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Speciali Omega-3

Omega 3: Notizie dell'ultima ora e studi più recenti

Le notizie dell'ultima ora e gli studi più recenti sugli Omega-3 per essere sempre aggiornato sulle novità e gli sviluppi di queste sostanze naturali.

  • VitaDHA 1000, puro per principio

    VitaDHA 1000 VitaDHA® 1000 è un integratore di omega-3 DHA da olio di pesce purificato con distillazione molecolare a stadi multipli     Ecco 3 buoni motivi per scegliere il VitaDHA® 1000 Sicuro e puro - certificato 5 stelle IFOS* Il 70% più biodisponibile Senza ritorno di gusto   Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Articoli newsletter

  • Cina: pubblicate le dosi di riferimento per l’assunzione degli Omega-3

    Cina: ecco le dosi per l’assunzione di Omega 3 Dai 250 ai 2000 milligrammi al giorno. È questa la dose raccomandata di EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesanoico) per gli adulti, appena stabilita dalla Società di Nutrizione Cinese. Una mossa a lungo attesa per un paese in cui il consumo degli acidi grassi Omega-3 è ancora molto basso. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Carenza di Omega-3 ed è stato taggato con

  • L'infiammazione si combatte con gli Omega-3 di origine marina

    Omega 3 ed infiammazione: ecco come l'olio di pesce disinfiamma l'organismo Gli Omega 3 di origine marina possono ridurre la concentrazione nel circolo sanguigno delle molecole segnale dell’infiammazione, come la proteina C reattiva, l’interleuchina  6 e il fattore di necrosi tumorale. Questo suggerisce che gli integratori a base di DHA (acido docosaesaenoico ) e EPA (acido eicosapentaenoico) potrebbero essere usati per prevenire le infiammazioni legate a patologie croniche. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Omega-3 contro l'infiammazione ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 agiscono positivamente su tutti i processi metabolici

    Metabolismo: gli Omega 3 ne migliora i processi Gli Omega 3 sembrano avere effetti benefici sul metabolismo ancora più numerosi di quelli fino ad ora conosciuti. In particolare il DHA (acido docosaesaenoico) ha un effetto protettivo su molte patologie metaboliche, tra cui l’epatopatia steatosica non alcolica. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Steatosi del fegato ed è stato taggato con

  • Omega-3, nuova analisi conferma i benefici per cuore e arterie

    Omega 3 EPA DHA: i grandi benefici antinfiammatori per cuore e arterie Le prove dei benefici per la salute del cuore esercitati dagli acidi grassi Omega-3 sono significative, ma non tutte le fonti di questi alimenti sono efficaci nello stesso modo. A dimostrarlo è una nuova analisi dei dati presenti nella letteratura scientifica, pubblicata dai ricercatori del Linus Pauling Institute dell'Oregon State University di Corvallis (Stati Uniti). Condotta da Donald Jump, Christopher Depner e Sasmita Tripathy, l'analisi offre anche una possibile spiegazione ai risultati contrastanti ottenuti in alcuni studi recenti. In particolare, secondo gli esperti i benefici esercitati dall'olio di pesce ricco di Omega-3 sulla salute dei pazienti cui è già stato diagnosticato un disturbo cardiovascolare sono mascherati dall'elevata efficacia dei farmaci che questi stessi pazienti già assumono. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Sistema cardiovascolare, Olio di pesce ed è stato taggato con

