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Omega-3 contro l'infiammazione

Omega-3 contro l'infiammazione: gli speciali, le notizie e le pubblicazioni più recenti sul mondo degli omega-3, e sugli integratori alimentari e naturali.

  • SIRS: gli integratori di omega-3 riducono il rischio di morte e facilitano la guarigione

    Negli individui con sindrome da risposta infiammatoria sistemica (SIRS), una condizione caratterizzata da una forte infiammazione diffusa in tutto l’organismo, l’assunzione di supplementi di omega-3 sembra ridurre il rischio di morte del 23% e la degenza in ospedale di circa 10 giorni. Leggi tutto l'articolo


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  • L' infiammazione si combatte con gli Omega-3 di origine marina

    Gli Omega-3 di origine marina possono ridurre la concentrazione nel circolo sanguigno delle molecole segnale dell’infiammazione, come la proteina C reattiva, l’interleuchina  6 e il fattore di necrosi tumorale. Questo suggerisce che gli integratori a base di DHA (acido docosaesaenoico ) e EPA (acido eicosapentaenoico) potrebbero essere usati per prevenire le infiammazioni legate a patologie croniche. Leggi tutto l'articolo


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  • Obesità, la lotta all'infiammazione passa attraverso gli Omega-3

    Nuove speranze per chi deve convivere con l'obesità: assumere acidi grassi omega 3 potrebbe contribuire a ridurre l'infiammazione cronica del tessuto adiposo tipica degli individui obesi che non soffrono di diabete. A suggerirlo sono i risultati di una ricerca condotta alla Medical University di Vienna (Austria), dove Bianca Itariu e colleghi hanno portato a termine il primo studio clinico controllato ad analizzare questo problema, rilevando che il trattamento con Omega-3 riduce l'espressione dei geni associati all'infiammazione. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. Quanti omega 3 servono per ridurre l'infiammazione? I ricercatori austriaci hanno reclutato 55 pazienti fortemente obesi, ma non diabetici, cui hanno chiesto di assumere 3360 mg al giorno di acidi grassi EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) o 5 grammi al giorno di burro per 8 settimane. Al termine di questo periodo è stata analizzata l'espressione dei geni associati all'infiammazione. Si sa da tempo che l'infiammazione cronica del tessuto adiposo è una caratteristica tipica dell'obesità che può portare allo sviluppo di patologie associate al grave sovrappeso, come il diabete di tipo 2. D'altra parte gli omega 3, noti per le loro proprietà protettive nei confronti di cuore e vasi sanguigni, esercitano una forte azione antinfiammatoria. I dati raccolti dimostrano che negli individui che assumono queste dosi di omega 3 i livelli della maggior parte dei geni associati all'infiammazione del tessuto adiposo diminuiscono. Non solo, in questi pazienti la produzione delle molecole che servono a contrastare l'infiammazione aumenta, mentre diminuisce quella di interleuchina-6 (un indicatore di infiammazione in corso) e dei trigliceridi dannosi per la salute cardiovascolare. Infine, anche il rapporto tra gli Omega-6 e gli Omega-3, un altro marcatore dell'infiammazione cronica associata all'obesità, diminuisce significativamente. In effetti, gli studi condotti nel corso di svariati decenni hanno evidenziato che è molto importante sia il livello di Omega 3 in quanto tale, che il loro quantità rispetto agli Omega-6. Questi ultimi, così come gli Omega-3, sono acidi grassi essenziali per l'organismo, ma hanno un'azione pro-infiammatoria. Purtroppo l'alimentazione tipica dei Paesi occidentali è molto più ricca di Omega-6 che di Omega-3, fattore che, secondo gli esperti, contribuisce al dilagare del problema dell'obesità e dei problemi ad essa associati, come la sindrome metabolica. Qualche ragionevole dubbio Secondo gli esperti i risultati ottenuti in questo studio necessitano di un ulteriore approfondimento. Il problema principale risiederebbe nella progettazione dello studio stesso. Infatti i ricercatori hanno scelto come termine di paragone rispetto al trattamento con Omega-3 l'assunzione di 5 grammi di burro, i cui grassi sono, di per sé, portatori di infiammazione. L'apporto giornaliero di burro nella popolazione austriaca è, però, di 10 grammi a persona. Ciò significherebbe che anche nei pazienti che hanno assunto 5 grammi di burro i livelli di infiammazione al termine delle 8 settimane di trattamento avrebbero potuto essere inferiori rispetto a quelli iniziali. Purtroppo gli autori dello studio non hanno valutato l'infiammazione del tessuto adiposo prima dell'inizio dell'esperimento e, quindi, non è possibile quantificare con precisione l'effetto degli Omega-3 al di là della riduzione del consumo di burro. Ci vorranno nuove ricerche per gettare luce su questo aspetto e verificare definitavamente se gli Omega-3 rappresentano una buona opportunità terapeutica nel trattamento a lungo termine dell'obesità. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte Itariu BK, Zeyda M, Hochbrugger EE, Neuhofer A, Prager G, Schindler K, Bohdjalian A, Mascher D, Vangala S, Schranz M, Krebs M, Bischof MG, Stulnig TM, “Long-chain n-3 PUFAs reduce adipose tissue and systemic inflammation in severely obese nondiabetic patients: a randomized controlled trial”, J Clin Nutr. 2012 Oct 3. [Epub ahead of print] A suggerirlo sono i risultati di una ricerca condotta alla Medical University di Vienna (Austria), dove tizio e colleghi hanno portato a termine il primo studio clinico controllato ad analizzare questo problema, rilevando che il trattamento con Omega-3 riduce l'espressione dei geni associati all'infiammazione. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition.


