamento. In particolare, secondo i ricercatori dell'Università di Sydney (Australia) al di sopra dei 50 anni consumare pesce ricco in Omega-3 almeno due volte alla settimana riduce del 42% questo rischio rispetto a chi, invece, mangia meno di una porzione di pesce alla settimana. Un effetto simile è stato riscontrato nel caso dell'assunzione di acidi grassi Omega-3, che corrisponde a una riduzione del rischio di perdita dell'udito associata all'età del 14%. A riportare i risultati dei ricercatori australiani è l'American Journal of Clinical Nutrition. L'importanza dell'alimentazione per la salute dell'orecchio Studi precedenti avevano già sottolineato l'importanza di un'alimentazione corretta per ridurre il rischio di perdere parte dell'udito con il passare degli anni. Nel 2007, ad esempio, gli Annals of Internal Medicine hanno pubblicato una ricerca degli esperti dell'Università di Wageningen (Paesi Bassi) che ha coinvolto 728 uomini e donne di età compresa tra i 50 e i 70 anni. I risultati ottenuti hanno dimostrato che l'assunzione di supplementi a base di acido folico ritardano la comparsa di disturbi dell'udito associati alla percezione delle onde sonore a bassa frequenza. Un'altra ricerca, presentata nel febbraio del 2009 alla conferenza annuale dell'Association for Research in Otolaryngology di Baltimora (Stati Uniti), ha invece dimostrato che il beta carotene, la vitamina C, la vitamina E e il magnesio prevengono la perdita dell'udito - sia temporanea, sia permanente - nei topi e nei porcellini d'India. Pesce per un udito in salute Nella nuova ricerca gli scienziati dell'Università di Sydney, guidati da Paul Mitchell, hanno analizzato i dati riguardanti 2.956 individui coinvolti nel Blue Mountains Hearing Study. Quest'ultimo è uno studio condotto sulla popolazione australiana riguardante proprio la perdita dell'udito associata all'invecchiamento. Il consumo di pesce – e, di conseguenza, l'assunzione degli Omega-3 in esso contenuti – è stata determinata analizzando un questionario sulle abitudini alimentari compilato da ogni partecipante allo studio. I risultati dell'analisi hanno dimostrato l'esistenza di una correlazione tra la quantità totale di Omega-3 introdotti con la dieta e la perdita dell'udito. In particolare, all'aumento del consumo di pesce corrisponde a una diminuzione del rischio di essere colpiti da un calo delle capacità uditive. Secondo i ricercatori i risultati di questo studio dimostrano che l'assunzione di Omega-3 potrebbe prevenire o ritardare la perdita dell'udito associata all'invecchiamento. Ulteriori ricerche, incluse sperimentazioni cliniche, permetteranno di verificare questa ipotesi.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Gopinath B, Flood VM, Rochtchina E, McMahon CM, Mitchell P, “Consumption of omega-3 fatty acids and fish and risk of age-related hearing loss”, Am J Clin Nutr. 2010 Aug;92(2):416-21. Epub 2010 Jun 9 2. Durga J, Verhoef P, Anteunis LJ, Schouten E, Kok FJ, “Effects of folic acid supplementation on hearing in older adults: a randomized, controlled trial”, Ann Intern Med. 2007 Jan 2;146(1):1-9


    Articolo pubblicato in Udito

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