  • Obesità, la lotta all'infiammazione passa attraverso gli Omega-3

    Obesità: l'azione antinfiammatoria dell'olio di pesce è un' ottima terapia di supporto Nuove speranze per chi deve convivere con l'obesità: assumere acidi grassi omega 3 potrebbe contribuire a ridurre l'infiammazione cronica del tessuto adiposo tipica degli individui obesi che non soffrono di diabete. A suggerirlo sono i risultati di una ricerca condotta alla Medical University di Vienna (Austria), dove Bianca Itariu e colleghi hanno portato a termine il primo studio clinico controllato ad analizzare questo problema, rilevando che il trattamento con Omega-3 riduce l'espressione dei geni associati all'infiammazione. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. Quanti omega 3 servono per ridurre l'infiammazione? I ricercatori austriaci hanno reclutato 55 pazienti fortemente obesi, ma non diabetici, cui hanno chiesto di assumere 3360 mg al giorno di acidi grassi EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) o 5 grammi al giorno di burro per 8 settimane. Al termine di questo periodo è stata analizzata l'espressione dei geni associati all'infiammazione. Si sa da tempo che l'infiammazione cronica del tessuto adiposo è una caratteristica tipica dell'obesità che può portare allo sviluppo di patologie associate al grave sovrappeso, come il diabete di tipo 2. D'altra parte gli omega 3, noti per le loro proprietà protettive nei confronti di cuore e vasi sanguigni, esercitano una forte azione antinfiammatoria. I dati raccolti dimostrano che negli individui che assumono queste dosi di omega 3 i livelli della maggior parte dei geni associati all'infiammazione del tessuto adiposo diminuiscono. Non solo, in questi pazienti la produzione delle molecole che servono a contrastare l'infiammazione aumenta, mentre diminuisce quella di interleuchina-6 (un indicatore di infiammazione in corso) e dei trigliceridi dannosi per la salute cardiovascolare. Infine, anche il rapporto tra gli Omega-6 e gli Omega-3, un altro marcatore dell'infiammazione cronica associata all'obesità, diminuisce significativamente. In effetti, gli studi condotti nel corso di svariati decenni hanno evidenziato che è molto importante sia il livello di Omega 3 in quanto tale, che il loro quantità rispetto agli Omega-6. Questi ultimi, così come gli Omega-3, sono acidi grassi essenziali per l'organismo, ma hanno un'azione pro-infiammatoria. Purtroppo l'alimentazione tipica dei Paesi occidentali è molto più ricca di Omega-6 che di Omega-3, fattore che, secondo gli esperti, contribuisce al dilagare del problema dell'obesità e dei problemi ad essa associati, come la sindrome metabolica. Qualche ragionevole dubbio Secondo gli esperti i risultati ottenuti in questo studio necessitano di un ulteriore approfondimento. Il problema principale risiederebbe nella progettazione dello studio stesso. Infatti i ricercatori hanno scelto come termine di paragone rispetto al trattamento con Omega-3 l'assunzione di 5 grammi di burro, i cui grassi sono, di per sé, portatori di infiammazione. L'apporto giornaliero di burro nella popolazione austriaca è, però, di 10 grammi a persona. Ciò significherebbe che anche nei pazienti che hanno assunto 5 grammi di burro i livelli di infiammazione al termine delle 8 settimane di trattamento avrebbero potuto essere inferiori rispetto a quelli iniziali. Purtroppo gli autori dello studio non hanno valutato l'infiammazione del tessuto adiposo prima dell'inizio dell'esperimento e, quindi, non è possibile quantificare con precisione l'effetto degli Omega-3 al di là della riduzione del consumo di burro. Ci vorranno nuove ricerche per gettare luce su questo aspetto e verificare definitavamente se gli Omega-3 rappresentano una buona opportunità terapeutica nel trattamento a lungo termine dell'obesità.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte Itariu BK, Zeyda M, Hochbrugger EE, Neuhofer A, Prager G, Schindler K, Bohdjalian A, Mascher D, Vangala S, Schranz M, Krebs M, Bischof MG, Stulnig TM, “Long-chain n-3 PUFAs reduce adipose tissue and systemic inflammation in severely obese nondiabetic patients: a randomized controlled trial”, J Clin Nutr. 2012 Oct 3. [Epub ahead of print] A suggerirlo sono i risultati di una ricerca condotta alla Medical University di Vienna (Austria), dove tizio e colleghi hanno portato a termine il primo studio clinico controllato ad analizzare questo problema, rilevando che il trattamento con Omega-3 riduce l'espressione dei geni associati all'infiammazione. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition.