    Articolo pubblicato in Diabete, Diabete di tipo 2, Problemi di peso, Omega-3 contro l'infiammazione ed è stato taggato con

  • Gli Omega-6 contrastano l'infiammazione, ma solo se assunti con gli Omega-3

    Gli acidi grassi Omega-6 riducono la sintesi dei leucotrieni, molecole coinvolte nei processi infiammatori. Gli Omega-6 però contrastano l'accumulo di acido arachidonico solo se assunti insieme agli Omega-3. I ricercatori dell'azienda farmaceutica Pilot Therapeutics Inc. hanno infatti dimostrato che assumere quotidianamente una miscela formata dall'Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e dall'Omega-6 GLA (acido gamma-linoleico) permette di ridurre la sintesi di leucotrieni. Se assunto da solo, il GLA provoca un aumento di acido arachidonico (AA), molecola pro-infiammatoria: l'assunzione contemporanea di Omega-3 contrasta questo effetto collaterale. I dettagli degli studi sono stati pubblicati sulla rivista Clinical Therapeutics1. Acidi grassi contro l'infiammazione Omega-3 e Omega-6 sono acidi grassi essenziali: l'organismo umano non è in grado di sintetizzarli e dunque debbono essere assunti con l'alimentazione. Mantenere un corretto equilibrio fra le quantità di Omega-6 e di Omega-3 è fondamentale per garantirsi un buono stato di salute. Infatti gli effetti di questi 2 tipi di acidi grassi sono opposti: gli Omega-3 contrastano i fenomeni infiammatori; gli Omega-6 li promuovono. La dieta ideale dovrebbe includere una quantità di Omega-6 da 1 a 3 volte superiore rispetto a quella di Omega-3. Tuttavia, l'alimentazione occidentale è caratterizzata da livelli di Omega-6 circa 20 volte superiori a quelli di Omega-3. Per gli esperti questo squilibrio potrebbe essere una delle cause della sempre maggiore incidenza di malattie infiammatorie nei paesi industrializzati. Leucotrieni: gli Omega-6 non bastano I primi studi condotti dai ricercatori di Charleston hanno dimostrato che assumere 1,5 grammi al giorno di GLA sotto forma di capsule di gelatina riduce la sintesi dei leucotrieni, molecole coinvolte nell'infiammazione. Assumere solo GLA porta tuttavia all'aumento dei livelli plasmatici di acido arachidonico, un precursore delle molecole associate ai fenomeni infiammatori. L'aumento di acido arachidonico viene però efficacemente contrastato se all'assunzione di queste capsule viene associata quella di 0,25 grammi o 1 grammo di EPA . Gli scienziati in uno studio successivo hanno somministrato ai partecipanti un'emulsione contenente diverse proporzioni di Omega-6 e Omega-3: 0,75 grammi di GLA + 0,5 grammi di EPA 1,5 grammi di GLA + 1 grammo di EPA 7,5 grammi di GLA + 5 grammi di EPA In tutti i casi i livelli di GLA ed EPA a digiuno si stabilizzano dopo 7 giorni di assunzione: la seconda formulazione ha però aumentato l'assorbimento degli acidi grassi rispetto a quello ottenibile utilizzando le capsule di gelatina. In nessun caso sono stati osservati effetti collaterali. Omega-3 e Omega-6, l'importanza della giusta combinazione I risultati ottenuti in questa ricerca dimostrano che per ridurre la produzione di molecole infiammatorie non è sufficiente assumere Omega-6, ma che la combinazione con gli Omega-3 permette di ottenere gli effetti desiderati senza conseguenze dannose per l'organismo.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Surette ME, Koumenis IL, Edens MB, Tramposch KM, Chilton FH, “Inhibition of leukotriene synthesis, pharmacokinetics, and tolerability of a novel dietary fatty acid formulation in healthy adult subjects”, Clin Ther. 2003 Mar;25(3):948-71.


