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  • Depressione: chi mangia pesce ha meno probabilità di ammalarsi

    L’elevato consumo di pesce, da solo o accompagnato da una dieta ricca di frutta, verdura e cereali integrali, è associato a un rischio minore del 17% di soffrire di depressione, rispetto ad un consumo esiguo. Un risultato che fa luce su una relazione ritenuta finora controversa. Tra i meccanismi alla base dell’azione protettiva del pesce ci sarebbe la capacità degli omega-3 di modificare le membrane dei neuroni. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Aggressività e disturbi del comportamento, un aiuto dal combo omega-3 e vitamina D

    La combinazione di Omega- 3 e vitamina D migliorerebbe la funzione cognitiva e il comportamento sociale, grazie alla regolazione dei livelli di serotonina. L’ azione sinergica dei due nutrienti potrebbe aiutare a combattere la schizofrenia, il disturbo bipolare e quello da deficit dell’attenzione (ADHD). Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Comportamenti aggressivi e violenti ed è stato taggato con

  • Depressione: l'EPA può combattere quella causata dall’interferone alfa.

    Gli Omega-3  potrebbero prevenire la depressione che insorge durante il trattamento dell'infezione da virus dell'epatite C con l’ interferone alfa (IFN-ɑ). Basta assumere per due settimane supplementi ricchi di EPA  (acido eicosapentaenoico) per ridurre nei pazienti il tasso di depressione dal 30 al 10%. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

  • Depressione: per contrastarla bastano due porzioni di pesce a settimana

    Consumare pesce, soprattutto quello ricco di Omega-3, almeno due volte a settimana aiuterebbe le donne a ridurre il rischio di depressione. Negli uomini invece questo legame non è riscontrabile. L’ipotesi è che gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga, in combinazione con gli ormoni femminili, possano agire sul cervello, influenzando positivamente l’umore. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Omega-3 in pesce e crostacei ed è stato taggato con

  • Depressione stagionale: combattila con gli Omega 3

    L'autunno è ormai alle porte, lo dice il calendario e l'aria frizzante della mattina. Può essere un momento difficile dell'anno: il rientro dalle vacanze, lo stress della ripresa del lavoro e degli impegni quotidiani, gli orari da rispettare... Per affrontare lo stress e la stanchezza da rientro, gli Omega 3, sono ottimi alleati   Gli studi dimostrano infatti che le popolazioni che mangiano più pesce e hanno quindi un'alimentazione ricca di Omega 3 sono meno stressate e aggressive di altre. Come mai? La spiegazione è da ricercare nel nostro cervello e nella sua struttura. La materia asciutta del cervello è costituito per il 50%-60% dai lipidi.È l’organo più grasso del corpo e ha bisogno di acidi grassi essenziali per funzionare.Tra questi vi sono gli acidi grassi Omega 3 DHA e gli Omega 6 che consentono la formazione e la manutenzione dei neuroni. Tutti gli studi realizzati fanno pensare che gli acidi grassi Omega 3 (soprattutto l’EPA) agiscano sull’umore e permettano di limitare le depressioni, soprattutto quelle stagionali, attivando la secrezione della melatonina. Alimentazione: fai le scelte giuste! Come fare dunque ad assumere la giusta quantità di Omega 3? Prediligi senza esitazioni i pesci grassi ricchi di Omega 3 a lunga catena, cioè ricchi di “EPA” e “DHA”. Sono questi acidi grassi ad agire sui neuroni. Dai spazio alla varietà e alla qualità: sgombro, aringa, sardine, tonno e salmone. Per quanto possibile, dai la preferenza al salmone selvatico, più ricco di Omega 3 I pesci e i frutti di mare, inoltre, apportano proteine nobili, minerali degli oligoelementi (zinco, rame, fosforo, calcio...) e vitamina D che consente di sintetizzare il calcio. I raggi del sole, precursori di questa preziosa vitamina, non sono molto disponibili una volta finita l’estate ed è quindi bene integrarla con l'alimentazione o gli integratori La giusta quantità di Omega 3 giornaliera Il nostro fabbisogno è stimato a 2,5 g di Omega 3 ALA (acido alfa-linoleico) al giorno per gli uomini, e di 2g per le donne. Questo significa mangiare pesce grasso due o tre volte la settimana e integrare la dieta con olio di soia o colza, noci e frutta secca. E se vuoi conoscsere il tuo livello di Omega 3 prova il nostro Omegor Test e affidati ai nostri integratori


    Articolo pubblicato in Alimentazione, Omega-3 in pesce e crostacei, Stress e stanchezza mentale ed è stato taggato con