    Articolo pubblicato in Diabete, Diabete di tipo 2, Problemi di peso, Omega-3 contro l'infiammazione ed è stato taggato con

  • Gli omega 3 EPA e DHA controllano i geni della morte cellulare

    Olio di pesce: protegge contro i geni della morte cellulare I meccanismi alla base dei benefici degli Omega 3 dipendono dall'azione esercitata da questi nutrienti sulle membrane delle cellule, sulle molecole coinvolte nell'infiammazione e nell'ossidazione e sui geni che controllano la morte cellulare. Anni di ricerche hanno permesso di scoprire i dettagli di questi meccanismi. I loro risultati sono stati riassunti e discussi in un'analisi pubblicata sulla rivista Frontiers in Physiology dai ricercatori dell'Institute for Advanced Studies on Food (IMDEA-Food) di Madrid (Spagna)1. È emerso che questi acidi grassi esercitano molte azioni protettive, oltre a quella sul cuore associata alla loro capacità di ridurre i livelli dei trigliceridi. Gli effetti diretti su cellule e piastrine Gli Omega-3 sono acidi grassi essenziali: significa che debbono essere assunti tramite cibo o integratori alimentari. Questi grassi una volta nell'organismo formano le membrane cellulari. E' proprio qui che esercitano il loro primo effetto: grazie alle loro caratteristiche chimiche fluidificano le stesse membrane anche in zone molto specifiche. Gli Omega-3 esercitano altresì un effetto antiaggregante sulle piastrine che riduce la formazione di trombi e placche aterosclerotiche. In questo caso entrano in gioco altri 2 meccanismi: l'inibizione di un enzima necessario per l'aggregazione (COX), associata probabilmente alla riduzione dell'ossidazione nella cellula; la riduzione delle quantità della molecola utilizzata da questo enzima, l'acido arachidonico. Il risultato finale è una riduzione della produzione di alcune molecole che favoriscono la trombosi e di altre che stimolano l'infiammazione. L'azione antinfiammatoria degli Omega-3 L'azione antinfiammatoria degli Omega-3 è invece associata alla riduzione della produzione di molecole lipidiche associate all'infiammazione nonché delle citochine IL-1β, IL-6, IL-8 e TNF-α, sostanze che stimolano il sistema immunitario e l'espressione di geni dall'azione infiammatoria. La riduzione dell'infiammazione è associata anche alla capacità di prevenire dei cambiamenti nella membrana che portano all'attivazione del gene JNK, che a sua volta interferisce con l'attività dell'insulina. Alcune ricerche hanno infine svelato la presenza sulle membrane cellulari di molecole che rilevano la presenza di Omega-3 e inibiscono i meccanismi molecolari alla base della risposta infiammatoria nel sistema immunitario e nelle cellule adipose. Questo fenomeno riporta alla normalità l'attività dell'insulina e riduce così il rischio di obesità. L'effetto antiossidante degli Omega-3 Gli Omega-3 sono molecole che possono ossidarsi facilmente. Per questo sono sorti molti dubbi sul fatto che assumerne grandi quantità possa aumentare i livelli di ossidazione nell'organismo. Alcuni studi hanno dimostrato che un aumento dell'ossidazione dei lipidi, ad esempio nelle cellule del fegato, può avere effetti positivi sul metabolismo dei grassi Gli Omega-3 riducono inoltre i livelli nelle urine di noti marcatori dello stress ossidativo, gli isoprostani, e limitando l'attività di NOX2 e NOX4, enzimi responsabili della produzione di  molecole dall'attività ossidante. Gli Omega-3 inibiscono altresì l'attività della proteina sPLA2, un noto fattore di rischio cardiovascolare, e riducono nel fegato i livelli del colesterolo “cattivo” degradando il componente ApoB. I microRNA Le ultime scoperte invece riguardano l'azione svolta dagli Omega-3 sulla produzione dei microRNA (miRNA), piccoli RNA che regolano l'espressione dei geni. Gli Omega-3 attraverso questo meccanismo contrastano alcuni disturbi nel fegato, come la resistenza all'insulina e l'infiammazione, e influenzano l'espressione di PTEN, gene che contrasta la formazione di tumori. Anche l'azione protettiva nei confronti del cancro al colon sembra essere mediata dall'azione degli Omega-3 sui miRNA. In altre forme tumorali, come il glioma, questa attività  aumenterebbe l'espressione di geni che inducono la morte delle cellule cancerose. Tuttavia, l'effetto degli Omega-3 sui miRNA potrebbe essere indiretto e coinvolgere molecole che vengono prodotte a partire da questi acidi grassi durante i processi infiammatori, come le resolvine. Diverse azioni per un solo principio attivo Appare chiaro da questa analisi che le capacità che sono valse agli Omega-3 l'appellativo di acidi grassi “amici” della salute vanno oltre l'azione svolta contro l'accumulo dei trigliceridi nel sangue. A livello macroscopico i meccanismi scatenati nell'organismo da questi nutrienti migliorano la salute cardiovascolare e nervosa. Ulteriori ricerche permetteranno di scendere ancora di più nel dettaglio dei loro effetti microscopici.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Visioli F, Giordano E, Nicod NM, Dávalos A, “Molecular targets of omega 3 and conjugated linoleic Fatty acids - "micromanaging" cellular response”, Front Physiol. 2012;3:42. Epub 2012 Feb 29


