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  • Gli omega-3 aiutano a prevenire il diabete di tipo 2?

    L’alta concentrazione di Omega-3 nel siero può proteggere dal diabete di tipo 2. Negli uomini di mezza età, infatti, l’elevato consumo di pesce, ricco di acidi grassi polinsaturi, soprattutto EPA (acido eicosapentaenoico) DHA (acido docosaesaenoico) e DPA (acido docosapentaenoico) sembra associato a una riduzione di circa il 30% del rischio di sviluppare la malattia. Leggi tutto l'articolo


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  • Obesità, la lotta all'infiammazione passa attraverso gli Omega-3

    Nuove speranze per chi deve convivere con l'obesità: assumere acidi grassi omega 3 potrebbe contribuire a ridurre l'infiammazione cronica del tessuto adiposo tipica degli individui obesi che non soffrono di diabete. A suggerirlo sono i risultati di una ricerca condotta alla Medical University di Vienna (Austria), dove Bianca Itariu e colleghi hanno portato a termine il primo studio clinico controllato ad analizzare questo problema, rilevando che il trattamento con Omega-3 riduce l'espressione dei geni associati all'infiammazione. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. Quanti omega 3 servono per ridurre l'infiammazione? I ricercatori austriaci hanno reclutato 55 pazienti fortemente obesi, ma non diabetici, cui hanno chiesto di assumere 3360 mg al giorno di acidi grassi EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) o 5 grammi al giorno di burro per 8 settimane. Al termine di questo periodo è stata analizzata l'espressione dei geni associati all'infiammazione. Si sa da tempo che l'infiammazione cronica del tessuto adiposo è una caratteristica tipica dell'obesità che può portare allo sviluppo di patologie associate al grave sovrappeso, come il diabete di tipo 2. D'altra parte gli omega 3, noti per le loro proprietà protettive nei confronti di cuore e vasi sanguigni, esercitano una forte azione antinfiammatoria. I dati raccolti dimostrano che negli individui che assumono queste dosi di omega 3 i livelli della maggior parte dei geni associati all'infiammazione del tessuto adiposo diminuiscono. Non solo, in questi pazienti la produzione delle molecole che servono a contrastare l'infiammazione aumenta, mentre diminuisce quella di interleuchina-6 (un indicatore di infiammazione in corso) e dei trigliceridi dannosi per la salute cardiovascolare. Infine, anche il rapporto tra gli Omega-6 e gli Omega-3, un altro marcatore dell'infiammazione cronica associata all'obesità, diminuisce significativamente. In effetti, gli studi condotti nel corso di svariati decenni hanno evidenziato che è molto importante sia il livello di Omega 3 in quanto tale, che il loro quantità rispetto agli Omega-6. Questi ultimi, così come gli Omega-3, sono acidi grassi essenziali per l'organismo, ma hanno un'azione pro-infiammatoria. Purtroppo l'alimentazione tipica dei Paesi occidentali è molto più ricca di Omega-6 che di Omega-3, fattore che, secondo gli esperti, contribuisce al dilagare del problema dell'obesità e dei problemi ad essa associati, come la sindrome metabolica. Qualche ragionevole dubbio Secondo gli esperti i risultati ottenuti in questo studio necessitano di un ulteriore approfondimento. Il problema principale risiederebbe nella progettazione dello studio stesso. Infatti i ricercatori hanno scelto come termine di paragone rispetto al trattamento con Omega-3 l'assunzione di 5 grammi di burro, i cui grassi sono, di per sé, portatori di infiammazione. L'apporto giornaliero di burro nella popolazione austriaca è, però, di 10 grammi a persona. Ciò significherebbe che anche nei pazienti che hanno assunto 5 grammi di burro i livelli di infiammazione al termine delle 8 settimane di trattamento avrebbero potuto essere inferiori rispetto a quelli iniziali. Purtroppo gli autori dello studio non hanno valutato l'infiammazione del tessuto adiposo prima dell'inizio dell'esperimento e, quindi, non è possibile quantificare con precisione l'effetto degli Omega-3 al di là della riduzione del consumo di burro. Ci vorranno nuove ricerche per gettare luce su questo aspetto e verificare definitavamente se gli Omega-3 rappresentano una buona opportunità terapeutica nel trattamento a lungo termine dell'obesità. Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter. Fonte Itariu BK, Zeyda M, Hochbrugger EE, Neuhofer A, Prager G, Schindler K, Bohdjalian A, Mascher D, Vangala S, Schranz M, Krebs M, Bischof MG, Stulnig TM, “Long-chain n-3 PUFAs reduce adipose tissue and systemic inflammation in severely obese nondiabetic patients: a randomized controlled trial”, J Clin Nutr. 2012 Oct 3. [Epub ahead of print] A suggerirlo sono i risultati di una ricerca condotta alla Medical University di Vienna (Austria), dove tizio e colleghi hanno portato a termine il primo studio clinico controllato ad analizzare questo problema, rilevando che il trattamento con Omega-3 riduce l'espressione dei geni associati all'infiammazione. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition.


