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  • Omega 3 per il cuore: sono davvero efficaci?

    Una revisione sistematica pubblicata nella Cochrane Library sembra smentire i benefici degli omega 3 per il cuore, ma un'analisi più accurata dei dati porta alla conclusione opposta: non è vero che non servono. Ormai sembrava che ci fosse ben poco spazio per i dubbi: gli omega 3 sono i grassi alleati del cuore per eccellenza. Eppure una recente analisi degli studi condotti sul tema sembra portare a una conclusione diversa: EPA e DHA (rispettivamente, l'acido eicosapentaenoico e l'acido docosaesaenoico, i due omega 3 abbondanti nel pesce grasso e nell'olio di pesce) non servono a proteggere la salute cardiovascolare. L'analisi in questione, frutto del lavoro della Cochrane Collaboration (una rete no-profit internazionale che si occupa di fornire informazioni autorevoli, rilevanti e affidabili riguardanti la salute), è stata pubblicata nella Cochrane Library da un gruppo di ricercatori guidato dagli esperti della Norwich Medical School (Norwich, Regno Unito) il cui intento era chiarire quali sono i livelli di omega 3 associati alla riduzione del rischio di problemi cardiovascolari analizzando gli studi controllati randomizzati condotti fino ad oggi. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco, Rischio cardiovascolare ed è stato taggato con

  • Aterosclerosi: EPA e DHA proteggono le cellule dell'endotelio dai radicali liberi

    La capacità di EPA e DHA di contrastare l'aterosclerosi sembra dovuta, almeno in parte, all'azione protettiva che questi acidi grassi esercitano sulle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni e che esercitano funzioni fondamentali per la salute vascolare. Secondo i risultati di un nuovo studio, infatti, gli omega-3 sarebbero in grado di aiutare le cellule dell'endotelio a proteggere il loro DNA dal danno ossidativo esercitato dai radicali liberi, riducendo tale danno di quasi il 50%. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Malattie cardiovascolari ed è stato taggato con

  • Morte cardiaca: gli integratori di EPA e DHA riducono il rischio dell’8%

    Morte per infarto: gli integratori di Omega 3 EPA e DHA riducono il rischio dell’8% Il consumo di integratori alimentari o prodotti farmaceutici a base di omega 3 riduce il rischio di morte cardiaca dell'8%. Una percentuale che arriva al 17% nei soggetti con colesterolo o trigliceridi alti, e fino al 30% in quelli che seguono l’integrazione con oltre un grammo al giorno di EPA e DHA. Dati che suggeriscono come i supplementi di omega-3 possano rappresentare una strategia efficace e priva di effetti collaterali per la prevenzione di malattie cardiache e della morte cardiaca improvvisa. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Malattie del cuore ed è stato taggato con

  • Attacco cardiaco: il consumo di pesce e semi ricchi di omega-3 riduce del 10% il rischio di casi mortali

    Infarto: pesce e semi ricchi di omega-3 riducono il rischio di morte del 10% Seguire una dieta ricca di omega 3 di origine vegetale e marina può ridurre il rischio di morte per attacco cardiaco. Le alte concentrazioni nel sangue dell’acido alfa linoleico presente in alcuni semi, come quelli di lino o di chia, e di EPA, DHA e DPA di cui è ricco l’olio di pesce, sono associate a un rischio inferiore del 10% di eventi cardiaci mortali. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Fonti Omega-3 vegetali ed è stato taggato con

  • Terapia post infarto: gli omega-3 riducono il rischio di mortalità e di recidive

    Terapia post infarto: con gli omega 3 meno morti e recidive Nei soggetti sopravvissuti all’infarto acuto del miocardio il trattamento con omega-3 risulta associato alla riduzione della mortalità del 24% e di recidive del 35%. Una conclusione che supporta i risultati di altri recenti studi clinici, contribuendo a chiarire il ruolo protettivo della terapia con EPA e DHA nel periodo post-infartuale. Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare, Infarto e scompenso cardiaco ed è stato taggato con

  • Gli Omega-3 riducono il rischio di morte nei pazienti con malattie coronariche

    Malattie coronariche: meno morti grazie all'azione antinfiammatoria degli Omega-3 Gli Omega-3 possono ridurre la probabilità di morte per disturbi cardiaci, e non solo. L’assunzione giornaliera degli Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), da parte di pazienti con malattie coronariche, è associata a una diminuzione del rischio di eventi cardiovascolari, di morte cardiaca improvvisa e per altre cause.  Leggi tutto l'articolo


    Articolo pubblicato in Sistema cardiovascolare ed è stato taggato con

  • L'indice omega-3: nuovo fattore di rischio per un cuore in perfetta salute?