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  • Gli Omega-3 aiutano a depurare il fegato

    Integratori Omega-3: un aiuto per pulire il fegato Una dieta ricca di Omega 3, frutta e verdura è l'ideale per depurare il fegato e aiutarlo a mantenersi in salute. I cibi ricchi di Omega-3, insieme alla frutta e alla verdura, sono alla base dell'alimentazione migliore per depurare il fegato. A giovare di un'alimentazione ricca di questi alimenti non è solo questo organo, ma tutto l'organismo e, come se non bastasse, una dieta depurante può anche aiutare a perdere qualche chilo di troppo. Omega-3, grassi essenziali per la salute Gli Omega-3 sono considerati acidi grassi essenziali. Questa definizione deriva dal fatto che l'organismo non è in grado di sintetizzarli anche se ne ha assoluto bisogno per la sua sopravvivenza. In particolare, le cellule del nostro corpo hanno bisogno di un particolare Omega-3, l'acido eicosapentaenoico (EPA), per poterne sintetizzare un altro, l'acido docosaesaenoico (DHA). Sia EPA, sia DHA sono indispensabili per mantenersi in salute. Si tratta, infatti, di molecole dalla spiccata azione antinfiammatoria e in grado di ridurre le quantità di trigliceridi e di colesterolo LDL (quello “cattivo”) presenti nel sangue. Le loro proprietà contribuiscono a ridurre il rischio di sviluppare malattie croniche come le patologie cardiovascolari e l'artrite. In particolare, sia l'azione antinfiammatoria, sia la capacità di ridurre trigliceridi e colesterolo LDL proteggono le cellule del fegato dai tumori che potrebbero colpirlo. Le fonti alimentari di Omega-3 EPA e DHA sono i due Omega-3 che vengono utilizzati più efficientemente dall'organismo e per aumentarne l'assunzione è possibile arricchire la propria alimentazione di pesce grasso, come lo sgombro, le sardine, le aringhe e il tonno, che è la fonte alimentare principale di questi nutrienti. Esiste, però, anche un altro Omega-3 da cui è possibile ricavare EPA e, da questo, DHA. Si tratta dell'acido alfa-linolenico (ALA), molecola più abbondante nei cibi di origine vegetale, prime fra tutti le noci. Diversi studi hanno dimostrato che anche le fonti alimentari di ALA aiutano a proteggere la salute. Purtroppo, però, la capacità dell'organismo umano di convertire questo Omega-3 in EPA è limitata. Le fonti migliori di Omega-3 sembrano, quindi, essere i cibi di per sé ricchi di EPA e DHA. La dieta per depurare il fegato Proprio perché sono tutt'altro che dannosi per la salute, gli Omega-3 sono l'ideale per una dieta depurante che, oltre a far perdere peso, aiuti ad eliminare il senso di pesantezza e le scorie. Da quest'ultimo punto di vista uno dei passi fondamentali è agire sul fegato, un organo che svolge diverse funzioni. Fra queste sono incluse attività fondamentali per il metabolismo dei grassi e dei carboidrati, la produzione della bile necessaria per la digestione, la funzione di deposito per diverse sostanze e la disintossicazione da tossine, scorie e altre molecole dannose per l'organismo. Aiutare il fegato a disintossicarsi è, quindi, fondamentale per mantenere un buono stato di salute. Largo, quindi, a cibi ricchi di Omega-3, da preferire rispetto a burro, carne e altri alimenti di origine animale che contengono grandi quantità di grassi saturi che, invece, affaticano il fegato. Oltre a svolgere un'azione protettiva diretta su quest'organo, questi nutrienti favoriscono l'assorbimento di vitamina A ed E, fondamentali per evitare l'affaticamento del fegato. Abbinando il consumo di Omega-3 a quello di frutta e verdura, essenziali per un'azione depurante, è possibile aiutare il fegato a mantenersi in forma. Largo, quindi, a pesce grasso, noci, sedano e finocchio drenanti e frutta e verdura di stagione.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links.


