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Speciali Omega-3

Omega 3: Notizie dell'ultima ora e studi più recenti

Le notizie dell'ultima ora e gli studi più recenti sugli Omega-3 per essere sempre aggiornato sulle novità e gli sviluppi di queste sostanze naturali.

  • Pancreatite acuta: effetti antinfiammatori degli Omega-3 la contrastano

    Gli Omega-3 contenuti nel pesce grasso influenzano i meccanismi coinvolti nello sviluppo della pancreatite acuta. E' questa la conclusione di un gruppo di ricercatori del dipartimento di fisiologia dell'Università di Granada (Spagna), secondo il quale tali acidi grassi potrebbero prevenire o attenuare questa malattia. Parte dei risultati che hanno portato a questa scoperta sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the Nutrition Society. Dieta mediterranea e danni cellulari La pancreatite acuta è una malattia di origine infiammatoria e ossidativa. Lo scopo dei ricercatori spagnoli è stato capire se variazioni nel tipo di grassi introdotti con l'alimentazione potessero modificare la capacità delle cellule di rispondere al danno ossidativo e infiammatorio associato a questa malattia. María Belén López Millán, autrice dello studio, ha infatti sottolineato come i fenomeni infiammatori e ossidativi siano sempre di più alla base di malattie croniche. Gli scienziati si sono concentrati in particolare su alcuni ingredienti della dieta mediterranea: l'olio vergine di oliva e il pesce. Nel caso dell'olio di oliva i principi attivi di interesse erano l'acido oleico e l'idrossitirosolo, molecole dalla spiccata azione antiossidante. I componenti del pesce che hanno destato l'attenzione degli autori erano invece gli Omega-3, acidi grassi dalle riconosciute funzioni antinfiammatorie. Dai topi all'uomo Per verificare le loro ipotesi, i ricercatori hanno sviluppato un modello sperimentale in cui è stato valutato in che modo i cambiamenti della composizione delle membrane cellulari associati ai grassi ingeriti influenzano la risposta ai danni causati dall'infiammazione e dallo stress ossidativo. Gli esperimenti condotti sui topi hanno previsto di trattare gli animali con i nutrienti d'interesse e, in seguito a questo pretrattamento, di indurre il danno cellulare. È emerso che i composti antiossidanti e quelli antinfiammatori introdotti con l'alimentazione possono prevenire o attenuare la presenza di patologie associate ai processi infiammatori e ossidativi. L'acido oleico, l'idrossitirosolo e gli Omega-3 potrebbero per questo essere considerati degli “ingredienti funzionali” in grado di tenere sotto controllo la malattia. Conferme per la dieta mediterranea Secondo gli autori questo è il primo studio ad analizzare in che modo gli Omega-3 e gli antiossidanti influenzano i meccanismi cellulari che rispondono all'infiammazione locale del pancreas. Oltre a rafforzare l'importanza svolta dagli Omega-3 per mantenere l'organismo in uno stato di buona salute, i risultati ottenuti in questa ricerca confermano i benefici della dieta mediterranea, inclusa dall'UNESCO nella lista dei beni intangibili patrimonio dell'umanità.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       1.  C. Santana, M. B. López-Millán, M. A. Martínez-Burgos, M. Mañas, E. Martínez-Victoria and M. D. Yago (2010). Influence of membrane fatty acid composition on cell viability and lipid peroxidation in a cell model (AR42J) of cerulein-induced acute pancreatitis. Proceedings of the Nutrition Society, 69 , E313


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Omega-3 contro l'infiammazione ed è stato taggato con