    Bassi livelli di omega-3: problema futuro per cuori sani nel presente L'evidenza scientifica dimostra che il livello degli acidi grassi omega-3 nel sangue può essere un nuovo fattore di rischio e propone un nuovo strumento diagnostico - l'Indice Omega-3 - che può essere usato facilmente da chiunque. Questo nuovo strumento diagnostico, consistente in una quantificazione del profilo degli acidi grassi in un individuo, potrebbe aiutare medici e pazienti a rischio di cardiopatie a raggiungere quei livelli adeguati di acidi grassi omega-3 che, come risulta dalle ultime ricerche scientifiche, assicurano una misurabile riduzione del rischio di infarto e mortalità improvvisa. “Per affrontare il problema del cosiddetto “colesterolo cattivo” (LDL) in futuro le associazioni dei cardiologi potrebbero a ragione raccomandare il consumo di EPA e DHA come intervento terapeutico cruciale per supportare la salute del cuore” scrivono Clemens von Schacky della Ludwig-Maximilians-Universitat in Munich e il prof. William Harris dell’ University of South Dakota. Numerose ricerche nel tempo hanno abbinato il consumo di  acidi grassi omega-3 a tutta una serie di effetti benefici: per la salute del cuore, lo sviluppo ottimale del nascituro in gravidanza, la salute delle articolazioni, il miglioramento dell’umore e del comportamento, la prevenzione di certe tipologie di tumore. La nuova revisione di studi pubblicata on-line sul Cardiovascular Research ha preso in esame un insieme di studi epidemiologici e quattro studi di intervento su larga scala concludendo che l’evidenza scientifica supporta i benefici derivanti dal consumo di omega-3 sulla salute del cuore. Il meccanismo dietro tali effetti benefici si ritiene sia l’incorporazione di EPA e DHA a livello delle membrane delle cellule cardiache, spiegano i ricercatori Von Schacky e Harris. Questi acidi grassi vanno a rimpiazzare quelli presenti alterando in maniera positiva le proprietà delle cellule stesse. I cambiamenti in questione riguardano la dilatazione dei vasi sanguigni a favore di un miglioramento del flusso ematico. A ciò segue una riduzione degli eventi infiammatori e un abbassamento del tasso dei trigliceridi nel sangue. Dato che gli omega-3 entrano a far parte della composizione delle membrane cellulari potrebbe essere fondamentale misurare il contenuto di omega-3 a livello delle cellule cardiache come marker primario del rischio cardiovascolare, sostengono Von Schacky e Harris. “La possibilità che gli omega-3 possano fungere da biomarker ed avere quindi un’utilità di prognosi clinica dovrebbe essere considerata seriamente”. Proprio sulla scia delle suddette osservazioni Von Schacky e Harris propongono “l’indice omega-3” definito come la percentuale di EPA e DHA rispetto alle altre categorie di grassi presenti a livello della membrana dei globuli rossi come nuovo strumento di diagnosi nella prevenzione primaria. In base ai dati presenti nella letteratura scientifica i ricercatori hanno calcolato che un indice omega-3 dell’8% o superiore è relazionabile ad una riduzione del 90% del rischio di morte cardiaca improvvisa rispetto a un valore del 4% o inferiore. “Una dose standard di un grammo di omega-3 al giorno, EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico), raccomandato dalle associazioni dei cardiologi è probabilmente ben lontano dall’introito di omega-3 ideale per ognuno di noi, dal momento che non solo la dose standard ma anche il tipo di alimentazione, il nostro background genetico, l’indice di massa corporea e l’associazione di tanti altri fattori stanno alla base del profilo di acidi grassi omega-3 di una data persona” scrivono gli studiosi. Il rischio di trovare sostanze inquinanti nei pesci oleosi, come mercurio, diossine e policlorobenzeni (PCBs) ha portato alcuni a ridurre il consumo di pesce fresco malgrado le opposte considerazioni sul fatto che i benefici superino di gran lunga i rischi.   Al tempo stesso i consumatori cercano sempre più omega-3 da fonti più sicure. Von Schacky e Harris raccomandano che gli agenti inquinanti siano categoricamnte da evitare.   • Per approfondire sul mondo degli acidi grassi, sull'olio di pesce come l'olio di fegato di merluzzo, su cosa sono esattamente i famosi epa dha e per scoprire tutto su omega 3 benefici, integratori omega 3 come l'eskim, omega 3 controindicazioni, omega 3 alimenti ed anche tutto a riguardo dei "cugini" degli Omega 3, ovvero gli Omega 6, clicca sui rispettivi links. Fonte    Wolk A, Larsson SC, Johansson JE, Ekman P. Long-term fatty fish consumption and renal cell carcinoma incidence in women. JAMA. 2006 Sep 20;296(11):1371-6.


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