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  • Gli Omega-6 contrastano l'infiammazione, ma solo se assunti con gli Omega-3

    Infiammazione: il rapporto Omega-6 e Omega-3, quello che dovete sapere Gli acidi grassi Omega-6 riducono la sintesi dei leucotrieni, molecole coinvolte nei processi infiammatori. Gli Omega-6 però contrastano l'accumulo di acido arachidonico solo se assunti insieme agli Omega 3. I ricercatori dell'azienda farmaceutica Pilot Therapeutics Inc. hanno infatti dimostrato che assumere quotidianamente una miscela formata dall'Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e dall'Omega-6 GLA (acido gamma-linoleico) permette di ridurre la sintesi di leucotrieni. Se assunto da solo, il GLA provoca un aumento di acido arachidonico (AA), molecola pro-infiammatoria: l'assunzione contemporanea di Omega-3 contrasta questo effetto collaterale. I dettagli degli studi sono stati pubblicati sulla rivista Clinical Therapeutics1. Acidi grassi contro l'infiammazione Omega-3 e Omega-6 sono acidi grassi essenziali: l'organismo umano non è in grado di sintetizzarli e dunque debbono essere assunti con l'alimentazione. Mantenere un corretto equilibrio fra le quantità di Omega-6 e di Omega-3 è fondamentale per garantirsi un buono stato di salute. Infatti gli effetti di questi 2 tipi di acidi grassi sono opposti: gli Omega-3 contrastano i fenomeni infiammatori; gli Omega-6 li promuovono. La dieta ideale dovrebbe includere una quantità di Omega-6 da 1 a 3 volte superiore rispetto a quella di Omega-3. Tuttavia, l'alimentazione occidentale è caratterizzata da livelli di Omega-6 circa 20 volte superiori a quelli di Omega-3. Per gli esperti questo squilibrio potrebbe essere una delle cause della sempre maggiore incidenza di malattie infiammatorie nei paesi industrializzati. Leucotrieni: gli Omega-6 non bastano I primi studi condotti dai ricercatori di Charleston hanno dimostrato che assumere 1,5 grammi al giorno di GLA sotto forma di capsule di gelatina riduce la sintesi dei leucotrieni, molecole coinvolte nell'infiammazione. Assumere solo GLA porta tuttavia all'aumento dei livelli plasmatici di acido arachidonico, un precursore delle molecole associate ai fenomeni infiammatori. L'aumento di acido arachidonico viene però efficacemente contrastato se all'assunzione di queste capsule viene associata quella di 0,25 grammi o 1 grammo di EPA . Gli scienziati in uno studio successivo hanno somministrato ai partecipanti un'emulsione contenente diverse proporzioni di Omega-6 e Omega-3: 0,75 grammi di GLA + 0,5 grammi di EPA 1,5 grammi di GLA + 1 grammo di EPA 7,5 grammi di GLA + 5 grammi di EPA In tutti i casi i livelli di GLA ed EPA a digiuno si stabilizzano dopo 7 giorni di assunzione: la seconda formulazione ha però aumentato l'assorbimento degli acidi grassi rispetto a quello ottenibile utilizzando le capsule di gelatina. In nessun caso sono stati osservati effetti collaterali. Omega-3 e Omega-6, l'importanza della giusta combinazione I risultati ottenuti in questa ricerca dimostrano che per ridurre la produzione di molecole infiammatorie non è sufficiente assumere Omega-6, ma che la combinazione con gli Omega-3 permette di ottenere gli effetti desiderati senza conseguenze dannose per l'organismo.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Surette ME, Koumenis IL, Edens MB, Tramposch KM, Chilton FH, “Inhibition of leukotriene synthesis, pharmacokinetics, and tolerability of a novel dietary fatty acid formulation in healthy adult subjects”, Clin Ther. 2003 Mar;25(3):948-71.