  • Steatosi epatica non alcolica (NAS): Omega-3 per migliorare lo stato di salute

    La salute del fegato dei pazienti che soffrono di steatosi epatica non alcolica può essere migliorata aumentando l'assunzione di acidi grassi Omega-3 di origine marina. A giungere a questa conclusione è stato un gruppo di esperti, guidati da Gail Masterton della Royal Infirmary of Edinburgh (Edimburgo, Regno Unito), in un articolo pubblicato sulla rivista Alimentary Pharmacology and Therapeutics. Gli autori dello studio hanno analizzato i risultati ottenuti nel corso di 4 diverse ricerche condotte sull'uomo e hanno dimostrato che gli Omega-3 migliorano la salute e la funzionalità del fegato. Non solo: questi acidi grassi aumentano anche la sensibilità all'azione dell'ormone insulina, indispensabile per regolare il metabolismo degli zuccheri, in chi soffre di questo disturbo. Fegato grasso, una malattia senza sintomi La steatosi epatica non alcolica, nota anche come fegato grasso non alcolico, è un disturbo caratterizzato dall'accumulo di grassi nel fegato. Questa condizione viene sempre più spesso diagnosticata nelle persone con problemi di obesità o di diabete, ma può presentarsi anche dopo interventi di bypass all'intestino o in concomitanza all'assunzione di alcuni farmaci. Questo disturbo colpisce tra il 10 e il 35% della popolazione mondiale ed è stato associato alla sempre maggior diffusione dell'obesità. Purtroppo, i medici non hanno ancora individuato una terapia definitiva per il suo trattamento. In genere tale accumulo di grassi non dà luogo a dei sintomi particolari. Tuttavia, la steatosi può aumentare il rischio di infiammazione del fegato e causare così insufficienza epatica. La probabilità che un fegato grasso non alcolico degeneri in una situazione ben più grave riguarda solo il 5-10% dei casi. Tuttavia alcune condizioni, come livelli elevati di colesterolo e trigliceridi nel sangue, obesità, sindrome metabolica e resistenza all'insulina possono aumentare questo rischio. Omega-3 contro i grassi nel fegato Numerosi studi hanno dimostrato i benefici degli Omega-3 per chi soffre di diverse patologie, inclusi i disturbi cardiaci e le alterazioni dei livelli di colesterolo e grassi nel sangue. Più recentemente sono stati raccolti dati anche sulle potenzialità di questi nutrienti per il trattamento della steatosi non alcolica. In particolare, gli Omega-3 svolgono un'importante funzione regolatrice nei confronti dell'espressione dei geni del fegato. I ricercatori hanno evidenziato che gli studi condotti sull'uomo hanno confermato i risultati ottenuti sugli animali, secondo cui questi nutrienti riducono l'accumulo di grassi a livello epatico, migliorano la sensibilità all'azione dell'insulina e riducono la presenza dei marcatori dell'infiammazione. Il meccanismo d'azione Anche se alcuni studi hanno dimostrato l'efficacia degli Omega-3 nel contrastare i disturbi associati all'obesità, fino ad oggi nessuna ricerca ha chiarito i meccanismi attraverso cui questi acidi grassi migliorano la salute di chi soffre di fegato grasso. Per Masterton e il suo staff l'azione più importante svolta a livello epatico da questi nutrienti sarebbe la regolazione dell'espressione dei geni. Questo fenomeno permetterebbe infatti di far passare il metabolismo del fegato dalla produzione e dall'accumulo di grassi alla loro ossidazione e al loro consumo. Secondo i ricercatori l'effetto a livello dell'azione dell'insulina, la loro attività antinfiammatoria e la capacità di ridurre i livelli di TNF, una molecola associata all'infiammazione, potrebbero essere altri possibili meccanismi che contribuiscono all'efficacia degli Omega-3 nei confronti di questo disturbo.


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Steatosi del fegato ed è stato taggato con