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  • L'alimentazione ricca di Omega-3 contrasta le malattie associate all'infiammazione

    Aumentare il consumo di Omega-3 può aiutare a combattere i disturbi legati all'aumento dell'infiammazione associato allo stile alimentare moderno, caratterizzato da un apporto eccessivo di acidi grassi Omega-6. Questi ultimi aumentano la produzione di molecole associate ai fenomeni infiammatori alla base di diverse patologie croniche: malattie dell'apparato cardiovascolare diabete obesità steatosi epatica non alcolica Alzheimer artrite reumatoide malattie infiammatorie intestinali Una descrizione approfondita del ruolo giocato da questi 2 tipi di grassi nello sviluppo di queste malattie è contenuta in un'analisi pubblicata sul Journal of Nutrition and Metabolism1 da un gruppo di ricercatori del Biosciences Institute di County Cork (Irlanda). Omega-3 e Omega-6: grassi di cui non si può fare a meno Gli Omega-3 e gli Omega-6 sono considerati acidi grassi essenziali: significa che l'organismo umano non è in grado di sintetizzarli in piena autonomia, pertanto è indispensabile introdurli con l'alimentazione. Le cellule sanno produrre alcuni di questi grassi, non sono invece in grado di sintetizzare il materiale di partenza per ottenerli: acido linoleico (LA, un Omega-6) acido alfa-linolenico (ALA, un Omega-3). Senza un adeguato apporto di questi nutrienti l'organismo subisce gli effetti della carenza di Omega-3 e Omega-6, molecole che regolano tutta una serie di processi biologici variabili dal controllo della pressione sanguigna al funzionamento del sistema nervoso. Il ruolo dei grassi nell'infiammazione Gli eicosanoidi sono molecole ottenute a partire da LA e ALA che regolano i processi infiammatori. In particolare: gli eicosanoidi ottenuti a partire dagli Omega-6 promuovono l'infiammazione; gli eicosanoidi che derivano dagli Omega-3 hanno invece un effetto antinfiammatorio. I cambiamenti dello stile alimentare degli ultimi decenni hanno portato ad un arricchimento della dieta occidentale di Omega-6, associato soprattutto al consumo sempre più frequente di oli vegetali ricchi di LA. Il bilancio tra Omega-6 e Omega-3, il cui rapporto ideale si attesta tra l'1 a 1 e il 4 a 1, si è spostato di conseguenza verso valori pari a 15 a 1. Allo stesso modo, l'incidenza di malattie infiammatorie croniche è a sua volta aumentata. Contrastare l'infiammazione con l'alimentazione Diversi studi si sono concentrati sulla possibilità di ridurre il rischio di sviluppare questi disturbi aumentando il consumo alimentare di Omega-3. L'approccio si è dimostrato potenzialmente efficace in caso di: steatosi epatica non alcolica malattie cardiovascolari patologie infiammatorie dell'intestino artrite reumatoide malattia di Alzheimer Un regime alimentare ricco di frutta, verdura, legumi, cereali e pesce ricchi di Omega-3 riduce inoltre la probabilità di sviluppare la sindrome metabolica, una situazione complessa in cui sono presenti contemporaneamente diversi fattori di rischio per il diabete e le malattie cardiovascolari. Un consumo elevato di Omega-6 associato a un basso apporto di Omega-3 favorisce l'infiammazione, di conseguenza mette in atto i seguenti processi organici: aumenta la tendenza dei vasi sanguigni a restringersi; eleva la viscosità del sangue; accresce la probabilità di sviluppare malattie associate a queste condizioni. Quali cibi preferire? Aumentare il consumo di: salmone sgombro tonno verdura a foglia verde frutta secca (come le noci) Da evitare l'uso eccessivo di oli di girasole, di zafferanone e di mais, ricchi di LA.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Patterson E, Wall R, Fitzgerald GF, Ross RP, Stanton C, “Health implications of high dietary omega-6 polyunsaturated Fatty acids”, J Nutr Metab. 2012;2012:539426. Epub 2012 Apr 5