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  • Gli Omega-3 livellano i trigliceridi nei pazienti con problemi di diabete

    Gli Omega-3 rappresentano una nuova opportunità terapeutica per chi soffre di diabete e ha problemi di lipidi troppo elevati nel sangue. Eliot Brinton, medico della Utah Foundation for Biomedical Research di Salt Lake City (Stati Uniti), ha anticipato la notizia al convegno annuale dell'American Diabetes Association di Filadelfia (Stati Uniti). Secondo studi non ancora ufficialmente pubblicati, un nuovo farmaco formato al 96% da Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) migliora le concentrazioni dei lipidi nei pazienti già in terapia con altri farmaci, senza interferire con le terapie contro il diabete. Omega-3 contro grassi e zuccheri Lo studio presentato durante il convegno si è concentrato su un gruppo di 702 pazienti in terapia con statine, farmaci utili a ridurre i livelli di grassi nel sangue. Il trattamento con le statine aveva già normalizzato in tutti i partecipanti i valori di colesterolo LDL o “cattivo” (tra i 40 e i 100 milligrammi per decilitro), ma non quello dei trigliceridi, compreso tra i 200 e i 500 milligrammi per decilitro. Fra di essi 514 erano affetti da diabete di tipo 2, la forma della malattia che tende a svilupparsi con l'età. I pazienti sono stati attribuiti in modo del tutto casuale a 1 di 3 possibili gruppi: I primi 2 hanno rispettivamente assunto per 12 settimane 4 o 2 grammi al giorno del farmaco a base di Omega-3; Il terzo gruppo ha invece ricevuto per lo stesso periodo un placebo. Al termine delle 12 settimane, la dose più elevata del farmaco ha consentito ai pazienti affetti da diabete di: ridurre del 23,2% i livelli dei trigliceridi; diminuire del 14,4% tutte le forme di colesterolo diverse da quello “buono” (o HDL); abbassare del 6,6% i livelli di colesterolo LDL. I pazienti presentavano in diminuzione: le concentrazioni di apo B, proteina contenuta in una particolare forma di colesterolo “cattivo” (9,5%); le particelle RLP-C, associate all'aterosclerosi (25%). Brinton ha però sottolineato che gli effetti più significativi sono stati quelli ottenuti sui pazienti che all'inizio del trattamento avevano più problemi a controllare il diabete. In questi ultimi anche i livelli di proteina C-reattiva, che se elevati indicano la presenza di infiammazione, erano significativamente più bassi al termine delle 12 settimane, con una riduzione del 34,6%. Il ricercatore ha anche precisato che tutti questi cambiamenti non hanno influenzato i parametri utilizzati per tenere sotto controllo il diabete, inclusi i livelli di insulina. Un effetto dose-dipendente per un farmaco per chi ha problemi di diabete L'effetto rilevato da Brinton e colleghi è di tipo dose-dipendente. Il farmaco è infatti risultato meno efficace quando assunto alla dose più bassa. In generale, questi dati suggeriscono che questo nuovo farmaco a base di Omega-3 potrebbe essere particolarmente utile per i diabetici che debbono controllare sia i lipidi nel sangue sia la malattia stesa. Il ricercatore ha spiegato che l'assunzione di Omega-3 ha avuto inoltre effetti antinfiammatori e antiossidanti, a ulteriore protezione della salute cardiovascolare di questi pazienti. Note bibliografiche 1. Brinton E, Ballantyne C, Bays H, Kastelein J, Braeckman R, Soni P, “Effects of AMR101 on Lipid and Inflammatory Parameters in Patients with Diabetes Mellitus-2 and Residual Elevated Triglycerides (200-500 mg/dL) on Statin Therapy at LDL-C Goal: the ANCHOR Study" ADA 2012; Abstract 629-P