  • Omega-3 per guarire ferite all'intestino postintervento chirurgico

    Gli acidi grassi Omega-3 facilitano la guarigione e contrastano l'infiammazione delle ferite all'intestino dopo un intervento chirurgico. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato sugli Annali Italiani di Chirurgia da un gruppo di ricercatori della Medical School della Yeditepe University di Istanbul (Turchia). Secondo i risultati ottenuti in questa ricerca l'effetto di questi nutrienti è ancora maggiore se vengono assunti in combinazione con l'acido ascorbico. Interventi pericolosi all'intestino Le anastomosi gastrointestinali, interventi chirurgici che prevedono l'unione di due tratti del tubo digerente, possono andare incontro alla riapertura spontanea delle ferite. Questo fenomeno, che può essere causato da diversi fattori locali e sistemici, rappresenta una complicazione postoperatoria molto seria che può addirittura portare al decesso del paziente. Perché l'intervento chirurgico abbia un esito positivo è importante prevenire o ridurre la carenza di ossigeno tipica della zona centrale delle ferite e dell'infiammazione che si può scatenare a livello dell'anastomosi. A questi obiettivi si aggiunge quello di aumentare il tessuto connettivo ricco di collagene nella ferita. Alcune ricerche hanno dimostrato che sia gli Omega-3 sia l'acido ascorbico giocano un ruolo nella guarigione dei tessuti danneggiati. Quest'ultimo è stato coinvolto nel processo di formazione delle fibre di collagene, cui conferisce la resistenza alla tensione necessaria per far sì che il tessuto cicatriziale possa stirarsi senza strapparsi. L'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), Omega-3 di origine alimentare, partecipano alla guarigione delle ferite influenzando i livelli di infiammazione del tessuto danneggiato. Per questi motivi i ricercatori della Yeditepe University hanno valutato l'efficacia di questi due tipi di molecole nel favorire la guarigione delle ferite associate alle anastomosi intestinali. Omega-3 contro l'infiammazione per guarire meglio Lo studio ha coinvolto 40 ratti, che sono stati suddivisi in 4 gruppi. Il primo è stato sottoposto ad anastomosi, ma non ha ricevuto nessun trattamento. Il secondo e il terzo gruppo sono stati sottoposti all'intervento chirurgico e hanno ricevuto acido ascorbico o Omega-3. Infine, un quarto gruppo di animali è stato operato e ha ricevuto sia acido ascorbico, sia Omega-3. Cinque giorni dopo l'intervento tutti gli animali sono stati sacrificati per analizzare i risultati dell'operazione. La guarigione è stata valutata misurando la pressione di scoppio, cioè la pressione necessaria per far cedere l'anastomosi, e i livelli di idrossiprolina, un aminoacido presente nel collagene. È emerso che la pressione di scoppio e le concentrazioni di idrossiprolina erano significativamente maggiori sia negli animali che avevano ricevuto acido ascorbico sia in quelli che avevano assunto Omega-3. Non solo, l'effetto positivo dell'assunzione combinata dei due tipi di nutrienti era maggiore rispetto a quello ottenuto utilizzando solo acido ascorbico o solo Omega-3. Combinazione vincente contro le ferite Assunti singolarmente o in combinazione, Omega-3 e acido ascorbico favoriscono la guarigione delle anastomosi praticate all'intestino. Secondo i ricercatori l'azione dei due tipi di molecole si sommerebbe, facilitando il processo di recupero delle ferite.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Ekçi B, Karabicak I, Atukeren P, Altinlio E, Tomaoglu K, Tasci I, “The effect of omega-3 fatty acid and ascorbic acid on healing of ischemic colon anastomoses”, Ann Ital Chir. 2011 Nov-Dec;82(6):475-9


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Operazioni chirurgiche ed è stato taggato con

  • Trapianti di fegato: ecco come gli Omega-3 proteggono dall'infiammazione

    Svelati i meccanismi molecolari attivati dagli Omega-3 per proteggere il fegato dall'infiammazione causata dagli interventi chirurgici, trapianti inclusi. A scoprirli è stato un gruppo di ricercatori dell'Università del Cile di Santiago in uno studio pubblicato dalla rivista PloS One. La scoperta apre nuove prospettive nella prevenzione dei danni da ischemia-riperfusione, fenomeni spesso associati ad alcune operazioni. Il ruolo protettivo degli Omega-3 nei trapianti di fegato L'ischemia è una situazione in cui il flusso di sangue verso un organo diminuisce o, addirittura, si annulla. Questo fenomeno, associato a eventi come l'infarto o alcuni interventi chirurgici, provoca una carenza di ossigeno dannosa per i tessuti. D'altra parte anche la riperfusione, cioè il ripristino della circolazione sanguigna, può danneggiare gli organi, soprattutto a causa della forte infiammazione scatenata dall'attivazione del sistema immunitario. In particolare, i danni da ischemia-riperfusione mettono in serio pericolo la salute dei tessuti dopo alcuni interventi chirurgici in cui si verificano questi due fenomeni. Un caso molto studiato è quello dei trapianti di fegato, in cui è stato dimostrato che questo tipo di danno può essere limitato attraverso opportuni trattamenti dell'organo da trapiantare. Alcuni esperimenti hanno, ad esempio, dimostrato che nei ratti l'assunzione degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) protegge il fegato del donatore dal danneggiamento. L'efficacia di questi acidi grassi si basa sulla riduzione dell'attivazione di NF-kB, una proteina associata all'infiammazione e che viene attivata da questo tipo di danno. Nuovi dettagli sui meccanismi d'azione I ricercatori sudamericani hanno scoperto ulteriori particolari di questo processo analizzando l'attività di NF-kB e di altre molecole ad essa correlate in ratti ai quali, prima di indurre un danno da ischemia-riperfusione al fegato, è stato somministrato per 7 giorni un supplemento a base di olio di pesce. Dopo questa prima settimana il danno epatico è stato indotto con 1 ora di ischemia seguita da 20 ore di riperfusione. Per quanto riguarda lo stato di salute generale del fegato, l'assunzione di Omega-3 è stata associata a una normalizzazione dei livelli di transaminasi e della morfologia del fegato, parametri alterati in caso di danni epatici. Le analisi molecolari hanno, inoltre, svelato che oltre a ridurre l'attivazione di NF-kB questi acidi grassi promuovono l'associazione tra NF-kB e una molecola dall'azione antinfiammatoria, PPAR-α. Allo stesso tempo, i ricercatori hanno rilevato che il trattamento con Omega-3 aumenta la stabilità di IκB-α, molecola che contrasta l'attivazione di NF-kB. Il risultato di questi fenomeni è un aumento dell'espressione dei geni regolati da  PPAR-α e una normalizzazione dei livelli di  IL-lβ e TNF-α, due molecole pro-infiammatorie la cui produzione è controllata da NF-kB. Omega-3, un'efficacia senza più segreti Nell'insieme questi dati indicano che PPAR-α e NF-κB competono per il controllo della produzione di mediatori dell'infiammazione. Gli acidi grassi Omega-3, quindi, proteggerebbero il fegato dal danno da ischemia-riperfusione promuovendo la formazione dei complessi tra PPAR-α e NF-κB e aumentando la stabilità di IκB-α.     Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.       Fonte 1. Zúñiga J, Cancino M, Medina F, Varela P, Vargas R, Tapia G, Videla LA, Fernández V, “N-3 PUFA supplementation triggers PPAR-α activation and PPAR-α/NF-κB interaction: anti-inflammatory implications in liver ischemia-reperfusion injury”, PLoS One. 2011;6(12):e28502. Epub 2011 Dec 8


