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Operazioni chirurgiche

Operazioni chirurgiche: gli speciali, le notizie e le pubblicazioni più recenti sul mondo degli omega-3, e sugli integratori alimentari e naturali.

  • Omega-3 per guarire ferite all'intestino postintervento chirurgico

    Gli acidi grassi Omega-3 facilitano la guarigione e contrastano l'infiammazione delle ferite all'intestino dopo un intervento chirurgico. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sugli Annali Italiani di Chirurgia da un gruppo di ricercatori della Medical School della Yeditepe University di Istanbul (Turchia). Secondo i risultati ottenuti in questa ricerca l'effetto di questi nutrienti è ancora maggiore se vengono assunti in combinazione con l'acido ascorbico. Interventi pericolosi all'intestino Le anastomosi gastrointestinali, interventi chirurgici che prevedono l'unione di due tratti del tubo digerente, possono andare incontro alla riapertura spontanea delle ferite. Questo fenomeno, che può essere causato da diversi fattori locali e sistemici, rappresenta una complicazione postoperatoria molto seria che può addirittura portare al decesso del paziente. Perché l'intervento chirurgico abbia un esito positivo è importante prevenire o ridurre la carenza di ossigeno tipica della zona centrale delle ferite e dell'infiammazione che si può scatenare a livello dell'anastomosi. A questi obiettivi si aggiunge quello di aumentare il tessuto connettivo ricco di collagene nella ferita. Alcune ricerche hanno dimostrato che sia gli Omega-3 sia l'acido ascorbico giocano un ruolo nella guarigione dei tessuti danneggiati. Quest'ultimo è stato coinvolto nel processo di formazione delle fibre di collagene, cui conferisce la resistenza alla tensione necessaria per far sì che il tessuto cicatriziale possa stirarsi senza strapparsi. L'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 di origine alimentare, partecipano alla guarigione delle ferite influenzando i livelli di infiammazione del tessuto danneggiato. Per questi motivi i ricercatori della Yeditepe University hanno valutato l'efficacia di questi due tipi di molecole nel favorire la guarigione delle ferite associate alle anastomosi intestinali. Omega-3 contro l'infiammazione per guarire meglio Lo studio ha coinvolto 40 ratti, che sono stati suddivisi in 4 gruppi. Il primo è stato sottoposto ad anastomosi, ma non ha ricevuto nessun trattamento. Il secondo e il terzo gruppo sono stati sottoposti all'intervento chirurgico e hanno ricevuto acido ascorbico o Omega-3. Infine, un quarto gruppo di animali è stato operato e ha ricevuto sia acido ascorbico, sia Omega-3. Cinque giorni dopo l'intervento tutti gli animali sono stati sacrificati per analizzare i risultati dell'operazione. La guarigione è stata valutata misurando la pressione di scoppio, cioè la pressione necessaria per far cedere l'anastomosi, e i livelli di idrossiprolina, un aminoacido presente nel collagene. È emerso che la pressione di scoppio e le concentrazioni di idrossiprolina erano significativamente maggiori sia negli animali che avevano ricevuto acido ascorbico sia in quelli che avevano assunto Omega-3. Non solo, l'effetto positivo dell'assunzione combinata dei due tipi di nutrienti era maggiore rispetto a quello ottenuto utilizzando solo acido ascorbico o solo Omega-3. Combinazione vincente contro le ferite Assunti singolarmente o in combinazione, Omega-3 e acido ascorbico favoriscono la guarigione delle anastomosi praticate all'intestino. Secondo i ricercatori l'azione dei due tipi di molecole si sommerebbe, facilitando il processo di recupero delle ferite.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Ekçi B, Karabicak I, Atukeren P, Altinlio E, Tomaoglu K, Tasci I, “The effect of omega-3 fatty acid and ascorbic acid on healing of ischemic colon anastomoses”, Ann Ital Chir. 2011 Nov-Dec;82(6):475-9