  • Omega 3 contro il suicidio? La risposta in un nuovo studio dell'esercito americano

    Anni di ricerche suggeriscono che gli acidi grassi omega 3 proteggano la salute mentale, riducendo il rischio di sviluppare ansia, depressione e altri gravi disturbi comportamentali. Un nuovo studio verificherà se l'assunzione di prodotti arricchiti con questi nutrienti rappresenta una valida opportunità terapeutica per ridurre il rischio di suicidio. Prenderà presto il via un nuovo studio mirato a verificare se gli omega 3 possono aiutare a ridurre il rischio di disturbi psicologici e di suicidio. A guidare la ricerca saranno Bernadette Marriott e Hugh Myrich della Medical University of South Carolina, che verificheranno l'effetto dell'assunzione di un frappè arricchito con Omega-3, già distribuito sul mercato europeo, sulla salute mentale degli individui coinvolti nello studio. Perché proprio gli Omega-3? La scelta degli Omega-3 come possibili coadiuvanti nella riduzione del rischio di suicidio si basa sia sui risultati di ricerche precedenti, sia sull'esigenza di fare chiarezza sul coinvolgimento di questi acidi grassi nei disturbi psicologici. Se, infatti, alcuni studi non sono riusciti a stabilire una correlazione tra i livelli di Omega-3 e problematiche come l'ansia o la depressione, altri puntano in una direzione totalmente opposta, suggerendo una protezione nei confronti di depressione, dipendenza da sostanze da abuso e altri disturbi della mente. Una ricerca pubblicata sulla rivista Nutritional Neuroscience ha, ad esempio, svelato che flessibilità cognitiva e funzioni esecutive sono associate alla disponibilità di questi nutrienti. Uno studio pubblicato nel 2011 sul Journal of Clinical Psychiatry ha, invece, rilevato che i militari (uomini) caratterizzati da bassi livelli di acido docosaesaenoico (l'omega-3 noto con l'acronimo DHA) sono esposti a un rischio di suicidio superiore del 62% rispetto a quelli con i livelli più elevati di questo Omega-3. Nonostante i risultati di queste ricerche, al momento non è possibile affermare che esista una causalità, ossia che sia la carenza di Omega-3 ad indurre al suicidio. Non solo, i benefici dell'assunzione di Omega-3 si estenderebbero ben oltre gli effetti sulla salute psicologica, coinvolgendo tutti gli altri aspetti del benessere su cui questi acidi grassi hanno un effetto positivo: dalla salute dell'apparato cardiovascolare, alla riduzione del rischio di patologie invalidanti come la malattia di Alzheimer. La scelta dei partecipanti Marriott e colleghi coinvolgeranno nello studio un gruppo di veterani statunitensi ad alto rischio di comportamento suicida. L'elevato tasso di suicidi fra i reduci è, in effetti, un problema estremamente attuale ed importante nelle armate militari statunitensi, che nel solo mese di luglio del 2012 hanno registrato 38 casi di presunto suicido fra i propri soldati, il numero più elevato da quando si è iniziato a monitorare il fenomeno. Quello del suicidio è, però, un problema che si estende anche al di fuori dell'ambiente militare e che negli Stati Uniti rappresenta la quarta causa di decesso nella fascia di età fra i 18 e i 65 anni. Fortunatamente le analisi condotte dall'Istat hanno svelato che l'Italia è uno dei Paesi Ocse a più basso livello di mortalità per suicidio e che tra il 1993 e il 2009 c'è stata una continua diminuzione dell'incidenza di sucidi. Restano, tuttavia, 6,7 persone ogni 100 mila abitanti dello Stivale che scelgono di togliersi la vita ogni anno, per un totale di circa 3.800 persone. Gli Omega-3 potrebbero rappresentare un valido ed economico aiuto per arginare ulteriormente il fenomeno. Il benessere psicologico è in un frappè di Omega-3 La nuova ricerca prevede l'assunzione quotidiana, per 6 mesi, di 2 frappè arricchiti di Omega-3 o 2 frappè cui non sono stati aggiunti questi preziosi acidi grassi. Marriott ha spiegato che la scelta del prodotto da utilizzare nello studio è stata dettata dal suo ottimo gusto e dall'assenza di effetti collaterali associati alla sua assunzione. Al di là della forma di somministrazione, questo nuovo studio permetterà di fare maggior chiarezza sul ruolo svolto dagli Omega-3 nel determinare la tendenza al suicidio.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonti Lewis MD, Hibbeln JR, Johnson JE, Hong Lin Y, Hyun DY, Loewke JD, “Suicide Deaths of Active-Duty US Military and Omega-3 Fatty-Acid Status: A Case-Control Comparison”, J Clin Psychiatry, August 23, 2011 Johnston DT, Deuster PA, Harris WS, Macrae H, Dretsch MN, “Red blood cell omega-3 fatty acid levels and neurocognitive performance in deployed U.S. Servicemembers”, Nutr Neurosci. 2012 Jun 28