    Articolo pubblicato in Speciali Omega-3, Operazioni chirurgiche ed è stato taggato con

  • I benefici degli Omega-3: EPA e DHA alleati della salute a tutto tondo

    L'efficacia degli Omega-3 nella prevenzione dei disturbi cardiovascolari e nel miglioramento dello stato di salute generale di chi li assume è stata dimostrata da diversi studi. E i casi in cui i dubbi riguardo l'utilità dell'assunzione degli Omega-3 sono ormai dissipati includono anche lo sviluppo del cervello e degli occhi e il mantenimento delle capacità cognitive durante l'invecchiamento. Tuttavia, altre numerose ricerche hanno evidenziato che i benefici dell'acido eicospaentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA) – gli Omega-3 che possono essere introdotti con l'alimentazione – potrebbero riguardare anche altri aspetti della salute. In particolare, emergono sempre più dati a supporto dell'ipotesi di una funzione degli Omega-3 nel trattamento e nella prevenzione del cancro, nella salute dei neonati e nel benessere delle strutture nervose e muscolari. Le malattie contrastate dagli Omega-3 Grazie alla loro capacità di regolare un vasto panorama di processi cellulari, gli Omega-3 hanno dimostrato di poter essere utili nel trattamento di malattie molto differenti fra di loro. Oltre che nel caso delle malattie cardiache, l'acido alfa-linolenico (ALA), l'acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA) sembrerebbero essere utili nel proteggere l'organismo dal cancro, dall'artrite reumatoide e dalla sclerosi multipla, dal lupus eritematoso, dall'alcolismo, da alcune patologie della vista, del rene e dell'apparato respiratorio – inclusa l'asma -, dalla malaria, da dermatiti e psoriasi, dalla fibrosi cistica, dalle emicranie e da problematiche che interessano il sistema nervoso (dalla depressione alla schizofrenia). Inoltre, queste molecole sarebbero utili per lo sviluppo del cervello. Omega-3 per la prevenzione e la cura del cancro Diversi studi, condotti sia su animali da laboratorio, sia su popolazioni umane, hanno sottolineato le potenzialità degli Omega-3 nella prevenzione e nella cura del cancro. Una ricerca ha dimostrato che nella popolazione giapponese, legata a un'alimentazione che comprende cibi ricchi di Omega-3 come il pesce, l'incidenza del cancro alla mammella è aumentata in seguito al passaggio a una dieta e a uno stile di vita più simili a quelli occidentali. Dopo questa scoperta, diversi studi hanno dimostrato che il consumo di Omega-3 è associata a una diminuzione del rischio di cancro al seno, alla prostata, al colon e ai reni. Al momento le ricerche si stanno concentrando su una maggiore comprensione dei meccanismi alla base di questo fenomeno. In particolare, gli esperti stanno cercando di capire se i benefici siano direttamente associati all'assunzione di EPA e DHA o alle molecole in cui l'organismo converte questi Omega-3. Ma nel caso dei tumori i benefici degli Omega-3 non si fermerebbero qui. Infatti i dati raccolti nel corso degli anni suggeriscono che il DHA abbia un effetto antiproliferativo nei confronti delle cellule tumorali. Non solo, questa molecola sembrerebbe agire anche in sinergia con i farmaci chemioterapici. Inoltre alcuni studi lasciano ipotizzare che in alcuni casi gli Omega-3 aumenterebbero l'efficacia delle cure favorendo la morte delle cellule tumorali e prolungando l'aspettativa di vita dei pazienti. Infine, il DHA sembrerebbe contrastare gli effetti collaterali delle terapie contro il cancro, come quelli a livello dei costituenti del sangue e la malnutrizione. Secondo gli esperti questa proprietà potrebbe consentire di intensificare o prolungare, in caso di necessità, le cure. Tumori al cervello: un caso particolare Uno studio particolarmente interessante, pubblicato dalla rivista Experimental Cell Research, ha dimostrato che il DHA, oltre ad essere tossico per