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  • Trapianti di fegato: ecco come gli Omega-3 proteggono dall'infiammazione

    Svelati i meccanismi molecolari attivati dagli Omega-3 per proteggere il fegato dall'infiammazione causata dagli interventi chirurgici, trapianti inclusi. A scoprirli è stato un gruppo di ricercatori dell'Università del Cile di Santiago in uno studio pubblicato dalla rivista PloS One. La scoperta apre nuove prospettive nella prevenzione dei danni da ischemia-riperfusione, fenomeni spesso associati ad alcune operazioni. Il ruolo protettivo degli Omega-3 nei trapianti di fegato L'ischemia è una situazione in cui il flusso di sangue verso un organo diminuisce o, addirittura, si annulla. Questo fenomeno, associato a eventi come l'infarto o alcuni interventi chirurgici, provoca una carenza di ossigeno dannosa per i tessuti. D'altra parte anche la riperfusione, cioè il ripristino della circolazione sanguigna, può danneggiare gli organi, soprattutto a causa della forte infiammazione scatenata dall'attivazione del sistema immunitario. In particolare, i danni da ischemia-riperfusione mettono in serio pericolo la salute dei tessuti dopo alcuni interventi chirurgici in cui si verificano questi due fenomeni. Un caso molto studiato è quello dei trapianti di fegato, in cui è stato dimostrato che questo tipo di danno può essere limitato attraverso opportuni trattamenti dell'organo da trapiantare. Alcuni esperimenti hanno, ad esempio, dimostrato che nei ratti l'assunzione degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) protegge il fegato del donatore dal danneggiamento. L'efficacia di questi acidi grassi si basa sulla riduzione dell'attivazione di NF-kB, una proteina associata all'infiammazione e che viene attivata da questo tipo di danno. Nuovi dettagli sui meccanismi d'azione I ricercatori sudamericani hanno scoperto ulteriori particolari di questo processo analizzando l'attività di NF-kB e di altre molecole ad essa correlate in ratti ai quali, prima di indurre un danno da ischemia-riperfusione al fegato, è stato somministrato per 7 giorni un supplemento a base di olio di pesce. Dopo questa prima settimana il danno epatico è stato indotto con 1 ora di ischemia seguita da 20 ore di riperfusione. Per quanto riguarda lo stato di salute generale del fegato, l'assunzione di Omega-3 è stata associata a una normalizzazione dei livelli di transaminasi e della morfologia del fegato, parametri alterati in caso di danni epatici. Le analisi molecolari hanno, inoltre, svelato che oltre a ridurre l'attivazione di NF-kB questi acidi grassi promuovono l'associazione tra NF-kB e una molecola dall'azione antinfiammatoria, PPAR-α. Allo stesso tempo, i ricercatori hanno rilevato che il trattamento con Omega-3 aumenta la stabilità di IκB-α, molecola che contrasta l'attivazione di NF-kB. Il risultato di questi fenomeni è un aumento dell'espressione dei geni regolati da  PPAR-α e una normalizzazione dei livelli di  IL-lβ e TNF-α, due molecole pro-infiammatorie la cui produzione è controllata da NF-kB. Omega-3, un'efficacia senza più segreti Nell'insieme questi dati indicano che PPAR-α e NF-κB competono per il controllo della produzione di mediatori dell'infiammazione. Gli acidi grassi Omega-3, quindi, proteggerebbero il fegato dal danno da ischemia-riperfusione promuovendo la formazione dei complessi tra PPAR-α e NF-κB e aumentando la stabilità di IκB-α.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Zúñiga J, Cancino M, Medina F, Varela P, Vargas R, Tapia G, Videla LA, Fernández V, “N-3 PUFA supplementation triggers PPAR-α activation and PPAR-α/NF-κB interaction: anti-inflammatory implications in liver ischemia-reperfusion injury”, PLoS One. 2011;6(12):e28502. Epub 2011 Dec 8


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