    Articolo pubblicato in Sistema nervoso, Omega-3 in altri cibi ed è stato taggato con

  • Gli omega-3 alleviano i sintomi della depressione nella terza età, rivela studio italiano

    Un nuovo studio rivela che gli acidi grassi omega 3 alleviano i sintomi della depressione, in particolare di quelle forme del disturbo che, spesso, si manifestano durante la terza età. La conferma arriva dall'Università degli Studi di Milano, dove Angela Rizzo e colleghi hanno dimostrato che l'assunzione di 2,5 grammi al giorno di omega 3 EPA e DHA riduce i sintomi della depressione nelle persone anziane. I risultati dei loro studi sono stati pubblicati sul Nutrition Journal. Depressione nella terza età, un problema spesso sottovalutato Soffrire di depressione durante la terza età non è un evento raro. Ben il 13% degli anziani che vivono nella comunità ne soffre, così come il 24% dei pazienti anziani dei medici, il 30% di quelli che vengono ricoverati in ospedale e il 43% di quelli che vivono in una casa di riposo. Nonostante questo disturbo abbia conseguenze negative sulla qualità della vita piuttosto ovvie, spesso nelle persone anziane non viene nemmeno effettuata una chiara diagnosi del problema. Eppure molti casi di depressione potrebbero essere curati con un intervento tempestivo ed adeguato. Al contrario, la mancanza di cure appropriate può far sorgere problemi sia di tipo sociale, sia di tipo fisico e cognitivo. Le conseguenze fisiche di una depressione non curata possono addirittura rallentare il recupero da una malattia o da un'operazione chirurgica. Depressione e Omega-3, un legame stretto I dati raccolti dai ricercatori milanesi ha innanzitutto dimostrato in modo chiaro che in chi soffre di depressione durante la terza età i livelli dell'omega 3 EPA nelle membrane dei globuli rossi sono particolarmente bassi. Già in passato diversi studi avevano portato la comunità scientifica ad ipotizzare che gli Omega-3 potessero essere utili nel trattamento della depressione. Questo nuovo studio fornisce una conferma a quanto ipotizzato, suggerendo che questi acidi grassi possono fornire una opzione terapeutica per chi soffre di questo disturbo nella terza età. Gli Omega-3 sono un rimedio efficace contro la depressione Rizzo e colleghi hanno infatti scoperto che basta integrare la propria alimentazione con Omega-3 per due mesi per ottenere una significativa riduzione dei sintomi della depressione. I ricercatori hanno coinvolto nel loro studio 46 donne depresse di età compresa tra i 66 e i 95 anni, in cui i sintomi del disturbo sono stati valutati attraverso una scala specifica (la GDS, Geriatric Depression Scale). A 22 di queste donne sono stati fatti assumere tutti i giorni, per 8 settimane consecutive, 2,5 grammi degli Omega-3 EPA e DHA (acido docosaesaenoico), in un rapporto 2 a 1. Le altre 24 donne hanno assunto nello stesso modo e per lo stesso periodo un placebo. Al termine del periodo di somministrazione il punteggio ottenuto sulla scala GDS era significativamente più basso nelle donne che avevano assunto EPA e DHA. Allo stesso tempo, i ricercatori hanno scoperto che l'assunzione di Omega-3 aveva portato ad una diminuzione del rapporto tra l'acido arachidonico (un Omega-6) e l'EPA presente nel sangue e nelle membrane dei globuli rossi. Questo dato ha permesso, da un lato, di dimostrare il legame tra la variazione delle concentrazioni di EPA e la diminuzione dei sintomi depressivi e, dall'altro, di verificare che l'assunzione di Omega-3 permette di ridurre il rapporto tra Omega-6 e Omega-3, condizione indispensabile per mantenere un buono stato di salute.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.   Fonte Rizzo AM, Corsetto PA, Montorfano G, Opizzi A, Faliva M, Giacosa A, Ricevuti G, Berra B, Rondanelli M, Pelucchi C, “Comparison between the AA/EPA ratio in depressed and non depressed elderly females: omega-3 fatty acid supplementation correlates with improved symptoms but does not change immunological parameters”, Nutr J. 2012 Oct 10;11(1):82


    Articolo pubblicato in Antinvecchiamento, Depressione e disturbi bipolari ed è stato taggato con

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