le cellule di cancro al cervello, è in grado di proteggere il tessuto nervoso sano. In questo caso l'azione del DHA sarebbe mediata dalla sua conversione nell'organismo in molecole note come neuroprotettine. Queste ultime, spiegano i ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), autori dello studio, potrebbero essere particolarmente utili nel caso del neuroblastoma e del medulloblastoma, due forme di cancro pediatrico con esito spesso negativo. La salute del sistema nervoso Ma i benefici del DHA per il cervello vanno oltre a ciò che riguarda strettamente il cancro. Analisi recenti suggeriscono, infatti, che questo Omega-3 protegge i tessuti cerebrali dai danni di origine traumatica, come quelli cui sono esposti, ad esempio, alcuni sportivi. In questo caso il DHA agirebbe riducendo l'infiammazione dei tessuti nervosi e aumenterebbe l'attività di molecole che contrastano la morte cellulare. Un esempio arriva dalle pagine di Neurosurgery, che ha pubblicato uno studio della West Virginia School of Medicine (Morgantown, Usa) in cui questo effetto protettivo è stato dimostrato inducendo delle lesioni cerebrali in ratti di laboratorio. Gli autori della ricerca hanno, infatti, dimostrato che la supplementazione con DHA riduce la produzione del precursore della proteina amiloide – APP, molecola associata al morbo di Alzheimer – in seguito a traumi cranici. Non solo, anche i livelli di due marcatori dell'infiammazione nervosa e della morte cellulare – CD-68 e caspasi 3 – vengono ridotti. Omega-3 per i muscoli Un'altra emergente potenzialità degli Omega-3 è la stimolazione della produzione di proteine muscolari nei soggetti più anziani. Infatti uno studio della Washington University School of Medicine (St Louis, Usa) ha dimostrato che è sufficiente assumere 4 grammi al giorno di Omega-3 per 8 settimane perché un miglior apporto di amminoacidi e di insulina si traduca in un aumento del tasso di sintesi delle proteine muscolari. Secondo gli esperti questo effetto potrebbe ridurre il rischio di una perdita di massa muscolare di tipo degenerativo. Dalla mamma al bambino, i benefici “ereditari” degli Omega-3 Infine, l'assunzione di Omega-3 durante la gravidanza può avere ripercussioni positive sulla salute del bebè. Ad esempio uno studio di cui ha recentemente dato notizia la rivista Pediatrics ha dimostrato che i figli di donne che, durante la gravidanza, assumono 400 mg di un integratore a base di DHA sconfiggono più velocemente le sindromi da raffreddamento4. La ricerca, condotta dagli esperti del Nutrition and Health Sciences Program, ha previsto di monitorare lo stato di salute dei piccoli a 1, 3 e 6 mesi di età. Alle madri è stato chiesto se se nelle due settimane precedenti il bambino avesse sofferto di congestioni, produzione di catarro, vomito e sfoghi cutanei ed, eventualmente, quanto fossero durati questi sintomi. Nonostante tutti i bambini abbiano sofferto dello stesso numero di disturbi, le mamme che avevano assunto DHA hanno osservato una riduzione dei sintomi nei loro bambini. In particolare, nei bambini le cui madri avevano assunto DHA hanno la durata di tosse, produzione di catarro e affanno respiratorio all'età di 1 mese è risultata inferiore, rispettivamente, del 26, del 15 e del 30%. Viceversa, gli sfoghi cutanei duravano il 22% in più. Un gruppo di molecole attive Tutti questi risultati capovolgono completamente la visione tradizionale degli acidi grassi, originalmente considerati una semplice fonte di energia per l'organismo. Infatti la realtà è ben diversa e queste molecole sono fattori estremamente attivi dal punto di vista biologico. Tra le loro funzioni ci sono la regolazione della produzione delle proteine, nel passaggio delle informazioni all'interno della cellula e nella costituzione delle membrane delle cellule, di cui regolano la fluidità, la permeabilità e la dinamica.