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  • Gli Omega-3 bloccano la ciclo-ossigenasi e contrastano così l'infiammazione

    Integratori olio di pesce: stop alla ciclo-ossigenasi, stop all'infiammazione! Gli Omega 3 bloccano l'azione della cicloossigenasi (COX), enzima responsabile della produzione delle prostaglandine, ormoni che danno origine all'infiammazione. Edward Dennis e colleghi dell'Università della California di San Diego (Stati Uniti), per la prima volta, hanno scoperto i meccanismi dell'effetto esercitato da questi acidi grassi all'interno delle cellule. La ricerca suggerisce che l'effetto degli Omega-3 potrebbe essere aumentato per aggirare i meccanismi dell'infiammazione prima ancora che si scatenino. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Omega-3, acidi grassi amici della salute I benefici degli Omega-3 sono noti già dagli anni Settanta del secolo scorso, quando negli eschimesi è stata osservata una diminuzione delle malattie cardiovascolari. La popolazione eschimese consumava grandi quantità di pesce ricco di questi acidi grassi. I ricercatori nel corso di questi decenni hanno dimostrato che gli Omega-3 sono altresì indispensabili per il corretto sviluppo del sistema nervoso nonché per svolgere un'azione di tipo antinfiammatorio. Nessuno studio aveva prima d'ora identificato i bersagli cellulari della loro azione. Omega-3 come l'aspirina Dennis e colleghi hanno utilizzato nei loro esperimenti alcune cellule del sistema immunitario dei topi, i macrofagi. I ricercatori hanno alimentato queste cellule con 3 diversi tipi di Omega-3: EPA (acido eicosapentaenoico); DHA (acido docosaesaenoico); AA (acido arachidonico). Dopo l'inoculazione i ricercatori le hanno stimolate affinché scatenassero una risposta infiammatoria. La somministrazione di tutti e 3 gli Omega-3 ha tuttavia inibito l'azione della COX, necessaria perché vengano prodotti gli ormoni responsabili dell'infiammazione. Dennis ha spiegato che questo meccanismo d'azione è molto simile a quello dell'aspirina, che riduce il dolore e l'infiammazione interferendo con i processi in cui è coinvolto l'enzima COX-2. I ricercatori hanno studiato più a fondo ciò che succedeva ai macrofagi e hanno scoperto che le cellule convertono in DPA (acido docosapentaenoico) l'EPA precedentemente somministrato. Il DPA è la molecola che agisce direttamente sul funzionamento della COX. Le applicazioni pratiche della scoperta Dennis ha commentato la scoperta sottolineando che la conoscenza dei meccanismi d'azione degli Omega-3 potrebbe consentire di regolare in modo preciso i processi infiammatori. In particolare, gli Omega-3 potrebbero essere utilizzati per ridurre la produzione di molecole proinfiammatorie (le prostaglandine) e aumentare quella di molecole antinfiammatorie (le resolvine). Ma la scoperta potrebbe anche aiutare a identificare possibili effetti collaterali nascosti nell'uso di Omega-3. Infatti, se questi acidi grassi hanno lo stesso effetto di alcuni farmaci (come l'aspirina) che hanno noti effetti collaterali, usarli contemporaneamente potrebbe essere sconsigliato. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte 1. Norris PC, Dennis EA, “Omega-3 fatty acids cause dramatic changes in TLR4 and purinergic eicosanoid signaling”, Proc Natl Acad Sci U S A. 2012 May 14.


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