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  • Pancreatite acuta: effetti antinfiammatori degli Omega-3 la contrastano

    Gli Omega-3 contenuti nel pesce grasso influenzano i meccanismi coinvolti nello sviluppo della pancreatite acuta. E' questa la conclusione di un gruppo di ricercatori del dipartimento di fisiologia dell'Università di Granada (Spagna), secondo il quale tali acidi grassi potrebbero prevenire o attenuare questa malattia. Parte dei risultati che hanno portato a questa scoperta sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the Nutrition Society. Dieta mediterranea e danni cellulari La pancreatite acuta è una malattia di origine infiammatoria e ossidativa. Lo scopo dei ricercatori spagnoli è stato capire se variazioni nel tipo di grassi introdotti con l'alimentazione potessero modificare la capacità delle cellule di rispondere al danno ossidativo e infiammatorio associato a questa malattia. María Belén López Millán, autrice dello studio, ha infatti sottolineato come i fenomeni infiammatori e ossidativi siano sempre di più alla base di malattie croniche. Gli scienziati si sono concentrati in particolare su alcuni ingredienti della dieta mediterranea: l'olio vergine di oliva e il pesce. Nel caso dell'olio di oliva i principi attivi di interesse erano l'acido oleico e l'idrossitirosolo, molecole dalla spiccata azione antiossidante. I componenti del pesce che hanno destato l'attenzione degli autori erano invece gli Omega-3, acidi grassi dalle riconosciute funzioni antinfiammatorie. Dai topi all'uomo Per verificare le loro ipotesi, i ricercatori hanno sviluppato un modello sperimentale in cui è stato valutato in che modo i cambiamenti della composizione delle membrane cellulari associati ai grassi ingeriti influenzano la risposta ai danni causati dall'infiammazione e dallo stress ossidativo. Gli esperimenti condotti sui topi hanno previsto di trattare gli animali con i nutrienti d'interesse e, in seguito a questo pretrattamento, di indurre il danno cellulare. È emerso che i composti antiossidanti e quelli antinfiammatori introdotti con l'alimentazione possono prevenire o attenuare la presenza di patologie associate ai processi infiammatori e ossidativi. L'acido oleico, l'idrossitirosolo e gli Omega-3 potrebbero per questo essere considerati degli “ingredienti funzionali” in grado di tenere sotto controllo la malattia. Conferme per la dieta mediterranea Secondo gli autori questo è il primo studio ad analizzare in che modo gli Omega-3 e gli antiossidanti influenzano i meccanismi cellulari che rispondono all'infiammazione locale del pancreas. Oltre a rafforzare l'importanza svolta dagli Omega-3 per mantenere l'organismo in uno stato di buona salute, i risultati ottenuti in questa ricerca confermano i benefici della dieta mediterranea, inclusa dall'UNESCO nella lista dei beni intangibili patrimonio dell'umanità.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       1.  C. Santana, M. B. López-Millán, M. A. Martínez-Burgos, M. Mañas, E. Martínez-Victoria and M. D. Yago (2010). Influence of membrane fatty acid composition on cell viability and lipid peroxidation in a cell model (AR42J) of cerulein-induced acute pancreatitis. Proceedings of the Nutrition Society, 69 , E313


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