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  • L'Omega-3 DHA promuove la fertilità maschile

    La diminuzione della fertilità maschile causata da anomalie nello sperma potrebbe essere curata assumendo l'acido grasso Omega-3 DHA (acido docosaesaenoico). A suggerirlo è uno studio dell'Università dell'Illinois di Urbana (Stati Uniti), pubblicato dal Journal of Lipid Research. Secondo la ricerca, infatti, topi ingegnerizzati in modo da non possedere l'enzima che permette di convertire in DHA le fonti alimentari di Omega-3 producono meno sperma. Non solo, nel liquido seminale di questi animali è stata riscontrata una percentuale di anomalie superiore rispetto alla norma. Ma la situazione non è definitiva: per prevenire questi difetti dello sperma è sufficiente alimentare con DHA questi topi ingegnerizzati. Topi sterili I topi utilizzati dal gruppo di ricercatori guidato da Manabu Nakamura sono stati privati del gene codificante per un enzima, la delta-6-desaturasi. Questo enzima è necessario per convertire la fonte principale di Omega-3 ottenibile dalle piante – l'acido alfa linolenico – in DHA. Nakamura ha spiegato che senza il DHA prodotto a partire dall'acido alfa linolenico introdotto con l'alimentazione i topi maschi sono, fondamentalmente, sterili. Infatti il poco sperma che riescono a produrre ha una forma anomala che non gli permette di svolgere la sua funzione. Tuttavia, spiegano i ricercatori, il DHA non è l'unica molecola che viene a mancare in assenza di questo enzima. Anche altri acidi grassi – in particolare, l'acido arachidonico e l'acido n6-docosapentaenoico – sono assenti in questi topi. Per capire a quale molecola fossero dovuti gli effetti osservati sullo sperma, i ricercatori hanno alimentato i topi con una dieta arricchita allo 0,2% con acido arachidonico o DHA. Solo negli animali che avevano assunto quest'ultimo la fertilità tornava ad essere nella norma. Ciò, spiegano gli autori, significa che gli Omega-3 sono in grado di correggere i difetti nella fertilità maschile. Uomini e topi Ma lo stesso vale anche per gli uomini? In effetti uno studio precedente indica che questi risultati potrebbero essere applicati anche ai problemi di fertilità maschile nell'uomo. I ricercatori della Shahid Beheshti University di Tehran (Iran) hanno, infatti, dimostrato che gli uomini sterili sono caratterizzati da una riduzione dei livelli di Omega-3 nello sperma. Gli autori di questo secondo studio suggeriscono la necessità di testare i potenziali benefici dell'assunzione di Omega-3 negli uomini sterili. Infatti dal punto di vista biologico questi risultati avrebbero una spiegazione plausibile, essendo gli acidi grassi Omega-3 un costituente delle membrane degli spermatozoi. Nuove speranze L'aspetto dello sperma nei topi carenti di DHA, spiega Nakamura, offre degli indizi riguardo al tipo di patologia causata dalla carenza di questo Omega-3. Tuttavia i ricercatori ritengono che sia importante approfondire le ricerche per capire cosa succede a livello cellulare.       Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.         Fonte 1. Roqueta-Rivera M, Stroud CK, Haschek WM, Akare SJ, Segre M, Brush RS, Agbaga MP, Anderson RE, Hess RA, Nakamura MT, “Docosahexaenoic acid supplementation fully restores fertility and spermatogenesis in male delta-6 desaturase-null mice”, J Lipid Res. 2010 Feb;51(2):360-7. Epub 2009 Aug 18 2. Safarinejad MR, Hosseini SY, Dadkhah F, Asgari MA, “Relationship of omega-3 and omega-6 fatty acids with semen characteristics, and anti-oxidant status of seminal plasma: a comparison between fertile and infertile men”, Clin Nutr. 2010 Feb;29(1):100-5. Epub 2009 Aug 8


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