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  • Gli Omega-3 migliorano la salute di chi soffre di diabete e scompenso cardiaco

    Assumere Omega-3 può migliorare lo stato di salute dei pazienti diabetici che soffrono di scompenso cardiaco. Studi clinici sui benefici degli Omega-3 presenti nella letteratura scientifica lo dimostrano ampiamente. I ricercatori dell'University of Alberta di Edmonton (Canada) hanno effettuato una revisione completa di tale documentazione: i risultati sono stai pubblicati sulla rivista Cardiovascular Drugs and Therapy1. Omega-3, i grassi “amici” del cuore Gli Omega-3 sono considerati acidi grassi “amici” della salute. Le prime notizie sui loro benefici risalgono agli anni Settanta del secolo scorso, quando è stato scoperto che l'incidenza di malattie cardiovascolari era particolarmente bassa nelle popolazioni groenlandesi che consumavano grandi quantità di pesce. Diversi studi dimostrano che cibi e integratori alimentari Omega-3 sono particolarmente utili per la salute del cuore e dei vasi sanguigni: questi nutrienti possono infatti ridurre le malattie cardiovascolari tra il 19 e il 45%. Un'alimentazione ricca di Omega-3 aumenta altresì l'efficacia delle statine, farmaci per diminuire i livelli di colesterolo. Allo stesso tempo la comparsa di seri effetti collaterali è molto rara. Gli esperti raccomandano a chi è a elevato rischio di malattie cardiovascolari di aumentare il consumo di Omega-3. Assumere Omega-3 in caso di diabete: un aiuto in più Chi soffre di scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca) può dover convivere anche con altre patologie, come il diabete. L'analisi condotta dai ricercatori canadesi dimostra che questi pazienti possono trarre particolare giovamento dall'assunzione di Omega-3: infatti questi nutrienti modificano e riducono i meccanismi molecolari delle cellule dell'organismo associati alla resistenza all'insulina, l'ormone che regola l'utilizzo degli zuccheri. In particolare, gli Omega-3 si legano ad alcune proteine presenti sulla membrana delle cellule e permettono di: ridurre la produzione di molecole coinvolte nei processi infiammatori; migliorare il funzionamento delle cellule che accumulano i grassi. Il risultato finale è proprio una riduzione della resistenza all'insulina e un miglioramento dello stato di salute di chi soffre di diabete. Quanti Omega-3 assumere? Per gli esperti mentre la dose giornaliera raccomandata di Omega-3 è pari a 500 milligrammi: chi soffre di disturbi cardiovascolari dovrebbe assumerne almeno 1 grammo al giorno. Chi invece ha problemi di trigliceridi può assumere 3-4 grammi di Omega-3 al giorno: in questo modo è possibile ridurre i livelli del 20-50%. Mangiare 2 porzioni di pesce grasso alla settimana permette di introdurre nell'organismo dai 400 ai 500 mg di questi acidi grassi. Chi ha bisogno di assumerne quantità maggiori può assumere integratori alimentari di olio di pesce.   Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla ricerca scientifica sugli omega-3 iscriviti alla nostra newsletter.     Fonte 1. Kazemian P, Kazemi-Bajestani SM, Alherbish A, Steed J, Oudit GY, “The Use of ω-3 Poly-Unsaturated Fatty Acids in Heart Failure: A Preferential Role in Patients with Diabetes”, Cardiovasc Drugs Ther. 2012 May 30. [Epub ahead of print]


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